Matt Busby

"Cruyff è un campione, ma è nato in terra.
Best l'hanno fatto gli angeli"

 

 

"Quando vidi giocare George per la prima volta su un campetto di periferia, mi attaccai al telefono e chiamai Matt Busby descrivendogli quel fenomeno.
Gli dissi che non avevo mai visto nulla di simile in tanti anni, che non credevo potesse esistere un ragazzo capace di fare col pallone quello che faceva lui, lo supplicai che venisse a vedere di persona se non ci credeva, mi misi addirittura a strillare.
Ad un certo punto mi interruppe e mi disse :- 'Va bene, adesso riattacca il telefono e fatti passare la sbronza' -
Ma io non ero ubriaco e quando vide giocare quel ragazzo se ne accorse anche lui"

 

Dicono che Matt Busby dopo l'incidente di Monaco non avesse più riposto lo stesso entusiasmo nei suoi "ragazzi", una parte di lui, quella capace di sognare forse, era morta quel maledetto giorno sotto la neve di quell'aeroporto tedesco.
Nessun centravanti sarebbe stato più per lui come Tommy Taylor, non avrebbe più avuto un rapporto intenso con un suo calciatore come quello che lo legava al suo Duncan Edwards, il più giovane capitano della Nazionale inglese di tutti i tempi.

Poi arrivò George Best e per lui Matt Busby ritornò quello di prima.

In lui Busby trovò quello che sembrava aver perso: Best con Busby e Busby con Best, un rapporto totale e totalizzante, come ai tempi dei "Babes" .