______________________ Rischiava di più Mourinho, che quest'anno non può sbagliare . E non sbaglia. Lancia subito Sneijder che tutti davano come non convocato e l'olandese fa la sua parte. Sulla graticola finisce ora Leonardo che dopo Siena era finito nella lista dei buoni. Un 4-0 non si discute, ma il Milan ha qualche attenuante. Prima di tutte la grave indecisione della panchina rossonera che ha tenuto in campo Gattuso in condizioni menomate e Ringhio ha provocato un rigore prima di farsi espellere, però l'Inter ha sfruttato in pieno questi errori e ha macinato i cugini senza pietà. Thiago Motta, Milito su rigore, Maicon, forse il migliore in campo, nel primo tempo, Stankovic, nel secondo, hanno seppellito il Milan ed i rimpianti per Ibra.
29/04/2009- L'ULTIMA CORSA DI MAURILIO PRINI
L'ultimo trofeo vinto da Maurilio Prini: la Coppa Italia conquistata con la Lazio nel 1958 contro la "sua" Fiorentina. Prini è l'ultimo accosciato a destra.
_________________________ Se ne andava, veloce come il vento: Montuori lo guardava e lui partiva e correva, correva. Ieri mi piace pensare che sia scattato ancora una volta, l'ultima. Più di cinquant'anni fa la fascia sinistra del Comunale era il suo ufficio, la corsa e la volontà le sue doti migliori, ma era anche bravo, Maurilio Prini. "Un signor giocatore"- ha ricordato Giuliano Sarti, che era un signor portiere e soprattutto un suo amico. Lui e Maurilio erano "l'alfa" e "l'omega" di una formazione che Firenze non dimentica e che conoscono anche quelli che , come me, quando vinceva lo scudetto non erano ancora nati: Sarti, Magnini e Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato, Julinho, Gratton , Virgili, Montuori e poi lui: Maurilio Prini, che era l'ultimo ed il più vicino a casa perché era nato a Pontassieve. L'unico toscano del primo scudetto viola. In mezzo a gente come Julinho, Montuori, Segato, Gratton, Cervato, il grande Rosetta, brillare di luce propria non era facilissimo ma lui arrivò lo stesso in Nazionale: tre partite soltanto, tutte in trasferta e tutte sconfitte, ma contro Argentina, Brasile e Jugoslavia. Aveva giocato anche al Maracanà, Maurilio Prini una cosa che possono raccontare in pochi. Fulvio Bernardini, che sapeva cos'era il calcio, lo apprezzava tantissimo perché accanto a fantasisti come Montuori e Julinho il suo gioco lineare, il suo moto perpetuo era fondamentale per quelli che oggi chiamano "gli equilibri della squadra" e che allora chiamavano "primo non prenderle". Prini, infatti è stato un precursore nel ruolo di "ala tornante", cioè di quel giocatore destinato a correre in avanti ed indietro, ma anche dotato di un grande senso della posizione, capace di trovarsi sempre dove i compagni lo avrebbero cercato e dove gli avversari non avrebbero voluto che fosse. A lui, al suo stile ed al suo personaggio, sempre sullo sfondo di campioni capaci di rubare gli occhi e la scena, si addice bene una frase che sentii una volta da Armando Castelletti, terzino della Fiorentina anni '60. Lo incontrai in un laboratorio di analisi mediche, accompagnava una persona anziana su una carrozzina, c'era gente e lui era in coda. Un signore gli si avvicinò -"Lei è Armando Castelletti, vero ? Io ero un abbonato venivo tutte le domeniche allo stadio a vederla giocare..."- Lui sorrise stringendogli la mano e rispose-"Grazie, ma spero per lei che venisse allo Stadio anche per Hamrin e Lojacono"- Era il destino di quelli che venivano considerati a torto i "comprimari" "quelli che giocavano con". Maurilio Prini però ha avuto momenti di autentica gloria nella sua carriera spesa con tre sole maglie: Fiorentina, Lazio e Prato. Il suo "giorno dei giorni" arrivò l'anno dopo quello dello scudetto, quando la Fiorentina giocò la sua prima Coppa dei Campioni. In semifinale i viola incontrarono la Stella Rossa di Belgrado, prima partita in trasferta. Ottantamila spettatori, forse più, partita difficile oltre che per l'ambiente, fa un gran freddo nonostante sia aprile, anche per la forza degli avversari fra i quali giocano campioni del calibro di Mitic e Sekularac, che all'epoca a livello europeo e mondiale sono qualcuno, e schierano parecchi undicesimi della nazionale slava. La Fiorentina soffre, fa una bella partita, ma l'avversario è di quelli tosti, ed il risultato è inchiodato sullo 0-0 quando mancano pochi minuti al novantesimo e si capisce che anche al ritorno non sarà facile fare gol. All'improvviso arriva il gol della vittoria e chi lo segna ? Lui, Maurilio che diventa protagonista rubando, per una volta, la scena ai campioni dell'attacco viola. Al ritorno la partita si chiuderà sullo 0-0 e grazie al gol di Prini la Fiorentina si qualificherà, prima squadra italiana, per la finalissima di Madrid dove avrebbe dovuto affrontare il proibitivo ostacolo del Real. Quella successiva sarebbe stata l'ultima stagione di Prini in viola: dopo sei anni, con 65 presenze (26 nell'anno dello scudetto) e 3 reti, viene ceduto alla Lazio dove è andato il suo estimatore Fulvio Bernardini e proprio allora Maurilio si toglie una bella soddisfazione anche se amara per un cuore viola come lui. Una delle prime partite che gioca in maglia biancazzurra è la finale di Coppa Italia, proprio contro la "sua" Fiorentina che gli ha preferito Gianfranco Petris destinato a passare alla storia viola col soprannome di "fascione". La squadra viola è favoritissima, è appena arrivata seconda in Campionato mentre la Lazio è sfuggita in extremis alla retrocessione e nonostante Bernardini sono in pochi a credere ad un risultato diverso da una vittoria viola. Invece ci mette lo zampino Maurilio Prini che dopo mezz'ora segna con un colpo di testa che il suo amico Giuliano Sarti giudica un po' fortunoso. La palla, sfiorata, si insacca e Giuliano si rivolge al suo amico che esulta gridando -"Maurilio tu l'hai sbucciata !"- "Sbucciata" o no quella palla fu decisiva e la Lazio portò a casa il suo primo trofeo e Maurilio Prini l'ultimo. Continuò a giocare, Maurilio, fino a trentadue anni, chiudendo la carriera nel Prato che riuscì a riportare in serie B, e quindi nel calcio professionistico, per l'ultima volta. Anche dopo è rimasto sempre un tifoso della Fiorentina, un amico sempre pronto a raccontare nelle poche trasmissioni in cui era ospite, o nei ritrovi dei viola club, quanto erano bravi Montuori, Segato, Sarti ("Ma io gli ho fatto gol...anche se diceva che l'avevo sbucciata") e soprattutto Julinho ("Uno come lui non s'è più visto..."). Ora è l'occasione di ricordarci di quanto era bravo lui, Maurilio, che con uno dei suoi rari gol portò la Fiorentina dove non è più tornata.
12/03/2009- Welcome home !
Tre a zero: l'esito della versione calcistica della nostra "Battaglia d'Inghilterra" non lascia spazio ad interpretazioni. Sei partite, una vittoria e due pareggi casalinghi, tre sconfitte esterne, tre gol fatti e il doppio (sei) subiti. Nonostante ciò misteriosa, almeno per uno che come me segue il calcio da trentacinque anni e più, l'atmosfera dei dopo gara. La Juventus ha salutato l'eliminazione dopo il 2-2 di Torino come un'impresa. Certo che il Chelsea, solo guardando gli organici, sembra col senno di poi di un altro pianeta, impegnarlo è quindi stato onorevole, ma la Juve non è sembrata mai in grado di cogliere la qualificazione; perché allora tanta festosa mestizia ? Fischi solo per Ranieri ( e perchè ? anzi why ?), per il resto clima da restaurazione riuscita. Decisamente alla Juve, anni fa , si accontentavano più difficilmente. Onore delle armi alla Roma, che gli inglesi proprio non li digerisce. Stavolta è arrivata ai rigori solo per rivivere l'incubo di Roma - Liverpool ed uscirne beffata. Nulla da dire a Spalletti "and his boys", piuttosto c'è da chiedersi che speranze può avere una squadra chiamata ad affrontare una grande del calcio europeo ridotta come salute alla "Banda dell'Antella", congregazione immaginaria notoriamente zeppa di "storpi, zoppi, ciechi e nani". Possibile, mi domando, che alla Roma ci sia un infermeria più affollata di un lebbrosario? Dicono che dipenda dall'eredità del medico sociale, possibile. Probabile che dopo la sua cacciata, costui, probabilmente dedito oltre che alla medicina sportiva anche al voodoo ed al candomblé (*) abbia trafitto di acuminati spilloni bambolette giallorosse addobbate in guisa di Totti, Vucinic, Juan e compagnia cantante. Lasciamo l'onore delle armi alla Roma che almeno ha onorato la sua tradizione fino al 120° minuto di gara rendendo pan per focaccia al razzente Arsenal e conquistando l'unica, seppur platonica, vittoria italiana in sei (!) incontri e approdiamo all'Inter. Diciamo subito che i nerazzurri non hanno sfigurato di fronte ad un autentico squadrone come lo United di Sir Alex Ferguson, la sfiga ha anche avuto la sua parte sotto forma di legni colpiti e sfiorati, ma alla fine il punteggio ( un inglese 2-0, poteva essere diversamente ?) ha messo il "full stop" all'ennesima avventura dell'Inter in Europa terminata prima ancora che si scaldino i motori. Un film già visto, ma stavolta Moratti non so se la prenderà bene come altre volte. Lo Specialone era stato scelto per il "salto di qualità", il salto c'è stato, ma è l'atterraggio che non è risultato morbido né dolce. Mourinho, silenzioso affabulatore, ammaliatore con fossetta ed occhio mediterraneo, ieri è apparso meno supponente e sicuro di sé, ha cominciato a togliersi l'auricolare prima dell'ultima domanda e dopo una bella difesa della sua squadra (in questo è davvero un'altra cosa rispetto a Mancini...) ha sibilato che "L'Italia ora sarà contenta". L'Italia tutta non so, ma a molti (parecchi giornalisti) la cosa non sarà dispiaciuta, quando ti poni come lo Specialone che ne ha avute per tutti , dai colleghi ai cantori, beh allora devi essere sicuro di vincere sempre, perché quando vinci, seppure "obtorto collo" tutti vincono con te, se invece perdi, allora hai perso da solo. Qualcuno, anche di "super partes" si è già tolto velenosissimi sassolini dalle scarpe, Galliani infatti non ha mancato di ricordare che l'ultima squadra a battere il Manchester United è stato (e come !) il Milan "che - ha poi aggiunto con sottile perfidia - "vinse anche la Coppa..." José Mourinho ha detto che parlerà di questa sconfitta con la sua società, ovvero con Moratti. Non importava che ce lo dicesse, lo sospettavamo. Sospettiamo anche che non muoia dalla voglia di farlo. Sarebbe anche bello sapere cosa racconterà, in "camera caritatis", al suo munifico patron che invece credo abbia molto da dirgli e voglia di farlo. Se dovesse domandare rinforzi per un nuovo assalto al trofeo - come ha fatto trasparire nella frettolosa intervista su Rai 1 - potrebbe sentirsi chiedere che fine hanno fatto i milioni di euro (a decine) investiti in pilastri insostituibili come Sulley Muntari, il trivellatore Quaresma e Mancini, omonimo di un allenatore forse rimpianto non foss'altro perché costava meno e ancora costa. Potrebbe sentirsi chiedere "Varo, Varo dove sono le mie legioni !" e non sapere cosa rispondere. E Moratti cosa deve pensare della sua creatura: nelle ultime quattro edizioni ha incontrato due sole avversarie che appaiono nell'albo d'Oro della Coppa: il Liverpool e, appunto, lo United. Quattro partite, tre sconfitte ed uno 0-0 fortuito in casa, cinque gol subiti, nessuno segnato. Le cifre sono queste, il resto è noia. Diventa difficile stare dalla parte dello Specialone: in Coppa l'Inter ha giocato otto partite, tre le ha perse in più ha compiuto la titanica impresa di pareggiare 3-3 a Cipro e di perdere il primato del girone a vantaggio del Panathinaikos, questa congiuntura aveva fatto sì che i nerazzurri avrebbero dovuto affrontare una delle otto vincenti i gironi. Interpellato in merito a questa evenienza lo Specialone, per mostrarsi in tutto e per tutto degno del suo nomignolo, aveva detto chiaro e forte "vorrei il Manchester United". Magari scherzava, invece lo ha avuto ed il resto ora è già storia. Personalmente non credo che scherzasse, se lo augurava davvero ed aveva i suoi motivi. Come allenatore , l'ho già detto, per ora non ha fatto vedere nulla, quello che viene decantato lo hanno visto solo i tarantolati a pagamento:l'Inter era ed è un'orchestra di solisti e quando esce l'assolo buono basta e avanza quasi sempre, come "motivatore", invece, Mourinho è decisamente qualcuno. Ricorda Julio Velasco, l'uomo che inventato il mestiere di "motivare". Conosce e sa (forse anche perché ha letto Papa Heminghway) che per dare la scossa, per "sentirsi vivi" talvolta occorre "sputare in bocca al leone". Per sua sfortuna, questa volta, il leone ha sputato per primo. E due volte.
18/02/2009- Ma la legge è uguale per tutti ? "Il calcio" – era solito dire Gianni Brera – "è logico solo a posteriori." Questa è una delle poche cose di cui, dopo tanti anni, sono sicuro. In nessun altro sport si verificano in tempi così rapidi rovesciamenti di "verità tecniche" che fino a quel momento sembravano certezze granitiche. Un giornalista di cui mi sfugge il nome, una volta raccontò di avere riscritto diverse volte l'articolo a commento di Italia-Germania 4-3 ai Mondiali di Messico '70 perché gli eventi sul campo rendevano continuamente ridicole le considerazioni fatte fino a quel momento. Ieri è successo più o meno lo stesso in Genoa-Fiorentina: celere vantaggio genoano con una delle azioni per cui è giustamente famosa la difesa viola, anzi direi la squadra viola che su inserimenti del centrocampista avversario, si chiami Karhja, o Marchisio, continua a non capirci nulla . Passata in svantaggio nel risultato, la squadra di Prandelli è andata in vantaggio numerico sul campo per l'espulsione, inevitabile a termini di regolamento, di Biava. Peggio che andar di notte, essendo con uno in più degli avversari la squadra gigliata ha avuto modo di fare ancora più confusione ed ha bellamente incassato lo 0-2 da Palladino e poi lo 0-3 su rigore (giustissimo) trasformato da Milito. A quel punto se Marassi si fosse chiamato Waterloo il cerchio si sarebbe chiuso in maniera perfetta. Ma questo è il calcio, non il bridge ed è entrato in scena Rubinho nei panno del portiere che ogni squadra vorrebbe incontrare. Rubinho, anche sfortunato è bene lo si ricordi, ha riportato in auge la sinistra fama dei portieri brasiliani recentemente offuscata dal Dida prima maniera, da Julio Cesar e da Doni oltre che dallo stesso Rubinho. Prima ha regalato un rigore, poi è stato indeciso su una punizione sporcata dalla barriera su esecuzione di Mutu: non era facile, ma era anche difficile fare peggio di come ha fatto. A quel punto mancava minuto più, minuto meno un quarto d'ora alla fine. La Fiorentina – almeno a sentire la radiocronaca – si è gettata "come un solo uomo" alla ricerca del pareggio. Usando questa immagine è inevitabile che citi Groucho Marx il quale, riferendosi ai suoi inizi di attore, raccontava:-"A quei tempi eravamo in tre, ma lavoravamo come un solo uomo. Io e Harpo, infatti, non facevamo nulla tutto il giorno…"- Dev'essere successo più o meno lo stesso, in diversa misura percentuale, anche nella Fiorentina dove ho sentito rammentare Montolivo per la prima volta al 37° della ripresa (dicasi 37° e dicasi ripresa) e quando ho sentito citare il nome di Vargas dal radiocronista è stato per parlarne male e peggio. Comunque sia qualche secondo dopo lo scadere del recupero annunciato, Mutu ha fatto quello che gli inglesi chiamano "il colpo del cappello" e ha trovato il pareggio con una traiettoria bella e difficile e per una volta Rubinho ha avuto almeno la consolazione di essere posto al di sopra di ogni sospetto. A dire il vero certi tiri li ho anche visti parare, ma, onestamente, non da lui. Qui si è scatenato il finimondo, sembra a causa del gol segnato "qualche secondo oltre il tempo previsto". Aggressioni verbali e non solo nella tribuna centrale ai danni delle bellone che si guadagnano un posto in TV commentando (?) la gara a "Quelli che il calcio", lancio di oggetti e lordume contro i giornalisti, infine la tragedia davanti alla quale meravigliarsi: un tifoso genoano, trentasettenne quindi non un ragazzino, è rimasto gravemente ferito durante l'assalto al pullman della Fiorentina che, dicono, l'avrebbe inavvertitamente travolto. Niente da dire se non che – ed io l'avevo detto a suo tempo – questa presunta "trasparenza" nella durata dei recuperi è pericolosa, infatti fa fede solo e soltanto il cronografo dell'arbitro ( di solito è anche roba buona, vi ricordate i Rolex che regalava la Roma…gli altri non saranno stati da meno). Scannarsi per qualche secondo è follia, di peggio c'è solo il giustificarla. Per la follia calcistica della Fiorentina vorrei sottoscrivere una petizione a Prandelli e ai Della Valle brothers: tenete conto che non tutti i tifosi viola hanno vent'anni e che ai più attempati farebbe comodo mantenere le coronarie in buone condizioni, quindi, ragazzi mi raccomando, che non diventi un'abitudine. Chiudo con un ringraziamento sentito all'allenatore genoano Gasperini; all'andata tenne fuori per più di un'ora Milito e Sculli, domenica ha tolto Marco Rossi e Palladino due che avevano fatto più guai alla difesa viola di quante ne aveva combinate Carlo in Francia. Un amico, tifoso viola, parlando di questo ha citato Ennio Flaiano che avrebbe detto di Gasperini : -"E' uno cui l'insuccesso ha dato alla testa"-
Parliamo d'altro. -"La legge è uguale per tutti"- su questo le mie certezze vacillano da tempo. L'Inter ha vinto il derby ed ora traguarda le avversarie (il Milan battuto e la Juve fermata dai pali e da Pazzini che invece ha smesso di colpirli) da distanze siderali. Qualcuno potrebbe obiettare che il primo gol dei nerazzurri è venuto per un fallo di mano di Adriano che l'arbitro Rosetti (ancora !) non ha proprio potuto vedere. L'attaccante brasiliano ha festeggiato il gol (come Gilardino a Palermo), pensando in buona fede che il tocco fosse apparso involontario (come Gilardino a Palermo) e dopo la partita, davanti ai microfoni ha dichiarato la sua convinzione che il gol fosse buono (come Gilardino a Palermo). A dire il vero ho viso meno animosità fra i giornalisti che allora furono decisamente più caustici, mentre stavolta è sembrato che segnare un gol di mano in un derby sia una cosa tutto sommato normale. Se fossi un ingenuo mi aspetterei ora che Adriano venisse giudicato con la prova TV, trovato colpevole di comportamento antisportivo e squalificato per tre giornate. Come Gilardino a Palermo. Siccome non sono un ingenuo si dirà che Rosetti stavolta ha visto tutto e che quindi la prova TV non è applicabile e tutti diranno che va bene così e che meno male non c'è più Moggi e ora gli arbitri sbagliano solo perché sono scarsi. Detto questo l'Inter ha vinto il derby per 2-1, ma poteva chiuderlo sul 4-0. Non avendolo fatto il gol di Adriano resta decisivo e, a mio sindacabile, ma onesto, avviso , irregolare. Questo non vuol dire che l'Inter non meriti lo scudetto, e che non abbia dato a chi non è accecato dal tifo, o peggio dall'astio, un'altra dimostrazione di disarmante potenza. Fanno un po' tenerezza coloro che cercano di mantenere in vita l'incertezza del torneo puntando su irragionevoli congiunture : l'unica speranza era il Milan se si fosse mostrato meno arrembato (e sfortunato) di come in realtà è. Tramontata la meravigliosa utopia rossonera ora non resta che sperare in qualche sussulto per evitare di dover aspettare che il torneo esali l'ultimo respiro in un clima di totale disarmo. Infine parliamo dell'Atalanta che si sta togliendo soddisfazioni negate a squadre sulla carta più blasonate e forti. Ieri ne ha fatto le spese la Roma, meravigliosa sette giorni fa col Genoa e ieri asfaltata in poco meno di un quarto d'ora a Bergamo. Protagonisti Cristiano Doni che, come contro l'Inter, ha segnato una doppietta, e Del Neri che si dev'essere tolto una bella soddisfazione dopo i suoi non felici trascorsi in giallorosso. Qui si impone una riflessione da uomo della strada. Se Mourinho è celebrato come un semidio del pallone per aver ammazzato il campionato guidando l'Inter che schiera campioni prelevati ai quattro angoli della cristianità e gioca un calcio semplice come le regole del sette e mezzo, cosa si dovrebbe dire di Del Neri che ha un'immagine meno vincente dello Specialone, ma riesce a tirare fuori il massimo da una squadra la cui intera "rosa" vale forse quanto gli interisti Mancini e Crespo che non giocano mai ?
25/01/2009- Don Raffaé "Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa si costerna, s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità mi scervello e mi asciugo la fronte per fortuna c'è chi mi risponde a quell'uomo sceltissimo immenso io chiedo consenso a don Raffaè"
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Se cercate il solito commento tecnico e distaccato, smettete pure di leggere. Non è cosa. Avete presente la canzone di De André ? Beh oggi sono io Pasquale Cafiero, anche se non faccio il suo mestiere e non sto "a Poggio Reale dal '53" . Occorre capire chi sia Don Raffaé, ma sono dettagli. Terza sconfitta consecutiva della Fiorentina, la più immeritata. Può succedere di giocar bene e perdere, oltretutto Buffon rientra proprio la sera sbagliata e toglie di porta il pareggio di Gilardino, Kroldrup di dedica all'Ikebana rendendo speciale un passaggio profondo di Del Piero e Gobbi si dimentica di Marchisio che insacca. 1-0 e a casa. Così non ci sarebbe stato nulla da ridire, però c'è un però. C'è quasi sempre un però da dopo la "gelida manina" di Gila a Palermo. Il però di ieri, come avrebbe detto Vittorio Cecchi Gori, sono due: rigore netto su Jovetic (Mellberg) e gol (buono) annullato a Gila su respinta di Buffon. Prima che si scateni il solito coro di pernacchie sui "soliti" piagnoni vorrei ricordare che,sette giorni fa, a Milano, Rosetti (buono quello) aveva revocato, su consiglio di un guardalinee molto attento, un calcio di rigore concesso sovrappensiero alla Fiorentina e poi negato un altro rigore (stavolta era più presente a se stesso) per fallo solare su Montolivo. In questo caso lo stesso guardalinee aveva pensato fosse meglio farsi i cazzi suoi (scusate il francesismo). Un attimo, non cominciate a dire che calciopoli è finita e che è anche l'ora di finirla con la storia della sudditanza psicologica, perché, contro il Lecce, quindici giorni fa, i due gol salentini erano entrambi sul filo del fuorigioco, e per il secondo questa espressione sfocia nell'eufemismo. Credo che non esistano arbitri e segnalinee che abbiano un sentimento di sudditanza psicologica nei confronti del Lecce, e se sono mai esistiti ora sarebbero come minimo a Guantanamo. Siccome lo avevo scritto a suo tempo, ora posso rivendicare la mia previsione: "il gol con la mano di Gila" - ero convinto - " lo ripagheremo con gli interessi". Prandelli (che non credo mi legga e che è più autorevole di me) l'ha detto di recente, ed ieri dopo la partita persino ADV ha parlato alla DS con il freno a mano tirato come chi ha paura che altri capiscano quel che vuol dire mentre invece preferirebbe fraintendessero. Andrea Della Valle ha infatti detto, e più volte perché fosse chiao, che la Fiorentina "dopo Palermo" sarebbe stata "penalizzata dagli arbitri, ma in buona fede". Che vuol dire, Mr. President ? Come può esistere la buona fede in una presunta vessazione continuata, perpetrata da più soggetti ai danni di un soggetto solo ? Non sono un legale, ma direi di no. O c'è mala fede oppure si sta zitti e si fa finta di credere alla sfortuna che si accanirebbe sulla squadra che indossa i colori del malaugurio. Questa è la lettura che auspicano da Matarrese a Kollina, per finire a Saccani (Dio ci liberi). Ma i Della Valle brothers sono paladini del fair play ad ogni costo ed allora mandano Gilardino a farsi fare a pezzi dopo la marachella di Palermo e così facendo espongono al pubblico ludibrio le giacchette nere che si sentono prese per il culo (qui il francesismo è inevitabile) a reti unificate. Siccome questi signori (oltre che scarsi di suo) sono una corporazione, oltretutto vergognosamente difesa ad oltranza dalla stampa sportiva italiana che da trent'anni ci canta la canzone secondo la quale sarebbero addirittura "i migliori del mondo", hanno reagito come sono solite fare le associazioni sul tipo di quella ai suoi begli anni capitanata da Don Raffaé. I risultati sono questi: per avere un rigore gli attaccanti viola devono essere squartati, le indicazioni di Kollina (altro fenomeno) sul fuori gioco ("nel dubbio non va fischiato") sono applicate con una lieve, ma sostanziale, modifica: nel dubbio si fischia contro la Fiorentina. Naturalmente va tutto bene così: alla DS i moviolisti inventano un'altra fisica per spiegare le topiche di segnalinee sguerci parlando di "errori di parallasse", e per giustificare gli interventi degli stessi assistenti a correggere le decisioni dell'arbitro arrivano a definirle "provvidenziali". Come mai, allora, il "provvidenziale" assistente di Torino non ha richiamato l'attenzione di Saccani (Dio ci liberi) quando Mellberg ha steso Jovetic ? Ecco, io , fossi Diego della Valle, lascerei perdere tutti gli altri episodi contrari alla Fiorentina successi ieri e prima, e vorrei che mi spiegassero: 1.) perché non c'era il rigore su Jovetic ? 2.) se non c'era perché" Dio ci liberi" non ha ammonito Jovetic ? E' un caso tipico: un giocatore agile punta un troncone, potente ma inevitabilmente in difficoltà sul breve, il brindellone viene facilmente scartato, allunga una gamba e tocca il piede dell'avversario che cade: un rigore scolastico, da presentazione su Power Point. Ma di che cazzo parlano a Coverciano quando si riuniscono ? L'unica spiegazione è che abbia visto male, può succedere, allora deve ammonire Jovetic, bieco simulatore. Il regolamento parla chiaro. Invece proprio perché aveva visto bene che era rigore netto, Saccani (Dio ci liberi) ha detto "hakuna matata" e ha deciso di non decidere, che è la decisione più sbagliata. Infine, basta amareggiarsi, basta meravigliarsi: sono decenni che le cose vanno così, ovvero che i potentati hanno dei vantaggi e i "minus habens" si dividono gli svantaggi. Mi fanno ridere i Robin Hood e i poveri illusi che credono che la maglia dell'Udinese sia uguale a quella della Juve, quella dell'Atalanta a quella dell'Inter, quella del Milan a quella del Foggia, la sudditanza psicologica esisterà sempre e più scarsa è la classe arbitrale più i suoi rappresentanti avranno bisogno dell'appoggio delle majors per fare carriere migliori delle proprie doti. Quindi se Andrea Della Valle fa interventi come quello alla DS, che naturalmente ha avuto il plauso di tutti per la misura delle sue parole (e temo per la loro inconsistenza), può risparmiare il costo della telefonata, ricordandosi al contempo la frase con cui Woody Allen "adattava" il profeta Isaia ai tempi moderni : "Il lupo e l'agnello giaceranno assieme, ma l'agnello dormirà ben poco."
Buona notte.
19/01/2009- Mentre intanto l'Atalanta Non so se il campionato si sia riaperto davvero nell'ultima gara del girone d'andata, però so chi, nel caso, dovremo ringraziare. Col Milan e con la Juve le aveva detto male, ma oggi la ninfa Atalanta, società da sempre esemplare nella gestione del bilancio, nell'impiego dei giovani e nel recupero di campioni ritenuti sul viale del tramonto, si è tolta una bella soddisfazione. Mark Twain definì inglesi ed americani "due popoli divisi dalla comunanza della lingua", di Inter ed Atalanta si potrebbe dire lo stesso per i colori sociali: difficile trovare due società così diverse, come attitudini, scelte tecniche, mezzi economici e loro impiego, nonostante abbiano divise di gioco identiche. Alzi la mano chi prevedeva una possibile vittoria orobica contro l'invincible armada interista e poi, ammesso che ve ne fossero molti, quanti di loro avrebbero anche predetto un 3-0 alla fine del primo tempo in favore dell'Atalanta ? L'Inter, sia chiaro, poteva anche perdere, nessuna squadra è mai stata imbattibile ed è presumibile che nessuna mai lo sarà, anzi, il sospetto di esserlo è l'anticamera della sconfitta. Prima o poi perdere diventa inevitabile, fa parte integrante della vittoria stessa cui una sconfitta che elevi il valor medio della concorrenza dà maggior valore, ma è il modo con cui l'Inter ha ceduto alla fresca Atalanta che lascia perplessi. Dopo gli scricchiolii già sentiti col Cagliari, e intuiti (ma solo a posteriori) col Siena, oggi è venuto giù il solaio della difesa interista, priva del suo pilastro portante Samuel . Mourinho ha fatto boccacce per tutto il primo tempo e nell'immediato dopo partita ha fatto il "beau geste" di assumersi completamente la responsabilità della sconfitta. Poi, però, e qui mi sono sorpreso perché l'uomo mi piace sinceramente, ha fatto capire che Cordoba non era stato impeccabile sul primo gol atalantino e non è stato tenero nel riportare le sue difficoltà a spiegare ad uno dei migliori difensori del mondo il semplice concetto di non far girare mai un avversario che ha le spalle alla porta. Sia chiaro, la caduta di stile di Mourinho è stata percepita da pochi come tale, ma a me è parsa poco in linea con la logica. I critici più innamorati della statistica hanno subito fatto i conti in tasca a the Special One e si sono accorti che la sua Inter, facendo un punto nelle ultime due partite, ne accusa ora sei su quella di Mancini dello scorso anno ed addirittura otto su quella di due anni fa. Non darei peso a queste numerologie, se qualcuno lo facesse dovrebbe anche convenire che non ha molto senso sostituire un tecnico che ha vinto due scudetti di fila e qualche coppetta di contorno. A che pro, dunque confrontare i risultati di due tecnici così diversi ? Vorrei non parlare più dell'Inter e, invece dire dell'Atalanta e della sua impresa. Segnare tre reti all'Inter non capita tutte le domeniche, ma soprattutto non capita a nessuno da tanto tempo di mettere sotto lo squadrone nerazzurro sul piano del gioco e delle occasioni in maniera così netta e inappellabile: oltre alle tre reti va ascritto all'Atalanta un palo a portiere battuto di De Ascentis e almeno due altre occasioni che hanno sfiorato il bersaglio grosso. Altra osservazione, curiosa ed al tempo stesso doverosa, quella che riguarda i goleador: Floccari, e due volte Doni, la prima con la fattiva collaborazione di Ibra che con un raptus inspiegabile ha colpito di pugno il pallone mentre faceva "al nemico una barriera". La seconda volta Doni è entrato nella difesa interista come una lama calda nel burro ed ha chiuso con una pennellata aerea la più bella trama offensiva del pomeriggio. Non so se avete notato, ma sono tre italiani e, anche se ai tifosi bergamaschi la cosa non piace, lo stadio di Bergamo si chiama "Azzurri d'Italia": decisamente l'Inter, se mai doveva perdere, non poteva trovare avversaria e luogo più indicati. Se il risultato è stato sporcato nel finale dal golletto di Ibra, prima poteva gonfiarsi fino ad una consistenza che avrebbe potuto addirittura togliergli valore. Mi fermerei qui senza voler dare significati morali all'accaduto (la piccola oculata Atalanta che umilia uno squadrone che paga stipendi con uno zero in più, Davide che sconfigge Golia, la maona che affonda una corazzata e chi più ne ha più ne metta) devo dire che non è giusto neppure far finta di nulla. E'stata la giornata giusta per un evento del genere che dovrebbe far riflettere qualcuno sulla vera natura di questo sport che non è ancora una sorta di "Follie di Broadway" anche se molti sognano che lo diventi. Per tutta la settimana abbiamo subito il tormentone di Kakà e del Manchester City, squadretta concittadina dell'opulento United che ha trovato in uno sceicco il suo vendicatore, colui che lo dovrebbe affrancare dalla sudditanza di blasone e di risultati nei confronti dei più fortunati concittadini. Le cifre in gioco non meritano di essere commentate, lasciano solo amarezza, ma danno la misura esatta di quale guaio sta passando il calcio e di come sarà difficile uscirne. Cambiando discorso è bene parlare della Fiorentina e della sua sconfitta contro il Milan. Di solito siamo abituati ad un trattamento non proprio equanime da parte delle giacchette nere, specialmente quando le maglie viola si oppongono ad altre dai colori più blasonati, ed il Milan ha vinto non solo in virtù delle decisioni arbitrali, ma il signor Rosetti ha confermato che con la Fiorentina non ha mai fortuna e che, invece, sa benissimo amministrare la sua. La moviola ha dimostrato che il segnalinee ha visto bene correggendo l'arbitro che aveva assegnato il rigore per l'uscita di Abbiati su Jovetic (si era sullo zero a zero), ma devo dire che un errore, per una volta in favore dei viola, non ci sarebbe stato male nella fedina arbitrale di Rosetti. Costui, però, ha arbitrato i Mondiali anche perchè non lascia mai i lavori a metà, così è riuscito a non vedere (e non era facile) un rigore di solare evidenza perpetrato su Montolivo qualche tempo dopo. Mi fermo qui, la mia non vuole essere una recriminazione (la Fiorentina ha confermato i suoi limiti:se fai due tiri in porta quando sei in svantaggio per 83' più recuperi vari, c'è poco da discutere...) solo la constatazione che al di là di Calciopoli e dei telefonini, i nostri arbitri sono sempre pronti a correre in aiuto al più potente e proprio quelli che sono ritenuti i migliori (Rosetti, Farina...) sono anche quelli che commettono gli errori più grossolani. Sempre che di errori si tratti e non di oculata gestione della propria carriera. Chiudo chiedendo scusa ai tifosi delle squadre che non ho rammentato, a Baptista che contribusce al ritorno della Roma nei quartieri che gli competono per censo e pronostico, facile usando il soprannome dell'attaccante brasiliano, la metafora della bella (la Roma) e la bestia. Chiedo scusa anche al Genoa, splendido quarto assoluto senza Milito, ed alla Lazio che ha fermato la Juventus limitando i danni dell'Inter. Però questa era la giornata dell'Atalanta e sarebbe stato peggio dover chiedere scusa ai suoi tifosi. Un mio amico, una volta, sostenne che una delle irregolarità che lui attribuiva al campionato italiano era che "la Juventus gioca sempre con l'Atalanta, tanto a queste cose non bada nessuno". Era allora (ai tempi di Platini) palesemente una provocazione, adesso gli interisti potrebbero prenderla come una iattura.
P.S. "Mentre intanto l'Atalanta" è il titolo di un libro scritto da un mio amico tifoso nerazzurro. Se lo leggerete vi accorgerete che tifare per una piccola squadra regala tante amarezze, ma anche giornate indimenticabili.
01/01/2009- L'anno che é venuto Il 2009 è arrivato. L'hanno dipinto brutto e minaccioso, un "annus horribilis" (senza l'acca non come lo ha ribattezzato la nostra stampa...). I soliti profeti (quelli che, per intendersi, a giugno prevedevano il petrolio "oltre i 200 dollari al barile") ora preconizzano orizzonti di sfacelo inevitabile e non ci sarebbe nulla di male se facessero finta di non aver contribuito anche loro a gonfiare questa economia-vescica che ora si sgonfia con una sonora flatulenza. Peccato che a pagare saranno i soliti mentre loro diranno di averlo previsto e ricominceranno a occuparsi dei barili di petrolio. A proposito li avete mai visti i barili di petrolio ? Sono cilindri di acciaio inox, ci credo che un barile di petrolio costa così tanto: solo il "vuoto" vale una fortuna ! C'è già di peggio in Palestina e dintorni. Duemila anni fa aveva scelto di nascere lì il padrone di casa; forse già sapeva che sarebbe stato quello l'ombelico del mondo che sanguina ancora. Ogni nuovo anno speriamo che si risolva la questione mediorientale: questo sarà il mio cinquantesimo anno quando sono nato già c'era confusione in Terra Santa e da allora non è mai andata meglio. Ora tutti sperano in Obama che sembra il nuovo Messia; Auguri soprattutto a lui. Alleggeriamo e parliamo di sport. Non cominciamo col calcio, però, consentitemi un accenno all'altro mio grande amore: i motori. Ieri, quarantuno anni fa, Jim Clark vinceva l'ultimo dei suoi venticinque Gran Premi, dopo essere partito per la trentatreesima volta in "pole position" ed aver fatto segnare per la ventottesima volta il giro più veloce nei settantadue Gran Premi disputati. Quel giorno, con quella vittoria, aveva superato Fangio, un tipo speciale. Nessuno, da quel giorno, ha mai più superato lui, capace di vincere più di un Gran Premio su tre. Schumacher, un altro tipo speciale che sarebbe nato solo un anno e due giorni dopo, si è bloccato ad un po' meno di un Gran Premio su tre, Senna (che aveva allora otto anni e che definire un tipo speciale sarebbe riduttivo) ad un soffio da uno su quattro. Era un campione silenzioso e timido e velocissimo. Nessuno metteva in dubbio che quell'anno avrebbe conquistato il suo terzo titolo iridato: aveva trentadue anni, secondo molti avrebbe anche superato il record dei Mondiali dell'argentino Fangio (ve lo avevo detto, no, che non era un tipo comune...), invece sarebbe morto pochi mesi dopo durante una gara secondaria in una pista che allora non conosceva nessuno. Intanto, restando in tema, domani 3 gennaio 2009 Michael Schumacher (quello che avrebbe superato davvero i cinque titoli mondiali di Fangio) compirà 40 anni. Auguri. Torniamo al calcio. L'Inter mi ha sorpreso: ha chiesto al Genoa Diego Milito, non avrei detto che a Mourinho mancasse un centravanti, e non manca di sicuro all'Inter che ne ha di tutte le taglie sul suo libro paga. Mi ha, fortunatamente, sorpreso anche il Genoa che per bocca del suo presidente (p minuscola voluta) Preziosi ha fatto sapere che "Milito non ha prezzo". Più o meno allo stesso modo, quasi cinquanta anni or sono, rispose il presidente del Barcelona al padre dell'attuale presidente dell'Inter. - "No hay dinero para buscar a Suarez !" - rispose con una risata all'emissario del club nerazzurro che chiedeva il prezzo per acquistare Luisito Suarez che ora è un vecchio signore simpatico che fa colore in TV ed allora era il miglior centrocampista del mondo. Quando scoprì l'entità dell'offerta interista, il presidente catalano smise di ridere, Suarez prese casa a Milano e il Barcelona ebbe i soldi per finire di pagare lo stadio nuovo che con grande originalità ribattezzarono allora "Camp Nou", e in quasi cinquant'anni non hanno trovato un minuto per cambiargli nome. Può essere che succeda lo stesso anche a Preziosi, ma io spero di no. Quello che accadrà nel 2009 nel calcio è imperscrutabile: l'Inter dovrebbe vincere il suo terzo scudetto consecutivo (quarto considerando quello "in contumacia"), più difficile che vinca la sua prima Scempionslig anche se dalla sua parte c'è anche la legge dei grandi numeri (l'ultima volta ha vinto la Coppa dei Campioni quarantatré anni orsono, e non va in finale da trentasei). Molta attesa c'è per la corsa al secondo posto che sembra la massima aspirazione per chi non è l'Inter. Non eravamo abituati ad un simile dominio, che sembra mortificare l'essenza stessa del nostro calcio: l'incertezza. O forse è solo la percezione di uno strapotere che poi, fortunatamente, non si materializza con la prepotenza attesa: lo scorso anno i discorsi erano gli stessi, poi la Roma a venti minuti dalla fine del torneo era Campione d'Italia, ricordate ? Speriamo che "l'anno che è venuto" ci porti lo stesso un campionato incerto fino alla fine e magari anche una bella sorpresa Europea. Intanto fra le squadre normali che continuino, Milito o non Milito, la favola del Genoa, quella dell'Atalanta e magari quella del Napoli, le rimonte del Cagliari, quella momentaneamente (?) interrotta della Roma, che magari comincino quelle attese di Torino e Bologna. Di Beckham sapremo presto a che gioco giocherà, speriamo che sappia sorprenderci giocando a calcio. Prima di diventare il marito di sua moglie ci sapeva fare, e certe cose non si dimenticano se si lasciano perdere lustrini e paillettes e magari si cerca davvero di riconquistare la maglia con i leoni. E la Fiorentina ? I tifosi viola aspettano con fiducia "la prova del nove": la doppia trasferta consecutiva col Milan e la Juve, ma la vera prova di maturità sarà affrontare il Lecce senza sottovalutarlo e capire, soprattutto i tifosi, che tre punti sono sempre tre punti. Ho quasi finito, anche se mi accorgo che molte delle cose che ho scritto sono banali, come quelle che si sentono ai telegiornali quando si parla di economia in questi giorni. MI accorgo di essere uno dei pochi che in questi giorni non ha parlato di Gascoigne e Gerrard, due che non sembrava avessero molto in comune e che invece si sono trovati ospiti dei tabloid per motivi extracalcistici e, direi, poco natalizi. Ecco una buona cosa, per il calcio e per noi, sarebbe che certe cose non accadessero più. Non ne sentiremmo la mancanza.
24/12/2008- RACCONTO DI NATALE MIlano sotto la neve. Freddo polare che mi ricorda un altro freddo, ancora peggiore: gennaio '85. Sto facendo la tesi, la colonnina del mercurio si ritrae nel bulbo, siamo oltre i meno venti. Quella domenica, sul terreno gelato del Comunale (non si chiamava ancora Artemio Franchi), ci sarà Fiorentina-Napoli, un partita che porterà a Firenze Diego Armando Maradona. C'era già stato con l'Argentina, a settembre dell' 81, a nove mesi dal Mundial di Spagna ed aveva impressionato. 5-3 per la "seleccion", ma la Fiorentina vinceva 3-1 nel primo tempo, quando Casagrande stava incollato alle caviglie del fenomeno, poi Menotti aveva chiesto a De Sisti di allentare la marcatura e, si era vista la differenza fra Maradona ed uno normale e fra la nazionale argentina e la Fiorentina. Ora che c'è nuovamente l'occasione, il gelo non ci spaventa. Assieme ad altri prodi decidiamo di sfidare la temperatura polare e di sistemarci in Maratona per goderci Fiorentina-Napoli e soprattutto lui il divino nano, "el pibe de oro". C'è anche la speranza di un risultato diverso, il Napoli non è certo la seleccion. Causa la viabilità difficile (non c'era ancora Bertolaso e guai a chi dice per fortuna...) scegliamo la vecchia, inarrestabile, SITA che ci avrebbe portato, con o senza catene montate, a destinazione. Il "309" era un pullmann della FIAT, per usare un eufemismo, spartano. Niente air conditioned, e riscaldamento molto teorico, affidato più al numero dei passeggeri ed al loro metabolismo, che alla tecnologia. Quella domenica siamo in tre o quattro soltanto ed i finestrini più remoti sono gelati dal di dentro. Quando parliamo il vapor si condensa, fuori dai finestrini il paesaggio è ovattato di neve. Il colpo d'occhio del Comunale è buono, ci sono anche i napoletani infreddoliti ma pirotecnici: sparano i botti avanzati dal Capodanno. In tutto saranno dai venti ai venticinquemila spettatori: se Napoli e Fiorentina sono nella seconda metà della classifica, la passione non tradisce. La partita comincia con un tic-toc senza incanto ed il primo tempo scivola via come scivolano i giocatori sul terreno, è già un'impresa mantenersi in piedi, quando il pallone tocca terra schizza via come il disco da hockey. In tribuna freddo tremendo, il "CaffeSport Borghetti" va via come l'acqua, e nell'intervallo un livornese innamorato della viola commenta :- "Caffe Sport una sega, ci vorrebbe ma un ponce al mandarino, deh"-. Approviamo. Dopo pochi minuti della ripresa segna Diego Armando Maradona che sembra l'unico in grado di stare in piedi sul biliardo d'erba ghiacciata; addomestica un pallone e beffa Giovanni Galli con una zampata degna del "Re Puma" incoronato di lì a poco dalla penna di Brera. Il tiro è morbido e si insacca prendendo controtempo il portiere viola. "O brao bischero !"- sentenzia, con l'ingiustizia del dispetto, un tribuno seduto due file più sotto. La Fiorentina si avventa per cercare il pareggio, sono confusi e confusionari, ma volenterosi. Il Napoli, cui i due punti farebbero un gran comodo, si chiude per salvare l'insperata vittoria, il cronometro gira come le gonadi dei tifosi gigliati. La metà campo della Fiorentina potrebbe essere concessa a mezzadria; Maradona, cui solitudine e freddo sembrano aver spento il genio, passeggia sulla linea di metà campo. Davanti la viola sbaglia, con Monelli ed altri, i gol del possibile pareggio. Ad un certo punto la difesa partenopea, pressata dalle avances insistenti dei viola, rinvia alla "viva il parroco"; il pallone è indirizzato verso la tre quarti d'attacco napoletana e Maradona, sentendo qualcosa che altri non sentono, scatta a tempo con un miracolo di coordinazione ed equilibrio. I centrali viola, distratti e infreddoliti, alzano la mano a chiamare il fuori gioco, ma "el Pibe de oro" è partito dalla sua metà campo, quindi "nada de nada". Con un controllo, che ognuno pensaerebbe impossibile per un nato da donna, arpiona il pallone a oltre un metro e mezzo da terra con l'uncino fatato del sinistro. Per un attimo ha tutte e due le gambe sollevate da terra, in un gesto da karateka, poi, quando la gravità, imparziale con tutti, lo richiama a sé, i tacchetti si scombinano sul terreno ghiacciato e lui, Maradona, perde l'equilibrio e mentre lotta per ritrovarlo, la ghiacciaia risuona di un fischio. Davanti a me il guardalinee è fermo con la bandierina alzata. Roba da matti, anzi da guardalinee. "Quì-b-bischero c'ha sarvato !"- è il commento del solito tribuno infreddolito e sollevato: fra Diego Armando Maradona e la porta viola c'era ormai solo erba ghiacciata. Si tira tutti un respiro di sollievo. Intanto Maradona è caduto e, seduto per terra, guarda incredulo verso il guardalinee impietrito e la sua inavvertita bandierina gialla. Sa che ha sbagliato, sa che lui, Maradona, è partito prima della metà campo. E' furibondo e seduto sui glutei inveisce a quell'inetto, gli urla di tutto. Intanto, mentre sta urlando per chiedere giustizia, comincia a palleggiare da terra. Il pallono danza sul sinistro prensile e lui, pian piano, si alza, col pallone in equilibrio col suo corpo come in simbiosi dinamica. Quando è in piedi e palleggia ancora, sullo stadio cala il silenzio. Palleggia e parla col segnalinee, come se fossero due calciatori diversi: uno che palleggia, ed un altro che chiede spiegazioni. L'arbitro intanto fischia per avere il pallone e poter far riprendere il gioco, ma i calciatori viola stanno a guardare incantati. Maradona continuando a palleggiare, senza mai voltarsi e senza mai smettere di parlare al guardalinee colpisce d'esterno sinistro e, a venticinque metri da lui, l'arbitro si trova la palla fra le mani. Il silenzio ora è palpabile. Lo rompe il solito tribuno che ci scalda un po':- "Monelli"- grida -" provaci anche te !"-. Paolone Monelli, detto affettuosamente "Monellone", centravanti viola in quegli anni, aveva un bel fisico, ma due piedi sbozzati con l'ascia. Era l'erede di Maraschi, famoso per gli "stop a seguire" Gli vogliamo tutti bene, come a suo tempo ne volevamo a Maraschi, e fa anche gol bellissimi, a volte, come li faceva Maraschi. Non era una presa in giro per Monelli era un riconoscimento per Maradona. Quando usciamo dal Comunale la sconfitta pesa un po' meno: siamo tutti convinti di aver visto un prodigio, ma anche di averne immaginato un altro ancor più grande: "Monellone" che si alza da terra palleggiando, mentre litiga con un guardalinee. Ma questo non l'avremmo visto mai.
22/12/2008- E'Natale E' Natale, vogliamoci bene. Il calcio bugiardo di questi giorni si era dimenticato del campionato al momento del sorteggio di Scempionslig che ha regalato una sfida italo inglese che darà materia di scrittura e di riflessione da qui al momento in cui verrà consumata. Mourinho aveva dichiarato con il solito volto enigmatico: "Saranno gli altri a preoccuparsi dell'Inter". C'è del vero, certamente fra le seconde nei gironi l'Internazionale di Milano era la scelta più sfortunata fra quelle possibili per il Manchester United, ma ora farà bene a preoccuparsi anche l'Inter. Poco ma sicuro, domandatelo alla Roma. Piccola consolazione: i Red Devils hanno la pancia piena: sono detentori della Coppa e Cristiano Ronaldo ha appena vinto il Pallone d'Oro, cosa può stimolare di più l'orgoglio dei nerazzurri, come "conjunto" e di Ibracadabra come star ? Certo era peggio se usciva il Villareal e non fate finta di non ricordare il perché. La Roma ha pescato l'Arsenal: poteva decisamente andare meglio, così come alla Juve che ha avuto in sorte il Chelsea: d'altra parte se uno vuol fare la Scempionslig ci sono questi avversari, se no si fa la Coppa UEFA come la Fiorentina. O il Milan. I rossoneri hanno anche loro voluto la loro parte di Inghilterra ed hanno presentato, con la solita cerimonia di misurato buon gusto tipica dell'era berlusconiana, David Beckham. Resterà a Milano (con la moglie Victoria) fino a marzo: se gli dice culo e se Ancelotti vorrà, potrà giocare al più nove partite con la maglia rossonera. Qualcosa mi dice che sarà difficile e che non sarà Capello a dolersene. Nostalgia canaglia di Nereo Rocco e di come avrebbe chiuso il discorso alla sua maniera a chi gli avesse prospettato qualcosa di simile. Intanto, tornato il Campionato l'Inter e Juve hanno vinto rubacchiando. Nulla di scandaloso, o di eclatante:non una rapina a mano armata, ma un furto con destrezza, un lavoro da "cambrioleur". Non s'inquietino lor signori: la regola del fuorigioco sarà anche confusa ma i due gol decisivi, il secondo dell'Inter ed il primo della Juve, sarebbero stati fuori gioco ovunque dall'Angola alla Siberia, solo a Siena e a Bergamo c'erano segnalinee così fenomenali da riuscire a non vederli. D'altra parte Kollina aveva dichiarato di "lavorare per l'eccellenza". Se la regola del fuorigioco è confusa quando viene applicata a certe squadre, e chiarissima per altre, ce n'è però un'altra di regola, non scritta, ma osservatissima secondo la quale il bianconero del Siena non è come quello della Juve, né il nerazzurro dell'Atalanta può eguagliare quello dell'Inter, seppure le maglie sembrano identiche. Sembrano, appunto, ma non lo sono. Lasciamo lavorare Kollina, i risultati li vedremo: in questa vita o in quell'altra. Sorprende la viola che vince a Marassi, sponda blucerchiata, spesso amarissima per i gigliati. Ha deciso Getsemani Montolivo con un tiro bello e improvviso. Chirurgico. Un'altra regola, ingiusta e dispettosa, assegnerà qualche colpa al portiere della Samp perché il tiro dell'interno viola all'apparenza non sembrava irresistibile, invece quel pallone era intinto nel curaro come le frecce di cerbottana di certe tribù di pigmei. Dopo il vantaggio la Fiorentina ha fatto stringere i propri tifosi secondo costume sbagliando tanti di quei gol da rendere quasi inevitabile il pareggio genovese che, però non è arrivato, grazie anche a Frey (Santo subito) e non posso dire che mi dispiaccia. Sarebbe stata terza, la viola, se il Milan non avesse piallato l'Udinese in notturna: 5-1. "Grande Milan" hanno detto gli stessi che domenica ungevano la corda e piantavano la forca. Nessuno ha sottolineato che nemmeno il bianconero dell'Udinese è uguale a quello della Juve, e stavolta c'entrano poco fuori gioco e gherminelle.. L'Udinese appunto, qualcuno dovrebbe domandarsi perché dopo un avvio così brillante ora i friulani perdono sempre (6 sconfitte su 7 e la settima pareggiata da 3-0 che è peggio che perdere !) Passiamo agli Auguri di rito: il primo ed il più grande a Totti che si riprenda presto, e stabilmente; poi a tutti voi ed ai vostri cari per un Natale Sereno ed un Felice 2009 anche se le premesse non sembrano fra le migliori. Agli arbitri l'Augurio che migliorino, cosa che non sembra difficilissima, ed ai segnalinee va l'auspicio che si ricordino di non guardare le maglie prima di sbandierare o almeno si contentino di guardarne solo i colori, che questa volta sarebbe stato sufficiente alla giustizia. Un sincero Augurio anche a Morimoto, carneade giapponese, perché sappia ripetersi così che smetta di essere una curiosità e diventi magari un campione per tutti, dopo esserlo già diventato per i "lazziali" che di sicuro lo ricorderanno a lungo con simpatia. Almeno fino a quando non giocherà anche contro di loro.
15/12/2008- Ibracadabra Il periodo che precede il Natale, nel calcio italiano, ha sempre avuto un'atmosfera particolare, quasi come se anche negli stadi, oltre che nell'anno liturgico, si fosse in attesa di qualcosa di decisivo, ma anche di rituale, senza sorprese quindi. Quasi ogni anno l'assegnazione del Pallone d'Oro è accompagnata da strascichi di polemiche, e quasi sempre il nostro calcio esce snobbato dalla classifica del premio meno rigoroso che si conosca. L'italica eccellenza nel farsi del male assurge intorno ad una simile facezia a toni da disastro nazionale: "Nessun italiano nei primi dieci ..." è il mesto titolo che rimbalza anno dopo anno (con qualche eccezione, felice quanto rara) e nell'articolo che l'accompagna ecco la solita solfa delle crisi del nostro calcio, dei talenti che non nascono, di quelli che nati, non crescono e alla via così. Nessuno che abbia il coraggio di dire: "Nessun italiano nei primi dieci... e chi se ne frega non ce lo mettiamo ?". L'eterno "inferiority complex" fa sì che il fatto che Buffon, per esempio, o Totti o Del Piero o Toni o chi volete voi (Gilardino ?) non figurino nei listoni dei giurati del premio più prestigioso non sia una grave mancanza di chi è così sprovveduto nello scegliere, ma una colpa di chi non è stato scelto. Cose, queste, tipicamente nostre. Così il movimento Campione del Mondo in carica si sente sminuito dal fatto che, per esempio, ci sono molti più portoghesi nella classifica, mentre dovrebbe preoccuparsi il Portogallo che non ha mai vinto nulla ed anche organizzando l'Europeo trovò il modo di farlo vincere alla Grecia. Chiaro che essendo il Pallone d'Oro un trofeo individuale ogni tentativo di riportarlo a un valore generale è puro esercizio mentale, ma non c'è volta che questo non venga fatto. A proposito di Portogallo, quest'anno il Pallone d'Oro l'ha vinto Cristiano Ronaldo, l'anno scorso Kakà, due anni fa Cannavaro, l'anno prima ancora Ronaldinho: il primo, il terzo ed il quarto avevano vinto l'anno prima la Coppa Campioni, il secondo i Campionati del Mondo. Il messaggio è chiaro: sei il miglior giocatore d'Europa, se vinci, con la Nazionale o con il tuo Club, qualcosa d'importante, altrimenti ciccia. Ibrahimovic è avvertito. Intanto anche lui avverte l'universo mondo del calcio che fa sul serio: due reti al Chievo di per sé non dicono molto, in realtà sono emblematiche perché decisive e segnate in un momento nel quale chi ha qualcosa in più deve metterlo al servizio della squadra: l'Inter di Mourinho sta anche diventando (per me lo era già, do you remember Parma ?) l'Inter di Ibra. Non per niente dal "turn-over scientifico" (lo chiamano così quelli che se ne intendono) del portoghese ( ancora Portogallo, la Mecca del calcio ?) Ibra viene sistematicamente dimenticato e viene da chiedersi il perché. Il mio amico Gino, milanista nonostante (indovinate chi...) lo ha chiamato una volta così: Ibracadabra. Non so se l'apelido sia stato coniato da lui, mi piace pensare di sì perché sarebbe il riconoscimento all'eccellenza del più acerrimo avversario, quindi ancora più meritorio. Ibracadabra evoca magia, ed è questa merce che Ibra produce pedibus calcantibus, per la gioia di Moratti e Mourinho... Sotto l'albero degli interisti, intanto, c'è un primato domestico e molte perplessità europee. Due sconfitte consecutive in Scempionslig ed un gironcino di ritorno senza vittorie nel quale spicca un 3-3 a Famagosta (e poteva finire anche peggio) non può non lasciare perplessi: per ora - e sottolineo la temporalità - lo schiacciasassi che ammiriamo (anche a denti stretti, a seconda del tifo...) in Italia si trasforma in un carretto da gelataio appena si varcano i confini. Mourinho saprà come porre rimedio a questa situazione che non sembra avere riscontri nella logica. Sotto l'albero dell'Inter c'è anche, da ieri, l'avversario designato a contenderle lo scudetto, ipotesi dai più ritenuta puramente teorica. E' una vecchia conoscenza, verrebbe da dire una vecchia amica se non fosse una contraddizione in termini, trattandosi della Juventus, da sempre irriducibile avversaria, e da tre anni anche nemica implacabile dell'Inter. Il livore che separa le due tifoserie e, in parte anche le Società, non trova riscontri nel recente e meno recente passato del calcio, ed è, ahimè, assai poco natalizio. L'investitura è arrivata dopo la sonante vittoria bianconera sul Milan: 4-2, un palo di Del Piero che però era in fuorigioco nell'azione del rigore apripista. Hanno vinto - dicono le cronache - i giovani della Juve, i Marchisio, i De Ceglie molto più freschi dei senatori rossoneri. Preoccupante, sulla sponda milanista, la permeabilità difensiva sui palloni in quota (Chiellini ed Amauri hanno goleato senza opposizione) e il fatto, aggiungo io, che Paolo Maldini sia stato considerato da tutti il migliore in campo. Da analizzare anche il fatto che, dicono, il Milan non abbia demeritato, mettendo in mostra a tratti anche un gioco brillante. Di solito, dopo questi commenti, il risultato è un 1-1, ieri è stato un 2-4 che non deve aver messo di buonumore nessuno che abbia a cuore i colori rossoneri. Dietro continua la rimonta della Roma, cui ricomincia anche a sorridere la fortuna, imprescindibile compagna di viaggio in questi casi e vincono la Fiorentina (col Catania) grazie alla trazione anteriore di Mutu e Gila (dodici gol, mica discorsi...) e soprattutto il Napoli che al San Paolo è implacabile (3-0 al Lecce). Totti è ormai ritornato a pieno titolo "er capitano" ed i risultati si vedono e si sentono. Li sentono soprattutto gli altri, che ora vedono l'ombra della lupa allungarsi sulle prime posizioni del campionato, dove il Napoli sta meritatamente occupando il quarto posto. Quanti ci avrebbero scommesso los corso anno quando Reja era in odore di esonero e Lavezzi, Gargano e Hamsik degli illustri sconosciuti col pregio di costare poco ? Ma quella di ieri, nonostante il Pallone d'Oro sfumato e tutto il resto, è stata la domenica di Ibra, in attesa che diventino suoi anche i mercoledì.
12/12/2008- Il suonatore Jones Nel giorno in cui si celebra Fabrizio De André, il Campionato, quasi ad onorarne, rispettoso, l'idea anarchica e libertaria, butta all'aria le convinzioni di molti, fra cui le mie. L'Inter rischia di prendersi una bella lavata da Acquafresca, centravanti di sua proprietà (come quasi tutti quelli che meritano attenzione…) e pareggia una partita che il Cagliari, ormai rinato a nuova vita, non avrebbe demeritato di vincere. Il Lecce vince addirittura in casa della Fiorentina cui perfino io avevo dato pronostico pieno. Mi pento e mi dolgo di questa scelta scellerata "che se tu fiderai nelli viola sempre aurai delusione" recitavano i versi apocrifi che Gianni Brera attribuiva a Guicciardini, riferendoli , lui Brera, "alli italiani" tutti.
I due gol leccesi mi sono parsi entrambi viziati dal fuori gioco, ma, per una volta, concordo con guardalinee ed arbitro che li hanno concessi: certe idiozie come il vezzo di fare il fuorigioco a trequarti di campo senza essere il Milan degli olandesi, vanno scoraggiate con qualsiasi mezzo, anche illecito. Occorre che questi ragazzi imparino, con le buone o con le cattive, il concetto mirabilmente sintetizzato dal proverbio delle mie bande, che recita testualmente "per i bischeri non c'é Paradiso". E non ci deve essere. L'anno, per la Fiorentina, è cominciato come peggio non poteva: Mutu è perso per settimane a seguito del consueto guaio al gomito che si è ripresentato, Frey si è fatto la bua dopo poco ed è tentennante, Osvaldo ha avuto un atteggiamento (culminato in un'espulsione quasi cercata) che lo sconsiglia di farsi vedere al Bar Marisa per il cappuccino di cui, si dice, è ghiotto, gli altri hanno denunciato una condizione fra il preoccupante ed il penoso.
"Altro che a Marbella, a Pontassieve vi manderei !" – pare urlasse un tribuno indignato ed inviperito riferendosi al ritiro balneare della Fiorentina e chissà cosa ne pensa il sindaco del Comune della Val di Sieve ingiustamente equiparato nell'immaginario dei tifosi ad una specie di Guantanamo. Niente paura, la viola potrà rifarsi: ora in quindici giorni l'aspettano Milan, Juve , Napoli e Genoa ovvero i quattro principali avversari per un posto in Scempionslig.
"Buonanotte e soprattutto buona fortuna…" avrebbe detto Fabrizio De André, usando la celebre formula di saluto dei suoi concerti in notturna. Continua l'inseguimento della Juventus, ora a quattro punti, invece non approfittano del pareggio nerazzurro i cuginetti milanisti fermati sul pari dalla Roma. Meraviglia ha destato in molti (stavolta mi tiro rispettosamente fuori) il fatto che David Beckham sappia giocare a calcio e che Ancelotti lo abbia lasciato in campo per quasi tutta la partita (e qui mi sono meravigliato anch'io). Vedendo i due gol di Pato, velocissimo al cospetto di un Mexes (anche pollaccione avendo scelto di affrontarlo lanciato partendo, lui, da fermo) un brivido viola mi corre lungo la schiena immaginandolo puntare difensori rapidi come Dainelli e Kroldrup. Che Dio ce la mandi buona e magari senza Inzaghi che è uno ce non ci ha mai portato fortuna. Dicevo che è stata la domenica dedicata al ricordo, grato per me e per molti, di De André. Una delle sue canzoni che più mi piacevano parlava della "cattiva strada" che secondo recenti indiscrezioni (o pettegolezzi ?) avrebbe imboccato Mario Balotelli, prodigioso talento interista che Mourinho ha messo fuori squadra e forse fuori "rosa". Da un po' di tempo non si può parlar male di Garibaldi, che in questo caso è portoghese, e la stampa italiana si sta dimostrando provinciale come poche dando sempre ragione a priori al lusitano che dalla sua ha il fatto di essere anche simpatico. Di solito non mi curo di queste beghe che col calcio hanno poco da spartire. In passato, per esempio, del destino di Adriano sinceramente me ne sono infischiato e ora non me ne pento, ma il discorso di Mario Baruwah Balotelli è un po' diverso. Il ragazzo, che qualcuno definirebbe abbronzato, è rimasto l'unico calciatore nerazzurro d'interesse nazionale, sempre che Lippi non si dedichi all'antiquariato insistendo su Materazzi senza nessuna giustificazione che non sia la riconoscenza, sentimento nobile ma poco adatto al calcio. Il fatto che un simile talento possa perdersi mi dispiace soprattutto in chiave azzurra, se per Adriano l'Inter non doveva rendere conto a nessun altro che ai suoi tifosi, per Balotelli il calcio italiano potrebbe costituirsi parte civile . Per chiudere ancora con De André vorrei che qualcuno dicesse al giovanotto Balotelli, che rischia di sprecare il suo talento, le parole del "Suonatore Jones":
"E se la gente sa che sai suonare, suonare ti tocca, per tutta la vita.".
Lo stesso vale, caro Balotelli, per chi sa giocare al calcio.
08/12/2008- UNA SQUADRA FEMMINA Ritorno a riveder le stelle dopo un periodo di impegni lavorativi che mi hanno tolto il tempo e la voglia di scrivere di calcio. Quando ci lasciammo in testa al campionato c'era l'Inter di Mourinho che però, secondo alcuni (che non erano pochi) aveva un passo decisamente più rispettoso degli avversari di quella di Mancini. Ci ritroviamo ed in testa al campionato c'è ancora l'Inter di Mourinho che ora altri hanno scoperto avere un vantaggio sulle seconde (sei punti, due partite secche) che mai l'Inter di Mancini aveva mai potuto vantare a questo punto del torneo. Per giustificare quanto detto prima, illustri studiosi del calcio e dei suoi misteri agonistici avevano teorizzato che "The Special One" avendo a cuore lo stipendio generoso che gli versa Moratti avesse impostato una preparazione diversa che potesse dare all'Inter una marcia in più a primavera, quando quella di Mancini era scoppiata lo scorso anno. Per una coincidenza del calendario in quel periodo si giocano i turni ad eliminazione diretta della Scempionslig, che l'Inter non supera da tempo e quando li superò le ultime volte sarebbe stato meglio di no perché poi venne mandata a casa dal Milan. Quest'anno questa iattura è scongiurata, il Milan si dedica a giri turistici dell'Europa da scoprire: l'ultima volta ho visto che è andato a Portsmouth il porto da cui prese le mosse il dominio della marina inglese sui sette mari. Naturalmente per giustificare questa nuova visione dell'Inter nessuno ha tenuto conto di quanto già era stato speso per dare ragione dell'altra. Quando ci eravamo lasciati la Roma era "alle pompe", versione nostrana della più esplicita "canna del gas", ora è tornato Totti, la qualificazione agli ottavi di Scempionslig è plausibile (toccate ferro, ma non posso non dirlo) e in campionato la squadra è in netta rimonta dopo aver anche vinto il derby, cosa che, nella capitale, non fa mai dispiacere. Anche in questo caso i "de profundis" si sono mutati nella marcia dei marines e certi discorsi che ora si sentono avrebbero meravigliato, non più di quindici giorni fa, più di uno Spalletti biondo platinato. Quello che però è cambiata di più, però, è la situazione della Fiorentina, e non in meglio per vero dire. L'avventura di Scempionslig era già abbondantemente compromessa, avrei comunque voluto una vittoria col Lione per vedere come la squadra si sarebbe giocata il tutto per tutto nell'ultima partita con la Steaua a Bucarest. Sarebbe stato quello - mi dicevo - l'esame di maturità. Invece siamo ritornati a disegnare le aste. Il Lione, sette volte di fila Campione di Francia, ci ha dato una lezione di pragmatismo e di calcio. Più la seconda che la prima, grazie a Benzema e Juninho. La Fiorentina ha fatto una partita discreta, ma la differenza si è vista tutta e di buona misura. Mentre Firenze è divisa sulla costruzione dello stadio nuovo voluta dai Della Valle's brothers, il Pernambucano per poco non ha costretto i fratelli a comprare nuove, intanto, le traverse dell'Artemio Franchi: due sue punizioni cicloniche hanno infatti messo a dura prova la statica delle porte centrando l'incrocio dei pali. Sulla seconda prodezza balistica di Juninho, emblematica è stata l'espressione di Frey rivolta ad un compagno che gli chiedeva conto di un comportamento a suo modo troppo passivo: "Vieni te" - gli avrebbe detto fosse nato in riva all'Arno, ma il significato era analogo. La sconfitta con il Lione ci stava, la Scempionslig non è stata roba per la Fiorentina vista finora quest'anno. Peccato. Un amico milanista mi ha fatto notare che per andare in Coppa UEFA non importava fare tanto casino, c'erano vie più dirette. Io gli ho risposto che loro le hanno percorse, ma in buona sostanza non aveva tutti i torti: speriamo che la Steaua si prenda il terzo posto sollevandoci da ulteriori impegni che la tifoseria, avendo altre aspettative, potrebbe non prendere per il verso giusto. Purtroppo non è stata la sola cosa capitata alla Fiorentina nell'ultimo mese. In campionato, nelle tre trasferte, sono arrivate tre sconfitte, tutte per 0-1. Malum signum, vuol dire che non si reagisce. Aggiungendo che anche nella vittoriosa partita contro l'Udinese la squadra aveva chiuso il primo tempo sotto di un gol (ed era andata di lusso) è evidente una certa tendenza a subire. Con la Roma, diciamocelo chiaramente, la sconfitta ci poteva stare e infatti, come quasi sempre, c'è stata. Ma a Siena ? E a Cagliari ? Queste ultime due ho avuto la sfortuna di vederle: una pena. In entrambe le partite mancava il gioco e nella prima anche Gilardino, passato per le armi dal Giudice Sportivo dopo la "gelida manina" di Palermo. A Siena si è ripetuta con esiti meno cruenti, ma analoghi, la battaglia di Montaperti, solo che stavolta a tradire sono stati in più di uno. Bocca degli Abati ha infatti avuto emuli validissimi in Pazzini, Mutu, Almiron, e perfino in Gamberini, il chè è tutto dire. "Lo strazio e 'l grande scempio" quel pomeriggio venne limitato solo dalle grandi parate di Frey costretto alla fine a capitolare sull'ennesima concessione della difesa viola. A Cagliari la musica fu poi più o meno la stessa, in casa con l'Atalanta decimata e l'Udinese sprecona, sono invece arrivate due vittorie, una anche squillante. Alla conosciuta impotentia coeundi della squadra viola nelle trasferte si è anche aggiunto il fatto, da me previsto, che ora Gilardino per ottenere un rigore dovrà essere ghigliottinato a Cagliari (ho visto) e forse a Roma (relata refero) ci poteva essere più che un sospetto in due episodi, ma sia chiaro che il Cagliari meritava il doppio dei gol e un rigore ancora più netto, ed anche la Roma non ha rubato nulla, ed almeno, a differenza del Lione, si è sciupata i suoi di pali. Volendo trarre indicazioni dal comportamento della squadra la prima osservazione è che contro le avversarie più forti (il Palermo, la Roma, l'Inter, la stessa Udinese, il Lione) la Fiorentina fa la sua figura, specie a confronto degli sconfortanti spettacoli di quando affronta avversarie ritenute abbordabili. E allora ? Qui nasce la metafora della "squadra femmina", ovvero della squadra capace di "opporre il ferro" - diceva Brera - "e colpire d'incontro" quando l'onere di "fare gioco" è dell'avversario più attrezzato. "Squadra femmina" per eccellenza erano la Grande Inter di Herrera, l'Italia di Valcareggi vicecampione mondiale del '70, quella Mundial di Bearzot in Spagna (che però avevano anche gioco e fior di giocatori). L'altro giorno esprimevo questo mio pensiero ad un tifoso viola meno portato di me all'arte della metafora, e preoccupato più di me per l'andamento del torneo. Mi ha ascoltato con attenzione e poi ha concluso:-"Il problema non sarebbe quello d'avere la squadra femmina, il guaio gliè che la va con tutti !"- E su questa considerazione avrebbe spento il toscano anche il grande Brera.
22/10/2008- Fra il dire ed il fare c'è di mezzo il Bayern Ormai, alla mia età e seguendo il calcio da oltre trent'anni certe mazzate le senti arrivare. In città, fra gli sportivi, l'ottimismo alla vigilia di Bayern-Fiorentina era palpabile: tre vittorie consecutive in campionato, sei gol (quattro di Gila) contro zero sembravano un promettente viatico, nessuno, anche fra i più autorevoli opinionisti, pareva tenere in minima considerazione il fatto che il Bayern, oltre che Campione di Germania vantasse anche un certo credito a livello mondiale e non per averlo acquistato su e-bay. Quasi tutte le attenzioni erano per Luca Toni, come se il Bayern, prima di acquistarlo dalla Fiorentina, fosse stato una bocciofila. Figlia di questo ambiente è stata la deconcentrazione che ha suggerito a Dainelli di accorciare su Gamberini e Toni, invece di staccarsi come consigliava la logica difensiva di questo gioco, Vargas ha recuperato senza successo su Klose ed ha preso di bischero da chi sostiene non sappia difendere. Qui la dico con Ligabue : "certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai...". Allora se non si trova la concentrazione giocando all'Allianz Arena di Monaco contro il Bayern (che le Coppe dei Campioni le usa come portaombrelli) allora forse questo non è il tuo sport. Lo dico senza astio e cattiveria, con sincerità. Quale squadra può andare a Monaco di Baviera, prendere un gol in contropiede (sì, in contropiede, si può dire non è una parolaccia) dopo quattro minuti e poi salvare la pellaccia ? Poche, e la Fiorentina non è tra queste. La Fiorentina avrebbe dovuto tenere in considerazione la forza del Bayern, non regalare due palle gol in due minuti, contro Klose, Toni; Schweinsteiger (colui che salta sui maiali dovrebbe essere il significato di questo cognome), Lahm, De Michelis (omonimo di un ex-ministro socialista amante delle discoteche), Ribery e "Zio" Roberto non si può scherzare troppo. Poi ha fatto la sua partita, ha avuto le sue palle gol, ma raddrizzare una partita in casa di una squadra tecnicamente più forte (ma nessuno lo diceva prima...) e infinitamente più esperta non è proprio facile, così i seimila "fratelli in viola" calati su Monaco in piena oktoberfest hanno toccato con mano che fra "il dire ed il fare c'è di mezzo il Bayern" e nella fattispecie tre gol (a zero).. A proposito dei "fratelli in viola" hanno prontamente mostrato il peggio della nostra natura polemica e criticona: gli stessi che alla vigilia non consideravano troppo i molti nazionali del Bayern, ora giocano al massacro con i nostri giocatori su www.fiorentina.it : Vargas, "un disastro perchè non sa difendere", "tredici milioni buttati via", "un acquisto inutile" e alla via così, ce n'è per tutti: Zauri, Santana, Dainelli. Si salva solo Gila, forse perchè i gol non si cancellano con una serataccia. Uno dei ciompi cyberspaziali arriva a firmarsi antimontolivo (!). Ma in quale altra tifoseria uno tifa apertamente contro uno dei suoi giocatori ? E Mutu ? Pensa alla Roma. No alle donne, "...tanto ha la moglie a Miami e fa come vuole...". Spero per lui che sia vera la seconda ipotesi, però con questo clima ribollente e pettegolo si va poco lontano. Infine una annotazione: gli opinionisti ufficiali che commentano a pagamento e quindi difendono il loro mestiere lasciando viva la speranza che la Scempionslig non finisca presto, si comportano un po' come hanno fatto i ferraristi Domenicali e Montezemolo negli ultimi tempi. A quattro GP dalla fine solennizzarono che ci sarebbero volute quattro doppiette per strappare il titolo ad Hamilton. A Singapore, dopo aver mezzo accoppato un meccanico ed aver conquistato la simpatia di tutti con la sceneggiata del tubo, Luca Cordero garantì che tre doppiette sarebbero state più che sufficienti. Dopo la vittoria di Alonso anche in Giappone, le pretese si ridussero a due soli "en-plein" che sarebbero dovuti arrivare a Shangai e in Brasile ma che non avrebbero più potuto garantire il Mondiale a Massa.. Sfortunatamente nessuno aveva avvertito Hamilton di questa attenta pianificazione industriale e così l'inglese ha vinto il Gran Premio della Cina, rendendo non più sufficiente un'eventuale doppietta rossa in Brasile. Fra gli opinionisti viola c'è chi ragiona come Luca Cordero di Montezemolo: infatti ora dicono che per superare il turno basterebbe (dicono proprio così...) battere il Bayern e il Lione e poi, gia che si è fatto trenta, fare trentuno vincendo anche a Bucarest "tanto i rumeni non avranno più nulla da chiedere". Continuiamo così.
07/10/2008- IBRACADABRA E GLI AZZURRI D'ITALIA Fine settimana dal sapore di calcio antico, dimenticato. Classifica corta, belle sorprese, e sorprese meno belle per chi ha a cuore due delle protagoniste più attese: Roma e Juve, entrambe sconfitte. Altra cosa in comune, tutte e due hanno finito in inferiorità numerica: la Juve in dieci, la Roma in nove. Malum signum. Giallorossi che confermano la loro idiosincrasia alla provincia toscana: lo scorso anno fra Siena (bestia nera), Empoli e Livorno hanno perso uno scudetto, quest'anno nella città del Palio hanno rimediato un'altra sconfitta che oltretutto li priverà di Mexes e Panucci nella prossima sfida con l'Inter. Campionato mediocre come gioco ( bellissima però è stata Genoa-Napoli, ricca di gol ed agonismo con i rossoblù ridotti in nove ed occhio a Socratis che ha un cognome da scioglilingua, ma sa giocare al calcio), ma incertissimo come non se ne ricordavano e se ne rimpiangevano. Molti - io fra quelli - si sarebbero aspettati un'Inter in fuga, invece sono in testa in tre: Udinese, Inter e Lazio e dietro inseguono da vicino le altre. E' stato il sabato di Ibra, e la domenica dell'Atalanta. Curioso il contrasto, da affascinare. Lo zingaro svedese inventa un gol destinato alla cineteca ed al tormento di chi non ama l'Inter. Lo rivedremo "for ages" - direbbero gli inglesi - molto, molto a lungo. Onestà impone di riconoscere che già pensare ad un simile colpo non è facile, realizzarlo poi, a San Siro per giunta, è qualcosa di grandioso. Quando l'ho visto a velocità normale ho pensato ad una girata di testa, già quasi impossibile da quell'angolazione ingrata, ma c'era qualcosa di strano nella cinematica dell'azione che è apparsa in tutta la sua straripante unicità solo al "ralenti". Godiamocelo questo gol, non so se ne rivedremo un altro simile tanto presto. Fa razza con la prodezza balistica di Van Basten contro l'Unione Sovietica nella finale dell'Europeo '88, con quella punizione di Maradona contro la Juve (con la barriera a sei metri) che fece dire a Pecci, che gli aveva toccato il pallone:- "se non l'avessi vista non ci avrei mai creduto"- o al volo ad incornare di Gigi Riva contro la Germania Est che fece da sigla per tanti anni al TG Sport del pomeriggio. In piedi per Ibra, allora, se fosse un torero gli toccherebbero le orecchie del toro, oltre alla musica ed agli applausi. Usando la parafrasi della corrida - tante volte cara a Gianni Brera - però l'intera testa del toro andrebbe ad un altro protagonista, anzi ad un'intera squadra: l'Atalanta di Del Neri. I bergamaschi hanno 12 punti, 9 dei quali li avevano raccolti con tre soli gol, subendone altrettanti e sono a una sola lunghezza dall'Inter. "C'est pas une equipe, c'est une caisse à épargne" - aveva detto un giornalista francese tanti anni fa vedendo lucrare all'Italia di Valcareggi una vittoria costruita con un golletto in contropiede e così si sarebbe potuto pensare dell'odierna Atalanta. Ieri, invece, si sono aperte le cateratte del gol: 4-2 alla Sampdoria (che farà bene a preoccuparsi). Doni stratosferico: assist e gol in misura sufficiente da confermare il mio sospetto da sempre: ovvero che sia stato davvero un peccato tanto spreco di talento in un giocatore che avrebbe meritato ben altra carriera azzurra. Curioso che Ibra giochi in una squadra dove l'unico italiano è Beppe Baresi che ha smesso di giocare vent'anni fa, mentre Doni invece spenda le sue domeniche in una dove gli stranieri sono pochi, e costano ancora meno ed in uno stadio il cui nome "Azzurri d'Italia" è agli antipodi dell'Inter di oggi, dove in Nazionale giocano anche le riserve, ma non nella nostra. Curioso anche il fatto che per motivi strettamente legati a vicende cittadine e societarie questo nome sia inviso ai tifosi bergamaschi almeno quanto - così almeno sembra naturale dedurre - lo è ai dirigenti dell'Internazionale di Milano che, da qualche anno, hanno preso un po' troppo alla lettera il nome della società che amministrano. Lasciamo perdere il nome dello stadio (io mi ricordo quando si chiamava ancora "Brumana", o sbaglio ?) e parliamo un po' di Del Neri e dei suoi boys. L'arbitro li ha tartassati mica male: il rigore concesso alla Samp è qualcosa che non avevamo ancora visto, quest'anno, ma che a Bergamo già conoscevano: fallo subito e rigore contro. Accadde a Loria qualche tempo fa, ed alla moviola finsero di scandalizzarsi. Vincere in queste situazioni dà ancora più gusto: 4-2, poi, e tutti bei gol: dalla prodezza di Cassano al colpo di biliardo di Doni. A me uno però è piaciuto più degli altri e nessuno si scandalizzi per il paragone non irriverente con la magìa di "Ibracadabra" (come lo chiama Gino forse per esorcizzarlo nei derbies...). Sto parlando del gol del pareggio (1-1) atalantino con un assist di Doni (per Floccari) che, per intuito e necessaria sensibilità di piede, fa davvero il paio con la "cosa" di Ibrahimovic. Signore e signori questo è il calcio, per il wrestling si può cambiar canale. Io la penso così, però c'è anche chi vede un contrasto di Donadel, od una scivolata di Poulsen ed è contento lo stesso. "De gustibus non est dispuntandum", ovvero come direbbe Totti (che alla Roma manca tanto proprio per queste cose che ora fanno Doni e Ibra): - "Sui gusti non ci si sputa" -. Mai.
28/07/2008- Oh, Fiorentina... Stavolta non é l'incipit dell'inno scriito da Narciso Parigi, ma é un'esclamazione fra lo stupito ed il deluso. Per una volta non c'entrano i risultati (non si é ancora giocato per nulla d'importante, neppure per il prestigio, e quelli ottenuti nella scorsa stagione sono difficilmente ripetibili), né la campagna acquisti (sono arrivati, sono rimasti e sono partiti o partiranno quelli che tutti auspicavano). E allora ? Allora l'esclamazione si rifà al modo con cui viene gestita la faccenda Mutu, e come lasciano immaginare sarà gestita quella relativa a Pazzini che sembrerebbe destinato al Genoa. Ricapitoliamo: Mutu sembra sul punto di passare alla Roma, Corvino non conferma né smentisce, il rumeno, che subito diventa per i tifosi "lo zingaro" fa il pesce in barile. Sembrerebbe la classica gestione di una cessione annunciata (tipo Batistuta e Toni, per essere chiari), ed in effetti la contropartita (19 milioni di Euri, plurale, sonanti più uno promesso da Totti di tasca sua...) non sarebbero stati da disdegnare, se solo se si fosse capito il disegno. "Signori"- avrebbe dovuto dire, a fine campionato però, il raffinato Corvino -"Mutu va per i trent'anni, vuole un ingaggio che non rientra nella politica della Società e ha trovato chi é disposto a pagarglielo oltre che a versare un cospicuo numero di milioni nelle nostre casse. Oltretutto l'anno prossimo Mutu può sfruttare la clausola e rescindere il contratto per una canzonetta. Abbiamo Pazzini, in cui crediamo, Osvaldo che merita fiducia e conferma, abbiamo preso Gilardino, quindi siamo coperti in tutti i ruoli dell'attacco. Investiremo il ricavato della cessione di Mutu per colmare le poche lacune dell'organico che sulla carta sono rimaste." Così il discorso filava. Ceduto Mutu si poteva puntare ad un grande centrale da affiancare a Gambero o ad un altro centrocampista. Così era accettabile, come invece é stata gestita, molto meno. Corvino ha dato la completa responsabilità della scelta al giocatore, il giocatore ha lasciato intendere che la faccenda dipendeva da Corvino, lui, d'altra parte, aveva appena rilasciato una dichiarazione di eterno amore alla Fiorentina. Prandelli, di solito un modello di serenità e misura, é rabbuiato tanto da lasciarsi scappare, a microfoni spenti, frasi del tono "...qui nessuno é indispensabile, io per primo...". Chi vive il ritiro della Fiorentina da vicino, pur all'esterno della Società, parla di grande tensione, la squadra si allena solo a porte chiuse. Poi arriva Della Valle che in quattro e quattr'otto dichiara Mutu incedibile. Non poteva farlo prima il beau geste ? Corvino é o non é un suo dipendente ? Oppure il bel tenebroso può agire di sua iniziativa su una delega praticamente in bianco che poi, quando piscia fuori dal vaso, viene revocata con un coup de théatre degno de l'Opera comique ? No, questa storia non mi é piaciuta. E' stato un pasticcio, ha mostrato poca unità d'intenti, troppe parole in libertà e cervelli in libera uscita. Che senso avrebbe avuto cedere all'ultimo, o quasi, il giocatore più forte proprio nell'anno in cui si può materializzare il sogno di giocare la Scempionslig ? Sarebbe come brigare per portare a cena Monica Bellucci e poi offrirle un panino col lampredotto. Se poi, Dio ci liberi, dopo la cessione di Mutu si fosse manterializzato anche lo spettro dell'eliminazione al turno eliminatorio (sempre possibile - toccando ferro - sia chiaro) l'ambiente avrebbe avuto un contraccolpo difficile da assorbire. Qualcuno dice che é stata tutta una montatura dei giornali, io dico che non ne sono sicuro, io credo che ci sia qualcosa da aggiustare, da chiarire, da limare. Non molto, per carità, ma nemmeno nulla. Credo che sia l'ora di capire, ma davvero, se questa Fiorentina ha un progetto e se sì chi é il direttore dei lavori, e chi l'amministratore del cantiere, chi l'ingegnere capo e chi il capomastro, perché sono tutti ruoli indispensabili, ma distinti, e soprattutto strettamente gerarchici. Un po' come in convento: "dove non c'é regola non c'é frati" - si dice dalle mie parti - e senza frati, ovvero senza unità d'intenti e disciplina, non si va da nessuna parte. Con o senza Corvino, con o senza Mutu, e - oserei dire - con o senza i Della Valle brothers.
30/06/2008- TIA ESPANA POR FIN GANO' La chiamava così Gianni Brera : Tia Espana, zia Spagna, perché in fondo, per noi italiani, gli spagnoli sono un po' parenti, per etnìa, del cui studio Brera si appassionava, e per cultura. Forse non abbiamo tutti, in Italia, gocce di sangue Cartaginese ? Non c'è in ogni provincia un ponte d'Annibale ? E dopo aver costruito ponti i guerrieri cartaginesi mescolavano i proprio geni a quelli delle robuste ragazze italiane, questo sosteneva Brera che ci vedeva tutti celtiberi o gallo-liguri. Tia Espana è stata dolce con noi quando conquistammo il Mundial in casa sua e mi ha fatto piacere che ieri "La Furia" abbia vinto di nuovo qualcosa quarantaquattro anni dopo l'ultimo successo. Qualcuno parlerà di tecnica per questo Europeo, di tattiche, di numeri: io dico solo che, per una maledetta volta, ha vinto la squadra migliore. Punto. Per quarantaquattro anni la Spagna era stata come afflitta da una maledizione, una "mala suerte" la perseguitava dalle alture del Mexico, dov'era planato "el buitre", alla follia canicolare di USA '94 quando il grande Roberto Baggio aveva messo la sua inimitabile sigla ad una delle più rocambolesche (e discutibili) vittorie azzurre di sempre. Prima l'unica volta che c'era andata vicina a vincere qualcosa l'aveva tradita un grande portiere, Luis Miguel Arkonada Etxarri, che era stato l'eroe di quell'europeo, ventiquattro anni fa. Arkonada, il miglior portiere al mondo, il più continuo, si era fatto scappare un tiro di punizione di Platini che gli era passato sotto il corpo rotolando in rete. Platini, che ora è un simpatico grasso signore, l'ha invitato alla finale e gli spagnoli, che ci assomigliano anche in questo, hanno pensato alla "mala suerte" per la quale temevano anche il premier Zapatero invitato in ogni modo, ma inutilmente, a stare a casa. Né Zapatero, né Arkonada hanno portato male, stavolta tutto è andato per il verso giusto: una squadra giovane (la più giovane), una squadra bella (la più bella insieme all'incredibile Turchia), una squadra capace di far sembrare la Germania, sebbene lontana dall'eccellenza di un tempo, molto meno di quello che é. E' stata la rivincita di Luìs Aragonés (gli accenti sono giusti) criticato per aver rinunciato a Raùl Gonzales Blanco, che é ancora qualcuno nel Real Madrid. Nel Real Madrid, non nel Peretola. Luìs l'ha lasciato a casa e se avesse perso lo aspettavano le pernacchie, perché gli spagnoli ci assomigliano anche in questo. Lui così fuori dal tempo, un settantenne che indossa sempre e solo la tuta ginnica al tempo dei Mancini e dei Mourinho, che vestono cachemire anche d'estate ! Luìs che ha tolto quattro volte di fila Torres, el nino, il centravanti più forte d'Europa, che però gli ha regalato la Coppa con un suo gol, Luìs che mentre noi siamo capaci di disquisire per un mese sul fatto che Aquilani e Pirlo possano giocare assieme anche se c'é De Rossi, schiera tutti assieme: Silva, Fabregas, Iniesta e Xavi Hernandéz che da solo sembra capace di far grande qualsiasi squadra ! Luìs che ha dichiarato senza ironia : "la vera finale é stata con l'Italia", perché con noi é dura per tutti e siamo stati capaci di far giocar male, l'unica volta, anche loro che a calcio giocano davvero. Noi, però è bene che lo sappiamo, siamo molto più lontani da loro di quanto dicono quei due tiri dal dischetto: loro hanno una loro fisionomia, noi abbiamo perso parte della nostra. Per una volta ha vinto il migliore e non ce ne dobbiamo rammaricare, ma loro giocano al calcio mentre, in una partita secca, i nostri vecchi draghi sono ancora capaci di far male a chiunque giocando il nostro gioco che è quello di far giocare male gli altri. Non confondiamo le cose se vogliamo tornare a vincere qualcosa. Adesso la domanda é: riuscirà la Spagna ad aprire un ciclo come fece la Francia anch'essa giunta al primo successo dopo decenni di tentativi infruttuosi ? Lo sapremo presto, il bello del calcio é questo: finiti gli Europei, cominciano le qualificazioni Mondiali. Tia Espana ora ci guarda dall'alto in basso, ma l'aspetta una prova che é riuscita una sola volta in quasi cinquant'anni: diventare Campione del Mondo dopo essere stato Campione d'Europa. Realizzò l'exploit mai più ripetuto dopo e mai riuscito prima la Germania (allora ancora Ovest) nel '72 e nel '74. Era la squadra di Maier, Beckenbauer, Muller, Breitner e Overath, un'altra cosa rispetto ai legnosi panzer domati dalla Spagna al Prater, ma quelli c'erano stavolta e quelli la Spagna ha battuto. Altra annotazione: da tre edizioni il calcio anglosassone è a bocca asciutta: Francia nel 2000, Grecia nel 2004, Spagna nel 2008, il calcio atletico sembra aver lasciato spazio al calcio tecnico e veloce, una bella novità, finalmente. Ora tocca agli altri inseguire, per una volta Tia Espana può aspettare celandosi dietro una raffinata mantilla; il futuro, stasera almeno, sembra inevitabimente suo. Suerte.
27/06/2008- LA RICETTA DELLA RIBOLLITA Dopo i rigori contro la Spagna avevo pochi dubbi sul fatto che il mandato di Donadoni come CT della Nazionale fosse scaduto, tramontato fra i guanti di Iker Casillas e i piedi magici di Cesc Fabregas. Una cospicua percentuale di questi dubbi era legata al fatto che questo mandato fosse realmente mai esistito, se davvero Roberto Donadoni avesse mai avuto una sua reale storia da CT e non fosse stato tutto, negli ultimi due anni, "virtuale", se "Roberto il triste" non fosse un ologramma di CT proiettato sulla panchina per coprirne, senza occuparlo, il vuoto lasciato da Lippi, se Roberto Donadoni non avesse preso l'interim di se stesso per consegnare il suo posto ad un altro. Nella mia storia personale di tifoso ho l'età anagrafica per ricordarmi con un minimo di cognizione e coscienza critica dei CT azzurri, da Valcareggi in poi: Bernardini, Bearzot, Vicini, Sacchi, Maldini, Zoff, Trapattoni, Lippi ed infine Donadoni. Valcareggi resistette per sette anni pieni, un Europeo vinto (l'unico), un'eliminazione nel successivo, l'epopea dei messicani e la caduta di Stoccarda quattro anni dopo ai Mondiali Bernardini fu quello che oggi si direbbe un traghettatore, nel momento forse più difficile del calcio italiano, restò poco in carica, ma fece molto per la Nazionale imponendo quelli che lui chiamava i "piedi buoni" . Bearzot, che ne coadiuvò inizialmente il lavoro per poi assumere la carica da solo, è restato in carica per dieci anni (dal '76 all'86) ed é l'unico CT azzurro che sia riuscito, dopo Pozzo, a portare la Nazionale nei primi quattro posti in tre grandi competizioni consecutive ed il primo, sempre dopo Pozzo, a vincere un Mondiale. Vicini avrebbe potuto vincere di più, ma non aveva fortuna: dopo aver perso ai rigori l'Europeo Under 21 con la miglior Nazionale di categoria che l'Italia abbia mai avuto, subì la stessa sorte ingrata anche nel Mondiale di casa, nel '90, eliminato in semifinale dall'Argentina in quella che resta ancora oggi l'eliminazione più immeritata ed amara della storia del nostro calcio. La federazione (minuscola voluta) lo fece fuori con pochissimo stile e consegnò la Nazionale alle alchimie di Sacchi. E' stata, per me, la Nazionale meno amata, la prima e credo di poter ancora dire l'unica, della quale non saprei recitare la formazione. E non io solo. Perse, Sacchi, un Mondiale ai rigori con il Brasile e venne mandato a casa dal successivo Europeo per un altro rigore fallito, stavolta da Zola dopo l'assurdo ostracismo a Roberto Baggio non ancora trentenne. Sempre i rigori, oltre ad una certa attitudine alla sofferenza più che al gioco, furono fatali, ai mondiali di Francia, a Cesarone Maldini, l'unico CT azzurro ad aver la possibilità di selezionare il figlio. Malissimo venne trattato Zoff, il primo cui siano mai stati favorevoli i tiri dal dischetto che lo qualificarono alla finale con la Francia ai danni degli olandesi padroni di casa, ma anche il primo CT esonerato dal presidente del consiglio anziché da quello della federazione (sulle minuscole sapete come la penso). Anche Trap non avrebbe avuto grande fortuna, male ai Mondiali, peggio all'Europeo in entrambe le occasioni con un bel mix di colpe e sfortuna. Di Lippi c'è poco da dire se non che, negli ultimi quarant'anni è stato l'unico CT ad essere richiamato sulla panchina azzurra. Qualcuno l'ha definito "una minestra riscaldata". Non sono d'accordo, è piuttosto una "ribollita". Perché ? Lo spiego per i non toscani. La minestra riscaldata è un piatto poco gradevole ed è spesso un ripiego per far fronte ad un imprevisto, ad un'emergenza, superata somministrando al commensale un piatto preparato per una precedente occasione e tornato utile alla bisogna. La ribollita, invece, è un piatto preparato ad arte prima, per essere servito e consumato poi, in un secondo tempo: il fatto di gustarla "riscaldata" è parte integrante ed irrinunciabile della ricetta, non un evento casuale. Pensateci bene: è quello che accadde dopo Berlino. Lippi aveva appena vinto un Mondiale sulla conquista del quale nessuno, in federazione, avrebbe scommesso un soldo falso bucato, salvo poi salire sul carro dei vincitori assieme alla ministra (ministra, non minestra) Melandri che immagino tenersi la gonna del "taierino" parlamentare per meglio spiccare il salto. Nell'impaccio inevitabile del post-trionfo (perché nessuno mi toglie di mente che l'epurazione di Lippi troppo compromesso con lo scandalo Gea e affini fosse già stata decisa e solo rimandata a valle del preventivato tonfo) venne progettata la "ribollita": un anno sabatico (o sabbatico ?, fate voi) per farlo rimpiangere e poi il ritorno del conducator mondato da ogni colpa. E chi meglio di Donadoni, un carneade a paragone del Marcello viareggino, con la faccia di "uno che perde" come avrebbe detto George C.Scott ne "Lo spaccone". Raccontava Bearzot che lui, in Spagna nell'82 aveva puntato tutto su Paolo Rossi ed aveva chiamato franco Selvaggi, invece del pluricapocannoniere Pruzzo, perché la critica non ne invocasse l'impiego alle prime difficoltà che lui aveva previsto potesse incontrare il suo pupillo. -"Mister"-rispose entusiasticamente Selvaggi al sondaggio del CT sulla sua disponibilità ad un ruolo defilato-"pur di venire ai Mondiali sono disposto a portare le valigie di tutti !"- -"Non sarà necessario"- rispose il vecio-"basterà solo che nella tua non metta le scarpette da calcio...". Più chiari di così... Invece Donadoni le sue metaforiche scarpette le ha portate. Parte male, ma è una persona seria e che conosce il mestiere e anziché far bene la sua parte di ologramma, la fa male, malissimo e diventa il CT che vince il girone di qualificazione davanti alla Francia, il CT che sconfessa Lippi riportando in Nazionale Panucci, che scopre Di Natale, che richiama Cassano. Avevano preso un curiale e si ritrovano un tupamaro. I risultati rendono improponibile la Restaurazione pre-Europeo. Lippi, di cui si parla senza pudore e rispetto, da mesi resta al palo e Donadoni diventa il primo CT ad orologeria, il primo che "é meglio se non vince". Allucinante se non si trattasse della federazione italiana gioco calcio e della lega di cui non cito i presidenti. Ora tutto è risolto: l'Italia é stata eliminata e in cinque giorni é stato ufficializzato l'addio di Donadoni ed il ritorno di Lippi: la "ribollita" é servita, basta un filo d'olio extravergine d'oliva, ed é un piatto che, se fatto a regola d'arte, non tradisce mai. Buon appetito.
23/06/2008- LAS FURIAS IN SEMIFINALE-AGLI AZZURRI L'ONORE DELLE ARMI L'Europeo degli azzurri è finito. C'era chi se lo aspettava, e c'era chi se lo augurava. Io non ero né fra i primi, né tantomeno fra i secondi. Avevo messo in conto che si sarebbe potuto perdere il confronto con "las furias", per il quale si era addirittura scomodato Re Juan Carlos che ricordo con piacere spettatore del trionfo azzurro al Mundial '82, ma confidavo che la leggendaria "tigna" della nostra squadra avrebbe potuto aver ragione della freschezza e della beata gioventù degli spagnoli. Fra il mio pronostico segreto e il responso del campo si è frapposta la prodigiosa ciabatta di Iker Casillas che ha stornato dal fondo del sacco un tiro a botta sicura di Camoranesi, quando ormai qualunque segnatura sarebbe risultata decisiva. Non sarebbe stato giusto, ma me ne sarei fatta una ragione e Donadoni, elevato sicuramente all'onore degli altari, mi avrebbe fatto buona compagnia. Milioni di italiani avrebbero battuto il palmo della mano sinistra nella doccia del gomito destro, salutando, come dico io, " alla De Coubertin" e si sarebbe inneggiato alla sagacia tattica, all'abnegazione, alla prodigiosa resistenza dei nostri azzurri, che, ora che hanno perso, più tanto nostri non li sentiamo. Quella parata a metà fra la prodezza ed il colpo di sedile ha cambiato il risultato, orientandolo più equamente, ed il destino del CT che oltre che triste, ora è anche solitario e probabilmente "final". Lippi è tornato di moda, ma fossi in lui non rimetterei in palio la gloria, bene quanto mai effimero nel calcio italiano. Prima di spengere la TV ho ascoltato l'indegna canizza scatenata da Aldo Biscardi (buono quello si può dire ?) contro il nostro (ex?) CT lapidato come un'adultera a suon di congiuntivi e condizionali trattati come interscambiabili alla stregua dei centrocampisti della Russia di Hiddink. Il povero Donadoni è stato addirittura accusato di "ascoltare troppo la stampa" avendo, il reprobo, schierato proprio la formazione che quasi tutti gli ululatori avevano proposto e che, per la verità e per quel poco che vale, era anche la mia. Alcuni suoi predecessori avevano scontato il medesimo supplizio per essere stati sordi a quelli stessi suggerimenti, stavolta Donadoni ha pagato il fatto che la squadra dei soloni era stata sconfitta lasciandoli, per una volta, senza argomenti per un sondaggio in diretta sugli errori del CT che erano (se di errori si trattava) anche i loro. Il giocattolo si era rotto per tutti, non sui poteva più additare il CT come un ostinato imbecille, stavolta avevano perso anche loro. Altre volte le loro formazioni avevano avuto il pregio di essere rimaste imbattute non avendo sostenuto la prova del campo dove è noto che i discorsi stanno a zero, stavolta no: volevano Chiellini e Panucci, e li hanno avuti, volevano Cassano, Perrotta e Aquilani e sono stati accontentati. Chi si è arrampicato sugli specchi fino alla fine ha parlato di Borriello e del suo mancato impiego, ma non sono riusciti, loro stessi, a prendersi sul serio. A me Donadoni è parso coerente, che è il massimo che si deve pretendere, poi in campo vanno i giocatori, che sono campioni, ma anche uomini e come tali fallaci. Il CT che era riuscito a reinventarsi la difesa, ha cercato di fare lo stesso con il centrocampo: Aquilani, che tutti (io per primo) avevamo invocato non è riuscito a fare il Pirlo restando in un dignitoso anonimato e Perrotta ha perso quell'aura magica che lo rendeva imprendibile ed imprevedibile incursore ai Mondiali tedeschi. e con il solo De Rossi e la volontà di Ambrosini è dura sostenere l'attacco composto nel caso in esame da Toni e Cassano, ma anche con altri due a vostra scelta le cose sarebbero cambiate poco . Luca Toni ora veste la tunica nera del reprobo, milioni di SMS sgrammaticati lo insultano sugli schermi della RAI e di altre emittenti, spero che gli operatori di telefonia mobile paghino una percentuale a lui ed a Donadoni in ragione dell'incremento di traffico prodotto. Per Toni vado, come al solito, contro corrente. L'Italia ha avuto, in tutta la partita, quattro possibili occasioni da rete: la prima è stata un colpo di testa di Toni su cross di Cassano da sinistra rimpallato fortuitamente dal suo oppositore Marchena, la seconda è stata il tiro di Camoranesi respinto dalla ciabatta di Iker Casillas propiziato da un doppio caparbio e coraggioso intervento ancora di Toni, il terzo episodio (perché di episodi si é comunque trattato) ha visto ancora protagonista, stavolta negativo, Toni che su un cross da destra di Zambrotta (o Camoranesi ?) ha sottratto il pallone alla battuta di Grosso, infine l'ultima occasione è stata un bel colpo di testa di Di Natale (che prima non c'era) con grande risposta di Casillas. Tre volte su quattro il terminale offensivo è quindi stato Luca Toni, segno che altri schemi plausibili non avevamo e che l'oumòn si è comunque battuto. Vogliamo trovare il capro espiatorio, accomodatevi; non è un gioco che mi diverte. Potrebbe (anzi dovrebbe) essere discussa la scelta di schierare casomai lui solo in avanti , ma l'avremmo fatto lo stesso se quel pallone di Camoranesi fosse sfilato di fianco alla ciabatta di Iker Casillas insaccandosi in gloria ? Sarebbero stati così impietosi i giudizi su Donadoni trattato senza mezzi termini da "minus habens" se Di Natale e De Rossi non avessero fallito i rigori decisivi ? Senz'altro no. Allora prendiamo su e portiamo a casa, stavolta il nostro gioco ispirato all'arte suprema del far soffrire l'avversario ha solo sfiorato il bersaglio. Con la Francia ai Mondiali avevamo vinto, oggi ci ha detto male almeno quanto ci disse bene allora. Ieri è passata la squadra che ha più cercato di imporre il proprio gioco, senza riuscirvi magari, ma mostrando comunque di volerlo fare, con caparbietà e con continuità. E' andata a casa, per una volta, la squadra più cinica, la più pragmatica, aiutata (ma quando ci succede non ce lo ricordiamo mai...) anche da un paio di decisioni arbitrali almeno discutibili (il rigore netto di Ambrosini su Villa ed una trattenuta di Chiellini su Sergio Ramos che, a parti invertite, avrebbe fatto discutere un mese !) e da un pizzico di fortuna (il palo sul pallone rimbalzato dal petto di Buffon...). Ai vecchi draghi è comunque toccato l'onore delle armi. Uscire per mano della razzente Spagna di Villa, Torres, Sergio Ramos, Fabregas, Xavi e Casillas non dovrebbe essere un dramma, ma da noi lo sarà: fra qualche mese nessuno si ricorderà più di come gli azzurri sono andati vicini a battere le furie rosse, esattamente come nessuno si ricorda come, un paio d'anni fa di questi tempi, gli stessi azzurri riuscirono a battere l'Australia e continuare nel loro cammino ai Mondiali poi vinti. In gloria, ovviamente. E' la dura legge del gol, che per noi italiani è ancora più dura soprattutto quando è giusta.
22/06/2008- LA NOTTE DI LUIS
José Luis Aragonés Suàrez Martinez è il nome completo, ma da calciatore si chiamava solo Luis, anzi Luìs. Luìs e basta. Giocava da interno destro o da ala, comunque in un ruolo spiccatamente offensivo, nell'Atletico Madrid, perché la "Casa Blanca", il Real Madrid, l'aveva misurato e trovato in difetto. Con "los colchoneros", i materassai, ha passato una vita, ma non una vita da mediano, bensì una vita da mezz'ala e che mezz'ala. Di lui s'interessò persino l'Avvocato - almeno così sostiene la leggenda - dopo che aveva rifilato tre gol alla Juventus in Coppa delle Fiere, l'antenata della Coppa UEFA. Le frontiere erano chiuse e così non se ne fece di nulla, ma Luìs continuò a segnare e a sognare sulle rive del Manzanarés: alla fine saranno 265 le sue presenze nella Liga con 123 reti. All'Atletico aspettano ancora di trovare un altro come lui. La sua carriera, già ricca di soddisfazioni con diversi titoli nella Liga e in Coppa del Re, ha avuto un momento in cui poteva cambiare, consegnarlo alla leggenda. Accadde, come spesso succede nel calcio, una notte, allo stadio Heysel trentaquattro anni fa. Quel giorno Luìs giocava la partita che avrebbe coronato la sua carriera: la prima finale di Coppa Campioni dell'Atletico di Madrid. Due mesi dopo avrebbe compiuto trentasei anni, era una grande occasione, ma soprattutto era l'ultima. L'Atletico era una buona squadra, ma affrontava il Bayern Monaco che stava per iniziare un ciclo, con i vari Beckenbauer, Maier, Breitner, Muller e compagnia, e soprattuto arrivava alla partita decisiva decimato dalle squalifiche maturate in una semifinale violenta contro il Celtic. Luìs aveva giocato tutta la Coppa, saltando solo qualche partita ed era stato decisivo segnando gol importanti in una squadra che aveva costruito le sue vittorie in trasferta e che si adattava benissimo a difendere e contrattaccare. Di solito giocava uno spezzone di gara, "alla Altafini", centellinando le energie come gli suggerivano gli anni. Quella sera a Bruxelles non era stato possibile risparmiarsi: Juan Carlos Lorenzo aveva dovuto sostituire nei 90' Salcedo e Ufarte, e quindi Luìs era rimasto in campo anche nei supplementari. A sei minuti dalla fine era arrivata l'occasione della vita: punizione dal vertice sinistro dell'area tedesca, barriera con sei tedeschi che nascondono la visuale a Sepp Maier e prodezza balistica di Luìs che supera la barriera aggirandola con un tiro arcuato, perfetto: Atletico 1 - Bayern 0 con sei minuti da giocare quando trenta secondi di recupero erano considerati un'estrosità. Era fatta. I tedeschi, favoritissimi, si erano svuotati, attaccavano con la forza della disperazione, ma senza risultato. All'ultimo assalto Georg Schwarzenbeck si trovò la palla fra i piedi con tutti i compagni marcati mentre l'orologio dello stadio stava per concludere l'ultimo giro dei suoi 120 giri, Franz Beckenbauer con l'ultimo fiato gli gridò "tira !" e lui, che non aveva mai tirato in porta, segnò il gol del pareggio da trenta metri sorprendendo il portiere Reina, padre dell'attuale portiere di riserva della Nazionale spagnola. Un caso o un miracolo a seconda dalla parte da cui lo si guarda. Nella ripetizione (all'epoca una finale di Coppa dei Campioni era ancora considerata una cosa seria e non si assegnava con i rigori) il Bayern tornato a casa dall'inferno di una sconfitta ormai certa non fece sconti: 4-0 e per Luis Aragonés una notte da sogno si trasformò in un incubo. Il 28 luglio compirà settanta anni, quando leggerete queste righe saprete (e saprò) se Luìs Aragonés avrà vissuto la sua notte peggiore quel lontano 15 maggio 1974 o se gli azzurri gli avranno dato un dispiacere ancora più grosso. Perché, ora da CT come allora da attaccante, Luìs Aragonés sa di non poter contare su molte altre notti in cui scrivere il suo nome nella storia del calcio.
18/06/2008- AU REVOIR, MARIANNE Io non ci credevo troppo, ma ci speravo e tutto è bene quel che finisce bene. Lo diceva anche il grande bardo di Stratford on Avon. Il day-after di Italia-Francia è sereno, che più sereno non si può. Addirittura Donadoni sembra il C.T. della Nazionale e di Lippi non parla più nessuno. Gli olandesi, temutissimi pasticcieri, hanno onorato lo sport battendo la Romania oltre il punteggio e si sono affrancati da ogni malevolo sospetto, salvo poi pentirsene se le nostre strade dovessero incrociarsi nuovamente sulla strada per Vienna. Per ora è solo un'ipotesi stuzzicante, e non saranno gli olandesi a lamentarsi se rimanesse tale. Gli azzurri, dal canto loro, hanno vinto senza strafare una partita nella quale gli episodi ci hanno per una volta sorriso benevolmente. Non chiamiamola fortuna, ma allora come definire l’infortunio al miglior calciatore francese su un’azione dalla dinamica innocente, il fallo da rigore ed espulsione che ha offerto a Pirlo la palla del vantaggio ed ha sottratto ai francesi la parità numerica obbligandoli al contempo alla seconda sostituzione in venti minuti, necessaria per inserire un secondo difensore e riequilibrare la squadra ed infine la deviazione di interno sinistro-punta di Thierry Henry sulla botta di De Rossi che ha messo fuori causa Coupet nell’azione del raddoppio ? -"Ocio, passiensa e bus de cul"- diceva Sacchi da dietro i suoi occhiali neri. Se fino a ieri ci aveva detto male, contro i francesi la malasorte ha decisamente alzato su di loro il suo pietrificante sguardo di Medusa. “Agli zoppi, grucciate” recita un amaro proverbio toscano, e nel calcio la regola è questa: solitamente se una squadra è in difficoltà come organico e come gioco, quasi sempre arriva la sfiga a mettere il carico da undici. Il remake della finale di Berlino ha confermato che per la Francia questi ventitré mesi e spiccioli hanno lasciato un segno più profondo che per l’Italia. Perso Zidane, infortunato gravemente Ribery (auguri di cuore), involuto Henry, acerbo Benzema, inconcludente Govou, affaticati Makelele e Gallas, irriconoscibile Abidal, les bleus si sono consegnati al futuro con il dinamismo di Thoulalan (per me il migliore) ed Evra e con il trasparente anonimato di Clerc. Tutto qui. Difficile spiegarsi, senza scendere alle questioni personali, perché Domenech si ostini a preferire Coupet a Frey, Boumsong a Mexes e Anelka a Trezeguet. Tant’è, questa era la Francia e l’Italia l’ha superata. Bene Pirlo e De Rossi, bene anche Grosso e Zambrotta. Cassano è stato ordinato e non ha cercato di strafare che, con il suo carattere e con la pressione che si è ritrovato a gestire, è già un merito. Buffon (santo subito) ha compiuto il solito miracolo cui ci ha abituati e la difesa ha avuto solo qualche momento di sbandamento, nulla in confronto alle amnesie sofferte contro Olanda e Romania. Chiellini non sarà granché dal punto di vista stilistico, ma è tonico e dà retta a Panucci e assieme si muovono spesso dalla parte giusta senza aprire le voragini da incubo regalate da Barzagli e Materazzi all'Olanda. Sulla graticola della critica urlata è finito Luca Toni, accusato di aver fallito almeno quattro palle gol, due delle quali, ai tempi del suo primo anno in viola, non sarebbe riuscito a mancarle neppure se avesse voluto farlo deliberatamente. Nessuno di questi torquemada ha ricordato che, oltre al rigore, Toni ha conquistato e difeso tanti di quei palloni e preso e dato tante di quelle botte che solo per questo motivo meriterebbe un celebrazione, non una censura. Allo stesso modo hanno dimenticato che un suo colpo in acrobazia é rscito a fil di palo a portere battuto: fosse entrato il pallone quella prodezza sarebbe finita anche su televideo, è uscita di un'inezia ed allora il consueto dalli all'untore della critica ha individuato nell' "oùmon" il nuovo bersaglio, spostando il tiro da Pirlo tornato all'onore degli altari. Ora che si avvicina l’ora di Spagna-Italia sono in molti a invocare a gran voce l’esclusione di Toni, fra di loro, folla vociante, immagino, travestito da vecchia, Luis Aragones il CT delle “furie rosse”. Lui, di sicuro, Toni in panchina non lo vedrebbe male.
26/05/2008- CRISTIANO RONALDO ? NO, GRAZIE. Il Manchester United ha vinto la Scempionslig che il Chelsea non avrebbe meritato di perdere. Il calcio mercificato di questi giorni ha scelto diverse immagini per questa finale fremente e combattuta: la sfortuna di John Terry cui un piede è scivolato malamente mentre calciava il rigore più importante della sua vita, e il trionfo di Cristiano Ronaldo, Pallone d'Oro prossimo venturo, gol a decine e gol in finale di Scempionslig, Campione d'Inghilterra, prossimo immancabile protagonista agli Europei. Bello e impossibile, altero come il Cid campeador, ricco a milioni di euro che i club più ricchi del mondo fanno a gara per versargli, personaggio ideale per questo calcio patinato, perchè sembra lui stesso patinato con quel volto da modello di Dolce e Gabbana e quel fisico esplosivo. Sia chiaro, il calciatore c'è, é sulla maturità dell'uomo che ho riserve. Quando dopo 110' un attaccante scatta in progressione a velocità doppia dell'avversario c'è poco da discutere, solo l'altro Ronaldo, quello del '98 prima dei Mondiali, quello dell'Inter e del rigore-non rigore di Juve-Inter, avevo visto capace di simili strappi alle regole della fisica. Sul fatto tecnico, basta così: velocissimo, piedi che sembrano joy-stick come quelli di Zidane, tiro fortissimo, capace di segnare di testa, che si vuole di più da un campione del calcio ? Per esempio che non pretenda di beffare il portiere avversario fermandosi nella rincorsa del rigore per poi sbagliarlo meritandosi un uragano di pernacchie. Se John Terry non fosse scivolato come un protagonista dei filmati di Paperissima, oggi sarebbe il rigore di Ronaldo a meritarsi il tapiro d'oro. Il giovane è fatto così, ha perfezionato il dribbling più beffardo: quello nel quale fa rimbalzare il pallone sul piede opposto lasciando di pietra l'avversario, ma lo usa a sproposito, più per imbarazzare l'avversario che per sbarazzarsene e portare vantaggi al Manchester. Contro l'Italia nell'amichevole in Svizzera tanto ci s'incaponì che finì per portarsi il pallone in fallo laterale e se non ricordo male, sull'azione successiva l'Italia segnò con Toni, uno che un dribbling così non lo sa fare, ma mira al sodo. Nella finale ha tanto indispettito con quella sua insopportabile supponenza che il suo compagno di nazionale Carvalho si è incaricato di dargli una stecca per invitarlo a non esagerare. E sono convinto che, se non lo avessero impedito il regolamento e il blasone del Manchester United, anche Rio Ferdinand, Hargreaves e Van der Sar avrebbero pubblicamente approvato quel calcione. Poi quell'antipatico gesticolare le poche volte che un compagno non gli torna il pallone con la precisione che lui pretenderebbe è davvero vergognoso. Indegno di chi veste la maglia che fu di Bobby Charlton. Sono sempre stato un grande simpatizzante del Manchester United, ma questa volta l'odioso Ronaldo mi aveva portato a parteggiare decisamente per il Chelsea, nonostante Abramovich ! E' tutto dire. Ho sognato, lo ammetto e dovrei vergognarmi, che i reds perdessero per quella gigantesca stronzata di Cristiano Ronaldo ai calci di rigore e che dopo Giggs e Scholes, autentici simboli dei "reds" spesso mandati a quel paese per un pallone fuori misura a centrocampo, lo prendessero a calci nel culo in Mondovisione. Chiedo venia, sono cose che non si devono pensare, ma mi sarebbe piaciuto da morire, lo confesso. Come sarò contento che Cristiano Ronaldo svesta la maglia del Manchester United per indossare, a suon di milioni di euro, quella del Real Madrid, permettendomi, la prossima volta, di tifare per la mia squadra inglese preferita. E poi c'è da sperare che agli Europei... no, sarebbe troppo bello. Come non detto, ma la speranza c'é e sono convinto ci sia anche la giustizia...
18/05/2008- TUTTO E' BENE QUEL CHE FINISCE BENE
Osvaldo "rovescia" il pronostico !
Quando Pato ha segnato il gol del pareggio milanista a San Siro dove l'Udinese stava vincendo contro ogni logica ho creduto che la Fiorentina avrebbe avuto l'occasione per una rivincita in Coppa UEFA. Fino a quel momento le notizie che rimbalzavano da Torino avevano parlato delle prodezze di Matteo Sereni, portiere miracoloso e miracolato che è la prima e necessaria componente di ogni beffa calcistica che si rispetti. Mentre l'Inter era venuta a capo delle sue introversioni grazie al taumaturgico Ibracadabra, nessun demiurgo sembrava possibile vestisse la maglia viola. Anzi, nel delirio dello studio televisivo milanofilo giungeva la notizia di un gol granata il cui annullamento sembrava solo allungare le nostre sofferenze. Di solito in questi casi c'è la frase fatta che ogni telecronista impiega scatenando immancabilmente la palpazione delle gonadi da parte dei destinatari di quel messaggio menagramo:"Qui ci vuole la prodezza di un singolo..."- Dopo quelle parole neppure Maradona ai suoi bei giorni riusciva più a combinare niente di buono. Oggi c'è riuscito Osvaldo, che da stasera insidia seriamente il posto di sindaco agli aspiranti inquilini di Palazzo Vecchio. Per una volta in vita mia ho azzeccato in pieno un pronostico: "La Fiorentina lotterà per il quarto posto fino all'ultimo minuto del'ultima giornata". Così é stato: mai avrei però pensato di suggellare il più importante traguardo della Fiorentina risorta dalle ceneri in cui l'aveva ridotta la "Giustizia" (?) sportiva con uno dei gol più belli che io ricordi. Lo ha segnato Osvaldo che è capace di risvegliare antichi brividi ogni volta che festeggia con la mitraglietta di Batistuta. Un gol da favola, veramente, un gol che depone per l'istinto di questo ragazzo misterioso che gioca meno di quanto sembrerebbe meritare ogni volta che lo fa. Sul traversone è sembrato piazzarsi male e il suo tentativo di controllo è apparso incompatibile con la logica ma il successivo guizzo ha ricordato le soluzioni care a Gigi Riva i cui gesti sembravano sempre dettati dall'istinto puro invece che dalla tecnica che ne avrebbe suggeriti di più facili e lineari, ma era proprio questo a renderli imprevedibili e irreparabili per gli avversari. Sereni, il portiere granata, ha parato palloni più difficili nel corso della sua grande partita ma quel tiro lo ha sorpreso proprio per la sua dinamica assolutamente scombinata e ha trascinato la Fiorentina nell'Europa dei soldi veri. Ora tocca a Pantaleo Corvino, perché la Fiorentina deve attrezzarsi per essere degna della Scempionslig e non rischiare di fare da damigella alle grandi del calcio europeo: l'obiettivo ragionevole è quello, intanto, di superare il turno preliminare perché solo dopo si è davvero qualificati per quella che una volta era la Coppa dei Campioni. Due parole sul Milan: giocherà l'UEFA, se dovesse vincerla farebbe strike nelle Coppe Internazionali e quindi raggiungerebbe un altro traguardo per il suo incommensurabile palmarés. Credo, senza esagerare, che questo quarto posto debba essere considerato come uno dei migliori risultati della Fiorentina di tutti i tempi, per come è maturato e per gli avversari che ha dovuto superare per conquistarlo, sarà difficile fare meglio, ma è anche vero che sono tre anni che la viola centra questo obiettivo e quindi non è vana speranza aspettarsi qualcosa di simile, anche se raggiungerlo nuovamente sarà ancora più difficile. Il più bel traguardo, a pensarci bene è proprio questo. A proposito, quasi dimenticavo: l'Inter ha vinto lo scudetto. A conti fatti, inserendo nel computo anche i "lazziali", la maggioranza dei miei amici sarà soddisfatta, per gli altri, i romanisti, resta il riconoscimento di aver disputato una stagione bellissima, per me superiore a quella dell'ultimo scudetto, ed il merito di aver fatto divertire anche i non interisti tenendo ostinatamente vivo l'interesse del campionato fino alla fine. Per questo motivo "Grazie Roma", per una sera, dovremmo dirlo in tanti. Chiudo con una brevissima osservazione: Ibrahimovic (che Gino ha ribattezzato Ibracadabra con felice intuizione) ha chiuso il campionato con due prodezze di rara bellezza. Non mi è mai stato simpatico, Ibrà, anzi fra i grandi campioni in attività è forse quello che "in toto" apprezzo di meno, sarà per quella sua aria picaresca, per il suo stile mercenario, o forse solo per una questione "di pelle" della quale ho senz'altro colpa io. Per capirsi, mentre offrirei volentieri un caffé a Gattuso, a Pirlo, a De Rossi o a Perrotta non farei altrettanto con Ibrà. Per adesso c'é ancora libertà, quindi lo dico per chiarezza, per non essere frainteso: Zlatan Ibrahimovic, centravanti della Svezia, mi sta sullo stomaco, per non citare altri luoghi anatomici.Detto questo continuo ad esporre il mio pensiero. Se doveva vincere l'Inter sarebbe stato più giusto avesse segnato il gol decisivo Materazzi, oppure Julio Cruz. Una squadra ha necessità di identificarsi in un campione, di eleggerlo a simbolo. Per gli interisti non è facile come per i tifosi della Roma con Totti o della Juve con Del Piero, spero che scelgano Zanetti e non Ibracadabra come emblema in cui riconoscersi, lo dico senza vena polemica, senza astio. Devo tuttavia anche riconoscere a questo campione il fatto che da quando è in Italia ha sempre vinto lo scudetto: due con la Juve (revocati) e due con l'Inter. Che abbia ragione chi dice che il calcio non è uno sport da bravi ragazzi ?
12/05/2008- VEDI NAPOLI E POI FUORI ?
Il gol di Hamsik
Dio c'è, questo per me è sicuro da tempo, e da oggi penso che, nonostante i recenti successi elettorali sembrino dimostrare il contrario, non dev'essere milanese. E' successo l'imprevisto e l'imprevedibile: nulla è ancora deciso a 90' dalla fine del campionato e questo è già un miracolo, un miracolo dovuto al Napoli ed al Siena che hanno giocato due partite vere quando tutti noi pensavamo che non sarebbe stato così. Dobbiamo ringraziare anche la Roma, perché ha continuato a credere nell'incredibile e se non avesse buttato via due punti col Livorno (da oggi matematicamente retrocesso) oggi sarebbe in testa dopo aver avuto fino ad undici punti di ritardo su un'Inter che all'epoca, "digiamolo", era un'altra squadra. Per grazia di Dio va ancora detto che Marco Materazzi ha sbagliato un rigore molto dubbio che avrebbe consegnato all'Inter uno scudetto che avrebbe fatto ricredere (ingiustamente) molti sulla regolarità dello scudetto nerazzurro: se l'Inter vincerà il titolo, sia chiaro, non sarà uno scandalo. Se lo vincerà la Roma, invece, sarà un miracolo. Certo che rivedendo le immagini del rigore concesso dall'arbitro a San Siro, si deve dire che il piede infausto di Materazzi ha fatto giustizia di una decisione scellerata, ma va anche detto che il fatto che in una società delle ambizioni dell'Inter si litighi di fronte a 80.000 spettatori per calciare un rigore decisivo per lo scudetto deve far riflettere. In settimana, attorno all'Inter (e nell'Inter), si è parlato di tutto fuorché del fatto che per battere il Siena sarebbe occorso, prima di tutto, giocare una partita di calcio. Si discuteva di quanti gol avrebbe preso il Siena, già salvo, prima della festa-scudetto dell'Inter, si è fatta una dietrologia addirittura triangolare coinvolgendo Juventus, Milan e Inter che avrebbero affossato le speranze viola di Scempionslig, si è perfino parlato molto (addirittura sulla prima pagina di un quotidiano divenuto recentemente autorevole) di un gatto nero divenuto protagonista involontario di una storia finita male alla "Pinetina". Si è parlato di tutto fuorchè del calcio giocato e tutto ha congiurato per preparare, nell'Inter, l'ambiente sbagliato nella domenica decisiva. Sembrava quasi che il Siena i tre punti li potesse recapitare a Milano fermoposta, invece è venuto a giocare al calcio, evento assolutamente imprevedibile per molti. Ci aspettano ora sette giorni di discussioni e polemiche, speriamo che qualcuno si ricordi che alla fine si dovrà anche giocare a calcio. Curioso e diabolico l'intreccio di panchine proposto dal calendario per l'ultima domenica: a Parma l'Inter ritroverà Hector Cuper, l' "hombre vertical" che è stato l'allenatore nerazzurro più controverso dell'ultimo decennio, a Catania la Roma affronterà Zenga ultrà nerazzurro dichiarato.. Non riuscirete a farmi dire nulla della Fiorentina, nulla è deciso neppure per il quarto posto utile per le qualificazioni di Scempionslig, come ho sempre pensato si deciderà tutto all'ultimo minuto dell'ultima partita. Qualcosa voglio dire del Napoli ed al Napoli: al San Paolo ha battuto Juventus, Inter e Milan, non gli capitava dai tempi di Diego Armando Maradona, uno che ci sapeva fare E qualcosa voglio dire anche ai calciatori del Napoli: grazie, domenica sapremo se la loro prodezza (3-1 al Milan) sarà servita a qualcosaltro oltre al giusto orgoglio partenopeo. A che cosa mi riferisco ? A nulla in particolare, naturalmente.
01/05/2008- LA DURA LEGGE DEL GOL
Semifinale di ritorno Fiorentina-Glasgow Rangers, la prima notizia arriva da San Pietroburgo, antica capitale degli zar ed ora città della squadra del cuore di Putin, a suo modo uno zar contemporaneo. Il risultato è di quelli che non ti aspetti: Zenith 4 - Bayern 0, con tanti saluti a Luca Toni. La curva Fiesole è "da tuffo al cuore", un muro di bandiere ondeggia sulle note di "Oh, Fiorentina", un inno che non invecchia. In campo ci sono, assieme a tanti ragazzini anche i giovanotti che nel '61 battendo proprio i Rangers conquistarono la prima Coppa Europea del calcio italiano, speriamo che queste celebrazioni non menino gramo, per prudenza tocco ferro e altro. Viola con Donadel, senza Kuz, Rangers con gli assenti (molto rimpianti) dell'andata, Fiorentina con la classica divisa, scozzesi in maglia bianca con eleganti inserti blu. Arbitro degno dell'occasione: il belga De Blekeere ( e s el'ho scritto male, pazienza). Dopo un minuto Pazzini per Santana: fuorigioco. Prime schermaglie sui palloni alti: prevalgono le difese sugli attacchi. Percussione centrale di Mutu per Jorgensen: fallo e punizione sprecata da Liverani nei guanti del portiere Alexander. Parecchi passaggi in orizzontale e qualche sbaglio di troppo. Bell'affondo di Gobbi su profondità di Mutu, ma la difesa scozzese si chiude. Pazzini cercato con insistenza con palle alte, ma i centrali scozzesi lo chiudono sempre perchè i lanci sono lenti e dalla trequarti. I Rangers sembrano amministrare un netto vantaggio che invece non hanno, appena ricevono palla la fanno girare all'indietro, mentre la Fiorentina punta sempre la porta palla a terra. Primo affondo scozzese al 10': angolo sulla cui battuta la difesa viola sembra ripetere i fasti di Gastaldello-goleador, stavolta finisce bene, ma le coronarie sconsigliano di ripetere certe pratiche. Partita bloccata e squadre l'una in attesa dell'altra, se continua così si gioca fino a domattina. Stupendo (e pulito) Gambero su Darcheville, metre Cuellar conferma l'ipotesi (metaforica) fatta sulla madre a Glasgow e picchia Pazzini senza troppo riguardo. Chi ha visto Montolivo ? Appena lo scrivo è suo il primo tiro della partita: da trenta metri, centrale e non fortissimo: para Alexander. Scozzesi ben disposti, e Montolivo cerca il bersaglio grosso vedendo bloccati tutti corridoi: alto e fuori, ma per adesso non c'è tripp per i gatti viola nell'area avversaria. Improvvisa fiammata viola con azione di prima Liverani-Gobbi e cross alto dal fondo su cui Pazzini non arriva: bella azione, soprattutto bellissimo il pallone profondo di Liverani per Gobbi. Santana che va a strappi, viene steso da Thompson: cartellino giallo. Cresce Montolivo, bella azione in tandem con Liverani e palla in area piccola su cui Santana prova il colpo di tacco e mette fuori causa Pazzini. Schema su angolo con pallone a Mutu solo sul dischetto: tiro rimpallato, ma questa, dopo mezz'ora è la prima palla-gol. Nuovamente perfetto Gambero sull'affondo di Darchevilleche che sembra il solo schema d'attacco dei Rangers. Botta a Donadel, fortuita ma dolorosa.Prandelli fa scaldare Kuz. Bella percussione di Gobbi da sinistra, solo angolo. La ripresa dall'alto mostra, quando ha la palla il Rangers, due squadre curiosamente sbilanciate sulla fascia sinistra degli scozzesi. Quaranta minuti: Mutu cerca la soluzione dal limite: rimpallo, Pazzini voleva la palla, quando gliela dà un minuto dopo guadagna un angolo sul quale poi colpisce di naso facendosi male da solo. Esce Donadel, che non ce la fa più, al suo posto Kuz: non cambia nulla nelle posizioni in campo e la Fiorentina chiude in attacco senza incidere troppo. Bilancio: nessun tiro in porta davvero pericoloso e partita noiosa (per gli altri, of course). Prospettiva facile aldilà dei discorsi e delle filosofie: chi segna per primo va a Manchester. Ripresa con la Fiorentina che attacca sotto la ribollente Fiesole. Consuete battute di studio, ma i "Gers" sembrano poco propensi a cambiare atteggiamento e quando si chiudono soffocano gli attaccanti viola che magari vorrebbero, ma non possono: sensazione dopo 5' è che se non entra un "colpo" (tipo Mutu ad Eindhoven) si va ai rigori. 6': occasione viola su cross di Mutu la girata di Pazzini esce di poco: palla gol, ma non era facile. L'urlo del pubblico carica la Fiorentina, Jorgensen impegna su cross da destra al volo il portiere scozzese. Buon momento della Fiorentina e Weir per poco non batte il proprio portiere, poi sull'angolo Mutu viene spostato al limite dell'area piccola. Grande Montolivo per Pazzini: fallo dopo vantaggio non concretizzatosi e punizione dal limite che Mutu calcia con alzo inconsueto, ma fuori. Il portiere scozzese perde tempo. Benissimo Kuz per Pazzini che però non è Drogba e non riesce a trovare il pallone da posizione-gol. Ora la viola meriterebbe il vantaggio. "Gers" che si chiudono sempre di più e che rallentano il gioco ad ogni occasione. Frey sale fino alla sua trequarti per lanciare Pazzini che lotta con coraggio, ma non riesce a spuntarla. 16' : brivido per una girata bellissima di Ufo, scaturita da un tiro sballato di Kuz dopo angolo, palla che esce di centimetri. Santana fa tutto bene da destra, ma il suo cross s'infrange sulla difesa scozzese con Pazzini e Mutu pronti a centro area. Darcheville (che non l'ha vista mai col Gambero) esce al 20', al suo posto entra Cousin. Cuellar stende Pazzini e Prandelli ordina a Mutu di lasciare la punizione a Liverani: non cambia nulla, palla rinviata da una testa scozzese. Magia di Montolivo in controllo e taglio per Santana (come Pirlo ai Mondiali con i tedeschi) ma un piedone scozzese rinvia lontano: sofferenza. Pazzini per una volta le busca anche da Weir, punizione centrale da lontanissimo: calcia Mutu a trenta centimentri da terra, il portiere scozzese si tuffa in ritardo e perde il pallone, ma lo recupera prima che ci possa arrivare Pazzini. Montolivo sembra in grande condizione fisica e spinge molto. Cousin veramente gramo col gomito su Ufo: ammonizione giusta. Gli scozzesi nella ripresa non hanno passato la metà campo, alla viola ora manca solo il gol. Improvvisamente, alla mezz'ora, si fanno vivi i Rangers: spazza tutto Gambero, poi sull'azione successiva, mezzo pasticcio di Ufo e prima parata (facile) di Frey. Si scalda Vieri che prende il posto di Pazzini, fra i migliori. Sulla prima palla lo serve Gamberini, che svetta di testa in mischia, a un metro e mezzo dalla linea di porta e Bobo si siede: maledetto ! Prima vera palla gol colossale per i viola: Pazzini dvrebbe chiedersi perchè a lui non capitano mai. Nei "Gers" entra Nacho Novo che c'era anche a Glasgow. Sette minuti ai supplementari: Mutu scatta bene e serve Vieri che si ricorda i suoi trascorsi australiani nel rugby e propone una trasformazione. Sul rovesciamento di fronte Gobbi compie il primo errore e Ferguson calcia a effetto dal limite: grande Frey che sventa: ma che beffa sarebbe stata ! Ora i "Gers" cercano apertamente il colpaccio, e la viola soffre un po', io non sto a dirvelo. Un minuto e trenta più recupero: ora cantano gli scozzesi. Tiro di Liverani dopo percussione splendida di Montolivo : deviato dal muro, angolo senza sviluppi. Allo scoccare del 90' bella azione di Santana steso sulla linea di fondo: punizione calciata cervelloticamente e nulla di fatto. All'ultimo assalto primo errore di De Blekeere (o comesichiamalui) che non concede una punizione dal limite a Mutu. Supplementari; al Milan non dispiacerà vedere un'altra mezz'ora di partita. Si comincia con un fuorigioco di Kuz. Cousin, cattivo come l'aglio, picchia Gambero. Montolivo (il migliore, per me) lancia Vieri, che fa tutto bene fuorché il tiro che sfiora il palo sinistro: palla gol nitida, e allora ditelo che andiamo a letto ! Ancora da sinistra cross bellissimo per Kuz che stacca bene da ultimo sulla destra: palla fuori di poco. Vale quanto detto sopra. Entra Semioli per Santana e Mutu indispettisce anche l'arbitro tenendo troppo palla: niente fallo. La prima palla di Semioli è un bel cross a rientrare, Vieri fuori posizione e nulla di fatto. Grandioso Getsemani Montolivo che squarcia la difesa scozzese, ma sull'ultimo tocco ancora Vieri è in controtempo e l'occasione sfuma. Jorgensen da destra mette al centro area dove Vieri è solo, ma forse sorpreso lascia passare il pallone che era da gol, un'altra volta. Ma tutte a Vieri capitano le palle buone ? Brividissimo su calcio dal limite di Cousin, rimpallo e parabola che con Frey fuori causa finisce provvidenzialmente alto di un metro, sarebbe stata la beffa più atroce. Dice che in panchina il più calmo è Prandelli: beato lui ! Montolivo prova ancora da lontano: tiro sforzato e fuori. Finisce il primo supplementare, un quarto d'ora ai rigori che guarderete, se del caso, da soli. Io ho famiglia. Ancora azione bellissima di Montolivo per Gobbi da sinistra, cross e sforbiciata di Mutu che sarebbe vincente se uno scozzese non l'intercettasse per caso: la palla esce di pochissimo. Solo angolo, e sfiga certificata. Non si respira più, Cousin colpisce con una testata Liverani che accentua un po' e l'arbitro espelle il francese per doppia ammonizione. Ennesima percussione e da destra calcia Jorgensen il pallone attraversa tutto lo specchio della porta scozzese: fuori ! Serpentina strepitosa di Gobbi su tocco di Montolivo sulla sinistra palla al centro a porta vuota per Semioli, ma la palla è uscita prima del cross: maledizione ! Fermato Montolivo per fallo di mano inesistente di Mutu in attacco. Pericolo per erroraccio di Frey che poi rimedia e sul rovesciamento Semioli pesca benissimo Mutu che in tuffo di testa schiaccia fuori. Ancora un gol sfiorato. Sull'azione seguente Vieri di destro gira benissimo, ma fuori di poco. Ancora Vieri fa tutto bene ma incrocia troppo poco col sinistro e sfiora l'esterno della rete da due metri entro l'area, da sinistra. Ora i rigori ve li guardate da soli, io dico soltanto che la Fiorentina non ha nulla da rimproverarsi: il suo difetto, se uno ce n'é stato, è quello di non aver fatto un gol. Sbagliano Liverani e ieri dopo che Frey aveva illuso: la chiamano "la dura legge del gol". Va accettata, ma fa incazzare. Da morire.
29/04/2008- MANCHESTER IN FINALE - BARCELONA A CASA
Messi consolato da Rijkaard, sarà per la prossima volta ?
______________________ Annata pessima per il Barça: Liga ormai perduta (e Real campione...) , eliminazione nella semifinale di "Scempionslig"... Un momento di conforto per quello che secondo Johan Cruyff era "més que un equipo" (più che una squadra) in questo filmato da non perdere che ricorda un trionfo lontanissimo, ma sempre vivo nel ricordo e dei tifosi catalani.
28/04/2008- UN ALTRO CALCIO E' POSSIBILE
Ritorno sulla trasferta viola a Glasgow per una buona notizia, almeno per chi la pensa come me: un altro calcio è possibile ed a Glasgow ce l'hanno già. Niente commissari straordinari (soprattutto per lo stipendio) niente tornelli, niente biglietti elettronici. Solo calcio, solo tifo. Benvenuto amichevole ad una squadra avversaria in una semifinale europea, da noi il Prefetto si metterebbe a studiare l'orario un mese prima, là hanno accolto i tifosi viola con belle ragazze, sciarpe e suonatore di cornamusa. Nessuna città sotto assedio, solo qualche birra in compagnia e l'incitamento di quelli del Celtic con i pollici e gli indici delle mani ad unirsi nel gesto universale del "fategli un c... così !", perchè tutto il mondo è paese ed anche in Scozia i più grandi rivali sono i cuginetti: a Glasgow come a Roma, a Genova, a Torino ed a Milano. Le analogie, purtroppo, finiscono qui il resto racconta di un altro mondo ma soprattutto di un altro calcio, quello che vorrei io. Fatevi raccontare questa storia dalle foto di Valerio che c'era e che è rimasto entusiasta di un altro modo di vivere lo sport.
E se al ritorno dovesse succedere qualcosa di spiacevole, forse sarebbe il caso di farci un pensierino sul serio, non solo andare a cercare "i soliti trecento imbecilli", ma poiché sono solo trecento e sono "i soliti", magari trovarli una buona volta e metterli dentro (what else ?). Altrimenti dovremmo rassegnarci al fatto che la più grossa differenza fra noi e gli scozzesi non è la cornamusa. --
24/04/2008- WHISKY E NOIA
Ibrox Park
Agitazione insopportabile, per questo scrivo; mai sopporterei di vedere una semifinale europea in diretta, dedicandomici completamente: fegato ed altre consumate interiora non lo permetterebbero. Ibrox Park, Glasgow: 2500 fratelli in viola si mostrano con una "sciarpata" da brividi in mezzo agli scozzesi. Viola in rosso, "The Rangers Football Club" con la consueta divisa azzurra, terreno che appare migliore di quanto dicono che sia, arbitro di gran nome: il greco Vassaras. Fiorentina al gran completo con Ujfalusi recuperato, e Gobbi preferito a Pasqual, scozzesi che lamentano molte assenze: tocco ferro. Primi assaggi in larghi palleggi e palla randellata in orizzontale: Gambero incrocia sul francese Darcheville, centravanti di colore dei Rangers, è suo (di Gambero) il primo fallo della partita. I primi 6' passano senza emozioni, ma il pubblico scozzese canta lo stesso. Rangers che sembrano mantenere la prima metà della promessa fatta dall'allenatore Walter Smith: "ci difenderemo e colpiremo in contropiede". Per ora si difendono e la viola non abbocca, ma gioca con attenzione sul recupero del pallone e dopo 10' una bella percussione di Gobbi e Montolivo potrebbe far male agli scozzesi, ma il cross per Pazzini è alto e profondo. Primo tiro nello specchio di Mutu al 12'15" : centrale e lento, para Alexander, omonimo del Maresciallo comandante supremo delle forze alleate nel Mediterraneo, questo, più modestamente, si limita a comandare la sua difesa. Al 12'48" palla in area per Pazzini che, sorpreso in una posa da kamasutra col suo oppositore, non riesce a trovare il tiro dal limite dell'area piccola; peccato e prima occasione della partita che sfuma. Tre minuti dopo Darcheville mostra il perché sia giustamente famoso per la sua velocità: si divincola dal Gambero e divora metà campo con falcate che ricordano lo stile di corsa del grande Bob Hayes, olimpionico di Tokio '64 e ritenuto il miglior centometrista di tutti i tempi: arriva in area ma stecca e il pallone può essere raccolto da Frey senza troppi problemi. Il gioco degli scozzesi è chiaro, creare spazi e ripartire, se non si creano sparano in porta da posizioni improbabili per non offrire il ribaltamento del gioco alla Fiorentina. Su angolo dei viola, Darcheville punta la porta dal proprio limite dell'area (!), Santana s'impressiona e commette un fallo stupido che gli vale il cartellino giallo: sacrosanto, quanto gratuito. Viola col pallino del gioco in mano, scozzesi in costante assetto difensivo. Bellissima azione tutta di prima Mutu-Montolivo-Mutu-Santana ma il tocco del rumeno è troppo corto, e sull'azione successiva cross bellissimo di Gobbi (da sinistra su apertura di Mutu) alto per Pazzini: nada de nada. Bene la Fiorentina, pressa già con gli attaccanti ed è ben organizzata in difesa: l'unico che sembra avere il "piede freddo" è Kuz che sbaglia tre passaggi facili. Emozioni assenti nella prima mezz'ora, ma proprio allo scadere del terzo di gara, Getsemani Montolivo recupera palla e verticalizza per Pazzini che con l'esterno metterebbe in porta Mutu se uno scozzese (maledetto) non ci mettesse il piedone fortunato. Dev'essere stato Broadfoot il cui nome si può tradurre "piede largo"... Poco dopo, su un traversone largo di Kuz, Mutu tenta il "colpo di mano" (letteralmente), l'arbitro chiude un occhio e gli fa grazia del cartellino giallo. E' andata di lusso ! Sull'azione successiva Vassaras becca Darcheville in fallo su Santana che lo contrastava in acrobazia difensiva: bravo arbitro, continua così.. Partita a ritmi lenti: si accelera solo quando la palla arriva a Darcheville sul quale (37') è bravissimo Kuz da terzino a recuperare palla. Improvvisa palla-gol per Santana, da un'azione Pazzini-Mutu, ma il pallone per l'argentino è appena troppo veloce ed Alexander può arrivare prima con le manone e salvare in angolo. Ultima azione del primo tempo: angolo per il Rangers sul quale svetta bene Mutu che gioca spesso in difesa ( e con miglior successo che in attacco, devo dire). Finisce qui: partita bloccata, abbastanza brutta e magari noiosa per i neutrali, non certo per chi la segue spasimando per la viola. Recuperando l'equidistanza il computo statistico parla di nessuna palla gol e di due tiri in porta per i viola e uno solo (quello di Darcheville smorzato e raccolto da Frey) per i Rangers: davvero poco per entusiasmarsi, ma qui si gioca per la finale. Si ricomincia, dopo un quarto d'ora di chiacchiere menagramo, sulla stessa falsariga: la viola fa la partita, il Rangers aspetta e sembra giocare per lo 0-0. Errore di Liverani e lo spagnolo Nacho Novo viene anticipato da Frey in uscita al petto, poi Santana crossa troppo sul portiere e sul rilancio di Alexander ancora Novo tenta di sorprendere Frey da quarantacinque metri: pallonetto alto. L'attacco viola ora si muove poco: Kuz sbaglia un altro pallone interrompendo l'azione offensiva viola e gli scozzesi cercano di attaccare a pieno organico per la prima volta dall'inizio della gara, Pazzini dà respiro alla difesa incasando una botta dallo spagnolo Cuellar che da noi definiremmo "un bel figliol di troia" e senza nessun riferimento epico alle cronache di Omero. I tifosi scozzesi ora si sgolano, la viola deve riprendere in mano il gioco, Nacho Novo sorprende Gobbi e tira: fuori di molto. Walter Smith toglie proprio Nacho Novo e Darcheville che sembravano i più pericolosi fra i Rangers, dicono che pensi al Celtic, ma come non siamo noi italiani di solito a fare così ? O che anglosassoni sono questi ? Al posto di Darcheville entra un altro francese: Cousin, mai sentito. Dopo uno scontro Vassaras obbliga alla stretta di mano Pazzini e il suo roccioso avversario che poco prima le mani le avevano usate per darsele sul viso. Bel tiro improvviso di Montolivo, alzato dalla groppa di uno scozzese e trasformatosi in appetitoso pallone per Mutu e Santana, i due dormono un po' ed Alexander esce in maniera acrobatica per respingere: folcloristico, ma efficace. Meno efficace poco dopo Mutu che arriva fuori passo su un pallone invitante ai sedici metri: nulla di fatto. Viola meno brillante che nel prmo tempo (sensazione personale: che sia un po' stanca ?) e Cuellar picchia Pazzini ad ogni occasione: Vassaras lascia fare. Venti minuti alla fine: tira Mutu da un'altra galassia: angolo, poi sprecato per difetto di alzo. Pazzini beccato in fuorigioco millimetrico su lancio quasi perfetto di Mutu: peccato era una buona occasione. Rangers che sembrano felicissimi del pari in bianco: squadra molto poco brillante, ma arcigna e fisicamente tosta fra le più rinunciatarie che ricordi di aver visto, soprattutto giocando in casa. Montolivo recupera due bei palloni, poi guadagna una bella punizione su affondo centrale. Punizione da grande distanza, Mutu cerca il colpaccio "alla Eindhoven": tiro rispettabile e parata del portiere scozzese, bravo a tenerla con Pazzini in agguato. Nota negtiva: Gambero si vede assegnare una punizione ingiusta, protesta e l'arbitro Vassaras lo ammonisce. Brivido sulla susseguente punizione con i Rangers che giocano "in the box". Si scalda Bobo Vieri che entrerà per Pazzini, che le ha date e le ha prese, soprattutto la seconda. Appena entrato Vieri, di mestiere puro, guadagna una punizione molto interessante. Riunione di periti balistici attorno al pallone: vuole calciare Vieri, Mutu si allontana sacramentando. Bel tiro di Vieri,deviato in angolo dalla barriera. A giudicare dall'inquadratura Mutu potrebbe essere definito "contrariato", e "l'interno affanno gli si legge in fronte scritto", per fortuna non altrettanto chiero è il labiale.. Ora gli appiccicosi Rangers provano qualche fiammata improvvisa, perfetto Gambero in un salvataggio in area su Cousin: applaudono anche gli scozzesi. La Fiorentina fa girare il pallone, a Mutu sembrano invece girare le palle e rischia su un fallo tattico e inutile (è diffidato). Liverani che detta i tempi della partita, ora forse esagera nel palleggio, saprà lui. La partita vive di episodi improvvisi, non c'è costruzione geometrica che possa scavalcare il muro scozzese. Bel cross di Kuz, salta Vieri che confonde la difesa centrale scozzese: palla morta al disco del rigore su cui muore anche Mutu quando sembrava fatta. Tempo scaduto: Mutu (che non ne azzecca una) regala l'ultimo angolo agli scozzesi che poi va lui stesso a respingere di testa. Tre fischi dell'arbitro Vassaras, è finita. Dicono che questi scozzesi siano clienti difficili soprattutto in trasferta: buon per loro, se ne riparla a Firenze.
15/04/2008- ORECCHIO D'ARBITRO Meravigliarsi, in Italia, è diventata un'arte. Mentre scrivo queste righe, Inter e Fiorentina sono ferme sullo 0-0, a giudicare da quanto racconta la radio soprattutto per merito di "Enrico Toti" Frey che ha parato secondo contratto, anche se al radiocronista sembra dispiacere assai. Non m'interessa parlare di questa partita, piuttosto di quanto è successo oggi pomeriggio e ancor più di quanto ciò abbia provocato scandalo nei ben pensanti commentatori televisivi. Il fattaccio è riassumibile così: Udinese in vantaggio sulla Roma che attacca, traversone dalla destra verso il centro dell'area friulana dove incrocia capitan Totti, libero da ogni opposizione eccezion fatta per quella, spererei involontaria (e direi comunque poco decisiva), dell'arbitro Rizzoli il quale ha "fatto ombra" al suddetto Totti che ha sballato malamente il tiro del possibile pareggio. Forse innervosito per l'occasione sfumata, capitan coatto ha giustificato l'affettuoso sopprannome con cui l'identifico da anni, ed ha mandato tre volte a quel paese l'arbitro Rizzoli da metri uno. Doni, per esempio, domenica scorsa contro l'Inter aveva fatto molto meno, Doni è dell'Atalanta, qualcosa vuol dire. Il direttore di gara, al terzo caloroso e pressante invito del capitano romanista, ha estratto un timido ed irragionevole cartellino del colore sbagliato. Apriti cielo ! Censori tali da far impallidire Catone hanno preso a tuonare sulla sudditanza psicologica dell'arbitro (che è ovviamente un internazionale, da tempo sono i peggiori che abbiamo la domenica) nei confronti di Totti, ergo della Roma, e, logicamente, contro l'Inter "che tante volte ha giocato in dieci per molto meno". Può essere. In passato sono accadute cose analoghe, anche più clamorose se devo dire il vero, e nessuno aveva fiatato. Il precedente più clamoroso che mi ricordo è di una quindicina d'anni fa e dimostrò, se ve ne fosse bisogno, l'esistenza di un certo riguardo della classe arbitrale nei confronti di certi giocatori ancor più che di certe società. Durante una partita diventata difficile, mi pare contro un'avversaria di secondo piano, l'arbitro si era permesso di concedere un rigore contro il Milan, azione all'epoca da considerare al limite del temerario. Franco Baresi, indignatosi per una simile provocazione, fece capire cosa pensasse della sua decisione urlandogli sul viso le sue intime convinzioni come nei film si vede fare dai sergenti addestratori del corpo dei marines. Non accadde nulla, Franco Baresi non ebbe fastidi, l'arbitro non aveva evidentemente sentito, né capito il concetto se non altro evincendolo dal contesto. Qualche settimana dopo, mi sembra, la Sampdoria giocò a Bergamo contro l'Atalanta che vinse largamente (4-0 ? 4-1 ? non me lo ricordo), ad un certo punto lo stesso arbitro che non aveva capito i vaffanculo di Baresi da venti centimetri, sentì che lo stesso invito gli veniva rivolto da Mihajlovic, allora in maglia blucerchiata, che gli stava a trenta e più metri e che accompagnò le parole con un passaggio rasoterra in direzione del direttore di gara. Espulsione diretta e non ricordo particolari discussioni in merito. Forse, adesso che con grande sollievo del radiocronista Balotelli ha segnato il gol del 2-0 per l'Inter, anche in questo "caso-Totti" si ritroverà il senso della misura. Io, sia chiaro, l'avrei espulso ma io non avrei nemmeno concesso il gol di Vieira a Bergamo e io, per chiudere, non arbitro in Serie A. Sono queste "timidezze", queste "debolezze" che rendono inutile ogni commento tecnico sull'operato di un arbitro, ma non credo che sia un favore reso al solo Totti: ho in mente Legrottaglie della Juve strattonare malamente un arbitro qualche tempo fa e il vice-Buffon domandargli se per caso non fosse uscito di senno. Mi sembra che dopo quella partita la Juve scrisse due righe alla federazione, ma né Legrottaglie, né il vice-Buffon ebbero problemi disciplinari. Adesso si pretenderebbe che Totti venisse lapidato come un'adultera, mentre, personalmente, penso sarebbe opportuno fermare l'arbitro Rizzoli al quale andrebbe anche fatto ripetere l'esame d'idoneità fisica per la patente visto che deve avere problemi invalidanti di vista e d'udito. Totti ha trasceso, è stato maleducato, ma come dargli torto se se l'è cavata con un giallo? Secondo me è il comportamento permissivo dell'arbitro a incoraggiare simili intemperanze verbali. Sarà così con tutti ? Cercherò, nel seguito, di chiarire il mio pensiero in proposito. Altro esempio del concetto di sudditanza. Sabato il terzo gol della Juve col Milan è nato da una punizione assegnata dall'arbitro alla Juve per fallo di Maldini su Salicomesichiamalui. Discussioni a non finire: c'era, non c'era, se c'era era dentro l'area, allora era rigore e via così. Io la penso in un altro modo: Maldini è entrato un po' rudemente, forse anche in maniera fallosa, ma se fa quell'entrata contro il Cagliari, la Reggina, l'Atalanta, il Livorno, il Parma e l'Empoli non gli fischiano mai punizione. Mai al mondo ! Contro la Juve, invece, la punizione gliel'hanno fischiata. Succede, è successo e succederà. Per l'amor di Dio, non voglio con questo dire che la Juve quest'anno abbia avuto vantaggi d'alcun genere, anzi tutt'altro direi, voglio solo dire che per gli arbitri non tutte le maglie sono uguali. Così come se nelle prossime domeniche, Acquafresca o Saudati o chi vi pare facesse quello che ha fatto Totti, di sicuro verrebbe espulso e nessuno avrebbe da ridire. Così è se vi pare, Pirandello aveva capito tutto. A proposito di Pirandello un suo celebre corregionale, Concetto Lo Bello, in una semifinale della Coppa del Mondo 1966, espulse il russo Cislenko apparentemente senza motivo. A chi gliene chiese la ragione l'arbitro siciliano rispose:-"Non conosco il russo, ma quello "figghiu de bottana" me disse"- Altri tempi e altri arbitri.
Diretta da Eindhoven. Lo stadio si chiama Philips, come quasi tutto da queste parti. I paesani sono numerosi e rumorosissimi: si sente gridare "Firenze, Firenze !!" - ma il minuto di raccoglimento in memoria del presidente della Federazione olandese viene rispettato meglio che ieri a Manchester. Mancano a loro i temutissimi Farfan e Afellay che all'andata aveva fatto vedere sorci in technicolor alla difesa viola. Fiducia di tutti, e soprattutto di Prandelli che sceglie Donadel invece di Kuz per il centrocampo e Gobbi come esterno. Davanti Pazzini, Mutu con Santana, Jorgensen e Liverani assieme a Montolivo fanno reparto davanti alla difesa. Primi assaggi in punta di fioretto, il PSV ha l'aria di chi dice:-"Tocca a voi..."-, ma poi Koevermans spara dal limite, su dormita di Ufo, e Frey para a terra. Dopo sei-sette minuti gli olandesi sembrano prendere l pallino del gioco e gli esterni cercano di non far rimpiangere gli assenti. I viola non mollano ed escono dal guscio al 9'45": Montolivo per Pazzini,angolo, a seguire Mutu pesca Gambero in imboscata sulla sinistra dell'area mentre gli olandesi si affollano su Pazzini: Gambero è solo ma schiaccia di testa male e fuori. Palla gol nitida e sbagliata. Muy malo. Ora reagisce la Fiorentina, Montolivo per Santana da Jorgensen angolo. Insiste in attacco la viola e Pazzini fa da riferimento centrale ad un ispirato Montolivo e a Mutu che incrocia fra i due esterni. Il PSV palleggia sornione, ma si ferma prima di scoprirsi. Al quarto d'ora partita equilibrata e la Fiorentina sembra messa bene in campo, ma sbaglia molti passaggi in fase di costruzione, Getsemani Montolivo ha spazio e da lui partono tutte le azioni offensive. Al 18' Medina Cantalejo, l'arbitro, fa capire che non gradisce tuffi e ammonisce Mutu "en plongeant". Forse lo spagnolo è un po' severo, ma è bene sapere che non siamo in Italia. Su idea Montolivo-Mutu Santana e Pazzini si ostacolano dai dodici metri, il tiro di Pazzo esce molliccio, ma era anche questa una palla gol. Seconda ammonizione per i viola, la rimedia Donadel, uno specialista, che strattona Mendez al quale avevano regalato palla Liverani e Montolivo per leziosa insistenza nel palleggio. Un minuto dopo grandioso Montolivo che entra in area su tocco di Mutu e costringe il PSV a sfiorare l'autogol: scalogna marcia, stavolta si può dire. E si può dire che ora, dopo mezz'ora di gioco, la viola meriterebbe il gol del vantaggio. Il PSV tenta di rallentare il ritmo e nella tonnara dell'area viola in attesa di una punizione l'arbitro mostra di aver preso la targa a Donadel che ora rischia grosso. Subito dopo Mutu manda a quel paese Pazzini che gli ha rifiutato un triangolo, ma Pazzini sembra giocare con i pattini tanto fatica a stare in piedi su un terreno che deve essere pessimo. Azione bellissima di Montolivo per Mutu e Jorgensen che cerca Santana: angolo. Poi sugli sviluppi del tiro dalla bandierina palla buona per Santana, tiro secco da dodici metri fra mille gambe: sarebbe gol ma ad un metro dai guanti di Gomes salva Rajkovic: come si dice sfiga in olandese ? Ora c'é una sola squadra in campo ed ha la maglia viola. Il gol arriva finalmente al 37'28": punizione da ventisei metri abbondanti, barriera ottimistica del PSV, qualcuno sposta la palla fuori dal muro per Mutu che spara un missile diretto nell'angolo alto alla sinistra del portiere: gol favoloso e importantissimo. PSV-Fiorentina: 0-1. Gli olandesi ora devono attaccare, e non è il loro gioco che è quello del possesso palla e dell'affondo improvviso, vedremo. 42', Ujfalusi chiude su Bakaal che aveva sorpreso la difesa esterna sinistra della Fiorentina: angolo. Buon pressing viola sul centrocampo del PSV che impedisce agli olandesi di impostare in palleggio e li costringe ai lanci lunghi facile preda, per ora, di Gambero e compagni. Fischia l'arbitro, fin qui impossibile aspettarsi di più e di meglio: bella Fiorentina, risultato addirittura micragnoso, rispetto ai meriti dei viola. Si riprende dopo lo zapping in campagna elettorale con Ferrara che scopro antiabortista e con altri che parlano di come siamo diventati poveri come se loro non c'entrassero nulla. Il PSV che ha inserito un'altra punta, Lazovic, ora cerca di schiacciare la viola alzando i ritmi, viola che cercano di ragionare, com'è doveroso. Gobbi si arrangia su un olandese dal nome impossibile, punizione e Gambero vigila: angolo. Pressione olandese ed alla prima occasione Jorgensen lancia Pazzini che calcia addosso a Gomes nonostante avesse fallito l'uscita, la palla finisce Mutu che non sbaglia : PSV 0 - Fiorentina 2. Sulla successiva azione Montolivo fa il fenomeno e il suo tiro tagliato costringe Gomes a sfoderare la parata della vita. La Fiorentina attacca benissimo, Mutu distribuisce per Pazzini che sui gira e sfiora il palo. Su una rabbiosa fiammata olandese, Lazovic spara alle stelle, stavolta palla-gol per loro. Un'ora di gioco e scalogna bulgara per i viola: Gomes esce male al limite dell'area e Montolivo lo sorprende con un pallonetto maradonesco che il portiere in affanno smanaccia sulla traversa, la palla gli rimbalza sui piedi e scivola via a Mutu sulla linea di porta ! Ma allora ditelo ! Difesa ordinata della Fiorentina, che non rischia molto ma quel gol del 3-0 grida vendetta al cielo ! Improvviso pericolo per un pallone sporco filtrato per Koevermans, che non ci arriva stavolta va bene a Frey: uno per uno fa male a nessuno. Dopo un'azione strepitosa di Mutu, gol annullato a Pazzini: giustamente. Venti minuti alla fine: alla via così. Radiotecnici schiumanti di rabbia, ne fa le spese Pazzini che viene strattonato ad ogni occasione. Si scalda Vieri, poi su grande azione Jorgensen-Santana Pazzini incorna di volta cranica e alza. E l'ultima occasione per Pazzini che esce (al 72') per Bobo Vieri. Facciamo scorrere i minuti, non rimettiamoli in partita. Partita confusa, ma ancora Lazovic perdona la Fiorentina a tre metri da Frey su dormita generale della difesa, ed il portiere francese canta la Marsigliese sul muso di Ujfalusi. Gli olandesi puntano sui chilogrammi ed i centimetri e gioca "in the box" , allora Prandelli toglie Santana per Kuz e il PSV cerca di chiudere in difesa i viola ora un po' stanchi. Scivola Kuz e poi Ujfalusi spinge alle spalle Lazovic che accentua molto cadendo come corpo morto cade: rigore. Gli olandesi a 10' dalla fine potrebbero rientrare in partita, ma Frey li tiene fuori parando il tiro dagli undici metri: serata che non dimenticheremo facilmente ! Sul rovesciamento di fronte sfiora il gol "Bobone": sarebbe troppo bello ! Frey tenta l'omicidio su Gambero carognescamente spinto da Lazovic che si dimostra un gran figlio di puttana, il portiere zoppica, poi ancora Lazovic simula e l'arbitro lo punisce. Quattro minuti, dentro Osvaldo, fuori Mutu: autentico mattatore. Gambero domina in difesa, mentre Frey è dolorante al ginocchio, ma salva alla grande su una percussione olandese, sforbiciando via. Due minuti di recupero. Arriva la notizia che il Glasgow Rangers sta vincendo l'altro quarto di finale. Medina Cantalejo fischia per l'ultima volta: grande Fiorentina, stavolta si può dire. Migliori in campo, per me, Mutu, Gambero e Montolivo, ma solo per curiosità.
03/04/2008- FIORENTINA-PSV 1-1 - Quarto di finale d'andata dell coppa UEFA, ospite di riguardo della Fiorentina quella che fu la squadra del dopolavoro della Philips di Eindhoven e che col tempo è diventata una delle squadre più forti d'Olanda. Terreno perfetto come è felice consuetudine da queste bande, guarigioni miracolose per Ujfalusi e per Montolivo. Primi assaggi ed al 2'20" Frey si avvita su Kovermans che se lo fanno tirare così anche in Olanda ci credo che faccia gol. Brivido freddo. Prima un cross di Gobbi per Mutu aveva aperto le ostilità. Squadre in fase d'assestamento, i radiotecnici giocano largo con passaggi tesi a mezz'altezza, la Fiorentina prova a rubare palla per rovesciare il gioco, due atteggiamenti diversi. Kuz al 6' e spiccioli prova l'a volo da trenta metri para il portiere dall'olandesissimo nome di Gomez. Viola con Gobbi e Jorgensen terzini, anche se fa più fino chiamarli esterni bassi, Gambero e Ufo centrali. A centrocampo Liverani, Kuz sul centro con Montolivo e tridente teorico d'atytacco con Santana, Pazzini e Mutu. Olandesi tosti e ordinati, giocano molto sulle fasce dove Afellay e Farfàn sembrano gente di cui non fidarsi. Dopo l'avvio scoppiettante fasi di studio con palleggi ordinati in orizzontale sia per noi che per loro che però lo fanno meglio. Sul primo rovesciamento Santana non capisce Mutu: palla persa. Il palleggio olandese schiaccia Montolivo e Liverani visti entrambi in difesa dentro l'area di rigore, Gambero cerca di far salire la squadra, ma non dev'essere facile. Bel cross di Santana, ora non capisce Pazzini che stavolta è fuori posizione, ma le altre volte è costantemente solo contro tre, perchè Mutu gira al largo. Palla riconquistata da Liverani, bel contropiede orchestrato da Montolivo per Liverani che porge a Mutu sulla sinistra al limite dell'area, Mutu pasticcia e poi biasima se stesso: occasione gol. Venti minuti, tiri in porta uno per loro, uno per noi, parate-gol una di Frey. Prandelli si sgola con Jorgensen, che sembra tenere bene anche se soffre con Afellay il cui nome Ibrahim denota le chiare origini fiamminghe. Dopo mezz'ora il primo bilancio: il PSV è la squadra che si conosceva: difficile, "senza manico" la definirei,. nel senso che non si sa come prenderla. La Fiorentina gioca a intercettare e su una palla rubata Mutu conquista una punizione che lui stesso spreca sul muro, poi Kuz tira da lontano e Mutu lo manda a quel paese che non è la Svizzera. Partita che dev'essere noiosa per chi non è di parte. La Fiorentina non riesce a dare continuità alla spinta offensiva e loro attaccano sulla fascia destra dove il temuto Farfàn ha lasciato spazio a un esterno dal nome ostrogoto ma dai piedi rispettabili. Finalmente si scalda i guanti anche Gomez su botta improvvisa di Ujfalusi da azione d'angolo: palla-gol, poi Getsemani Montolivo imposta bene uscendo dalla nostra area e duettando con Liverani, ma si prende le maledizioni di tutti andando in bocca ad un olandese quando aveva l'opportunità di sfruttare la superiorità numerica, infine un cross bellissimo di Gobbi solo sfiorato da Pazzini chiude la sfuriata viola. Dopo una telefonata di Liverani al portiere Gomez è ancora Fiorentina, ma prima Gobbi, poi Santana sciupano tutto. Santana non prova mai a saltare l'uomo, benissimo Liverani che gioca sempre di prima, ma qualcuno deve anche provare a dribblare perchè per un cavillo del regolamento sono undici anche loro. Brivido tremendo per un tocco di Kovermans (o come si chiama lui) ma Culina (e lui si chiama davvero così)spara in curva Fiesole. Altra punizione conquistata da Mutu, distanza siderale: palla persa in modo elaborato. Bene il controllo di palla della Fiorentina che ora ha preso le misure al palleggio olandese. Bellissimo Liverani per Pazzini chiuso in angolo, poi ancora Pazzini serve Santana anticipato di un pelo. A tempo scaduto demenziale disimpegno viola che sembra destinato al peggio, per fortuna suill'ultimo errore di Frey sbagliano anche loro. Finisce il primo tempo. Si riparte con una bellissima azione (era l'ora !) di Santana, sulla quale Mutu è in ritardo e con una strepitosa progressione di Afellay sul cui tiro si oppone Frey. La Fiorentina risponde con Jorgensen ma di testa non c'è trippa per gatti fra i mulini a vento della difesa olandese. Si vede finalmente Farfàn e non lo vede Gobbi, grandissima giocata e traversone a colpo sicuro per Kovermans sul quale chiude Gambero sporcandogli la palla e il centravanti olandese smorza sul fondo di un metro con Frey ormai arreso: palla gol nitida. Un minuto dopo ancora Farfàn inventa ma nella mischia salva Frey. Viola fermi, ora il PSV gioca in avanti: momento difficile, se Pazzini avesse qualche anno in meno sarebbe doveroso chiamare i servizi sociali per denunciarne lo stato d'abbandono. Nel momento peggiore arriva l'aiuto della dea bendata: rinvio di Frey lunghissimo, palla spizzata da Pazzini, che Mutu segue in ritardo, ma più in ritardo di lui è il portiere Gomez: rimpallo rocambolesco fra il petto-spalla del portiere e la coscia dell'attaccante e la sfera entra beffardamente in rete, quasi attratta dal magnetismo della Fiesole, mentre Mutu, prima di esultare, la stava cercando con lo sguardo da tutt'altra parte. Dubbio del telecronista: Mutu ha toccato di coscia, ginocchio o petto ? Per onestà la parte anatomica decisiva nel gol di Mutu è stata un'altra che viene ritenuta simbolo convenzionale della "suerte", ma se non si guarda in bocca ai cavalli regalati perchè guardare da qualche altra parte in caso di gol ? Averne. Subito dopo il portere dell'Eindhoven si fa male ed esce in barella. Quando il gioco riprende passano pochi minuti ed il PSV pareggia: palleggio insistito e lancio di Afellay (aridalli...) per Koevermans che fulmina Frey decisamente poco protetto dalla difesa viola. Bella azione, bel gol: ma qualcuno ora potrebbe svegliare Ujfalusi ? Appena segnato Koevermans viene sostituito, lo facessero a Ibrahimovic ci vorrebbero i carabinieri per portarlo fuori, l'olandesone esce sorridendo... Risultato giusto, San Giovanni Battista , patrono dei viola approverebbe avendo in proverbiale uggia gli inganni. Esce Kuz, opaco, ed entra Donadel. Ora i viola sembrano in soggezione, ma ritrovano subito il coraggio di attaccare, segno certo di buon sangue. Occasione per Santana dopo percussione di Montolivo su lancio di Liverani (e di chi sennò ?) , ma l'argentino non tira mai. Anche Gobbi, poco dopo lo imita: tirate, maledetti ! La fortuna bisogna anche cercarsela, anche se stasera dovrebbe aver già dato. Si fa male Afellay, apparentemente da solo: è stato il migliore di tutti e ventidue, quindi il PSV decide di aspettare e gioca in dieci per qualche minuto. Liverani è nervoso, rischia con una manata non vista e Prandelli lo toglie per Vieri che si presenta con un diagonale da sinistra: fuori. La Fiorentina ora attacca a testa bassa, gli olandesi ricordano il pugile che chiude i guantoni. Gran botta improvvisa di Montolivo che colpisce troppo bene e il portiere si trova la palla fra le mani e la tiene. Continua il forcing viola, Pazzini spizza per Mutu: palla-gol, salva il portiere nell'angolo. Subito dopo Vieri anticipato di un soffio e poi Mutu di testa in bocca al portiere. Bella reazione della Fiorentina che ora pressa bene e con il doppio centravanti mette in difficoltà la difesa olandese, ma sul cross di Gobbi è in ritardo Pazzini che spinge l'avversario e l'arbitro vede bene. Percussione Pazzini-Mutu e Montolivo prova ancora sulla respinta corta: para il portiere. L'arbitro non ce ne fischia più una, ma Jorgensen sbaglia da solo e Donadel riesce a farsi ammonire davvero come un bischero. Sei minuti di recupero, PSV palleggia e per fortuna Farfàn, forse ispirato da Donadel, si becca l'ammonizione che lo toglie di mezzo per il ritorno. Un bischero per uno non fa male a nessuno. Dentro Osvaldo per Santana. Il tempo scorre, e non succede nulla, nel recupero in pratica non si è giocato, gli olandesi sono sempre maestri nella melina. Mendez esce in barella toccato duro da Osvaldo e l'arbitro aggiunge due minuti al recupero record, poi fischia la fine. 1-1, risultato carogna che non promette nulla di buono,e stasera il PSV ha dimostrato che era meglio perderlo che trovarlo, ma è bene ricordare che gli olandesi hanno un ruolino di marcia migliore in trasferta che in casa. Per chi ci vuol credere tutto aiuta, e a crederci non si paga nulla.
12/03/2008- VIOLA COL CUORE E COL BATTICUORE Goodison Park, fra poco sapremo se i "toffees" saranno dolci o amari. Batte l'Everton, mentre la viola gioca con i colori del Liverpool, cugini amatissimi d'oltre-Mersey. Vieri ed Osvaldo guidano l'attacco, con Pazzini lasciato a meditare: è la Fiorentina che ti aspetti, Prandelli non ama nè sorprese, nè pretattica. Grande ritmo dei "blues": brivido sulla prima folata, botta dal limite deviata in angolo, sul quale blocca Frey. Dopo 3' si scalda un colored, forse si è fatto male Yakubu, Johnson dà una manata a Dainelli. All'involontarietà crede solo l'arbitro, il cartellino ci sarebbe stato tutto. Intanto Yakubu sta bene, falso allarme. Falli continui da una parte e dall'altra, poi Osvaldo viene spianato in zona tiro diretto: "nada de nada" Vieri, che indossa i guantida vecchia zia, fa la punta centrale, Pazzini svaria e Osvaldo pendola dietro i due "alla Mutu". La cerniera centrale è composta da Donadel, Kuz e Jorgensen cui si aggiunge, quando attaccano gli inglesi, Getsemani Montolivo. Ritmo sempre alto, ma si gioca lontano dalle due porte: la prima palla per tirare in porta capita a Donadel: rimpallato. Dainelli e Gamberini si prendono i due attaccanti, il colossale Yakubu e il pelato Johnson, che dev'essere cattivo come l'aglio e si arrangia. Viola per ora lontani dall'essere leziosi: quando la palla non serve viene calciata in tribuna: bene così. Al primo affondo l'Everton passa in vantaggio: cross di Pienaar da sinistra, velo involontario di Gamberini e Frey fa il resto: Johnson accompagna di petto in porta. Ahy paloma che dolor... Ora l'urlo Goodison Park fa paura: vantaggio casuale, ma regalando questi gol non si va lontano. Lescott, bel giocatore, salta mezza difesa sulla sinistra e crossa: brivido lungo poi parte un destro con alzo da obice d'assedio. Palla gol sbagliata. Everton in assedio, non si respira più. Punizione per concessione arbitrale e di Dainelli: para Frey su Arteta, ma respinge anzichè deviare in angolo: tutto è bene quel che finisce bene. Kuz non trova la posizione, Montolivo dovrebbe telefonare: stiamo in pensiero. Replay impietoso sul vantaggio degli inglesi: l'impressione è che Frey l'abbia fatta grossa. L'Everton ora attacca sempre a sinistra dove sembra esserci gloria per tutti. Ad ogni angolo conquistato il pubblico festeggia: Kuz svetta di testa nella tonnara dell'area di rigore. I viola cercano di respirare, ma Ujfalusi restituisce palla agli inglesi, pericolo con Johnson che cerca il rigore, la palla resta lì e Frey si riscatta su un tiro fortissimo dai sedici metri. Visto Montolivo al 26° e spiccioli, poi Kuz chiede triangolo a Ujfalusi che sbaglia e Jorgensen conquista un angolo che poi spreca due volte il tiro dalla bandierina. Si soffre e Dainelli viene ammonito per macchinosità su Johnson: punizione per Arteta, l'artigliere. Solo brividi sul tiro alto e tagliato, ma la palla schizza sopra la traversa. Se non si gioca qualche palla finisce male. Vieri lotta, ma non tiene una palla e Montolivo è costretto a stendere un inglese in ripartenza: graziato dall'arbitro, il giallo ci stava. Prima bella giocata viola, Osvaldo per Pasqual che crossa benissimo Jorgensen al volo: parata facile, ma è già qualcosa. Dainelli sbaglia un rinvio: cross e Johnson mette sul fondo. Ancora brividi per un'altra disattenzione, poi Yakubu salta Gambero come Papa Waigo a Torino e Frey para: palla gol e parata decisiva. Fiorentina ora schiacciata nei sedici metri e Dainelli rischia grosso e sull'angolo Johnson colpisce palla dall'area piccola (che si chiama"del portere", vero Frey ?) alto, ma era palla gol . Jorgensen cerca di dare un po' di respiro alla difesa dove Dainelli, già ammonito, rischia su Yakubu ad ogni rilancio. Cinque minuti alla fine, bisogna uscire dalla trincea: sofferenza continua. Punizione da distanza siderale: Kuz calcia altissimo, ma gli inglesi escono dalle barriere con grande anticipo e chi tira se li trova sui piedi: l'arbitro fa finta di nulla. Piove forte. Donadel è l'unico che ha il ritmo e la grinta giusti. Prodigioso Gamberini che chiude su Johnson servito da Yakubu in piena area, poi strepitosa azione d'attacco dell'Everton con Frey che toglie letteralmente di porta la palla del raddoppio inglese, poi segnerebbe Yakubu se non fosse in netto fuorigioco. Fischio finale del primo tempo, il problema è che fra un quarto d'ora si ricomincia. Speriamo non così. Bilancio all'intervallo: muy malo companero: un gol e altre quattro palle-gol per l'Everton, zero tiri per la Fiorentina. Si scalda Pazzini ed entra per Vieri. Prime schermaglie da tamburello, poi Ujfalusi, inspiegabilmente, regala un angolo dal quale nasce un rimpallo da estrasistole e sul replay Frey miracolosamente salvo e anche dotato di gluteo. L'allenatore Moyes ha gli occhi spiritati e fa i gesti di chi volentieri metterebbe a posto qualcuno a ditate negli occhi, difficile capire con chi ce l'ha, forse con l'arbitro che ha fischiato un fallo pro-Pazzini. Salvataggio di Dainelli su Pienaar, mischia furibonda e gomito di Ujfalusi che fa gridare al rigore: giocare please. Errori a ripetizione degli avanti viola, poi l'Everton affonda travolgendo a sinistra (ancora !) e Dainelli salva trafelato. Dieci minuti della ripresa: campa cavallo. Prima sbavatura della difesa inglese, ma Osvaldo tira un cencio molle e il portiere dell'Everton raccoglie, poi lo stesso Osvaldo rimane sotto un treno e il pubblico festeggia. Fiorentina in dieci: angolo, Frey esce e si ferma: coronarie a rischio. Una palla tenetela maledetti ! Esce Frey su cross teso di Yakubu, perde palla in mezzo all'area, rimedia Donadel. A Careggi avranno messo in carica i defribillatori. Su cross di Johnson, Dainelli finisce i tifosi viola cardiopatici ancora sopravvissuti: fuori il tiro deviato in mischia. Donadel mostra i suoi limiti perdendo palla in attacco, Arteta riceve il pallone sulla trequarti, solo, avanza, riflette e ripete la prodezza di Gerrard con l'Inter, qua vicino: 2-0 come allora. San Giovanni Battista pensaci tu. Everton davvero straripante: Frey tiene a galla la Fiorentina con due parate miracolose, la seconda su Yakubu, ma così non può durare e non sarebbe giusto. Supremazia inglese persino umiliante, sofferenza passiva. Pazzini tiene palla per far respirare la squadra e lo abbattono due volte, Montolivo spreca la seconda punizione calciando in amniera addirittura irritante. Poi si riscatta Montolivo, recupera palla sul primo errore di Arteta, crossa benissimo e Pazzini incorna a colpo sicuro: miracolo del portiere e prima palla gol viola che giunge alla mezz'ora della ripresa. Sull'angolo palla buona per Dainelli, fuori di un passo il colpo di testa del capitano. Mischia nell'area viola, Frey sballa completamente l'uscita e Ujfalusi si immola per anticipare Yobo, colosso d'ebano. La speaker dello stadio intanto augura "buon ritorno" ai tifosi viola, tocco ferro a tonnellate. Travolgente azione di Johnson che attraversa il campo saltando sullo slancio tre giocatori viola che sembrano sagome del calciobalilla. Sarei curioso di vedere la pipì di Johnson a fine partita: da come corre dopo ottanta minuti il doping si dovrebbe poter giudicare ad occhio. Cinque minuti ai supplementari. Osvaldo ora fa il terzino, Pazzini solo nella prateria. Yakubu ammonito per una simulazione che nemmeno Inzaghi, ma la Fiorentina non riesce ad attaccare anche se l'Everton, dopo aver fatto la rimonta, ora rifiata. Ammonito Gamberini per una ripicca su un fallo laterale: tre minuti di recupero. Rischio terribile su colpo di testa di Yakubu che sembra gol, si regge l'anima con i denti, la difesa della Fiorentina ricorda quella dei marines a Guadalcanal quando che potessero resistere non ci credevano neppure i giapponesi. Fischio finale: supplementari. Si riprende, Pazzini resiste ad una carica e l'arbitro non gli concede la punizione dal limite. Schermaglie, adesso c'è più equilibrio, e Lescott, gran bel giocatore, colpisce Pazzini senza pagar gabella, invece Jorgensen subisce un colpo e viene ammonito: inspiegabile decisione dell'arbitro che però è stato ottimo. Rischio terribile su doppio errore Donadel-Dainelli e Yakubu, forse annebbiato, non riesce a tirare solo davanti a Frey. Brivido. Ancora Yakubu su tocco di Johnson, che sarà a lungo nei sogni di Dainelli, e per fortuna il tiro è altissimo. Fine del primo supplementare. Le squadre stanche si trascinano a centrocampo: Santana per Jorgensen, un altro nigeriano per Pienaar, sono chili e centimetri per giocare "in the box". Soffre la Fiorentina sui palloni alti e Frey non esce, ma poi salva su tentativo suicida di Gamberini a seguito di cross del solito Johnson per il solito Yakubu: rischio. Fiorentina aspetta i rigori, Everton non più lucido (e vorrei vedere !). Tiro cross di Santana para il portiere, da una bella giocata di Pazzini. Poi splendida giocata Osvaldo-Pazzini-Osvaldo-Pazzini e tiro del centravanti che sfiora il palo. Standing ovation per Johnson, migliore in campo con Arteta, poi calci di rigore. Pazzini, Montolivo, Osvaldo, Gobbi e Santana i cinque cecchini viola, molto conterà la stanchezza. Comincia l'Everton: Gravesen 1-0. Pazzini, gol : 1-1. Yakubu spiazza completamente Frey: palo. Goodison ammutolisce. Montolivo, gol: 2-1 "chi tira forte tira du' vorte" Arteta, cucchiaio e 2-2. Osvaldo, gol : 3-2, freddissimo. Jagielka : paratona di Frey Santana e gol della qualificazione ! Grazie a Dio è finita, se regge la pompa se ne riparla.
11/03/2008- NIENTE MIRACOLO A MILANO San Siro con la mise delle grandi serate europee, tre piani di tifo incombono sul terreno dove si dispongono a giocarsi la Scempionslig l'Inter ed il Liverpool che parte da un solido vantaggio di due reti. Mascherano, annunciato come assente, è della partita: come si dice pretattica in english ? "Mancho Villa" non ha animo di rivoluzionario, le sue cartucciere a tracolla si chiamano Cruz e Ibra, come largamente prevedibile e previsto. Inter a caccia di un gol subito, ma il Liverpool non si lascia schiacciare. Rafa Benitez si alza in piedi appena l'Inter sembra prendere l'abbrivio e parla con i suoi. Il primo tiro bello è di Cruz, che dopo otto minuti meriterebbe il gol, ma è grande Reina a graffiare il rasoterra nell'angolo destro: grande parata. Bene ora l'Inter, ed il Liverpool aspetta che passi la raffica interista: abbattuto Zanetti e l'arbitro non concede il vantaggio all'Inter che aveva Cruz a venti metri dalla porta con palla libera. Punizione sul muro, ma ammonizione di un rosso: sul replay Ibra alza malamente. In piedi anche Mancini, con sciarpa del centenario. Cruz per ora è imprendibile, non potranno pestarlo gratis a lungo, ma i suoi compagni sprecano le punizioni sul muro alto del Liverpool. Giocata a effetto di Ibra che poi serve palla un po' lunga per Stankovic. Primo lampo del Liverpool, si gira Torres in area: rimpallato. A centrocampo sempre due su Vieira, poi Cruz nuovamente abbattuto: niente cartellino e Mancini fa gesti da uomo in preda a somma ira. Venti minuti fra poco quando attacca il Liverpool, nada de nada. Stankovic non tiene un pallone, ma Cambiasso, per ora, gioca per due. Per ora bene la difesa dell'Inter e bene anche l'Inter che non si scopre pur attaccando con continuità. Brivido per un'azione di rimessa, ma l'arbitro fa una splendida diagonale alta involontaria e Mascherano lo manda a quel paese. Poi esce di piede Julio Cesar: provvidenziale su un avversario solo su un rilancio lungo ed errore di misura della coppia centrale nerazzurra. Maicon in angolo su cross teso di Kuyt, poi benissimo l'Inter che rovescia il fronte, ma il Liverpool chiude su Vieira. Scivolone di Cambiasso, messo nei guai da Rivas, Torres punta Julio Cesar che salva la partita. Inquadrato Vale Rossi, poi Ibra inventa una palla gol per Cruz che angola troppo dopo aver tagliato in due la difesa avversaria: grande palla e da Cruz si è visto di meglio. Risponde il Liverpool su cross da sinistra e girata larga ed un po' strozzata di Kuyt. Ancora Cruz dal limite: rimpallato, da un'idea di Ibra. Malissimo Maicon che gioca bischeramente palla per nessuno in difesa, Kuyt se ne va ed entra in area per sbagliare da presuntuoso: nemmeno angolo. Babel. già ammonito, fa mano volontaria, ma l'arbitro ignora. Mancini ne dice per i porcelli. Partita aperta, ma ora un po' ferma: otto minuti e spiccioli all'intervallo. Mascherano subisce fallo da Vieira, un po' sulle gambe. Salva Chivu su azione Gerrard, Kuyt. Bravo lui, un po' macchinoso l'avversario, buon per l'Inter. Accanto a Vale Rossi appare anche Cassano: calciomercato ? Maicon in percussione sul fondo a sinistra, cross teso, veronica di Cruz e deviazione: grande parata di Reina sul palo corto: palla gol Inter. Poi Stankovic spreca una punizione e Babel, un po' confuso, manda una possibile palla d'attacco per Kuyt in fallo laterale. Carragher salva su Ibra, da Maicon e sul rovesciamento bravo Rivas ad aspettare e prendere Torres, poi fischia l'arbitro. Bilancio: tre palle gol dell'Inter, tutte con Cruz, che ne gioca bene due, ma è bravo Reina, e sbaglia la terza, due possiblità per il Liverpool su errori di sufficienza della difesa nerazzurra. Buona Inter, cui è mancato solo il gol, Liverpool solido e solito: brutta gata da pelare. Rivedendo il replay sull'ultimo colpo di tacco di Cruz c'è da accreditare Reina di doti ultraterrene, all'Inter stasera per adesso manca anche il "bus de cul". Nessun cambio, si riparte con gli stessi undici per parte. Si addormenta Rivas, palla persa al limite dell'area dii rigore nerazzurra e Cambiasso s'immola su Gerrard che viene ammonito. Grande idea di Cambiasso per Viera che non tira, poi crede anche di essere in fuori gioco. Burdisso interviene scomposto su Lucas Leiva a centrocampo: inevitabile il secondo giallo e la conseguente espulsione: ora è durissima. Punizione di Chivu da trenta metri: alzo da flak. Gelo su San Siro Rimpallo per Kuyt, salva Chivu sul passaggio per Gerrard. Mancini non cambia nulla, Zanetti è scalato in difesa, ma ora il Liverpool gioca sul velluto perchè l'Inter non si è assestata. Percussione rabbiosa e improvvisa di Chivu, l'abbatte Lucas Leiva: ammonizione. Punizione da dove segnò Corso: Ibra spara forte e alto. Errore clamororoso di Skrtl, illeggibile difensore del Liverpool, ma Ibra ignora Cruz e sbaglia da solo: palla gol pulita. Contropiede travolgente dell'Inter e Rivas è obbligato al fallo da ammonizione. Sulla punizione calcia bene Gerrard e risponde benissimo Julio Cesar: Inter in partita. Esce Babel entra l'israeliano Benayoun. Superata l'ora di gioco, l'Inter con l'uomo in meno viene punita: rovesciamento di fronte, palla a Torres che controlla da campione e fulmina in girata Julio Cesar. Gran gol, nulla da dire e ora l'Aida è morta davvero. Mancini e Figo si chiariscono reciprocamente, le telecamere, impietose mostrano tutto. Mentre i due discutono Viera conquista uan punizione da zona gol: Cruz calcia altissimo. Cross di Benayoun, parata di Julio che esce anche in presa sull'angolo. Stankovic falcia da tergo Mascherano che aveva vinto un contrasto difensivo: fallo da nervosismo, poi scatta anche Maicon, ammonito Banayoun che lo aveva colpito. Un quarto d'ora al termine. Ibra incassa i fischi di San Siro dopo aver dribblato anche i fotografi e perso il pallone per esagerato esibizionismo. Entra Pelè per Viera, che esce fra i fischi, Zanetti lo difende e allora la tribuna gli regala un tiepido applauso, probabilmente rivolto solo al capitano. Si scalda anche Suazo, ma l'Inter ora è confusa e stanca. Ibra ha un'altra occasione, ma la sbaglia malamente e Mancini lo toglie. Inquadrature impietose di tifosi interisti vaffanculeggianti l'asso svedese. Melina del Liverpool e poi affondo per Torres: salva Chivu. Fuori anche Stankovic, altri fischi: entra Jimenez. Chivu falcia Gerrard e becca l'ammonizione. I tifosi inglesi salutano il torello irridente dei "reds" con degli olè addirittura irriverenti. Giaculatorie di interisti che lasciano le tribune: brutta fine per una serata che sembrava iniziata bene e poteva finire meglio per l'Inter, ma finisce bene per chi apprezza ancora lo spirito sportivo: i tifosi dell'Inter e del Liverpool applaudono assieme. Bilancio: quarta eliminazione consecutiva per "Mancho Villa" ed "en-plein" delle squadre cosiddette inglesi, tutte approdate ai quarti di finale. Entrambe le cose offrono spunti che domani stormi d'avvoltoi non mancheranno di sviscerare.
09/03/2008- RASHOMON Il nostro calcio assomiglia sempre più ad una riedizione di Rashomon, celebre film di Akira Kurosawa. Nel film, se non ricordo male, c'è la storia di una geisha che racconta di essere stata violentata da un samurai (semplifico non me ne vogliano i cinefili esperti davvero), il quale samurai, a sua volta, racconta che la geisha lo aveva concupito, mentre un testimone finisce per riportare tutta un'altra faccenda. E' un po' quello che si vede succedere nel nostro calcio. La Fiorentina è annunciata in grande spolvero come da anni no succedeva. Su Stadio il giovane Kuz (concupito, dicono, dal Barcelona, una geisha per resistere alla quale bisogna essere samurai scemi) parla di possibili conquiste europee ed in città si respira aria di sorpasso alla Juve e si parla di Papa Waigo come del nuovo Eusebio. Questa è la prima verità. La seconda è quella di chi si domanda perché, se Papa Waigo era davvero così forte, è finito alla Fiorentina solo per caso e poi ha giocato solo per cause di forza maggiore, e di chi, con atteggiamento tipicamente italiano, parla di vittoria con una Juve in disarmo e con un Everton "che non era poi granché" anche se incrocia in zona Scempionslig nel campionato inglese Poi c'è la terza verità: quella del campo. La suddetta Fiorentina è andata a giocare allo stadio "Artemio Franchi", quello di Siena, ha sbagliato un gol fatto ed ha preso un gol su punizione bellissima di Maccarone, cognome adattissimo ad alimentare gli sfottò dei tifosi avversari (bianconeri, milanisti e - naturalmente - senesi, fedi mutuamente esclusive solo nei primi due casi nel senso che è comune, a Siena, tifare per Juve o Milan oltre che - ça va sans dire - per il Siena ). Punizione bellissima, si è detto, ma Frey ha incassato il gol sul "suo" palo, cosa che non lo può assolvere per una regola del calcio, ingenerosa, ma che non ammette eccezioni. Ed ora tutto il bene della scorsa domenica è sperperato col Milan, più fortunato che meritevole, vittorioso a Empoli e con la Juve che ha vinto, meritando, a Genoa. La Fiorentina, se mai ce la farà, dovrà conquistarsi un posto in Scempionslig lottando fino all'ultimo minuto dell'ultima partita. Altro esempio: l'Inter. Vince, ma non convince. Migliore in campo a San Siro - contro la Reggina - Julio Cesar, che fa il portiere. Non convince neppure Moratti che forse era meglio se stava zitto. Il presidente nerazzurro si è messo a fare della contabilità sul prestigio delle squadre italiane in generale, e milanesi nello specifico. Fino a qui niente di strano. E' logico in vista della celebrazione del centenario fare dei bilanci, ma il tono usato è lontano dallo stile che tutti riconosciamo a Massimo Moratti che, almeno leggendo quanto riportato dai giornali, ha attribuito la patente di onestà solo alla Società da lui presieduta, che è come dire che gli altri sono tutti disonesti. Discutibile il merito, oltre che il modo. Difficile anche far credere, a chi non è disposto alla cieca obbedienza, che sia l'Inter la società italiana con maggior prestigio europeo: ad occhio e croce avrei detto che negli ultimi vent'anni il Milan aveva fatto qualcosa di più; controllerò sugli almanacchi. Questa è la prima verità cui fa da contraltare quella di capitan Totti che aveva parlato di "aiutini ed aiutoni" degli arbitri alla capolista. Naturalmente - come ha detto Moratti - stavolta nessuno ha avuto dubbi sull'onestà di nessuno, ed è già qualcosa. Terza ed ultima verità: i sei punti di vantaggio dell'Inter sulla Roma. Tanti ? Pochi ? Lo sapremo presto, magari già domenica prossima dopo la faticaccia (unica cosa sicura, almeno dal punto di vista nervoso) col Liverpool, martedì sera. Intanto un doveroso:- "Grazie Roma", stavolta senza distinguo fra geishe e samurai. Per il Bernabeu e tutto il resto. Non fosse per Totti e cavalleria annessa le domeniche calcistiche sarebbero, da qui alla fine, una noiosa appendice alla settimana lavorativa. Invece, grazie alla caparbia determinazione giallorossa, all'Inter è stata messa una certa pressione che potrebbe aggiungere pepe al finale di stagione. Intanto De Rossi ha continuato il discorso del suo capitano riguardo alla classifica senza errori arbitrali. Eviterei, fossi il clan romanista, questi discorsi poco in linea con lo stile e sempre antipatici perchè non riconoscono il merito (totale o parziale che sia) dell'avversario, che é la peggior cosa nello sport. La Roma è forte, è in grandissima forma, e può lasciare chiacchiere e veleni agli altri, ma non è facile. Proprio qui si materializza Rashomon: l'Inter si lamenta degli arbitri, la Juve si lamenta degli arbitri, la Roma parla di errori arbitrali che hanno regalato il primato all'Inter. Difficile parlare, ancor più difficile star zitti, ma certo il rigore assegnato all'Inter contro la Reggina - nono stagionale - è destinato a riaccendere polemiche mai sopite e De Rossi ha lanciato il sasso nello stagno: "Quello che fa l'Inter" - ha detto - "non dipende da noi, e neppure dall'Inter." Sono più o meno le stesse cose che Moratti e Mancini dicevano della Juve, e poi abbiamo scoperto che non avevano tutti i torti. Adesso, abbiano torto o ragione i romanisti, Moratti & C. devono far buon viso a cattivo gioco: chi è in testa deve accettare anche queste situazioni, non ci si può far niente anche se per tutto il resto c'è Mastercard certe cose non si possono comprare. A parte tutte le polemiche, le illazioni e le cattiverie, c'è una belle notizia: il campionato sembra ricominciare. Era ora, ci mancava da troppo tempo.
06/03/2008- FIORENTINA - EVERTON 2-0
05/03/2008- COPPE ALLA RADIO Il mio status di "parassita dell'etere" mi costringe ad ascoltare Real Madrid-Roma alla radio. Pensavo che la RAI-radiotelevisione italiana avrebbe trasmesso la gara fra "los galacticos" e i giallorossi al Santiago Bernabeu "dove" - era solito dire Juan Gomez detto 'Juanito' -"novanta minuti sono molto lunghi". Ieri avevo seguito il Milan attraverso i commenti - un po' beceri a volte - di Diretta Stadio, stasera ho ritirato fuori dal cassetto la mia radio un po' demodé e mi sono sintonizzato su RAI 1. Non c'è più la voce di Enrico Ameri che per tante volte, quando ero un ragazzo innamorato di calcio, mi aveva raccontato le imprese della Juventus, del Milan, dell'Inter, in giro per l'Europa. Tutto era cambiato negli anni '90 quando la RAI e Mediaset avevano preso a trasmettere in diretta le partite di Coppa Europa fin dai primissimi turni: sempre al Juve, tantissimo Milan, un po' d'Inter ma anche Parma, Sampdoria, Napoli, un pizzico di Fiorentina e persino di Atalanta e Genoa. Adesso il "trend" - come dicono quelli bravi - si è invertito: pay per view e basta e chi - come me, dopo essere stato un pioniere di tele+ - ha deciso di "non pay", allora "non view". Va bene così. Alla radio il Bernabeu te lo puoi immaginare, te lo devi immaginare . Ne senti il ruggito sordo di animale grande, che si ammutolisce in un brontolìo di stupefatta preoccupazione quando parte la stella filante di Aquilani che si stampa sull'incrocio. Poi solo nomi: Robinho che sbaglia, Mancini che sbaglia, Doni che para, De Rossi che picchia, De Rossi che viene picchiato, Totti che danza in punta di piedi. Bravo il radiocronista, che descrive il gioco con un eloquio veloce, ma perfettamente inciso, nitido. Non dev'essere facile. "Ero più bravo"- disse una volta NIccolò Carosio ("che vi parla e vi saluta...") - "anche perchè quello che vi raccontavo era la verità per tutti.Io solo vedevo, io interpretavo, io raccontavo, voi ascoltavate e vedevate la partita attraverso il miei occhi e le mie parole..." Quando attacca il Real l'urlo sale, ma la migliore tecnologia oggi impedisce che arrivi a coprire le parole del radiocronista come ricordavo accadesse allora. Difficile farsi un'idea del gioco, la partita alla radio è emozione pura, che diventa adrenalina se chi gioca veste i colori della tua passione. Finisce il primo tempo. La radio porta altre notizie, una molto triste: si sono celebrati a Port au Prince, con l'imponente partecipazione di oltre 10.000 persone, i funerali di stato di Emmanuel Sanon. Qualcuno di voi si chiederà chi fosse costui. Emmanuel Sanon aveva cinquantasei anni. Quando ne aveva appena ventidue segnò quello che resta (e chissà per quanto tempo resterà) l'ultimo gol realizzato dalla Nazionale di Haiti in una fase finale dei Mondiali: lo segnò all'Argentina sul punteggio di 0-3 che poi diventò 1-4, nello stadio Olimpico di Monaco. Nessuno lo ha però ricordato per quel gol, ma per quello molto più famoso , che aveva segnato nello stesso stadio, contro l'Italia. Fu il primo gol di Haiti in un Mondiale Lo segnò al primo minuto del secondo tempo a Dino Zoff che non subiva reti addirittura da 1143 minuti e diventò famoso in Italia, dove se fossero state aperte le frontiere sarebbe di sicuro venuto a giocare. Riprende la martellante cronaca, traversa anche per il Real. Buon segno, la sfiga dell'avversario. Ancora Roma in attacco e il cronista alza la voce, ma nulla di fatto. La partita si infiamma. Nuova traversa della Roma, con Vucinic, che ha preso il posto di Mancini definito "evanescente" dal radiocronista Delfino l'ineffabile sfiga ha rivolto il suo pietrificante sguardo di medusa sulla "pelata" di Spalletti, alle cui coronarie giova, di lì a poco, un errore di Robinho in zona gol e l'espulsione di Pepe. Poco dopo il Santiago Bernabeu è ammutolito dal gol di Taddei: i cinquemila romanisti intronano il cielo di Madrid. Dura poco: Totti sbaglia il contropiede del 2-0, perdendo palla per non passarla a Vucinic, e Raul pareggia 1-1. La censura del radiocronista nei confronti del "pupone" dimostra che - quando se lo merita - è giusto anche parlar male di Garibaldi. Per la cronaca è il 64° gol di Raul Gonzales Blanco che aggancia Pippo Inzaghi. Sofferenza. C'è da ringraziare Dio di non essere romanisti in questi minuti terribili, ora l'arbitro Vatsaras sembra fischiare solo per loro, ma il radiocronista rassicura che il greco non fa il bischero. Il tempo sembra essersi fermato. Comincia il recupero, aveva ragione il povero Juanito: al Santiago Bernabeu novanta minuti sono davvero lunghi: li accorcia Vucinic con il gol del sogno. Manchester è riscattata, aspettiamo l'Inter. _________________
Torno alla partita del Milan di ieri. Ha vinto l'Arsenal, qualcuno dirà che era prevedibile, qualcun altro che era scritto, molti che è stato giusto. All'andata il vecchio Milan se l'era cavata con mestiere e un pizzico di fortuna ("ocio passiensa e bus de cul"). Ieri non è bastato il mestiere, non è bastato il "bus de cul" (traversa di Fabregas, mi pare) e i giovani dell'Arsenal hanno alla fine vinto per 2-0 quando i supplementari sembravano probabili ed il peggio sembrava fosse passato. Hanno segnato le reti dell'Arsenal, Fabregas ed Adebayor che potrebbero essere figli cadetti di qualche campione rossonero. Esce dunque il Milan dal palcoscenico più prestigioso, e meriterebbe una "standing ovation" anche da chi - come me - non è suo tifoso. Invece, ieri, dopo la partita ecco l'impietosa requisitoria dei critici: tutti vecchi, tutto da rifare. Con italico e sadico piacere si sottolinea che il Milan è lontano dal vertice in campionato, è fuori dalla Coppa Italia e - fino ad ora - fuori dalle posizioni che lo riammetteranno, se raggiunte, alla prossima Scempionslig -"Uomini siate e non pecore matte !"- avrebbe tuonato Gianni Brera. Da uomini rendiamo merito al Milan: il tempo ne ha avuto ragione ancor più degli avversari, ma è la regola della vita, ancor prima che del gioco.
03/03/2008- IN NOME DEL PAPA RE
PapaWaigo
Sono passati vent'anni, ma sembravano di più. L'ultima volta in maglia viola giocava un ragazzo che prometteva bene nonostante fino a quel momento avesse goduto molta più attenzione dalal sfortuna che dai critici di calcio: Roberto Baggio. Una vittoria a Torino (bianconera) dei viola è una rarità che può avere un paragone filatelico nel "Gronchi rosa" il re dei francobolli. Questo "Gronchi viola" lo dobbiamo conservare con cura: un 3-2 in rimonta all'ultimo minuto contro la Juve a Torino la Fiorentina non lo aveva mai realizzato e non la Fiorentina sola. Non solo: la Fiorentina di Prandelli, non aveva mai battuto una grande negli ultimi due campionati, né a Firenze né altrove. Non solo: in trasferta, anche nell'anno dei trentun gol di Toni, contro Juve, Inter, Roma e Milan non c'era stata trippa per i gatti viola. Oggi, invece, niente "più limiti e confini" per dirla come Lucio Battisti. La partita, dopo il gol di Camoranesi, sembrava ormai la solita storia. Poi il vento è cambiato. Fumata bianca, è stato fatto il Papa, anzi è stato il Papa (Waigo) a farsi la partita e a regalare ai suoi tifosi una soddisfazione che non può essere compresa a fondo per chi non l'aspettava da vent'anni. In effetti l'attesa reale è stata molto più lunga, perchè oggi la vittoria era importante per un posto nell'alta classifica, cosa che non accadeva dagli anni dei due scudetti, ahimé tanto lontani da non ricordarseli nemmeno. Curioso il fatto che una delle sconfitte più amare della storia della Fiorentina, quella per 2-3 (da 2-0 a dieci minuti dalla fine) nel 1994 sulla panchina viola sedesse proprio l'attuale allenatore della Juventus, Claudio Ranieri. Protagonista assoluto allora fu Alessandro Del Piero, oggi molto in ombra, protagonista assoluto oggi é stato Papa Waigo che ha fatto secco Buffon, segnando il gol del pareggio, e poi ha fornito la palla a Osvaldo per il gol del 3-2 all'ultimo minuto: c'è abbastanza per candidarlo come sindaco Fossi Domenici, attuale inquilino di Palazzo Vecchio, mi comincerei a preoccupare. Anche se fossi Roberto Mancini. L'Inter da tempo boccheggia: ha perso a Liverpool, pareggiato con la Sampdoria e la Roma entrambe le volte in rimonta ed oggi ha beccato col Napoli ben oltre il punteggio di 0-1. Se mercoledì la Roma fosse stata meno sciagurata, adesso l'Inter avrebbe solo tre punti di margine sulla Roma, invece sono sei, ma se l'Inter è questa potrebbero non essere un margine di assoluta sicurezza soprattutto con Mancini in panchina che trasmette nervosismo ai tifosi (alla squadra non so) commentando non tanto l'arbitraggio insufficiente di Rizzoli quanto il fatto che spesso l'Inter è stata costretta a giocare in dieci come se fosse la società più bersagliata dalla classe arbitrale. Parlava più o meno così anche due o tre anni fa quando c'era Moggi alla Juve, chissà a chi si riferisce oggi. Parlando di arbitri, com'è inevitabile di questi tempi, è necessario parlare di Cassano per il quale da tempo, invece, si parla sempre più spesso di Nazionale. Io dico che ci vuole coraggio: oggi ha reagito ad un'ingiustizia (che può sempre capitare) con una sceneggiata da bullo, arrivando a gridare all'arbitro "a te dopo ti aspetto qua, ti aspetto qua..." . Roba impensabile a livello internazionale, forse sarebbe bene piantarla con l'esaltazione del genio e sregolatezza di "Fantantonio", qualcuno dovrebbe dirlo a Fabio Fazio, il calciatore non si discute, ma tutto il resto sì. E non parliamo, per favore, del fatto che poi ha chiesto scusa, non voglio aggiungere altro, sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma vedremo dalle decisioni della giustizia (?) sportiva se, oltre che gli arbitri, sono scarsi e anche i giudici. A proposito di labiale, piuttosto che degli insulti e le minacce di "Fantantonio" impietosamente vivisezionate dalle moviole, preferisco parlare di quello del grande Buffon che, sentendosi tradito dai suoi difensori, dopo il gol di Osvaldo ha ripetuto due o tre volte:-"Non ci credo"-. Nemmeno noi, Gigi, Se ti può consolare, nemmeno noi.
24/02/2008- DIN DON DAN DONDARINI Tutto secondo le regole: la Fiorentina risuscita Cicinho, romanista in difficoltà. Quindici giorni fa aveva rianimato Muslimovic, dell'Atalanta, almeno siamo imparziali. Adesso la Fiorentina è stata finalmente riagguantata dal Milan cosa che sembrava essere fondamentale per molti. Intanto la Roma crede ancora nella possibilità di riagguantare l'Inter, o fa finta di crederci. Più probabile la seconda, ma ora i nerazzurri mostrano di essere sull'orlo di una crisi di nervi: Materazzi e Ibrà non se la sono mandata a dire dopo la partita di Liverpool. In queste righe si esaurisce la giornata calcistica, uan giornata nella quale si è soprattutti parlato di errori arbitrali: la solita storia. Il grave, anzi l'incredibile è che qualcuno s'indigna e qualcun altro si meraviglia. Dev'esserci qualcosa che mi sfugge, e non a me solo. Quello che mi stupisce ancora di più sono le parole di Cobolli Gigli, presidente bianconero, che parla poco, ma non ci risparmia delle sciocchezze. Esce nuovamente la parola "complotto", non è cambiato nulla. O meglio adesso ne parla qualcun altro. Non cambia il fatto che ne parla come sempre chi perde. Il problema è generale e riguarda gli arbitri, non sono mai stati così scarsi, ma, diciamolo non è che prima fossero tanto meglio. Adesso qualcuno aveva cercatodi superare il problema mettendo a capo della congregazione uno dei personaggi che meglio esemplificano la figura del "più bravo", di chi non sbaglia per diritto divino: lui, Pierluigi Collina. L'ho detto e scritto tante volte: per me non sembrava eccezionale neppure da arbitro. Bravo sì, ma non così bravo da essere destinato al mito, in una cosa era senza rivali: la capacità di compiacere chi comandava. Eresia ? Forse, ma io mi ricordo che durante una partita fece togliere a Marassi (mi pare) uno striscione che dileggiava l'allora presidente Nizzola, e anche con quale ottusa determinazione portò a termine la più vergognosa sceneggiata che il nostro calcio ricordi: la farsa di Perugia con la Juve sotto il diluvio. Bene ora che comanda lui ce ne accorgiamo ed in tribuna ad Empoli non gliel' hanno mandata a dire. Ora diranno che i toscani sono polemici e portati alla bestemmia ed al turpiloquio, perchè lui, Collina, non sbaglia mai. Sbagliano, invece, i suoi protetti: ad Empoli, per il Catania, un rigore inspiegabile, a Milano due rigori, uno per parte, nettissimi ed ignorati inspiegabilmente. Inutile ricordare cos'è successo a Reggio Calabria, città dove la Juve con gli arbitri non ha fortuna se vi ricordate di Paparesta, di Luciano Moggi e di uno stanzino chiuso a chiave. Credo che quello che è accaduto a Reggio meriti due parole. Lasciamo perdere, per amor di Dio, gli episodi. Lì, era difficile, ma un arbitro può sbagliare. Specialmente un arbitro scarso come i nostri che sono scarsi davvero, lo dico da sempre e lo confermo. Un arbitro anche scarso, ma sereno e convinto di aver deciso per il meglio secondo la sua coscienza,però non può non accorgersi che un giocatore della Juve, subito dopo il rigore concesso alla Reggina, lo strattoni ripetutamente finendo dopo l'ennesima trattenuta per rimediare solo un cartellino giallo. Provate, in un partita di coppa o dei prossimi Europei, a mettere le mani addosso una sola volta ad un arbitro tedesco, inglese, francese, russo, svedese, danese, svizzero, olandese o polacco a vostra scelta e poi mi saprete dire. Il signor Dondarini non è la prima che combina. Ricordo due giocatori della Fiorentina espulsi nei primi dieci minuti con la Sampdoria tre anni fa. L'hanno fatto internazionale. Non solo, ma Dondarini è fra quelli implicati negli strascichi di calciopoli, c'era bisogno, signor Collina, di mandarlo ad arbitrare la società che l'opinione pubblica, a torto o a ragione, identifica nell'edificatrice della famosa cupola ? Non c'era da prevedere che Dondarini potesse (legittimamente vista la sua esposizione mediatica nello specifico) essere condizionato da una sudditanza alla rovescia ? Nada de nada, il buon senso è roba d'altri tempi. L'infallibilie Collina ha deciso altrimenti e Dondarini ha fatto quanto ha potuto nelle condizioni difficili in cui si è trovato: poichè non è un arbitro eccelso (o ci sono dubbi ?) non avrebbe probabilmente fatto troppo bene anche in condizioni serene, sotto stress ha fatto sincera pena, specialmente in quel balletto con Legrottaglie che lo strattonava urlandogli sul viso. Secondo gli juventini, Cobolli Gigli e Blanc in testa, ha fatto un assoluto disastro del quale, per iscritto, hanno già chiesto contezza alla Federcalcio (buoni quelli ...), d'altra parte loro sono i rifondatori e sentono di dover pagare il conto lasciato da altri logico che cerchino di avere un po' di sconto. Non so cosa speri di ottenere Cobolli Gigli, sono convinto che con questi arbitri il nostro movimento calcistico non possa andare lontano.
20/02/2008- AL MILAN VA BENE NELLA MILLEUNESIMA DI MALDINI Pato in campo, così come Kalac e come Maldini che fa 1001 partite da professionista, tutte con il (o per conto del) Milan. Lo stadio si chiama Emirates, omaggio ,immagino, al munifico sponsor. Una volta fu Highbury: una leggenda. In tribuna si intravede dietro spesse lastre di plexiglass Roberto Donadoni e si parll della presenza di tremila anisti, di Abramovich e addirittura di Bernie Ecclestone. Milan in maglia bianca con calzoncini neri. La maglia è quella che al Milan chiamano "la maglia di Wembley". Mena buono, dicono. Battute di studio, grande ammucchiata nei trenta metri a cavallo della linea centrale. Hleb, Pirlo, Fabregas, Seedorf formano un quadrilatero a centrocampo dove ribolle il magma del gioco, Gattuso e Ambrosini incrociano dietro al fulcro. Il primo guizzo è di Pato che spara in porta, pallone deviato e sull'angolo palla buona per Ambrosini che non ci arriva per un pelo e Lehmann smanaccia; sul rinvio affondo pericoloso di Adebayor salva Oddo. Intanto esce il difensore Touré abbottatosi da solo, entra lo svizzero Senderos. Pato si acquatta fra i centrali del gunners, dall'altra parte Adebayor cerca di vivere di prepotenze grazie ad una fisicità impressionante. Kakà, attesissimo pallone d'oro, non ha ancora toccato palla, quando lo cerca Oddo (13') non riesce a far esplodere la sua prodigiosa capacità di corsa e si allarga troppo. In tribuna c'è anche Capello, già involontario menagramo con l'Inter ieri. Tocca ferro. Poche occasioni, ritmo alto ma non ossessivo degli inglesi, Milan sornione che controlla palla e cerca di innescare Pato, più che Kakà Dopo 23' non si ricorda un tiro in porta, ma neppure un'entrata dura . Fabregas innesca spesso il congolese Adebayor sul quale la difesa del Milan balla, Pirlo impreciso come quando è in luna storta e tampinato dall'appiccicoso Hleb. Neanche di Kakà, che non riesce a puntare la porta, si può dire bene dopo mezz'ora nelal quale non è successo nulla di memorabile. I gunners giocano lungo su Adebayor che al terzo lancio fuori misura manda Lehmann a quel paese, dall'altra parte Pato spinge il suo avversario e viene ammonito. Dopo 36' minuti, prima azione dell'Arsenal e primo tiro del francese Flamini sul quale si accartoccia Kalac, al risposta di Pato è frustrata da un presuntuoso palleggio che lo porta in bocca a Senderos: possibilità dell'uno contro uno sprecata. Il Milan cede metri sulla sua sinistra, arriverebbero guai grossi anche dall'altra parte de Adebayor non sbagliasse una palla facile per Fabregas dimenticato davanti a Kalac. Ultimi minuti di sofferenza con mischia a ridosso di Kalac che respinge. Il fischio dell'arbitro giunge gradito al Milan proprio nel momento migliore dei gunners che sono cresciuti nell'ultima frazione, pur senza combinare sfracelli. Bilancio al 45': Milan poco brillante davanti, ma saldo in difesa e sereno a parte gli ultimi dieci minuti. Stridente il contrasto con l'Inter di Liverpool, pur senza essere 'compos sui' il Milan ha più presenza in campo, il punteggio è lo stesso del primo tempo di Anfield Road, ma - uomo in meno a parte - è stata tutt'altra partita. Alla ripresa, guai per il MIlan: Nesta si fa male e non ce la fa. Sull'angolo, Milan in dieci e Kaladze sfiora l'autogol. Dopo il brivido entra Janku e Maldini prende l'area con Kaladze. Fiammata del Milan con Kakà, ma sul rovesciamento Eboué colpisce non benissimo la prima palla gol della ripresa e sfiora il palo. Ora si soffre davvero, sembra l'Inter. Male la disposizione difensiva, ma quando segna Adebayor é fuori gioco e poi, quando è in posizione regolare lo anticipa Kalac. Eduardo prende d'infilata Maldini che potrebbe essergli padre e il suo sinistro sorvola la traversa. Pato e Kakà non danno segno di sé, Seedorf da tempo è scomparso. L'Arsenal spinge, Fabregas dirige l'orchestra, il Milan rincula, chiude i guantoni, ma sembra alle corde. Esce Pirlo per Pato, palleggio verso Kakà, lezioso e perso. Poi brividi per due o tre percussioni favorite da inutili finezze di Pirlo e Seedorf. Improvvsio lampo di Kakà che illumina per Oddo da sinistra a destra, il terzino fa il terzino (Bagnoli dixit) e sbaglia malamente: palla gol Milan. Maldini tiene l'area su Adebayor e Ambrosini innesca Kakà che cerca Pato, trattenuto. L'Arsenal avanza ora a folate, ma Ambrosini ora prende Fabregas e ne confonde le idee. Il Milan rifiata, Pato l'aiuta più di Kakà che però dà segni di risveglio e dal limite cerca Lehmann: fuori di metri, ma buon riflesso. Altra fiammata di Kakà, Senderos lo stende:giallo. Percussione Pirlo, Pato, Kakà ma l'Arsenal salva la pelle. Ora il Milan è di nuovo in partita, gunners calati dopo il pressing di inizio ripresa, se capita una palla a Kakà... Su un rimpallo palla per Fabregas, botta dritta e Kalac si avvolge sul pallone. Al 75' primo pallone sbagliato da Fabregas, migliore in campo. Seedorf va a segatura. Pato si accascia andando in porta e l'Arsenal mostra che il fair play resta roba da inglesi unica nazionalità non rappresentata fra i gunners e Fabregas s'inquieta quando gli viene chiesto di onorarlo calciando fuori. Entra Gilardino per Pato. Janku concede un mezzo rigore che l'arbitro non vede ammonendo Eboué, il replay lascia dubbi. Kalac invece dà sicurezza con due begli interventi in presa su botte improvvise dal limite. L'Arsenal torna a spingere: sofferenza, Maldini in piedi sulle barricate. Ambrosini è calato, finalmente esce Seedorf ed entra il puma Emerson. Cinque minuti alla fine: angolo per il Milan: svetta Gilardino e para Lehmann. Gunners all'assalto, resiste il Milan. Contropiede e Gila conquista una punizione che Pirlo calcia in pura teoria:fuori. Azione rugbystistica dell'Arsenal, per fortuna sul'ultimo tocco arriva Bentner che ha davvero i piedi da rugby ed alza da posizione possibile. Respira il Milan con un'altra punizione di nuovo sprecata da Pirlo, da pirla. Oddo svetta, poi Emerson e infine para Kalac. Si soffre, ora il Milan ha il fiatone. Maldini tiene "the box" di fronte ai continui cross dei gunners. Ultimo brivido all'ultimo minuto di recupero quando Adebayor schiaccia sulla traversa la palla della vittoria. Se c'era l'Inter, garantito che segnava. Va detto anche questo.
14/02/2008- Mutu nel gelo di Trondheim Partita d'andata Rosenborg-Fiorentina, nel gelo di Trondheim borgo norvegese famoso per il porto. Sono stato a Trondheim, in un'agosto di tantissimi anni fa. La ricordo come una città costruita col lego, vasta e con case basse adagiate sulla costa, ognuna con giardino e vialetto d'ordinanza. Silenziosa anche, con quelle abitazioni così sparse senza la contiguità tipica di noi latini e mediterranei. D'agosto ricordo che mi venne comoda una vecchia giacca a vento leggera che portavo per abitudine nello zaino. Tutto il resto l'avevo già addosso. Immagino con un brivido cosa sia oggi, in pieno febbraio, giocare alle 20:45, vorrei sapere cosa consigli i sopracciò dell'UEFA a prendere queste cervellotiche decisioni. La logica vuole che il Rosenborg sia greve di condizione, i norge sono fermi per il rigido inverno scandinavo. Viola disinvolti all'avvio, ma alcuni di loro indossano la calzamaglia che è segno certo di contraggenio, fra di loro Mutu che è tra quelli che fanno le boccacce ed anche Getsemani Montolivo sfoggia i collant così come Ufo uno dei più preoccupanti. Jorgensen è chiamato a fare il Liverani, dietro a lui e più centrale comincia Kuz che per primo cerca la botta: centrale e facile preda del portiere norvegese. I bianchi del Rosenborg nicchiano, sorpresi dal brio viola. Mutu perde tre volte palla in tre minuti, ma la squadra tiene bene il campo e appare ben disposta. Ancora il rumeno s'interdardisce a superare il suo avversario inaridendo la fonte di gioco più preziosa della Fiorentin a, ma quando gli riesce la "giochessa" arriva la prima occasione per Montolivo da Jorgensen, ma Getsemani batte loffo allargando il sinistro. Curiosamente il gesto del giocatore viola ricorda certe sventole larghe e lente del pugile sfiatato. Il gioco resta in mano ai viola, ma gli episodi degni di nota sono pochissimi, gioco a ritmi lenti e spezzettato. Lezioso e indisponente un assolo prolungato di Mutu che alla fine perde palla al limite: Pazzini lo manda a pescare. Il rumeno si fa perdonare poco dopo, grande azione di Von Braun Gobbi che su tocco di Kuz (mi pare) entra in area e spara, il portiere rintuzza e Mutu spinge la palla in rete dal limite dell'area piccola. Vantaggio meritato, e gran merito di Gobbi. I norvegesi provano a reagire, i viola rifiatano e Frey si scalda su un cross alto e lungo e facileda acchiappare. Dopo venti minuti la Fiorentina si può dire conforti i suoi tifosi, i più arditi dei quali, un manipolo, sono in tribuna dove spicca uno striscione emblematico : "Ultravioletti". Passa qualche minutio e ancora e sempre Mutu sfiora il gol su punizione da perito balistico. Kuz brilla a centrocampo, ruba palla e riparte, ma Pazzini spreca una possibile azione pericolosa ignorando altre soluzioni che il tiro strozzato e fuori, poi ancora Mutu da fuori: alto. Solo la Fiorentina sul teleschermo, ma c'è aria di gol solo quando si muove Mutu al quale la calzamaglia non nuoce quanto a Montolivo, su un ottima giocata del rumeno Pazzini arriva in ritardo di poco. Un mezzo busto di Mutu rivela che l'asso viola sfoggia anche un "lupetto" sotto la maglietta viola. La prima classica amnesia viola arriva al trentatreesimo, per fortuna questi non hanno un Muslimovic da rilanciare in bellezza e la difesa viola se la cava con un brivido stavolta non di freddo. Tutto inutile, era fuorigioco, ma che paura al 35' quando la difesa viola si incanta. Trama Montolivo- Mutu per vie centrali, poi Pazzini per Kuz: botta dritta forte e centrale, para il portiere norvegese che non so come si chiami. Quando la Viola rifiata, i norvegesi mostrano i loro limiti nella costruzione, e combinano qualcosa solo con la fattiva collaborazione dei nostri fra i quali si segnala per scempiaggine Getsemani Montolivo che riesce anche a farsi ammonire. Bravissimo Gamberini in un recupero sulla solita palla regalata agli avversari sulla trequarti e diventata pericolosa per l'affondo dell'attacco norvegese. Al fischio dell'intervallo il bialncio dice di una Fiorentina migliore del preventivato e di un avversario non perventuto. Speriamo che duri. Secondo tempo senza Iversen ex Tottenham e miglior giocatore conclamato degli scandinavi e Pasqual per Gobbi. Mutu cerca guai con Strand vecchia gloria del Rosemborg che gli ammolla un pestone. Qualche battuta a vuoto dei viola, il Rosenborg cerca di guadagnare metri e appoggiare su Konan sostituto di Iversen, più veloce e vispo del titolare, ma si gioca spesso nei trenta metri a cavallo della metà campo. Il Rosenborg ora è più combattivo, presente. La Fiorentina sembra poter giocare di rimessa, Mutu spara due volte dal limite su azioni di Kuz, comunque i viola fanno meno uso del pressing sull'avversario e tiene la palla lontana da Frey col palleggio. Partita ora noiosa, la ravviva una fiammata improvvisa di Mutu per Montolivo nel cuore dell'area, Getsemani tocca oltre il portiere, ma a lato. Occasione gol sprecata. Pazzini, nervoso e inconcludente, esce per Cacìa con l'accento sulla "i". Continua il gioco per vie orizzontali dei viola e i norvegesi puntano sulle pallonate in avanti come se avessero visto gli ultimi minuti di Bergamo. Frey para un tiro rasoterra dopo un prolungato assedio quando è scaduta la mezz'ora della ripresa, i viola arretrano un po' troppo. Mutu cerca due volte da sinistra Cacìa, ma la palla non arriva a destinazione: Prandelli imbacuccato come Amundsen si sgola perchè non s'abbia ad arretrare oltre il lecito. Alla fine, a nove dal termine, la difesa viola riesce a creare una palla gol anche per i norvegesi: Konan, l'ivoriano, coglie un palo rimbombante con Frey mummificato dalla sorpresa e dal gelo. Nella mischia Kuz rimedia una botta sull'imponente naso grifagno, esce ed entra Santana che per difendere non è il massimo. Cinque alla fine, si deve soffrire anche quassù, maledetti. Cacìa non si fa notare che per una spinta plateale, poi subisce il torello dei norvegesi. Su un rovesciamento di fronte Ujfalusi fa il bischero e tira un cencio molle verso la porta del Rosemborg mentre si trovava in superiorità numerica. Mutu gli celebra la sorella. Due minuti, tenete palla dannati ! Partita ingrata per Cacìa, per lui solo campanili. In difesa Ujfalusi sembra dei loro, ma davanti Mutu tiene palla e fa girare le lancette. Scade il novantesimo con i viola in avanti: non è garanzia di successo, ma si palleggia per quasi un minuto. Capolavoro di Jorgensen al 92':fallo di mano e punizione lontana per Sapara che il telecronista per consolarci definisce uno specialista. Ha ragione, ma Frey fa un capolavoro. Angolo e come Dio vuole è finita.
11/02/2008- When the reds ...
10/02/2008- The Munich Clock Se siete all'Old Trafford di Manchester e, dopo la partita, dovete prendere un treno o un aereo non vi fidate degli orologi a muro ai quattro angoli dello stadio, potreste essere in quel momento davanti a "the Munich clock" che è fermo da cinquant'anni.
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"Cut down in their prime, In silence, on that day, February 58, they got what they need, From Belgrade and back home to sleep"
The Futureheads
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Geoff Bent, Roger Byrne, Eddie Colman, Duncan Edwards, Mark Jones, David Pegg, Tommy Taylor, Liam (Billy) Whelan per questi otto calciatori "the Munich clock", l'orologio di Monaco, si fermò per sempre. Il Manchester United quel 6 febbraio stava tornando a casa, aveva appena conquistato la qualificazione alla semifinale di Coppa Campioni, pareggiando a Belgrado per 3-3 contro la Stella Rossa. Era stata una bella partita, il Manchester era andato in vantaggio per 3-0 in meno di venti minuti con i gol di Viollet e di Bobby Charlton (due volte), ed alla fine gli oltre 50000 spettatori jugoslavi erano stati soddisfatti del pareggio strappato all'ultimo assalto con un gol di Kostic. Il viaggio di ritorno era cominciato sotto brutti auspici, a Belgrado John Berry non trovava più il passaporto, la partenza veniva ritardata di un'ora. L'aereo aveva poi, come programmato, fatto scalo all'aeroporto di Riem, presso Monaco di Baviera, era necessario il rifornimento di carburante. Nevicava. Una sosta breve, quattro passi nell'aerostazione, qualcuno giocava con le palle di neve prendendo la mira sul colossale Swift, ora giornalista, ex portiere della Nazionale inglese che aveva umiliato l'Italia 4-0 a Torino dieci anni prima. Risate, clima da vacanza, da gita scolastica. Quando erano saliti nuovamente a bordo dell'aereo la neve cadeva copiosa, operai infreddoliti si adoperavano a sgombrare la pista. Il comandante aveva cercato di decollare e per due volte aveva deciso di "abortire la procedura". Si dice così. Qualcuno aveva cominciato a preoccuparsi, altri giocavano a carte, leggevano un libro, ma nessuno sorrideva più, il clima festoso era come sospeso. La terza volta l'Ambassador di nome "Elizabethan" era arrivato in fondo alla pista con la velocità giusta per il decollo, ma all'improvviso la neve fresca mista ad acqua aveva frenato il carrello, provocando una brusca decelerazione. Stavolta era troppo tardi per fermarsi. -"Stiamo per morire tutti !"- aveva urlato qualcuno a bordo sentendo la frenata improvvisa. L'aereo goffamente aveva cercato di violare le leggi fisiche, ma aveva urtato la recinzione spezzandosi in due tronconi, uno dei quali era finito addosso ad una casa, mentre l'altro aveva travolto un capannone di legno con all'interno un'autocisterna carica di cherosene. Si era scatenato l'inferno. Ai primi soccorritori la situazione era subito apparsa disperata. Il terreno era cosparso di detriti incendiati e di cadaveri, altri corpi giacevano ordinati sui cumuli di neve come se ve li avesse composti una gigantesca mano misericordiosa. La sezione centrale della carlinga bruciava, mentre da quella di coda circondata da rottami incendiati, distante un centinaio di metri si vedevano uscire barcollanti alcuni superstiti. Un uomo con la divisa del Manchester si affannava ad aiutare i compagni e gli altri passeggeri, entrava ed usciva dalle macerie dell'aereo, nel fumo acre e fra le fiamme. Un uomo ferito con la divisa da pilota gli urlava che i serbatoi potevano esplodere da un momento all'altro, ma l'altro continuava ad andare e venire portando con sè ogni volta un pezzetto di speranza. Coperto com'era di sangue nessuno lo aveva riconosciuto, ma si seppe poi che era Harry Gregg, il portiere del Manchester United. In quel pomeriggio Harry Gregg mise in salvo parecchie vite, fra cui quelle di una bambina di poco più di un anno e della madre, una passeggera jugoslava, ma per anni non lo aveva mai raccontato a nessuno. Le condizioni metereologiche e l'impreparazione delle autorità aeroportuali tedesche resero penose quelle ore dove molto venne fatto grazie all'abnegazione ed al coraggio dei singoli fossero essi vittime o soccorritori. Molti dei sopravvissuti si univano alle squadre di soccorso, e così fecero altri passeggeri in transito per l'aeroporto, i salvataggi miracolosi non mancarono in quello scenario da Apocalisse. Kenny Morgans, l'ala destra dello United, venne ritrovato privo di sensi, ma miracolosamente ancora in vita, fra i detriti e i cumuli di neve da due giornalisti, diverse ore dopo che erano state sospese le operazioni di soccorso ed era stato dato per disperso. Alla fine della terribile giornata ventidue cadaveri vennero allineati in un capannone dell'aerostazione, mentre i feriti erano stati sistemati negli ospedali dei dintorni Matt Busby versava in condizioni disperate, così come Duncan Edwards, ventunenne nazionale inglese e grande promessa del calcio mondiale. Per Duncan Edwards, semplicemente Duncan per i suoi tifosi, non ci sarebbe stato nulla da fare. Dopo quindici giorni di strenua resistenza che aveva suscitato l'ammirazione incredula degli stessi medici tedeschi, la sua prodigiosa vitalità fu costretta a soccombere ai gravissimi danni subiti ai reni. Dopo cinquant'anni Duncan resta ancora il più giovane capitano di sempre della Nazionale inglese. A Busby venne somministrata due volte l'estrema unzione, ma alla fine ce l'avrebbe miracolosamente fatta. Dopo due mesi lasciò l'ospedale, ed il suo dolore più grande, una volta cosciente, fu lo scoprire che otto dei suoi "babes" non c'erano più. Jackie Blanchflower e John Berry dovetterero smettere di giocare al calcio in seguito alle gravissime ferite riportate. Nella prima partita dopo il disastro il Manchester, con una formazione composta da riserve e ragazzi delle giovanili, travolse per 3-0 lo Sheffield Wednesday, poi purtroppo precipitò al nono posto, ma fra la commozione di tutti giunse a disputare la finale di Coppa d'Inghilterra persa contro il Bolton. In Coppa dei Campioni la sorte aveva opposto ai reds il Milan di Schiaffino e Liedholm, un ostacolo troppo alto per quei volonterosi ragazzi. In un clima di commozione tangibile, tre mesi dopo il disastro aereo, i resti del Manchester vinsero la gara d'andata delle semifinali per 2-1. Dei superstiti di Monaco erano presenti in quattro: Gregg, Foulkes, Morgans e Dennis Viollett, che segnò i due gol inglesi. Alla fine della partita l'Old Trafford si sciolse in un applauso interminabile. Per il calcio inglese quel 6 febbraio 1958 resta una data indelebile nella memoria di coloro che hanno in qualche maniera vissuto direttamente quell'episodio. I superstiti di quel giorno sono ormai pochi: Harry Gregg, Bobby Charlton, Bill Foulkes, Kenny Morgans, Albert Scanlon, fra i calciatori, la signora Lukic e sua figlia Vesna, infine una delle hostess che ora è una dolce signora dai capelli bianchi. Gli inglesi però non hanno scordato: all'Old Trafford, uno degli orologi elettrici a muro all'esterno dello stadio segna per sempre l'ora del disastro, è quello "the Munich clock". Il 6 febbraio di quest'anno, nel cinquantesimo anniversario, l'Inghilterra ha affrontato la Svizzera con il lutto al braccio, e fra poco lo United affronterà il derby col City con le maglie senza sponsor ed i numeri da 1 a 11 dei Busby's Babes. Matt Busby sarebbe diventato baronetto dopo aver conquistato, dieci anni dopo Monaco, la Coppa dei Campioni che aveva sognato di vincere con i suoi "babes". Raccontano che la notte dopo la vittoria in finale col Benfica, lui, Bobby Charlton e Bill Foulkes, tre dei superstiti, sgattaiolarono via dalla festa ritrovandosi, soli, in una delle camere dell'albergo che li ospitava, dove rimasero a lungo in silenzio. Del disastro di Monaco parlava raramente, ma in un'occasione quando gli venne chiesto che calciatore fosse stato Duncan Edwards rispose:- "Se vi raccontassi com'era non credereste alla metà delle cose che vi direi. In realtà vi avrei probabilmente descritto solo metà della sua immensa capacità di calciatore"- Matt Busby se n'è andato nel gennaio del '94, probabilmente con la speranza di riabbracciare finalmente i suoi ragazzi.
05/02/2008- L'Inter e gli arbitri: la solita storia ? Chi avesse visto, dopo qualche anno di soggiorno su Marte, le ultime puntate di trasmissioni di elevata qualità per contenuti quali Controcampo, Domenica sportiva (?), Controcampo diritto di replica, Diretta Stadio fino al catartico supplizio del Processo di Biscardi, deve aver pensato che nel calcio italiano il marcio sia rappresentato dall'Inter e dalle malversazioni perpetrate da arbitri senza scrupoli per permetterle la conquista del secondo titolo consecutivo ("de fila" per i "lazziali" e terzo per gli spiritosi come Moratti). Non ci fosse da piangere ci sarebbe da farsela sotto per il gran ridere. I mostruosi disegni architettati dalla "Cupola" del grande burattinaio Moggi adesso sarebbero rivolti a favorire la squadra identificatasi come unica vittima di un simile sconcio. Un ribaltone in puro stile italiota, una sorta di caduta del regime con le strade lastricate delle "cimici" fino a mo' ostentate con orgoglio all'occhiello. Credo che si stia esagerando: due arbitri incompetenti (potrei scrivere in cattiva giornata, ma mi sembra più chiaro così e non faccio nomi perchè magari sono pure permalosi oltre che scarsi) non fanno complotto, non più di quanto due indizi possano surrogare una prova. L'Inter, anzi la povera Inter, si trova sotto una valanga di veleno vomitatole addosso dagli urlatori televisivi che non smentiscono l'unica vera legge del calcio: chi vince spesso è antipatico ma è sempre il più forte. Moviole sempre più prossime alla realtà virtuale, ex arbitri che si ripropongono come incauti censori (incauti in senso latino) dell'operato dei colleghi, moviolisti sempre più pignoli ed abili nel falsare l'azione modificandone la velocità e di conseguenza falsandone la dinamica, da questo circo escono ogni domenica certezze poco condivisibili. Nessuno, dico nessuno, ha ricordato che Tagliavento è lo stesso arbitro internazionale (!?) che ha affossato il Toro a favore della Fiorentina con due rigori farmaceutici. Usque tandem Collina abutere patientia nostra ? Senza essere Cicerone credo che sia l'ora di far capire che la misura è colma e che il marcio, se non sta in Danimarca, non sta neppure nell'Inter, ma forse sta tutto e solamente in una classe arbitrale nè disonesta (spero) nè coartata, bensì solo scarsa perchè derivante da anni di maneggi, e trovatasi a raschiare il barile lanciando in mischia gente che, semplicemente, è lontana dall'eccellenza. Tutto qui. Se ci fosse un complotto a che pro annullare il gol di Ibrà ad Udine ? Prima di chiudere, però, una tiratina d'orecchie a Moratti è necessaria, così come a Mancini. Cominciamo dal secondo, Mister Simpathy. Viera andava ammonito, perchè quando si trattiene uno per un braccio dovrebbe scattare sempre l'ammonizione (come accade ai giocatori di Reggina, Siena, Empoli, Cagliari ecc. ecc.). Il fatto che a quelli dell' Inter (del Milan, della Roma, della Juventus, della Fiorentina) talvolta ( o sempre) non accada è di per sè il vero errore. Vieira andava espulso perchè se uno ha i nervi in ipoteca può accomodarsi in tribuna visto che in undici l'Inter poteva giocare lo stesso. Veniamo a Moratti al quale il 5 maggio non riesce ad andar giù, nonostante abbia avuto la sua vendetta (o giustizia ?) e stia vincendo quegli scudetti che gli mancavano. Tutle le volte che all'Inter rammentano il 5 maggio il cervello va in corto circuito: si ricordi Moratti che bene avrebbe fatto l'ufficio Inchieste ad aprire un fascicolo sul comportamento della Lazio che era sembrato troppo tenero ed affettuoso nei confronti dell'Inter, in aperta violazione delle più logiche regole dello sport che prevedono competizione. Sfortunatamente per gli interisti (e per Moratti) i loro prodi erano tanto bolliti che bastò che Podborsky, poco in confidenza con la lingua italiana, non avesse capito che era stata fatta la classica "camiciola" e decidesse di vincere da solo la partita fra tanti fantasmi rintronati dal caldo e dalle tossine accumulate nei muscoli. Infine, Moratti, dovrebbe ricordare che proprio lui aveva fatto allora un pensierino all'ingaggio dell'Innominato, ed al fatto che i Promessi non divennero anche Sposi, forse è dovuta la scoperta di tanto lordume che altrimenti sarebbe rimasto celato sotto il tappeto di un altro colore. Con ciò detto, l'Inter vince con merito e ogni insinuazione è senz'altro gratuita, almeno per come la penso io.
02/02/2008- [Enter a title for this new entry here]
Sono passati vent'anni, ma sembravano di più. L'ultima volta in maglia viola giocava un ragazzo che prometteva bene nonostante fino a quel momento avesse goduto molta più attenzione dalal sfortuna che dai critici di calcio: Roberto Baggio. Una vittoria a Torino (bianconera) dei viola è una rarità che può avere un paragone filatelico nel "Gronchi rosa" il re dei francobolli. Questo "Gronchi viola" lo dobbiamo conservare con cura: un 3-2 in rimonta all'ultimo minuto contro la Juve a Torino la Fiorentina non lo aveva mai realizzato e non la Fiorentina sola. Non solo: la Fiorentina di Prandelli, non aveva mai battuto una grande negli ultimi due campionati, né a Firenze né altrove. Non solo: in trasferta, anche nell'anno dei trentun gol di Toni, contro Juve, Inter, Roma e Milan non c'era stata trippa per i gatti viola. Oggi, invece, niente "più limiti e confini" per dirla come Lucio Battisti. La partita, dopo il gol di Camoranesi, sembrava ormai la solita storia. Poi il vento è cambiato. Fumata bianca, è stato fatto il Papa, anzi è stato il Papa (Waigo) a farsi la partita e a regalare ai suoi tifosi una soddisfazione che non può essere compresa a fondo per chi non l'aspettava da vent'anni. In effetti l'attesa reale è stata molto più lunga, perchè oggi la vittoria era importante per un posto nell'alta classifica, cosa che non accadeva dagli anni dei due scudetti, ahimé tanto lontani da non ricordarseli nemmeno. Curioso il fatto che una delle sconfitte più amare della storia della Fiorentina, quella per 2-3 (da 2-0 a dieci minuti dalla fine) nel 1994 sulla panchina viola sedesse proprio l'attuale allenatore della Juventus, Claudio Ranieri. Protagonista assoluto allora fu Alessandro Del Piero, oggi molto in ombra, protagonista assoluto oggi e stato Papa Waigo che ha fatto secco Buffon, segnando il gol del pareggio, e poi ha fornito la palla a Osvaldo per il gol del 3-2 all'ultimo minuto: c'è abbastanza per candidarlo come sindaco Fossi Domenici, attuale inquilino di Palazzo Vecchio, mi comincerei a preoccupare. Anche se fossi Roberto Mancini. L'Inter da tempo boccheggia: ha perso a Liverpool, pareggiato con la Sampdoria e la Roma entrambe le volte in rimonta ed oggi ha beccato col Napoli ben oltre il punteggio di 0-1. Se mercoledì la Roma fosse stata meno sciagurata, adesso l'Inter avrebbe solo tre punti di margine sulla Roma, invece sono sei, ma se l'Inter è questa potrebbero non essere un margine di assoluta sicurezza soprattutto con Mancini in panchina che trasmette nervosismo ai tifosi (alla squadra non so) commentando non tanto l'arbitraggio insufficiente di Rizzoli quanto il fatto che spesso l'Inter è stata costretta a giocare in dieci come se fosse la società più bersagliata dalla classe arbitrale. Parlava più o meno così anche due o tre anni fa quando c'era Moggi alla Juve, chissà a chi si riferisce oggi. Parlando di arbitri, com'è inevitabile di questi tempi, è necessario parlare di Cassano per il quale da tempo, invece, si parla sempre più spesso di Nazionale. Io dico che ci vuole coraggio: oggi ha reagito ad un'ingiustizia (che può sempre capitare) con una sceneggiata da bullo, arrivando a gridare all'arbitro "a te dopo ti aspetto qua, ti aspetto qua..." . Roba impensabile a livello internazionale, forse sarebbe bene piantarla con l'esaltazione del genio e sregolatezza di "Fantantonio", qualcuno dovrebbe dirlo a Fabio Fazio, il calciatore non si discute, ma tutto il resto sì. E non parliamo, per favore, del fatto che poi ha chiesto scusa, non voglio aggiungere altro, sarebbe come sparare sulla croce rossa, ma vedremo dalle decisioni della giustizia (?) sportiva se, oltre che gli arbitri, sono scarsi e anche i giudici. A proposito di labiale, piuttosto che degli insulti e le minacce di "Fantantonio" impietosamente vivisezionate dalle moviole, preferisco parlare di quello del grande Buffon che, sentendosi tradito dai suoi difensori, dopo il gol di Osvaldo ha ripetuto due o tre volte:-"Non ci credo"-. Nemmeno noi, Gigi, Se ti può consolare, nemmeno noi.
19/10/2007- Chi di Dida ferisce... L'ultima notizia ha sorpreso molti, ma non me: riguarda il fatto che l'UEFA ha annunciato che anche il Milan, oltre che il signor Nelson Dida, sono "under investigation" per la sconveniente sceneggiata di Glasgow costata al Milan anche la faccia oltre che tre punti sciaguratamente perduti sul campo. L'UEFA ci tiene sotto schiaffo, noi italiani non solo il Milan, da dopo le vicende legate a "telefonopoli" e dopo che la Nazionale e lo stesso Milan hanno conquistato il Mondiale e la Scempionslig. Noi, d'altra parte, incoraggiamo Platini e compagni al sospetto con comportamenti poco consoni al procurarsi simpatia e stima. Prima i fischi alla Marsigliese (che non erano maleducati apprezzamenti ad una bella ragazza del dipartimento della Bouche du Rhone non so se avete notato la maiuscola...) poi la sceneggiata di Dida e la pronta sostituzione del portiere, apparentemente tramortito da una carezza, con Kalac che poteva configurare il tentativo di lucrare una vittoria a tavolino. Per fortuna non se n'è fatto di nulla, il Milan ritrovando sangue freddo e dignità non ha fatto reclamo ma l'UEFA ora vuole processare anche le intenzioni degli italiani disonesti. Pazienza, bisognerebbe sempre pensarci prima, chi di Dida ferisce...
04/08/2007- Anche Nesta abbandona l'azzurro: Dio mio come faremo !!! Dopo "er pupone" se n'è andato anche Nesta. Probabilmente se non avesse dato l'annuncio con un'apposita conferenza-stampa non se ne sarebbe accorto nessuno, probabilmente neppurelo stesso Donadoni. Adesso, invece, ne siamo coscienti e potremo in caso di sconfitta piangere sull'assenza di Nesta oltre che su quella di Totti. Se Alessandro Nesta non ce lo avesse ufficializzato alzi la mano chi in caso di sconfitta azzurra, ne avrebbe ricordato il nome ed invocato la presenza. Così invece siamo costretti a ricordarci di lui che in Nazionale non è mai stato uno da ricordare.
19/07/2007- Er pupone e la maglia azzurra Uno dei tormentoni dell'ultima dimenticabile stagione calcistica è stata la telenovela fra Totti e la maglia azzurra. Mese più, mese meno, venticinque anni fa c'era un'altra querelle fra la Nazionale e la Roma, riguardava, allora, l'ostracismo imposto da Bearzot ad alcuni calciatori giallorossi non convocati per il Mondiale spagnolo. Erano, in primis, Pruzzo e Nela, ma anche Di Bartolomei suscitava rimpianti. Allora si discuteva per un'esclusione almeno discutibile (Pruzzo aveva conquistato nei tornei immediatamente precedenti per due volte consecutive la classifica cannonieri) adesso si fa l'esatto contrario, ovvero si afferma il diritto di un campione di non indossare la maglia azzurra. "O tempora, o mores" viene da esclamare. La colpa è tuttavia della nostra "non-federazione". Mi spiego meglio: se si volesse davvero impiegare Totti in azzurro a dispetto di tutto e di tutti, basterebbe convocarlo e poi vedere cosa succede, pronti alle estreme conseguenze. Invece no, si continua a trattare il fatto come se si trattasse di un contributo volontario, di una sorta di autoconvocazione, di un favore. Non è così, non deve esserlo. Francesco Totti è un campione, su questo ci sono pochi dubbi. Alla maglia azzurra ha dato un contributo notevole, adesso delle due una o si accetta il fatto che non vuole più essere convocato e non lo si convoca (e sopratutto non se ne parla) più, oppure lo si convoca e se non risponde perchè ha la bua gli si chiede come ha fatto a vincere la scarpa d'oro se è tanto sofferente e poi lo si squalifica. Siccome questo sarebbe un inutile accanimento, proporrei di mandargli un bel mazzo di garofani gialli e rossi fasciato d'azzurro con una lettera di ringraziamento per i servizi resi alla causa e poi dmenticarlo. Lasciamolo in pace e così lasciamo in pace anche i maroni di chi tifa per la Nazionale e magari non è romanista; si invita Cerqueti a farsene una ragione (hanno smesso Meazza, Rivera, Riva, Tardelli e Baggio, potrà smettere anche Totti ?) e quando si giocherà con la Francia si penserà alla Francia e non alla placca di Totti, alla sua assenza ed ai messaggi che Donadoni aspetta ancora. Spero di essere stato chiaro, amare la Nazionale non è un obbligo, ma non è un obbligo neppure amare Totti. Se ci fosse meglio, se non c'è va bene uguale, pensiamo alla Francia che loro ci saranno di sicuro, Totti o non Totti.
22/04/2007- Me l'ha detto l'uccellino Manchester-Milan riempie ormai i pensieri di molti, perlomeno di tutti coloro che non si sono appassionati all'esito dell'assegnazione degli Europei o al dilemma che riguarda i punti di vantaggio con cui l'Inter riuscirà finalmente a vincere lo scudetto. Ad aumentare l'attesa anche la disavventura romanista con quei sette gol che pesano come una oscura minaccia sulla prossima sfida. Anche il Milan rischia di essere travolto, o i rossoneri riusciranno a sorprenderci e, soprattutto, a sorprendere il Manchester United ?
Non sarebbe la prima volta: Manchester-Milan si giocò anche tantissimi anni fa (saranno 38 lunedì prossimo, 23 aprile) e lui, Kurt Hamrin, "l'uccellino", c'era.
Lo incontro al Tennis Club Firenze, che è un po' casa sua.
"Gioco ancora, ma oggi no"- dice Kurt mentre ci sediamo sulle gradinate vicino ad uno dei campi liberi.
Fa caldo a Firenze, più che metà aprile sembrano i primi di luglio e mettiamo in moto la macchina del tempo.
-"Kurt, torniamo per un attimo nel '68. Tu esordisci quell'anno, a 33 anni suonati, in Coppa dei Campioni…"-
-"Sì, ed eravamo una buona squadra, ma nessuno ci metteva fra i favoriti. Quel Milan aveva come giocatori famosi a livello mondiale solo Rivera e forse Schnellinger, ma la nostra forza era che eravamo una squadra costruita da Rocco con uomini che poi erano diventati amici e che giocavano l'uno per l'altro. Ed il segreto era Rocco. Anche l'anno prima in Coppa delle Coppe avevamo vinto contro squadre che molti ritenevano superiori a noi, il Bayern, l'Amburgo, perchè le partite non si vincono mai con i nomi."-
-"A livello mondiale anche Hamrin era un nome famoso…"-
-"No, io ero avanti con gli anni, ero già un vecchietto…"- sorride Kurt.
-"La tua prima Coppa Campioni comincia a casa tua, in Svezia, a Malmoe…"-
-"Comincia male. L'impegno era stato purtroppo preso un po' sotto gamba, e ci trovammo sotto per 0-2. Se non segnava Rivera non so se si passava il turno. In quella stessa partita, poi, io mi ruppi il menisco e restai fuori per un paio di mesi. Ascoltai la radiocronaca del ritorno in ospedale: una sofferenza. Il Milan perdeva 0-1, a mezz'ora dalla fine eravamo eliminati: finì 4-1, ma che paura…"
-"Poi venne il Celtic…"-
-"Lì abbiamo vinto perché eravamo davvero una squadra, è stata la vittoria più sofferta. Dopo la partita di andata pareggiata in casa nostra nessuno pensava più di poter passare il turno. A Milano era nevicato per tutta la partita. In certio punti del campo c'eranop forse venti centimetri di neve: non si poteva giocare a calcio. Fummo bravi, noi e loro, a non farci male ma di provare a segnare su quel campo ghiacciato non si poteva nemmeno parlare. Finì 0-0 ed io non ci credevo tanto che si potesse vincere lassù, in Scozia… Anzi non ci credeva nessuno, il Celtic era fortissimo. Due anni prima aveva battuto l'Inter a Lisbona ed ora tutti pensavano che avrebbe battuto anche il Milan"
-"E invece…"
-"Invece avemmo la fortuna, in quel momento difficile, di trovare due giocatori decisivi per il Milan. Uno fu Pierino Prati che dopo pochi minuti riuscì a scappare dalla nostra metà campo, presentarsi solo davanti al portiere scozzese e batterlo; l'altro il nostro portiere, Fabio Cudicini, che parò tutto, fece davvero i miracoli. Fabio quella sera disputò, forse, la più bella partita della sua carriera."
-"E arriviamo al Manchester…"-
-"Come accade ora al Milan di Ancelotti, anche noi eravamo sfavoriti. Anche allora il Manchester era pieno di stelle: Law, Charlton, Best, Stiles, ma noi vincemmo perché eravamo una squadra di amici, una squadra nella quale nessuno giocava per sé. A Milano perdemmo Rivera per infortunio dopo venti minuti, ma Romano Fogli, un altro vecchietto, fece una bellissima partita. Io segnai la prima rete, ma fu tutto merito di Prati. Su un passaggio rasoterra, da posizione favorevole, Pierino, anziché tirare fece una finta allargando le gambe ed io dovetti solo spingere la palla in rete. Poi raddoppiò Sormani e finì 2-0. Io fui molto criticato dagli inglesi perché avevo fatto "rabbiare" il terzino sinistro Fitzpatrick, che poi mi fece un fallo con la palla lontana e fu espulso quando già vincevamo 2-0. Non fu un fallo pericoloso, ma era con la palla lontana e l'arbitro lo cacciò via. Io restai fuori due minuti e poi giocai tranquillamente fino alla fine e questo non piacque agli inglesi."-
-"Ed il ritorno ? A Manchester non si andava tranquilli nemmeno partendo dal 2-0 ?"
-"No, in Inghilterra non si va mai tranquilli."-
-"Come andò ?"-
-"Si era messa subito bene, dopo pochi minuti avevo segnato. Non c'erano ancora i gol che fuori casa valevano il doppio, ma sarebbe stato un gol comunque importante. L'arbitro francese però lo annullò per fuori gioco. Un fuori gioco che per me non c'era. Siamo lo stesso riusciti a reggere in una partita durissima (Rosato, colpito da Law deve uscire sostituito da Santin , Cudicini stramazza al suolo colpito alla nuca da un oggetto piovuto dalla tribuna ndR ). Siamo riusciti a tenere, tenere, poi gli inglesi hanno segnato il gol del 2-1 ed allora è stato un finale di fuoco, ma abbiamo resistito. Fu una partita davvero difficile, anche per l'ambiente. Si parla tanto del fair-play inglese: non so quanti chiodi da moquette, bottiglie, e tutto il resto piovvero sul povero Cudicini, ma alla fine passammo il turno, e soprattutto uscimmo sani e salvi."
-"Cosa ti è rimasto impresso di quella partita ?"-
-"Il pubblico. Il pubblico di Manchester è unico. Non smetteva mai d'incitare la squadra, ed ora sarà lo stesso. In molti casi del pubblico si dice che "è il dodicesimo uomo", loro lo sono davvero. Qualunque cosa possa succedere il pubblico aiuterà il Manchester per 90' e questo può essere una bella difficoltà per il Milan. Il pubblico può sempre condizionare, ma il Milan ha possibilità di fare la sua partita, ha giocatori esperti come Maldini, Gattuso, Pirlo, Nesta, gente che ha fatto la Coppa del Mondo e che difficilmente si farà intimidire: il Milan non sarà battuto già in partenza."
-"Cos'è successo alla Roma ?"-
- "Hanno preso un gol subito sullo sbaglio di Doni. Invece di aspettare che passasse la sfuriata degli inglesi e poi giocare il loro gioco si sono buttati all'attacco per pareggiare subito. E' stato un errore madornale. Purtroppo è successo così, ma è una cosa di una partita e basta."
-"Il Manchester di adesso assomiglia al Manchester di allora ?"
-"Io penso di sì, è proprio così. La cosa si ripete per me. Anche allora erano pieni di campioni, erano più forti ed erano i favoriti, come oggi. Noi li affrontammo tranquilli e passammo il turno. La cosa potrebbe succedere ancora martedì, perché neppure oggi le partite si vincono solo con i nomi."
-"Anche il Milan di oggi assomiglia a quello in cui giocavi tu ?"
-"In un certo senso sì. Anche ora quelli del Milan sono giocatori che tre settimane fa tutti volevano cambiare. Come me allora che mi volevano cambiare ancora prima di quelle partite, ma per fortuna le ho potute giocare…"
-"E' sbagliato dire che quella col Manchester fu la vera finale ?"
-"Sì, forse il passo decisivo fu la vittoria a Glasgow col Celtic. Poi in finale battemmo l'Ajax, perché eravamo più esperti e li imbrigliammo con il nostro gioco. Vincemmo 4-1, ma si vedeva che il futuro era per loro, infatti poi hanno vinto la Coppa per tre volte di fila"-
-"Chi era decisivo in quel Milan ?"-
-"Rocco, un grande manager più che un grande allenatore"-
-"Ancelotti assomiglia a Rocco ?"-
-"Come Rocco da ognuno riesce a tirare fuori il meglio di se stesso, specialmente in queste partite "
-"Dalla più forte alla più debole le quattro semifinaliste di questa Coppa"-
-"Io metterei: Manchester, Chelsea, Milan e Liverpool, ma non sempre vincono i più forti. Noi vincemmo la Coppa partendo sempre sfavoriti."
-"Quindi vedi favoriti per l'ingresso in finale il Manchester ed il Chelsea ?" -"Sì, per me fra loro quattro i valori sono questi. In una semifinale, poi, conta molto il carattere anche se gli inglesi sono ossi duri."
-"Se il Milan vincesse la Coppa, lo scudetto dell'Inter verrebbe sminuito come sostiene qualcuno?"-
-"No, sono due cose diverse. Il Campionato è lungo, l'Inter ha vinto perché è la più forte, basta guardare la classifica ed anche se qualche partita la giocano male, primo o poi la buttano dentro. La Coppa è diversa: non puoi mai sbagliare, ma ci sono dei periodi di recupero, in Campionato no. Sono due cose diverse è difficile vincerle tutte e due. Per lo scudetto anche ci fosse stata la Juve sarebbe stato lo stesso. L'anno prossimo sarà una bella lotta: tornerà la Juve, il Milan si rinforzerà e la Roma in campionato esprime il più bel calcio d'Italia, senz'altro."
-"E col Valencia, all'Inter, cos'è successo ?"-
-"Hanno mollato troppo presto nella partita in casa. Un attimo di smarrimento di qualcuno negli ultimi minuti. Un episodio, come è successo al Milan col Bayern. Il Valencia ha ricordato a tutti che le partite finiscono al 90°"-
-"La nostra Fiorentina ?"
-"E' una grande sorpresa, Prandelli ha fatto un miracolo. A sette partite dalla fine sono ancora in lotta per la Coppa UEFA, non speravo tanto. Il prossimo anno giocheremo per la Champions, senz'altro."
Speriamo, Kurt, posso sempre dire che me l'ha detto un uccellino…
13/02/2007- Novità Foto dal sito www.mantovamemorabilia.it Da oggi è in linea la ricostruzione storica, ma anche romantica, di una delle più belle avventure che il nostro calcio abbia mai raccontato, quella del "piccolo Brasile", il Mantova che seppe dalla quarta serie (come si diceva allora) arrivare in Serie A.
04/09/2006- Un capitano, c'è solo un capitano...
Ho appena avuto la notizia della morte di Giacinto Facchetti. Come ricordo di un capiatno e di un gentiluomo la Posta del Gufo, associandosi al dolore di tutti gli sportivi, pubblica queste poche righe scritte per ricvordarlo in un momento meno triste di questo Sono un ricordo inadeguato, ma sincero Un capitano, c'è solo un capitano
04/08/2006- La viola in giardino In questi giorni ho - quasi letteralmente - la Fiorentina in giardino. Si allenano a duecento metri da casa mia, nella quiete - non direi nel fresco - delle colline del Mugello. Ecco quindi mia figlia che, dopo paziente appostamento e grazie alla colaborazione del grande Nacci, è riuscita a farsi fotografare con Frey. -"Che è tanto bello !"-
24/07/2006- La quarta stella: CAMPIONI DEL MONDO !!!
03/07/2006- La delusione e l'estasi
Mirabile sintesi in questa immagine: Zè Roberto, l'unico forse dei verdeoro a non aver terribilmente deluso, è distrutto, annientato dall'nattesa sconfitta; accanto a lui, Zidane, festeggia con misura il trionfo della Francia, che ora è la favorita per la vittoria finale.
28/06/2006- L'ultima luna di Grande Capo "Piede che carezza"
"CHE COS'E' LA VITA? LO SFAVILLARE DI UNA LUCCIOLA NELLA NOTTE,IL RESPIRO SBUFFANTE DI UN BISONTE NELL'INVERNO, LA BREVE OMBRA CHE SCORRE SOPRA L'ERBA E SI PERDE DENTRO IL SOLE" (Piede di Corvo) ________________________________________________
Non credo che arriverò mai più ad ammirare un calciatore quanto ho ammirato lui: Zinedine "Zizou" Zidane, non solo per le magie da "Uomo medicina" che ha dispensato, ma anche per il suo modo di essere. E' l'ultimo Sciamano, l'ultimo guerriero capace di sfuggire agli schemi del calcio precisino in cui quelli come lui sembrano destinati a finire in una riserva. Non è un santo, piuttosto un mite, ma anche la Bibbia ammonisce : -"guardatevi dall'ira dei mansueti"- e, qualche volta, la sua ira lo ha portato a compiere gesti anche violenti, per i quali ha scontato la pena senza vittimismi, anche se il bilancio fra le botte date e quelle prese non ha paragoni. Il suo volto è da capo indiano, della grande nazione cheyenne. Immaginatevelo incorniciato da un copricapo di penne d'aquila, le guance tinte con i colori di guerra: è perfetto. Gli occhi, naturalmente socchiusi quasi scrutino il volo degli uccelli e la traccia del vento, il naso scolpito sugli zigomi; il taglio della bocca di chi parla poco, ma viene ascoltato. E' un violinista col fisico da decatleta, l'unico fantasista che non debba pagare dazio a madre natura. I piedi prensili, capaci di qualsiasi prodigio, il fisico che non teme i contrasti gladiatori, le sue galoppate con la palla incollata al piede ricordano la corsa del mustang cavalcato a pelo, un'azione senza sforzo apparente. Un nome cheyenne per Zinedine Zidane ? "Piede che carezza" mi pare appropriato. Gli indiani consideravano fortunato il guerriero che aveva "una buona morte" e non davano la stessa importanza ad "una buona vita", adesso "Piede che carezza" cerca la sua buona morte nella fine di una carriera splendida, a livelli difficili anche da raccontare. "Piede che carezza", infatti, gioca ormai da troppe lune, il suo tempo sa per compiersi ed il suo scalpo sembra ormai un esiguo trofeo per il nemico. Ad Hannover, l'altra sera, i ragazzi terribili delle "furias rojas" lo guardavano con degnazione, quasi con sufficienza, non credevano nel potere di quel vecchio mago. All'inizio le molte lune sembravano pesare sulle spalle di "Piede che carezza", poi l'incanto ha preso il sopravvento. E' stato come premere il tasto del rewind. Via via che passavano i minuti, il vecchio mago sembrava sempre più giovane, presto è tornato sulla pista del bisonte, che, in fondo, è un toro da corrida col cappotto. Ha preso il gioco in mano, ha lanciato per aria le ossa magiche che porta nel sacchetto dell'anima e queste devono essere atterrate sull'erba in una combinazione incoraggiante. "Ci saranno altri giorni"- gli hanno detto. Manitù e le sue verdi praterie di un'agiatissima vita borghese potranno aspettare ancora una luna. Allora "Piede che carezza" ha trovato la sua traccia e la sua freccia si è infilata nel dorso del bisonte spagnolo una prima volta quando con una parabola filante ha pescato Viera per il gol del 2-1. Poi "Piede che carezza" ha incoccato di nuovo l'arco e teso la corda per lasciarci qualcosa di lui da ricordare per sempre. La sua cavalcata nell'ultimo assalto mi rimarrà nella retina e nel cuore. Il difensore spagnolo brancicante, quel tocco preciso, il portiere allungato nella spaccata della disperazione, e gli occhi di "Piede che carezza" che guardano lontano.. Non mi sarei meravigliato se, inginocchiatosi ed estratto il tomahawk o il pugnale, avesse preso lo scalpo di Iker Casillas. Ne avrebbe avuto il diritto, era la sua caccia. Alla fine ha avuto il trionfo che meritava. La sua tribù affamata lo ha acclamato e nessuno ora vuole credere che questa possa essere l'ultima magia. Altri bisonti, verde-oro, si stagliano sull'orizzonte. Comunque vada a finire "Piede che carezza" avrà la sua buona morte.
05/06/2006- MONDIALI PRONTI VIA !
26/05/2006- "UCCELLINO" PRESENTA ANNI MONDIALI
Ci sono, lo sappiamo, in tutti gli sport, campioni che "bucano lo schermo", altri che sono espressivi e interessanti come una melanzana. Personaggi che sono "instant-man", altri che, invece, non perdono il loro interesse col trascorrere degli anni, anzi lo aumentano. Di questa seconda categoria fa certamente parte Kurt Hamrin, asso svedese della Fiorentina e poi del Milan: una carriera italiana iniziata con la Juve ed il Padova e finita nel Napoli. Parlare di Hamrin è facile : 191 reti in Serie A, sesto goleador di tutti i tempi in Italia e solo Altafini e Nordhal fra gli stranieri hanno segnato di più; un palmarés quasi imbarazzante: Coppa Italia e Coppa delle Coppe con la Fiorentina, Coppa delle Coppe, scudetto e Coppa dei Campioni col Milan di Rocco. Una finale mondiale. "Perdemmo contro il Brasile di Pelè, perchè erano troppo forti. Avremmo dovuto picchiarli come avevano fatto i tedeschi quattro anni prima con la Grande Ungheria. Allora loro ruppero Puskas due volte, ma io sono più contento di aver perso senza far male a nessuno" - racconta ancora oggi Kurt Hamrin parlando di quella finale del 1958. Ha accettato di far da padrino al mio libro sui Mondiali, senza troppe difficoltà.Arriva con la moglie, Marianne, puntuale nonostante il traffico. Ringrazia il sindaco dell'invito e mostra meraviglia che sia "una ragazza così giovane". "Mi piace molto il pesce" -dice la signora Hamrin quando ci sediamo a tavola per una veloce cena - "Ed anche a Kurt". Gentilissimo e disponibile, Kurt si alza da tavola per l'intervista col libro ad una TV locale, quando torna ci racconta della sua amicizia con Stivanello ai tempi della Juve e parla di Sivori. "Era un figlio di buona donna, ma che giocatore !. Ad un giornalista che aveva scritto che giocava solo col sinistro" - racconta Kurt -"Sivori rispose :-'forse Raffaello pitturava con due mani ?' Lui era fattio così, era grande come Maradona, ma nessuno è stato come Pelè. Nessuno." Ha gli occhi brillanti, Kurt, quando parla di calcio. "Una volta, ero già del Padova, mi chiamarono per una partita nella Juve in tournée. Giocammo in Svezia con un attacco : Hamrin, Boniperti, Charles, Sivori e Stivanello. Era un'amichevole contro una selezione delle squadre di Stoccolma. Vincemmo 10-1, io feci due o tre gol. Giocavamo un calcio bellissimo e ci divertivamo." Sembra ancora di vederlo in maglia e pantaloncini, i calzettoni arrotolatri sulle caviglie. "Fossi rimasto alla Juve avrei potuto vincere tanti scudetti e disputare la Coppa Campioni.Ma non rimpiango nulla: Firenze e la Fiorentina, sono stati la mia vita" - dice con forza -"altrimenti come potrei essere a cena con voi ? " Sorride spesso, racconta del gol segnato alla Germania nella semifinale mondiale ("quasi come quello di Maradona in Messico"), di quelli con l'Amburgo a Rotterdam, nella finale di Coppa delle Coppe ("il secondo lo realizzai dopo tre tunnel, l'ultimo, al portiere, fu solo fortuna... ma a Milano quella la chiamavano Coppa Hamrin...") e tante altre storie. Del Milan è rimasta tifosa la signora Marianne, competentissima, che lo corregge spesso con ferma dolcezza. "Guai a toccargli Gattuso e Brocchi !" - sorride Kurt che regala perle di saggezza: -"Per un calciatore la moglie è come il freno a mano" - dice - "ma soprattutto le deve piacere il mestiere del marito, deve avere pazienza e dare serenità".- Il tempo vola fra racconti di gol, vittorie, amici ("Domani sono a cena con Orzan e Sarti") ed avversari ("ho preso tante botte, ma faceva parte del gioco anche allora"). -"Alla Grande Ungheria ho fatto gol di testa"- racconta - "io che ero il più piccolo di tutti e non saltavo più di così !" ride e avvicina il palmo della mano a dieci centimetri dal tavolo. Ho controllato: era il 15 novembre 1953, quattro giorni dopo Kurt avrebbe compiuto diciannove anni, la Svezia col suo gol a tre minuti dal termine pareggiò per 2-2 a Budapest. Di eredi calcistici non se ne parla: un figlio giocava ("era un terzino, lento e picchiava come un fabbro !"- dice Kurt scuotendo la testa) e non sono molti i calciatori che gli assomigliano o gli sono assomigliati. -"Paolino Rossi era il giocatore che mi assomigliava di più. Era come me, piccolo, veloce, imprevedibile. Adesso nel calcio parlano con i numeri, ma quel che conta è sempre stato correre, arrivare primi sul pallone. Adesso s'infortunano di più perchè noi eravamo più atleti, giocano troppo e non si preparano, non hanno le gambe allenate e si rompono i legamenti. Quando giocavo io, Ferrero, il mercoledì, ci faceva fare mezz'ora di corsa. Adesso sono cose che fanno sorridere, ora devono giocare soltanto. E si fanno male. "- Fatalmente il discorso scivola sullo scandalo delle intercettazioni. "E' una storia brutta.Cambiamo discorso" Cambiamo discorso "Rocco ?"- chiede un amico milanista. "Grande personaggio, grande allenatore. A Padova e a Milano per me è stato come un padre. Ah se avessero intercettato le sue chiacchierate con Brera al tavolo dell'Assassino ! "- scherza Kurt - "allora sì che ne avremmo sentite da far rizzare i capelli sugli arbitri, su questo e su quell'altro !"- e giù una risata aperta e serena. Il tempo vola. Una foto di rito, autografi a tifosi non più giovanissimi che lo avevano visto in viola. "Toni è bravo" "Resta ? Non so, io rimarrei fossi in lui" Le ultime battute sono sui Mondiali :-"La Svezia ? Magari non passa neppure il primo turno..." L'ultima domanda gliela faccio io : -"Kurt, c'era un portiere che non riuscivi a battere ?"- Mi guarda un attimo, poi scuote il capo e risponde, senza enfasi :- "No" E in questa risposta c'è la miglior fotografia di Kurt Hamrin, "l'uccellino".
08/05/2006- CELLULARI Ecco qua come allo stadio di Firenze è stata ricordata la vicenda che ha coinvolto il ...cellulare di Moggi.
19/04/2006- Il più giovane lettore di "ANNI MONDIALI" Eccolo qua ! Si chiama Cosimo e sembra molto interessato: buona lettura a lui come a tutti gli altri !!!!
03/12/2005- Tutto in sei minuti Quando alla fine di "quella" partita gli chiesero com'era stata Italia-Germania 4-3, lui in mezzo a quel tumulto di cuori e anime agitati da un discutibile spirito patriottico, rispose : -"Nei primi 90' anche noiosa"-. Ferruccio Valcareggi era fatto così, non era un uomo facile all'entusiasmo e aveva fatto dell'equilibrio e della "prudentia" un modo di vivere. Di lui, in tanti anni di calcio, si ricorda solo una frase dimostratasi poi ...azzardata :- "Sono dei 'Ridolini'..."- dichiarò dopo aver osservato ai Mondiali del '66 la Corea del Nord; dopo quella volta, descritta da Valcareggi, la Nazionale lussemburghese era inquietante. All' epoca di quella sfortunata "gaffe" era il "secondo" di Edmondo Fabbri. Dopo Pak Doo Ik gli venne affidata la panchina azzurra cui, naturalmente in quel momento cupo, nessun altro ambiva. Cinquattotto panchine azzurre (quattro delle quali sotto tutela del "Mago" Herrera), ventisette vittorie, ventuno pareggi e sei sole sconfitte, un "tabellino" che lo ha reso il CT azzurro meno ...perdente di sempre. Ma anche uno dei tre che hanno vinto qualcosa. Trent'anni dopo Vittorio Pozzo, è l'Italia di "Valca" che conquista l'Europeo '68, ma è ai Mondiali del Messico che si lega il "personaggio" Valcareggi. Sono Mondiali difficili in senso ambientale e non solo per l'altura. Esplode, fomentato anche dai giornali, il dualismo Rivera-Mazzola. Valcareggi è considerato in posizione subalterna al capo-delegazione azzurra, l'industriale Walter Mandelli - "Ma la formazione la facevo io !"- dichiarerà tanti anni dopo, stuzzicato sull'argomento. Non bastasse questo si aggiunge l'infortunio in extremis di Anastasi con la convocazione non di uno, bensì di due attaccanti : Boninsegna dell'Inter e Prati del Milan. Adesso la chiamerebbero "par condicio", allora si chiamava "geopolitica" ed era l'arte di non scontentare nessuno. O quasi. Alla fine ad "essere scontentato" fu il povero Lodetti, diventato il "ventitreesimo azzurro" e costretto a fare le valigie. Valcareggi in quei Mondiali inventò la "staffetta" Mazzola-Rivera ed i giornali sportivi italiani avrebbero dovuto fargli un monumento equestre per il fiume di inchiostro avvelenato che scorse in quei giorni e negli anni a venire. La "staffetta" , ideata, imposta e infine rinnegata, nella finale con quello che Gianni Brera definì "il Magno Brasile" , sarebbe stata già sufficiente ad innescare la polemica. Poi il ripensamento, tardivo, che lo renderà ancor più benemerito della stampa italiana: a sei minuti dell'ultima partita della Rimet toglie lo sfinito Boninsegna e inserisce Rivera. Di quei sei minuti si parla ancora oggi : trentacinque anni dopo. Curioso destino quello di Valcareggi: il suo "mandato" dura quasi sette anni esatti, da Romania-Italia, a Bucarest, alla "fatal Stoccarda" contro la Polonia ai Mondiali del '74, eppure di lui si ricordano sempre quei sei, famigerati, minuti. E' stato il CT di Italia-Germania, della prima vittoria contro l'Inghilterra, e della prima vittoria a Wembley, ma tutti lo hanno sempre ricordato per quei sei minuti di Gianni Rivera. Anche la sua carriera successiva è collassata in quell'insignificante frazione di tempo nella carriera di uno sportivo e nella vita di un uomo. Un suo stretto collaboratore dichiarò poco dopo :- "Fece entrare Rivera all'Azteca perchè credeva che mancasse molto più di sei minuti alla fine..."- La cosa non ebbe seguito, un errore simile avrebbe tolto "pathos" alla vicenda, ma molti anni dopo anche lui, anche Ferruccio Valcareggi, avrebbe ammesso che era andata così. E' stato un buon allenatore di club, soprattutto col Verona, ed è stato considerato, sempre, un uomo fortunato. Dopo l'avventura mondiale si fece anche la fama di conservatore. Io credo fosse riconoscenza. Con i suoi "messicani", "Zio Uccio" come lo chiamavano tutti, decise di affrontare anche l'inevitabile declino culminato con l'eliminazione dai Mondiali tedeschi. E mi piace pensare che il suo cuore sia rimasto sugli altipiani del Messico dove sono certamente rimasti molti dei suoi ricordi più belli e dove si giocarono quei "sei minuti" che gli garantiranno l'immortalità.
27/11/2005- Geordie "Impiccheranno Geordie con una corda d'oro, è un privilegio raro, rubò sei cervi nel parco del Re, vendendoli per denaro..." questi versi di Fabrizio De Andrè sono quelli con cui inizia una canzone che parla di un ragazzo inglese di nome Geordie. Venerdì è arrivata la notizia che è morto un altro vecchio ragazzo nordirlandese un tempo famoso col nome Geordie. Il suo vero nome era George Best e nel suo cognome aveva il proprio destino. George Best era davvero "il migliore", il calciatore più dotato che sia mai apparso in Europa. "L'hanno fatto gli angeli" disse di lui Matt Busby, il tecnico che lo aveva lanciato nel Manchester United, e che nella sua lunga carriera nel calcio dichiarò di essere sicuro solo di poche cose una delle quali era che "non c'è mai stato nè ci sarà mai più un calciatore come lui". Non lo hanno impiccato con una corda d'oro, l'ha strangolato la sua debolezza per l'alcool , un vizio maledetto che gli ha rubato talento e vita. Ha smesso di giocare a livello internazionale ad un'età nella quale molti cominciano : aveva solo ventisei anni quando è sceso dal palcoscenico illuminato per vivere nel buio della sua tragedia : l'alcoolismo. Ha vissuto una vita spericolata ben oltre le intenzioni della canzone di Vasco Rossi, soprattutto l'aha vissuta ad una velocità folle. Il film della sua carriera sembra proiettato con il "fast-forward" : esordio nel Manchester a 17 anni, Nazionale irlandese a 20, Coppa Campioni e Pallone d'Oro a 22. Nella sua vita ha rubato molto più di sei cervi e lo ha fatto in molti luoghi ed a più di un Re, molto gli è stato perdonato e, a conti fatti, non è stato un bene. Gli avevano trapiantato il fegato. Sembrava essersi ripreso, aveva scritto un libro autobiografico, crudo e, dicono, veritiero, dal quale hanno tratto un film non bellissimo come quasi tutti quelli che cercano di parlare di calcio. Era apparso in televisione, aveva rilanciato la sua immagine, addirittura qualcuno lo voleva testimonial della lotta all'alccol. L'ultima donna che gli è stata vicina era purtroppo stata chiara : -"Sta distruggendosi un'altra volta, ha ripreso a bere come prima-" Adesso che Best ha faticosamente abbandonato questo mondo si può dire che la signora avesse ragione, anche se molti, allora, l'avevano giudicata male accusandola di essere gelosa del nuovo successo di Geordie. Parlando di soldi era solito dire "Ho speso tanto denaro in donne, automobili e sbronze, il resto l'ho sperperato", di sicuro ha sperperato molto di più : un talento inimitabile. Adesso che gli angeli che l'avevano fatto se lo sono ripreso non resta che sperare che Matt Busby si sbagliasse nella sua certezza: sarebbe bello che uno come Geordie potesse tornare. Mi sembrano straordinariamente adatte per lui le parole delì'ultimo libro di Baricco :- "Sia clemente il castigo per tanto spreco. E accorto l'angelo che veglia sulle nostre solitudini".
E noi, irriducibili amanti del calcio, dobbiamo sperare che gli angeli ci riprovino.
21/10/2005- Ricordando Paparelli Ricevo e volentieri pubblico questa bellissima riflessione di uno degli "abbonati storici" alla Posta del Gufo che ci da' una restimonianza diretta della vicenda Paparelli tornata alla ribalta delle cronache dopo i fatti di Ascoli e prima del derby. Grazie a messere e buona lettura a tutti voi. ________________________________
Ciao Direttore, Non ho ancora letto gli articoli su Paparelli che hai indicato, ma lo farò presto. Vorrei solo dirti che ricordo anch'io (e bene) quel giorno. Avevo sedici anni ed ero abbonato in curva Sud già da qualche anno (allora non esistevano i settori distinti ne i posti numerati e lo stadio era quello "vero", poi deturpato dallo scempio dei Mondiali del '90). Andavo allo stadio sempre insieme a mio cugino, più piccolo di due anni di me, e al mio povero zio. Quel giorno arrivammmo solo mezz'ora prima della partita ed era troppo tardi per riuscire trovare un posto a sedere. Già però prima dell'ingresso si sentiva la tensione nell'aria, tanto che mio zio ci chiese di stare più vicini. Fuori dello stadio non si sentivano i soliti cori ma quel rimbombo di voci tipico di quando è successo qualcosa. Una volta entrati ci dovemmo accontentare di rimanere in piedi, ma c'era molta confusione e giravano voci di razzo lanciato verso la curva Nord: era successo da meno di mezz'ora e prima dell'ingresso in campo delle squadre si vociferava già di un morto. Ma sai le voci allo stadio, magari non sono vere, magari si inventano tutto per fomentare gli animi, figuriamoci tra laziali e romanisti, mi sono detto. Però l'atmosfera non era buona, tanto che a dire il vero non ricordo bene nemmeno la partita ne il risultato (credo un pareggio) partita tra l'altro giocata in un'atmosfera irreale con i giocatori che evidentemente erano stati messi al corrente di quanto accaduto. Stessa atmosfera che mi è sembrato di aver percepito davanti alla televisione durante quel derby sospeso un paio di anni fa. Ricordo però distintamente, a distanza di 26 anni, la sgradevole e opprimente sensazione provata quel giorno che lasciava spazio, pian piano che le voci sull'accaduto trovavano conferma, ad una sensazione di disgusto. Considera che era la prima volta che, almeno per me, si parlava di morte allo stadio, e per un ragazzo di sedici anni che seguiva un calcio non ancora inquinato dal denaro come quello di oggi e con giocatori attaccati alla propria maglia (Conti, Pruzzo, Di Bartolomei.....). Insomma quel giorno ho cominciato a disilludermi su quelli che credevo fossero sani valori del calcio (ero molto giovane però), tanto che fu l'ultimo anno che feci l'abbonamento e tornai allo stadio diversi anni più tardi, spinto da quella che è sempre stata e sarà l'incomprensibile ed irrazionale passione che può avere un tifoso della propria squadra di calcio....ed è l'unica cosa che (sempre più spesso purtroppo!) mi "costringe" a seguire questo calcio sempre più fasullo, artefatto e sporco!
Saluti Caro Direttore Messere Pietro da Cola (il "da" è minuscolo perchè particella nobiliare!)
10/10/2005- Il suo piede destro E' morto Sergio Cervato, un nome che ai più giovani non dice molto. Invece, Cervato, nel calcio è stato un grande, anzi, un grandissimo. E' stato, tanto per cominciare, uno dei primi terzini definiti, quasi con sospetto, "tecnici", uno che sapeva davvero dare del tu al pallone e non pensava per prima cosa a picchiare. Fu definito "l'erede di Maroso", tanto per gradire. E non era, all'epoca, cosa da poco. Nella Fiorentina, dov'era arrivato nel 1948 dal Bolzano, era rimasto per undici stagioni, collezionando 316 maglie viola con 31 reti e risultando uno dei pilastri del primo scudetto. Bernardini gli affidava nominalmente il ruolo di terzino d'ala, ma, in realtà, sfruttando il suo prodigioso senso del gioco e della posizione, Cervato agiva da "libero" nascosto per non macchiarsi di "catenaccio". Così com'era accaduto a Virginio Rosetta con Berto Caligaris, nella Juve del quinquennio, e a Virginio Maroso con Dino Ballarin nel "Grande Torino", la classe e la calma olimpica di Cervato compensavano la fisicità e l'irruenza dell'acrobatico Magnini. Tanto l'uno era capace di interventi acrobatici, quanto l'altro intuiva e preveniva le traiettorie del pallone, catturandolo e poi impostando il gioco con rilanci precisi. I palloni colpiti da Cervato, difficilmente finivano in tribuna, quasi mai i suoi interventi conoscevano la frenesia, quasi sempre, invece, erano un esempio di tempestività e di misura. Magnini e Cervato, quindi, si integravano alla perfezione, e nella storia del nostro calcio rappresentano l'anello di congiunzione fra l'epoca di Rosetta-Caligaris, Foni-Rava e Ballarin-Maroso e quella di Burgnich-Facchetti e, poi, di Gentile-Cabrini . Nonostante la sua lunga militanza nella Fiorentina Cervato, tuttavia, non fu solo viola. Nel 1959 il presidente Befani, per ragioni mai del tutto chiarite, lo cedette nientemeno che alla Juventus, dalla quale era arrivato l'anno prima il giovane Robotti. In maglia bianconera, Cervato, giocò a fianco di Charles e Sivori e vinse due scudetti ed una Coppa Italia confermandosi specialista nei calci piazzati, in particolare punizioni e rigori. Il suo tiro, infatti, era potentissimo, devastante. Sui calci da fermo, fra i difensori, è stato forse il miglior specialista italiano di tutti i tempi e i portieri lo temevano, come e più degli attaccanti dell'epoca, quando si apprestava a trasformare un rigore. Il rigore "alla Cervato" era un classico e c'era chi si preoccupava, più che di parare, di non essere colpito. Difficile era anche trovare dei volontari per formare la barriera quando gli veniva affidato un i calcio di punizione. La sua battuta, pulita e precisa durante le normali fasi di gioco, diventava un deterrente in quei momenti. Cervato calciava senza dar l'impressione di sforzarsi, ma il pallone una volta colpito semrava uscisse dalla bocca di un cannone ad alzo zero. La sfera, senza essere viziata da effetti di sorta, percorreva una traiettoria quasi rettilinea e, se non devastava il muro umano, difficilmente poteva essere intercettata dal portiere. Verrà ricordato in molti modi, Sergio Cervato, ma io credo che il più bel complimento al calciatore lo abbia fatto una volta il grande Omar Sivori :- "Vorrei avere il piede destro di Cervato"- disse. E non scherzava.
03/10/2005- La Domenica bestiale - di Carlo Martinelli Quanto inchiostro è stato versato e quante parole sono state sprecate per raccontare come il Bobo Vieri passato dall'Inter al Milan è diventato in breve un altro uomo, un altro calciatore, un'altra creatura? La domanda è arrivata spontanea, ieri, nel vedere con quanto accanimento Vieri cercasse il gol, senza trovarlo, nella partita con la Reggina. Curiosamente risolta, peraltro, da una doppietta di uno - l'inossidabile Maldini, cartilagine permettendo - che di professione non fa certo l'attaccante. Ma come, c'è Juve - Inter e la domenica bestiale si occupa di Vieri e della vittoria dei rossoneri? Tranquilli, cari lettori sportivi. Come è finito il derby d'Italia lo sapete tutti. E comunque non è certo di Vieri e del Milan che volevamo discettare. Ma nemmeno di Adriano ed Ibrahimovic, beninteso. Perché la questione è un'altra, appunto. Se abbiamo versato inchiostro e sprecato parole per Vieri, e magari anche per Del Piero, in certi casi, cosa avremmo dovuto fare - responsabilmente e doverosamente - per Enrico Chiesa? Sissignori: questo marcantonio la cui carriera è stata segnata anche da infortuni non indifferenti, si appresta a diventare il calciatore italiano in attività più prolifico. Ieri, contro la Roma, ha messo a segno la sua 132esima rete in serie A. Meglio di lui ha fatto solo Montella (che peraltro è avanti di una sola lunghezza: scommettiamo che lo supera?). Piccolo, insignificante particolare: Enrico Chiesa gioca nel Siena, che non è la Juventus di Trezeguet e nemmeno l'Udinese di Iaquinta (bentornato): colore delle maglie a parte. Per questo si dovrebbe trovare il tempo e la voglia di dire che Enrico Chiesa è un attaccante monumentale, di quelli che in umiltà e senza tanti clamori fanno il loro mestiere (fare gol) e se poi qualcuno si ricorda di dire loro: bravi, va bene. Altrimenti va bene lo stesso: un giorno qualcuno aprirà gli almanacchi e si chiederà: ma com'è che all'inizio del campionato di calcio del 2005-06 si faceva un gran parlare di Vieri e Del Piero e questo Chiesa, che di gol ne ha fatti più di Vieri e di Del Piero, non se lo filava nessuno? Per questo chi frequenta le domeniche bestiali non può non alzare gli osanna del caso ad Enrico Chiesa. Quanto troverete nelle edicole il dvd con la raccolta dei suoi (tanti) gol, vorrà dire che il senso della misura - e di una certa equidistanza sportiva, madre di tutte le giustizie - sarà stato in parte colmato. Ci sono tracce di cotale filmato? No, non al momento. Appunto. Il resto è la pioggia che ieri ha non poco fatto sentire la sua presenza sui campi di calcio. Dunque, siamo al nuoto. 500 mila dollari per riprendere a nuotare a livello agonistico. Sarebbe questa l'offerta fatta dal Qatar a Domenico Fioravanti, la rana di Novara che cinque anni regalò all'Italia una storica doppietta olimpica. Dal 2003, lo si sa, è "inabile" per i regolamenti sanitari e sportivi italiani a causa di una anomalia cardiaca, peraltro controversa. "Non mi sentirei un traditore, non andrei lì solo per i soldi, ma per la voglia di prendermi una rivincita", ha tranquillamente affermato. Ora, vada come vada, non può non sorprendere il tono moralistico alzatosi attorno alla vicenda. Perché se il ventottenne nuotatore è consapevole dei rischi che corre e se ha buone garanzie sanitarie, di tutto dovrebbe preoccuparsi tranne che di coloro che sputano sentenze: ma come, un olimpionico italiano che cambia bandiera? che sceglie i petroldollari? Ci si dimentica che in questo Paese trovare una piscina dove allenarsi non è poi così scontato e che, soprattutto, non abbiamo scorto analoghi sommovimenti quando, ad esempio, il calciatore Camoranesi ha scelto di cambiare nazionalità, diventando italiano. Non è che siamo cattivi quando uno se ne va e chiudiamo entrambi gli occhi quando uno arriva? Ecco perché l'augurio sincero, a Fioravanti, è comunque quello di tornare in acqua. Qualunque sia la bandiera che farà capolino sul suo accappatoio.
_________ Questa "Domenica bestiale" è stata pubblicata il giorno 03 ottobre sui quotidiani "Trentino", "Alto Adige" e "Corriere delle Alpi".
03/10/2005- L'ONDA BIANCONERA Un amico "lazziale" mi invia questa nota, cui, autonomamente, avevo già dato soddisfazione. Anzi, visto l'argomento, "soddisfazzione"... Grazie amico e ciao ------------------------------------------------ Carissimo Frank, sicuramente nel tuo commento non ti lascerai sfuggire il fatto che le squadre i cui colori sociali sono il bianco ed il nero hanno molto ben figurato nell'ultima di campionato. Infatti, ad eccezione della juve le altre hanno tutte segnato 3 gol. Vorrei inoltre farti notare che l'as roma 1927 è stata sconfitta in casa da tre gol realizzati da altrettanti ex calciatori della S.S. Lazio 1900 uno dei quali realizzato da un certo difensore di nome Paolo Negro e che i poveri romanisti avevano qualche anno fà tanto apprezzato per le sue doti di realizzatore...la vendetta è compiuta. Grazie di cuore Paolo autentico laziale.
A presto.
01/10/2005- La Domenica bestiale di Carlo Martinelli Di bestiale, la domenica sportiva che ci siamo lasciati alle spalle, ha avuto la cadenza micidiale degli accadimenti. Da che parte cominciare? Forse laddove molti vorrebbero che Valentino Rossi finisse: alla guida di un bolide rosso Ferrari, su quattro ruote e non più su due dove - è ormai assoldato - non conosce rivali, benché il Capirossi di queste ultime gare sia da incorniciare. Così il settimo sigillo mondiale suona sì come la laurea definitiva per Rossi - le lauree ad honorem a sportivi e cantanti non dovrebbero infatti contare in un Paese serio e continuiamo ad augurarci che la serietà, benché talvolta latitante, possa ancora avere cittadinanza dalle nostre parti - ma non scioglie la domanda che pure molti si fanno. Farà il grande salto, il Vale mondiale? Chiediamoci allora se chi ha imparato a dare del tu ad una moto e sa andare a carezzare l'asfalto come nessun altro sa fare, potrebbe mettere in conto l'ipotesi di rinchiudersi in un abitacolo - per quanto dorato, per quanto idolatrato - da Formula 1. Dovessimo rispondere oggi, la risposta appare scontata: no che non lo farà. Valentino Rossi continuerà a piegarsi in curva, a progettare sorpassi al limite e rincorse d'altri tempi. Ne abbiamo bisogno. La domenica sportiva di ieri era insolitamente ricca di appuntamenti mondiali. Ahinoi, i colori azzurri non hanno messo in saccoccia quel che si sperava. Niente da fare con i ciclisti, niente da fare con le pallavoliste. E per la crudele legge che ricorda facilmente chi vince e velocemente rimuove chi perde, la coppia Bettini - Petacchi sconfitta a Madrid e le ragazze dell'Italvolley piegate dalla Polonia, resteranno come occasione perduta. Nell'albo d'oro resta lui, resta il Valentino guascone. E resta Culovic. In un calcio pazzo che manda in tribuna Cassano e Iaquinta (qualcuno faccia qualcosa: sacrosanto dare una regolata a certe follie economiche, ma non è che farsi del male sia il metodo migliore per regolare le situazioni) come non accogliere a braccia aperte la grandiosa disputa ideologica che ha coinvolto Galliani e Moggi? La battuta del zazzeruto presidente rossonero (e presidente per altro anche di qualcos'altro...) che ha indicato in Culovic il miglior giocatore dei bianconeri e la pronta risposta di uno dei tre imperturbabili rappresentanti della Trimurti juventina (Bettega e Giraudo i soci) che ha ricordato come Culovic l'anno scorso giocasse con Milan ("la Juve lo ha riscattato a parametro zero", questa la perfidia finale), ha dato una significativa scossa all'ambiente. Intendiamoci: meglio ironizzare su Culovic che scannarsi attorno ad una moviola. E' che, poi, la fantasia al solito si incarica di imitare la realtà, come diceva Oscar Wilde (che non è il prossimo acquisto straniero del Milan). E così in una partita pazza che conferma l'imprevedibilità ammaliante di questo sport, tanto vituperato quanto necessario, Culovic lo si è visto per davvero. Disintossicante, infatti, il colpo di sedere - sì, un vero e proprio colpo alla Culovic - con il quale il simpatico Manfredini ha segnato un gol al Palermo e ha permesso alla sua Lazio di completare una inaspettata rimonta. Ecco, tra i tanti colpi buoni di una domenica bestiale (e sabato sera avevamo avuto antipasti succulenti, specie a Parma), tra gli appuntamenti mondiali persi, tra gli evviva per il signor Rossi, questo gol sportivamente scorretto è forse capace di restituire un po' di misura alle cose. Noi, tra un Culovic sorridente ed un Moviolik isterico, sappiamo bene con chi convenga stare.
_________ Questa "Domenica bestiale" è stata pubblicata il giorno 26 settembre sui quotidiani "Trentino", "Alto Adige" e "Corriere delle Alpi".
19/09/2005- Domenica bestiale di Carlo Martinelli Non dispiacerà a nessuno - e anche fosse, che importa: le domeniche bestiali sono fatte apposta per viscerali prese di posizione sportive - se i tre campioni da consegnare alla ribalta di una citazione positiva rispondono oggi al nome di Alessandro Del Piero, Francesco Rocca e Giorgia Polese. Verrebbe voglia di aggiungere ancora Luca Toni: ma di questo sfascia aree abbiamo già delineato le potenzialità enormi, ieri confermate da due superbe realizzazioni. Verrebbe voglia di aggiungere Loris Capirossi, capace di portare una moto italiana in cima al mondo, ma meglio non abbondare. Teniamoci stretti un po' di nomi di riserva per i giorni di magra, che certo verranno. Di certo non è ancora venuto il giorno nel quale Del Piero resterà definitivamente in panchina. Quel che piace dell'uomo è quel suo irridere alle solite scontate domande del dopopartita, lasciando al campo il compito di dire come stanno le cose. Che sono quelle che sono, giustappunto. Un calciatore di razza che non ha nelle gambe la forza di decidere sempre e comunque una partita, ma che quando è chiamato alla prova, c'è e basta. Eppoi: parla poco e sorride quando è il caso, anche in campo. Disintossicante. Francesco Rocca, ex terzino motorino della Roma (ricordate?) vale invece come l'oro del Perù. Colà, nel Paese sudamericano caro agli Inca, dove sono in corso i Mondiali Under 17 di calcio, il nostro è andato a chiudere una bella carriera di allenatore. Sissignori, dal 1981 è (era) sulla panchina dell'Under 17 azzurra. Oggi ragazzi, domani magari campioni, forse non necessariamente uomini, però. E lui, il motorino che scendeva lungo la fascia (o saliva? ah, Paolo Bonolis: l'unica cosa da ricordare di tre puntate di "Serie A" è stato finora questo dubbio semantico: un po' poco...) pare che sia al capolinea della sua esperienza di allenatore proprio perché troppo severo. Insomma, sarebbe scomodo un allenatore che intende insegnare ai ragazzi (tali sono, anche se già intravvedono l'oro dei calciatori maggiori) rispetto dei valori, lealtà, cultura del lavoro e importanza dei sacrifici. In fila queste cose le ha messe lui, in una amara intervista che contiene una grande terribile verità. A Francesco Rocca, evidentemente un uomo serio, è stato chiesto se risponda al vero il fatto di una sua grande solitudine professionale. "E' vero. Chi imposta la vita come me non gode di grandi simpatie". Volete una traduzione? L'uomo è concreto e ha pure cercato in questi anni di far risparmiare qualche soldino alla federazione. Dove sta scritto, ha osato aggiungere, che i calciatori debbano soggiornare in alberghi a cinque stelle? Sapete qual è la cosa incredibile di questa vicenda, il fatto cioè che Francesco Rocca dopo i Mondiali del Perù verrà "destinato ad altro incarico"? Non è certo il fatto che debba lasciare. E' il fatto che non abbia dovuto lasciare prima, molto prima. Esemplare. Giorgia Polese per chi non lo sapesse è una cameriera trentina. Ha trent'anni e sabato scorso ha provato ad attraversare il lago di Garda a nuoto. 49 chilometri. E' stata fermata da onde alte due metri che hanno messo in difficoltà più le barche che la accompagnavano (se tutto fosse andato per il verso giusto sarebbe rimasta in acqua oltre 25 ore) che non lei. Ci riproverà e ci riuscirà, vedrete. Teniamocele strette queste storie di straordinaria gratuità sportiva. Lei, la tenace Giorgia, in tivù e sui giornali non ci potrà mai andare con la regolarità di un Gilardino qualsiasi. Ma volete mettere? Essere addidati come quella che, tra un turno di lavoro e l'altro, ha attraversato il Garda od essere osannato come quello che, dopo una preoccupante astinenza, ha rifilato un gol alla Sampdoria? Ammirevole. A scanso di equivoci : lei, non lui.
_________ Questa "Domenica bestiale" è stata pubblicata il giorno 19 settembre sui quotidiani "Trentino", "Alto Adige" e "Corriere delle Alpi".
18/09/2005- La Domanica bestiale di Carlo Martinelli Di bestiale, la domenica sportiva che ci siamo lasciati alle spalle, ha avuto la cadenza micidiale degli accadimenti. Da che parte cominciare? Forse laddove molti vorrebbero che Valentino Rossi finisse: alla guida di un bolide rosso Ferrari, su quattro ruote e non più su due dove - è ormai assoldato - non conosce rivali, benché il Capirossi di queste ultime gare sia da incorniciare. Così il settimo sigillo mondiale suona sì come la laurea definitiva per Rossi - le lauree ad honorem a sportivi e cantanti non dovrebbero infatti contare in un Paese serio e continuiamo ad augurarci che la serietà, benché talvolta latitante, possa ancora avere cittadinanza dalle nostre parti - ma non scioglie la domanda che pure molti si fanno. Farà il grande salto, il Vale mondiale? Chiediamoci allora se chi ha imparato a dare del tu ad una moto e sa andare a carezzare l'asfalto come nessun altro sa fare, potrebbe mettere in conto l'ipotesi di rinchiudersi in un abitacolo - per quanto dorato, per quanto idolatrato - da Formula 1. Dovessimo rispondere oggi, la risposta appare scontata: no che non lo farà. Valentino Rossi continuerà a piegarsi in curva, a progettare sorpassi al limite e rincorse d'altri tempi. Ne abbiamo bisogno. La domenica sportiva di ieri era insolitamente ricca di appuntamenti mondiali. Ahinoi, i colori azzurri non hanno messo in saccoccia quel che si sperava. Niente da fare con i ciclisti, niente da fare con le pallavoliste. E per la crudele legge che ricorda facilmente chi vince e velocemente rimuove chi perde, la coppia Bettini - Petacchi sconfitta a Madrid e le ragazze dell'Italvolley piegate dalla Polonia, resteranno come occasione perduta. Nell'albo d'oro resta lui, resta il Valentino guascone. E resta Culovic. In un calcio pazzo che manda in tribuna Cassano e Iaquinta (qualcuno faccia qualcosa: sacrosanto dare una regolata a certe follie economiche, ma non è che farsi del male sia il metodo migliore per regolare le situazioni) come non accogliere a braccia aperte la grandiosa disputa ideologica che ha coinvolto Galliani e Moggi? La battuta del zazzeruto presidente rossonero (e presidente per altro anche di qualcos'altro...) che ha indicato in Culovic il miglior giocatore dei bianconeri e la pronta risposta di uno dei tre imperturbabili rappresentanti della Trimurti juventina (Bettega e Giraudo i soci) che ha ricordato come Culovic l'anno scorso giocasse con Milan ("la Juve lo ha riscattato a parametro zero", questa la perfidia finale), ha dato una significativa scossa all'ambiente. Intendiamoci: meglio ironizzare su Culovic che scannarsi attorno ad una moviola. E' che, poi, la fantasia al solito si incarica di imitare la realtà, come diceva Oscar Wilde (che non è il prossimo acquisto straniero del Milan). E così in una partita pazza che conferma l'imprevedibilità ammaliante di questo sport, tanto vituperato quanto necessario, Culovic lo si è visto per davvero. Disintossicante, infatti, il colpo di sedere - sì, un vero e proprio colpo alla Culovic - con il quale il simpatico Manfredini ha segnato un gol al Palermo e ha permesso alla sua Lazio di completare una inaspettata rimonta. Ecco, tra i tanti colpi buoni di una domenica bestiale (e sabato sera avevamo avuto antipasti succulenti, specie a Parma), tra gli appuntamenti mondiali persi, tra gli evviva per il signor Rossi, questo gol sportivamente scorretto è forse capace di restituire un po' di misura alle cose. Noi, tra un Culovic sorridente ed un Moviolik isterico, sappiamo bene con chi convenga stare.
14/09/2005- Corsi e ricorsi "Giovan Battista Vico potrebbe essere un cronista più adatto dell'enfatico Piccinini per la partita Bruges-Juventus" - questo mi sento di dire dopo il primo tempo della partita, offerta da Canale 5 anche a noi incorreggibili parassiti televisivi non paganti. Non so come andrà a finire per la Juve, ma se finisse male o peggio, non sarei certo io a meravigliarmene. Non ho tenuto il conto delle palle-gol, ma credo che la Juve sia già "in doppia cifra". Il solo "Terminator" Trezeguet ha colto un palo, impegnato il miracoloso portiere di riserva dei fiamminghi in tre parate gol. Il fatto che Madama abbia chiuso sullo 0-0 il primo tempo ha del clamoroso (almeno), ma leggendo oltre l'evidenza, i bianconeri hanno mostarto un po' di accademia di troppo, e sono apparsi troppo compiaciuti di sè medesimi. Ventisette anni fa, quindi un sacco di tempo, una partita simile costò alla Juve di Zoff, Bettega, Tardelli, Scirea e Benetti la finalissima di Coppa Campioni. Anche allora, io l'ho vista quella partita, un dominio assoluto, palle-gol come piovesse e miracoli di un portiere sconosciuto. Allora si chiamava Jensen, era danese e nessuno lo rivide più. Sempre per i corsi ed i ricorsi. Peana per Ibrà grandissimo nel palleggio, molti , incantati dai giochi di gambe dello slavo svedese, continuano a paragonarlo a Marco Van Basten. Per me somiglia più a Zidane. Perchè ? Semplice, una differenza c'è e sapete quale ? Fra Coppe, Coppette e Campionato, o occhio e croce, una ventina di gol. In effetti, oltre a Ibrà, nella Juve tocchettano anche Camoranesi e Vieira, ma la concretezza non veste la maglia bianconera nella prima ora di gioco in questa serata a Bruges, patria del merletto, arte cui si sembrano ispirarsi molti dei fantasisti bianconeri. Le preziose geometrie bianconere, belle da vedere, risentono dello scarso apporto dinamico di Nedved, l'unico capace di accelerazioni brucianti che non sono nel repertorio di Viera e Emerson. Proprio Nedved, il meno brillante, sblocca il risultato con un tiro su punizione. Sembra il trionfo del calcio cui ci dobbiamo abituare sempre di più, con partite spesso decise dai calci piazzati, che nel "dopo Sacchi" abbiamo imparato a chiamare "situazioni di palla inattiva", che fa più fine. Quando Trezeguet ritorna "Terminator" (primo pallone giocato nel secondo tempo) la differenza fra Juve e Bruges diventa imbarazzante e solo la buona stella dei belgi evita loro l'uso del pallottoliere. Ibrà, in due occasioni, sottolinea la differenza in fase realizzativa fra lui e Van Basten e solo grazie a lui e ad Abbiati, il Bruges riapre la partita. A complicare le cose, non tanto per stasera quanto per il futuro prossimo, arriva l'espulsione finale di Patrick Vieira, che colleziona il secondo "giallo". Complimenti a Capello che aveva appena sostituito Camoranesi e Trezeguet, lasciando lui in campo, ammonito e stanco. Giovan Battista Vico, stavolta, ha avuto torto. La Juve, alla fine, espugna Bruges riuscendo a soffrire dopo aver costruito palle gol sufficienti a vincere la Scempionslig, non solo la partita. Adesso tutti lo considereranno un pregio, la storia del calcio direbbe di no.
30/08/2005- L'importanza dell'inutile Foto REUTERS Adriano ha segnato la sua prima tripletta in maglia nerazzurra, ma nessuno se n'è accorto. L'attenzione dei media si è ripartita sui grandi assenti della prima giornata: Del Piero, Cassano e Collina. I primi due sono stati esclusi dai rispettivi allenatori, mentre il terzo è stato fatto fuori al termine di una vicenda in cui il ridicolo ha rivaleggiato con l'assurdo. Premetto che sono uno di quelli che si consolerà presto dell'addio di Collina, se questo dovesse confermarsi. Da tempo l'arbitro ha ceduto il passo al personaggio, in una sorta di disdicevole "culto della personalità" di staliniana memoria. In tutta onestà, Collina aveva già dato il meglio di sè e, nelle ultime esibizioni, molto gli era stato perdonato dai suoi cantori. Detto questo, tuttavia, è inconcepibile il movente (perchè uso questo termine ?) che è stato usato per farlo fuori. In un calcio che vive sospeso fra un mercato che non chiude mai, giocatori sospettati di doping, allenatori esonerati alla prima giornata, presidenti bancarottieri, illeciti sportivi, e che ha, da tempo, superato il senso della misura in ogni campo dello sgradevole, lui, "il principe del fischietto", l'uomo innalzato all'onore degli altari arbitrali per la sua personalità non comune, viene "incastrato" per una questione di "conflitto di interessi". In Italia ! Un paese dove il presidente del consiglio (minuscole adeguate) è anche proprietario di almeno tre televisioni e non so quanti giornali, il presidente della lega è anche vicepresidente vicario e amministratore delegato del Milan, Collina, che dovrebbe fare dell'equità uno stile di vita, viene messo in mora per aver sottosscritto un contratto pubblicitario con un'azienda che sponsorizza una società che potrebbe essere chiamato ad arbitrare. Il fatto che questa società sia il Milan che ha già il presidente della lega (minuscole logiche) non è stata considerata un'attenuante, bensì tutti i condizionamenti possibili sono stati imputati a quello sponsor trasversale col quale Collina ha cercato di "arrotondare" col permesso verbale del presidente degli arbitri, Lanese. Oddio, non è fine che un arbitro prenda soldi da un marchio che poi campeggia sul petto di una squadra che deve dirigere, ma, Dio buono e giusto, mi sembra che ci sia di che vergognarsi un po' di più nel panorama del nostro sport più amato ! Tanto si è pompata questa storia che anche "Dart Vader" Galliani si è convinto che il Milan è gravemente danneggiato dalla sua carica istituzionale ed ha minacciato (?) di lasciarla per meglio curarne gli interessi. Il suo datore di lavoro, invece, forse sempre per lo stesso motivo, si è limitato a dire che il suo è un sacrificio molto grande, ma che, per il bene di tutti, continuerà a candidarsi come premier. Sono cose che commuovono e che fanno capire che l'unica speranza di levarcelo di torno è che l'Opel gli faccia girare uno spot, magari col pulloverino sulle spalle e al volante della Tigra.
12/08/2005- Domenica bestiale - di Carlo Martinelli] Se per una volta non vogliamo parlare dei processi per illecito sportivo, dei presidenti che non vorremmo neppure come presidenti di un dopolavoro ferroviario (e non li vorrebbero neppure i ferrovieri, siatene certi: è gente seria quella che lavora sui binari, mica come certi personaggi che credono tutto possibile perché hanno i soldi), dei giudici che si concedono il lusso dei bigliettini irridenti (perché non si accontentano del potere enorme che hanno e non se ne stanno zitti ed umili?) e se neppure vogliamo parlare dei tifosi che fanno la guerra per un pallone (e sono invece incapaci di alzare sguardo e pensiero oltre l'orizzonte di una curva dello stadio), di che diavolo dobbiamo parlare? Ma di Figo, vivaddio. In poche ore, attorno a questo acquisto che - va detto - ha fatto storcere il naso a più d'uno per i mai sopiti sospetti di bollitura nelle gambe del trentaduenne Figo Felipe Madeira Caeiro, si sono però materializzati tali e tante suggestioni, da spingerci all'insana decisione. Una parte della domenica bestiale andava per forza dedicata a quella che si delinea come una telenovela calcistica popolare a più non posso. C'è tutto il destino triste e solitario, eppure ancora nobile, di Massimo Moratti in questo acquisto. C'è il sogno - che non potrà mai morire fino a quando non si realizzerà, perché è il sogno di un popolo intero, quello che porta nel cuore e malgrado tutto i colori nero ed azzurro - di rinverdire le gesta e, soprattutto, le vittorie del padre. C'è il fantasma di Angelo Moratti dietro questo acquisto. Tutta la sceneggiata della prima conferenza stampa, con la vera e propria dichiarazione d'amore di Figo ("io sono nato per l'Inter, qui sento amore") diventa intelleggibile se soltanto lo sguardo si allarga al presidente, quel Giacinto Facchetti che della mitica Inter di Helenio Herrera fu bandiera. E la questione diventa quasi incredibile quando Figo va a scavare nella storia per spiegare come mai è finito a Milano. Lo fa candidamente, si badi. D'altronde con quel cognome è già riuscito nell'impresa, che speravamo lontana, di farci vedere un titolo, in prima pagina sul più diffuso quotidiano sportivo italiano, che potrebbe essere il titolo del nuovo film dei Vanzina con Boldi e De Sica: "Fighissimo". Già. Pare che se Figo è all'Inter lo si debba anche ad Eusebio. Il lettore comprende fin troppo bene che siamo in presenza di un caso di regressione infantile - quella di Massimo Moratti, costretto a vivere all'ombra dei successi stratosferici del padre - che meriterebbe analisi ben più approfondite. Però la cronaca di queste ore, la cronaca dell'arrivo in nerazzurro del numero sette chiamato a rinverdire le glorie di Jair e Domenghini (quelli che parlano di Annibale Frossi forse esagerano: il campionato 1936 - 37 è un tantino lontano…) fa i conti proprio con questo passato che non passa mai nella storia della squadra che contende al Milan il cuore dei tifosi di Milano e alla Juventus il cuore dei tifosi d'Italia. Se davvero Figo è a Milano anche perché Eusebio, nel 1966, non venne all'Inter perché quell'anno chiusero le frontiere (l'Italia aveva perso con la Corea del Nord ai Mondiali di Inghilterra: l'autarchia calcistica parve uno dei modi migliori per fare piazza pulita di quella vergogna) e se è davvero all'Inter perché quarant'anni fa il presidente Facchetti marcò Eusebio come le divinità del calcio comandano e quasi non gli fece toccare palla, beh, allora vuol dire che a Massimo Moratti uno scudetto va augurato di cuore. Non sappiamo come il presidente abbia fatto innamorare Figo dell'Inter in questa maniera totale ed assoluta. E non vogliamo ascoltare il solito diavoletto tentatore (anche perché il diavolo è di parte milanista..) che vorrebbe farci credere alla solita persuasiva potenza di sua maestà il denaro. E non sappiamo quali parole e quali argomenti abbia usato Moratti. Una cosa è certa: o Figo tiene fede al suo cognome senza storpiarlo, senza scivolare cioè in quel fighettismo irritante che ha già travolto molti (anche all'Inter) e che tanto male ha fatto e sta facendo al calcio italiano e riuscirà dunque a regalarsi e regalare ai suoi tifosi (e a chi ama il bel calcio: malgrado tutto ce ne sono molti) un campionato a testa alta o le sue dichiarazioni d'amore e il ripescaggio nel passato, tra Eusebio e Facchetti, saranno un'altra tappa nel calvario senza vittorie (leggi scudetto) del presidente più triste (suo malgrado) che c'è.
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La domenica bestiale non può, infine, fare finta di niente: Lorenzo Bernardi, che una giuria non di parte ha considerato qualche anno fa il più grande giocatore di pallavolo del secolo appena trascorso e che ha fatto la storia della pallavolo in Italia, in Italia non trova più squadra. Tra pochi giorni - l'11 agosto, quando compirà 37 anni - deciderà se andarsene in Giappone (o in Grecia) a concludere una carriera comunque leggendaria.Qualcosa non funziona, se uno come lui deve arrivare a simili scelte. Il saluto che comunque gli va riconosciuto indica, senza dubbio alcuno, come chi ha imparato ad amare il volley anche grazie a Bernardi,debba oggi rapportarsi al campione di Trento che ha fatto grande Treviso (e non solo) portandosi a casa nove scudetti. Se Figo si innamora dell'Inter, non c'è una squadra italiana disposta ad innamorarsi ancora di Lollo? Comunque sia: banzai Bernardi.
Questa "Domenica bestiale" è stata pubblicata il giorno 8 agosto sui quotidiani "Trentino", "Alto Adige" e "Corriere delle Alpi".
05/08/2005- Nuova rubrica La Posta del Gufo è lieta, da oggi, di ospitare una nuova rubrica, curata da un nuovo amico : Carlo Martinelli. Si chiama "Domenica bestiale" e Carlo, che è un giornalista vero, la scrive per i quotidiani "Trentino", "Alto Adige" e "Corriere delle Alpi", che la ospitano in prima pagina. A me piace molto "e così spero di voi" si dice di solito. Spero diventi una piacevole abitudine e conto di trovarle uno spazio consono nel nostro "conviviale spazio di comunicazione", perchè definire sito la posta del Gufo è limitativo. Buon divertimento ed a Carlo un caloroso "benvenuto a bordo" .
_________________________________ Domenica bestiale di Carlo Martinelli
E se bastasse guardare alla cose sportive con un po' di distacco, un poco appena, per poter forse comprendere il senso del cambiamento epocale che sta arrivando addosso al mondo del calcio, con il devastante impatto che può avere un tir al termine di una discesa mozzafiato e tenendo presente il piccolo particolare che i freni sono rotti? Così nell'apprendere della improvvisa scomparsa - condoglianze sincere - di una trasmissione mitica quale è stata "Novantesimo minuto", la vittima più illustre dell'ennesima gara a suon di milioni di euro per i diritti televisivi, il pensiero non poteva che sostare sui protagonisti di una storia lunga 35 anni. Maurizio Barendson, Paolo Valenti, perfino Galeazzi e Maffei e poi gli incredibili giornalisti: talvolta più macchiette che giornalisti, epperò sempre irresistibilmente veri, in un'epoca nella quale il delirio mediatico era nulla in confronto all'isteria di oggi. Tonino Carino, Marcello Giannini, Luigi Necco. Chi ci potrà mai restituire la sanguigna ed un po' artigianale televisione che per anni ha riempito le domeniche pomeriggio - alle 18.10 l'appuntamento imperdibile - degli italiani? Indimenticabile Luigi Necco. Con le sue cronache accompagnate da gesti delle mani la cui discrezione era pari a quella di un elefante in visita allo show room Swarovski. Sullo sfondo - non importa che lo stadio fosse quello di Napoli o quello di Avellino - c'erano sempre frotte di ragazzini che salutavano con la manina. Al massimo si concedevano un "Maradona sei grande", urlato quando il collegamento stava per finire. E quel signore d'altri tempi di Paolo Valenti sorrideva al momento di riprendere la linea dallo studio. Oggi, tanto per tornare al tir senza freni, i collegamenti calcistici ci mostrano tifosi in assetto da guerriglia andare al blocco delle autostrade o dei traghetti delle vacanze - e succede in città che hanno fatto la storia del calcio, inutile persino dire quali - mossi da un odio totale per una giustizia sportiva che ha deciso, è opinione comune, l'unica cosa saggia che si potesse decidere. C'è un che di avvilente nella totale incapacità di serenità che muove le frange più accese del tifo. L'odio diventa sbandierato e rivendicato. Chi osasse constatare che il re è nudo e che certi presidenti e certi dirigenti sono i primi responsabili dei guai delle loro squadre, verrebbe zittito e insultato. Perché in questo strano Paese è più semplice parlare di complotto e di torbide manovre, è diventato sport nazionale reclamare la moralità altrui trasgredendo allegramente ed impunemente la propria. Trionfano quelli che vedono solo diritti e niente doveri. E' in questa melma che il tir del calcio è lanciato senza freni. Così fanno sorridere i ragazzi che salutavano le telecamere mentre i collegamenti di "Novantesimo minuto" portavano all'Italia pallonara (non ancora nel pallone, però) le immagini dei gol della domenica. Magari ha persino ragione uno come Gianni Rivera, che di calcio (e di Berlusconi) se ne intende quando dice che non è scritto da nessuna parte che sia servizio pubblico offrire i gol delle partite di calcio. Sta di fatto che riesce francamente difficile a questo punto capire perché alla Rai si debba versare il canone e a Mediaset no. E poiché non ci passa neppure per l'anticamera del cervello l'ipotesi di un canone pagato a Mediaset (c'è un limite a tutto nella vita), appare logico pensare che la Rai - che ha colpevolmente scelto di combattere la concorrenza sul terreno altrui: quantità anziché qualità, finendo pesantemente sconfitta - decida di non chiedere il canone al popolo sportivo al quale può offrire sempre meno. Certo, è incredibile come il calcio - al minimo della sua credibilità - susciti sospetti, rancori e delusioni e ciò malgrado si prepari a vivere un'altra stagione di polemiche, passioni, moviole e gesti certamente emozionanti. Come ciò possa avvenire nella domenica pomeriggio televisiva degli italiani ancora non è possibile intuire. C'è il sospetto che verso le ore 18 - su Canale 5 piuttosto che su Italia 1 - ci arrivino in casa le immagini trainate da quel Sandro Piccinini che coltiva la dose giusta di enfasi e retorica. Il fido Galliani dice che il calcio italiano ha fatto un affare e che i miliardi sborsati per i diritti tivù da Mediaset faranno bene alle squadre, specie quelle piccole. Sarebbe molto più facile credergli se, appunto, egli non fosse fido. Fido a chi? Così, un po' spaventati per il tir del calcio senza freni che si aggira per l'Italia, tocca rifugiarsi nei sogni e nelle belle storie sportive che purtuttavia il Bel Paese sa proporre e riproporre con una cadenza che non smette di stupire. Perché non crederesti possibile che nella stessa terra di chi non accetta la punizione verso una squadra il cui presidente si è venduto e comprato in diretta telefonica le partite, esistano ragazzi che faticano, sudano e si allenano per regalarci, quando meno te lo aspetti - anzi quando proprio non te lo aspetti - una gara che da sola vale come mille. I cento metri stile libero di Filippo Magnini, dentro l'acqua azzurra e dentro un sogno azzurro, ti danno la scossa. E vorresti prendere tutta l'acqua di quella piscina e rovesciarla in testa a quelli che minacciano sfracelli perché "la nostra città non si merita di andare in serie B o in serie C1". Già: è sempre colpa degli altri. Beato Magnini, allora. E' solo colpa sua se ha vinto.
01/08/2005- TV, sorrisi e canzoni E' finita come doveva finire. Mediaset ha vinto la gara (gara ?) per l'aggiudicazione dei diritti televisivi "in chiaro" su quel che resta del nostro calcio. Di chiaro (non dico di limpido...) in questa faccenda non c'erano che i diritti. Diritto è parola abusata, implicitamente contiene il concetto di equità, mai disgiunto da quello di giustizia. Ma quale equità, quale giustizia in una gara (?) nella quale colui che cede i diritti è a capo di una delle società che concorrono per acquisirli. Sarebbe d'accordo Berlusconi se il prossimo Milan-Juventus venisse arbitrato da Moggi ? Purtroppo, amici cari, siamo combinati così e non da ora. Ora i nodi stanno solo venendo al pettine in maniera evidente, ha voglia adesso Fabrizio Maffei a mostrare scandalo e a ridicolizzare l'asta con un'offerta "simbolica" di 100 Euri ! La partita, caro Maffei dal capello fluente, era perduta da tempo: adesso raccogliete i cocci del vaso di Pandora che anche la vostra ignavia ha contribuito a fracassare. La TV, la cui identificazione con la RAI è sempre meno patrimonio della coscienza collettiva ma è comunque dura a morire, è ormai padrona del calcio italiano di cui costituisce, attraverso il pagamento dei citati diritti, la principale fonte di entrate. Questo fa sì che la TV , o meglio le TV siano esse statali, commerciali più o meno pay per view, digitali terrestri o via satellite, possano decidere della prosperità (se non della stessa esistenza) dei nostri club. Il bello è che ce lo siamo scelto noi questo mondo di immagini e comunicazione ! E ci becchiamo i sorrisi inquietanti di Galliani che è in una posizione in cui parlare di "conflitto d'interesse" è pleonastico ed inutile perchè è stato ormai acclarato che questa faccenda è un'invenzione dei comunisti. Ma stiamo scherzando ? Ci preoccupiamo di fatterelli come i diritti TV fra Rai e Mediaset quando, per questioni molto meno futili, il concetto è stato chiarito con molta fermezza da chi, del sorriso, ha fatto uno dei pilastri della propria arte comunicativa. Dunque mancano le sole canzoni fra gli argomenti del titolo. Me ne viene in mente una, un po' datata, di Edoardo Bennato. Si intitola "Sono solo canzonette" e, in un'Italia molto più naif di quella attuale piena di pescecani in doppio petto, parlava di quale sia la differenza fra l'essere e l'apparire, fra la buona ed il cattiva gestione della cosa pubblica. Adesso fa sorridere, ma allora era il massimo della trasgressione. La differenza è che venticinque anni fa per "trasgredire alle regole" si doveva almeno andare ai concerti rock, sentire musica alternativa, avere capelli e barba lunga ed era gradito l'eskimo, adesso basta essere miliardari, presidenti della lega e di Mediaset e pelati come una palla di biliardo. I tempi, sì, sono decisamente cambiati.
14/07/2005- Un sapore antico Quando lo vidi la prima volta in TV stentavo a credere ai miei occhi. Un volto da contadino, la voce di chi parla poco ed un'inflessione dialettale pesante. Vestiva un pastrano di qualche pregio, ma che non gli donava. Un tipo decisamente fuori dagli schemi di quegli yuppies con tre telefonini che ammorbano il calcio italiano. Anche il nome, Pantaleo, sembrava denunciare che quest'uomo era fuori dal tempo. Pantaleo Corvino era, all'epoca cui mi riferisco, il Direttore Sportivo (maiuscole volute) del Lecce. Era andato ad intervistarlo un giornalista fuori dagli schemi, un po' lontano dalle logiche stereotipate degli adoratori di "Fabio Capello ilpiubravochecisia". L'omone parlava a voce bassa. I nomi che snocciolava non attizzavano gli appassionati del calciomercato. Ricordo una frase scandita con il pesante accento calabrese che incupiva le consonanti esplosive :-"Bojinov è molto bravo, può diventare un campione.Presto potrebbe andarsene da Lecce, ma abbiamo già il sostituto. Si chiama Vucinic e non lo farà rimpiangere."- Aveva ragione. Qualche anno prima aveva riportato in Italia Cristiano Lucarelli che molti, ormai, consideravano destinato a finire la carriera in Spagna, in un malinconico viale del tramonto fatto di panchine e spezzoni di partita. Col Lecce Lucarelli era rinato diventando l'idolo dei tifosi salentini prima di brillare ancora nella sua Livorno. Aveva ragione anche allora. Aveva ragione quando impose un certo Chevanton, uruguagio sconosciuto, ed aveva ragione con Cassetti, Ledesma, Konan, Stovini e per tanti altri. Pantaleo Corvino è un uomo che ama avere ragione e a cui non piace pestare l'acqua nel mortaio: con lui la "Primavera" del Lecce è diventata una delle più forti d'Italia. Non è amatissimo dai "procuratori" e dai presidenti che sognano di fare affari d'oro vendendo i pezzi pregiati a prezzo esoso. -"Il prezzo lo fa chi compra"- è solito dire. In altre parole "chi ha i soldi decide quanti spenderne" e spesso il prezzo lo fissa lui. Non ha fretta, le sue trattative sono lente. Sussurrate. Spesso si consumano in un ristorante, senza l'isterica fretta dei "bocconiani" del calcio. -"E' bugiardo"- diceva scherzando di lui il presidente del Lecce - "Spesso chi vuole comprare davvero non lo dice neppure a me, ma, alla fine, è sempre riuscito a comprare chi voleva lui, a vendere chi voleva lui, al prezzo che voleva lui"- E' capace di trattare per mesi un calciatore, conoscendolo meglio di chi glielo vende e che magari lo vede giocare da anni, fingendo disinteresse quando la trattativa rischia di impuntarsi. E' un tipo che sembra "pane e salame", che apparentemente riporta un tocco di calore umano nel calcio, ma con il suo migliore amico non ha mai fatto un affare. Trattative tante, ma nessuna firma. Aveva scoperto Miccoli, del quale parlava in quella intervista con affetto, ma poi l'aveva lasciato andare alla Ternana e quando l'ha trovato alla Fiorentina nella busta dell'offerta per il riscatto ha messo poche migliaia di euri (plurale). Quando parla ricorda i tempi del calciomercato all' "Hotel Gallia" o all' "Hilton". Per Boniperti sarebbe stato un avversario duro e il fatto che Moggi lo eviti la dice lunga. Era, in altre parole, l'uomo giusto per i Della Valle. Sembrava destinato alla Roma, ma non era aria per lui. La sua foto appare su un sito olandese accanto a quella di Ronaldo, Van Basten sulla panchina dell'Olanda, e non è inconsueto trovare il suo nome su siti spagnoli, tedeschi, francesi e sudamericani. Curiosamente è più famoso all'estero che in Italia. Da Lecce , la "Firenze del Sud", è approdato alla Fiorentina ed il fatto che parli poco per me è già una consolazione. Altra consolazione il fatto che San Pantaleo, martire di Nicomedia città della Bitinia, è patrono dei medici e credo che di amorevoli cure abbia bisogno la Fiorentina Buon lavoro e in bocca al lupo.
11/07/2005- CAMPIONI
Oggi, ventitrè anni fa, l'Italia conquistava il suo terzo titolo mondiale. La Posta del Gufo lo ricorda volentieri e saluta i Campioni del Mondo del 1982 !
29/05/2005- E' QUI LA FESTA ! Ognuno di noi ha le sue scaramanzie, e io le mie le avevo finite da un pezzo. Ormai mi ero abbastanza rassegnato alla serie B, non speravo più di farla franca, soprattutto consideravo il Brescia più "pronto", più caricato della Fiorentina. C'era tuttavia una sorta di "profetica coincidenza" : nel 1978 era morto il Papa, la Juve aveva vinto lo scudetto, il Liverpool la Coppa Campioni, l'Inter si era qualificata per la finalissima di Coppa Italia (che poi avrebbe vinto) e la Fiorentina si era salvata all'ultima giornata ai danni del Foggia, grazie alla differenza reti. Dunque la "cabala" offriva uno spiraglio di speranza, un barlume di luce nel tunnel. Oltre alla cabala,aiutava a sperare anche un ragionamento. Nel 1978 seguii parecchie partite di quella disgraziata edizione viola, compresa l'ultima gara interna col Genoa e posso dire che se si salvò quella squadra, combinata com'era dalle possibili combinazioni di risultati, anche questa poteva sperare. E' andata alla grande. 3-0 al Brescia e via andare. Bologna e Parma, pareggiando entrambe , hanno dato il via alla classifica avulsa che le ha condannate ad uno spareggio emiliano decretando, al tempo stesso la salvezza immediata dei viola. Allora via alla festa. Nel suo piccolo questa salvezza vale molto. Meritata ? Non lo so, ma chi se ne frega. Non credo che i miracoli vadano discussi, perchè di un vero miracolo si è trattato, altro che storie. Adesso è sperabile che i Della Valle Brothers e tutta la compagnia decidano per il meglio, magari costruendo una squadra che permetta ai tifosi viola di condurre una vita normale, offrendo loro qualche noiosa domenica lontano dalle emozioni delle malebolge della retrocessione. Ho visto e sentito in TV persone importanti molto soddisfatte, tifosi felici , addirittura entusiasti. Io mi limito ad essere contento, ma non voglio dimenticarmi di tutti gli errori che ho visto compiere, e voglio sperare che non si ripetano. Perchè sarebbe duro ripetere anche certi miracoli.
26/05/2005- IL BELLO DEL CALCIO (CHE NON E' GALLIANI...)
22/05/2005- VERGOGNA E BASTA Chi ha avuto la pazienza o la cortesia, o tutte e due le cose insieme, di leggere i miei commenti sa come la penso sulla Fiorentina. Temevo la retrocessione quando si parlava di Coppa UEFA, figurarsi adesso che solo la matematica fornisce un discutibile usbergo alle residue speranze viola. Ho detto, letto e scritto che la Fiorentina è una squadra raffazzonata, costruita due volte consecutive senza programmi, con calciatori che non si conoscevano fra loro, sotto la spada di Damocle dei prestiti dei pezzi migliori ( o presunti tali...), e impostata senza una riconoscibile logica calcistica, zeppa di mezze punte e fantasisti come neppure le più leggendarie edizioni dell'Inter che se non aveva quattro trequartisti nello stesso ruolo non s'iscriveva al campionato. Sono convinto che, a partire dal proprietario fino al magazziniere, passando per presidente, direttore sportivo, allenatore e via, via dal portiere in su, c'è di meglio in molte squadre della serie A, se non altro come grinta e determinazione. Tutto vero. Retrocessione dunque dovuta a scarsezza di materiale, al triplice cambio d'allenatore, all'incapacità della squadra di gestire situazioni di vantaggio, all'incredibile serie di errori dei portieri, alle indecisioni di Zoff e ad una quasi tradizionale malevolenza della classe arbitrale poco disposta all'equanimità ? Ne ero convinto fino ad oggi. Poi ho visto cos'ha combinato Rosetti all'Olimpico. Rosetti, arbitro internazionale dei più quotati, erede designato di Kollina, "fischietto regale appositamente designato per una partita così delicata" e "suon di man con elle". Sfido chiunque negli ultimi trent'anni di calcio di serie A a trovare qualcosa di paragonabile a quello che Rosetti è stato bravissimo a non vedere. VERGOGNA !!! E' questa l'unica parola che mi viene in mente, l'unica che posso scrivere. Non so cosa si inventeranno adesso per trovare una giustificazione all'operato di Rosetti e del suo guardalinee, non m'interessa. Avevo previsto che "Pier Capponi" avrebbe pagato a caro prezzo la sua scampanata risultata poi stonata in un coro di furbetti prontamente accorsi in aiuto del vincitore Galliani, ma mai avrei pensato ad una simile platealità. Dietrologia ? VERGOGNA !!! Mi sembra che il didietro ce lo stiano rimettendo i tifosi della Fiorentina, e adesso basta con il dire che sono piagnoni, che non sanno perdere. Può anche essere che la Lazio, se fosse rimasta in dieci per l'espulsione di Zauri, alla fine vincesse, può essere che Peruzzi parasse il rigore o che lo sbagliassimo da soli, può essere che la difesa viola rimettesse rapidamente le cose a posto. Tutto poteva essere tranne che quel pallone fosse stato deviato di testa sulla linea di porta e non di mano cosa che, a termini di regolamento avrebbe comportato la concessione del rigore alla Fiorentina e l'espulsione del "lazziale" reo del gesto esecrando. Adesso resta solo la vergogna per questa federazione in mano a gangster (calcistici s'intende), a questa classe arbitrale senza faccia e senza pudore, pronta a qualsiasi scandalo pur di compiacere i potenti e rimettere al loro posto coloro che vi si oppongono. Esagerazione ? Come no ? Intanto restano Fiorentina-Brescia e la speranza che, almeno, non si faccia mele nessuno.
27/04/2005- COMPLIMENTI POLEMICI Finora avevo ricevuto, bontà vostra, solo complimenti per il mio modesto lavoro. Oggi è arrivata una voce "fuori dal coro". Qui tutti sono i benvenuti, perciò pubblico la E-Mail del nuovo "amico" che ha ravvisato nei contenuti del nostro sito un'intollerabile provocazione. Naturalmente mi sono avvalso del diritto di replica. _______________________________________________
Per puro caso mi sono imbattuto nel sito "la posta del gufo" e devo davvero farti i complimenti. Per le ragioni segg:
-Hai perfettamente ragione nel definire i nomi del calciomercato laziale "...estrapolati da un verbale di un'irruzione ad un bordello a Cordoba".
-Hai ancora più ragione nel paragonare il "VECCHIO" Di Canio ai giovani promessi da Lotito (6 Gennaio Docet)
-hai ancora più ragione perchè per i Filippini scomodi addirittura un gergo burino, citando un erudito "Fresche le ova"(a proposito, ma da dove vieni???Non credo che nel 2005 parli più nessuno così...)
-Hai sempre più ragione nel rimarcare la provenienza di Rocchi ("centravanti dell'Empoli"). Anche qui 6 Gennaio docet.
IN EFFETTI QUESTI POVERI GIOCATORI SFIGATI NON SONO NEANCHE DEGNI DI ABITARE NELLA STESSA CITTA' CHE OSPITA PERROTTA ("CENTRALE DELLA NAZIONALE") E DE ROSSI ("IL TARDELLI DEL 2000")... QUANTO MI FATE RIDERE!
PER FORTUNA, DA LASSU' QUALCUNO STA INIZIANDO A FARVI PAGARE LA VOSTRA STORICA ED IMMOTIVATA ARROGANZA!
PS: I complimenti, mio malgrado, non posso estenderli alla tua maestra delle elementari, visto che scrivi "Lazziali"...
In conclusione, o aggiorni il sito oppure lo oscuri, perchè così è davvero ridicolo!
PS: SERIE B! CON TUTTO IL CUORE!
Lettera Firmata
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Caro amico,
di solito non rispondo a chi mi insulta, ma stavolta farò un'eccezione (con una zeta sola). La Posta del Gufo e' un sito libero dove scrivo (cercando di essere ironico) quello che penso. Ho molti amici "lazziali" (con due zeta , ma fra le virgolette, la mia maestra delle elementari era brava...), amici che mi diverto a sfottere e che, per fortuna, sono piu' spiritosi di te. Non ho intenzione di oscurare il sito; se non ti piace puoi evitare di entrarci. Non sono romanista e sfotto spesso anche loro. In B ci andremo, forse, anche senza i tuoi auguri che, comunque, non fanno piacere perche' io non augurerei mai ad un tifoso avversario la retrocessione. Rocchi era davvero il centravanti dell'Empoli; non ne ha colpa lui, non ne ho colpa io, e alla Fiorentina, io, lo prendevo di corsa (devo averlo anche scrittio da qualche parte). Mi sembra che Di Canio abbia i suoi anni e che gli argentini acquistati da Lotito non figurino stabilmente nella formazione della Lazio. Anche di questo non ho colpa io, come del fatto che Perrotta giochi davvero in nazionale seppure mi sembri impossibile almeno quanto sembra a te. Infine, ma non certo per rabbonirti, ti invito a leggere il ricordo che ho dedicato allo scudetto della Lazio di Chinaglia e Maestrelli, ai miei amici "lazziali" è piaciuto.
Non credo ci risentiremo, comunque stai piu' sereno il calcio e' un gioco di tutti, la Posta del Gufo e' il mio gioco. E non credo di avere offeso nessuno.
Saluti
Fr@nk - La Posta del Gufo
03/04/2005- OMAGGIO E' stato il primo Papa a parlare di sport. Quando fu eletto "al soglio di Pietro", come dicono i vaticanisti, erano da poco terminati i Mondiali del 1978 e subito filtrò dalle stanze vaticane la notizia che lui, allora arcivescovo di Cracovia, durante quel Mundial non aveva perso neppure una partita della sua Polonia. E' stato anche in tribuna all'Olimpico e, durante i festeggiamenti per il terzo scudetto gialorosso, gli è stata attribuita una simpatia, mai smentita, per la Roma. E' stato un personaggio colossale, un uomo che ha cambiato il Mondo ed il modo di essere successori di Pietro. Anche la Posta del Gufo vuole rendergli omaggio, senza dirette oceaniche e senza "vaticanisti" logorroici, un semplice omaggio senza pretese, ma sincero. Dalle nostre parti, nella laica Toscana, c'è il detto che "morto un Papa si fa un altro Papa e un cardinale". Stavolta sembra suonare meno bene del solito.
25/03/2005- "Ringhio" Gattuso e Mr Stiles
Il calcio italiano è ridotto male. Ho scoperto per caso che in edicola si può acquistare un DVD dedicato a Gennaro Rino Gattuso, che, prima di giocare nel Milan, si chiamava anche Ivan. Rimosso per ossequio al berlusconismo il nome bolscevico, le cose per i suoi piedi non sono tuttavia migliorate. In effetti, quando mammina produsse le sue estremità inferiori, aveva già dato il meglio di sè. Poichè il DVD in questione non si trova nella sezione "per soli adulti", presumo contenga filmati di natura calcistica, o almeno attinenti al gioco del calcio. Qui il mistero si infittisce. Mentre un DVD dedicato a Shevchenko può ragionevolmente essere riempito con filmati di gol di grande fattura, uno intitolato a Maradona può traboccare di magie calcistiche, mi domando in quello di Gattuso che cosa mai possano averci messo. Resterò col dubbio, perchè io non lo compro di sicuro, non mi iscrivo alla schiera degli adoratori di "Ringhio", per me il calcio è un'altra cosa. Convengo che i calciatori come Gattuso sono senz'altro utili alla causa, ma da qui a dedicare loro monografie calcistiche richiede senz'altro più di un distinguo. Nobby Stiles, mediano inglese degli anni sessanta, era a modo suo un punto di forza del Manchester United, ma non era ritenuto elegante citarlo in pubblico. Sir Alf Ramsey lo convocò in Nazionale, Nobby vinse addirittura la Coppa Rimet del 1966 come titolare, ma vi sfido a trovare qualche documento celebrativo che lo riguardi. Doveva fare il lavoro "sporco", a lui venivano affidati, quando capitava, Haller, Eusebio, Rivera, e, soprattutto i loro preziosi garretti. E lui si arrangiava era un mai morto, un mastino, un calciatore utile cui nessuno mai avrebbe pensato di dedicare un DVD. Un diligente avversario gli aveva sparecchiato gli incisivi con una gomitata per liberarsi di quel botolo ringhiante, e lui, per giocare, si toglieva la dentiera mostrando un sorriso agghiacciante. -"Ha i denti di Dracula"- dicevano di lui i suoi numerosi detrattori -"ma quello era molto più buono..."- Bene, con le dovute proporzioni, Stiles è il calciatore del passato (assieme a Furino), che assomiglia di più a Gattuso, e questo non credo qualche anno fa sarebbe stato considerato un complimento, con buona pace degli adoratori di Gattuso e dei suoi simili. Il calcio, amici, è tanto più bello se sii guarda con occhi diversi. Sul campo ci sono mille modi di giudicare, di voler bene ad un calciatore e detestarne magari un altro. Per quel poco che ho visto Gennaro Gattuso è anche un ragazzo simpatico, sentendolo parlare mi sembra anche una persona di spirito, probabilmente sarà il primo a sorridere di quel DVD.
17/03/2005- LE GRAND ETIENNE Aveva tre nomi ed un gran sinistro. Era stato, ai suoi tempi lontani, forse il più grande della sua epoca. Veniva definito "apolide", status sociale assai diffuso nell'immediato dopoguerra, ma era al tempo stesso ungherese, francese e, molto, italiano. Istvan, Etienne, Stefano Nyers, tre nomi ed un gran sinistro, tre nomi ed una sterminata personalità. Nasce in Francia, a Merlebach, una cittadina mineraria, suo padre è ungherese e rimpatria, lui vive l'infanzia a Budapest. Nasce e vive da povero ed in cuor suo giura che non lo sarà più. L'occasione gli viene col calcio. Fa a tempo a giocare in Nazionale con Nandor Hidegkuti, a segnare reti a raffica con la maglia dell'Ujpest Dozsa, poi, prima che cali la "Cortina di ferro", va in Francia. Gioca a Parigi, allo Stade Français. A Milano, all'Inter, cercano il centravanti che faccia dimenticare "Pepp" Meazza. Hanno Benito Lorenzi, detto "Veleno", ma cercano qualcun altro per contrastare il Gre-No-Li che domina il calcio italiano Il presidente Masseroni viene a sapere che a Parigi c'è "un ungherese che sfonda le reti" e che, secondo i ben informati, verrebbe di corsa in Italia, anzi andrebbe di corsa dovunque fossero disposti a pagarlo bene. Sono gli anni della prima "Guerra Fredda", gli anni in cui Orson Welles dirige il "Terzo uomo" e dipinge Vienna come un crocevia di intrighi e spie. Parigi non è meglio. Giulio Cappelli, una sorta di Moggi "ante-litteram", va a Parigi per contattarlo. E' un re, si fa chiamare "le Grand Nyers". Semplicemente. Masseroni insiste, Cappelli non è troppo convinto. Quell'ungherese gli sembra una "prima donna", ma conclude l'affare. Si racconta di una fuga precipitosa da Parigi, di un Nyers che non ha passaporto. Che cosa inutile un passaporto per lui, per "le Grand Etienne". Arriva a Milano di notte e la conquista a suon di gol : tre alla "prima" di San Siro. Il presidente Masseroni stravede per quell'ungherese e, secondo i canoni del tempo, lo strapaga, ne asseconda ogni bizza, ogni desiderio. E le "Grand Stephane" lo ripaga a suon di reti. I compagni sono un po' invidiosi, ma poi si adattano : al tavolo da poker "le Grand" è una vittima designata. Gli paicciono le donne, lo champagne e il gioco d'azzardo. Parte del suo sontuoso ingaggio passa così nelle tasche dei vari Giacomazzi e Benito Lorenzi. Una sorta di "perequazione" al tavolo da gioco. In campo è un super ma è anche ombroso come un purosangue, non mancano le scintille con avversari e compagni di squadra. Raccontano che una volta, a Firenze, l'Inter passi in vantaggio con un suo gol, poi, ancora lui ha sul piede il pallone per raddoppiare. L'azione è a quattro metri dalla porta, più difficile sbagliare. E lui sbaglia. Il pallone sorvola la traversa, e , per una volta, Stefano Nyers cade in ginocchio tenendosi le mani nei capelli. La leggenda vuole che Benito Lorenzi lo rimproveri e gli gridi :-"Che bischero !"- allungandogli uno scappellotto. L'ungherese è come folgorato, si alza di scatto, impettito come uno stallone lipizzano, e, senza porre tempo in mezzo, si dirige verso la scaletta degli spogliatoi che è lì, dietro la porta. Quando capiscono che se ne sta andando, i compagni cercano di fermarlo, ma anche gli avversari gli si fanno attorno. "Uno schiaffo a me, a le Grand Nyers !" - dice a chi cerca di fermarlo. I difensori della Fiorentina lo guardano sorpresi, c'è chi dice che Beppe Chiappella, pragmatico, consigli ai compagni di "lasciarlo andare...". Invece Nyers "acconsente" a tornare solo dopo che Lorenzi gli ha fatto le scuse con i buoni uffici dell'allenatore. La Fiorentina pareggia, ma "le Grand Etienne" è tornato e alla prima occasione dimostra che aveva ragione Beppe Chiappella a volerlo lasciar andare. Su un traversone lunghissimo, Stefano Nyers, che ha il vezzo di non colpire mai di testa, stavolta oppone la fronte e segna. Senza esultare si avvicina a Benito Lorenzi e gli porge la mano : - "C'est moi le Grand Nyers..." - dicono gli sussurri. Purtroppo il suo sogno di non essere più povero si infrange. In una carriera da giramondo (giocherà ancora a Roma, sponda giallorossa, poi in Spagna e Francia per chiudere al Valdagno Marzotto in quarta serie) guadagna e spende cifre colossali. Torna povero, si sposa più volte, la sua ultima moglie è slava e lo ospita a casa sua, a Subotica, perchè "le Grand Etienne", che abitava al "Ritz" non ha altro. E' vecchio e malandato, non ha soldi per curarsi. Dicono che la moglie avesse informato i vecchi compagni e l'Inter si stesse muovendo per aiutare il vecchio campione. La morte è arrivata prima. Forse è stato meglio così, forse "le Grand Etienne", che al "Biffi", in Galleria, non chiedeva mai il resto quando pagava il caffè con le mille lire, non avrebbe gradito.
19/02/2005- ADDIO, OMAR Se n'è andato in punta di piedi. Non era il suo stile. L'ultima volta che l'ho visto in TV era collegato dall'Argentina con la DS dove avevano deciso di riunire, via satellite, una delle coppie più famose del calcio mondiale di tutti i tempi : Charles e, apputo, Sivori. Era andata male. John Charles si era sentito male poco prima di entrare nello studio televisivo ed era stato ricoverato in ospedale. Purtroppo non si sarebbe più ripreso e sarebbe morto poco tempo dopo. Omar Sivori, rimasto privo della sua spalla, aveva parlato di un calcio che non gli piaceva più. Con il senno di poi si può dire che appariva un po' stanco e che gli occhi non erano più quelle punte di spillo di quando irrideva gli avversari con un tunnel, ma lì per lì parve a tutti il "solito Sivori". Come calciatore è inutile parlarne: era semplicemente "di tutto, di più". Esagerava in tutto, ma quando era in giornata strappava l'applauso anche ai tifosi avversari e non era uno che facesse niente per rendersi simpatico. Tutt'altro. Il più sincero ricordo di lui lo trovo nelle parole del padre di un mio amico, abbonato ai tempi del primo scudetto viola che raccontava :- "Quando arrivava la Juve ero contentissimo, se si vinceva era una festa e comunque andasse c'era Sivori..."- La pensava così anche Gianni Agnelli che visse il "dopo Sivori" bianconero con un sereno, ma costante, distacco dalle cose juventine. -" E' una Juve 'socialdemocratica' "- disse una volta dopo una partita di Coppa Campioni persa col Benfica di Eusebio. Con Sivori, l'Avvocato, aveva vinto al Bernabeu e sono cose che non si dimenticano anche se poi, nello spareggio di Parigi il Real si era qualificato. Ha segnato un'epoca come calciatore, prima col River e la Nazionale argentina, col trio de "los angeles co la cara suìcia", poi con la Juve, dove con Charles forma una coppia perfetta e dove arriva ad insidiare la leadership di Boniperti. I due non si amano, e la cosa è di pubblico dominio. E'stato anche un "oriundo", ma in nazionale azzurra ha avuto meno fortuna. A Napoli è stato accolto e trattato da vicerè, dopo i dissapori con l'allenatore Heriberto Herrera che l'aveva cacciato dalla Juve. Pretendeva, il paraguaiano, che si allenasse. Poi, la fuga in Argentina a godersi i milioni al caldo. L'amicizia con Peron lo porta al timone della seleccion, ma Omar non è uomo da mezze parole, parla dei suoi calciatori fuori dai denti. -"Sono una massa di brocchi"- dichiara alla stampa europea durante una tournée prima dei Mondiali tedeschi. Lo mandano via dopo che ha qualificato la squadra per la fase finale. Smette di allenare e sparisce di scena. Fa l'osservatore per Gianni Agnelli e gli consiglia Maradona - "E' bravo quasi quanto lo ero io, quasi.Lo prenda Avvocato"- Detto da lui è il massimo dei complimenti, ma l'affare sfuma perchè Boniperti (i due non si amano neppure dietro la scrivania) non ci crede. Una decina d'anni dopo riappare come opinionista in Italia. Non è mai banale, anzi è tagliente. Commentando una campagna acquisti di una Juventus "minore" dice :-"Una volta giocare nella Juve era più difficile, quando comprarono me, con quei soldi il River finì di costruire lo stadio e portò il bilancio in pareggio. Ma non ho mai sentito Gianni Agnelli rimpiangere quel denaro."- Ed è vero.
09/02/2005- Pensieri e parole Sono stato zitto. Ho letto tutto. Ho ascoltato tutto. Ora è il momento di tirare le conclusioni. La prima è che il grande e sommo Gianni Brera quando diceva che "Milano l'è la barca dei cojoni" peccava decisamente di ottimismo. E' l'Italia intera ad essere un bastimento, un transatlantico, una portaerei "di cojoni". Il Direttore Sportivo viola, Lucchesi, irrompe nello stanzino di Dondarini, ma dimenticatosi di non essere più importatore parallelo della "Rolex of Geneva" viene messo alla porta con mesi cinque (cinque) di squalifica. Ai tempi in cui allungava pregiatissimi movimenti in casse di metallo diverso a seconda del livello gerarchico dell'interlocutore aveva un'accoglienza ed un trattamento migliori sia dagli irreprensibili (!?) direttori di gara che dai loro superiori federali. Lo stesso Dondarini ha ammesso che Delli Carri l'aveva apostrofato con una frase nella quale era esente il turpiloquio e peggio ancora la blasfemia. "Ma quanto se scarso !" - gli avrebbe gridato il difensore gigliato, uno che quanto ad essere scarso può senz'altro dire la sua. Più che un insulto verrebbe da definirla una constatazione. Ma Din-Don-darini, tanto precisino, non ha capito la differenza fra descrivere la realtà e lordare un amor proprio e, forse per negare la sua evidente, ed avvilente, scarsezza l'ha coperta con l'esile diaframma di un cartoncino rosso. Infamia e lode sono da tempo mischiati nella mente dei calciomani italiani, ma non mi stupirei se Dondarini fosse già internazionale o stesse per diventarlo. Intanto Pieroni, noto gentiluomo del calcio italiano, ha dato seguito alla minaccia di vuotare il sacco. Il sigillo è saltato dal vaso di Pandora del calcio italiano ed adesso le possibilità non sono moltissime, ma solo due : o Pieroni dice la verità e allora ci sarà da ridere, oppure dice solo bugie ed allora va messo in galera per mendacia, diffamazione ed altri dodicimila capi d'accusa reperibili in giurisprudenza. Non l'avete letta l'intervista all'ex presidente dell'Ancona ? Eccola qua ! direttamente dal sito de "La Repubblica". Buona lettura. Ah, dimenticavo, se siete di stomaco debole tenetevi un catino a portata di mano. Due considerazioni finali, piccole, piccoile, ma sforzatevi di non ridere. Luciano Moggi ha detto che alla Juve ne hanno le palle piene di questi arbitri. Anche noi, dovremmo rispondere. Ma no, lui, Lucky Luciano Moggi non scherza. Il suo teorema è chiaro :- "E' la Juve ad essere costantemente danneggiata dalla classe arbitrale"- Diabolici davvero, non lo si sarebbe mai detto ! Altro che KGB ! Un teorema chiaro e semplice, ma più indimostrabile del Teorema perduto di Fermat. Matematica a parte c'è poco da stare allegri. Eppure Lucky Luciano Moggi non sembrerebbe persona dedita a vizi che possano stravolgerne la percezione del mondo esterno, quindi c'è da pensare che ci sia sotto una strategia e che il solito Lupo Mannaro stia tentando di prevenire. Intanto dovrebbe cominciare a curare i mali delle sua Juve che non sta benissimo, fra un Del Piero ormai "separato in casa" ed un futuro non proprio brillantissimo alle porte con l'Udinese che potrebbe confermare l'adagio che "non c'è due senza tre". Non sarà gran che come teorema, ma lo sai che gusto !
23/01/2005- Una domenica difficile Foto da http://www.sportal.it Essere pisani, domenica pomeriggio 23 gennaio 2005 dev'essere stato terribile. A Livorno ribatterebbero -"Deh, perchè gliè facile tutti vell'altri giorni ?"-. Non voglio entrare nelle diatribe stracittadine ma a Pisa sono in molti ad essere bianconeri (nel senso di gobbi) ed il Livorno giocava col Milan, la squadra del presidente e principale avversaria della Juventus (la squadra dei gobbi). La logica del tifo dovrebbe avere una risposta semplice : il Livorno ferma il Milan, e la Juve prende il volo. In Patagonia può essere che funzioni così. Non ci sono mai stato se non in virtuale compagnia di Chatwin, o di Soriano e del figlio di Butch Cassidy che vi faceva l'arbitro, quindi può anche essere, ma in Toscana, la terra dei campanili che conosco bene per esserci nato e vissuto, non è così. Poco ma sicuro. La sconfitta del Milan significava inevitabilmente la vittoria del Livorno e chi vi scrive per anni il lunedì, nel campionato dilettanti, ha cercato per primo il risultato della squadra del paese rivale le cui sconfitte, ancora oggi nel pieno della maturità, mi riempiono di gioia e pace. Il lacerante dubbio dei pisani, le cui doti sono state rese note alla cristianità dalle locandine del foglio livornese "Il Vernacoliere", è stato risolto da tale Colombo che ha sorpreso una difesa di piccioni rossoneri. 1-0 al Grande Milan. Al Milan di Kakà, Crespo, Sheva, Dida , Nesta, Cafu e Berlusconi; roba da non credere, bello da morire ! I pisani filojuventini dovranno darsi pace: il Livorno, l'odiatissimo Livorno, ha battuto il Milan quindi devono compiacersene. I livornesi che con Berlusconi, più che col Milan, non se la dicono troppo non vivranno spesso domeniche come questa da assaporare, da suggere quasi, fino in fondo. D'altra parte che il Milan potesse avere qualche problema a Livorno, anche se tecnicamente era da ritenersi impossibile, poteva essere messo in conto : lo stadio dell'Ardenza è intitolato ad Armando Picchi che era il capitano della Grande Inter. E agli interisti, oltre che agli juventini (pisani e non), qualche soddisfazione bisogna pure che qualcuno la dia.
06/01/2005- BUON DERBY PER LA LAZIO, SOLO CARBONE PER LA ROMA-BEFANA Leggete il commento. Se ne avete voglia. Gloria alla Lazio epifanica, Papadopulo come Papa Re, nella Roma pigra dell'Epifania. Pigra e brutta anche la Roma squadra, io l'ho sentito dire, e voi lo leggerete tal quale. Botte cattive e fuori tempo e luogo in queste feste tragiche per metà emisfero australe, cronaca nera sempre presente quando si parla di Lazio-Roma o Roma-Lazio. La maschera di Di Canio dice molto su come sia ridotto il nostro povero calcio prigioniero di tensioni assurde e di gente che le fomenta. Non parlo di Di Canio o di Totti e delle loro schermaglie dialettiche, loro sono protagonisti e fanno anche bene a farlo sapere, nè delle dita alzate a formare il numero tre. Parlo di quella corte di parlatori televisivi e radiofonici che hanno gonfiato a dismisura battute anche simpatiche e vivisezionato labiali alla ricerca di chissà cosa. Sono loro il male del calcio. Mia figlia, dieci anni, ha chiesto: -"Cos'è un derby ?"- -"Si chiama così la partita fra due squadre della stessa città"- ha risposto prontamente mia moglie - "Roma-Lazio è un derby come Milan-Inter e lo era Juventus-Torino..."- Mia figlia ci ha pensato su e poi ha concluso cercando un paragona con le sue reminiscenze scolastiche :- "Ho capito" - ha detto seria -"E' come una guerra civile...". Che peccato doverle dire che forse è davvero così...
18/12/2004- Dicembre 1992 - In memoria di un maestro Saranno fra poche ore dodici anni che è morto Gianni Brera. A me, personalmente, manca molto la sua ingombrante ed apparentemente proterva figura. Era un personaggio che ha condizionato forse quarant'anni del nostro calcio, e senz'altro il modo di scrivere e di leggere degli italiani. Se avrete voglia potrete leggere molto di lui in questi giorni, intanto potete cominciare dall'omaggio de La Posta del Gufo, basta che facciate un click col mouse sulla sua foto. Ciao "Gioann" e Buon Natale anche a te.
01/12/2004- "Fischiate oggi perchè non perderemo più !"
Se ne sono andati assieme, loro che assieme avevano giocato poco. Sergio Castelletti e Ugo Ferrante non ci sono più. Il primo è stato un terzino fra i migliori della sua epoca, con Enzo Robotti ha formato una coppia fra le più forti nel periodo a cavallo fra gli anni '50 e '60, tanto da arrivare assieme a vestire la maglia azzurra. Il secondo, uno dei migliori nel ruolo di libero alla fine degli anni '60, ha vinto lo scudetto nel 1969 ed ha partecipato alla spedizione azzurra a Città del Messico Entrambi erano piemontesi d'origine : Castelletti di Casale, Ferrante di Vercelli, ma erano diventati profondamente fiorentini. Dei due, per motivi anagrafici, ricordo meglio Ferrante. Quella che trovate nel titolo è forse la frase più famosa che abbia mai pronunciato. La gridò piangendo ai tifosi viola che contestavano la squadra dopo la sconfitta interna col Bologna, nell'autunno del 1968. La piazza rimpiangeva Albertosi e Brugnera ceduti al Cagliari e non mostrava troppa fiducia in quella squadra zeppa di giovani. Quando poi le cose si misero a posto, Ferrante lanciò un'altra sfida :- "Mi taglierò i capelli"- disse - "quando perderemo un'altra partita !". La Fiorentina non perse più , anzi vinse lo scudetto e la testa bionda di Ferrante diventò presto un'icona per i tifosi viola, un simbolo vincente. Di quella squadra, molto tecnica, Ugo Ferrante, rappresentava la fisicità. In campo era imponente, quella testa bionda con i capelli lunghi spiccava in uno scenario nel quale la zazzera di Rivera era già trasgressiva. Con Brizi, tecnicamente molto più forte di lui, completava una cerniera difensiva fra le più forti che si ricordino, e non solo in maglia viola. Superchi in porta , Rogora e Mancin terzini, Brizi e Ferrante nel ruolo fisso di stopper e "libero" grande stacco di testa, battuta forte anche in acrobazia, buon senso della posizione. Ferrante era il fuoco e Brizi il ghiaccio. Sul terreno di gioco tanto uno era irruento, quanto l'altro era calmo, metodico e pulito. Assieme erano perfetti, o almeno me li ricordo così. Di Sergio Castelletti, invece, ho solo un ricordo recente. Lo incontrai in un laboratorio di Analisi Mediche, a Firenze, cinque o sei anni fa. Il tempo passa. Spingeva una signora anziana su una carrozzina e lo accompagnava un'altra signora, forse la moglie. Gentilissimo, ancora in forma perfetta, quel fisico denunciava trascorsi agonistici. Era un habituè, salutava tutte le infermiere con garbo, sorridendo, poche parole. Quel volto mi ricordava qualcosa. "Lei è Castelletti vero ?" - chiese un signore più o meno suo coetaneo, accendendo la luce dei miei ricordi. "Sì" - rispose. "L'ho vista giocare tante volte , ero abbonato ! "- continuò stringendogli calorosamente la mano. "Grazie, ma spero per lei che venisse allo Stadio anche per Hamrin e Lojacono"- rispose con un sorriso.
Questo è un detto che dalle nostre parti esprime un modo d'essere, di sentire, che può essere riassunto nella vita di tutti i giorni con il sostantivo derivato "interista". Perchè, siamo sinceri, se non sono bischeri gli interisti, allora non saprei proprio con quale forma di vita esemplificare questo aggettivo sostantivato, molto usato a Firenze e provincia. La genesi di questo epiteto, "bischero" appunto, è controversa. Si chiamano "bischeri" i componenti della meccanica di chitarra e liuteria in generale che servono a regolare la tensione delle corde, ma soprattutto erano i Bischeri (con la B maiuscola) una ricca famiglia di banchieri fiorentini. Costoro, narra la storia popolare, si ridussero in rovina esponendosi per prestare molti denari nientemeno che all'Inghilterra. Quando gli esponenti della banca dei Bischeri arrivarono ad esigere la restituzione dell'ingente capitale dalla corona britannica si sentirono rispondere che non era il caso. Rivoltisi alla Signoria per avere giustizia furono invitati a fare un giro che servisse loro a chiarirsi le idee. Da allora chi pretende troppo da sè stesso e dalla sua nascita senza far conto con la realtà ha ereditato il cognome della sfortunata famiglia di ex-banchieri. Ditemi voi se non è il caso di Massimo Moratti e della sua banda. Mancini, che prossimamente anzichè di mano partirà "de capoccia" contro le robuste travi del terzo anello di San Siro, ha ammesso che l'Inter prende un po' troppi gol, ma ha deichiarato che in fondo al tunnel vede la luce e che presto si sveleranno le "magnifiche sorti e progressive" che immancabilmente aspettano le squadre che hanno la fortuna di essere allenate da lui. Intanto sia chiaro che al prossimo turno saremo, juventini esclusi, tutti interisti. Anche quel mio perfido amico milanista che dichiara sempre di "tenere al Milan " ma di "divertirsi di più con l'Inter" comincerà a tenere nel portafoglio il santino di Adriano il santo ai cui miracoli è appesa buona parte dei destini del Campionato. Sapremo dopo la prossima sfida del "Meazza" se quel chiarore che Mancini intravede in fondo al tunnel è la luce "del sol de l'avvenir" oppure sono i fanali di una motrice diesel da centosettanta tonnellate.
20/10/2004- Più mistico ! L'avrete sicuramente vista l'ultima réclame (si diceva così prima che la Francia diventasse subalterna al mondo anglofilo che ha imposto il termine "spot") di quello "snack" (arieccoci...) che ha introdotto il tormentone del "dentale, labiale". Non dà tregua, in TV prima della DS, del telegiornale, del film. Anche al cinema il "consulente" del wafer non dà tregua ricordando, con una gran faccia da schiaffi, che :- "... è l'approccio labiale che mi masterizza l'evento. A me, personallmente ha ricordato gli ultimi anni di vita lavorativa dove molte volte mi è accaduto di incontrare qualcuno, metaforicamente fermatosi per la strada, che ci insegnava, ma con termini diversi da quelli che eravamo soliti usare, a scaldare l'acqua. C'è molto del mondo di oggi in quello "spot", tutt'altro che demenziale. La storia del "dentale, labiale..." mi è venuta in mente in queste due giornate di Scempionslig che presentavano, fra le altre, due sfide degne della finale come Juventus-Bayern e Milan-Barcellona. La seconda partita ha attirato a San Siro il pubblico delle grandi occasioni lucrando ai milanesi, che secondo Brera erano i "più ciolla d'Italia", un incasso di oltre un milione e mezzo di Euri (plurale). "Come si fa a non essere ottimisti !" sembra di sentir dire a Galliani, parafrasando col suo sorriso da "Charcharodon charcharias" un altro tormentone che ci ha insegnato a che molti hanno un prezzo anche per la propria dignità. "Charcharodon charcharias" è il binomio che il naturalista Linneo ha assegnato allo squalo bianco, pesce cartilagineo in verità più avvenente del presidente della lega (minuscole volute) e probabilmente meno vorace. Raccontano, infatti, che nello stomaco di un un grosso esemplare fosse rinvenuto uno sportello di una Mustang, mentre non si ha notizia che nell'apparato digerente di altri esemplari siano stati trovati interi movimenti calcistici, compreso il settore arbitrale. Torniamo a noi. Milan-Barcellona esercita un richiamo ecczionale, ma domandiamoci che importanza ha a questo punto ? Zero. Vince il Milan ? Rossoneri praticamente qualificati, ma il Barcellona resta secondo ed ha tempo per recuperare. Vince il Barcellona ? Idem idem. La macchina mangiasoldi (e crea profitti) messa su con la Scempionslig si basa su un trucco semplice, tanto semplice da apparire geniale. Ai tempi della vecchia Coppa dei Campioni, con Milan-Barcellona ti giocavi una delle due protagoniste, adesso con questa formula fai due mega-incassi (soprattutto televisivi), poi hai ancora disponibili tutte e due le grandi per il resto del torneo. Lo stesso accade con Juve-Bayern (anche se ci vuole altro per scaldare i tifosi della Juve...) e con tutte le altre partite definite "sfide". Una volta Milan-Barcellona, o Juventus-Bayern, poteva arrivare a partire dagli "ottavi", il chè significava una partita d'andata ed una di ritorno, dopodiché una delle due avrebbe salutato la compagnia. Una volta una squadra poteva vincere la Coppa con sette partite (è accaduto al Milan, all'Inter, all'Ajax...) una meno di quante ne avrà già giocate la Juve quando si qualificherà per la fase ad eliminazione diretta. Tutto questo per i soldi, o meglio per far fare i soldi alle "pay per view". Un giorno si è fermata un auto, è sceso un tizio con una giacca sportiva e gli occhiali alla Andy Warhol ed ha detto più o meno così :-"Non ci siamo. Voi vi giocate il Milan ed il Barcellona in una botta e via, no, no , più mistico ! Approccio diverso, dentale , labiale, giochiamo tre mesi per buttare fuori quelli che se non ci fossero sarebbe uguale. E' il grande club che mi masterizza l'evento ! Più mistico !." Povero calcio, poveri noi se non ci accorgiamo che una volta le partite si giocavano (e si vedevano senza ri-pagare) "dopo Carosello", mentre adesso si giocano durante quel continuo Carosello in cui si è trasformata la nostra vita, non solo televisiva.
14/10/2004- Quattro a tre Ci è andata bene. Ringraziamo e portiamo a casa. Restano dubbi sulle diottrie di Buffon più che sulle improbabili doti balistiche di tale Romaschenko. "Punti d'oro" avrà pensato Lippi fra i cui detrattori, dopo Celje, si era accodato addirittura un cardinale. Francesco Guccini avrebbe senz'altro attribuito la faccenda al "pagare il fio di coniugare troppo spesso in Dio" che dev'essere inevitabile in un C.T. toscano munito di una simile difesa. Tecnicamente l'analisi è impossibile, poi non vorrei neppure farla. La Nazionale (...come il sesso ad una certa età - diceva Enzo Ferrari ...) diventa un disturbo. Ora per cinque mesi sarà il campionato ad avere la scena in esclusiva, e, forse per questo motivo l'acqua brulica di squali.
Il calcio è "fatto", malato. Galliani, che se sapesse di chi si parla si immedesimerebbe certamente in Carlo VIII, ha chiesto al Pier Capponi "facente funzione", il "nostro" Della Valle, formali scuse per aver codesto messere preteso che il presidente della lega (minuscole necessarie) fosse eletto scegliendolo in una rosa che non comprendesse il suo solo (e discutibile) nome. La cosa ha avuto un certo risalto ed il fatto che nessuno si sia meravigliato la dice lunga. La dice lunga anche la dichiarazione di Lotito, presidente "lazziale" del quale non sentivamo francamente la mancanza nel serraglio calcistico, che in una pubblica dichiarazione ha lodato l'operato di Galliani auspicandone la rielezione e mostrando meraviglia che possa esistere gente tanto marrana da non appoggiare un simile fulgido esempio di equidistanza sportiva ed equanimità. Lo stesso Galliani, oltretutto forte di simili incondizionati appoggi , per ribadire la sua neutralità ha subito dichiarato " ...si ricordino tutti che se mi eleggeranno, eleggeranno l'amministratore delegato del Milan !" Come a dire : "Facciamolo pure 'strano', senza sotterfugi....alla luce del sole". Amici miei, quante volte, quotidianamente quasi, ci scontriamo con questa nuova razza di squali in doppio petto ! Gente che parla con sorrisi scollegati dagli occhi, sorrisi dietro i quali lampeggiano le chiostre di denti mordaci, personaggi pronti a tutto per il potere e per amministrarlo a favore degli amici e di loro soli. Suona allora le tue campane , Pier Capponi marchigiano, e speriamo che non solo Firenze risponda all'appello. Le tue campane diventeranno le nostre, non di fiorentini o toscani, ma di tutti coloro che sperano che nel calcio sia rimasto qualcosa di buono. Troppe Bastiglie andrebbero assalite, ma sbattere fuori Carlo VIII darebbe un gusto importante a questo momento così amaro per chi ama questo sport. A Carraro penseremo poi.
12/10/2004- Il primo passo
Atalanta, Bologna, Brescia, Cagliari, Fiorentina, Inter, Lecce, Livorno, Messina, Palermo, Parma, Reggina, Sampdoria e Udinese, si sono ribellate. Quattordici su venti. Mancano Milan, Juventus, Roma e Lazio, oltre al Siena ed al Chievo. Curiose affinità elettive. Le padrone del campionato, le romane (compromesse in altri modi col potere) e due delle più insospettabili società del panorama calcistico si sono dissociate dal documento firmato dalle altre, un documento che, in sostanza, chiede che venga presentato un programma e non che venga eletto l'amico di chi comanda. Rivoluzionario. Se il fronte regge potrebbe davvero cambiare qualcosa. Intento, Diego Della Valle, "capitano del popolo" ha suonato le sue campane in risposta alle trombe di Galliani. Questo "Pier Capponi d'importazione" ha lanciato un guanto di sfida sulle cui proporzioni e sulla cui importanza sarebbe bello poter tornare. Galliani appare un avversario ancora più bieco di Carlo VIII, le speranze di una svolta sono labili, ma il fatto che qualcosa si muova è incoraggiante. Intanto la Fiorentina ha trovato l'accordo con SKYTV, Savonarola non avrebbe approvato simili mollezze nei costumi di Fiorenza, ma i tempi sono cambiati, adesso per mezzo di parabole parla uno che si crede il Salvatore di molte cose e di sicuro dei propri (molti) denari. Il primo passo è comunque fatto, se non litigheranno (difficile con gente come Zamparini e Cellino ...), se il fronte si manterrà compatto, pur fra società agli antipodi per mezzi economici e cultura (Inter e Livorno per esempio), se qualcuna delle dissidenti (Roma, Lazio ?) salterà il fosso, potrebbe davvero nascere qualcosa di buono. "E benedetto il Signore ! " era solito esclamare Di Pietro ai tempi di "mani pulite". Com'è naturale, ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti e tutt'ora impegnati a ricoprire importanti cariche di governo (minuscola necessaria) è del tutto casuale.
10/10/2004- La beffa di Brane
Lì per lì non l'avevo quasi riconosciuto. A guardarlo bene ha mantenuto le stesse bozze frontali prominenti, lo sguardo tagliente di trent'anni fa. I capelli erano già pochi allora. Brane Oblak, il miglior calciatore sloveno di tutti i tempi, ci ha fregato alla sua maniera, passando inosservato. Brane Oblak, da calciatore, è stato molto. Tuttavia la sua sagoma da impiegato del catasto, quegli occhi intelligenti sotto una fronte spaziosa, portavano a sottostimare quel calciatore dal passo cadenzato e dalla visione di gioco perfetta. Lippi ed i suoi prodi hanno fatto lo stesso con l'intera Slovenia e hanno perduto. Squadra moscia per un tempo, poi il tentativo, un po' presuntuoso, di mettere le cose a posto grazie alla superiorità indiscussa di una scuola, la nostra, nei confronti della cenerentola delle etnie che innervavano, un tempo, la nazionale Jugoslava. Potevamo vincere, meritavamo di pareggiare, abbiamo perso. Brane ha ammesso che avevano avuto tanta fortuna, "ma ne abbiamo bisogno" - ha aggiunto -"senza fortuna come potremmo battervi" sembravano dire i suoi occhi ed il suo sorriso. "Cesar non doveva giocare" ha poi proseguito. Cesar è stato l'autore del gol, in collaborazione con Buffon apparso stordito. Come Totti. E quando Totti non è splendido noi non giochiamo. Nessuna invenzione, Toni entrato troppo tardi ha preso una traversa, ma prima solo sterile dominio. Gilardino è apparso spaesato e stordito, gli sono mancati i guizzi che fanno la differenza fra un centravanti che fa gol ed uno che li sfiora, quallo "shine" che sparisce spesso com'è venuto. Gattuso ha rognato da botolo qual'è, mi stupisco che qualcuno si esalti per uno come lui, ma tant'è. Lo stesso vale per Camoranesi. Ai tempi di Mumo Orsi e di Sivori almeno naturalizzavamo argentini per cui valeva la pena di fare carte false. Gli sloveni non ci amano, com'è facile comprendere per la storia secolare di un vicinato non sempre facile, hanno fischiato l'inno di Mameli e ci hanno menato come hanno potuto. Non hanno elementi di classe internazionale, ora che Brane Oblak è in panchina, ma ci hanno battuto con un po' di fortuna. Siamo in buona compagnia fra i sofferenti: il Portogallo ha pareggiato con il Lienchestein, i campioni d'Europa della Grecia, dopo aver perso in Albania, hanno pareggiato in Ucraina, la Francia ha fatto 0-0 in casa con l'Eire. Intanto la notizia piiù curiosa arriva dalla Germania : Sepp Maier è stato esonerato dalla Federcalcio tedesca, non è più il preparatore dei portieri del Nationalmannschaft. Aveva espresso dei dubbi sulla scelta di Lehmann come portiere della Germania. A parte che le leggende non si dovrebbero esonerare, fa pensare il fatto che il più grande portiere tedesco di tutti i tempi, ormai ultrasessantenne debba ancora vivere del suo lavoro. Fa pensare anche il fatto che Lehmann fu comprato dal Milan ai tempi di Zaccheroni. Il tedesco non convinceva, errori, sfortuna: tre reti da Batistuta a San Siro, i rossoneri lontani dalla vetta poi, quando ritornarono in porta Rossi e Abbiati, il Milan vinse lo scudetto. E se avesse ragione Sepp Maier ?
05/10/2004- Una candela per Beslan
Purtroppo, ancora una volta siamo costretti a fare i conti con la bestialità. In questi casi, noi che parliamo di calcio restiamo senza parole. Io, da bambino, ho imparato la geografia anche con le Coppe Europee. Vladikavkaz, la capitale dell'Ossezia, aveva una squadra che si chiamava, e forse si chiama ancora, Alanya. Ossezia, Inguscezia nomi che si leggevano al più sul tabellone del Risiko o dell'Intertoto. Oggi che il mondo intero si è trasformato in un Risiko crudele, qualcuno ha appreso dell'esistenza dell'Ossezia da quelle immagini agghiaccianti di bambini massacrati. Ho spento adesso il Televideo con la sua contabilità da macelleria. Morti a centinaia. Truppe speciali in che cosa ? Si poteva fare diversamente ? Era davvero una scelta obbligata ? Di tutte le domande che sento fare la più difficile me l'ha fatta mia figlia che aveva sentito parlare di questa storia e mi ha chiesto :-"Babbo, perchè hanno ammazzato i bambini ?"- Risposte zero. Allora è meglio stare zitti. Abbracciarla forte e metaforicamente accendere una candela per i bambini di Beslan e di tutti gli altri posti di questo sciagurato mondo. Di calcio, amici, ne riparleremo un'altra volta.
L'hai vista la partita, Gioann? Niente di più inedito della carta stampata. Niente di più amaro di avere predicato tanto invano. Immagino papà Angelo seduto al tavolo di una caupona clandestina del Purgatorio (Pedar, il pescatore, ti ha dato l'indirizzo di nascosto): " El mè Massimo l'è bon, Gioann, ma el capìss nagotta!". Persino Herrera (Accaccone) ha capito, a suo tempo, e protetta la difesa; magari proclamando poi che lui l'aveva inventato il contropiede! E chi è Mancini per permettersi di non capire?! Vedo la formazione dell'Inter, zeppa di punte, intere e mezze. L'insopportabile Recoba ( se non fa almeno un paio di gol) al posto del bulldog olandese; Stankovic mandato in campo malgrado inciampi nelle primule ( a Roma è sempre primavera) come Rivera al mundial tedesco 1974. Cordoba, splendida reliquia di volto azteco, così spesso ispirato a farsi ruvida statua azteca: preferito al solo guerriero della difesa nostra, Materazzi. Vedo e mi cadono le braccia e altro che non dico. Totti, Cassano e Mancini ( i tre romanisti da temere) liberi di muoversi a piacimento senza nessuno a far sentire loro il fiato sul collo. Mancini sogna un Inter-Real e Massimo Moratti con lui. " E dimenticano, caro Gioann - scuote la testa papà Angelo -, che noi al Real abbiamo pestato le croste giocando in contropiede". Il dirompente giovane DeRossi entra sul povero Oba-Oba alla spacca-cassù. "Imparate, lombardi, ciolloni, popol mio!", rugge il Gioann. Già, ma dove sono i lombardi? L'unico in squadra a parlare un dialetto italico, se non padano, è il ruzantiano Toldo, del quale vorremo tanto rivedere la rabbia agonistica con la quale prendeva per il collo i malaccorti compagni della difesa. Quando Mancini aveva crossato, libero come l'allodola di Shelley, e l'azteco Cordoba si era fatto statua, e il filosofo Zè Maria in un canto aveva guardato con distacco lo stop e la conclusione in gol di Montella, forte è stata la voglia di spegnere la T.V. e rifugiarsi sulla briscola innaffiandola di Barbacarlo ( " E tu, Pedar, assaggia: e dimmi se non vale quello di Cana!"). De Rossi adesso costringe Mancini a correggersi. E Recoba ( l'era ora, cines del lela!) cava almeno il cross per il pareggio, e poi il gran sinistro del 3-1. Finita? Solo se andiamo sul cinque a uno. Infatti. Il bulldog azzanna Totti proprio nel punto dove il pupone vuole essere azzannato. Omaggio alla squassante bellezza del suo destro a giro. Toldo si inchina e stira le labbra sul mento: " Cossa el g'ha fato, dio bon!". "Fuori i maroni, milanesi, ciolloni, popol mio. Angelo, rendimi il mio Tagnin!". Che aspetta Mancini a togliere chiunque tra le punte mezze e intere ( non Adriano, anche se sfinito: è l'unico ad avere classe e spirto guerriero) per chiudere i varchi a mezzocampo." " Ridatemi Marini Pinna-d'oro, Oriali ( il Piper non il Gazzozino), un cireneo qualsiasi". Troppo tardi. Il tre a tre è pre-sentito con accorante amargura. " Hai voluto imitare il Real?- sbotta papà Angelo-: bene, Massimo, ciappa su e porta a cà!". " Che se tu fiderai in un marchigiano zazzeruto e allisciato come un abatino, sempre aurai delusione - arrochisce il Gioann -Smorfa, Pedar. E tì, Angelin, sotta col Barbaresco. E, se Pedar pensa che non esageriamo, invitiamo anche Lui".
25/09/2004- Un cucchiaio al giorno Ho sentito un cronista romano, che fra l'altro mi piace, dire che "Francesco Totti con il Lecce ha cercato una inutile finezza" . Si riferiva al tentativo di "cucchiaio" sul rigore del possibile pareggio. Può essere anche che cercasse una finezza, ma ha trovato una bella stronzata ! Vorrei chiuderla qui, non sono questi comportamenti che nobilitano il calcio, speriamo che Totti torni presto il campione che tutti invidiavano ed invidiano alla Roma e all'Italia e dimentichiamoci di sputi e solenni cazzate come quella di domenica scorsa. Occorre difendere il campione, l'idolo, ma anche fargli capire che il calcio e la Roma c'erano prima di lui e continueranno ad esserci anche se andasse ad indossare la bandana rossonera ! Quindi basta col linciaggio dopo lo sputo degli Europei, un conto che sta già pagando perchè in Europa (e presto in Nazionale) per un po' non gli fischieranno più nulla, ma , per l'amor di Dio speriamo che Voeller gli spieghi la differenza che corre fra un'inutile finezza ed una grandissima stronzata. Con parole dolci o a calci in culo.
24/09/2004- Un saluto per Mimmo Caso Domenico Caso, detto "Mimmo", è un vecchio ragazzo che viene da Eboli, dove, secondo un celebre romanzo, gli anni cinquanta erano tanto grami da consigliare anche a Cristo di fermarsi un po' prima. Non ha avuto troppi regali dal gioco del calcio, "Mimmo" Caso, talento tutto sommato inespresso della Fiorentina dell prima metà degli anni '70, quella , per capirsi, del primissimo Antognoni e dell'ultimo De Sisti. Una squadra dove comandava la lenta, ma perfida, saggezza di Merlo con le sue gambette da cicogna e lo sguardo assassino. La sua carriera, ed addirittura la sua giovane vita rischiano di interrompersi per sempre in un terribile incidente nel quale resta gravemente ferito il compagno di scorribande, Vincenzo Guerini, costretto a lasciare fra le lamiere della sua Porsche Carrera le prospettive di una carriera che già si tingeva d'azzurro. Caso, all'epoca (era, se non sbaglio, il 1976) la maglia azzurra l'aveva già vestita e perduta. Fulvio Bernardini, che stravedeva letteralmente per lui ed i suoi "piedi buoni", l'aveva chiamato in Nazionale subito dopo la disfatta ai Mondiali di Monaco del 1974. Nella prima uscita, a Zagabria, in una sconsolante prestazione collettiva degli azzurri, la maglia numero sette, quella che era stata di Domenghini e fino a pochi mesi prima di Mazzola, era sulle sue spalle. Un lampo azzurro, dopo la gavetta con l'Under 21 e 23, poi nulla. Al cospetto degli slavi, "Mimmo" gioca come gli altri compagni di squadra: male e poco. -"Troppo gracile" - sentenziano subito i soloni del calcio. -"Troppo lento" - fanno subito eco altri potenti opinionisti, pronti a correre in aiuto di altri aspiranti azzurri provenienti da club più potenti e prestigiosi. Del disastro di Zagabria, lui, "Mimmo", e l'unico a fare le spese. Nella Fiorentina, invece, altra musica. La maglia viola fuori dai pantaloncini, i calzettoni che, nelle giornate buone si acciambellavano sulle caviglie, i parastinchi lanciati a "Pallino" Raveggi, che li tenesse da conto, le tibie nude offerte ai bulloni avversari in un gesto di sfida: "Mimmo" Caso io me lo ricordo così. Zignoli che si rivolge a Rocco, seduto in panchina, come a chiedergli :-"Che devo fare ?"- Zoff che osserva con lo sguardo perduto il pallone calciato ad effetto che va a spegnersi nell'angolo alto alla sua sinistra, imprendibile e lontano. Sono queti i ricordi che mi ha lasciato Caso in maglia viola. Quela finta secca, quel destro vellutato, quella corsa continua con il passo stracicato da marciatore più che da velocista, avrebbero dovuto consentirgli una carriera più prestigiosa. Invece un bilancio magro : solo una Coppa Italia, nel 1975, conquistata contro il Milan grazie ad una sua grande partita all'Olimpico. Fa in tempo ad arrivare all'Inter, per vincere lo scudetto e giocare la Coppa Campioni, segnando un gol bellissimo alla Crvena Zvezda, poi un lento, inesorabile, declino, lo porterà, non ancora trentenne, a sparire dal grande calcio. Non è altrettanto precoce da allenatore che da calciatore. Solo ora, a cinquant'anni suonati da un pezzo, si presenta al proscenio, dopo qualche apparizione dietro le quinte. Non ha più i calzettoni arrotolati, i capelli sono più radi e non più corvini, ma lo sguardo da scugnizzo è rimasto, magicamente, lo stesso, come quel sorriso un po' triste e la gestualità inconfondibile della sua terra. Il suo carattere accomodante e sereno è ancora quello di un tempo e l'ha già aiutato a ignorare le esuberanze di qualche suo calciatore. Lasciali fare "Mimmo", sfrutta la tua occasione e , se ci riesci, riprenditi oggi quello che il calcio, allora, non volle darti.
22/09/2004- Addio a un maestro E' morto Brian Clough. Non è stata una notizia inattesa, purtroppo. Il vecchio Brian era messo male. E non da ora. Da oltre dieci anni, ormai, la sua salute era, più che precaria, assente. Quando se n'è andato aveva già vissuto abbastanza oltre le previsioni di medici e familiari da potersi considerare, ormai, un sopravvissuto. La vera notizia è stata il vedere come è stato ricordato dai nostri più prestigiosi quotidiani sportivi. Una vergogna. I nostri fogli, incensatori di vincenti un tanto al chilo, impalmatori di vati del calcio e di santoni delle panchine, hanno ricordato Brian Clough come fosse un poveraccio alcolizzato che si era bevuto il fegato, uccidendosi lentamente. Coloro che quando parlano di Arrigo Sacchi non mancano mai di ricordare che "ha vinto due Coppe Campioni" non hanno detto che anche , lui, Brian Clough ne ha vinte altrettante, ma non al Milan. Una volta Tony Damascelli ricordò ai "laudatores temporis novi" che "prima di Sacchi il Milan non era una bocciofila"; il Derby County ed il Nottingham Forest, invece, prima che le allenasse Brian Clough erano, calcisticamente parlando, poco di più di un dopolavoro. E sono ritornate ad esserlo dopo che Brian Clough se n'era andato. Uomo di poche parole e di molti fatti, odiava la tattica: “Sono i calciatori che perdono le partite"-era solito dire a chi gli chiedeva lumi sull'impostazione di una partita -" e sono sempre i calciatori che qualche volta le vincono. Quelli che parlano tanto di tattica scambiano il calcio col domino” - Adesso che non si riesce a parlare più di una partita senza definire gli schieramenti con il 4-4-2 o il 4-3-3 non era più il suo tempo. L'uomo che portò al successo due squadre che non avevano mai vinto nulla prima e mai più hanno rivinto niente dopo non è stato ricordato che per la sua debolezza con la bottiglia. Delle Coppe Campioni conquistate col Nottingham Forest, una squadra paragonabile all'Atalanta, della scoperta di talenti come Trevor Francis, Viv Anderson, Terry O'Neill, John Robertson, Archie Gemmill e prima ancora, Colin Todd e John Mc Farland, neppure una parola. Per l'uomo che portò in Europa il Derby County, una squadra che aveva sempre vivacchiato in terza divisione, per Brian "walking on water", che aveva fatto del vecchio Baseball Ground uno dei terreni di gioco più temuti d'Inghilterra, nient'altro che tre righe scritte controvoglia. Noi ce lo vogliamo ricordare per com'era : uno dei più grandi allenatori della sua epoca. E gli auguriamo di cuore che dov'è adesso i bar chiudano tardi.
16/09/2004- La mamma dei cretini... ...è sempre incinta, diceva Leo Longanesi. Ieri un figlio di questa augusta e generica genitrice, improvvisatosi novello David sugli spalti dell'Olimpico, ha centrato in piena fronte, sembra con una moneta, l'arbitro Frisk. Costui, colpito, ha preso a perdere copiosamente sangue tanto da determinarsi alla decisione di sospendere l'incontro fra la Roma e la Dinamo Kiev, valido per la prima giornata di Scempionlig. Analizzando l'accaduto si possono trarre le seguenti conclusioni :
Silvio Berlusconi ha ragione a dire che parte dei casini nei quali ci troviamo sono dovuti al fatto di non avere realizzato in cartamoneta anche i tagli da uno e due Euri (plurale). Se avessero dato retta al premier, magari estremizzando la cosa fino ai 50 eurocent, Frisk e di conseguenza la Roma, avrebbero subito danni meno gravi per il gesto di quell'imbecillle.
Se la FIFA, sull'esempio dello stesso illuminato personaggio, avesse completato la divisa dell'arbitro con una bandana (magari in tinta e con il posto per il logo griffato dello sponsor) ecco che Frisk sarebbe stato del tutto invulnerabile, almeno per quanto riguarda la fronte, alle offese balistiche della Tribuna Monte Mario.
Emilio Fede su questi due punti farebbe un'edizione memorabile del TG4, magari con un'adeguata bandana blindata che gli proteggesse le bozze frontali dagli influssi maligni dei comunisti. Io mi auguro che Emilio Fede non legga la Posta del Gufo. So che è ben frequentata e ci terrei lo rimanesse anche per il futuro. Futuro che è nelle mani di Dio o sulle ginocchia di Allah, a vostra scelta, quel che è certo e che non dipende da noi. A proposito di futuro, quello della Roma mi sembra dubbio, almeno in Scempioslig. L'UEFA prenderà provvedimenti esemplari. Già sarebbe un miracolo evitare l'espulsione dal torneo, provvedimento che sarà scongiurato solo per questioni televisive, ergo economiche. Magari la faranno giocare a Pechino, ma giocherà. I diritti televisivi sono sacri e inviolabili, molto più del diritto sportivo. E meglio difesi. Cassano ha continuato con le sue "Cassanate" (termine per il quale la crasi in "cassate" ,pronuncia emiliana, è almeno appetitosa...) e vorrei sapere in cuor suo cosa ha pensato Rudi Voeller all'annuncio che la sua ex-squadra, il Bayer Leverkusen, ha distrutto il Real Madrid con un secco 3-0 . Voeller abbandonò il Bayer nel 2001 per allenare il Nationalmannschaft dal quale è stato cacciato a calci in culo (come il Trap) dopo gli ultimi Europei e con il quale (diversamente dal Trap) aveva invece raggiunto una finale mondiale. Si sarà chiesto "Rudi" Voeller , il tedesco che "vola e la curva si innamora", in che gabbia di matti è mai finito con due espulsi nelle due prime partite vere? Potrà un professionista esemplare come lui, "sputazzato" da Rijkaard ed ingiustamente espulso ai Mondiali del '90 senza che reagisse, capire due autentici "raptus" demenziali, più che agonistici come quelli di Cazzano e Mexes ? Che abbia ragione chi dice che "solo Capello era capace di gestire lo spogliatoio romanista" ? Altri diranno che il mio "prognostico etico" porta sfiga, altri ancora ("lazziali" ?) che è stato vergognoso spenderlo per una Società che sarà messa al bando dopo l'ennesimo eccesso della propria tifoseria e dei propri calciatori (col derby sono due partite rinviate in sei mesi, neppure a Medellìn ...). Io confermo tutto; il valore "etico" va inteso in un altro senso . Un'ultima annotazione. L'arbitro svedese Frisk è lo stesso di un famoso Roma-Galatasaray finito in una solenne scazzottata. Qualche spiritoso, seppure con i soliti distinguo di circostanza, ha fatto capire che l'UEFA poteva anche fare a meno di riproporlo all'Olimpico. Amici romanisti, "famo a capisse" - come dite voi - sempre Kollina non ve lo possono mandare ! (a parte che Moggi non vuole...)
Ho avuto tempo e voglia di scrivere, pertanto se avete voglia anche voi potete leggere il commento ad AJAX-JUVENTUS.
13/09/2004- TRADIZIONE Buona la prima ? Direi di sì. Sicuramente classica, almeno per la Fiorentina. Montella non segna da tanto tempo da non riuscire a ricordarselo ? La Roma per tutta l'estate cerca un centravanti, da Ibrà in giù, pur che sia ? Non c'è problema, siamo qua noi. Era successo anni or sono con Amoroso, che prima di essere "tagliato" dall'Udinese si salvò posto e carriera con due gol alla viola. In tempi più o meno recenti hanno beneficiato di questo servizio in tanti, campioni e scartine: da Branca, a Geovani, da Eneas de Camargo a Inacio Pià, passando per Boksic. Alla Fiorentina è tradizione che segnino spesso, se non sempre, quelli che segnano poco, o non segnano mai. E la tradizione si è confermata. Va bene così, la tradizione vuole anche la viola in Serie A e quindi viva la tradizione.
Altri pensieri. Di Canio e Inzaghino si sono quasi menati per battere un calcio di rigore ! Cose mai viste ? Non direi. Tradizione anche in questo caso. Già successo, stessa maglia, ancora Inzaghino che in quel caso volle fare lo "sborone" e calciare un rigore al posto di Crespo facendo imbestialire Mancini. Mancini allora era il "secondo" di Eriksson, da me ribattezzato "er pennica", che era come essere allenatore da un'altra parte. Inzaghino volle battere per forza il rigore e lo sbagliò spropositando il cucchiaio "alla Totti" che Taibi parò col mignolo. Tutto sommato ai "lazziali" è andata meglio ieri. Il meno contento è sembrato Mimmo Caso che si è limitato a sperare che la prossima volta gli domandino almeno cosa ne pensa. Sopra ho citato Mancini che allora s'incazzò non poco con Inzaghino. Chissà come l'avrà presa sabato sera, vedendo la coppia di ballerini classici Mihajlovic-Materazzi. Per Materazzi, il "Mancho", potrà invocare le attenuanti generiche, ma Sinisa se l'è portato dietro lui. "Mala tempora currunt" per la difesa dell'Inter e presto c'è la Scempionslig. Moggi ha condotto da par suo la prima puntata di Controcampo. Durante la trasmissione ha fatto sapere che la Juve ha comprato Ibrà con i soldi ricevuti dalla Fiorentina per la comproprietà di Miccoli, che il presidente Corioni dovrebbe "star zitto almeno quando perde 3-0" (ed ha ragione) e che Trefoloni "è uno dei migliori arbitri internazionali" ( ed ha torto). Trefoloni è diventato arbitro internazionale a tempo di record (come Rosetti) prendendo decisioni anche sbagliate ma sempre nelle aree giuste. Galliani lo ha pubblicamente ricordato nel caso di Pieri che, invece, espellendo Dida, ha preso una decisione giusta, ma nell'area sbagliata. Sospetto di fuorigioco in Brescia-Juve, secondo gol di Trezeguet (ma a me non pareva) e, secondo qualche spiritoso, in Roma-Fiorentina (solo troppo lento Dainelli). Gol annullato a Lucarelli, senza discussioni (area giusta, decisione non so), rigore ridicolo di Kollina contro il Cagliari, ma stavolta di "giusto" c'era l'arbitro e non si deve parlar male di Garibaldi. Di Kollina aveva invece parlato malissimo il tecnico dell'Irlanda, non so dirvi quale, che l'aveva avuto come "referee" in una gara delle qualificazioni mondiali. "Non sa arbitrare"- è stato il sintetico, e forse esagerato, giudizio del tecnico irlandese. Non è vero, ma di certo non è neppure infallibile e perfetto come vogliono farci credere e come fa piacere pensare che sia alla stampa della capitale. Infine un gustoso contributo al "prognostico" di Gino che ha indovinato anche il QUIZ N° 10 !
Prognostico "tennico" Dico Inter, con una sfilza di "se" che neanche la miglior litania kiplinghiana... se fanno marinare nel Valium Materazzi almeno 24 ore prima della partita se consegnano Mihailovic al tribunale internazionale dell'Aia se smettono di credere che Javier Zanetti sia il capo carismatico della banda se disingrugnano Bobo Vieri mandandolo a tanare la Canalis se interdicono Moratti da qualsivoglia intervista pre-, infra- o post-partita se la Cupola dei Mammasantissima - la Trimurti + l'Antennista brianzolo - decide che, per un anno, è meglio così...
Prognostico Dico Udinese, così, solo per sognare un po'. Perché la squadra mi piaceva l'anno scorso e quest'anno non è quasi cambiata. Perché Spalletti ha l'aria educata. Perché scommetto su Mauri, rivelazione del campionato.
Gino ce lo racconti com'è questo Mauri ?
11/09/2004- RICOMINCIAMO ? Il campionato sta per ricominciare. In passato era un annuncio felice e gioioso, adesso l'intonazione è un po' dubbiosa. Col clima tragico che si respira, ormai a livello davvero mondiale ovvero "globalizzato", il terrorismo sempre più folle ed il fatto che il nostro massimo torneo prenderà il via proprio l'11 settembre, con l'esordio delle due milanesi contro il Livorno e il Chievo, resta poco margine al gioco in sè stesso ed alla sua residua magìa. I livornesi, "maledetti toscani", oltretutto ...di mare cosa che rappresenta ovunque un fattore di esasperazione delle caratteristiche peculiari, hanno fatto sapere che andranno a Milano tutti indossando una bandana. Inutile, a questo punto, spiegare che giocheranno col Milan e perchè indosseranno questo componente dell'abbigliamento che recentemente ha avuto una recrudescenza, specie in campo maschile. Una risata è una bella cosa di questi tempi: grazie ai labronici e a Messer Pietro da Cola (god bless him !) che ci ha resi edotti di questa loro lodevole iniziativa. Torniamo all'11 settembre del campionato. Il Milan e l'Inter sono un po', nell'immaginario collettivo almeno, le "torri gemelle" del Campionato. Assieme alla Juve sono senz'altro le più opulente, ma, più del sodalizio bianconero, sembrano in grado di ricoprire il ruolo di favorite per lo scudetto. Il fatto che proprio le "torri gemelle" del nostro calcio siano chiamate a giocare l'11 settembre potrebbe indurre i tifosi rossonerazzurri a grattarsi i gioielli di famiglia o a toccar ferro. Auspicandoci che tutto si fermi alla ardita metafora, tuttavia un crollo di Milan e Inter alla prima giornata vellica non poco il le mie papille gustative di vecchio "suiveur" del calcio "non-globalizzato". Per non mischiare più del lecito cose serie (e tragiche) con altre, come il calcio italiano, che serie non lo sono di sicuro, passiamo oltre. Fra le facce nuove che si presentano al proscenio vorrei parlare di una per tutte: lo juventino Ibrahimovic che ha parlato chiaro, e, forse, anche troppo. Costui ci ha informati che viene da noi con l'intenzione di metterci a posto, come ha fatto agli Europei, complice, allora, il suo attuale compagno di club Buffon. Il ragazzo mi sembra su di giri. L'ingaggio in bianconero lo ha probabilmente (e magari anche giustamente...) esaltato, ma vorrei informarlo che in Italia si giocava a calcio già prima che lui manifestasse la lodevole intenzione di aiutarci ad imparare e senz'altro si può affermare che già prima che lui approdasse a Torino la Juve non era una "bocciofila". All'equilibrio dialettico dello svedese-balcanico, probabilmente, non ha giovato la vendemmiata nelle qualificazioni mondiali contro Malta, nella quale Ibrahimovic (che per brevità chiamerò Ibrà, come erano soliti fare un tempo i francesi con i velocisti ed i calciatori di origine polacca...) ha segnato parecchie volte. Bene, caro Ibrà, "famo a capisse": qua maltesi non ce ne sono, te ne accorgerai da solo. Forse anche prima di quanto pensano i tuoi tifosi e magari il "generale" Capello.
Sarà bene mettersi d'accordo: d'ora in poi nessuna vittoria potrà essere paragonata a questa, quindi occorrerà calma e gesso, equidistanza e sangue freddo per evitare di essere ingiusti con i futuri trionfatori dello sport. Ieri un italiano ha vinto la Maratona olimpica, ma non una Maratona olimpica qualsiasi, bensì quella di Atene. Ovvero la più grande cosa che si possa vincere. Una corsa vinta percorrendo le stesse strade battute dai calzari del fante ateniese Filippide, l' "emerodromo" (ovvero colui che è "veloce tutto il giorno") in un atorrida giornata del mese di agosto del 490 a.C. Questo Filippide, l'ho scoperto ora, era un campione olimpico di "dolichos" (la corsa lunga delle Olimpiadi greche) quindi anche un collega di Stefano Baldini, oltre che eroe leggendario. Baldini ha chiuso le Olimpiadi in maniera più degna di quanto abbiano fatto con la cerimonia di chiusura nella quale una signora "berlusconiana", presidentessa del Comitato Organizzatore, si è tolta parecchi sassolini dalle scarpe incensando il proprio lavoro, cosa che una volta era ritenuta disdicevole. Oltretutto, un'ora prima, la sicurezza aveva fatto "flop" permettendo ad uno scemo integrale di colpire il battistrada della Maratona, il brasiliano Da Lima, poi finito terzo. Terzo come gli azzurri del calcio che hanno battuto l'Iraq in una partita dai contenuti extracalcistici dominanti. Non si sono fermati infatti i massacri e gli omicidi per il sacro fuoco acceso ad Atene. Il mito di Olympia pacificante torna ora nel cassetto, pronto per essere usato fra quattro anni a Pechino e ci lascia al nostro calcio che comincia in modo amaro. Mentre il calciomercato infuria con le sue tante parole ed i pochi fatti, la vicenda umana di Cesare Prandelli, costretto ad abbandonare la sua promettente avventura romana per gravi motivi personali che con poca sensibilità sono stati sbattuti sulle prime pagine di tutti i giornali, colpisce e commuove. A Prandelli va l'augurio di tutti noi per questa partita difficile, ma non impossibile. Al suo posto arriverà, dicono, Rudi Voeller ex C.T. della Germania. Ad occhio e croce era meglio come centravanti, ma non è il caso di far troppo i sofisti. Fra le grandi, la Fiorentina ieri ha esordito con l'Inter in maniera convincente almeno per il risultato. Portillo ha fatto ancora gol e chi dice che l'Inter ha schierato le riserve ha ragione, ma è ancora calcio d'agosto e chi lo utilizza per qualcosa che non sia divertirsi è destinato a prendere grandi cantonate. La Juve, a proposito di cantonate, ha battuto il Milan nel "Trofeo Berlusconi" (uno che di "cantonate" percosse con le capocce italiane è esperto) e si è così canditata a perdere lo scudetto, secondo la sinistra tradizione di quella sfida. Intanto il sorteggio di Scempionslig ha proposto una paranza di avversari che vanno dai vecchi amici del Real Madrid fino alla quasi assoluta novità del Maccabi Tel Aviv passando per Barcellona, Bayern, Ajax e Valencia. Ci sarà da divertirsi, per noi o per loro. Cambiando sport, ammesso che l'automobilismo lo sia ancora, Schumacher ha conquistato il settimo titolo iridato relegando definitivamente il grande Fangio al ruolo di ancella. Non ha vinto a Spa, un tempo la sua garçonnière preferita, limitandosi a chiudere anche matematicamente i giochi già decisi dal buon senso. A modo suo fra la fatica immane di Baldini e lo spropositato coraggio di Schumi c'è il mito di Filippide, cui la leggenda attribuisce le ultime parole che sono la chiave di volta dello sport e della nostra vita di penosi mortali :- "Nikè, Nikè !!". Sappia, signor Totti, che non si parlava di scarpe.