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26/08/2004- Il "generale" e ...
Adesso m'immagino le pernacchie ai "profeti di sventura", ai "gufi appollaiati sul trespolo" !!
Costoro, biechi individui, avevano ventilato l'ipotesi che la Juve, la squadra del "generale", Capello(di cui abbiamo una diapositiva...) potesse fare armi e bagagli e, già nel turno preliminare, salutare la compagnia e tornarsene mestamente a casa.
Invece, come reciteranno i cantori bianconeri e capelliani, la squadra bianconera ha vinto e giocato bene, come dire:-"piglia su e porta a casa"-
C'è del vero.
La spenta e stordita Juve di quindici giorni fa era un ricordo nello stadio Rasunda.
La Juve, come l'Inter, ha disposto dell'avversario al primo affondo, e, come il Basilea ieri con l'Inter, anche il Dijurgarden stasera ci ha sollevati dal rimorso di non conoscerli.
Era colpa loro, poveri stolidi ,anche se volenterosi.
Il modo in cui si è sviluppata l'azione in cui hanno preso il secondo gol gli svedesi è quanto di più comico si è visto da qualche tempo nel calcioLaughing
Dunque, amici juventini, vale anche per voi quanto raccomandato agli interisti: questa non è un test probante.
Avversari come il Dijurgarden sono rari in Scempionslig, ed anche avversari come il Basilea.
Calma e gesso, quindi.
Le perplessità sulla Juve restano intatte, anche se la iattura di un'eliminazione storica è stata sventata.
Per il resto è stata giornata di sentenze sul calcio scommesse.
Miti.
Quasi blande.
Penalizzazioni da scontare nel prossimo campionato al posto delle paventate retrocessioni , squalifiche di mesi dove erano stati richiesti anni.
Le reazioni sono state, "as usual", contrastanti.
Da una parte, quella degli imputati, plauso alla perizia dei giudici ed alla loro decisione ponderata ed equanime ch già pensano di addolcire in Appello.
Dall'altra, quella equivalente alla pubblica accusa, attonita meraviglia e ostentato sdegno per la mollezza della giustizia sportiva.
In mezzo, dove stiamo noi, cosiddetta maggioranza silenziosa: perplessità.
Bettarini ha avuto cinque mesi.
Tanto valeva non dargli nulla.
Non abbiamo proprio imparato la lezione.
Il clima di giustizialismo, cosa tristemente diversa dalla giustizia, che infuriava due anni orsono e che portò all'atomizzazione della Fiorentina senza possibilità di salvezza, è ormai al riflusso.
Il "buonismo" è la nuova frontiera.
Abituiamoci alla svelta, respiriamo a pieni polmoni queste ventate di tolleranza cercando di dimenticarci che è una presa in giro.

25/08/2004- Gonzales y Gonzales
Speedy Gonzales
http://www.nonstick.com
Se anzichè il fuoriclasse Tevez, ad aprire le danze del 3-0 che ci ha sbattuti fuori dalla finale Olimpica, fosse stato Kily, l'unico Gonzales assente dal tabellino dei marcatori sarebbe stato il più famoso : Speedy (di cui abbiamo una diapositiva).
Qualcuno potrebbe obiettare che il celeberrimo topo non avrebbe potuto giocare, e quindi partecipare alla mattanza della nostra difesa di poveri miliardari, in quanto Hanna e Barbera gli hanno assegnato passaporto messicano.
A parte che il passaporto, Recoba, Cafu e Veron, nemmeno ce l'avevano ed hanno giocato ed ancora giocano in serie A, agli ultimi Europei noi abbiamo fatto giocare in nazionale Camoranesi che è altrettanto italiano di quanto Speedy Gonzales sia argentino.
Col vantaggio che il topo "mas rapido" non porta la crocchia da mostrare in Eurovisione con malcelato orgoglio.
Me l'aspettavo.
Avevo visto Italia-Mali e, siccome il calcio ha una logica, se giochicchi e pesticci, magari col Mali vai ai supplementari, con l'Argentina vai a casa.
Poco, ma sicuro.
Altre considerazioni a ruota libera.
ShevaLa Lazio ha iniziato la stagione agonistica che si preannuncia difficile.
Un altro 3-0, "ore rotundo".
Il Milan ha schiantato la "prima squadra della capitale" e Sheva ha segnato i tre gol.
L'ukraino si è presentato con un nuovo "look".
Si è fatto dei colpi di sole che lo rendono irriconoscibile.
Mi viene da credere che i "lazziali" quando hanno visto quel biondino abbiano pensato : -"Meno male che nun ce stà Shevchenko, si no quello ce rompeva li c...!"-
Invece "ce stava" e gli ha rotto qualcos'altro.
A Sheva ha risposto Adriano, qualificando l'Inter in Scempionslig.
4-1 al Basilea, grande prova del brasiliano, in gol due volte con una prestazione che apre lo spiraglio ad un derby lungo un Campionato.
A patto che l'Inter si ricordi che, come di Mali, anche di Basilea ce n'è uno.
Tutti gli altri ne han trentuno.

Foto Sheva da Yahoo!

20/08/2004- Fratelli d'Italia e figli di bandana


Gauccibandana Joe

Foto Luciano Gaucci da fiorentinanuoto
Foto Silvio Berlusconi da Corriere della sera

Mentre i telegiiornali, i quotidiani, i rotocalchi, i settimanali sono invasi dalle foto di tiratori al piattello, schermidori, nuotatrici-bambine, io vi propongo questa copertina.
Direte cosa c'entrano Luciano gaucci e Silvio Berlusconi, cos'hanno in comune ?
Più di quanto pensiamo.
Il secondo hatrovato più difficoltà solo perchè la Costituzione è più vincolante dello Statuto della Federcalcio.
Entrambi sono personaggi pubblici, entrambi sono (o sono stati o fanno finta di non esserlo più) presidenti di club calcistici.
Anche di più di uno contemporaneamente.
Tutti e due hanno un atteggiamento, diciamo così, disinvolto verso le regole che si trovano a dover rispettare, e sono convinti, di poter vantare oltre ad una competenza assoluta nelle loro specifiche attività o incarichi, anche in quelli dei loro dipendenti.
Per Gaucci, potete chiedere a Serse Cosmi, su Berlusconi fu chiarissimo il grande Montanelli in un'intervilsta a Elkann su LA7, ma anche Ancelotti, potrebbe dire la sua.
Sono loro, purtroppo, il volto più vero dell'Italia sportiva (e non solo di quella...) in questa lunga estate Olimpica.
Sono le loro facce ed i loro copricapi il simbolo dell'attuale momento del calcio, dello sport e dell'Italia, non le facce sorridenti ed un po' imbarazzate degli atleti olimpici che vengono sparate sui quotidiani ed i rotocalchi sportivi solo in occasione di una vittoria in sport subito dimenticati.
Non sono le lacrime della judoka o il sorriso "naif" dell'arciere padovano a rappresentare il nostro Paese od il nostro sport o tutte e due le cose insieme, sono loro, con il loro presenzialismo, con la loro astuta occupazione del nostro sport i veri protagonisti.
Sono ancora loro, in prima persona o attraverso i loro "factotum" (che adesso si chiamano Manager), ad essere anche i padri-padroni di quello sfacelo che noi per amore continuiamo a chiamare calcio italiano.
Così mentre gli amici napoletani si trovano a sperare (?) in Gaucci per il Napoli, a noi che abbiamo smesso di sperare da tempo in Berlusconi (o non ci abbiamo sperato mai...) cosa resta, mentre la TV trasmette le note di Fratelli d'Italia con un azzurro "povero" sul podio ?
Ci restano loro, questi "figli di bandana", alla cui presenza ormai siamo, quasi, rassegnati.
Allora facciamoci forza pensando, di fronte a queste belle facce piene, al volto scavato di Edoardo che diceva : -"Ha da passa' 'a nuttata !..." .
Anzi la bandana.



Se questo intervento ti è piaciuto scrivimi

19/08/2004- Chi ben comincia - terza parte

Marcello Lippi
[foto da Gazzetta dello Sport - On line ]

Ieri sera la nuova Nazionale affidata a Marcello Lippi ha iniziato la sua avventura, forse non nel migliore dei modi.
Quella struttura che molti si accaniscono a definire Federazione Italiana Gioco Calcio (in arte FIGC) aveva organizzato, da tempo, una amichevole in Islanda, con tanta oculatezza da farla coincidere con una delle partite della nazionale Olimpica ad Atene.
Credo che si possa convenire su almeno alcuni dei seguenti punti :

(*) Le Olimpiadi di Atene erano fissate da tempo;
(*) La Nazionale Olimpica dipende dalla stessa Federazione che stipendia Lippi;
(*) La reputazione dell'Islanda in campo calcistico è, a voler essere buoni, almeno discutibile;
(*) Non esiste, nel calendario calcistico italiano, un momento altrettanto poco gradito per un amichevole, come questo nel quale i grandi club sono ancora in fase di preparazione o in procinto di farsi cacciare a calci nel sedere dalla Scempionslig.

Quindi sarebbe stato meglio non farne di nulla.
Specialmente giudicando il risultato, che, in Italia, ha la sua importanza anche d'agosto.
Due pappe e a casa.
Reti di Gudjohnsen, uno dei pochi con una certa notorietà conquistata giocando nel campionato inglese, e di un altro che forse diventerà famoso per questo gol.

[foto da Gazzetta dello Sport - On line ]
Noi zero.
Anzi un palo colpito nel finale, anzi nell'estremo finale, da Miccoli uno dei tanti (secondo qualcuno troppi) bianconeri convocati.
Per Lippi, oltre alla accuse di nepotismo, parecchi altri grattacapi.
Una squadra di gente messa insieme all'ultimo momento, senza andare troppo per il sottile.
Era quella di ieri la Nazionale di Materazzi, Blasi, Birindelli, Volpi e Bazzani.
Non è stata la Nazionale di Francesco Flachi, non ne so il motivo, intanto rischia di essere la Nazioanle di Costacurta; non sto scherzando, l'ha detto Lippi.
Speriamo che stesse scherzando, anche se non è il tipo dopo una sconfitta, anche se in una amichevole.
Presto si farà sul serio con la Norvegia che, dopo i fasti degli Europei e l'amichevole di ieri è l'unica nazione scandinava a non aver ancora beneficiato del nostro calcio.
Non so come sono i norvegesi, ma c'è da augurarsi che i nostri siano un po' meglio di quelli visti in Islanda.
Lippi, in quei pochi minuti in cui l'ho visto in TV mentre commentava la gara, mi è parso tranquillo, beato lui.
Come viatico la Gazzetta gli ha riservato una sarcastica osservazione che riporto di seguito :- "Unica consolazione: anche l'Italia di Enzo Bearzot aveva perso la prima gara (2-1), ma l'avversario in quel caso era la Germania Ovest."
Come a dire ...chi ben comincia.

17/08/2004- Gaucci e gli altri
Ormai è un tormentone.
L'estate del calcio, con mercati sempre più "gonfiati" e mosci, è ormai lui col suo faccione e le sue sparate:Luciano Gaucci.
Anche quest'anno la sua vocina fa da sottofondo allo sfacelo di quello che è stato (come dicevano alla Fininvest...) "il movimento calcistico guida degli anni novanta".

FlachiMentre accade questo nasce, con molti stenti, la Nazionale di Lippi che avrà il suo battesimo in Islanda.
Sarebbe come inaugurare la Nazionale di sci alpino con una tournée in Madagascar.
Lippi ha lasciato a casa Del Piero, qualcuno ha detto che -"era ora"-, al suo posto è stato chiamato un ex ragazzo-viola, Francesco Flachi, assurto a perniciosa notorietà cittadina già quando venne prelevato dalla Fiorentina in una società giovanile.
Flachi è un prodotto degli anni novanta distorti e berlusconisti, perchè pre-berlusconiani, era un ragazzo di borgata di una città che le borgate non le ha, un prodotto comunque di una sottocultura in preoccupante espansione.
Basta vedere questo ragazzo come ha sperperato il suo talento fra notti in discoteca e tatuaggi da rave-party e solo adesso, con Novellino (che non hanno soprannominato Monzon solo per la sua avvenenza) ha ritrovato la retta via.
Auguri, allora, Francesco Flachi figliol prodigo di un calcio che ha bisogno di talenti e in bocca al lupo anche a Lippi che fino ad adesso è stato sempre dalla parte degli...Agnelli.

15/08/2004- Il calcio e noi
Spesso ci scordiamo di come il calcio riempia la nostra vita, magari non sempre in senso positivo.
Il calcio è diventato se non un linguaggio, almeno un lessico.
Chiunque parli di calcio è portato a dire fesserie, spesso però l'utilizzo del lessico calcistico per parlare d'altro è risolutivo, proprio per la sua universalità.
Volete un esempio ?
LAUDRUPPotrei citarvene migliaia, ma ne ho sottomano uno veramente gustoso.
Mia moglie, che non ama il calcio, stava discutendo con un collega d'ufficio sulla collocazione geografica dell'Italia.
Il collega, sofferente per il caldo torrido della Firenze ferragostana, aveva espresso una decisa preferenza sulla Groenlandia come "quarta sponda" del Mediterraneo al posto dell'Africa.
Il discorso, nella pausa-caffè, era presto scivolato sul primato culturale dei paesi latini (e quindi mediterranei) su quelli nordici, in particolare sulla Danimarca dalla cui sapiente amministrazione dipende la tanto bramata isola.
Ad un certo punto, mia moglie, certa di tagliare corto aveva chiesto :-"Avanti trovami un danese importante, uno degno di essere ricordato !?-"
Onestamente, escluso Niels Bohr, fisico atomico e quindi roba da addetti ai lavori, e Hans Christian Andersen, autore di favole, e quindi, roba da ragazzi, non è facile.
Il collega l'ha guardata fissa negli occhi e, mentre mia moglie già assaporava il successo della sua tesi, questa veniva confutata da un nome, pronunciato con una calma glaciale come la banchisa della Groenlandia : -"Laudrup !".
E poteva dire Elkjaer, oppure Tomasson.
E potrei andare avanti, questo non è che un esempio.
Presto "Dijurgarden" potrebbe diventare sinonimo di Caporetto, per il quale è già utilizzato con successo il toponimo "Corea".
Il nostro lessico si arricchisce ogni giorno di nomi legati al calcio.
Chi non ha mai parlato di un collega come del "Fenomeno", il soprannome di Ronaldo, quante volte per una soluzione in extremis si è usato il temine "Zona Cesarini" e dal recente Europeo in poi dicendo che il tal posto è "a uno sputo" come possiamo non pensare a Totti per il quale "a uno sputo" si era trovata, per l'appunto, proprio la Danimarca ?
Il calcio col suo lessico, quindi, permea la nostra vita di appassionati, caldi o tiepidi che siamo, e non è male avere a portata di mano materia di pronto impiego per sostenere le nostre idee.
E ora ditemelo voi un ucraino famoso.
Shevchenko !

13/08/2004- Chi ben comincia, dicevamo...
...è a metà dell'opera.
Speriamo lo sia anche Diego Armando Maradona cui auguriamo ogni bene e che è apparso in pubblico dopo tanto tempo, ricevuto dal presidente argentino.

Maradona con Kirchner

Recentemente abbiamo parlato della Juve che sembra avviata a risolvere a modo suo i problemi di una "rosa" troppo risicata per affrontare Scempionslig e Campionato, ieri è stato pubblicato il calendario della massima serie.
Si giocherà, almeno sembra, anche quest'anno in modo che tutte incontrino tutte: è l'ultima concessione alla regolarità del torneo che neppure Galliani se la sente di abrogare.
Alla prima giornata si giocherà Roma-Fiorentina, una classica che ritorna dopo qualche anno di assenza dal programma, assenza dovuta ad inderogabili impegni della Società toscana.
Dunque la Fiorentina aprirà la sua stagione all'Olimpico, ospite, speriamo gradita quanto scomoda, dei vicecampioni d'Italia in carica.
Sarà questa la partita di cartello della prima giornata di un campionato dopo quasi mezzo secolo torna a disputarsi con la formula delle venti squadre.
Cominciò così, con un Roma-Fiorentina all'esordio, anche la stagione 1970-71.
Quella domenica la Fiorentina, allenata da Pesaola, vinse la partita per 1-0 contro la Roma del "Mago" Herrera.
Luciano ChiarugiSegnò Chiarugi (di cui abbiamo una diapositiva...), al 29', riportano gli almanacchi.
Poichè, poi, quella stagione fu una delle più tribolate della storia gigliata c'è da augurarsi da una parte che il risultato si ripeta, ma che poi la stagione sia almeno più serena, se non ricca di soddisfazioni...
Mentre accade questo, in Grecia prendono il via le Olimpiadi con lo sport meno olimpico che ci sia, il calcio appunto, e l'Italia si salva col Ghana, ripetendo la stessa partita della Juve col Dijurgarden, segno che non facciamo differenza fra ghanesi e scandinavi e il razzismo imputato a Del Neri in Portogallo è una fandonia.
L'Italia alle Olipmpiadi, salvo rare eccezioni, ha sempre fatto ridere o piangere.
Basta ricordare uno 0-4 contro lo Zambia (Seul '88) e la rissa con gli schermidori (Barcellona '92).
Una bella notizia in questo antipasto olimpico, almeno per me che non sono portoghese, è stata la vittoria dell'Iraq (!!) sul Portogallo addirittura per 4-2.
A parte l'importanza "politica" di un Iraq olimpico in questi momenti terribili, va detto che il Portogallo rischia di passare alla storia come il benefattore degli "ultimi".
Infatti, dopo aver permesso alla Grecia la conquista di un trofeo, adesso passerà alla storia per aver preso quattro sberle dall'Iraq.
Il tabellino riporta che i lusitani erano passati in vantaggio con un autorete di Jabar (13'), poi grazie a due reti di Emad (16') e del celeberrimo Hawar Mulla (29') l'Iraq si portava in vantaggio, ma allo scadere il portoghese Bosingwa (ecco finalmente un nome noto...) pareggiava.
Nella ripresa, dopo che Younnis aveva segnato il terzo gol iracheno, il Portogallo restava in dieci per l'espulsione di Boa Morte cognome che suonava... onomatopeico visto il risultato e lo diventava quando il ricercatissimo Salih chiudeva i conti.
Forse mi sono dilungato troppo, ma certo è preferibile parlare dell'Iraq in questi termini e chissà che anche i nostri azzurri...

11/08/2004- Chi ben comincia...
Fabio Capello

"Capello questa volta proprio non ci ha preso, quella vista nel primo tempo è una squadra che nessuno si aspettava, l'esatto contrario di quanto affermato dal tecnico di Pieris: lenta, confusa, distratta in difesa, forse anche eccessivamente nervosa ..."
Questa volta non lo scrivo io, lo trovate su www.sportal.it, dove il commentatore non si è messo i guanti.
La Juve, dunque trova duro.
A posteriori, quando cioè il calcio è sempre logico (neanche questo lo dico io, lo diceva Gianni Brera...), era facile da prevedersi: la Juve è ai primi passi, gli svedesi sono avanti nel campionato.
Quelli come Tacchinardi pagano caro la condizione approssimativa di questa parte iniziale di stagione, specie se devono affrontare gente reattiva e veloce il doppio di loro.
-"E' andata perfino bene alla Juve"- ha detto qualcuno chiosando sul doppio svantaggio bianconero.
Anche il "generale" si è detto contento del risultato, ma solo di quello..
Sarà vero se passerà il turno.
Intanto qualcuno ha scritto che si sono sentiti fischi quando Capello ha tolto Del Piero per inserire Zalayeta.
Sul fatto che siano gli ultimi fischi per Del Piero, o i primi per Capello la critica è spaccata a metà.
D'altra parte in un mercato nel quale fa notizia il ritorno di Di Canio, di qualcosa devono pure scrivere, loro che ci campano.

10/08/2004- Ricominciamo !?
Il campionato sta per ricominciare.
In passato era un annuncio felice e gioioso, adesso l'intonazione è un po' dubbiosa.
Col clima tragico che si respira, ormai a livello davvero mondiale ovvero "globalizzato", il terrorismo sempre più folle ed il fatto che il nostro massimo torneo prenderà il via proprio l'11 settembre, con l'esordio delle due milanesi contro il Livorno e il Chievo, resta poco margine al gioco in sè stesso ed alla sua residua magìa.


La foto di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio è tratta dal sito del
Corriere della sera
I livornesi, "maledetti toscani", oltretutto ...di mare cosa che rappresenta ovunque un fattore di esasperazione delle caratteristiche peculiari, hanno fatto sapere che andranno a Milano tutti indossando una bandana.
Inutile, a questo punto, spiegare che giocheranno col Milan e perchè indosseranno questo componente dell'abbigliamento che recentemente ha avuto una recrudescenza, specie in campo maschile.
Una risata è una bella cosa di questi tempi: grazie ai labronici e a Messer Pietro da Cola (god bless him !) che ci ha resi edotti di questa loro lodevole iniziativa.
Torniamo all'11 settembre del campionato.
Il Milan e l'Inter sono un po', nell'immaginario collettivo almeno, le "torri gemelle" del Campionato.
Assieme alla Juve sono senz'altro le più opulente, ma, più del sodalizio bianconero, sembrano in grado di ricoprire il ruolo di favorite per lo scudetto.
Il fatto che proprio le "torri gemelle" del nostro calcio siano chiamate a giocare l'11 settembre potrebbe indurre i tifosi rossonerazzurri a grattarsi i gioielli di famiglia o a toccar ferro.
Auspicandoci che tutto si fermi alla ardita metafora, tuttavia un crollo di Milan e Inter alla prima giornata vellica non poco il le mie papille gustative di vecchio "suiveur" del calcio "non-globalizzato".
Per non mischiare più del lecito cose serie (e tragiche) con altre, come il calcio italiano, che serie non lo sono di sicuro, passiamo oltre.
Zlatan
foto Ibrà dal sito ufficiale di Euro 2004
Fra le facce nuove che si presentano al proscenio vorrei parlare di una per tutte: lo juventino Ibrahimovic che ha parlato chiaro, e, forse, anche troppo.
Costui ci ha informati che viene da noi con l'intenzione di metterci a posto, come ha fatto agli Europei, complice, allora, il suo attuale compagno di club Buffon.
Il ragazzo mi sembra su di giri.
L'ingaggio in bianconero lo ha probabilmente (e magari anche giustamente...) esaltato, ma vorrei informarlo che in Italia si giocava a calcio già prima che lui manifestasse la lodevole intenzione di aiutarci ad imparare e senz'altro si può affermare che già prima che lui approdasse a Torino la Juve non era una "bocciofila".
All'equilibrio dialettico dello svedese-balcanico, probabilmente, non ha giovato la vendemmiata nelle qualificazioni mondiali contro Malta, nella quale Ibrahimovic (che per brevità chiamerò Ibrà, come erano soliti fare un tempo i francesi con i velocisti ed i calciatori di origine polacca...) ha segnato parecchie volte.
Bene, caro Ibrà, "famo a capisse": qua maltesi non ce ne sono, te ne accorgerai da solo.
Forse anche prima di quanto pensano i tuoi tifosi e magari il "generale" Capello.

08/08/2004- I risultati contano solo in Italia...
Mi era sembrato un atto di giustizia, quindi qualcosa di estraneo al calcio da lupanare di oggigiorno, di troppo bello per essere vero.
Purtroppo non mi sbagliavo.
Gigi Del Neri, l'inventore del Chievo, mio personale "Cagliari del 2000", l'ultima cosa davvero bella proposta dal nostro calcio, dopo tante promesse aveva finalmente avuto la sua "grande occasione".
Niente Juve, niente Inter e questa , "digiamolo", era anche una buona notizia.
Alla fine era arrivato il Porto, vale a dire la squadra che aveva appena vinto la Scempionslig.
Niente di meglio, apparentemente, sotto il cielo.
E, purtroppo, sulla carta.
Tempo fa, sulla Gazzetta, avevo distrattamente letto di qualche contrasto col presidente portoghese.
"Buon per Del Neri" - pensai in cuor mio - "se queste cose succedevano in Italia, magari lo cacciavano alla prima sconfitta"
"Per fortuna"- mi ero tranquillizzato - "queste cose non possono succedere in un calcio meno esasperato del nostro, d'altra parte è per quello che vincono, perchè fanno giocare e non pensano ai risultati come facciamo noi..."
Infatti i portoghesi, tanto bravi e tanto buoni, Del Neri lo hanno cacciato appena ha preteso di mettere bocca nel mercato del club lusitano.
Il presidente Pinto da Costa - recita la stampa - "ha convocato d'urgenza un consiglio di amministrazione alle 3 di mattina (!!!) " ed ha licenziato in tronco Del Neri, reo di aver perso un aereo a Madrid, dove aveva fatto scalo da Milano.
A causa del contrattempo il tecnico italiano aveva saltato l'allenamento del venerdì pomeriggio.
L'avessimo fatto in Italia, Sacchi ci avrebbe ricordato che "non vinciamo un casso" perchè "non abbiamo la cultura e l'educassione al lavoro, ma solo al risultato."
Naturalmente Gigi Del Neri non ha diretto il Porto in nessuna partita ufficiale, d'altra parte si sa che in Portogallo non danno peso ai risultati come hanno dimostrato passando alla storia per essere stati i primi (e probabilmente destinati a rimanere gli unici...), nel calcio, a perdere qualcosa dalla Grecia.

05/08/2004- Una candela per Beslan


CresponUna candela per BeslanCrespon

Purtroppo, ancora una volta siamo costretti a fare i conti con la bestialità.
In questi casi, noi che parliamo di calcio restiamo senza parole.
Io, da bambino, ho imparato la geografia anche con le Coppe Europee.
Vladikavkaz, la capitale dell'Ossezia, aveva una squadra che si chiamava, e forse si chiama ancora, Alanya.
Ossezia, Inguscezia nomi che si leggevano al più sul tabellone del Risiko o dell'Intertoto.
Oggi che il mondo intero si è trasformato in un Risiko crudele, qualcuno ha appreso dell'esistenza dell'Ossezia da quelle immagini agghiaccianti di bambini massacrati.
Ho spento adesso il Televideo con la sua contabilità da macelleria.
Morti a centinaia.
Truppe speciali in che cosa ?
Si poteva fare diversamente ?
Era davvero una scelta obbligata ?
Di tutte le domande che sento fare la più difficile me l'ha fatta mia figlia che aveva sentito parlare di questa storia e mi ha chiesto :-"Babbo, perchè hanno ammazzato i bambini ?"-
Risposte zero.
Allora è meglio stare zitti.
Abbracciarla forte e metaforicamente accendere una candela per i bambini di Beslan e di tutti gli altri posti di questo sciagurato mondo.
Di calcio, amici, ne riparleremo un'altra volta.

04/08/2004- Scempionslig e mercato
Ho letto sulla Gazzetta di un sorteggio "insidioso" per l'Inter cui è toccato il Basilea.
Delle insidie toccate alla Juve non viene fatta menzione: ai dipendenti di Lucianone Moggi, e da quest'anno truppa del "generale" Capello, è toccata in sorte la vincente del titanico scontro fra gli svedesi del Dijurgarden e i lituani del Kaunas il cui primo atto si è chiuso 0-0 in Svezia.

Credo sia onesto dire che alla Juve ed all'Inter poteva anche andar peggio.
Intanto che l'uniche squadre italiane mai retrocesse in B si apprestano a sostenere impegni così gravosi il Milan ha concluso la sua mini-tournée americana dove ha battuto Manchester e Chelsea, senza che la Gazzetta si determinasse a coniare alcunchè.
Alla Roma, intanto, si è bloccato Totti, che ne avrà per un mese e salterà la preparazione, e sono arrivati Perrotta e Ferrari: vale a dire due nazionali, mica "pizza e fichi".
Questi sono gli ultimi colpi annunciati, ma si parla anche di Baggio alla Fiorentina, che, per adesso, si è mossa bene con i soldi degli altri.
Della Lazio non so molto: l'allenerà Mimmo Caso, ex-viola eccellente.
Quando giocava a Firenze era il pupillo di Nereo Rocco e di Bernardini che lo portò in Nazionale.
Mimmo CasoAveva una finta secca, un bel destro ed una grande passione per le auto sportive, in particolare per la Porsche, e proprio guidando la sua Porsche ebbe parte in un grave incidente che pose fine alla carriera agonistica del compagno di squadra Guerini.
Non so se Mimmo Caso sarà l'allenatore giusto per la Lazio, certo è che grazie alla sua nuova occupazione ho avuto modo di ricordarlo da calciatore.
E non era male.


01/08/2004- "El zopilote" e "comesichiamalui"
Portillo
Sono arrivati.
Saranno i primi stranieri della nuova Fiorentina, dopo Nakata che ormai è dei noistri da troppo tempo per poter essere considerato uno straniero.
Sono due giocatori non troppo famosi, ma che hanno le carte in regola per diventarlo.
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Il primo è giovane e ha un "pedigree" con pochi confronti.
Si chiama Javier Garcia Portillo, 22 anni, provenienza Real Madrid, è un prodotto della "cantera" della "casa blanca", il chè di per sè è una garanzia.
Da lì, vent'anni fa uscì la "quinta del buitre".
Portillo è accreditato di 700 (!) reti nelle giovanili, se non sarà un altro avvoltoio, "buitre", c'è da sperare che sia almeno un "zopilote", un avvoltoio meno pregiato, ma efficace.
L'altro ha un cognome impossibile.
Si chiama Ujfalusi.
All'Amburgo lo avevano ribattezzato "Uffi", per aver modo di parlarne senza che gli si intorcinasse la lingua col cervello.
Ai recenti Europei, invece, Gianni Cerqueti tutte le volte che ne commentava una prestazione, ci teneva a ricordarci che piaceva tanto a Capello (e ti credo con Legrottaglie e Zebina...) e poi ne pronunciava il cognome, con sonorità fra lo "iodel" e il precolombiano, più o meno così : Iifaliugiii, dando anche la sensazione di venir colto da fatal morbo durante il "giii" finale.
A Firenze lo chiameranno in qualche modo, l'importante è che questo Ujfalusi abbia piedi più felici del cognome.
A tutto il resto, nel calcio, c'è rimedio.



28/07/2004- "Oggi o'mare è tutt'acqua..."
Con queste parole chiare e concise un pescatore partenopeo spiegava una giornata che finiva con le reti malinconicamente vuote.

E oggi questa frase si adatta bene a descrivere il momento della S.S.C. Napoli, la squadra che per oltre cinquant'anni ha rappresentato, da sola, il calcio dell'Italia meridionale.
Gianni Brera, a metà degli anni settanta quando presentava sulle pagine de "Il Giorno" o del "Guerin Sportivo" il Campionato che andava a cominciare, inseriva sempre fra le sicure protagoniste il Napoli che definiva immancabilmente "l'unica grande società a non avere mai conquistato lo scudetto".
Lo scudetto sarebbe arrivato nel 1987, con una squadra costruita attorno al genio incomparabile di Diego Armando Maradona, ma prima di allora il Napoli aveva regalato sogni a piene mani ai suoi entusiasti tifosi.
Cominciò Achille Lauro che negli anni '50 acquistò per l'astronomica cifra di 105 milioni di allora lo svedese Hasse Jeppson dall'Atalanta.
Proseguì a metà degli anni '60 Roberto Fiore che al Napoli neopromosso regalò nientemeno che Sivori e Altafini e i programmi di costume della giovane televisione italiana si riempirono di inchieste sul record di abbonamenti allo Stadio San Paolo.
Continuò Corrado Ferlaino che nella lontana estate del 1975 sbalordì mezza Italia, scandalizzando l'altra mezza quando acquistò Beppe Savoldi dal Bologna per due miliardi di lire: all'epoca una cifra che era esagerato anche ipotizzare.
Fu lo stesso Ferlaino, poi a portare a Napoli Diego Armando Maradona, dopo un'estenuante trattativa col Barcelona, che si concluse con uno degli affari più sontuosi della storia del calcio mondiale: Maradona passava al Napoli per oltre tredici miliardi, pagabili in tre anni, e in poco tempo la Società Sportiva Calcio Napoli decuplicava il proprio fatturato.
Proprio in quei giorni bellissiimi e lontani, in quei giorni dove la pesca miracolosa illudeva tutti, comincia la fine del Napoli.
I costi di gestione di una squadra di vertice lievitano con l'ingresso di Berlusconi e del suo spregiudicato modo di gestrire le "sinergie" nel calcio.
Il potere industriale del Nord scatena il gioco al rialzo sul mercato, un gioco folle che porta, qualche anno dopo, all'acquisto di Lentini da parte del Milan per 63 miliardi di lire dopo un gioco al rialzo con la Juve in una sfida all'ultimo rilancio fra Berlusconi e Agnelli.
Il Napoli sta al gioco, non vuole alzarsi da un tavolo dove, dopo anni di attesa, si è appena seduto.
Per non perdere Maradona si inguaia fino al collo con le banche.
Ferlaino paga stipendi da nababbo a lui ed a altri campioni, teorizza che il potere politico possa surrogare, nel meridione, quello industriale dell'asse Milano-Torino.
Il Napoli sembra riuscire in un abile circo delle pulci, poi scoppia il bubbone.
E' il crollo verticale, mortificante, assoluto.
Dopo il secondo scudetto il Napoli esce dal grande calcio.
Sulle pagine dei giornali il Napoli compare sempre più spesso per le beghe legate a Ferlaino ed alle sue trame di potere.
La Società divorata dai debiti collassa.
La salva apparentemente, dopo la Serie B, un certo Corbelli.
Forse è l'ennesimo raggiro, ma il Napoli è tornato in A.
I soldi non ci sono, il San Paolo si svuota malinconicamente, sul prato dove si esibivano Maradona e Careca, inciampano Rincon e Beto,
La crisi tecnica porta nuovamente alla serie B, la Società è in mano alle banche, comincia una lunga agonia.
Arriva il nuovo presidente Naldi, che, dicono, poveraccio si rovina per passione.
Ora è finita.
Il Napoli, secondo la burocrazia del calcio dei Carraro, dei Galliani, dei Moggi, non esiste più.
Lega e Federcalcio lo hanno cassato assieme all'Ancona al Como, alla Viterbese oltre ad altre società minori.
E' già oltraggioso che si mischi il Napoli a questi altri nomi.
Coraggio amici, il mare che oggi è tutt'acqua tornerà pescoso.
E' questo l'augurio di chi vuol bene al calcio e per sostenerlo non trovo nulla di meglio che rendere omaggio ai tanti tifosi napoletani con questa immagine di una gioia che speriamo ritorni.

26/07/2004- Un anno da dimenticare
Questo 2004 sembra un anno che gli argentini faranno bene a dimenticare in fretta.
Poche settimane fa la sconosciuta (almeno da noi) squadra colombiana dell' Once Caldas aveva battuto il Boca Juniors nella finale della Libertadores,domenica il Brasile ha battuto la Seleccion di Bielsa in una rocambolesca e sfortunata finale della Coppa America.
Adriano
La Volpe, ex terzo portiere della Nazionale Argentina al Mundial '78 ed ora CT del Messico, quando aveva battuto i connazionali nel girone degli ottavi, era stato chiaro : "In Argentina non ci sono più i campioni, solo molti buoni giocatori..
Lui poteva dirlo, aveva visto esordire in Nazionale Maradona.
Adesso l'Argentina piange una sconfitta amara e immeritata.
Il Brasile, eterno rivale per l'eccellenza mondiale, le ha confezionato una beffa storica: Adriano, il nuovo fenomeno, ha pareggiato l'incontro a tempo abbondantemente scaduto, dopo che Delgado l'aveva portata in vantaggio già in "zona Cesarini" e la vittoria sembrava ormai acquisita.
Masticano amaro gli argentini.
"Non sappiamo più vincere" aveva dichiarato qualche tempo fa Daniel Passarella, quel che è peggio è che hanno vinto i brasiliani.

25/07/2004- IL PUNTO


foto da www.sportal.it



NOVITA' : per la "par condicio" ricevo da parte del capo dei "lazziali" e volentieri pubblico una poesiola che, intuisco, potrebbe velatamente essere dedicata ai cugini giallorossi.
Ma non ne sono sicuro. clicca qui per leggerla (solo se "lazziale" o adulto e consenziente)



In attesa degli Europei, con l'antipasto della finale di Scempionslig da vivere in veste di guardoni, ci resta solo la Serie B.
Una serie B che ha regalato un Fiorentina-Napoli da grandi ricordi, in un presente travagliato per entrambe.
Ha vinto la viola, senza entusiasmare.
Meglio così: quella di domenica era la quarantatreesima giornata di un campionato dalla durata assurda, ne restano ancora tre. Entusiasmare a questo punto sarebbe impossibile, già è molto non essere schiattati, come potrebbe l'Atalanta.
Speriamo.
La posizione innominabile che concede la possibilità di giocare col Perugia e permettere quindi ad uno come Ariatti di poter un giorno raccontare ai nipoti di aver perso uno spareggio per la serie A, è raggiunta. Restano, salvo calcoli errati, ancora tre giornate : Catania in trasferta, Torino in casa e Cagliari ancora in trasferta.
L'ultima giornata al Sant'Elia suscita in qualcuno spiacevolissimi brividi.
Personalmente tocco ferro.
Non avevo chiesto di più a questa Fiorentina di transizione, il fatto che sia ancora in lotta a così poco dalla fine mi appaga.
Adesso, come in ogni volata che si rispetti la "ruota giusta" è importante, ma soprattutto conteranno le gambe ed il coraggio.
In bocca al lupo.

Il Direttore

23/07/2004- Il derby non finisce mai...
il derby che verrà

23/07/2004- Il "generale" picchia duro



Se Fabio potesse comportarsi come il suo omonimo Luigi (di cui abbiamo una diapositiva...)
, il povero Prandelli se la passerebbe male.
L'imprudente neo allenatore giallorosso si è permesso di rilasciare dichiarazioni che sono state interpretate come "lesa maestà" quando non addirittura blasfeme.
Per lui, sull'Isonzo, sarebbe scattato il ricorso alla Corte Marziale che per un cavillo tecnico oggigiorno Fabio non può più pensare di utilizzare.
Fa comunque specie che nessuno, ma proprio nessuno, abbia avuto il coraggio di dire che le cose dette da Prandelli forse le pensano in tanti.
I più recenti allenatori giallorossi sono frattanto sulle prime pagine dei giornali.
Oltre alla diatriba Prandelli-Capello torna Zeman che allenerà il Lecce.
Bentornato anche a lui.
Per celebrarlo, sull' Almanacco della Posta del Gufo, ripubblico un ritratto che gli dedicai a suo tempo e che mi sembra ancora attuale.

18/07/2004- L'anno che verrà
Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po'..."
Cominciava così la canzone che Lucio Dalla dedicò all'attesa.
Era il 1978.
Qualche anno prima di lui, un marchigiano malaticcio, allo stesso argomento aveva dedicato una poesia di struggente malinconia : "Il sabato del villaggio che ha torturato generazioni di liceali troppo distratti dalle tempeste ormonali per comprenderne l'assoluta bellezza.
Oggi che siamo in tempi di "villaggio globale" ed altre inutili idiozie mediatiche, tornano entrambe di attualità.
Per il nostro calcio "l'anno che verrà" secondo alcuni potrebbe essere l'ultimo, secondo altri il primo di una inevitabile rinascita.
Intanto il viatico non è stato dei migliori.
Qualche arbitrucolo è finito nella rete del calcioscommesse.
Li ho visti arbitrare, forse è più credibile fossero corrotti che così scarsi.
E forse è meglio.
Di Livio, appena un anno fa eletto "capitano del popolo" da una Firenze innamorata e commossa, pare abbia chiesto al DG Lucchesi "Tre volte quello che potevamo dargli...".
Peccato non abbia chiesto Rolex, Lucchesi lo sappiamo, li trova a prezzi imbattibili.
Un'altra bandiera sta per essere ammainata: a Cagliari Gianfranco Zola ha le valigie pronte.
E poi dicono che in pericolo d'estinzione è il panda...
Un altro vecchio amico, Trapattoni , si è accasato fuori porta: al Benfica.
Quarantuno anni fa inseguiva a Wembley Eusebio, adesso che lo ha raggiunto sarebbe bello sentire i loro ricordi.
In Portogallo, ma al Porto, ci sarà anche Gigi Del Neri , che ha lasciato quella splendida eresia calcistica che è stata il Chievo, il mio "Cagliari del 2000".
Da noi è restato invece Capello.
Per prima cosa ha detto che Del Piero "ha ancora molto da dare...".
Gli juventini sperano abbia ragione, e aspettano anche Emerson tormentone dell'estate.
Mi mancano tanto le battute dell'Avvocato, mi piace pensare che dalla sua personale nuvoletta non guarderà giù fino a quando non rivedrà un Sivori o un Platini.
Avrà tempo.
All'Inter invece non aspettano più.
E' arrivato Roberto Mancini.
Vent'anni dopo.
All'epoca, lo cercò ostinatamente il presidente Ernesto Pellegrini per riportare un fuoriclasse in nerazzurro.
Oggi lo ha preso Moratti che di calciatori ne ha comprati millanta e non si decide a vendere Vieri.
Il Milan ha preso uno di quelli che Moratti ha invece venduto ; Hernan Crespo.
Con Seedorf e Pirlo gli è andata bene, i tifosi nerazzurri possono solo sperare di non dover intaccare i polpastrelli.
A Firenze dopo la splendida illusione Chevanton è arrivato Hidetoshi Nakata .
Saranno felici i molti giapponesi che passano da Firenze in questi giorni.
Io aspetto.
Quando Cerqueti nei suoi irresistibili impeti giallorossi lo definiva "miglior giocatore d'Asia" io, carognescamente, ricordavo che era un titolo onirifico di valore almeno dubbio, come quello di "miglior torero di Svezia", ma non è il caso di fare troppo gli schizzinosi.
Benvenuto Hidetoshi Nakata, a Firenze c'è abbastanza entusiasmo per rilanciare qualsiasi sogno.
Se non quest'anno, sarà per "l'anno che verrà"




15/07/2004- A volte ritornano



AC Fiorentina
E stavolta sono tornati.
Ho taciuto a lungo, adesso posso salutare nuovamente la Fiorentina in serie A.
Alla faccia di molti, oserei dire.
E' rimasto anche Mondonico, e questa è la prima buona notizia, sperando che ne arrivino altre.
Per adesso la Fiorentina è in Serie A, vi è tornata per una via non proprio maestra, ma gli onesti ricorderanno che anche la caduta in C2 non era stata proprio limpida, specie alla luce di successive vicende risolte in maniera meno truculenta.
Sognavamo Chevanton, pronipote di Pedro "Perucho" Petrone primo grandissimo straniero viola negli anni '30, ma l'uruguagio ha preferito i milioni del Monaco, e non so dargli torto.
Adesso si parla di Kallon, sembra sia arrivato Dainelli dal Brescia, gli altri nomi non sono tali da far sognare.
Ed è questo l'importante : niente nomi altisonanti (e costosi), niente sogni (proibiti).
Occorre costrure una squadra solida, senza grilli per la testa, una squadra capace di restare in A senza farci pentire di esserci arrivati.
Per far questo è più importante avere le idee chiare che acquistare grandi nomi.
Mondonico, uomo pragmatico ed abituato alla lotta, è il primo passo.
Il cammino sarà irto di difficoltà, magari ci sarà (metaforicamente) da sputare sangue e versare lacrime, ma due anni fa, di questi tempi, ci aspettavano il Poggibonsi e l'Aglianese, quest'anno torneremo a far visita al Milan, alla Juve, alla Roma, all'Inter e alla Lazio (la metto se no il "lazziali" chi li sente...).
Comunque vada a finire è già una bella cosa.


11/07/2004- 11 luglio 1982 : io me lo ricordo e tu ?


06/07/2004- La storia del calcio in Grecia.



Adesso li vogliono tutti.
Adesso li conoscevano tutti.
Katsouranis, Zagorakis, Bassinas, che fino ad un mese fa sembravano nomi di medicinali da banco ("Un Katsouranis dopo ogni pasto, se i sintomi persistono consultare il medico...") adesso sono l'oggetto di molti desideri da parte di Direttori Sportivi e presidenti italiani.
Lo stesso Karagounis, che è già dell'Inter, se potesse Moratti lo ricomprerebbe.
Ma il calcio greco ha una storia diversa, lontana dall'eccellenza attuale, i suoi calciatori più famosi sono (quasi) degli illustri sconosciuti.
Il primo di cui ho sentito parlare era un tale Giorgios Sideris di cui si incapricciò, verso la metà degli anni '60, l'Avvocato Agnelli alla ricerca di un sostituto di Sivori; nel suo cuore ancor prima che nella Juve.
Sideris era la stella dell'Olympiakos Pireo.
Le cronache dell'epoca ne parlano come di un fantasista discontinuo, ma di talento accecante, un giocatore senza mezze misure : o incantava o spariva.
Le frontiere, tuttavia, erano chiuse e Agnelli dovette aspettare l'arrivo di Platini per innamorarsi ancora e Sideris restò in Grecia dove segnò l bellezza di 229 reti tutte per l'Olympiakos.
Come nazionale la Grecia non ha avuto storia.
La prima qualificazione ad una fase finale del Mondiale risale al 1994, a quella di un Europeo al 1980.
La prima importante apparizione ufficiale della Grecia nel calcio che conta, è comunque datata dieci anni prima ed ha un nome difficile : Panathinaikos.
Nel 1971 la squadra di Atene gioca la Coppa dei Campioni, manifestazione della quale è un habitué.
L'allena Ferenc Puskas, grasso e saggio e, clamorosamente, il Panathinaikos (la squadra "di tutti gli ateniesi") si qualifica per la finalissima di Wembley.
Prima di Lisbona era questo il giorno più glorioso vissuto dal calcio greco, anzi per la precisione era quello in cui si era disputata la semifinale di ritorno contro la Crvena Zvezda, i campioni di jugoslavia, ovvero i rivali storici.
All'andata gli slavi si erano imposti facilmente per 4-1, ma al ritorno, nella sorpresa generale i greci ribaltarono le sorti con un secco 3-0 ed entrarono nella leggenda.
Centravanti di quella squadra era Antonios Antoniadis uno dei più prolifici cannonieri della storia del calcio ellenico, e il più famoso calciatore era il difensore centrale Anthimos Kapsis padre dell'attuale Campione d'Europa.
Fu, comunque, un fuoco di paglia.
Panathinaikos, Olympiakos, Aek hanno continuato a giocare con regolarità le Coppe Europee, ma mai più nessuna squadra greca ha raggiunto una finale dopo l'exploit del Panathinaikos nel '71.
Altri campioni di ottima levatura, a cavallo fra gli anni settanta e gli ottanta, sono stati Tomas Mavros e Dimitrios Papaioannu, ma il migliore è stato senz'altro il fantasista del Panathinaikos Dimitrios Saravakos, un calciatore che non avrebbe sfigurato nel nostro campionato.
Da noi, invece, sfigurò molto (all'Avellino) Nikos Anastopoulos e non troppo meglio di lui ha saputo fare, vent'anni dopo, l'interista Grigorios Georgatos.
Il calcio greco è stato, certamente, più famoso per i suoi stadi, dove quando andava bene si giocava col fiato del pubblico sul collo, che per i suoi campioni.
Lo stadio più temuto era il "Nea Filadelfia", la tana dell'AEK, dove Zoff ammise di "essersi preoccupato", ma anche allo stadio "Karaiskakis", intitolato all'eroe nazionale che liberò la Grecia dall'occupazione turca, giocarci non era una passeggiata.
Non passeggiò neppure la Juventus nel nuovissimo stadio intitolato a Spiros Louis, vincitore della prima maratona alle Olimpiadi moderne, ed inaugurato al calcio internazionale con la finale di Coppa dei campioni nel 1983, una finale passata alla storia per il gol di un tedesco: Magath.
Undici anni dopo, al contrario, vi fece un figurone il Milan di Capello (e di altri) che vi travolse il favoritissimo Barcelona per 4-0.
La storia del calcio greco è tutta qui, pertanto il trofeo appena conquistato deve essere guardato con ancora maggior ammirazione.
E forse è questa la chiave di lettura più giusta: quest'anno il calcio ha giocato le sue grandi finali "in periferia", lontano dalle pressioni e dalla tradizione che le genera.
Non è la prima volta: due anni fa la Turchia arrivò terza al Mondiale anche se la finale oppose due grandi storiche come Brasile e Germania.

05/07/2004- Europei : la finale
La festa della Grecia

Non so a voi, ma a me ha fatto anche piacere.
Non so a voi, ma a me quella banda di calciatori tignosi ed entusiasti, quelle facce da niente, quegli sconosciuti poveri nel look ricercato fatto di tatuaggi e treccine , ma ricchi di grinta ed entusiasmo, quei ragazzi che giocavano prima che per le acque minerali, gli uccelletti, le scarpe o gli scooter per la Grecia sono diventati simpatici.
Così la faccia eternamente sorpresa di Angelos Charisteas, che ricorda Mister Beam, alla fine ha soppiantato quella del "bel tenebroso alla Richard Gere" Luis Figo cui un solitario invasore ha anche fatto l'affronto di colpirlo con la maglia del Barcelona.
Riserve del Werder Brema, della Fiorentina, dell'Inter, della Roma, titolari di squadre lontane dal calcio che conta, dalle finali di Scempionslig e dalle serate con Naomi Campbell, calciatori di terza fascia guidati da un tecnico esonerato dal Bayern perchè, secondo Beckenbauer, "non era adatto al calcio internazionale", hanno scritto una favola come temevo non se ne trovassero più nel calcio triste del nostro tempo.
Intendiamoci, non che il Portogallo mi fosse antipatico, ma la Grecia, la Cenerentola di questo calcio scemo e miliardario, fatto di look avveniristici, di abbronzature da Baywatch, di permanenti, crocchie da samurai e treccine è la risposta più bella al calcio dei mass media, dei personaggi "ad ogni costo", dei "belli e impossbili".
La Grecia ha vinto l'Europeo, non perchè fosse "una squadra di guerrieri dell'Olimpo" (come ha scritto qualcuno con troppa licenza...storico-mitologica !), ma perchè era una squadra.
Otto Rehagel, che oggi è più popolare di Zeus, ha dato una spiegazione semplice e chiara: "Quando sono arrivato io questi calciatori facevano quello che volevano, adesso fanno quello che possono"
Chiaro ?
Nessuna spiegazione di complicati schemi (4-4-2, 4-3-1-2, 3-5-2), niente intensità, niente ripartenze, niente tattiche aerospaziali: la Grecia gioca a calcio.
Semplicemente.
Dio la benedica.
Gioca il calcio che abbiamo giocato tante volte noi, semplice, tagliente, schietto, il calcio che ha reso triste il ricciolo di Ivan Zazzaroni dopo quello di Luis Figo.
E adesso sia chiaro una volta per tutte: il calcio della Grecia è quello dell'Italia di Bearzot, un calcio senza tempo, il calcio che viene sempre giocato quando vincono quelli che non sono i più bravi, ma è anche il calcio che paga sempre.
E Dellas che bel "libero" !
Sì "libero" non "centrale difensivo nella difesa a quattro", ma "libero".
Non è una parolaccia.
Adesso che la festa continui, e che anche noi, Dio buono, si impari qualcosa da questa favola.

02/07/2004- Europei 7
Traianos Dellas.
E chi se no ?
Abbiamo presentato (ci siamo presentati a dire il vero) questo Europeo come quello di "capitan coatto" Totti in contrapposizione al passerotto di Del Piero ed al "machismo" di Vieri.
Invece ecco Traianos, romanista di nascosto, il profugo di Trigoria.
Una sua zuccata all'ultimo secondo (anzi un po' dopo) del primo tempo supplementare si è trasformata nel golden gol.
Le vie di Oporto, stanotte, ribollirannno di sirtaki.
Nedved, atteso protagonista, si è rotto, decisamente le semifinali non gli portano fortuna.
E neppure Kollina.
C'era un rigore di quelli che di solito LUI dà.
Di solito, ma non stasera.
Stasera è la sera di Traianos.
"Carneade chi era costui ?", siamo tutti Don Abbondio quando Traianos segna di testa.
Per la prima volta la finale ripeterà la gara inaugurale.
In una sola occasione è accaduto che la finale fosse stata anticipata nel girone degli ottavi.
Accadde nel 1996, in Inghilterra.
Allora la Germania sconfisse due volte la Repubblica Ceca.
Fossi portoghese toccherei ferro.
Fossi romanista spererei che l'anziano presidente Sensi abbia già venduto Traianos Dellas che per stanotte avrà più mercato di Totti.
Anzi di tutti.

01/07/2004- Europei 6
Maniche e Cristiano Ronaldo, gli autori dei gol
Nonostante il mitico Sandreani si sia impeganato al meglio, il Portogallo ha raggiunto la prima finale di una grande competizione per squadre nazionali nella sua storia.
Anche Cerqueti, che come menagramo ha del talento, mi ha fatto pensare che il vantaggio portoghese fosse effimero.
Ho addirittura immaginato la faccia eternamente accigliata di Advocaat distendersi in un sorriso e Felipao Scolari sciogliersi in lacrime in procinto di gettarsi "de capoccia" dalla cima del monumento "a os descobrimientos", naturalmente lato marciapiede.
Invece Advocaat, che più che un Commissario Tecnico o un avvocato come suggerirebbe l'onomatopeia, assomiglia a un trippaio, ha incassato l'ennesima delusione arancione e potrà adesso fare da puntaspilli alle velenose cerbottane della stampa olandese capitanata da Johan Cruyff.
Me lo immagino, vestito col grembiule bianco, immergere il forchettone nella pentola per estrarre un pezzo di lampredotto o di trippa da condire per il panino di un appassionato avventore.
Con la metafora del forchettone e della pentola si spiega l'assemblaggio della nazionale olandese composta da gente "pescata" appunto col forchettone e messa in campo a "imbottire" qualcosa lontano da essere una squadra almeno nella comune accezione di questo sostantivo.
Ad un certo punto ieri il forchettone di Advocaat aveva pescato e scaricato incongruentemente sul campo tre centravanti (o facenti funzione) come Van Nistelrooy, Mackaay ("el pistolero"), e Van Hooydonk e questo dopo che lo stesso CT era partito schierando solo una punta.
Nei rebbi rimestanti era rimasto impigliato anche il giovane Van der Vaart spedito a dar pco lustro di sè accanto ai vari Davids, Seedorf, Robben che davano tutti l'impressione di giocare per sè.
Si è quindi confermata la fama olandese di "bravi perdenti", che ormai è una griffe per la nazionale arancione.
Ogni volta che vedo l'Olanda mi torna in mente il dialogo de "Lo Spaccone" quello in cui George Scott dice a Jackie Gleason ("Minnesota Fats") :-"Gioca di quanto vuole lui, è uno che perde...".
Lui è "Eddie lo svelto" Felson, prodigioso giocatore di biliardo interpretato da Paul Newman.
Ecco, l'Olanda di ieri (ma anche di sempre) è "una che perde".
Il Portogallo ha giocato bene, avrebbe potuto segnare il doppio, ma ha rischiato di pareggiare come accade sempre a chi spreca troppo.
Buon per il lusitani che l'Olanda non ha sfruttato la voragine emotiva provocata nelle file portoghesi dallo sfortunato autogol di Andrade, un episodio che aveva riaperto la partita dopo che i gol di Cristiano Ronaldo e Maniche sembravano aver chiuso ogni discorso.
In finale va la squadra migliore, quella che più ha messo del suo in campo, la squadra che meglio dell'altra ha espresso passione e sentimento, dando l'impressione di essere fatta di sangue e di non aver paura di dimostrarlo.
Felipao Scolari giocherà quindi la sua seconda grande finale in ventiquattro mesi, assiso già nel Gotha di coloro che hanno fatto altrettanto e non sono tantissimi : il nostro Valcareggi, i tedeschi Schoen e Derwall.
"Zio Uccio" perse la finale Mondiale dopo aver vinto l'Europeo, Derwall fece lo stesso, mentre Helmut Schoen vinse prima l'una, poi l'altra.
Scolari, invece arriva alla finale Europea allenando un'altra nazionale, dopo aver conquistato il Mondiale col Brasile, ma è pur sempre un grande successo per un CT.
Auguri a lui e al Portogallo.

29/06/2004- "La farina del diavolo...
finisce sempre in crusca".
Questo ammonisce la nostra cultura popolare di retaggio cattolico.
In questa visione meritocratica del mondo c'entra pesantemente la cosiddetta "salvezza per opere" tipica della religione cattolica.
"Comportati bene, agisci bene, e sarai premiato" - questo è il punto.
I nostri amici svedesi e danesi, invece, permeati di luteranesimo positivista, sono più pratici o meglio, come ebbe a dire con meravigliosa sintesi il "Maestro" in uno dei nostri ultimi incontri ,-"si fanno meno seghe mentali"-.
Lutero parlava di "salvezza" già stabilita "a priori", indipendentemente dai peccati che la corruttibile ( e quindi corrotta) natura umana porta inevitabilmente a commettere.
Se è destino che ti salvi, ti salverai.
Questo è il (loro) punto.
Chiaro quindi che i nostri avversari luterani abbiano deciso pragmaticamente per il famoso 2-2 che ci eliminava dolorosamente.
Io temea che non ci si qualificasse tambien per mancanze nostre (e di noi soli), infatti non pensavo che avremmo battuto la Bulgaria.
Un golletto inutile di Cassano ha avvelenato quella torta scandinava, ma stavolta tuttavia la visione luterana è stata smentita.
La farina del diavolo, ovvero la qualificazione col pareggio "taroccato" e gli sfottò seguenti (vedi maglia gigante di Totti col numero "2-2" sulla schiena) si sono trasformati repentinamente in grossolana crusca.
Gli svedesi, insipienti e grevi, sono riusciti a far vincere ai rigori l'Olanda raccogliendo così il testimone di più scemi d'Europa da tempo detenuto dagli arancioni.
Il sopravvalutato Ibrahimovic ha esaltato a ruolo eroico addirittura Van der Sar, colui che esemplificò al meglio nella sua milizia bianconera la differenza che c'è fra un grande portiere ed un portiere molto alto.
La Danimarca ha addirittura fatto meglio, ovvero peggio.
Ha dominato per un tempo la Repubblica Ceca, l'ha irretita, pressata, resa incapace di nuocere se non a sè stessa.
Poi, mentre i cronisti ne celebravano i peana preconizzando un altro '92 ancor più sorprendente, ha preso tre gol in dieci minuti e si è accomodata.
Così i nostri amici del Nord che ci avevano snobbato con la consueta algida albagia e col superiority complex luterano nei confronti di noi peones latini hanno messo su la mascherata del "pareggio con gol" per giocare (e perdere) una misera partita in più.
E perdere molta della loro credibilità di portatori sani di "fair play".
Adesso svedesi e danesi, fornitori di Segretari Generali dell'ONU, di madri generali della Croce Rossa, di fisici atomici (anche femminili) e di pornostar, smetteranno, forse, di ridere di noi.
La nostra cultura popolare ci aiuta ancora quando dice che il Diavolo (ancora !) fa le pentole ma non i coperchi.".
Il coperchio per tappare la cloaca scoperta da questa farsa in forma di torneo messa su dai nostri ricchi scemi e dai cari amici luterani, dovremo farcelo da soli.
Magari cominciando a giocare a calcio invece che a discutere di cose vuote e tristi.

28/06/2004- A come Fiorentina
Adesso che è finita bene, possiamo tutti dire -"Io l'avevo detto-.
Io no.
Io pensavo che non ce l'avrebbe fatta, la Fiorentina.
Tutto è sembrato andarle contro, prima l' inconsistenza della "rosa" nella prima parte, pagata dal solo Cavasin, poi lo spareggio col "miracolato" Perugia da affrontare senza il bomber Riganò.
Adesso è festa.
Ma una festa un po' triste.
Emiliano Mondonico, cuore viola, ha già avuto il benservito.
Il calcio d'oggi, triste e spietato, è fatto così.
C'è a chi piace, a me no di certo.
Sentimentalismo ?
Può essere, ma se lo fosse non mi spiacerebbe.
"Mondo" ha preso la Fiorentina e l'ha portata in A, se vi sembra poco pensate a quando la C1 era pià vicina del sesto posto...
Adesso si parla di nomi come Zoff e Zaccheroni, Mondonico prenderà la sua valigia (-"E' sempre pronta" dichiarò una volta ai tempi in cui allenava l'ultimo Torino felice) e se ne tornerà a Rivolta d'Adda.
Il suo "pezzo" pubblicato ne "Il colore viola", il libro di Limina uscito per celebrare la resurrezione della Fiorentina di Della Valle dall'inferno della C2, si chiudeva con queste profetiche ( a posteriori) parole :
-"Intanto aspetto una chiamata da Firenze, non sono vecchio e la polo viola è sempre nel cassetto.Ho due amici a Rivolta d'Adda che tiferanno sicuramente per me."
La chiamata è arrivata prima del previsto e gli amici che hanno tifato per lui e che continuano a farlo sono stati molti più di due, e non tutti risiedono a Rivolta d'Adda,
Lo sappia Della Valle.

27/06/2004- Europei 5


Non ci fosse da ridere, ci sarebbe da piangere.
O viceversa.
Siamo andati a casa, in buona e nutrita compagnia per la verità.
L'Italia del trio delle meraviglie ha battuto la Bulgaria al quarto minuto di recupero, quando non contava più nulla ai fini della qualificazione.
Sono andate avanti Svezia e Danimarca che, come avevano previsto i bookmakers inglesi hanno pareggiato la loro partita per 2-2, come era loro sufficiente.
Se ne sono sentite di simpatiche sulla questione "morale" sollevata da noi italiani.
A me personalmente ha dato fastidio solo la filippica apparsa sulla Gazzetta con la quale Elkjaer-Larsen e Nils Liedholm, "italiani" d'adozione, cercavano di convincerci che un accordo (palese o inconscio) non solo non ci sarebbe sarebbe stato di fatto, ma per la loro mentalità era semplicemente impossibile anche da concepire.
Qualche spirito di patata ha addirittura detto che "programmare e realizzare un 2-2" sarebbe stato " molto difficile, se non impossibile".
A me non sembrava: basta segnare due gol per uno, senza perdere il conto.
E così è stato, e, secondo me, è stato anche giusto.
Siamo stati noi italiani ad introdurre per primi nel calcio il concetto machiavellico del "fine che giustifica i mezzi" e stavolta, dopo molti casi a noi favorevoli (USA '94 ripescati, Corea-Giappone 2002 qualificati per la vittoria dell'Ecuador (?!) sulla Croazia...), abbiamo pescato il due di picche.
Molti hanno criticato addirittura l'operato di Valentin Ivanov, grande arbitro figlio di un grande centravanti, colpevole di un arbitraggio addirittura malevolo.
Il rigore di Materazzi su Berbatov (gran bel giocatore, Berbatov intendo...) mi è parso solare, e c'era anche quello su Cassano che però, prima ( e con lui Del Piero) si era tuffato in area.
Il colmo lo abbiamo raggiunto quando i nostri cronisti si sono indignati per un fuori gioco fischiato a Cassano tenuto in gioco da un difensore bulgaro rimasto precedentemente a terra, colpito in un'azione di gioco.
Nessuno ha detto che sarebbe stato bene che i nostri avessero interrotto l'azione da soli anzichè "mirare" la linea del difensore bulgaro per tenere in gioco gli attaccanti...
Comunque siamo a casa e l'Europeo non ci rimpiangerà, piagnoni e maleducati.
Con noi sono già i tedeschi, che ormai da tempo pagano un ricambio generazionale mai avvenuto, e che erano arrivati alla finale mondiale senza battere nessuna nazionale europea, fatto più unico che raro.
Stavolta li hanno fatti fuori le riserve della Repubblica Ceca, ma anche loro non lasciano troppi rimpianti.
Fuori subito anche gli spagnoli, come noi troppo condizionati dai grandi club e dalle bizze di campioni viziati.
Sono, per adesso, gli Europei delle sorprese.
Sorprese come la Grecia, allenata da Otto Rehagel tecnico fuori moda, capace di impallinare Portogallo e Francia e di fatto far fuori la Spagna.
Centravanti dei greci è un certo Angelos Charisteas, un nome non proprio facile da ricordare, che io comprerei di corsa.
A proposito di vetrina per il mercato, un altro greco, Seitaridis mi pare che si chiami, è stato fra i migliori.
L'ha già preso il Porto che non ha vinto la Scempionslig per caso.
Fra i campioni messi in vetrina hanno brillato molto le seconde linee: il nostro Cassano, unica nota lieta, e molto più di lui Wayne Rooney, il ceco Baros, l'olandese Robben, il danese Tomasson, il portiere olandese Van der Sar e quello portoghese Ricardo.
Secondo Platini il miglior giocatore del torneo sarebbe il portoghese Carvalho.
Mi fido.
Intanto la Francia, divenuta favoritissima dopo il crollo delle altre presunte nobili avversarie, è alle prese, dopo l'eliminazione per mano greca, con una crisi forse peggiore della nostra.
-"Dopo l'eliminazione ridevano"- ha detto Santini che si era preparato il futuro nel Tottenham epoteva guardare le cose con distacco.
Trezeguet ed Henry (i più deludenti) si sono preoccupati come prima cosa di trovare un jet-executive che li portasse in Costa Azzurra senza passare dal via, e Zidane ha una mezza idea di smettere, almeno con la nazionale che non è riuscito a tenere a galla con le sue magie.
La nostra crisi ci ha portato Lippi, sottratto alle passeggiate in pineta col nipote, quella francese promette Tigana o Blanc.
Lippi non risolverà nulla se il nostro calcio non cambierà registro, e non promette di farlo.
Carraro ha già dato tutte le colpe al Trap e non se ne andrà, il prossimo campionato sarà a venti squadre, ma già Gaucci frappone reclami e promette battaglia per evitare la retrocessione del Perugia.
Questo non depone bene, ed è solo l'inizio.
Intanto le semifinaliste saranno il Portogallo, che ha battuto l'Inghilterra in una partita bellissima (per chi l'ha vista), la Grecia, l'Olanda e la vincente fra Repubblica Ceca e Danimarca.
Ne riparleremo.

19/06/2004- Europei 4



L'avventura azzurra, adesso, è legata ad un filo sottile, intrecciato con le nostre possibilità di vittoria contro la Bulgaria, già matematicamente esclusa, e con la proverbiale sportività degli scandinavi.
Sulla seconda componente, io personalmente non farei troppo affidamento.
Adesso il Trap frigge.
La critica non gli perdonerà certe scelte relative alle sostituzioni che sono apparse, a tutti, perlomeno curiose.
Il clima attorno alla Nazionale non era molto ottimistico.
Il Trap si era preso la libertà di far spremere le meningi a tutti i principali "opinion-man" del calcio stampato e parlato, senza dare conferme. nè smentite e alla ha messo in campo una squadra bella ed equilibrata.
Il convento, per il centrocampo, passa solo fraticelli "da cerca" e sicuramente non c'è un Totti-bis, il Trap, presone atto aveva indovinato tutto.
Gattuso, Perrotta e Pirlo avrebbero goduto dell'aiuto di Del Piero e del sostegno di Panucci e Zambrotta per mettere in crisi gli scandinavi con un gioco rapido e incisivo adatto alla coppia d'attacco composta da Cassano e Vieri.
E' stata, per quarantacinque minuti almeno, l'Italia che sognavamo.
Cassano ha giocato tutti i palloni come gli comanda un estro fuori dal comune, Perrotta è stato un equilibratore perfetto, bravo davanti ad impostare e provvidenziale nei recuperi, Pirlo, teorico vice-Totti, ha dettato i ritmi ed i tempi del gioco azzurro che si è appoggiato su due stantuffi come Zambrotta e Panucci praticamente irresistibili.
Vieri ha sbagliato, poi ha sbagliato di nuovo Del Piero, poi di nuovo Vieri.
Infine, Cassano, su percussione di Panucci, ha segnato il gol del vantaggio che, colpevolmente non siamo riusciti a raddoppiare.
Progressivamente abbiamo arretrato, secondo disponibilità organica, quello che si definisce "baricentro del gioco" e gli svedesoni hanno potuto far valere nelle mischie la loro prestanza.
Il Trap ha tolto via, forse troppo presto, Cassano per Fiore e spedito del Piero più avanti a cercare improbabili fortune, Pirlo dopo un'ora di perfetta regia si è svuotato e non ha più tenuto un pallone.
Gattuso, forse per evitargli guai disciplinari, è stato rilevato da Favalli e piano, piano quella che fin lì pareva Vittorio Veneto si è trasformata nell'eterno Fort Apache.
Buffon ha parato il tiro del pareggio, poi, su una mischia, Ibrahimovic ha trovato una deviazione, forse casuale, e con quella il gol che potrebbe aver messo la parola fine al nostro Europeo.
Il giudizio sulla partita e sull'operato del Trap lo troverete, ben più autorevole del mio, su tutti i quotidiani sportivi, io vorrei solo dire che il nostro CT ha avuto il torto in questa sua avventura (forse l'ultima) al timone della squadra azzurra di confidare troppo in Francesco Totti.
Ieri con Totti in tribuna c'è stata la speranza di una squadra in crescita attorno a Pirlo, che (come saprete se siete del mio seguito) a me non entusiasma, e per un tempo si sono intravisti sprazzi di Del Piero, il chè, di questi tempi, ha del miracoloso.
Per dire della fiducia riposta nell'asso bianconero voglio raccontarvi un episodio.
Ho assistito alla partita su un "maxi-schermo" e mentre cercavo il posto con la partita iniziata già da qualche minuto, il regista ha inquadrato Del Piero ed uno svedesone che si squadravano minacciosamente.
-"Sputagli, almeno siamo a posto !"- ha consigliato un tribuno del tifo auspicando che, almeno da squalificato, il Trap lo escludesso.
"Pinturicchio", come per smentire tanta sfiducia, ad un certo punto ha addirittura fatto una "ruleta", ovvero il magico gioco di gambe che Zidane, da bambino, imparò dal fratello.
Svanita quella "ruleta" ci è rimasta la "roulette" della qualificazione.
Una "roulette bulgara" sperando che non assomigli troppo a quella russa.

17/06/2004- Europei 3
La foto di Totti-lama ha già fatto il giro del cyberspazio.
L'UEFA, solitamente meno cialtrona della casa madre FIFA, ha comminato tre-giornate-tre di squalifica a "capitan-coatto", nonostante fossero arrivati subito dall'Italia (ovviamente a spese della comunità...) due avvocati "di Andreotti".
Non credo che fossero specialisti in sputi, nessuna fra le molte "querelle" giudiziarie del senatore a vita mi risulta fosse mai stata questione di sputi, casomai di baci.
Comunque la linea difensiva ideata dai due avvocati non mi era parsa, da subito, convincente.
"Totti era stato provocato" e "Lo sputo non era andato a segno" erano i capisaldi dietro i quali si arroccava la nostra parte.
Per un simile sfoggio di perizia forense mi sembra non fosse il caso di scomodare professionisti addirittura dalla madre Patria, oltretutto c'è da sperare che Totti, che ha mancato con uno sputo un danese da trenta centimetri scarsi, non venga eventualmente inserito fra i cinque rigoristi.
Adesso c'è da sperare che i due principi del foro non decidano di appellarsi.
C'è, infatti, un illustre precedente sempre legato ad un ex calciatore romanista, il difensore brasiliano Antonio Carlos Zago, che una volta sputazzò un portoghese.
L'UEFA gli dette qualche giornata (due o tre), la Roma, ovviamente, frappose reclamo e l'UEFA, in appello, gli affibbiò una giornata in più.
Questo, se i principi del foro non se lo ricordassero, glielo dico io.
E gratis.
Arrivederci a presto.

15/06/2004- Europei 2
Ho in testa solo lei...

L'Italia, attesissima, ha esordito.
E' andata bene, nonostante le ardite dissertazioni del mitico Sandreani secondo il quale gli azzurri sarebbero stati "anche condizionati dal gran caldo", osservazione che avrebbe goduto di maggior credito se avessimo affrontato l'Egitto invece della Danimarca.
L'arbitro spagnolo, Gonzales si chiamava, si è dimostrato un buon amico, anche discreto nelle sue costanti attenzioni.
Questa benevolenza si è manifestata mandando a spigare due volte John Dahl Tomasson, che, abituatosi al Milan, aveva cercato due rigori teorici.
La seconda volta il direttore di gara ha anche testato la vista del milanista che si fingeva indignato chiedendogli di che colore fosse il cartellino che gli stava mostrando, e il centravanti di riserva del Cavaliere si è ridotto a più miti consigli.
Ma soprattutto lo spagnolo ha mostrato di guardarci di buon occhio quando, all'ultimissimo pallone, ha solo ammonito Totti autore di un demenziale intervento su un danesone, intervento che non sarebbe stato iniquo giudicare da espulsione diretta.
Grazie alle amichevoli attenzioni arbitrali, ad un doppio miracolo di Buffon, ed alla cronica stitichezza offensiva dei danesi, abbiamo dunque salvato le corna, dando tuttavia una penosa misura delle nostre capacità.
La nostra squadra è apparsa poco tonica, per non dire sfibrata.
Del Piero non l'ha quasi mai vista e la cosa più preoccuoante è lo sguardo di questo ragazzo dopo ogni sbaglio, che è quello di chi dubita della sua fortuna.
La posizione occupata da "Pinturicchio" è comunque ingrata in quanto è un ruolo nel quale non puoi nasconderti dietro qualche passaggetto laterale.
Nel ruolo disegnato nei nostri schemi per la "spalla" di Vieri vale la regola "scendere o predicare": quel pulpito non tollera celebranti dislessici.
Gli inciampi di Del Piero non sono stati l'unico problema.
Vieri, a parte una torsione vincente con un colpo di testa salvato dal portiere danese, non si è visto per l'intera ripresa, Totti ha avuto solo un paio di spunti degni della sua classe e si è inguaiato con quel cartellino giallo, davvero stupido.
Perrotta e Zanetti hanno cantato e portato la croce, anzi, a pensarci bene più la seconda che ho detto, Zambrotta ha avuto i suoi grattacapi a limitare il suo avversario per avere modo di sostenere l'attacco, idem va detto di Camoranesi e Panucci.
Poco o nulla è accaduto con l'ingresso di Gattuso, Cassano e Fiore.
Qualche spiritoso aveva subito parlato della Danimarca come dell'avversaria più tosta, a costoro la Svezia ha risposto in serata con il 5-0 alla Bulgaria che avrà spero ricordato a questi disattenti sacerdoti del tempio come con i gialloblu abbiamo sempre sofferto.
Adesso per il povero Trap intonano il "Radames discolpati !"
Il nostro gioco sparagnino e, apparentemente, asfittico è connaturato con la nostra visione punitiva del gioco del calcio, che per noi è sempre sofferenza, mai gioia.
L'Italia, per tradizione, poggia su una difesa solida, un grande portiere e poi i solisti dell'attacco.
Ieri i nomi erano quelli di Albertosi, Burgnich, Rosato, Rivera, Boninsegna , Riva, oppure Zoff, Gentile, Scirea, Cabrini, Tardelli, Rossi, Antognoni, oggi ci sono Buffon, Cannavaro, Nesta, Del Piero, Vieri e Totti.
Se gli attaccanti sono quelli visti ieri le nostre ambizioni non sono sostanziate che dalla nostra tradizione e non credo che basti.
Gilardino, come è triste consuetudine, è già rimpianto.
Se Del Piero (o Cassano al suo posto) non offre uno standard adeguato al ruolo, resta la sempiterna opzione "all'italiana" con l'inserimento di Gattuso e l'avanzamento di Camoranesi o di Fiore al suo posto.
Ma questa è tattica, materia da tecnici, noi che non lo siamo apprestiamoci ad una sera di onesta sofferenza contro la Svezia.
E speriamo bene.

14/06/2004- Europei 1
England Rule !

La faccia migliore del ...Regno Unito.



Zidane

Sono cominciati gli Europei.
Il Portogallo, favorita d'obbligo come squadra ospitante, ha subito capito che non sarà una passeggiata: una Grecia pratica e spietata gli ha tolto ogni illusione che le derivasse da diritti di nascita o censo.
Otto Rehagel, vecchio "feldmaresciallo" del calcio tedesco e frequentatore assiduo di panchine non proprio facili ha impallinato Scolari che farà bene a capire alla svelta che il Mondiale di Corea era un'altra cosa.
E forse anche il Brasile.
La Spagna ha battuto la Russia e Croazia e Svizzera hanio annoiato chi le ha viste in TV e fatto rimpiangere gli scudi spesi per il biglietto a chi ha avuto la sfortuna di pagarlo.
Ieri sera, dopo questa partenza moscia sul piano del gioco e delel emozioni, il torneo ha avuto un'impennata .
La Francia ha continuato da dove si era interotta quattro anni fa.
Contro l'Inghilterra era sotto di un gol al 90° già scoccato, esattamente come contro di noi nella finale olandese, quando, in un ripiegamento difensivo il centravanti Heskey ha stolidamente spianato un francese, là dove è meglio evitarlo.
Zidane ha fatto in modo che gli inglesi avessero a pentirsene e poco dopo ha anche avuto modo di trasformare un rigore e quindi di portare la Francia alla vittoria.
L'epilogo emozionane e pirotecnico ha emendato uno spettacolo non proprio eccezionale.
Due squadre toste si sono affrontate annientandosi, ma onestà impone di dire che la Francia, anche quando era sotto ha dimostrato un gioco superiore a quello britannico.
Gli inglesi, a mio avviso non troppo ben condotti da un Eriksson che resta pur sempre "er pennica" dei giorni laziali, hanno messo in mostra un centravanti dalla potenza e dalla combattività impressionanti, il giovanissimo Wayne Rooney, cui nè Beckham, nè tantomeno Owen, sono stati capaci di dare una mano.
Beckham ha addirittura sbagliato il rigore del raddoppio e della (probabile) vittoria, in questo caso omonima della celebre consorte.
Nonostante la latitanza dei celebri compari questo ragazzone ha fatto vedere spesso i sorci verdi a Thuram & soci.
La sfida delle panchine l'ha vinta alla grande Jacques Santini, che fra i suoi pregi ha anche quello di menar buono, ma che ieri ha soprattutto indovinato i cambi in maniera non clamorosa ma evidente per chi ha visto la partita.
Comunque vada a finire l'Europeo, Santini, uomo pratico, si è già assicurato il futuro firmando un sontuoso contratto con il Tottenham e la faccenda aveva mandato in bestia il presidente della FFF, monsieur Simonet, che voleva licenziarlo in tronco per "lesa grandeur".
La sua panchina era stata salvata "sub iudice" dall'intervento di Platini
Anche da calciatore, Jacques Santini era un uomo "pratico", un uomo "di quantità",
nel Saint Etienne, che sfiorò la gloria europea, era "l'uomo di fatica".
Clamoroso, quindi, il fatto che la sua panchina sia stata salvata dalle parole di Platini, prima della sfida di ieri, e dalle opere di Zidane, dopo; due calciatori tanto diversi da lui e dalla sua onesta "vita da mediano".

10/06/2004- PENSIERI E PAROLE
Il Cavaliere non ce l'ha fatta.
Nonostante gli sforzi e la sua naturale ritrosia, ha dovuto dirlo : è stato lui a "dare il via" all'operazione che ha portato alla liberazione dei tre ostaggi italiani.
Il generale Sanchez, comandante in capo delle truppe americane nella zona di operazioni, deve ringraziare il cielo, è stato più fortunato di "Ike" Eisenhower che, giusto sessant'anni fa, dovette fare tutto da solo in Normandia.
Chissà se il generale Ricardo Sanchez ha salutato il successo dei suoi "commando" con una capriola.
Era solito farlo, dopo un gol, il suo omonimo Hugo, centravanti tutt'altro che scarso del Real Madrid.
La globalizzzione ha effetto anche sui nomi dei comandanti : una volta i generali americani si chiamavano Bradley, Patton, Clark, Eisenhower, Marshall, Mc Arthur, all'epoca uno che si chiamasse Sanchez a West Point poteva fare al massimo il cuoco.



Cambiamo discorso.

Gliardino


L'Under 21 di Claudio Gentile (ancora in splendida forma fisica) si è laureata Campione d'Europa battendo con un (troppo ?) rotondo 3-0 la Serbia Montenegro.
Gilardino con i suoi gol puntuali autorizza già rimpianti.
Nella nostra tradizione calcistica non manca mai una scelta del genere.
Nel 1966 Edmondo Fabbri andò incontro alla sua Corea portando in Inghilterra "in gita premio", fuori cioè dalla lista dei "22" calciatori utilizzabili, un giovane lombardo di nome Luigi Riva.
Nel 1970 Pietro Anastasi, centravanti titolare, dovette rinunciare al Messico "last minute" per una banalissima ernia, al suo posto furono convocati ("per non scontentare nessuno"- si disse) Boninsegna e Prati.
Scontentarono Lodetti, che non c'entrava nulla, e che fu rimandato a casa fra polemiche al napalm.
Addirittura emblematica la vicenda di Paolo Rossi.
Nel 1978 partì per il Mundial argentino come riserva, e divenne titolare a furor di popolo e di stampa; quattro anni dopo, al rientro da ventiquattro mesi di squalifica per il "totonero", andò in Spagna da titolare, mentre Pruzzo, capocannoniere allora come Gilardino oggi , restò a casa.
E stavolta la stampa e l'opinione pubblica nulla poterono contro la testardaggine (a posteriori, definita da alcuni "benedetta") di Bearzot.
Potrei continuare con l'esclusione ancora di Pruzzo, ancora capocannoniere, dal Mundial messicano dell''86, o l'impiego di Signori (capocannoniere egli pure) da mediano ai Mondiali USA .
Penso che possa bastare.
Gilardino avrà tempo.


Cambiamo ancora.
A meno di correzioni relativistiche la Fiorentina dovrebbe disputare gli spareggi per la Serie A.
Alcuni "mullah" del tifo viola sembrano certi del felice esito del doppio confronto contro il Perugia.
Costoro, al cospetto dei quali l'ayatollah Khomeini appare un qualunquista, non mi trovano consenziente nei confronti di cotanto ottimismo.
Riganò, oltretutto, ha la bua e potrebbe mancare almeno in una, se non addirittura in entrambe le partite.
Il Perugia, oltretutto, è squadra di caratura superiore a quella viola che, secondo il mio modesto, ma anche onesto, parere ha fatto il massimo che io mi aspettavo potesse fare.
L'avevo scritto che sarei stato contento di una squadra in grado di fare lo sprint per la Serie A, quindi non posso storcere la bocca per uno spareggio.
Alcuni dei più titolati "mullah" viola, fra i quali il celebre orologiaio Lucchesi, dicono di sperare nella possibilità ( amio avviso oggettivamente "omeopatica") che la Fiorentina possa addirittura passare direttamente alla Serie A.
Vedremo presto.
Le mie (relative) speranze sono fondate sul fatto che il Perugia è con "l'arma al piede" da quasi un mese ed in queste sfide la concentrazione è l'arma vincente: raramente la squadra che è più presente "in spirito" esce sconfitta da queste sfide nelle quali i valori "sulla carta" lasciano il tempo che trovano.

07/06/2004- "Tu sai chi" & altre storie...
Presto anche il velo che cela gli ultimi nomi delle prossime partecipanti al nostro massimo campionato di calcio si squarcerà e conosceremo chi fra Messina, Atalanta, Fiorentina e Perugia, ne sarà escluso.
Per adesso conosciamo i nomi di diciassette elette e, a meno che la mannaia della Giustizia (?) Sportiva non ne decapiti qualcuna, che ad altre venga negata l'iscrizione al campionato e che il Katanga non finanzi una missione spaziale su Giove, non sono previste sorprese di sorta.
"Colui che non si nomina", o "Tu sai chi" come viene definito nella saga di Harry Potter, aleggia anche in questa fase : il Messina, infatti sembra legato a filo doppio con l'augusto personaggio, da tempo considerato signore e padrone delle vicende calcistiche italiane.
Questa sorta di via di mezzo fra Dart Fener e Lord Voldemort applicato all'arte del pallone, questo ineffabile tessitore di fortune e disgrazie ("Picchio" De Sisti docet) legate al calcio ed ai suoi mestieri, sembra destinato a ricoprire un ruolo sempre più preponderante nelle nostre domenicali faccende.
La GEA, questa nuova "Spectre" frequentatrice di Palazzi e Sacrestie calcistiche ha disegnato il nuovo campionato a venti squadre facendolo benedire da Richelieu Galliani, e, sempre dicono, avrebbe anche disposto che la Fiorentina venisse da subito reintegrata nella massima serie : "Custa l'on ca custa" per dirla in piemontese che dovrebbe essere ormai la seconda lingua per l'Innominato.
Dalle mie parti circola la voce che l'arbitro di Catania-Fiorentina abbia ammesso in "camera caritatis" di essersi vergognato del rigore fischiato pro-Viola, e , sette giorni dopo, un altro rigore ha spianato alla Fiorentina la strada dello spareggio contro il Perugia.
Non ricordo, voglio essere sincero, una simile benevolenza per i colori calcistici di Firenze da parte degli arbitri.
Non so se l'arbitro di Fiorentina-Torino, da solo con sè stesso, abbia anche lui provato vergogna per il suo operato, l'importante sarebbe che anche negli spareggi ci mandassero un arbitro che non si vergogna.
O che almeno si vergogni dopo.

04/06/2004- QUESTIONE DI SFIGA


cornetto
"Sbaglio pronostici perchè ne faccio" era solito dire Gianni Brera a chi gli rinfacciava certe previsioni poi smentite.
Anch'io.
Quest'anno, addirittura, avevo previsto lo scudetto all'Inter.
Figurarsi.
Il pronostico tuttavia più sbagliato lo feci anni fa ai miei amici "lazziali", il giorno in cui fu annunciata la cessione di Vieri dalla Lazio, appunto, all'Inter.
La squadra biancazzurra aveva appena perduto uno scudetto incredibile per opera del Milan che sarebbe stato definito "di Zaccheroni" a partire dal giorno in cui cominciò a perdere.
- "Domenica" - pontificai carognescamente - "avete finito di perdere lo scudetto di quest'anno...oggi - continuai riferendomi alla cessione del bomber della Nazionale - " avete cominciato a perdere quello dell'anno prossimo !"
Sbagliavo.
Christian Vieri, in arte "Bobo" come il padre, emulo di Sivori nei primi anni '70, non avrebbe mai vinto nulla in cinque anni di Inter (mal comune sulla sponda nerazzurra) mentre la Lazio si sarebbe laureata Campione d'Italia appena dodici mesi dopo, quando il Perugia le avrebbe reso, contro la Juve, quello che le aveva appena tolto con il Milan.
Il mio "romologo" di riferimento mi ha anche fatto notare che la Lazio vinse quello scudetto con una coppia d'attacco composta da Salas e Inzaghi, gente da sei-sette gol (in due) a Campionato !
Non solo, ma due anni dopo, Vieri e la sua compagnia di ventura riuscirono ad atomizzare il 5 maggio 2002 uno scudetto stravinto e dove ?
Ma proprio all'Olimpico !
E contro chi ?
Ma proprio contro la Lazio che, addirittura, giocò contro il suo pubblico e vinse, dicono le malelingue, perchè nessuno aveva avvertito il "lazziale" Poborsky, "ceko", che dovevano perdere e l'interista Gresko, "slovacco", che invece dovevano giocare a pallone e non a "palla prigioniera".
Questa è stata solo la prima e la più clamorosa delle disgrazie capitate all'Inter da quando Vieri, le rare volte che non ha da far di meglio, ne veste la gloriosa maglia.
Derby persi a coppie (anche per 0-6), motoscooter lanciati dal terzo anello, semifinali di Scempionslig giocate contro il Milan e concluse con l'eliminazione per la regola del gol fuori casa che vale doppio.
Acquisti sballati e cessioni (Seedorf, Pirlo) ancora peggio addolcite solo dal fatto che a goderne sono stati gli amati cugini.
Ecco quindi che è necessario trascendere, che la razionalità non spiega più.
Bobo Vieri porta sfiga.
Dite di no ?
Siamo nel 2004, certe cose sono retaggio dell'oscurantismo medievale, d'accordo, ma "Bobo" Vieri ha pur sempre giocato una stagione nella Juve vincendo lo scudetto e perdendo la prima finale di scempionslig del "filotto" di Lippi.
Da allora ha giocato nell'Atletico Madrid, nella Lazio e cinque anni nell'Inter senza vincere nulla, anzi per essere precisi "nada de nada".
In compenso ha fatto la fortuna di una velina ed ha fatto cacciare almeno tre allenatori.
Adesso pare che Bobo tornerà alla Juve.
Potrebbe ricordarci , per dirla come Lippi , che " A Torino quando ho vinto lo scudetto, ho perso la Scempionslig..." , ma non credo che lo farà.
Se andrà davvero alla corte di Capello e della "triade" non credo che i tifosi interisti si stracceranno le vesti, nè si potrà dire che Moggi ha fatto la consueta "drittata" di mercato perchè magari ha ricomprato il centravanti della Nazionale più vecchio, e quindi maturo ( o marcio ?) di sette anni, magari lo ha pagato anche il triplo di quando lo vendette, ma non ci sarebbe problema.
Va tutto bene, se lo fa Lucky Luciano.
Ma è bene ricordare che a tutto c'è rimedio, fuorchè alla sfiga.
Se "Macumba" Vieri manterrà in questo campo quanto promette ci divertiremo tutti.
O quasi.

03/06/2004- TRENT'ANNI (E QUASI UN MESE) DOPO...



Sono passati trent'anni e 24 giorni da quel 12 maggio 1974.
Quella lontana domenica Giorgio Chinaglia, centravanti e molte altre cose di quella Lazio e di tutte, trasformò il rigore della vittoria sul Foggia e sancì matematicamente, con una giornata d'anticipo, la conquista dello scudetto da parte della "prima società di Roma".
Raramente uno scudetto è stato vinto (lontano dall'asse Juve-Milano) con così poco sostegno "morale" da parte dei tifosi "neutrali", mai una società da poco promossa dalla Serie B attirò su di sè altrettante antipatie in così poco tempo.
Perchè veramente "quella" Lazio venne osteggiata in tutti i modi possibili.
Mai, credo di poterlo affermare senza tema di smentita, una squadra ha calamitato su di sè tante cattiverie, tanti veleni, tante insinuazioni, non solo da parte della stampa sportiva, ma anche da parte di intellettuali e studiosi del costume sociale di solito garanzia di equilibrio, come Pier Paolo Pasolini.
Quella Lazio "fascista" vinse uno scudetto a suo modo unico, guidata da un allenatore, Tommaso Maestrelli, cui la sorte non avrebbe dato la possibilità di ripetersi. Un'avventura "bella e impossibile" della quale solo oggi, dopo trent'anni, è possibile cogliere in pieno il fascino ed il valore.

Leggi la storia della Lazio di maestrelli

31/05/2004- Pensieri e parole
La settimana di fine maggio, un mese bellissimo.
Il 30 maggio io compio gli anni , mi accade ogni anno : è un'abitudine.
Quest'anno è stata una settimana diversa, dal punto di vista calcistico e sportivo, brutta, come purtroppo accade da tempo, per quanto riguarda faccende molto più serie e gravi.
Facciamo l'inventario.
Prima la botta di Albertosi.
Il vecchio "Ricky" che, d'improvviso, sembra scendere dalla giostra.
Il fiato sospeso in attesa del colpo di reni come quella notte all'Azteca, la triste consapevolezza che perfino lui potesse non farcela, che questo tiro della sorte poteva sfuggirgli dalle mani.
Poi la morte di Umberto Agnelli, un altro signore dello sport che se ne va.
Il "bon ton" abdica pian piano alla generazione dei Berlusca, dei Galliani, dei Moggi, dei Giraudo.
La signorilità, ormai, è patrimonio del solo Moratti, eterno "Will Coyote", ma di classe.
Umberto Agnelli, meno famoso del fratello Gianni, e meno passionale, ha rappresentato una certa Juventus, quella dello stile, la cosiddetta "Fidanzata d'Italia".
Ne era divenuto Presidente (con la "P" maiuscola") appena 22enne: sarebbe stato lui a portare in Italia John Charles e Sivori, assi di una Juve leggendaria, eppure quella Juve è sempre stata legata all'immagine ed al nome del fratello Gianni, "l'Avvocato".
Era anche stato Presidente della Federcalcio, ma lo sapevano in pochi, molti sono convinti che quella carica l'avesse rivestita Gianni.
Era il suo destino, vivere nell'ombra del fratello maggiore, essere "il fratello dell'Avvocato".
Curioso come certi avvenimenti si colleghino l'uno con l'altro , come in un puzzle.
Contemporaneamente all'addio di Umberto Agnelli, la Juve ha celebrato un ritorno clamoroso.
Trentaquattro anni dopo il suo approdo a Torino come giovane calciatore, Fabio Capello vi torna come "conducator".
A febbraio con il mento volitivo e l'occhio dardeggiante aveva dichiarato :
-"Non allenerò mai la Juventus, la mia è una scelta di vita"-
Le scelte di vita a qualche milione di Euri (plurale) l'anno comportano elasticità mentale e "il generale", da tempo preoccupato per la situazione debitoria della Roma, ha preferito dare dimostrazione di adattabilità, scegliendo di prendere meno, ma riscuotere di sicuro, anzichè confermare la sua idiosincrasia ai colori bianconeri.
Ai tempi di Umberto Agnelli, o di Boniperti, un tecnico che avesse dichiarato qualcosa di simile su un quotidiano nazionale per vedere la Juve avrebbe dovuto pagare il biglietto, adesso gli eredi lo hanno messo sotto contratto.
"O tempora o mores"
I tifosi giallorossi l'hanno presa male.
Per me, lo sapete, sbagliano.
Un allenatore, è mia personale convinzione, in una grande squadra incide in positivo, al più, per il 10%, mentre l'influenza negativa può essere totale.
Capello, nella gestione dello spogliatoio romanista, almeno a quanto sentiamo dire a posteriori sui rapporti fra Emerson, Totti & C., non mi sembra abbia brillato.
Adesso che è bianconero, con Moggi, Giraudo e Bettega completa un poker perfetto.
Ci fosse la Scempionslig del "savoir faire", della modestia e della signorilità non ci sarebbe partita.
Pare, addirittura, che Capello abbia caldeggiato il ritorno di Davids in bianconero: se dovesse avvenire una cosa simile la Benemerita potrebbe vedere insidiato il proprio consolidato primato nelle barzellette, che andrebbe meritatamente alla dirigenza juventina.
Comunque con la scomparsa di Umberto Agnelli e l'arrivo di Capello c'è stata una staffetta vera e propria: lo stile e l'eleganza di un tempo hanno lasciato definitivamente il posto all'arrogante logica dei nuovi ricchi.
Qualcuno, tuttavia, ha davvero reso omaggio ad Umberto Agnelli.
E' stata la Ferrari, che, con Schumacher e Barrichello, ha dato una severa lezione ai beceri che dopo la sconfitta nel "toboga" monegasco, avevano ridato fiato alle trombe del dissenso.
Briatore, un Capello a quattro ruote, aveva lasciato capire che la festa era finita e che da dopo il trionfo di Trulli in poii, sulla roulette del Mondiale sarebbe uscito meno frequentemente il rosso.
Non l'ha proprio indovinata in pieno, ma c'è andato vicino: in fondo una doppietta ed un ritardo da misurare con la sveglia non sono la fine del mondo.
Solo quella del Mondiale.
Chiudo questa disamina a volo d'uccello, con una chiosa sul Giro e su Cunego, "Bastardo e ignorante" come l'ha definito Gilberto Simoni dopo la tappa di venerdì.
E' giovane, è straripante, ha vinto un giro d'Italia non "da capitano" designato, e lo ha vinto alla grande come sempre accade in questi casi.
Prima di lui, mi viene in mente, c'erano riusciti in diversi.
Su tutti ne voglio ricordare due : Coppi, su Bartali, Bertoglio, su Battaglin.
A quale Fausto assomiglierà questo Cunego "bastardo e ignorante" ?

26/05/2004- La Coppa dei Campioni
Porto Campeao

Foto da www.sportal.it



Una finale di Coppa Campioni è pur sempre un evento.
Lo scorso anno se la contesero (senza entusiasmare) Juventus e Milan, vale a dire due dei club con più quarti di nobiltà, all'Old Trafford di Manchester.
Stavolta si sono affrontate Porto e Monaco, squadre abbastanza periferiche, e si è giocato a Gelsenkirchen, città tedesca di provincia.
Per "attizzare" il pubblico italiano, la finale è stata caricata con la notizia che Didier Deschamps, allenatore del Monaco, sarà il nuovo inquilino della panchina bianconera per la stagione prossima ventura.
Gli esiti della finale sono stati evidenti.
Una partita considerata equilibrata sulla carta, sull'erba ha espresso una netta disparità di valori.
La mia simpatia andava ai "plebei" portoghesi, contro Principi e Principesse assisi in tribuna con sciarpe griffate col simbolo di casa Grimaldi.
"Os Tripeiros", così si chiamano gli abitanti di Porto per l'abitudine nata ai tempi delle colonie di cucinare le interiora degli animali la cui carne era destinata ad essere salata e imbarcata sulle navi, hanno fatto simpatica caciara sulle tribune, e sul campo "Os Dragoes" hanno imposto i diritti della classe e della tradizione ai francesi.
Il tre a zero finale non ammette repliche : Carlos Alberto, Deco e Aleinitchev hanno fatto secchi i monegaschi, apparsi decisamente sopravvalutati.
Tatticamente la sfida fra le panchine è rimasta in bilico fino al gol del vantaggio portoghese, poi, Deschamps è andato a scuola di contropiede, materia indigesta per i francesi.
Alla fine il tecnico portoghese, Mourinho, è stato impalmato come nuovo unto del calcio Mondiale, l'impressione è che gli abbia dato una mano il suo dirimpettaio quando ha scelto di sostituire l'infortunato Giuly, con il croato Prso, sbilanciando nettamente la squadra che è sembrata pencolare in avanti.
L'anno prossimo, comunque, Mourinho andrà a prendersi le sterline di Abramovich al Chelsea, per adesso ha messo in fila un imbarazzante (per gli altri) striscia di successi : in due anni ha conquistato tutti i trofei cui ha partecipato, fatta eccezione per la sconfitta col Milan in Super Coppa Europea.
Perdere col Milan, quest'anno, è stato mal comune, senza gaudio, pertanto il Porto entra di diritto nel Gotha del calcio Mondiale e, al posto di Mourinho, sulla panchina dei Dragoes siederà, secondo le voci più accreditate, Gigi Del Neri.
In questo valzer delle panchine non rimarrà forse deluso neppure Deschamps: Madama Juventus ha un debole per chi perde le finali di Coppa Campioni: Lippi si è fermato a quota tre e le buone abitudini vanno coltivate.

25/05/2004- IL PUNTO


foto da www.sportal.it



NOVITA' : per la "par condicio" ricevo da parte del capo dei "lazziali" e volentieri pubblico una poesiola che, intuisco, potrebbe velatamente essere dedicata ai cugini giallorossi.
Ma non ne sono sicuro. clicca qui per leggerla (solo se "lazziale" o adulto e consenziente)



In attesa degli Europei, con l'antipasto della finale di Scempionslig da vivere in veste di guardoni, ci resta solo la Serie B.
Una serie B che ha regalato un Fiorentina-Napoli da grandi ricordi, in un presente travagliato per entrambe.
Ha vinto la viola, senza entusiasmare.
Meglio così: quella di domenica era la quarantatreesima giornata di un campionato dalla durata assurda, ne restano ancora tre. Entusiasmare a questo punto sarebbe impossibile, già è molto non essere schiattati, come potrebbe l'Atalanta.
Speriamo.
La posizione innominabile che concede la possibilità di giocare col Perugia e permettere quindi ad uno come Ariatti di poter un giorno raccontare ai nipoti di aver perso uno spareggio per la serie A, è raggiunta. Restano, salvo calcoli errati, ancora tre giornate : Catania in trasferta, Torino in casa e Cagliari ancora in trasferta.
L'ultima giornata al Sant'Elia suscita in qualcuno spiacevolissimi brividi.
Personalmente tocco ferro.
Non avevo chiesto di più a questa Fiorentina di transizione, il fatto che sia ancora in lotta a così poco dalla fine mi appaga.
Adesso, come in ogni volata che si rispetti la "ruota giusta" è importante, ma soprattutto conteranno le gambe ed il coraggio.
In bocca al lupo.

Il Direttore

21/05/2004- INCONTRO COL MAESTRO

E' un po' come l'araba fenice: "che ci sia (il maestro) ognun lo dice, dove sia (quasi) nessun lo sa".
Io, per esempio, lo so.
E' come un leone del Serengeti, basta conoscerne le abitudini e non mettersi sottovento.
Il maestro, anzi, pardon, il Maestro, nel suo ossessivo tentativo di sfuggire al contatto con i suoi simili biologici, prende il treno alle 6,21, anzichè, come agevolmente potrebbe fare, almeno un'ora dopo.
Scruta ansiosamente i finestrini illuminati, sceglie la carrozza che gli appare vuota, sale per ultimo, in modo da evitare il rischio che qualcuno gli si sieda accanto, poggia lo zaino dal quale estrae un libro, e si immerge nella lettura.
Questo gli accade di solito, quando non trova me.
Ieri, per esempio, arrivando alla sua fermata, ho opportunamente cambiato posto mettendomi dalla parte opposta a quella del marciapiede dove lui stava fiutando l'aria, in modo che vedesse una rassicurante sequenza di finestrini vuoti.
Poi ho scelto un sedile che fosse invisibile anche dalla piattaforma ed ho atteso che varcasse la porta.
Quando l'ho bloccato era, per lui, troppo tardi.
Aveva gli occhi dell'uomo perduto.
Ha tentato di estrarre un libro ("Il fucile da caccia" di Inoue Yasushi) e forse ha avuto rimorso di non avere portato seco lo strumento che dava il titolo all'opera, col quale farsi strada verso un posto tranquillo per leggere.
Ma il Maestro, sa perdere.
Circondato da forze preponderanti ha fatto buon viso ad un gioco per lui inaccettabile: interloquire con un suo simile, anzichè dedicarsi alla bramata opera.
"Un libro fantastico di un autore fantastico, beati i francesi che conoscono la letteratura giapponese e coreana !" - ha esordito.
"Beati i francesi, agli Europei, perchè hanno Zidane e Trezeguet che si è riposato alla Juve..."- volevo infierire.
Le ha tentate di tutte.
Ad un certo punto ha cercato di darmi in pasto una terza pagina di Repubblica che parlava di Alvaro Mutis ( "Il più grande scrittore del secolo...." - ha cercato di blandirmi).
Non ho mollato la presa e, per una ventina di minuti, ha dovuto parlare con me, il "Fucile da caccia" riposto nello zainetto, magari con la voglia di un Kalashnikhov AK47.
Come sempre è stata un'esperienza "flashante".
Dopo le nostre elucubrazioni (quasi tutte sue, devo dire) abbiamo convenuto che i mali della Fiorentina sono dovuti al fatto che Dante aveva messo all'Inferno Bonifacio VIII e per il viscerale anticlericalismo della città di Firenze.
Per fortuna, non ci ascoltava nessuno.
Siamo scesi a Santa Maria Novella e gli ho tolto anche la speranza di libertà che lui basava sul fatto che io, come le altre volte che lo avevo sorpreso, fossi diretto a Roma.
Abbiamo fatto uno dei suoi itinerari mattutini ("Sento il caldo delle camere..." - mi ha detto passando nel cuore del mercato di San Lorenzo "E mi piace sapere rispondere alla domanda 'chi fur li maggior tui' " - mi dice passando davanti alle Cappelle Medicee... ).
"Qui dietro c'è un cenacolo del Perugino. Da mozzare il fiato, suoni il campanello e ti aprono, facci un salto." - mi aveva detto quando stavamo per entrare in Via dell'Ariento.
"Via Faenza ? Guai, quà c'è più umanità. Dovevi vedere quando il Senegal vinceva le partite ai Mondiali...E d'inverno è ancora meglio.".
Siamo arrivati, mentre mi parla di Padre Ximenes e del suo osservatorio.
Per liberarsi di me e ritrovare la sua dimensione di asceta culturale mi paga anche la Repubblica.
"Leggi L.A. Confidential" - mi dice indicando il ponderoso tomo con cui ci omaggia il giornale preferito da Berlusconi .
"Ti devo un Euro..." - constato.
"Diglielo anche ai 'lazziali' di leggere... - aggiunge mentre si allontana con il passo da impala.
Glielo dirò Maestro, ma intanto diglielo tu. LA PAGINA DEL MAESTRO - CONSIGLI PER USCIRE DALL'ABBRUTIMENTO

18/05/2004- La palla di Apollo
"Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo
e tutti i pesci vennero a galla
per vedere quant'era bella la palla di Apelle, figlio di Apollo,
fatta di pelle di pollo."





La nostra figura di pesci l'abbiamo fatta anche quest'anno.
Il calcio ha chiuso in bellezza il suo circo delle pulci, fatto di illusione più che di realtà.
Il Perugia di Mangiafuoco Gaucci che qualche settimana fa sembrava condannato dal campo a dal suo presidente-padrone intenzionato a "faje vede a Carraro che nun semo come Cristo" e ritirare la squadra, giocherà lo spareggio per restare in Serie A.
Noi pesci faremo finta di non accorgerci che il Perugia, dopo aver perso in casa con l'Inter, ha battuto la Juventus al Curi e la Roma a Palermo, ovvero la terza e la seconda del Campionato.
Faremo, come l'Empoli, finta che sia regolare che la Juve perda in casa col Lecce, facendosi pestare come una stuoia, e che a Perugia le venga schierato contro Gheddafi Jr che ha una partecipazione societaria tutt'altro che trascurabile nella società bianconera attraverso i capitali libici "illo tempore" andati a rimpolpare la FIAT .
Adesso la palla di Apollo tornerà in soffitta per qualche mesata.
Ci sono gli Europei, per i quali c'è da sperare che l'UEFA si comporti, come è solita fare, in maniera meno becera di quanto è solita fare la FIFA che non guarda in faccia nessuno pur di far arrivare in semifinale una Corea.
Il mercato dei sogni calcistici si preannuncia loffo o doloroso addirittura.
A Madrid vendono già le magliette di Totti "galactico", non altrettanto accade per Emerson e Samuel, che tuttavia paiono già alienati.
Stam è già del Milan e noi faremo finta che non lo fosse già da mesi, cioè da quando il regolamento proibiva espressamente le trattative.
Noi pesci aspetteremo il prossimo richiamo per vedere un'Inter ancora più bella sulla carta, una Juve di nuovo granitica, un Milan stellare più irresistibile ancora.
Sperando che il Deportivo di turno ci dia un po' di soddisfazione.
Hasta luego.


14/05/2004- LE TRANVATE : WIENER SPORT CLUB - JUVENTUS : 7-0
iSeconda puntata delle "tranvate" rimediate dalle squadre italiane nelle Coppe Europee, oggi tocca alla Juve: una "tranvata" che, dal punto di vista numerico non ha rivali...
____________________________________
Wiener Sport Club
Una tranvata d'epoca, ma la peggiore in assoluto per la "Vecchia Signora".
Coppa Campioni 1958-59, un trofeo che comincia a calamitare l'interesse dei grandi club europei ed ha raggiunto, quell'anno, la quarta edizione.
Le prime tre le ha vinte il Real Madrid, le ultime due contro i Campioni d'Italia che quest'anno sono i bianconeri torinesi.
E' quella una grande Juve, per molti, ancor adesso, la migliore che mai ci sia stata.
E' la Juve di Boniperti, John Charles, Sivori, Emoli, Colombo, Mattrel e chi più ne ha più ne metta, una squadra che è destinata ad aprire un ciclo ed a lasciare un segno indelebile nella storia della società torinese.
Sono in molti a ritenere lo squadrone bianconero, un'autentica macchina da gol, l'unica possibile opposizione allo strapotere del Real Madrid.
La Coppa è tuttavia snobbata dai dirigenti e calciatori bianconeri che forse considerano quel primo turno da disputare in un tiepido settembre piemontese una necessaria formalità verso la sfida per la vittoria.
Un gol del Wiener nel famoso 7-0
La gara d'andata, oltretutto, sembra dar loro ragione, gli avversari, il Wiener, non sono di gran nome e sembrano di un'altra categoria.
Davanti a quarantamila curiosi accorsi per il "vernissage" europeo della Juve, si scatena Omar Enrique Sivori che segna una tripletta: la Juve, di Boniperti, Charles e, appunto Sivori, vince per 3-1.
Il ritorno è considerato quasi una passeggiata.
Gli austriaci sono apparsi nettamente inferiori alla Juventus, allenata dallo slavo Ljubisa Brocic, profeta del gioco offensivo.
Al Prater, sette giorni dopo, invece la squadra bianconera incappa nella più brutta serata della sua storia.
Gli austriaci sono rozzi, ma aggressivi.
La Juve, che viene da una franca vittoria in campionato, forse tira un po' al risparmio ed i suoi fuoriclasse evitano qualche contrasto di troppo.
Risultato : alla fine del primo tempo la Juve è clamorosamente sotto per 0-3.
I Campioni d'Italia sono come imbambolati, e alla ripresa, anzichè l'attesa reazione d'orgoglio, arriva il crollo definitivo.
Prima del 20° la Juve incassa il quarto gol, poi, negli ultimi dieci minuti il Wiener Sport Club, ormai scatenato, segna ancora tre volte.
Sette a zero !
Il tabellone che riporta il finale
Un risultato choccante che alla Juve accolgono con un misto di incredulità e dolore.
Quattro reti sono realizzate da un interno sinistro, un certo Josef Hamerl, mai sentito prima, per dire il vero, neppure dopo.
Josef Hamerl
-- Josef Hamerl : quattro reti alla Juventus --



Questo carneade austriaco può comunque vantare di essere l'unico, ancora oggi, ad aver segnato quattro reti tutte insieme alla Juve in una partita di Coppa.
E' una ferita sull'orgoglio bianconero, che non si rimargina facilmente, un metaforico strappo sulla bandiera che verrà ricordato per generazioni, specialmente dai tifosi avversari.
E non è da escludere che una certa "timidezza" europea della Juventus, anche nelle sue più poderose edizioni, sia da attribuire, almeno in parte, a questo raggelante esordio.
Da quel primo ottobre 1958 di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima, la Juventus da allora ha vinto ancora tanti scudetti e tutte le Coppe Europee, ma quel risultato, magari scovato per caso da un giovane tifoso su un almanacco, desta ancora sorpresa e meraviglia .

[Le foto sono tratte da http://www.wienersportclub.at]

10/05/2004- Il portaombrelli e lo scudetto del mito


Chi si contenta gode.
Ed a giudicare dall'immagine di sportal.it alla Lazio si sono accontentati.
La quarta Coppa Italia, strappata alla Juve, da ieri sera campeggia nella bacheca di quella che mi dicono essere con certezza (almeno anagrafica) "la prima squadra di Roma".
Nonostante non siano stati lesinati gli sforzi da parte dell'intera difesa "lazziale" per rendere meno triste il passo d'addio di Marcello Lippi, la Juventus ha confermato che questo non sarà un anno da ricordare.
Passata sul 2-0 con la coppia Del Piero-Trezeguet (un altro che saluta la compagnia, secondo i bene informati...) la Juve si è sfatta e la Lazio ha potuto disporre di lei con merito.
Mancini, tuttavia, dopo aver maledetto i suoi, si è dedicato a litigare con il quarto uomo, tanto da non godersi neppure il gol di Corradi che chiudeva la partita.
Fiore ha poi segnato per gli statistici e per confermare in suo personale "feeling" con la Vecchia Signora : nelle ultime due stagioni ha segnato quasi sempre contro i bianconeri, che, forse, si determineranno ad acquistarlo se non altro per non trovarselo più fra i piedi.
Il 2-2 assegna la Coppa, "il portaombrelli" come lo definiscono i cugini di Trigoria, alla squadra di Mancini (per adesso) che, comunque, non ha fatto un figurone come tecnico in quanto l'azzeccato inserimento di Inzaghi "il giovane", per il quale è stato glorificato, si è reso possibile solo per il fatto che lo stesso attaccante era stato escluso dalla formazione iniziale apparsa molto sbilenca.
La Coppa Italia, da sempre manifestazione secondaria, ha comunque un sapore diverso se viene strappata, con pieno merito, in una finale combattuta e contro una rivale come la Juventus e, mgari, l'anno dopo che i cugini sono stati impiegati da scendiletto per i festeggiamenti europei del Milan.
Questo è innegabile.
Dunque complimenti alla Lazio ed ai "lazziali" che possono, a giusta ragione, gonfiare il petto.
La vittoria è loro e sarà la loro maglia a portare la coccarda tricolore il prossimo anno, saranno loro a sfidare il Milan per la Supercoppa Italiana, magari a Calcutta o in qualche altra fetta di Terzo Mondo calcistico scoperta dalla fantasia e dall'avidità della federazione e della lega.
Complimenti quindi alla squadra biancazzurra ed ai suoi tifosi, con l'augurio di incontrarci presto in Serie A.



Fra l'altro il vicecapo dei "lazziali" mi sollecita a ricordare il trentesimo anniversario di uno scudetto veramente leggendario, quello della Lazio del presidente Lenzini e di Maestrelli.
Sto preparando qualcosa di adeguato, per adesso pubblicizzo volentieri questo link che l'alto esponente "lazziale" mi ha segnalato.
12 maggio '74 : Lazio Campione d'Italia


WARNING ! : Il contenuto di questo contributo, per quanto gradevole, è fortemente "lazziale", pertanto se ne sconsiglia la visione all'altra netà del cielo di Roma...
Apritelo solo se adulti e consenzienti.
La Posta del Gufo non risponde di eventuali danni derivanti dalla visione di questo materiale.

10/05/2004- L'ultimo giro
Che andasse a finire così era inevitabile.
Lo sapevano in molti e lo speravano in ancora di più.
Marcello Lippi, "sua supponenza", ha mantenuto fede alla sua leggendaria dichiarazione resa qualche anno fa e che suonava più o meno così :-"A Torino, quando sono arrivato secondo, io ho vinto la Scempionslig !"-
Quest'anno ha tenuto fede al suo stile : è arrivato terzo e, forse (perchè con la Lazio non si sa mai...) non vincerà nulla.
Quando dopo la finale di Manchester il grande antipatico del calcio italiano aveva annunciato che quest'anno o vinceva la Scempionslig oppure si sarebbe ritirato in pineta a spingere la carrozzina del nipotino, molti pensarono che la Juve avrebbe cambiato allenatore.
Io, l'ho scritto, ero fra quelli.
Ma bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare e Marcello Lippi merita il rispetto dovuto a chi ha vinto parecchio : cinque scudetti, una Scempionslig, una Intercontinentale, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane, una Supercoppa Europea.
Tutta questa paranza di trofei è stata conquistata in sette anni di Juventus.
Sette anni appena.
Pochi per vincere tutto questo, e pochi per perdere quasi altrettanto: tre finali di Scempionslig e una di Coppa UEFA.
Una specie di maledizione.
Ieri i tifosi juventini, di solito incapaci di accettare le sconfitte quanto parchi nel celebrare le vittorie, hanno tributato a Marcello Lippi un autentico trionfo: un giro di campo sotto gli applausi, mai successo ad un tecnico bianconero classificatosi al terzo posto in una società dove già arrivare secondi è un'onta.
Adesso Lippi è entrato definitivamente nella storia bianconera, a meno che non ci sia una terza parte alla sua telenovela.
Ha vinto molto, è piaciuto molto, se n'è andato come tutti gli allenatori di Madama sognerebbero di poter fare e come a nessuno è riuscito, almeno da sconfitto.
Avanti un altro, fare meglio sarà difficile, ma con la Juve non si sa mai...

07/05/2004- E se fosse andata così ... (?!)
Un racconto di un giovane autore anglosassone ,John N. Nicecastle, ci dà una lettura paradossale (?!) del "blackout" elettrico del 28 settembre 2003.

Avviso: Ogni riferimento a fatti realmente accaduti, alla loro dinamica, successione temporale ed a rapporti desumibili di causa ed effetto, potrebbe essere non del tutto campato in aria




Notizia da fonte non citabile, ma affidabile

un racconto di
John Nicklas Nicecastle


Una tranquilla notte fra sabato e domenica, in una sala operativa "cruciale", un Operatore momentaneamente libero stava utilizzando una procedura di back-office [un termine inglese non si nega a nessuno] sul suo personal computer [id.] equipaggiato con software [id.] Microsoft Windows 2000.

Stranamente, nel bel mezzo del lavoro il computer entrava in uno stato di blocco totale.

L'effetto dell'immagine fissa sullo schermo, unitamente a quello dell'ora tarda e della cena abbondante, inducevano inizialmente nell'Operatore una certa sonnolenza, ma presto - grazie alle doti derivanti dall'abitudine ad un lavoro faticoso quanto poco remunerativo - il nostro si scuoteva e - vedi sopra - prendeva con decisione in mano la situazione.

Consultata la procedura operativa predisposta all'uopo, effettuava, grazie ad un sofisticato sistema di telecomunicazioni in fibra ottica con back-up satellitare, una telefonata al call center/help desk/customer care [id] sito al piano superiore dell'edificio che ospita la sala operativa.

Trovata, al quinto tentativo, una linea libera e digitati circa 36 tasti per scegliere di "parlare con un operatore", sentiva una gradevole, anche se assonnata, voce: "xxxx, buona notte, sono Elpidio come posso aiutarla?".

Dopo circa 45 minuti (notte, fine settimana, ecc.) il gentile operatore di nome Elpidio (sembra siano stati inviati avvisi di garanzia ai suoi genitori, ma questa è un'altra storia) consigliava al solerte Operatore: "provi a disalimentare tutto".

Erano circa le 3:25 del 28 settembre 2003 ..............


Morale: anche il black-out è colpa di Bill Gates!

05/05/2004- Campioni del Mondo ! Campioni del Mondo ! Campioni del Mondo !
L'arbitro Coelho aveva appena preso il pallone fra le mani, decretando la fine della finale Mondiale del 1982, quando Nando Martellini chiuse la sua più famosa telecronaca con queste parole, non un urlo scomposto, solo tre affermazioni perentorie, chiare.
Era il suo stile che molti , abituati agli eccessi di Carosio, giudicavano freddo.
Fu proprio per il più famoso di questi eccessi del grande Niccolò Carosio ("che vi parla e vi saluta" era solito iniziare così le sue cronache) che Nando Martellini divenne la voce della Nazionale in TV.
Mondiali 1970: Italia-Israele, a Toluca, "Estadio La Bombonera".
L'Italia attacca invano sotto il sole di piombo, lo 0-0 è intatto.
Agli azzurri basta il pari per passare il turno, ma l'arbitro ha già annullato un gol a Riva, su segnalazione del guardalinee "di colore" , l'etiopeTarekegn, che sbandiera anche in occasione di un'altra segnatura di Gigi.
Stavolta Carosio, che ha già assegnato il gol agli azzurri, perde la pazienza e grida nel microfono :-" ma cosa sbandiera ancora quel negraccio !".
La sua carriera leggendaria si chiude lì, Nando Martellini ne prende il posto definitivamente.
Ha la fama di "menare buono", poichè ha già sostituito Carosio nella finale Europea vinta a Roma.
Sarà la sua voce da antologia, senza imperfezioni, a raccontarci la leggenda dei "messicani".
Il suo "aplomb", gradito ai vertici Rai dopo l'incidente di Carosio, non si smentisce neppure in quella indimenticabile partita.
In quel frullato di emozioni non si lascia scappare neppure un "quasi gol", alla fine esterna la sua felicità con una delle sue frasi celebri :- "amici telespettatori, non ringrazieremo mai abbastanza i nostri azzurri per le emozioni che ci hanno regalato"-.
E' il massimo del suo coinvolgimento.
Sarà sempre così, per centinaia di partite
Si trattasse di una finale di Coppa del Mondo o del tempo di una partita di serie A trasmesso alle 19, in differita, Nando Martellini era sempre imperturbabile, riusciva sempre a non si scomporsi.
Il suo attacco era sempre lo stesso, "Gentili telespettatrici e gentili telespettatori italiani, buonasera..." sia che si trovasse a bordo campo in Ukraina, o nella tribuna stampa di Wembley.
Equidistante, preciso, distaccato: un telecronista "democristiano", nel senso buono.
Tanti i ricordi legati al suo nome.
Il secondo tempo di Juventus-Cagliari :2-2, "raccontato", in assenza di immagini per uno sciopero della RAI, con l'aiuto di qualche telefoto, la volta che ribattezzò, per tutta la partita Italia-Cecoslovacchia, "Jacobelli" il centravanti azzurro Altobelli.
Dopo Ciotti, dopo Ameri, ora se n'è andato anche Nando Martellini.
Di lui, di quanto sia stato parte della nostra vita di calciofili danno un'idea precisa le parole di Marco Tardelli che ha detto :- "Se ne va una parte della mia vita".






04/05/2004- "Ringhio" ed i petardi
Avevo un gatto, si chiamava Angiolino, che era un gatto vero.
Essere un gatto vero significa avere in dispregio ogni altra forma di vita, compreso il genere umano; avere consapevolezza di una superiorità netta ed incontestabile, dominare il territorio di propria competenza e soprattutto stabilire questa competenza.
Una volta, in prossimità del Capodanno, un ragazzino buttò un petardo (uno di quelli chiamati "mini-ciccioli") nel mio giardino.
Subito Angiolino, che ignorava il significato della frase "farsi i fatti suoi", un po' come Bush per capirsi, si avvicinò e vedendo il fumo che usciva dall'ordigno decise per l'opzione di annusarlo.
Il resto è facile da intuire.
Quando ritornò, due giorni dopo, era un altro gatto.
Se vedeva qualcosa cadere per terra nella sua visibilità ottica, si premuniva, come prima cosa, di mostrare la più assoluta indifferenza, poi, senza perdere la sua austera dignità, fingeva di ricordarsi di un impegno urgente e si allontanava nella direzione opposta.
Direte:- "che c'entra tutto questo ?"-
Nulla, anche perchè Angiolino, a parte l'antipatia verso i petardi, aveva davvero poche cose in comune con Gennaro Gattuso, detto Rino.
Altra classe, un gatto è un gatto, un Gattuso al massimo può essere un gatto ottuso.
Ma ora parliamo di Rino Gattuso, quasi omonimo del mio gatto.
A dire la verità, Rino Gattuso, quando ancora non era l'idolo dei milanisti, si chiamava Ivan Gennaro.
Questo accadeva prima che Berlusconi decidesse che non era il caso, proprio ora che aveva sradicato la mala pianta del comunismo, chiamare "Ivan" uno dei suoi stipendiati .
Allora l'hanno chiamato Gennaro.
Per motivi di statura è diventato presto Gennarino, quindi Rino, e per il suo carattere allegro e conciliante con gli avversari è stato ribattezzato "Ringhio".
Veniamo a noi.
Oggi sul sito dell Gazzetta c'è una lunga intervista con "Ringhio", l'idolo dei tifosi milanisti.
Per amor di Dio, ogni "scarafone è bello a mamma sua" , ma certo che per inneggiare a Gattuso ci vuole fantasia.
Oltretutto fa specie che domenica, oltre che stigmatizzare (e magari punire un po' seriamente) quei tifosi giallorossi veramente incontinenti, nessuno abbia sottolineato il comportamento di Gattuso che, pure affermando una sacrosanta verità, quando ha pesantemente insultato la curva romanista, non si è senz'altro schierato con i "costruttori di Pace".
Non l'ha detto nessuno ?
Lo dico io.


03/05/2004- Meglio così...per tutti
Il campionato, ora è finito per tutti.
Persino coloro che si ostinavano a credere (o a "far finta di" per motivi di personalissimi tornaconto) su rimonte ipotetiche fino alla presa in giro, si devono arrendere alla matematica, regina delle scienze e poco propensa ad assecondare le prese per i fondelli.
Leggerete altrove i legittimi peana al Milan e le astiose rivendicazioni di qualche mullah del tifo giallorosso, qui, com'è tradizione gratuita, si cerca di parlare di calcio col cervello collegato.
La mostruosa marcia milanista ha onorato, venendone onorata, la sua più irriducibile avversaria, la Roma, che ha fatto il miracolo di ritardare la certezza matematica di uno scudetto vinto a media record fino a due sole giornate dalla fine.
Settantanove punti in trentadue partite hanno il sapore dell'incredibile: la Juventus più forte che io ricordi, quella del '97, alla stessa giornata aveva sedici punti in meno dei rossoneri spinti a simili vertici di rendimento anche da avversari rivelatisi indomabili.
Avversari che non avrebbero meritato di perdere lo scudetto col fegato fra i denti, cosa che sarebbe stata inevitabile se la Roma avesse vinto a San Siro questa sfida pompata da tutti più di una finale mondiale e che si è sostanziata nell'unico risultato realmente definitivo, possibile ed equanime, nei confronti delle due grandi protagoniste di questa stagione.
Adesso si può dire davvero : il Milan è Campione d'Italia con un punteggio record, la Roma, che ha perduto contro simili marziani tutti gli scontri diretti in Coppa e Campionato, può andar giustamente fiera di aver vinto il "campionato degli altri".
Si può essere o meno d'accordo su questa analisi, di certo è quella che meglio anestetizza eventuali dolori dei tifosi di una squadra che è stata al tempo stesso esaltante e sconcertante.
La stagione giallorossa può essere fotografata in una settimana quella che portò la Roma dal 4-0 sulla Juve allo 0-0 di Ancona.
In quei 180' c'è tutta la Roma di quest'anno, c'è la bottiglia mezza piena e mezza vuota, il sogno e il risveglio.
Del Milan leggerete di meglio di quello che posso scrivere io.
Nel commento alla giornata, comunque sia, vi dirò quello che ho capito della partita e dei suoi velenosi risvolti, per adesso occorre togliersi il cappello e, come diceva il grande Brera, "tenerne in bocca la falda, non per digrignare ma solo per avere le mani libere e applaudire".
Applausi al Milan ed al suo diciassettesimo scudetto, a Sheva ed al suo ventiduesimo gol, alla Roma di un Totti mai visto così grande e continuo tanto da aver convinto il Real che vorrebbe farne il Di Stefano del 2000.
La vittoria milanista fra l'altro sarà gradita anche al Trap, che vedrà risparmiati ai suoi migliori ulteriori stress da sprint-scudetto, e quindi speriamo che questo applauso sia d'auspicio per un grande Europeo degli azzurri.
Con o senza Baggio.

29/04/2004- LE TRANVATE : CARL ZEISS JENA - ROMA : 4-0 (seconda e ultima parte)

[...segue]

Lo stadio del Carl Zeiss non è l'Olimpico, e la serata di quel 1° ottobre sarà molto diversa da una dolce ottobrata romana.
Ma la Roma ancora non lo sa.
La squadra italiana scende in campo certa di poter gestire il vantaggio, i giallorossi hanno raccolto consensi per il loro gioco e, dopo tre giornate, sono in testa al campionato, cosa che non accadeva da molti anni.
Inutile dire che l'entusiasmo è alle stelle, anche perchè i tedeschi sono parsi poca cosa.
L'arbitro è uno svizzero di buona fama, si chiama Daina ed è considerato un amico.
Non basterà.
I torpidi giganti dell'andata si avventano sulla Roma con veemenza.
Fra i tedeschi, oltre al gigantesco portiere Graphentin che sfiora i due metri, è famoso Peter Vogel, anziana ala sinistra, ma in quella sera si scatenano i meno noti.
Gli attaccanti Krause e Lindemann fanno letteralmente impazzire la difesa della Roma, che si dispone a zona secondo i dettami di Liddas.
E' un macello.
I tedeschi, che non hanno brindato con l'acqua minerale, travolgono il centrocampo giallorosso dove Falçao è spaesato.
Il ritmo tedesco sbriciola la difesa romanista:ogni cross è un pericolo, e Tancredi non ha la statura per uscire alto.
Il primo tempo si chiude sullo 0-2.
Ad inizio ripresa il tracollo.
Scarnecchia, appena entrato per un irriconoscibile Bruno Conti, si fa espellere, e la partita diventa un assedio proprio quando tutti si aspettavano la reazione della Roma.
Meyer, l'allenatore tedesco, inserisce il gigantesco centravanti Bielau, un'ariete dalla una forza bruta e la difesa giallorossa collassa.
Dopo un solo minuto dal suo ingresso in campo, Bielau, batte Tancredi e pareggia il conto con la gara d'andata.
La panchina giallorossa è ormai in confusione, da dieci minuti è stato addirittura mandato in campo Francesco Rocca che non gioca a livello agonistico da molto tempo.
La Roma, in dieci, con una preparazione ancora incompleta stringe i denti per arrivare ai supplementari, ma, a soli tre minuti da quel disperato, residuo, traguardo, ancora il colossale Bielau segna il gol della vittoria e della qualificazione per i tedeschi.
Dopo la partita si parlerà apertamente di calciatori tedeschi -"con la bava alla bocca"-.
I tedeschi orientali sono considerati esperti nelle alchimie del doping.
I loro atleti e le loro atlete spopolano alle Olimpiadi ed ai Mondiali di nuoto ed atletica leggera, e gli avversari non lesinano sospetti al limite della diffamazione.
Certo è che quella sera nessuno dubitò che ad essere drogati fossero i giallorossi.
Il Carl Zeiss Jena andrà avanti in quella Coppa delle Coppe, arrivando a disputarne la finale, a Dusseldorff, contro la Dinamo Tbilisi che vincerà per 2-1.
[FINE]

29/04/2004- Baggio ed altri dieci
Roberto Baggio

Solo in Italia accadono certe cose.
Solo in Italia siamo capaci di meravigliarci per una partita in Nazionale di Roberto Baggio, a trentasette anni, e per le parole di un CT che ha ammesso di poterne prendere in considerazione l'impiego ai prossimi Europei.
In un paese più "normale" ci saremmo meravigliati che Roberto Baggio non fosse stato impiegato, appena ventinovenne, agli Europei del 1996.
In un paese più "normale" ci meraviglieremmo che in Nazionale, a Marassi contro la Spagna, ci sia qualcuno degli altri dieci i cui volti sfilano in TV
Materazzi, per esempio.
Marassi è una bomboniera ricamata con capriate d'acciaio, forse lo stadio più adatto al calcio che abbiamo in Italia; lo stadio giusto per rivedere in maglia azzurra Roberto Baggio, senz'altro l'uomo più adatto al calcio che abbiamo avuto in Italia.
Fra gli assenti di stasera Totti e Del Piero, due che, secondo qualche ben informato, non gradirebbero la presenza del "divino".
Nella Spagna ci sono nove calciatori fra Valencia e Real Madrid che si disputano lo scudetto divise da un punto.
Raul, il più famoso, gira al largo, ma è il primo a battere una palla-gol su assist di Morientes; suo ex compagno al Real, rimpiantissimo e Buffon salva.
Baggio è quasi anestetizzato, lo scuote un colpo ricevuto dopo un dribbling difensivo, ma i compagni, Pirlo (ex bresciano) escluso, non è che si facciano in quattro per passargli la palla.
La Spagna è meglio messa in campo, fa la partita come quasi tutti quelli che ci giocano contro.
Farebbe anche gol, col madridista Helguera, dopo incertezze di Buffon, ma ci salva una bandierina.(8'30")
Il nostro gioco consiste nelle volate di Zambrotta e nella capacità dei nostri interditori di acchiappare palloni per Pirlo, ma l'attacco latita.
Di Vaio zampetta passetti avari, nessuna notizia di Vieri per i primi 12'.
Fortunatamente Sandreani ci informa che - "non c'è una squadra che prevalga sull'altra" -.
Meno male, stavo per prendere un abbaglio e scrivere che la Spagna sta dominando.
Buon per noi che Raul Gonzales Blanco si ricorda del Real che gli paga lo stipendio e sta perdendo la Liga, e sembra intenzionato a risparmiare fiato e stinchi pesticciando lontano da Buffon e i suoi scudieri.
La nostra prima azione pericolosa nasce da un palleggio mirabile di Baggio, ma il codino scivola e Perrotta storta il tiro.
Applausi generosi.
Vieri, nell'occasione, ha vinto uno stacco aereo, per il resto "nada de nada".
Prima della mezz'ora una fiammata azzurra, ma la gnagnera "pre Milan-Roma", contrabbandata per tatticismo, la fa da padrona.
Quando Materazzi cerca Vieri con un improbabile lancio lungo, Marassi rumoreggia e un minuto dopo, Albelda, scaglia uno dei rari tiri e per poco non sorprende un Buffon troppo avanzato.
Vieri, torpido, si becca una salva di fischi quando ignora Roberto Baggio, meglio piazzato, su una delle rare azioni d'attacco e sproposita un sinistro con alzo da obice.
Pirlo, dopo, cerca il festeggiato che di testa illude il pubblico ma non riesce a concludere.
Alla ripresa sostituzioni che determinano Baggio capitano e una maglia per Peruzzi, mentre Raul va a fare la doccia, ammesso che sia sudato.
Subito i nuovi entrati spagnoli, Valeròn e il talento Torres, un iradiddio, confezionano il gol del vantaggio spagnolo e tre minuti dopo la capoccia di Vieri si segnala per il gol, uscendo dalla clandestinità per un rabbioso istante.
Gli spagnoli appaiono quasi sorpresi che l'omone fosse ancora della partita, che si riaddormenta con lui.
Lo spettacolo lo fa il pubblico che può abbracciare "l'enfant du pays", Diana, e si incendia di entusiasmo ad ogli mossa di Roberto Baggio.
Il Dio del calcio sembra baciare in fronte il suo prediletto su un taglio mal capito da Casillas, ma è fuori gioco.
E' l'ultima fiammata, l'ultima emozione, poi tutto si spegne ed il Trap lo toglie a poco dalla fine per una meritata "standing ovation".
Finisce così il lungo arrivederci di Roberto Baggio, un nome che non dimenticheremo facilmente, un nome destinato ad accendere ancora speranze e sogni, se non all'Europeo in qualche altro posto.
Di sicuro nel cuore di chi ha considerato sempre la composizione ideale della Nazionale, o di qualsiasi altra squadra di calcio, come "Roberto Baggio ed altri dieci."

28/04/2004- LE TRANVATE : CARL ZEISS JENA - ROMA : 4-0 (prima parte)
Premessa
Una "tranvata", a Roma, che non è la mia città, ma che ho imparato ad amare vivendoci e lavorandoci per oltre due anni, è un evento traumatico.
Deriva dal "tranve", ovvero tram, dall'inglese "tramway".
Il "tranve" è un mezzo ferroviario pesante, un qualcosa che se "te coje", garantito che te lo ricordi.
Esattamente come queste sconfitte, non solo dure, non solo definitive, ma addirittura rintronanti ,
appunto come lo scontro con "er tranve".
Provare per credere.



Carl Zeiss Jena - Roma : 4-0



"Ci rivediamo la prossima volta" - con questo beneaugurante saluto un tifoso romanista si congedò dai nuovi amici conosciuti sugli spalti dell'Olimpico in una splendida serata di un settembre romano.
Era il 17 settembre 1980, la Roma di Niels Liedholm e del presidente Viola, che stava per diventare la Roma di Falçao, aveva appena sconfitto con un secco 3-0 la ruvida squadra tedesco-orientale del Carl Zeiss Jena.
Quindici giorni dopo le cose sarebbero andate in modo decisamente diverso, e in quella Coppa delle Coppe, iniziata sotto i migliori auspici quella nuova amicizia non avrebbe avuto un seguito.
Il Carl Zeiss Jena, in quegli anni , è una delle squadre tedesche orientali clienti fisse delle Coppe Europee.
Le altre, più famose e forti, sono la Dynamo Berlino, la Dynamo Dresda, ed il Magdeburgo.
La società prende il nome dalla fabbrica di apparati ottici, la "Carl Zeiss" appunto, rimasta nel settore sovietico dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
La "Carl Zeiss" fra le due guerre era stata famosa per gli obbiettivi fotografici e "Centrato l'obbiettivo !" era stato il gioco di parole, rivelatosi quanto mai infelice, col quale "Stadio" aveva salutato la vittoria romanista.
Erano anni infelici per il calcio italiano, che solo quell'anno si riapriva agli stranieri, e la quattro-vittorie-quattro delle squadre italiane in quell'esordio europeo avevano scatenato entusiasmi che ormai erano solo un ricordo.
Oltre alla Roma, avevano vinto largamente anche l'Inter , in Coppa Campioni, e la Juve ed il Toro in Coppa UEFA.
Le gare di ritorno sono una doccia fredda.
In Grecia la Juve perde nettamente, ma passa il turno, in casa il Torino si salva pareggiando ai supplementari, l'Inter pareggia in Romania senza brillare.
Ma la sorpresa, anzi la "tranvata", arriva da Jena.

...continua

26/04/2004- Le campane dell'Ardenza
L'Ardenza è lo stadio di Livorno.
O almeno lo era fino a quanto la malasorte non lo fece diventare "Armando Picchi", impedendo tragicamente al capitano della Grande Inter di diventare un grande allenatore dopo essere stato uno dei più grandi difensori di tutti i tempi.
Il Livorno da tempo non frequenta i salotti buoni del calcio italiano, ma non è stato sempre una simpatica squadretta, in campo calcistico è sbagliato pensare a Livorno come la città che ha dato i natali, e consguentemente dedicato uno stadio, ad Armando Picchi.
Pochi sanno e pochi raccontano che il Livorno negli anni '40 era una squadra fortissima, tanto forte da arrivare a contendere lo scudetto, nientemeno che al Grande Torino !
Quel Livorno non ha campioni consacrati.
La formazione è zeppa di nomi che ci suonano sconosciuti : l'ala sinistra si chiamava Degano, il centrattacco Raccis, l'interno destro Stua.
Il Livorno, quell'anno, resta in testa dalla prima alla ventiseiesima giornata con un massimo di quattro punti di vantaggio sulla seconda.
Ai "labronici" è fatale la visita ai Campioni uscenti della Roma che vincono una della rare partite di quella loro difficilissima stagione con un gol di Amadei.
Il Torino ne approfitta per il sorpasso, ma gli amaranto si arrenderanno solo all'ultima giornata, a tre soli minuti dalla fine, quando, a Bari, Valentino Mazzola segna il gol della vittoria che evita ai granata lo spareggio.
Quel giorno il Livorno sconfigge 3-1 il Milan e la leggenda vuole che nel finale della partita venissero suonate, in segno di giubilo, le campane della vicina chiesa dell'Ardenza.
Sei anni dopo, poche settimane dopo la scomparsa del Grande Torino, il Livorno gioca e vince l'ultima partita in Serie A, per una strana coincidenza proprio contro il Bari.
Un'altra coincidenza, ancora più strana è che l'ultimo gol del Livorno in Serie A lo segna un calciatore di nome Picchi, un nome speciale per Livorno e non solo.

21/04/2004- Storie di calcio in Toscana : Un arbitro che non ha fatto carriera
Quante volte allo stadio si insulta un arbitro, sua madre, sua moglie, le sue figlie e quante volte lo si fa al campo sportivo molte categorie sotto la Serie A, ma mentre all'Olimpico o a San Siro è difficile che fra l'arbitro e chi lo insulta si instauri il contatto "a vista" la cosa è inevitabile nelle categorie inferiori dove la distanza fra campo di gioco e tribune è di pochi metri.
Bene, una volta in terza categoria dilettanti area valdarno aretino, un arbitro particolarmente prestante, "un massello" come si dice da noi ( o anche un "nodo") viene preso di mira da uno spettatore che lo insulta con costanza e cattiveria.
Per chiarirsi le idee quando da noi si indica uno con il nome di "massello" di solito si parla di uno che non ha bisogno del cric per sollevare una "cinquecento" e con il quale è difficile prendere qualcosa di più di una discussione accademica
Bene questo arbitro era anche a fine carriera e la speranza di salire nelle serie superiori, se mai c'era stata, era ormai solo teorica, pertanto all'ennesimo insulto decide di togliersi una soddisfazione; getta via il fischietto, si sfila la camicia nera d'ordinanza per 'non sporcare la veste' e urla al suo 'nemico' : -" Te aspettami costassù che ora vengo !"- e saltata la rete sale in tribuna a togliersi finalmente una soddisfazione.
La partita viene sospesa ed anche la carriera dell'arbitro si ferma lì su quell'unica grande soddisfazione che uno come Collina non si toglierà mai !.

20/04/2004- Storie di calcio in Toscana : Lo scalpo
Partita di II^ categoria dilettanti, provincia di Arezzo.
L'arbitro, indubbiamente un coraggioso, non è stato troppo benevolo con la squadra di casa, anzi secondo i bucinesi ne ha combinate troppe.
In seconda categoria, se va bene, ci sono due carabinieri che per la "Benemerita" sono l'unità indivisibile, ma allora in Toscana, siamo negli anni settanta, una partita di seconda categoria poteva avere anche mille spettatori !
Il pubblico, che ha rumoreggiato a lungo , appena la partita è finita decide di farsi giustizia da sè .
I carabinieri e i dirigenti del Bucine si sforzano di fare scudo al direttore di gara che tenta di raggiungere gli spogliatoi, ma per farlo è obbligato a passare vicino alla rete di recinzione.
In Toscana, patria di Leonardo e Galileo, ci sappiamo organizzare.
Due volenterosi capiscono che non c'è altro modo per raggiungere il loro scopo, ovvero acchiappare l'arbitro, che quello di passare "sopra" il cordone di protezione ovvero sopra alla rete di recinzione per poterlo afferrare dall'alto.
In certi casi la decisione è presa alla svelta, il più prestante prende sulle spalle l'altro volenteroso che in questa posizione supera la rete ed il bastione dei difensori e può agguantare i capelli del malcapitato arbitro.
In questi casi la dinamica non è mai chiara, non si sa chi tirò di più: se l'arbitro per scappare o l'altro per fermarlo, fatto sta che in mano all'assalitore restò un pezzo di scalpo dell'assalito.
Pezzo di scalpo arbitrale che fu esposto con le dovute maniere al Bar Sport di Bucine.


08/04/2004- "Los Galacticos", "i Magnifici", il Cavaliere, l'Adriano e il gioco del calcio - Monologo sull'arte di star zitti

Non so se questo mercoledì 7 aprile 2004 verrà dimenticato presto o resterà in maniera indelebile nella memoria di noi innamorati del calcio.
Se si verificherà la seconda ipotesi non sarà per un fatto meramente calcistico, ma per il trionfo della giustizia in senso lato.
Quando Fran, vecchio mancino del Super Depor dei tempi lontani di Rivaldo, ha inchiodato il tappo al sepolcro milanista, mi è apparso il nostro (mal comune senza gaudio) presidente del consiglio (minuscole volute), quando, dal podio della Confindustria, ci aveva avvertiti che "il Milan gioca e diverte" intendendo che era destinato al successo come ogni altra sua creatura.
Forse, a consuntivo, era meglio aspettare a pronunciare quelle poco profetiche parole.
Qualcuno dirà che sono cose che succedono, una caduta di stile accidentale, qualcosa che poteva ( e magari doveva) essere evitato, specialmente in un contesto più "politico" che sportivo, ma tutto sommato da non sottolineare con eccessiva severità, a meno di non essere irrimediabilmente comunisti.
Invece, dico io, la sparata del Cavaliere era solo l'ultima di diverse cadute di stile e comportamenti non proprio simpaticamente sportivi dell'entourage, e soprattutto del vertice, rossonero.
Da tempo il Milan, incontrastato dominatore del campionato, aveva preso a considerare come degno rivale nell'orbe terracqueo, il solo Real Madrid.
Costoro, d'altra parte, mostravano da tempo poca inclinazione alla temperanza autonominandosi, forti dei Ronaldo, Beckham, Figo, Raul e compagnia cantante, "Los Galacticos" e, con questa prosopopea, avviandosi a perdere terreno nella Liga e altrove.
Al Milan, invece, tutto andava di bene in meglio.
Ucciso il campionato, al sorteggio dei quarti di finale di Scempionslig®, Galliani, lo zio Fenster del calcio italiano, aveva finalmente gettato la maschera del suo scarso senso dello sport, almeno nel campo della dialettica.
Quando dall'urna era uscito il poco esaltante nome del Deportivo La Coruna, sottovalutato giustiziere della Juve, e "Los Galacticos" e l'Arsenal erano finiti nell'altra parte del tabellone, Adriano Galliani, vicepresidente del Milan e presidente della lega (minuscole volute), aveva detto ad Ancelotti :-"Carlo, ci tocca andare in finale…"-
Facendo capire con questo di non tenere conto oltre che del Deportivo, di Porto e Lione tambien.
Il povero Ancelotti, già costretto a giocare con due punte da quell'altro presidente, si sarà grattato, perché certe cose è già stupido pensarle, figurarsi scriverle sulla Gazzetta.
Dopo parecchi successi, intanto, i rossoneri erano definiti "i Magnifici", si parlava di una squadra straordinaria, capace di qualsiasi successo.
Si era addirittura nominato il verbo madre di ogni sfiga : "il grande Slam" inteso , nell'imminenza della gara di ritorno col Deportivo, come la conquista di Campionato, Scempionslig®, e , udite , udite Coppa Intercontinentale prossima ventura.
Poi il calcio si è ripreso il suo ruolo, come la giustizia.
"Los Galacticos" si sono svegliati dal loro dorato torpore con una martellata nel luogo calcisticamente meno temuto, il Principato di Monaco, e se ne sono tornati a casa, dove altri incubi popolano già i loro sonni.
La stessa sera anche l'Arsenal è uscito per la comune, fatto fuori dal Chelsea, appena cinque giorni dopo che il Manchester aveva vanificato il sogno del Grande Slam cacciand fuori i "gunners" dalla Coppa d'Inghilterra.
Al Milan hanno certamente pensato, magari senza dirlo e senza scriverlo sulla Gazzetta, che questa era davvero la loro annata.
Sulla carta, hanno pensato Adriano, il presidente, e qualcun altro, non c'è partita con nessuna delle sopravvissute, tralasciando la noiosa formalità del ritorno a La Coruna.
Questo era anche il contenuto di una emblematica E-mail, letta in una trasmissione sportiva, di un tifoso milanista che lamentava come le eliminazioni delle grandi rivali erano state un evento negativo per i rossoneri in quanto "avrebbero reso 'discutibile' il successo del Milan in Scempionslig®"
Poi si sono accese le luci al Riazor ed il calcio ha preteso che, come sempre, anziché sulla carta, si giocasse sul prato.
E stavolta è stata una vera lezione, un invito, la prossima volta, a rispettare tutti gli avversari.
Perché "Los Galacticos", "i Magnifici", il Cavaliere e l'Adriano faranno bene a ricordarsi che a calcio, già da prima che arrivassero loro, si gioca in undici contro undici, c'è un solo pallone per tutti e ventidue e non devi "mai dire gatto se non l'hai nel sacco".
Mai.


S.Piero a Sieve, 7 aprile 2004
(Appena dopo che al "Riazor" hanno spento le luci, dopo aver spento il Milan).