"Lo scudetto del Cagliari rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia. Fu l'evento che sancì l'inserimento definitivo della Sardegna nella storia del costume italiano.
Questa regione rappresentava fino agli anni Sessanta un'altra galassia. Per venirci, bisognava prendere l'aereo e gli italiani avevano una paura atavica di questo mezzo di trasporto.
La Sardegna aveva bisogno di una grande affermazione e l'ha avuta con il calcio, battendo gli squadroni di Milano e Torino, tradizionalmente le capitali del football italiano.
Lo scudetto ha permesso alla Sardegna di liberarsi da antichi complessi di inferiorità ed è stata un'impresa positiva, un evento gioioso.
La Sardegna era fino ad allora nota per la brigata "Sassari", ma le sue vicende furono un massacro"
Gianni Brera
Ormai sono tifoso da quasi 30 anni del Cagliari e lo sono diventato per via
di quegli uomini che regalarono il primo scudetto alla Sardegna.
Cosa vuol dire oggi essere tifoso del Cagliari?
Né più né meno che esserlo di qualunque altra squadra. Ogni anno si comincia
il campionato con delle ambizioni, solo che, a differenza delle "grandi", a
volte si parte con la speranza di approdare in Europa, a volte con la
speranza di non retrocedere, a volte con la speranza di salire in serie A,
quest'anno con la speranza di non scendere in C1.
E così passano i campionati, ci si allontana sempre di più da quei magici
primi anni '70 e quei ricordi diventano sempre meno vivi.
In ogni caso farei un torto a tanti allenatori, giocatori e dirigenti se
attribuissi solo al Cagliari di Gigi Riva tutte le mie soddisfazioni di
tifoso. Di gioie ne ho avute tante: l'eliminazione della Juventus nei quarti
di coppa UEFA (anno 1994), una grande vittoria contro il Torino a Torino per
5-0 (anno 1993), le grandi giocate di Enzo Francescoli, e persino un 2-2 in
dieci e sotto di due gol a Frosinone (anno 1989,allenatore Ranieri).
Sono solo degli esempi ma per me significativi.
Essere tifoso del Cagliari, in definitiva, significa essere privi di
qualunque prospettiva con un minimo di spessore, di qualunque certezza se
non una, ovvero che continuerò ad esserlo per tutta la vita senza neanche
saperne il perché.
Emidio D'Amato, 30 ottobre 2001
Manlio Scopigno, detto "il filosofo" per la sua visione disincantata del calcio, per la sua arte di sdrammatizzare ogni situazione.Ricordato spesso come amante della buona lettura e dei piaceri della vita (compresi whisky e sigarette) è stato anche uno dei tecnici più innovatori della sua generazione ed uno dei più preparati di sempre.
"...un giovanissimo attaccante dal coraggio leonino e dal sinistro atomico : Luigi Riva, detto Gigi. La stella è però un interno calabrese, Francesco Rizzo, che approda addirittura alla Nazionale con Fabbri ed entra fra i ventidue per i mondiali del '66..."
Rizzo, nell'estate del 1968, passa alla Fiorentina in cambio di Brugnera ed Albertosi ed i due piedi più potenti del campionato, il destro di Rizzo ed il sinistro di Gigi, si incontrano, per la prima volta.
Finisce 1-1, ma Rizzo alla fine avrà la meglio laureandosi campione d'Italia con la Fiorentina di Pesaola.
"...Riva e Boninsegna hanno due caratteri difficili, sono molto simili (entrambi mancini) e sono due uomini-gol egoisti come devono esserlo due bomber di razza; difficilmente si passano la palla, spesso litigano platealmente in campo. L'anno prima, a Varese, Boninsegna, già innervosito dalla difficile convivenza con Riva, aveva dato fuori di testa e si era beccato 11 giornate di squalifica..."
Riva e Boninsegna giocano assieme tre campionati, poi la "ragion di stato" e forse un preciso disegno di Scopigno portano "Bonimba" all'Inter in cambio di Sergio Gori, Domenghini e Poli
Nel 1968-69, Riva, con 20 reti sulle 41 totali del Cagliari, conquista il suo secondo trofeo Caltex, quale miglior cannoniere del campionato.
E'la consolazione per il secondo posto che sa di scudetto perduto.
Scopigno in panchina solitamente è freddo.
Raramente grida, non si alza quasi mai.
Maschera la tensione con le sigarette.
Solo una volta,proprio in quella meravigliosa stagione, ha un diverbio violento con un segnalinee.
Succede a Palermo,in una sfortunata giornata nella quale il Cagliari uscirà sconfitto.
L'arbitro lo espelle e il Giudice Sportivo lo punirà con una lunga squalifica che Scopigno accetterà a modo suo: con scanzonata ironia.
Il presidente Efisio Corrias è una figura importante, anche se defilata.
Il "factotum", l'uomo che decide, delinea, ed attua le strategie di mercato è il vulcanico Andrea Arrica,ma Corrias, uomo politico di grande esperienza, agisce da ago della bilancia.
Grazie a lui il Cagliari raggiunge un equilibrio societario invidiabile ed un "modus vivendi" ottimale con i "poteri forti" del calcio : due cose indispensabili, allora come adesso, per vincere lo scudetto .
G R A F F I T I
Mi è parso doveroso raccogliere anche i pensieri di chi "quel" Cagliari lo ha vissuto davvero, da vicino o da dentro addirittura.
Sono pensieri raccolti da brani di interviste, trovati su libri, su Internet, sentiti alla TV: è la voce di chi a vario titolo fece parte di quel sogno.
THE OWL
"Un giorno a San Siro, sùbito dopo il fischio d'inizio andai a cercare l'uomo che avrei dovuto marcare e quando Mazzola prese atto del fatto che l'avrei marcato io, mi guardò con faccia sconsolata, dicendomi: ah, tocca a me: oggi non faccio gol".
Mario Martiradonna
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Io ricordo che la società, per problemi economici, era in ritardo di due mesi con gli stipendi. Ma nessuno ha mai fatto storie, rivolgendosi ai sindacati o simili. A nessuno è mai passato per la mente di mettere in mora la società o di passare per lavoratore ed andare ogni fine mese a ritirare lo stipendio. C'era una morale diversa, siamo andati oltre a quegli stimoli calcistici..."
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Sono queste le sensazioni che sento ancora. Quando io vengo a Cagliari, e ci vengo spesso, sento ancora la gente che ha grande affetto nei miei riguardi. E se ne ha per me, ne ha certo anche per tutti gli altri, per Riva in particolare. E' questa la grandezza di quel campionato, ma soprattutto dei cagliaritani in particolare e dei sardi in generale.
La Sardegna è questa. Noi ne facevamo parte, abbiamo regalato delle grosse sensazioni, ma loro ce le hanno restituite con gli interessi. Anche ora, dopo 30 anni.
L'ultima volta che sono venuto a Cagliari, una persona, gentilissima, mi ha offerto il pranzo, solo per aver fatto parte di quella squadra, un gesto di immensa riconoscenza."
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"[Riva era] - Il perno morale, il perno fisico, il perno calcistico... Era il leader di quella squadra. Ricordo che quando entravamo in campo e c'era lui, mi sentivo già meglio! Giocavo meglio, perché quando mancava sentivamo addosso la paura di sbagliare, di fare brutte figure. Con lui in campo, la squadra sapeva di partire già dall'1-0 e poi vediamo se gli avversari fanno goal..."
Sergio "Bobo" Gori
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Difficile fare una graduatoria. Ma un episodio mi è rimasto impresso: una volta sono entrato a Seui in casa di una vecchietta. Sul muro, a fianco delle foto dei sui familiari, era appesa anche una mia fotografia.
Bellissimo, consideravano anche me uno di famiglia".
Gigi Riva
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Avremmo potuto vincere un altro scudetto, forse anche la Coppa dei Campioni.
L'anno dopo eravamo ancora più forti e Gigi non era mai stato grande come allora, ma poi venne la sera del Prater.
Mi ricordo il piede staccato dalla gamba che penzolava, le urla di Gigi : capimmo subito che era finito il sogno..."
Angelo Domenghini
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Quando arrivai in Sardegna da Reggio Emilia mi dissi: :
-' Madonna, dove sono capitato ?' -
Adesso non andrei via per tutto l'oro del mondo: io a Cagliari ho vinto lo scudetto..."
Mario Martiradonna
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Vincere uno scudetto a Cagliari equivale a vincerne 5 a Milano o Torino.
Come faccio a dirlo ? Me l'ha detto Domenghini che a Milano c'è stato e ce lo ripeteva sempre per far capire che lui era uno importante..."
Manlio Scopigno
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Ad un certo punto Sandro Mazzola mi si avvicinò, vincevamo 3-0 e mi chiese di non infierire, altrimenti i giocatori dell'Inter avrebbero passato una brutta settimana..."
Gigi Riva
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Riva calciò male, forse prese addirittura un po' di terra, il campo era pesante, mi tuffai e sfiorai il pallone, ma non riuscii a fermarlo ed entrò in porta"
Roberto Anzolin
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"Cagliari sportiva (e non solo quella) dovrebbe prostrarsi dinanzi a certi miti, e invece che fa? Volta lo sguardo dall'altra parte, e fa finta di non vedere, di non capire. Ma d'altro canto che cosa aspettarsi da una città e da una società che, anzichè intitolare una curva del Sant'Elia a Manlio Scopigno, battibeccano sui costi e sull'eventuale opportunità di costruire un nuovo stadio?
Certo, i tempi sono cambiati, ma che bisogna fare per non essere dimenticati almeno da vivi?
Perire tutti insieme come accadde a Superga al Grande Torino?
Enrico(Roma), tifoso del Cagliari, (trovata su Internet)
"I CAVALIERI CHE FECERO L'IMPRESA"
"IL GOL IMPOSSIBILE"
"Come folgore dal cielo"
Gigi Riva me lo ricordo così...
Prefazione
"...le grandi squadre nascono per caso..."
Uno dei più famosi luoghi comuni, meglio, una della "verità rivelate" del mondo del calcio è quella che afferma perento-riamente:-
"Le grandi squadre nascono per caso" -.
Questo modesto contributo alla grande storia del Cagliari di Riva e Scopigno, di Albertosi e Cera, di Domenghini e Greatti prova a ricordare come, in quella lontana fine degli anni '60, il Cagliari dello scudetto, che era senza ombra di dubbio una grande squadra, non nacque per caso, ma grazie ad un preciso progetto di un gruppo di persone che seppero coniugare la capacità imprenditoriale con quella di sognare, le necessità di bilancio con l'entusiasmo, e costruirono attorno al più grande attaccante italiano del dopoguerra una squadra indimenticabile che vinse uno scudetto impossibile e, temo, irripetibile.
Treno dei Pendolari, Agosto-Settembre 2001
La "questione meridionale"
Quel calcio era diverso da questo, poco ma sicuro.
Era un calcio nel quale dominava Milano, capitale "morale", un calcio nel quale cercava il suo spazio il Sud, ma anche un calcio nel quale lo scudetto, tranne la parentesi del '41-'42 in cui lo vinse la Roma (secondo il velenoso parere di alcuni "per meriti fascisti"), non era mai sceso al di sotto di Firenze.
Il Napoli del "comandante" Lauro aveva fatto le cose in grande sia negli anni '50, con l'acquisto record (105 milioni !) di Hasse Jeppson, che alla metà degli anni '60 con l'ingaggio di due assi straordinari strappati al Milan e alla Juve : Altafini e Sivori, ma lo scudetto era rimasto un sogno.
Molto bene era andato il Foggia di Oronzo Pugliese, ma solo per conquistarsi il ruolo di squadra-simpatia e ottenere qualche vittoria con le grandi del campionato, addirittura clamorosa quella con la Grande Inter di Moratti.
Se il Sud piangeva, Roma era messa peggio : la Lazio faceva su e giù fra la A e la B, e la "rometta" stava crescendo qualche giovane interessante e lottava per aggiudicarsi Coppa Italia e tornei minori.
La Fiorentina aveva appena conquistato il suo secondo e ultimo scudetto con una squadra fatta praticamente in casa e sotto la guida di un allenatore carismatico come Pesaola che secondo le male lingue era più bravo al tavolo da poker che sul campo di allenamento.
In quel campionato fine anni '60 si era messa in gran luce una squadra rivelazione, subito elevata da un "re della cronaca sportiva" come Gianni Brera al ruolo di nuova grande del calcio italiano : il Cagliari.
Il Cagliari aveva sfiorato la A a metà degli anni '50, quando aveva perso lo spareggio-promozione con la Pro Patria, poi all'inizio degli anni '60, dopo aver nuovamente mancato di un soffio la promozione (4° nel '58-'59), era retrocesso addirittura in C da dove aveva preso la rincorsa per approdare in quattro anni alla Serie A e restarvi meritando la qualifica di squadra rivelazione.
Quella squadra, approdata alla massima divisione è allenata da "Sandokan" Silvestri e schiera fra gli altri alcuni nomi che sarebbero poi passati alla storia del Cagliari e del calcio italiano : Nenè, Martiradonna, Cera, Greatti ed un giovanissimo attaccante dal coraggio leonino e dal sinistro atomico : Luigi Riva, detto Gigi.
La stella è però un interno calabrese, Francesco Rizzo, che approda addirittura alla Nazionale con Fabbri ed entra fra i ventidue per i mondiali del '66, quelli della "Corea".
Silvestri, l'allenatore-miracolo, è presto chiamato al Milan, ma, nonostante il cambio di guida tecnica, il Cagliari regge bene: nel '67 arriva addirittura sesto schierando un altro giocatore destinato a fare molta strada e molti gol seppure con un'altra maglia : Roberto Boninsegna.
Al posto di Silvestri, che a Milano farà fiasco, è arrivato un allenatore un po' strano, un eccentrico, che invece un fiasco clamoroso l'ha appena fatto a Bologna dove era chiamato alla difficile impresa di sostituire Fulvio Bernardini.
Scopigno "l'antimago"
Era quello un calcio di allenatori-stregoni, fra il profeta (Helenio Herrera, Pesaola) e l'asceta (Heriberto), fra il fattucchiere (Pugliese) e il personaggio della commedia dell'arte ("Paron" Rocco); Scopigno non è certo inquadrabile in uno stereotipo fra questi, lo definiscono il "filosofo" per la sua raffinata cultura e per l'apparente disincanto con il quale osserva il calcio, per l'arte di sdrammatizzare gli eventi.
Calciatore mediocre e sfortunato al Napoli, dove chiude presto la carriera per un grave infortunio, come allenatore in Serie A ha fatto bene a Vicenza, dove ha portato la squadra al sesto posto risultato migliorato poi solo ai tempi di Paolo Rossi.
In quella squadra oltre al famoso Vinicio giocava anche l'avvocato Campana fondatore del sindacato calciatori.
Scopigno è il contrario della figura caricaturale dell'allenatore-mago molto in voga a quei tempi.
Per lui non conta molto la rigida osservanza del ritiro e della castità, il maniacale controllo delle diete e dei carichi di lavoro, la puntualità nell'andare a letto alle nove.
Pierluigi Cera raccontò una volta :-
" Scopigno era arrivato da poco. Eravamo in ritiro per una partita di Coppa Italia e in sette o otto , in barba alle regole, ci eravamo dati appuntamento in una camera per giocare a poker. Fumavamo tutti e giocavamo a carte sui letti. C'era anche qualche bottiglia che non ci doveva essere.
Ad un tratto si apre la porta : è Scopigno.
Oddio, penso, ora ci ammazza (Silvestri lo avrebbe fatto), se ci va bene ci leva la pelle e ci fa appioppare una multa ! Scopigno entrò, nel fumo e nel silenzio di noialtri che aspettavamo la bufera, prese una sedia, si sedette vicino a noi e disse tirando fuori un pacchetto di sigarette :- "Do fastidio se fumo ?" - In mezzora eravamo tutti a letto ed il giorno dopo vincemmo 3-0.
Scopigno però è anche un tecnico coi controfiocchi, quel Cagliari comincia a plasmarlo, a costruirselo pezzo dopo pezzo.
Il punto di forza è indubbiamente l'attacco ed in una delle convocazioni della Nazionale il Cagliari fornisce addirittura tre punte : Rizzo, Boninsegna e Riva !
Il gioco di Scopigno esalta proprio le caratteristiche di Riva che al suo primo anno col tecnico reatino vince la classifica cannonieri ed i rossoblù si piazzano al sesto posto, a ridosso delle grandi.
Ma il suo rapporto con la dirigenza è difficile, in particolare con il Presidente Rocca, con il quale il dissidio si acuisce anche per motivi extracalcistici mai chiariti. Durante una tournée negli USA, mentre il calciomercato vede Inter, Juve e Milan scatenate all'inseguimento di Riva, fra i due arriva la rottura.
Al ritorno il Presidente Rocca telefona a Scopigno per comunicargli l'esonero. Il "filosofo" gli risponde alla sua maniera:
-
"Presidente Rocca, faccia presto, ho la minestra in tavola e non vorrei si raffreddasse..."
-
Al posto di Scopigno arriva Ettore Puricelli; la squadra ne soffre ed in Campionato stenta molto. Riva telefona spesso a Scopigno e lo rimpiange pubblicamente, lo stesso Scopigno segue spesso la squadra sapendo che una cordata guidata dall'Ing. Marras sta cercando di prendere il controllo societario e riportarlo in panchina.
Alla fine la società passa di mano.
Presidente diventa l'Avv. Efisio Corrias, si dice che dietro lui (e Marras) ci siano i miliardi della Saras e di Moratti, comunque sia con la nuova dirigenza Scopigno torna e può continuare il suo paziente lavoro di assemblaggio.
Proprio in quella estate del '68 il brillante General Manager Arrica mette a segno il primo grande colpo di mercato : Rizzo finisce alla Fiorentina in cambio di Albertosi e Brugnera, dal Brescia arriva Tomasini, dal Milan (via Bari) il giovane Zignoli.
Comincia la cavalcata.
Il Cagliari parte fortissimo trascinato dai gol di Riva e Boninsegna, va in fuga , è Campione d'Inverno fra il tripudio dell'intera isola.
Quel campionato però passa tristemente alla storia per una tragedia assurda : negli spogliatoi dell'Amsicora in un freddo pomeriggio muore improvvisamente Giuliano Taccola, promettente centravanti della Roma che ha assistito alla partita dalla tribuna.
Desta impressione il distacco dell'intero mondo del calcio da questo incredibile e drammatico fatto di cronaca, dalla tragedia umana. Herrera, allenatore dei giallorossi, è forse il più freddo di tutti.
I calciatori del Cagliari che, assieme a quelli giallorossi, vivono la tragedia umana della morte del collega sono colpiti, ma sembrano riprendersi.
Il Cagliari resiste in testa fino alla sesta giornata di ritorno poi cede, complice una sfortunata gara interna con la Juve nella quale viene a mancare Riva, e la Fiorentina diventa Campione d'Italia con quattro punti sui rossoblù che hanno messo in mostra un attacco atomico nel quale Riva è ormai una stella di prima grandezza e Boninsegna non gli è da meno, Riva è capocannoniere per la seconda volta.
Scopigno intuisce però che l'imperfezione del Cagliari è proprio in quello che sembra il suo punto di forza : il duo d'attacco.
Riva e Boninsegna hanno due caratteri difficili, sono molto simili (entrambi mancini) e sono due uomini-gol egoisti come devono esserlo due bomber di razza; difficilmente si passano la palla, spesso litigano platealmente in campo.
L'anno prima, a Varese, Boninsegna, già innervosito dalla difficile convivenza con Riva, aveva dato fuori di testa e si era beccato 11 giornate di squalifica, e Scopigno, che sta osservando da "disoccupato" in attesa di rientrare, forse matura già allora la decisione di cambiare registro, ma Arrica, diventato l'autentico factotum del mercato del Cagliari, lo convince a confermare Boninsegna accanto a Riva, nonostante per entrambi non manchino richieste allettanti.
Ma l'idea è solo rinviata.
L'Inter insegue Riva da tempo, Moratti ne aveva già disposto l'acquisto su consiglio di Allodi dopo il primo anno in A, ma l'affare era andato in fumo per la "bocciatura" di Herrera che voleva Pascutti.
Il nuovo presidente Fraizzoli torna alla carica tutti gli anni e in quell'estate del '69 Scopigno convince Arrica a fare il colpaccio.
Fra la nuova dirigenza rossoblù e quella dell'Inter, auspice Moratti, c'è un certo "feeling", si tratta a lungo poi alla fine si mette nero su bianco : non viene ceduto Riva, ma Boninsegna, e viene firmata (si dice) una carta "segreta", una scrittura privata, in cui il Cagliari si impegna, se mai dovesse decidersi a farlo, a cedere Riva all'Inter ed a nessun altro. Il documento di per sé non ha valore e la Federazione proibirebbe un simile comportamento , ma si tratta solo di un accordo fra gentiluomini che non verrà mai impugnato.
In cambio di Boninsegna arrivano dall'Inter tre giocatori Poli, Gori e Domenghini.
Gli ultimi due faranno sì che Scopigno compia la costruzione del "suo" Cagliari, la squadra per lui perfetta.
Riva ha carta bianca su tutto, da Scopigno e dai compagni, si allena quando vuole e si alza e va a letto quando vuole.
La difesa è un bunker: Albertosi in porta, marcatori Niccolai e Martiradonna.
Mario Martiradonna (foto) è forse il più spietato marcatore di quegli anni; Scopigno una volta gli dice: -
"Con un cognome così non giocherai mai in Nazionale. Se ti chiamassi Martin saresti titolare fisso..."
Libero è l'essenziale Tomasini che sa essere anche duro, terzino "fluidificante" Zignoli, bravo e veloce ed in alternativa a lui, in cambio del collaudato Longoni, dalla Fiorentina arriva Eraldo Mancin titolare dello scudetto viola.
A centrocampo Cera, Nenè e il regista che Brera considera "Il migliore d'Italia" , Greatti cui dà man forte il gran correre di Angelo Domenghini, destinato a diventare un paradigma del ruolo di tornante.
All'attacco c'è Riva con la sua spalla ideale, Sergio Gori, che gioca per lui e non per far gol come faceva Boninsegna.
La Juve però vuole fortissimamente Greatti, il Cagliari tentenna, l'offerta è di quelle che non si rifiutano facilmente. Greatti gioca nel precampionato, ma salta la prima a Marassi (con la Samp) per poter poi passare alla Juve al mercato di novembre.
Scopigno ha dato l'avallo alla cessione perché spera nell'arrivo al Cagliari di Luis Suarez, il regista della grande Inter che non è più incedibile, ma la trattativa salta: Suarez resta a Milano ed ora c'è il rischio che parta solo Greatti.
C'è il rischio che il paziente lavoro di costruzione sia vanificato, poi la Juve rinuncia e Greatti resta. Scopigno ha completato il suo mosaico e annuncia -
"Per la lotta al vertice c'è anche il Cagliari" -
La scaramanzia è una scienza esatta...
Fra le tante curiosità di quella decisiva estate eccone un'altra.
Il Cagliari l'anno precedente ('68-'69) ha lottato a lungo per lo scudetto, poi ha perso il contatto con la Fiorentina quando viene sconfitto dalla Juve all'Amsicora.
Quel giorno nel quale manca anche la fortuna (sotto forma dell'assenza di Riva) i rossoblù indossano la loro maglia ufficiale "a quarti" rossi e blu come quella del Genoa.
Scopigno, che ha vissuto a Napoli, la prende male e impone che il Cagliari da allora in poi vesta sempre la maglia di riserva bianca con i bordi rossoblù: la maglia senza colletto e con i passanti e la cordicella sullo scollo che resterà nel mito.
E da allora il Cagliari vestirà quella maglia anche contro squadre, come la Juve, con le quali, in tempi di TV bianco e nero, avrebbe dovuto vestire la divisa più scura.
Il Cagliari va in fuga
Dopo il pari a Genova l'accelerazione è bruciante: alla quinta giornata il Cagliari espugna Firenze con un gol di Riva su rigore e conquista la testa della classifica.
La Fiorentina (fin lì capolista a punteggio pieno) contesta pesantemente l'operato dell'arbitro Lo Bello.
Al Comunale vi è un dopopartita a dir poco turbolento; il campo viene squalificato, la squadra ha un momento di sbandamento e il Cagliari fugge inseguito dai viola e dall'Inter.
Il punto di forza della squadra isolana è la difesa che subisce solo sei gol in quindici partite: i rossoblù si laureano per il secondo anno consecutivo Campioni d'Inverno con 22 punti, tre in più di Inter, Fiorentina e della Juventus che ha cominciato una grande rimonta proprio il giorno in cui, in piena zona retrocessione, ha pareggiato all'ultimo minuto all'Amsicora con il gol di un giovane e sconosciuto sardo : Cuccureddu.
La prima svolta : la vittoria di Vicenza
Sul Cagliari però arriva una brutta tegola proprio alla prima giornata del girone
di ritorno. Il Cagliari quel giorno batte la Sampdoria per 4-0, ma perde
dopo mezz'ora uno dei perni del suo gioco difensivo : Tomasini.
Così Gianni Brera descrive quella prodezza : "Era partito Gori sulla sinistra e Carantini lo spingeva e scalciava: Gori
ha crossato dal fondo (la palla pareva fuori) : sulla destra era appostato Domenghini , che da una dozzina di metri ha incornato
verso la porta : la palla era avviata ad uscire a circa due metri d'altezza : su questa palla, in posizione centrale, si è alzato
scagliando a rovescio il sinistro Gigirriva da Leggiuno : in salto mortale all'indietro, il detto Gigirriva ha colpito di esterno
sinistro deviando ciclonicamente la palla nell'angolo alto alla sinistra di Pianta, ovviamente impietrito."
L'infortunio è grave, il responso è di quelli che non lasciano scampo ad interpretazioni: campionato finito.
Molti si interrogano sul futuro degli isolani, allora non era possibile "tornare sul mercato" e fra le riserve non figura nessun difensore di ruolo di affidabilità paragonabile.
E qui Scopigno fa il suo capolavoro.
La domenica dopo, a Vicenza, inserisce Cera come "libero" e affida la maglia di Tomasini a Poli. Manca in quella difficile partita anche il regista Greatti ed il Lanerossi Vicenza è una squadra insidiosa che naviga a ridosso delle prime.
La partita è durissima, giocata in un ambiente difficile , ma il Cagliari vince con una doppietta di Riva che raddoppia con "un gol impossibile" come si legge nelle cronache del tempo.

E' una svolta decisiva.
L'invenzione di Cera come "libero moderno" da soluzione di emergenza diventa uno dei punti-cardine del Cagliari che veleggia in testa al Campionato spinto dai gol di "gigirriva".
La leggenda di Mesina
Il Cagliari capolista mobilita l'intera isola.
Viene fondato, sull'esempio delle squadre del continente, il primo "Cagliari-Club" ad opera del capo storico del tifo rossoblù "Marius" (foto) grande amico e confidente di Gigi Riva.

Altri club nascono in tutta la Sardegna e nelle principali città d'Italia ad opera di emigrati sardi che si identificano così con le loro "radici" grazie ai gol di un lombardo che del sardo purosangue possiede i tratti caratteriali.
Una famosa puntata di TG7, il rotocalco di costume della Rai in quegli anni, mostra i pastori che la domenica escono con la radiolina all'orecchio; il mito dei rossoblù arriva negli angoli più lontani del territorio, nel cuore della Barbagia.
Quel Natale Gianni Brera, grande sostenitore del Cagliari e di Gigi Riva, riceve una curiosa cartolina di auguri; arriva nientemeno che da Graziano Mesina, il superlatitante, che lo ringrazia per il sostegno al Cagliari.
Nasce il mito di "Grazianeddu" che la domenica lascia le montagne del nuorese e si reca all'Amsicora per tifare "gigirriva".
Quella di Mesina sarà forse stata una leggenda, ma alcuni latitanti di minor spessore vengono realmente arrestati dopo una partita casalinga del Cagliari al cui richiamo non hanno saputo resistere.
La vendetta dell'ex
Fino alla 20ma giornata la squadra di Scopigno ha perso solo una partita, alla "Favorita" di Palermo, condannata da un gol di Troja e da una grande partita di un giovane promettente ma sconosciuto al quale si dice sia interessata la Juventus: Franco Causio.
In quella partita, Scopigno , che ormai per tutti è "il filosofo" per il comportamento distaccato tenuto in panchina, viene bersagliato di sputi da un tifoso rosanero e reagisce litigando con un segnalinee che, avvertito del fatto, lo ignora.
La squalifica è pesante: cinque mesi e mezzo, poi ridotta.
Ma a parte questo incidente di percorso il Cagliari sembra imbattibile.
Non soffre mai, spesso impone il suo gioco e gli schemi che hanno come terminale Riva sono micidiali per efficacia e semplicità.
Nella scia restano l'Inter e, anzi soprattutto, la Juve che, proprio dalla partita di Cagliari, dopo la sostituzione di Carniglia con Rabitti, ha preso la via di una rimonta eccezionale: otto vittorie di fila portano i bianconeri in scia al Cagliari.
Alla ventunesima arriva il giorno della partita con l'Inter a San Siro; i nerazzurri si giocano le residue chances di scudetto, e alla sfida guardano con interesse anche la Juve e la Fiorentina che sogna un improbabile ritorno nella lotta per il titolo.
La gara è presentata come una sfida fra Boninsegna e Riva, il Cagliari la affronta al gran completo con la formazione ormai più collaudata dove Nenè prende il ruolo che era di Cera a centrocampo e al suo posto gioca l'ex-viola Mario Brugnera.
La gara è dura, le cronache del tempo la disegnano preceduta da una settimana di polemiche, e la decide Boninsegna dando la vittoria ai nerazzurri nei minuti finali: 1-0.
E' il momento forse più difficile per i rossoblù, c'è di lì a poco da rendere visita alla Juventus a Torino ed il distacco adesso è ridotto al minimo : un solo punto.
Scopigno è magistrale nello spengere il fuoco delle polemiche attizzato dal gol di Boninsegna, rincuora i suoi e in televisione esce con una frase che suona più o meno così :- "La Juve è a un punto ? Bene, con un punto in più , se il regolamento non cambia, lo scudetto lo vincerà il Cagliari. "
E' la prima volta che ufficialmente si nomina la parola magica di fronte a testimoni.
Riva è nervoso, sente il traguardo e soffre per gli acciacchi. -"Nelle sue condizioni - dice qualcuno- alcuni suoi celebrati colleghi non si allenerebbero neanche" - Gigi gioca sempre e spesso segna, nel Cagliari e nella Nazionale.
L'Inter la domenica dopo frena anche la Juve ed il Cagliari allunga presentandosi con due punti di vantaggio alla sfida di Torino poiché, mentre la Roma blocca il Cagliari sul pari, lo stesso fa il Napoli con la Juve che sbaglia anche un rigore.
Qualcuno vede tuttavia un Cagliari stanco, logorato forse dalle massacranti trasferte in aereo.
In un epoca in cui le squadre del Continente viaggiano in vagone letto e usano l'aereo una volta l'anno per giocare all'Amsicora, il Cagliari vola una settimana sì ed una no e per molti è uno stress, si dice che Riva non dorma dopo i voli e c'è chi, si dice, non dorma prima.
La cosa forse oggi fa sorridere, ma basta pensare che ai giorni nostri (vale a dire 30 e passa anni dopo) Bergkamp, l'asso olandese dell'Arsenal non gioca le trasferte di Champions League che non può raggiungere in auto o in treno.
Nell'imminenza della partita la stampa batte sulla grancassa del logorìo nervoso dei rossoblù e qualcuno prevede la possibilità di un clamoroso riaggancio bianconero ricordando come, l'anno prima, proprio contro la Juve si era definitivamente infranto il sogno tricolore del Cagliari.
Una partita storica
Fu quella una partita davvero storica. Venne presentata come lo scontro fra due
epoche, la rivoluzione del Cagliari contro la restaurazione juventina, fu
forse un autentico "punto di rottura" nella storia delle sfide-scudetto
che fin lì non avevano mai visto protagoniste squadre del Sud e delle isole.
Il Comunale presenta un colpo d'occhio incredibile: lo stadio trabocca di
bandiere rossoblù; da tutto il Nord Italia, dalla Svizzera, dalla Germania,
dalla Francia, centinaia di emigrati sono venuti a sostenere il Cagliari
nel giorno decisivo assieme ai tanti sostenitori arrivati dalla Sardegna.
Si parla di 70.000 presenze per l'incasso record, per quei tempi incredibile,
di 151.192.200 lire (la lotteria di Capodanno all'epoca di milioni ne metteva
in palio 150 !).
Ancora Gianni Brera da' di quel gol "storico" questa descrizione : "L'angolo è stato battuto da Greatti e la palla è spiovuta su una
mischia furiosa. Nonostante il bailamme, Riva è prodigiosamente riuscito ad alzare di sinistro un pallonetto che solo il diavolo avrebbe
potuto ideare, non dico realizzare: su quel pallonetto si è gettato il mio furentissimo Re Brenno incornando fra palo e Anzolin, che stolidamente non era uscito"
Invece la squadra ha una reazione orgogliosa: Riva trascina i suoi all'assalto e bombarda la porta di Anzolin che capitola nel recupero quando, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, proprio Riva segna uno dei suoi gol più straordinari.
Il tifo rossoblù esplode mentre le squadre rientrano negli spogliatoi con il Cagliari tonificato dall'ennesima prodezza di "Gigirriva" e gli juventini, Salvadore in testa , che non si danno pace per l'ingenuità di Anzolin, che, sorpreso dalla prodezza di Riva, non ha pensato di uscire a tempo.
Nell'intervallo Scopigno tasta il polso ai suoi; i giocatori sono tesi, qualcuno dei più esperti, Domenghini, teme il "peso politico" degli avversari, il tecnico minimizza.
La ripresa si apre con fasi interlocutorie; è smesso di piovere, ma il terreno è ancora bagnato, insidioso, la Juve sente che l'occasione sta per sfuggirle di mano in quello stadio mezzo rossoblù e cerca di attaccare, il Cagliari è molto equilibrato, concentratissimo e non si lascia chiudere in difesa.
Lo Bello sale in cattedra...
Ad un tratto durante un'azione interlocutoria dei bianconeri in attacco Lo Bello fischia.
Albertosi crede che abbia fischiato una punizione per il Cagliari, invece ha fischiato un rigore per la Juve: fallo di Martiradonna su Leonardi, o addirittura "mani" di Martiradonna.
In tribuna stampa le voci si rincorrono, invece
in panchina Scopigno siede in silenzio e si accende l'ennesima sigaretta, impassibile. Qualcuno poi racconta che nella bolgia della panchina rossoblù nella quale tutti protestano e urlano chieda ad una delle riserve che gli siedono accanto: - "Cosa fa l'Inter ?" -
Sul dischetto, dopo le inevitabili, inutili e prolungate proteste, si porta Haller.
Il tedesco prende la rincorsa in un silenzio innaturale, tira e Albertosi devia in angolo !
La panchina del Cagliari scatta in piedi, i compagni abbracciano Albertosi, i tifosi cagliaritani festeggiano, ma Lo Bello chiede la palla che Bob Vieri, padre dell'attuale centravanti dell'Inter, sta portando verso la bandierina e ordina che il tiro venga ripetuto !
Succede di tutto.
Riva viene portato via a tutte braccia dai compagni, Albertosi piange disperato, le proteste si sprecano, il capitano Cera fatica a tenere i compagni lontani dall'arbitro Lo Bello che spiega come Albertosi si sia mosso in anticipo.
Vieri, toscano come Albertosi e poco juventino come animo (andrà via subito dopo essere arrivato per diventare il nuovo Sivori), consola così il portiere del Cagliari : -"Ricky, non ti preoccupare, quelli lo sbagliano un'altra volta...".
Invece no: sul dischetto non torna Haller, ma Anastasi che batte imparabilmente Albertosi.
Adesso festeggia la metà bianconera dello Stadio.
Riva è furibondo e l'intero Cagliari rischia di perdere la testa.
Qualcuno racconta che a quel punto Lo Bello chiama il capitano Cera e gli raccomanda che lui ed i suoi compagni "pensino a giocare" .
Il gioco diventa duro, specialmente su Leonardi accusato di aver simulato nell'azione del rigore; Riva insegue Lo Bello e gliene dice di tutti i colori, ottenendo sempre la solita risposta:- "Pensi a giocare, pensi a correre !"-.
Il gioco è sempre più frammentato, la cronaca parla dì una bomba di Riva su punizione che Anzolin sventa in angolo, poi è un continuo accendersi di mischie sul campo bagnato.
Su una di queste Lo Bello assegna una punizione al Cagliari che si riversa in area; la parabola di Nenè cerca Riva fra tanti.
Un fischio.
Rigore anche per il Cagliari !
Gianni Brera racconta nella sua magistrale cronaca di aver gridato :-"Rigore !"- ancora prima del fischio dell'arbitro, non per aver visto un fallo, ma per la certezza che Lo Bello avrebbe saputo (seppure a modo suo) ristabilire l'equità dell'arbitraggio.
Salvadore si avventa all'arbitro giurando che lui e gli altri due juventini non hanno toccato Riva, Lo Bello risponde che ha fischiato "una trattenuta su Martiradonna".
Anche qui proteste reiterate, in tribuna stampa parecchi si avventano su Gianni Brera, sostenitore dell'eccellenza di Lo Bello oltre che noto simpatizzante del Cagliari, ed un Dirigente juventino gli grida :- "E' colpa anche sua che sostiene questo matto !" -.
Sul dischetto va Riva, teso come una corda di violino, e tira malissimo; Anzolin sfiora la "parata-scudetto", ma il pallone gli passa sotto la mano e gonfia lento la rete.
Manca poco alla fine, il Cagliari che è uscito dall'incubo di perdere per "cause esterne", è frastornato, la Juve è furente e cerca di vincere, sentendosi defraudata.
Sono momenti di grande sofferenza, qualcuno dei rossoblù cede alla tensione, contrariamente al suo stile di gioco il Cagliari subisce troppo.
5' alla fine, 4', poi 3' .
La tensione è palpabile, la Juve è sempre in area, il Cagliari non esce più dalla sua trequarti, mancano solo 2' .
Cera raccoglie un pallone vicino alla panchina di Scopigno che è l'unico seduto e fuma tranquillo l'ennesima sigaretta : - "Mister quanto manca ?" - gli grida Cera .
"A che cosa ? " - risponde Scopigno, almeno secondo la leggenda.
Alla fine Lo Bello fischia: il Cagliari è ancora in testa con due punti sulla Juve.
Che diventano quattro la domenica successiva quando i bianconeri cadono a Firenze ormai sfiduciati nelle possibilità di recupero.
Quel giorno c'è sciopero "duro" della RAI ma alle 19 va in onda un tempo (il secondo) della sfida e la sera la "moviola" di Carlo Sassi trova una giustificazione all'operato di Lo Bello troppo protagonista, ma giudice tutto sommato equo di quella storica sfida.
La "questione meridionale"
Quel calcio era diverso da questo, poco ma sicuro.
Era un calcio nel quale dominava Milano, capitale "morale", un calcio nel quale cercava il suo spazio il Sud, ma anche un calcio nel quale lo scudetto, tranne la parentesi del '41-'42 in cui lo vinse la Roma (secondo il velenoso parere di alcuni "per meriti fascisti"), non era mai sceso al di sotto di Firenze.
Il Napoli del "comandante" Lauro aveva fatto le cose in grande sia negli anni '50, con l'acquisto record (105 milioni !) di Hasse Jeppson, che alla metà degli anni '60 con l'ingaggio di due assi straordinari strappati al Milan e alla Juve : Altafini e Sivori, ma lo scudetto era rimasto un sogno.
Molto bene era andato il Foggia di Oronzo Pugliese, ma solo per conquistarsi il ruolo di squadra-simpatia e ottenere qualche vittoria con le grandi del campionato, addirittura clamorosa quella con la Grande Inter di Moratti.
Se il Sud piangeva, Roma era messa peggio : la Lazio faceva su e giù fra la A e la B, e la "rometta" stava crescendo qualche giovane interessante e lottava per aggiudicarsi Coppa Italia e tornei minori.
La Fiorentina aveva appena conquistato il suo secondo e ultimo scudetto con una squadra fatta praticamente in casa e sotto la guida di un allenatore carismatico come Pesaola che secondo le male lingue era più bravo al tavolo da poker che sul campo di allenamento.
In quel campionato fine anni '60 si era messa in gran luce una squadra rivelazione, subito elevata da un "re della cronaca sportiva" come Gianni Brera al ruolo di nuova grande del calcio italiano : il Cagliari.
Il Cagliari aveva sfiorato la A a metà degli anni '50, quando aveva perso lo spareggio-promozione con la Pro Patria, poi all'inizio degli anni '60, dopo aver nuovamente mancato di un soffio la promozione (4° nel '58-'59), era retrocesso addirittura in C da dove aveva preso la rincorsa per approdare in quattro anni alla Serie A e restarvi meritando la qualifica di squadra rivelazione.
La costruzione di un sogno
Quella squadra, approdata alla massima divisione è allenata da "Sandokan" Silvestri e schiera fra gli altri alcuni nomi che sarebbero poi passati alla storia del Cagliari e del calcio italiano : Nenè, Martiradonna, Cera, Greatti ed un giovanissimo attaccante dal coraggio leonino e dal sinistro atomico : Luigi Riva, detto Gigi.
La stella è però un interno calabrese, Francesco Rizzo, che approda addirittura alla Nazionale con Fabbri ed entra fra i ventidue per i mondiali del '66, quelli della "Corea".
Silvestri, l'allenatore-miracolo, è presto chiamato al Milan, ma, nonostante il cambio di guida tecnica, il Cagliari regge bene: nel '67 arriva addirittura sesto schierando un altro giocatore destinato a fare molta strada e molti gol seppure con un'altra maglia : Roberto Boninsegna.
Al posto di Silvestri, che a Milano farà fiasco, è arrivato un allenatore un po' strano, un eccentrico, che invece un fiasco clamoroso l'ha appena fatto a Bologna dove era chiamato alla difficile impresa di sostituire Fulvio Bernardini.
Scopigno, l'antimago.
Era quello un calcio di allenatori-stregoni, fra il profeta (Helenio Herrera, Pesaola) e l'asceta (Heriberto), fra il fattucchiere (Pugliese) e il personaggio della commedia dell'arte ("Paron" Rocco); Scopigno non è certo inquadrabile in uno stereotipo fra questi, lo definiscono il "filosofo" per la sua raffinata cultura e per l'apparente disincanto con il quale osserva il calcio, per l'arte di sdrammatizzare gli eventi.
Calciatore mediocre e sfortunato al Napoli, dove chiude presto la carriera per un grave infortunio, come allenatore in Serie A ha fatto bene a Vicenza, dove ha portato la squadra al sesto posto risultato migliorato poi solo ai tempi di Paolo Rossi.
In quella squadra oltre al famoso Vinicio giocava anche l'avvocato Campana fondatore del sindacato calciatori.
Scopigno è il contrario della figura caricaturale dell'allenatore-mago molto in voga a quei tempi.
Per lui non conta molto la rigida osservanza del ritiro e della castità, il maniacale controllo delle diete e dei carichi di lavoro, la puntualità nell'andare a letto alle nove.
Pierluigi Cera raccontò una volta :- " Scopigno era arrivato da poco. Eravamo in ritiro per una partita di Coppa Italia e in sette o otto , in barba alle regole, ci eravamo dati appuntamento in una camera per giocare a poker. Fumavamo tutti e giocavamo a carte sui letti. C'era anche qualche bottiglia che non ci doveva essere.
Ad un tratto si apre la porta : è Scopigno.
Oddio, penso, ora ci ammazza (Silvestri lo avrebbe fatto), se ci va bene ci leva la pelle e ci fa appioppare una multa ! Scopigno entrò, nel fumo e nel silenzio di noialtri che aspettavamo la bufera, prese una sedia, si sedette vicino a noi e disse tirando fuori un pacchetto di sigarette :- "Do fastidio se fumo ?" - In mezzora eravamo tutti a letto ed il giorno dopo vincemmo 3-0.
Scopigno però è anche un tecnico coi controfiocchi, quel Cagliari comincia a plasmarlo, a costruirselo pezzo dopo pezzo.
Il punto di forza è indubbiamente l'attacco ed in una delle convocazioni della Nazionale il Cagliari fornisce addirittura tre punte : Rizzo, Boninsegna e Riva !
Il gioco di Scopigno esalta proprio le caratteristiche di Riva che al suo primo anno col tecnico reatino vince la classifica cannonieri ed i rossoblù si piazzano al sesto posto, a ridosso delle grandi.
Ma il suo rapporto con la dirigenza è difficile, in particolare con il Presidente Rocca, con il quale il dissidio si acuisce anche per motivi extracalcistici mai chiariti. Durante una tournée negli USA, mentre il calciomercato vede Inter, Juve e Milan scatenate all'inseguimento di Riva, fra i due arriva la rottura.
Al ritorno il Presidente Rocca telefona a Scopigno per comunicargli l'esonero. Il "filosofo" gli risponde alla sua maniera:
- Presidente Rocca, faccia presto, ho la minestra in tavola e non vorrei si raffreddasse..."-
Al posto di Scopigno arriva Ettore Puricelli; la squadra ne soffre ed in Campionato stenta molto. Riva telefona spesso a Scopigno e lo rimpiange pubblicamente, lo stesso Scopigno segue spesso la squadra sapendo che una cordata guidata dall'Ing. Marras sta cercando di prendere il controllo societario e riportarlo in panchina.
Alla fine la società passa di mano.
Presidente diventa l'Avv. Efisio Corrias, si dice che dietro lui (e Marras) ci siano i miliardi della Saras e di Moratti, comunque sia con la nuova dirigenza Scopigno torna e può continuare il suo paziente lavoro di assemblaggio.
Proprio in quella estate del '68 il brillante General Manager Arrica mette a segno il primo grande colpo di mercato : Rizzo finisce alla Fiorentina in cambio di Albertosi e Brugnera, dal Brescia arriva Tomasini, dal Milan (via Bari) il giovane Zignoli.
Comincia la cavalcata
Il Cagliari parte fortissimo trascinato dai gol di Riva e Boninsegna, va in fuga , è Campione d'Inverno fra il tripudio dell'intera isola.
Quel campionato però passa tristemente alla storia per una tragedia assurda : negli spogliatoi dell'Amsicora in un freddo pomeriggio muore improvvisamente Giuliano Taccola, promettente centravanti della Roma che ha assistito alla partita dalla tribuna.
Desta impressione il distacco dell'intero mondo del calcio da questo incredibile e drammatico fatto di cronaca, dalla tragedia umana. Herrera, allenatore dei giallorossi, è forse il più freddo di tutti.
I calciatori del Cagliari che, assieme a quelli giallorossi, vivono la tragedia umana della morte del collega sono colpiti, ma sembrano riprendersi.
Il Cagliari resiste in testa fino alla sesta giornata di ritorno poi cede, complice una sfortunata gara interna con la Juve nella quale viene a mancare Riva, e la Fiorentina diventa Campione d'Italia con quattro punti sui rossoblù che hanno messo in mostra un attacco atomico nel quale Riva è ormai una stella di prima grandezza e Boninsegna non gli è da meno, Riva è capocannoniere per la seconda volta.
Scopigno intuisce però che l'imperfezione del Cagliari è proprio in quello che sembra il suo punto di forza : il duo d'attacco.
Riva e Boninsegna hanno due caratteri difficili, sono molto simili (entrambi mancini) e sono due uomini-gol egoisti come devono esserlo due bomber di razza; difficilmente si passano la palla, spesso litigano platealmente in campo.
L'anno prima, a Varese, Boninsegna, già innervosito dalla difficile convivenza con Riva, aveva dato fuori di testa e si era beccato 11 giornate di squalifica, e Scopigno, che sta osservando da "disoccupato" in attesa di rientrare, forse matura già allora la decisione di cambiare registro, ma Arrica, diventato l'autentico factotum del mercato del Cagliari, lo convince a confermare Boninsegna accanto a Riva, nonostante per entrambi non manchino richieste allettanti.
Ma l'idea è solo rinviata.
L'Inter insegue Riva da tempo, Moratti ne aveva già disposto l'acquisto su consiglio di Allodi dopo il primo anno in A, ma l'affare era andato in fumo per la "bocciatura" di Herrera che voleva Pascutti.
Il nuovo presidente Fraizzoli torna alla carica tutti gli anni e in quell'estate del '69 Scopigno convince Arrica a fare il colpaccio.
Fra la nuova dirigenza rossoblù e quella dell'Inter, auspice Moratti, c'è un certo "feeling", si tratta a lungo poi alla fine si mette nero su bianco : non viene ceduto Riva, ma Boninsegna, e viene firmata (si dice) una carta "segreta", una scrittura privata, in cui il Cagliari si impegna, se mai dovesse decidersi a farlo, a cedere Riva all'Inter ed a nessun altro. Il documento di per sé non ha valore e la Federazione proibirebbe un simile comportamento , ma si tratta solo di un accordo fra gentiluomini che non verrà mai impugnato.
In cambio di Boninsegna arrivano dall'Inter tre giocatori Poli, Gori e Domenghini.
Gli ultimi due faranno sì che Scopigno compia la costruzione del "suo" Cagliari, la squadra per lui perfetta.
Riva ha carta bianca su tutto, da Scopigno e dai compagni, si allena quando vuole e si alza e va a letto quando vuole.
La difesa è un bunker: Albertosi in porta, marcatori Niccolai e Martiradonna.
Mario Martiradonna (foto) è forse il più spietato marcatore di quegli anni; Scopigno una volta gli dice: - "Con un cognome così non giocherai mai in Nazionale. Se ti chiamassi Martin saresti titolare fisso..."
Libero è l'essenziale Tomasini che sa essere anche duro, terzino "fluidificante" Zignoli, bravo e veloce ed in alternativa a lui, in cambio del collaudato Longoni, dalla Fiorentina arriva Eraldo Mancin titolare dello scudetto viola.
A centrocampo Cera, Nenè e il regista che Brera considera "Il migliore d'Italia" , Greatti cui dà man forte il gran correre di Angelo Domenghini, destinato a diventare un paradigma del ruolo di tornante.
All'attacco c'è Riva con la sua spalla ideale, Sergio Gori, che gioca per lui e non per far gol come faceva Boninsegna.
La Juve però vuole fortissimamente Greatti, il Cagliari tentenna, l'offerta è di quelle che non si rifiutano facilmente. Greatti gioca nel precampionato, ma salta la prima a Marassi (con la Samp) per poter poi passare alla Juve al mercato di novembre.
Scopigno ha dato l'avallo alla cessione perché spera nell'arrivo al Cagliari di Luis Suarez, il regista della grande Inter che non è più incedibile, ma la trattativa salta: Suarez resta a Milano ed ora c'è il rischio che parta solo Greatti.
C'è il rischio che il paziente lavoro di costruzione sia vanificato, poi la Juve rinuncia e Greatti resta. Scopigno ha completato il suo mosaico e annuncia - "Per la lotta al vertice c'è anche il Cagliari" -
La scaramanzia è una scienza esatta...
Fra le tante curiosità di quella decisiva estate eccone un'altra.
Il Cagliari l'anno precedente ('68-'69) ha lottato a lungo per lo scudetto, poi ha perso il contatto con la Fiorentina quando viene sconfitto dalla Juve all'Amsicora.
Quel giorno nel quale manca anche la fortuna (sotto forma dell'assenza di Riva) i rossoblù indossano la loro maglia ufficiale "a quarti" rossi e blu come quella del Genoa.
Scopigno, che ha vissuto a Napoli, la prende male e impone che il Cagliari da allora in poi vesta sempre la maglia di riserva bianca con i bordi rossoblù: la maglia senza colletto e con i passanti e la cordicella sullo scollo che resterà nel mito.
E da allora il Cagliari vestirà quella maglia anche contro squadre, come la Juve, con le quali, in tempi di TV bianco e nero, avrebbe dovuto vestire la divisa più scura.
Il Cagliari va in fuga
Dopo il pari a Genova l'accelerazione è bruciante: alla quinta giornata il Cagliari espugna Firenze con un gol di Riva su rigore e conquista la testa della classifica.
La Fiorentina (fin lì capolista a punteggio pieno) contesta pesantemente l'operato dell'arbitro Lo Bello.
Al Comunale vi è un dopopartita a dir poco turbolento; il campo viene squalificato, la squadra ha un momento di sbandamento e il Cagliari fugge inseguito dai viola e dall'Inter.
Il punto di forza della squadra isolana è la difesa che subisce solo sei gol in quindici partite: i rossoblù si laureano per il secondo anno consecutivo Campioni d'Inverno con 22 punti, tre in più di Inter, Fiorentina e della Juventus che ha cominciato una grande rimonta proprio il giorno in cui, in piena zona retrocessione, ha pareggiato all'ultimo minuto all'Amsicora con il gol di un giovane e sconosciuto sardo : Cuccureddu.
La prima svolta : la vittoria di Vicenza
Sul Cagliari però arriva una brutta tegola proprio alla prima giornata del girone di ritorno.
Il Cagliari quel giorno batte la Sampdoria per 4-0, ma perde dopo mezz'ora uno dei perni del suo
gioco difensivo : Tomasini.
L'infortunio è grave, il responso è di quelli che non lasciano scampo ad interpretazioni: campionato finito.
Molti si interrogano sul futuro degli isolani, allora non era possibile "tornare sul mercato" e fra le riserve non figura nessun difensore di ruolo di affidabilità paragonabile.
E qui Scopigno fa il suo capolavoro.
La domenica dopo, a Vicenza, inserisce Cera come "libero" e affida la maglia di Tomasini a Poli. Manca in quella difficile partita anche il regista Greatti ed il Lanerossi Vicenza è una squadra insidiosa che naviga a ridosso delle prime.
La partita è durissima, giocata in un ambiente difficile , ma il Cagliari vince con una doppietta di Riva che raddoppia con "un gol impossibile" come si legge nelle cronache del tempo.
E' una svolta decisiva.
L'invenzione di Cera come "libero moderno" da soluzione di emergenza diventa uno dei punti-cardine del Cagliari che veleggia in testa al Campionato spinto dai gol di "gigirriva".
La leggenda di Mesina
Il Cagliari capolista mobilita l'intera isola.
Viene fondato, sull'esempio delle squadre del continente, il primo "Cagliari-Club" ad opera del capo storico del tifo rossoblù "Marius" (foto) grande amico e confidente di Gigi Riva.
Altri club nascono in tutta la Sardegna e nelle principali città d'Italia ad opera di emigrati sardi che si identificano così con le loro "radici" grazie ai gol di un lombardo che del sardo purosangue possiede i tratti caratteriali.
Una famosa puntata di TG7, il rotocalco di costume della Rai in quegli anni, mostra i pastori che la domenica escono con la radiolina all'orecchio; il mito dei rossoblù arriva negli angoli più lontani del territorio, nel cuore della Barbagia.
Quel Natale Gianni Brera, grande sostenitore del Cagliari e di Gigi Riva, riceve una curiosa cartolina di auguri; arriva nientemeno che da Graziano Mesina, il superlatitante, che lo ringrazia per il sostegno al Cagliari.
Nasce il mito di "Grazianeddu" che la domenica lascia le montagne del nuorese e si reca all'Amsicora per tifare "gigirriva".
Quella di Mesina sarà forse stata una leggenda, ma alcuni latitanti di minor spessore vengono realmente arrestati dopo una partita casalinga del Cagliari al cui richiamo non hanno saputo resistere.
La vendetta dell'ex
Fino alla 20ma giornata la squadra di Scopigno ha perso solo una partita, alla "Favorita" di Palermo, condannata da un gol di Troja e da una grande partita di un giovane promettente ma sconosciuto al quale si dice sia interessata la Juventus: Franco Causio.
In quella partita, Scopigno , che ormai per tutti è "il filosofo" per il comportamento distaccato tenuto in panchina, viene bersagliato di sputi da un tifoso rosanero e reagisce litigando con un segnalinee che, avvertito del fatto, lo ignora.
La squalifica è pesante: cinque mesi e mezzo, poi ridotta.
Ma a parte questo incidente di percorso il Cagliari sembra imbattibile.
Non soffre mai, spesso impone il suo gioco e gli schemi che hanno come terminale Riva sono micidiali per efficacia e semplicità.
Nella scia restano l'Inter e, anzi soprattutto, la Juve che, proprio dalla partita di Cagliari, dopo la sostituzione di Carniglia con Rabitti, ha preso la via di una rimonta eccezionale: otto vittorie di fila portano i bianconeri in scia al Cagliari.
Alla ventunesima arriva il giorno della partita con l'Inter a San Siro; i nerazzurri si giocano le residue chances di scudetto, e alla sfida guardano con interesse anche la Juve e la Fiorentina che sogna un improbabile ritorno nella lotta per il titolo.
La gara è presentata come una sfida fra Boninsegna e Riva, il Cagliari la affronta al gran completo con la formazione ormai più collaudata dove Nenè prende il ruolo che era di Cera a centrocampo e al suo posto gioca l'ex-viola Mario Brugnera.
La gara è dura, le cronache del tempo la disegnano preceduta da una settimana di polemiche, e la decide Boninsegna dando la vittoria ai nerazzurri nei minuti finali: 1-0.
E' il momento forse più difficile per i rossoblù, c'è di lì a poco da rendere visita alla Juventus a Torino ed il distacco adesso è ridotto al minimo : un solo punto.
Scopigno è magistrale nello spengere il fuoco delle polemiche attizzato dal gol di Boninsegna, rincuora i suoi e in televisione esce con una frase che suona più o meno così :- "La Juve è a un punto ? Bene, con un punto in più , se il regolamento non cambia, lo scudetto lo vincerà il Cagliari. "
E' la prima volta che ufficialmente si nomina la parola magica di fronte a testimoni.
Riva è nervoso, sente il traguardo e soffre per gli acciacchi. -"Nelle sue condizioni - dice qualcuno- alcuni suoi celebrati colleghi non si allenerebbero neanche" - Gigi gioca sempre e spesso segna, nel Cagliari e nella Nazionale.
L'Inter la domenica dopo frena anche la Juve ed il Cagliari allunga presentandosi con due punti di vantaggio alla sfida di Torino poiché, mentre la Roma blocca il Cagliari sul pari, lo stesso fa il Napoli con la Juve che sbaglia anche un rigore.
Qualcuno vede tuttavia un Cagliari stanco, logorato forse dalle massacranti trasferte in aereo.
In un epoca in cui le squadre del Continente viaggiano in vagone letto e usano l'aereo una volta l'anno per giocare all'Amsicora, il Cagliari vola una settimana sì ed una no e per molti è uno stress, si dice che Riva non dorma dopo i voli e c'è chi, si dice, non dorma prima.
La cosa forse oggi fa sorridere, ma basta pensare che ai giorni nostri (vale a dire 30 e passa anni dopo) Bergkamp, l'asso olandese dell'Arsenal non gioca le trasferte di Champions League che non può raggiungere in auto o in treno.
Nell'imminenza della partita la stampa batte sulla grancassa del logorìo nervoso dei rossoblù e qualcuno prevede la possibilità di un clamoroso riaggancio bianconero ricordando come, l'anno prima, proprio contro la Juve si era definitivamente infranto il sogno tricolore del Cagliari.
Una partita storica
Fu quella una partita davvero storica.
Venne presentata come lo scontro fra due epoche, la rivoluzione del Cagliari contro la restaurazione juventina, fu forse un autentico "punto di rottura" nella storia delle sfide-scudetto che fin lì non avevano mai visto protagoniste squadre del Sud e delle isole.
Il Comunale presenta un colpo d'occhio incredibile: lo stadio trabocca di bandiere rossoblù; da tutto il Nord Italia, dalla Svizzera, dalla Germania, dalla Francia, centinaia di emigrati sono venuti a sostenere il Cagliari nel giorno decisivo assieme ai tanti sostenitori arrivati dalla Sardegna.
Si parla di 70.000 presenze per l'incasso record, per quei tempi incredibile, di 151.192.200 lire (la lotteria di Capodanno all'epoca di milioni ne metteva in palio 150 !).
Arbitra Lo Bello di Siracusa, il "re del fischietto", e ci sarà modo di accorgersene
A Torino piove per tutto il primo tempo, nella Juve, assente l'arcigno Morini, tocca a Salvadore l'onere di contrastare un Riva nervoso e contratto. La partita scivola via senza grandi sussulti quando, intorno alla mezzora, il giovane (allora) Furino scende sulla destra e crossa verso il centro. La palla fila tesa verso Albertosi, lontano dagli attaccanti bianconeri, quando, improvvisamente e senza un motivo, la testa di Niccolai si frappone fra il pallone e le mani protese del portiere colpendolo ed insaccando un clamoroso autogol.
Albertosi resta di sasso il busto e le ginocchia leggermente piegate, le braccia larghe, sullo sfondo della foto dei miei ricordi Domenghini ha le mani nei capelli.
La leggenda vuole che Scopigno, con l'ennesima sigaretta accesa in bocca, fra la disperazione generale della sua panchina , esclami solo: - "Bel gol !" -.
Il sogno del Cagliari sembra dunque sfumare in quella giornata piovosa di fine inverno.
Invece la squadra ha una reazione orgogliosa: Riva trascina i suoi all'assalto e bombarda la porta di Anzolin che capitola nel recupero quando, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, proprio Riva segna uno dei suoi gol più straordinari.
Il tifo rossoblù esplode mentre le squadre rientrano negli spogliatoi con il Cagliari tonificato dall'ennesima prodezza di "Gigirriva" e gli juventini, Salvadore in testa , che non si danno pace per l'ingenuità di Anzolin (foto), che, sorpreso dalla prodezza di Riva, non ha pensato di uscire a tempo.

Nell'intervallo Scopigno tasta il polso ai suoi; i giocatori sono tesi, qualcuno dei più esperti, Domenghini, teme il "peso politico" degli avversari, il tecnico minimizza.
La ripresa si apre con fasi interlocutorie; è smesso di piovere, ma il terreno è ancora bagnato, insidioso, la Juve sente che l'occasione sta per sfuggirle di mano in quello stadio mezzo rossoblù e cerca di attaccare, il Cagliari è molto equilibrato, concentratissimo e non si lascia chiudere in difesa.
Lo Bello sale in cattedra
Ad un tratto durante un'azione interlocutoria dei bianconeri in attacco Lo Bello fischia.
Albertosi crede che abbia fischiato una punizione per il Cagliari, invece ha fischiato un rigore per la Juve: fallo di Martiradonna su Leonardi, o addirittura "mani" di Martiradonna.
In tribuna stampa le voci si rincorrono, invece
in panchina Scopigno siede in silenzio e si accende l'ennesima sigaretta, impassibile. Qualcuno poi racconta che nella bolgia della panchina rossoblù nella quale tutti protestano e urlano chieda ad una delle riserve che gli siedono accanto: - "Cosa fa l'Inter ?" -
Sul dischetto, dopo le inevitabili, inutili e prolungate proteste, si porta Haller.
Il tedesco prende la rincorsa in un silenzio innaturale, tira e Albertosi devia in angolo !
La panchina del Cagliari scatta in piedi, i compagni abbracciano Albertosi, i tifosi cagliaritani festeggiano, ma Lo Bello chiede la palla che Bob Vieri, padre dell'attuale centravanti dell'Inter, sta portando verso la bandierina e ordina che il tiro venga ripetuto !
Succede di tutto.
Riva viene portato via a tutte braccia dai compagni, Albertosi piange disperato, le proteste si sprecano, il capitano Cera fatica a tenere i compagni lontani dall'arbitro Lo Bello che spiega come Albertosi si sia mosso in anticipo.
Vieri, toscano come Albertosi e poco juventino come animo (andrà via subito dopo essere arrivato per diventare il nuovo Sivori), consola così il portiere del Cagliari : -"Ricky, non ti preoccupare, quelli lo sbagliano un'altra volta...".
Invece no: sul dischetto non torna Haller, ma Anastasi che batte imparabilmente Albertosi.
Adesso festeggia la metà bianconera dello Stadio.
Riva è furibondo e l'intero Cagliari rischia di perdere la testa.
Qualcuno racconta che a quel punto Lo Bello chiama il capitano Cera e gli raccomanda che lui ed i suoi compagni "pensino a giocare" .
Il gioco diventa duro, specialmente su Leonardi accusato di aver simulato nell'azione del rigore; Riva insegue Lo Bello e gliene dice di tutti i colori, ottenendo sempre la solita risposta:- "Pensi a giocare, pensi a correre !"-.
Il gioco è sempre più frammentato, la cronaca parla dì una bomba di Riva su punizione che Anzolin sventa in angolo, poi è un continuo accendersi di mischie sul campo bagnato.
Su una di queste Lo Bello assegna una punizione al Cagliari che si riversa in area; la parabola di Nenè cerca Riva fra tanti.
Un fischio.
Rigore anche per il Cagliari !
Gianni Brera racconta nella sua magistrale cronaca di aver gridato :-"Rigore !"- ancora prima del fischio dell'arbitro, non per aver visto un fallo, ma per la certezza che Lo Bello avrebbe saputo (seppure a modo suo) ristabilire l'equità dell'arbitraggio.
Salvadore si avventa all'arbitro giurando che lui e gli altri due juventini non hanno toccato Riva, Lo Bello risponde che ha fischiato "una trattenuta su Martiradonna".
Anche qui proteste reiterate, in tribuna stampa parecchi si avventano su Gianni Brera, sostenitore dell'eccellenza di Lo Bello oltre che noto simpatizzante del Cagliari, ed un Dirigente juventino gli grida :- "E' colpa anche sua che sostiene questo matto !" -.
Salvadore si avventa all'arbitro giurando che lui e gli altri due juventini non hanno toccato Riva, Lo Bello risponde che ha fischiato "una trattenuta su Martiradonna".
Sul dischetto va Riva, teso come una corda di violino, e tira malissimo; Anzolin sfiora la "parata-scudetto" (foto), ma il pallone gli passa sotto la mano e gonfia lento la rete.

Manca poco alla fine, il Cagliari che è uscito dall'incubo di perdere per "cause esterne", è frastornato, la Juve è furente e cerca di vincere, sentendosi defraudata.
Sono momenti di grande sofferenza, qualcuno dei rossoblù cede alla tensione, contrariamente al suo stile di gioco il Cagliari subisce troppo.
5' alla fine, 4', poi 3' .
La tensione è palpabile, la Juve è sempre in area, il Cagliari non esce più dalla sua trequarti, mancano solo 2' .
Cera raccoglie un pallone vicino alla panchina di Scopigno che è l'unico seduto e fuma tranquillo l'ennesima sigaretta : - "Mister quanto manca ?" - gli grida Cera .
"A che cosa ? " - risponde Scopigno, almeno secondo la leggenda.
Alla fine Lo Bello fischia: il Cagliari è ancora in testa con due punti sulla Juve.
Che diventano quattro la domenica successiva quando i bianconeri cadono a Firenze ormai sfiduciati nelle possibilità di recupero.
Quel giorno c'è sciopero "duro" della RAI ma alle 19 va in onda un tempo (il secondo) della sfida e la sera la "moviola" di Carlo Sassi trova una giustificazione all'operato di Lo Bello troppo protagonista, ma giudice tutto sommato equo di quella storica sfida.
Il giorno dell'apoteosi
E' il 12 aprile 1970, ventottesima e penultima giornata: il Cagliari ospita il Bari invischiato nella lotta per la salvezza e praticamente condannato.
La Juve, a tre punti, va a Roma con la Lazio del giovane bomber Chinaglia, per continuare a sperare deve solo vincere.
Riva sblocca la partita con un'acrobazia delle sue (Foto> dopo più di mezzora in cui il Cagliari è contratto, nervoso: il gol di Gigi è una liberazione, nessuno infatti sa niente del risultato della Juve all'Olimpico.

Arriva l'intervallo e l'Amsicora incolla l'orecchio alla radiolina, "Tutto il Calcio minuto per minuto" porta la notizia ed un boato l'annuncia: a Roma la Juve sta perdendo.
Dopo un quarto d'ora del secondo tempo un altro boato segue la notizia del raddoppio di Chinaglia: la Juve è sotto di due gol !
Quando per il Cagliari raddoppia Gori, a poco dalla fine, la festa in tutta la Sardegna è già cominciata.
Ed è una festa che da allora si può dire non è più finita, tanto è restato vivo in tutti il ricordo di quell'irripetibile impresa.
L'isola impazzisce, l'entusiasmo è travolgente, le ultime due partite del Cagliari vengono disputate in un autentico tripudio di bandiere rossoblù anche in trasferta: è la meritata passerella per i Campioni d'Italia che come prima uscita da Campioni d'Italia hanno come palcoscenico nientemeno che San Siro dove pareggiano col Milan per 0-0.
L'ultima domenica la passerella diventa un trionfo, al Comunale di Torino, dove ha praticamente conquistato con la Juve in quella drammatica partita il "mezzo scudetto" che mancava, ospite dei granata il Cagliari dà spettacolo con un Riva entusiasmante : il primo tempo finisce 3-0 (doppietta di Gigi), in apertura di ripresa Gori segna il quarto gol ed i rossoblù si fermano fra gli applausi convinti dei tifosi granata.
Il Presidente Corrias (foto) e il factotum Arrica garantiscono che la squadra non verrà indebolita e per mostrare che al Cagliari non si scherza tolgono tutta la "rosa" della squadra dal mercato, è un sacrificio economico grandissimo, ma è anche un momento unico ed irripetibile.
Il Cagliari sull'onda dello scudetto avrà anche uno Stadio all'altezza : il nuovo Sant'Elia, un palcoscenico degno per Gigi Riva e la sua orchestra, sarà abbandonato il vecchio "Amsicora" che qualcuno spregiosamente definì "un cortile di caserma" nell'anno dell'esordio in A del Cagliari.
Da quel giorno, qualcuno ricorda, sono passati meno di sei anni per arrivare allo scudetto : nessuna squadra ci era mai riuscita prima e nessuna lo ha fatto dopo.
Per dare un'idea, un metro di paragone addirittura riduttivo sarebbe come se il Chievo si laureasse Campione nel 2007 !
Auguri.
I festeggiamenti sono comunque molto contenuti: l'anima sarda, l'attaccamento alla realtà tipica di quella gente scongiura spiacevoli esagerazioni: i soliti caroselli di auto, la città imbandierata, anzi lo è l'intera isola, ma tutto finisce presto, come quello strano campionato che si chiude entro Aprile, per l'unica volta nella sua storia: ci sono i Mondiali ed il Cagliari vola in Messico
Messico e nuvole
Messico e nuvole
Durante il Campionato vittorioso il Cagliari ha anche rifornito la Nazionale di campioni per le partite di qualificazione ai Mondiali nelle quali Gigi Riva fa, ovviamente, la parte del leone, segna con una cadenza impressionante contro tutti gli avversari e si impone per quei Mondiali da disputare in altura come il contraltare di Pelè.
Un rotocalco messicano esce con la copertina in cui sono raffigurati affiancati il piede destro di Pelè ed il sinistro di Riva, la fama di Gigi è universale, il suo gol di Vicenza con la maglia rossoblù e quello con la Germania Orientale in azzurro diventano parte integrante della sigla di trasmissioni sportive.
Prima dei Mondiali è destinato a fare coppia con Gigi, come nei vittoriosi europei del '68, lo juventino Anastasi che tuttavia nell'imminenza della partenza per Città del Messico deve essere urgentemente operato di ernia ed esce dal giro.
Partono in ventuno e fra di loro vi è Gori il cui inserimento come titolare è caldeggiato da Riva e dal "clan" del Cagliari, ma Valcareggi convoca in Messico anche il milanista Prati e, soprattutto, Boninsegna che a Riva, dicono, non sia gradito.
Gli azzurri ora sono 23 : ne cresce uno e nasce un autentico concorso pronostici sul nome di chi verrà escluso fra Prati (sponsorizzato da Rivera) e Boninsegna (da Mazzola); alla fine restano tutti e due e fa le valigie il milanista Lodetti che chiude la sua carriera in azzurro con una rovente polemica che lo allontanerà anche dal Milan.
Alla fine Valcareggi decide per Boninsegna e per qualcuno l'inserimento di "Bonimba" (che risulterà forse il miglior azzurro ai Mondiali e uno dei migliori centravanti del torneo) toglierà spazio all'esplosività di Riva.
Ma ci sono anche cose positive : l'invenzione di Cera "libero" viene trapiantata da Valcareggi in Nazionale ed ha un grande successo: assieme a Cera, e naturalmente oltre a Riva ed al citato Gori, diventano "messicani" anche Domenghini, Albertosi e Niccolai. (foto)

Tutti (escluso Gori) scendono in campo contro la Svezia nella partita di esordio al Mondiale, proprio in quell'occasione vedendo la partita in TV in una delle prime dirette in Mondovisione delle RAI Scopigno pronuncia una delle sue frasi più famose : -
"...di tutto mi sarei aspettato in vita mia fuorchè di veder giocare Niccolai via satellite...".
In quella partita proprio Niccolai si infortuna gravemente ad un ginocchio con buonapace del suo allenatore che da allora avrebbe visto giocare via Satellite Roberto Rosato.
Un altro cagliaritano, Angelo Domenghini, segna in quella partita l'unico gol che ci dà la sospirata qualificazione ai quarti di finale (non accadeva dal 1938), poi gli azzurri arrivano addirittura fino alla finalissima col Brasile di Pelè, alla partita che assegnerà definitivamente, dopo quarant'anni e nove edizioni, la Coppa Rimet .
Giocano tutti e sei da Albertosi, Cera, Riva e Domenghini, sempre presenti, allo sfortunato Niccolai, a Sergio Gori cui tocca uno scampolo di partita con Israele.
La fine della storia
I cagliaritani disputano quindi un grande mondiale (Albertosi e Cera su tutti) ed al ritorno in Italia il Cagliari si prepara a difendere lo scudetto ed a giocare la sua prima Coppa dei Campioni, inaugurare il nuovo Stadio Sant'Elia.
Riva, che ha giocato un Mondiale sotto tono (qualcuno dice anche perché ha sofferto Boninsegna, altri per scarsa assuefazione a giocare in altura, altri ancora perché "distratto" da un amore contrastato per una signora subito ribattezzata "dama bianca" come per Coppi...), è all'apice della sua condizione,: in quell'inizio dell'autunno 1970, Riva è nel punto più alto della sua strepitosa traiettoria di campionissimo del calcio italiano.
Segna a raffica in Campionato, in Coppa Campioni
fa due gol strepitosi al Saint Etienne e poi trascina i rossoblù alla vittoria con l'Atletico Madrid; raggiunge l'apice della sua parabola sportiva quando il Cagliari batte l'Inter a San Siro con uno splendido 3-1 ancora con due gol di Gigi e la squadra isolana, sola in testa, sembra irresistibilmente lanciata alla conquista di un altro scudetto.
La settimana successiva Riva gioca con la Nazionale , al Prater di Vienna, in una gara di qualificazione alla Coppa Europa contro l'Austria ed un oscuro difensore, Norbert Hof, con un intervento da dietro gli frattura tibia e perone, chiudendo la sua stagione che prometteva di essere più bella.
Il Cagliari ovviamente accusa il colpo, perde quota in campionato e l'Atletico Madrid lo elimina dalla Coppa Campioni.
I rossoblù vanno in crisi e piano piano scivolano fra le comprimarie , Riva, ancora convalescente viene mandato in campo contro la Juve dopo un assenza di sedici giornate, fa solo presenza simbolica, praticamente non può scattare, ma per applaudirne il ritorno accorrono in 70.000 al Sant'Elia.
L'ultimo grande Cagliari sarà quello dell'anno successivo.
Nel campionato 1971-'72 il Cagliari torna infatti a lottare, per l'ultima volta nella sua storia, per lo scudetto e resta, almeno aritmeticamente, in corsa fino all'ultima giornata.
Per una sorta di curioso destino perde la sfida scudetto proprio a Torino ed ancora con la Juve alla terz'ultima giornata per 2-1, e quel quarto posto finale (dietro a Juve, Milan e Torino) è il suo "canto del cigno".
Quattro anni dopo il Cagliari retrocederà nel suo anno più triste, quello nel quale Gigi Riva si infortuna gravemente e chiude la sua straordinaria carriera.
Curiosità e numeri
Il Cagliari dello scudetto è forse l'unica squadra ad aver conquistato il titolo senza sconfiggere né il Milan, né l'Inter, né la Juventus e detiene il record di 11 sole reti al passivo in 30 incontri.
Di quelle 11 reti due furono autogol ed una un calcio di rigore, quindi su azione Albertosi subì solo 8 gol nell'intero Campionato.
Le undici reti furono inflitte al Cagliari da Juve (3), Inter (2), Lanerossi (2), Milan (1), Palermo (1) , Roma (1) e Verona (1) quindi le altre otto squadre di A giocarono contro il Cagliari 16 intere partite senza mai segnare ed Albertosi mantenne la sua porta inviolata in 20 occasioni (vale a dire 2 volte su 3).
Riva segnò 21 reti (sulle 42 totali) e si laureò capocannoniere per la terza ed ultima volta nella sua carriera.
Albertosi riconquistò la maglia azzurra di titolare non solo grazie alle sue eccezionali prestazioni in campo, ma anche grazie alla complicità di Gigi Riva che segnò di destro a Zoff .
Postfazione
Manlio Scopigno è scomparso nel 1993, dopo il suo capolavoro al Cagliari, ha allenato fra le altre squadre anche la Roma, ma non ha saputo ripetersi più.
Enrico Albertosi, portiere di quella squadra indimenticabile, lasciò l'isola nel 1974 destinazione Milano dove, ormai, trentacinquenne, sembrava destinato a chiudere rapidamente la carriera.
In rossonero invece il grande Ricky trovò una seconda giovinezza e vinse lo scudetto della stella nel 1979.
L'anno successivo restò implicato nello scandalo scommesse e venne squalificato "a vita", adesso vive a Firenze, nel quartiere in cui lavoro io, e spesso andando in ufficio incontro l' "eroe dell'Azteca" che porta a spasso il cane..
Si racconta che proprio Albertosi prima della finalissima con il Brasile dicesse a Valcareggi :- "Se al mondo esiste un difensore capace di fermare Pelè questo è Martiradonna "- , ma
Mario Martiradonna era rimasto in Italia e chiuse la sua carriera nel Cagliari, senza arrivare mai alla Nazionale, forse, secondo la profezia di Scopigno,per colpa del "cognome sbagliato".
Giulio Zignoli, tornò al Milan dove ebbe anni ottimi, ma nessuno paragonabile a quello vissuto a Cagliari.
Pier Luigi Cera chiuse la sua grande carriera a Cesena con il quale tornò in Serie A e disputò addirittura una Coppa UEFA, dopo la felice parentesi dello scudetto tornò a giocare in centrocampo nel Cagliari e da "libero" in Nazionale con così tanta disinvoltura che nessuno se ne accorse.
Comunardo Niccolai non avrebbe più turbato Scopigno giocando "via satellite", ma fece ancora bene nel Perugia e a chi gli ricorda la sua fama di uomo dall'autogol "facile" risponde che - "Francesco Morini della Juve ha fatto più autogol di me ".-
Ed ha ragione.
Claudio Olinto de Carvalho detto "Nenè" divenne il rossoblù con il maggior numero di presenze in Serie A (311 in undici campionati) ed ha poi avuto felici trascorsi da allenatore delle giovanili anche a Firenze.
Angelo Domenghini ebbe problemi ambientali nel Cagliari del "dopo scudetto" e nel 1973 passò alla Roma dove spese le ultime risorse di una grande parabola calcistica, chiudendo poi la carriera nel Foggia.
Mario Brugnera continuò fino alla fine con il Cagliari e fu il capitano della squadra che retrocesse in B dopo dodici consecutivi anni in Serie A ,
Sergio Gori (detto "Bobo") passò invece alla Juve, dove vinse uno scudetto ed una Coppa UEFA, l'anno precedente a quello della discesa in B.
Ricciotti Greatti, il grande regista dello scudetto, che doveva finire a Torino, rimase per sempre a Cagliari dove non raggiunse mai la Nazionale, la Juventus prese l'anno dopo Capello dalla Roma.
Gigi Riva si riprese dall'infortunio del Prater e tornò a segnare sia nel Cagliari che in Nazionale nella quale raggiunse nel 1973 il record di 35 reti in 41 partite superando quello di Meazza e lasciando in chi l'ha visto la certezza che difficilmente ci sarà qualcuno più grande di lui.
Chiuse la sua inimitabile carriera al Sant'Elia, contro il Milan, nel febbraio del 1976, per un gravissimo infortunio tendineo-muscolare; inutile dire che il suo record di gol in A con il Cagliari (156) resiste sempre .
Attualmente Gigi Riva è nello staff tecnico della Nazionale Italiana : un legame indissolubile quello di Gigi con la maglia azzurra
Luis Suarez, che Scopigno avrebbe voluto al Cagliari per sostituire Greatti, lasciò l'Inter l'anno successivo per la Sampdoria dove chiuse onorevolmente un'inimitabile carriera nella quale ha vinto tutto e spesso due volte.
Giuseppe Tomasini, che si era infortunato con la stessa Sampdoria ed aveva lasciato il suo posto a Cera nell'anno dello scudetto, sarebbe tornato titolare nel Cagliari, dove Cera aveva ripreso il suo posto naturale di centrocampista, e vi sarebbe rimasto fino al campionato '76-'77 il suo nono nel Cagliari ed il suo primo in B con la maglia rossoblù.
Concetto Lo Bello, forse, anzi sicuramente, il più grande arbitro italiano di sempre, quell'anno avrebbe arbitrato magistralmente la finale di Coppa Campioni fra il Feyenoord ed il Celtic, a San Siro, la seconda della sua carriera, ma non sarebbe andato ai Mondiali messicani (al suo posto Sbardella) e non avrebbe mai coronato il suo sogno di dirigere una finale Mondiale penalizzato dai "veti" di URSS e Yugoslavia ed il suo "top" sarebbe rimasta sempre la finale olimpica di Roma '60.
Qualcuno racconta che in una cena "a microfoni spenti" avesse affermato che viste le protagoniste di quella finale di Coppa Campioni del '70, ultima grande partita della sua carriera, con il Cagliari dello scudetto "non ci sarebbe stata partita". Purtroppo quella partita non ci sarebbe mai stata per davvero ed al Cagliari di Riva sarebbe mancata per sempre la consacrazione europea. Arbitro internazionale dal '58 al '74, Concetto Lo Bello, arbitrò 328 partite in Serie A (la prima nel 1954, l'ultima il 12 /5/'74 Juventus-Fiorentina 3-1) nessuna delle quali tuttavia paragonabile a quel palpitante Juve-Cagliari di quella fine inverno del '70.
Norbert Hof, che con un fallo brutale escluse Riva dal Campionato 1970-71 ed il Cagliari dalla lotta per lo scudetto e per la Coppa Campioni non è stato famoso per altro che per essere stato il "Boia del Prater", come certa stampa lo inquadrò all'epoca dei fatti.
Pochi sanno che Hof e Riva si erano già incontrati più o meno un anno e mezzo prima del giorno fatale, in un turno della Coppa Mitropa il Cagliari incontrò il Wiener Sport Klub, squadra nella quale militava appunto Hof.
Il gioco duro del difensore austriaco fece perdere le staffe a Riva che in una mischia accesasi nel finale della partita dell'Amsicora colpì Hof con un pugno, l'arbitro, evidentemente all'altezza dell'infimo valore della manifestazione, prese fischi per fiaschi ed espulse l'innocente Roberto Boninsegna.
Qualcuno, visto questo scabroso precedente ha addirittura ipotizzato che il devastante fallo dell'austriaco al Prater sia stato una "vendetta" per quel pugno in una partita di terz'ordine giocata in uno stadio semivuoto : non voglio crederlo.
Hof giocò poi ad un certo livello in Germania senza particolare successo perdendosi nell'anonimato della Bundesliga.
E' morto qualche anno fa, ancora giovane, per una grave malattia di cui soffriva da tempo, dopo aver gestito per qualche anno una gelateria a Vienna.
A chi gli ricordava l'incidente di Riva rispondeva che "era stata una fatalità".
Io posso solo dire che dalle immagini non sembra.
Roberto Anzolin, il portiere della Juve che aveva sfiorato la parata-scudetto sul peggior rigore mai calciato da Riva, lasciò la Juve, che gli preferì il toscano Roberto Tancredi, a fine stagione, ma continuò a giocare fino alla venerabile età di 41 anni quando attaccò i guanti al chiodo negli spogliatoi del Casale in serie C.
Roberto "Bobo" Vieri, che aveva consolato Albertosi al momento della ripetizione del rigore a Torino, lasciò la Juve dopo il suo primo ed unico anno di militanza bianconera, passò alla Roma e poi al Bologna dove ebbe giornate radiose.
E' stato forse l'ultimo calciatore di una certa fama a giocare sempre con i calzettoni abbassati sulle caviglie "alla Sivori" e senza parastinchi: adesso lo proibisce espressamente il regolamento.Chiuse la carriera, iniziata nel Prato, emigrando in Australia alla metà degli anni '70; suo figlio Christian, nato laggiù. è adesso considerato il calciatore italiano più somigliante a Gigi Riva, del padre ha ereditato il soprannome.
Ercole Rabitti, che aveva portato la Juve dalla zona retrocessione fino a giocare un match-scudetto in casa, imparò a sue spese che il mondo del calcio ha un suo strano modo di valutare la riconoscenza e venne sostituito dal povero Armando Picchi. Rabitti tornò ad occuparsi dei giovani, ma al Torino dove plasmò decine di giovani campioni. Riapparve in Serie A agli inizi degli anni '80 sostituendo Radice,ma un onorevole campionato non gli valse la riconferma.
Roberto Boninsegna ebbe una grandissima carriera lontano dal Cagliari e da Riva col quale non fece più coppia fissa neppure in Nazionale. Vinse lo scudetto con l'Inter l'anno successivo, laureandosi capocannoniere e ripetendosi due anni dopo strappando il titolo a Gigi.
"Bonimba" passò poi alla Juventus, l'anno in cui Riva si arrese alla sfortuna, conquistando due scudetti, una Coppa Italia ed una Coppa UEFA e chiuse la sua carriera al Verona.
Le cause della morte di
Giuliano Taccola, il promettente centravanti giallorosso morto negli spogliatoi dell'Amsicora, non sono mai state chiarite con ragionevole certezza ed il suo nome e la sua vicenda sono tornate all'ordine del giorno dopo lo scandalo doping sollevato dalle dichiarazioni di Zeman nell'estate del '98.
Con l'occasione si scoprì casualmente che la vedova e la figlia dello sfortunato calciatore toscano vivevano (e temo tutt'ora vivano) in uno stato di assoluta indigenza e questo non ha fatto onore al mondo del calcio italiano.
Eraldo Mancin, che si era guadagnato la fama di "portafortuna" avendo vinto due scudetti consecutivi con Fiorentina e Cagliari, perse questo suo alone di "Re Mida", ma con la maglia del Cagliari conquistò un record anche lui : è stato forse l'unico terzino in Italia a segnare una tripletta: accadde al Sant'Elia nel 4-1 contro il Verona, nell'ultima domenica in cui nella sua attuale storia il Cagliari ha portato lo scudetto sulla maglia: era il 23 maggio 1971
E' questa fu forse anche l'ultima magìa di quell'inimitabile squadra.
Una promessa è una promessa
Negli anni settanta vi era un rito preciso che celebrava la squadra Campione d'Italia: nella giornata della matematica conquista dello scudetto la società vittoriosa portava l'intera "rosa" (all'epoca massimo sedici giocatori) nello studio della Domenica sportiva con l'allenatore e lo staff dirigenziale al completo.
Il Presidente faceva qualche dichiarazione ufficiale, il presentatore faceva i complimenti, l'allenatore pronunciava qualche frase fatta, poi il microfono, compatibilmente con l'impaccio del "filo", passava fra i giocatori per qualche scherzoso botta e risposta.
Il Cagliari "dello scudetto" non fece eccezione, fu ospitato alla Domenica Sportiva il 19 aprile 1970, si era laureato Campione la settimana precedente, ma l'investitura televisiva era stata rinviata poiché i rossoblù sarebbero stati per l'appunto la domenica dopo di scena a Milano dove c'erano gli studi della Domenica Sportiva.
Quando dopo i soliti discorsi di circostanza e le solite frasi fatte il microfono arrivò all'unico straniero, Nenè, il brasiliano annunciò che si sarebbe sposato presto.
L'aveva promesso alla fidanzata sei anni prima, il giorno che , proveniente dalla Juve, era arrivato a Cagliari nella prima squadra sarda mai promossa in Serie A :- "Ti sposerò"- le aveva detto- "quando vinceremo lo scudetto...".
E una promessa è una promessa !