Gerd Muller
Der Bomber
© www.postadelgufo.it by Francesco Parigi
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[ La carriera anno per anno] |
Forse la sua carriera nacque davvero così come ve la racconto io, per caso.
Fu la pignoleria, racconta qualche leggenda, a spingere un supervisore delle giovanili del Bayern Monaco ad abbandonare la sua birra per telefonare ad uno dei suoi osservatori che si ostinava a essere molto impreciso nelle relazioni tanto da segnalare che un ragazzo di Nordlingen aveva segnato nel suo campionato giovanile più di centoventi reti in una sola stagione !
Quando si sentì rispondere che non c'era nessun errore pensò che forse era il caso di dare un'occhiata più da vicino a quel centravanti e vedere se fosse il caso di portarlo al Bayern.
Fu così, o almeno a me piace pensarlo, che quel signore scrupoloso indossò un giaccone e sfidò il freddo per veder giocare sui campetti della periferia calcistica bavarese un ragazzino, ma quando lo vide, quel Gerd Muller, così si chiamava, non gli parve niente di speciale.
Scuro di capelli, una fisionomia più turca che teutonica : gambe corte e tronco molto lungo, come le braccia, le spalle spioventi da un collo tozzo e corto : decisamente quel ragazzino non incarnava l'ideale tedesco di bellezza, tanto che i suoi coetanei lo avevano soprannominato "Der Schwab", "lo slavo", e in Germania non è un complimento.
Dopo averlo visto, dai bordi gelidi di quel campo fangoso, forse rimpianse il tepore della sua stanza sotto le tribune dello stadio, con la stufetta a kerosene, i giornali e la birra, e si limitò, scrupoloso com'era, ad appuntarsi quel nome, così comune in Germania, così quel ragazzo restò nella piccola squadra del TSV Nordlingen.
A suon di gol tuttavia quel Muller continuò a farsi notare ed a 19 anni venne finalmente acquistato dal Bayern dove l'allenatore Chajkowski, uno dei migliori centrocampisti jugoslavi degli anni '50, non ne fu entusiasta.
Non gli piaceva quel ragazzo : "E' troppo grasso per giocare al calcio ". diceva a chi insisteva perché lo provasse in prima squadra e così Gerd, lasciato in disparte, fu costretto a stringere i denti, a vedere tante partite dalla tribuna, ma alla fine colse l'occasione, riuscì ad imporsi all'attenzione a modo suo : a suon di gol nel campionato riserve ed ad esordire finalmente in Bundesliga.
Una volta entrato in prima squadra non ne uscì più : è nata forse così la leggenda di Gerd Muller il più grande realizzatore di tutti i tempi nel calcio europeo.
Alla fine della sua carriera europea, interamente vissuta nelle file del Bayern Monaco, Gerd potrà vantare oltre 600 reti in gare ufficiali, 365 delle quali nella Bundesliga, 67 nelle Coppe Europee e 68 in Nazionale. Naturalmente sono tutti record neanche avvicinati.
Le cifre di Muller come realizzatore sono tali che di solito sono considerati eccezionali giocatori che hanno segnato la metà di lui, ma nonostante ciò, incredibilmente, Gerd Muller non diventerà mai un idolo delle folle; giudicato scontroso, antipatico, addirittura rozzo, Gerd Muller vive la sua carriera in agguato : i suoi gol sono tantissimi, ma quasi mai spettacolari.
E' il re degli opportunisti; capisce un attimo prima dove finirà un rimpallo, una respinta, una palla morta, un lancio smorzato dal fango.
Riesce sempre ad anticipare l'avversario su un traversone, a beffarlo posizionandosi lì dove si spegne la parabola di un tiro smorzato, a rialzarsi sempre per primo dopo uno scontro ed a calciare in porta.
Trova traiettorie impossibili, si inserisce in mezzo a difensori distratti, anticipa portieri titubanti, sfrutta ogni indecisione avversaria, ogni malinteso, ogni ritardo.
Per questa sua caratteristica, in Germania, gli affibbiano un soprannome poco amichevole :"Der Mann von kleine Tore", letteralmente "l'uomo dai piccoli gol".
Ma la sua specialità sono i tiri in giravolta, le cosiddette "girate": ricevuta palla in area, spalle alla porta, se riesce a voltarsi difficilmente perdona e ci riesce spesso perchè non teme i contrasti e difende bene il pallone.
In questo lo aiuta madre natura :le gambe, corte ed ipertrofiche sono molle di acciaio, il baricentro naturalmente basso gli permette di resistere alle cariche senza perdere la coordinazione, la leva corta di imprimere forza al pallone nelle condizioni di equilibrio più precarie.
Nonostante non sia un gigante (è alto 1,74 per 74 Kg) segna molto anche di testa, sfruttando il suo prodigioso senso del tempo, dell'anticipo, della posizione e la muscolatura del collo e delle schiena gli consentono di imprimere forza al pallone nelle condizioni più difficili.
Sono pochi i difensori che, incontrandolo più di una volta, riescono a non farlo segnare : ci riesce Rosato che lo affronta due volte col Milan in Coppa delle Coppe e nella semifinale Italia- Germania all'Azteca.
In quella leggendaria partita Rosato è costretto ad uscire, dopo 90' di battaglia senza esclusione di colpi, prima dei supplementari nei quali, marcato dal fresco Poletti, Gerd Muller segna due volte confermandosi letale.
Difficile scegliere una partita, un'impresa, un gol: sicuramente nella semifinale del 1976 in Coppa Campioni, una delle sue ultime grandi partite, Gerd Muller lascia metaforicamente la sua impronta sulla luna.
Al Bernabeu il Bayern, in netta flessione, soffre.
Il Real passa in vantaggio con un gol dell'argentino Roberto Martinez, preme, sfiora il raddoppio; ad un tratto il regista della TV Svizzera, approfittando di una pausa proprio per un infortunio a Muller, manda un mini-spot, ma quando ritornano le immagini sullo schermo c'è la classica esultanza di Gerd fra gli esterefatti spagnoli.
E'successo che alla ripresa del gioco la difesa del Real ha passato la palla indietro non avvedendosi di Muller, che pareva zoppo, e che invece con un prodigioso scatto era riuscito ad inserirsi ed a beffare Miguel Angel.
La partita finisce 1-1 ed alla fine un tifoso madridista, esasperato, assale Gerd Muller colpendolo con un pugno.
Al ritorno il sigillo : due reti splendide per il 2-0 che elimina gli spagnoli, la seconda con un tiro al volo da fuori area dritto sotto l'incrocio dei pali : è così che si fa ricordare "Der Bomber".
A fine carriera colleziona dodici trofei fra nazionali ed internazionali con il Bayern conquistati nell'arco di quindici anni.
Vince quasi tutto, comincia con una Coppa di Germania nel '66 e chiude con la Coppa Intercontinentale del '76, dieci anni nei quali conquista altre tre volte la Coppa Nazionale, quattro volte la Bundesliga, la Coppa delle Coppe, tre Coppe dei Campioni, la Coppa Europa per Nazioni ed il Campionato del Mondo con la Germania.
Conquista sette volte la classifica cannonieri della Bundesliga, due volte risulta il miglior realizzatore di tutti i tornei nazionali europei conquistando la Scarpa d'Oro, nonostante giochi in un campionato molto competitivo come quello tedesco, vince anche il Pallone d'Oro nel '70 e lo sfiora due anni dopo battuto per soli due punti dal suo compagno di squadra e capitano Franz Beckenbauer.
E' letteralmente una macchina da gol, nelle finali disputate segna sempre eccezion fatta per quella con il Saint Etienne : due reti con l'Unione Sovietica, due con l'Atletico Madrid, una col Leeds, una nella finale Intercontinentale con il Cruzeiro.
Suo anche il gol decisivo con l'Olanda a Monaco di Baviera, il gol che rimanda il calcio indietro di vent'anni.
Abbandona la Nazionale dopo quell'ultima, storica, rete, la sessantottesima in sessantadue incontri e due Mondiali disputati da protagonista con 14 reti nelle sole fasi finali :ha appena compiuto 29 anni.
Cinque anni dopo, appesantito nel fisico, lascia anche il Bayern e cerca fortuna e soldi facili negli Stati Uniti in un calcio pionieristico, gioca nel Fort Lauderdale, alla periferia di un calcio periferico fatto di maglie dai colori impossibili, indossate da campioni ormai al tramonto.
Tornato in Germania non riesce a trovare un suo posto fuori dal calcio, attraversa un momento buio, ha problemi con l'alcool.
Quando tutto sembra perduto lo richiama il Bayern per affidargli le giovanili ed il calcio gli ridà quelli stimoli che sembravano definitivamente perduti.
Lui che ha passato una vita in agguato è sfuggito all'agguato della vita e questo è stato forse il suo gol più importante.
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