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Le contingenze familiari, sotto la piacevole forma di un invito a cena a casa di amici, hanno fatto sì che in questo fine settimana, anzichè seguire la Fiorentina abbia visto il derby della Capitale. L'evento, preceduto dal consueto battage mediatico e folkloristico, si è svolto all'augusta presenza di Francesco Totti, carrellato a bordo campo e poi scortato da un nutrito manipolo di pretoriani. La presenza di "capitan coatto" deve aver avuto un effetto parapsicologico sull'andamento della gara che la Roma ha finito col vincere meritatamente e che la Lazio di perderla non avrebbe davvero meritato. Nel primo tempo, addirittura, il risultato di 1-0 per i giallorossi sfavillava agli occhi degli spettatori neutrali come uno di quelli insulti alla logica che fanno sì che si dica spesso che il calcio non possiede una logica. La Lazio non solo non aveva demeritato, ma era stata la squadra più aggressiva in campo ed avrebbe almeno meritato il pareggio, se non il vantaggio. Oddio, non è che la partita fosse stata svafillante di occasioni da rete, ma Rocchi aveva colto un palo e solo uno strabiliante recupero di Mexes dopo una veronica da leggenda di Di Canio in mezzo a tre giallorossi e conseguente apertura per il cross a Behrami aveva impedito forse ancora allo stesso Di Canio (but I'm not sure) di trovarsi solo davanti a Doni. Queste e queste sole erano state le azioni più pericolose del derby nel primo tempo, ma l'unico gol era stato segnato magnificamente bene da Taddei ("che non la struscia mai" - mi aveva recentemente significato un amico giallorosso in depressione post-tottiana...) pronto a sfruttare una ninna-nanna dell'intera difesa biancazzurra. Se il primo tempo testimoniava che il calcio non possiede una "consecutio" certa fra meriti e risultato, il secondo ha invece dimostrato che il gioco ha una sua intima logica alla quale non si sfugge: alla lunga vince sempre la squadra meglio disposta in campo e più equilibrata. La Roma di questi tempi più che a una lupa assomiglia ad un sonnacchioso "crotalus viridis" più comunemente chiamato "serpente a sonagli" acciambellato nelle pieghe della partita. Mi viene in mente la barzelletta del tizio che chiede "Scusi ma che mordono i serpenti a sonagli ?". "A sonagli non lo so, ma a pestagli di sicuro". Al momento buono la Roma ha colpito allungando pigramente le proprie spire in un contropiede da manuale che Mancini ha rifinito per la conclusione di Aquilani che non ha dato mercé al povero Peruzzi. Qui è finita la partita e l'unica cosa che ha mantenuta attenta la mia attenzione è stata la curiosità di vedere cosa avrebbe messo in atto il fantasioso portiere giallorosso Doni per far segnare un gol alla Lazio. La Roma ha riavvolto le sue spire e si è dedicata a non sprecare gli alcaloidi in quando il secondo morso aveva già mandato in confusione la vittima che sbandava penosamente e si avviava a tirare definitivamente le cuoia. Di Canio ha preso a mandare occhiataccie a tutti, ma Delio Rossi lo ha tolto di mezzo quando la sua presenza era ormai paragonabile a quella di Totti a bordo campo, ovvero di solo sostegno morale. La Roma ha quindi raccolto l'undicesima vittoria di fila ed ha riconquistato il quarto posto in classifica momentaneamente ritornato alla Fiorentina per ventiquattro effimere ore. I viola avevano espugnato Parma, com'io non sperava, e lo avevano fatto in tutta bellezza ed in rimonta da 0-2 a 4-2. Eroe della serata è stato Bojinov, autore di una doppietta, mentre Luca Toni si è mostrato malamente abbottato alle articolazioni basse ed ha potuto solo partecipare come rifinitore servendo al bulgaro il pallone del 2-2. La vittoria della viola, schietta e indiscutibile, è giunta per merito, fra gli altri, di Jorgensen (domenica scorsa inguardabile) e di Jimenez che meriterebbe di giocare di più così come Montolivo. Purtroppo in mezzo alle note positive resta la sconcertante tendenza della Fiorentina a regalare larghi tratti di partita agli avversari. se con il Parma la cosa può essere rimediabile, non lo è stata contro la Lazio e potrebbe non esserlo con altri avversari più agguerriti. Lobont, va rilevato per onestà, ha salvato lo 0-3 in una occasione ed in un'altra il Parma ha fallito un possibile contropiede da gol. Certo è che quando la Fiorentina si è svegliata dev'essere stato un gran bel vedere. Vincono le prime tre e a Milano Moratti ha riso di gusto alle invenzioni di Dondarini, ma, checchè ne dicano Samuel andava espulso e quella, sebbene contestatissima, mi è parsa la più azzeccata delle decisioni arbitrali. A Torino la Juve ha avuto qualche brivido quando il Lecce è passato in vantaggio, poi Emerson e Kovac hanno ristabilito le cose e infine Nedved ha trovato il rigore della sicurezza, trasformato da Del Piero. -"E' stato l'ultimo triplo axel delle Olimpiadi"- ha detto Roberto Beccantini e c'è da credere che Mancini sarebbe d'accordo con lui. Io di sicuro, ma finchè glieli fischiano ha ragione Nedved. Anzi "Nedvied" come ci ha insegnato che si pronuncia la signora Seredova. Il Milan, che delle tre di testa sembra la più in forma, ha vinto benissimo a Palermo dove Inzaghi ci fa chiedere se non sarebbe meglio chiamare lui che Vieri in Nazionale. Intanto in Nazionale - per giocare mercoledì 1° marzo contro la Germania a Firenze - è stato chiamato il viola Pasqual. "Il ragazzo gioca bene" e se lo merita. La via per i Mondiali è lastricata di illusioni e speranze, sarebbe meglio, anzichè puntare tutto su miracolosi e incerti recuperi, valutare eccellenti certezze.
Dispiace sempre dover parlare di un grave infortunio ancora di più, anche se non è eticamente corretto, quando coinvolge un campione, uno dei pochi che restano al nostro calcio di muscolari. Ieri, però, l'amaro in bocca è stato ancora più forte per le scomposte reazioni di quello che molti chiamano, chissà perchè, "il movimento" anche se si dimostra di un immobilismo esemplare. Ancora una volta i migliori sono stati i calciatori. Totti, in maniera esemplare, ha addirittura consolato Vanigli che non merita, dopo aver raggiunto la serie A a trentaquattro anni, di passare alla storia come "colui che fece perdere i Mondiali a Totti". Sono d'accordo con Spalletti (mi succede spesso, segno che siamo due "testine di vitello") sul fatto che l'entrata di Vanigli non fosse particolarmente violenta e che la sfortuna sia stata determinante nel causare a Totti un danno onestamente sproporzionato all'intervento falloso, ma vorrei osservare qualcosa in merito alle nostre "giacchette nere" che, forse prendendoci tutti per scemi , i "commentatori a pagamento" continuano a definire "le migliori del mondo". Dall'inizio del campionato ho visto entrate violente quasi tutte le domeniche, pochissime delle quali punite in maniera adeguata. Basta pensare all'entrata omicida (in senso calcistico) di Wome su Balleri sabato in Livorno-Inter, a quella di Cannavaro su un attaccante della Lazio (mi pare) qualche giornata fa, o quella di Samuel su Ibrahimovic nel big-match di appena otto giorni or sono. Potrei continuare fino a domattina. Nessuno di questi interventi, pesanti oltre il lecito non solo del regolamento ma del vivere civile, è stato punito con il cartellino rosso. I nostri "migliori del mondo" sono più sensibili ad un "vaffa", gridato con la maglia sbagliata, ed alla ripetitività dei falli che alla violenza ed alla pericolosità immediata. Quindi, Totti, per fare un esempio, per vedere ammonire il suo avversario deve subire almeno tre interventi irregolari, se gioca contro l'Empoli, e chissà quanti se gioca contro una squadra più affascinante. A volte va bene, ed a volte succede come ieri. Io vedo spesso la Fiorentina: quando Toni viene spianato e magari l'arbitro prende coraggio (contro Ascoli, Treviso, Udinese e Cagliari può anche succedere) ed ammonisce l'avversario, subito questo comincia a discolparsi indicando con le dita il numero di falli commessi, ignorando la gravità o la pericolosità del gesto, spesso esecrabile. Mi domando: è giusto che nessuno abbia chiesto le budella di Samuel domenica scorsa solo perchè Ibrahimovic ha avuto più fortuna di Totti ed è antipatico come un mal di denti per ferragosto ? No. Il gioco violento va denunciato sempre e comunque. Prima dell'ostensione delle caviglie di Totti un paio di domeniche fa, il gioco violento esisteva già non era un'invenzione delle educande di Poggio Imperiale e poteva essere già stroncato prima che stroncasse qualche grande giocatore. Vi ricordo che Van Basten non ha smesso di giocare per un raffreddore e che la grinta è considerata un pregio in gentiluomini come Samuel, Materazzi, Cannavaro (che non va assolto perchè è simpatico e capitano della Nazionale), Cufrè, Couto, Vieira e chissà quanti altri. Forse sono io quello che più volte ha scritto (e non sulla Posta del Gufo...) che il viola Dainelli "morde poco" ? Bene, questo è quello che raccogliamo e non serve linciare Vanigli o il prossimo che avrà la sfortuna di vedere un suo intervento provocare simili disastri. Bisogna prendere per le orecchie i "migliori del mondo" e far loro capire che quando uno mena è bene sanzionare subito l'intenzione, prima di dover piangere sul latte versato. Che il calcio avesse preso una brutta china l'avevo pensato quando mi accorsi che era in vendita (non in regalo, volevano anche i soldi !) un DVD dedicato a "ringhio" Gattuso: è questa mentalità, non il Vanigli della situazione, che ha causato questo ed altri disastri. Guardate una partita in TV, e osservate cosa accade a qualche calciatore che va per la maggiore. I falli subiti sono quasi sempre in doppia cifra e se la maglia di chi li commette è di quelle "giuste", o ancora meglio se chi si macchia di certe empietà ha il carisma necessario, è già tanto vedere il cartellino giallo. Faccio un esempio: domenica scorsa Chiellini è stato ammonito dopo due entrate, poi è stato graziato quando andava espulso per una botta criminale allo stinco di Luis Figo. I suoi compagni di squadra Emerson e Vieira hanno picchiato bn più duro, senza incorrere in niente di serio, per tacere di quello che nel finale quando aveva "perdido la cabeza" (oltre che la partita) ha combinato Cambiasso. Gli stessi che miagolano ora sul triste destino di Francesco Totti sono quelli che otto giorni fa beatificavano l'operato di Paparesta in Inter-Juventus dove ho visto i contendenti scambiarsi delle "stecche" che avrebbero meritato assai più di quei due o tre cartellini gialli estratti quasi di contraggenio e sempre nei riguardi di gente "ammonibile". Molti chiudono i discorsi dicendo che "il calcio non è un gioco da signorine" io ribatto anche che non per questo debba essere per forza un gioco da energumeni assetati di sangue. C'è un modo di dire inglese che recita più o meno così : -"il rugby è un gioco da bestie giocato da gentiluomini, il calcio è un gioco da gentiluomini giocato da bestie"-. Difficile dargli torto. Se si vede giocare una partita del Sei Nazioni vedi delle gran botte, ma in quel caso fa davvero parte del gioco, come nell'Hockey su ghiaccio, a calcio il fallo non è parte del gioco, ma è la sua negazione e ci sono quattro fannulloni che non hanno altro da fare che sanzionare il gioco irregolare. Dunque abbiamo il coraggio della verità : se si accetta che Samuel possa zompare a piedi uniti sulle gambe di Ibrahimovic in una partita vista in mezzo mondo senza venire espulso e si definisce il giudice di gara come "esemplare", allora non sono solo le caviglie di Totti ad essere in pericolo. Comunque adesso l'unica cosa da fare è augurare a Totti di guarire in fretta, non per i Mondiali, ma per il calcio: secondo il mio "romologo" di fiducia, adesso all'Olimpico il biglietto dovrebbe essere ridotto del 50%. Speriamo che torni presto, perchè senza di lui non è la stessa cosa, non solo la stessa Roma.
La Fiorentina ha perso a Livorno e la Roma ha vinto a Siena. I viola hanno giocato sciaguratamente al "Picchi", sciupando un rigore con Toni, non nuovo a simili iatture. De Sanctis si deve essere pentito di aver concesso il rigore ai viola (anche se c'era) e come tutti gli arbitri mediocri ha pensato di rimediare concedendone un altro (che non c'era davvero) ai livornesi. Lucarelli è stato meno stolido di Toni e la Violetta è spirata assai prima che al suo capezzale giungesse un Alfredo qualsiasi. La vittoria labronica non fa una grinza, e molte braccia piegate con la mano sulla doccia del gomito (a mostrare dove i nonni portassero gli ombrelli) hanno salutato l'uscita dal campo dei viola. Non bastasse questa sconfitta umiliante ecco la vittoria della Roma (la nona di fila) che avvicina gli uomini di Spalletti a soli due punti dai viola. Le speranze di resistere alla rimonta giallorossa diventano poi flebili guardando in che modo la Roma è venuta a capo del Siena. I senesi hanno fallito un rigore, colpito due pali (uno con Negro ex "lazziale") e, per ammissione dello stesso Spalletti, hanno giocato per un tempo molto meglio della Roma. La Roma, tuttavia, è una squadra superiore ed ha fatto valere i diritti della classe, perchè se una squadra come il Siena concede alla Roma due pali e un rigore è già tanto che non perda di goleada. Ora i giallorossi sono tanto vicini da suggerire al mio romologo di fiducia di inviarmi un SMS con le seguenti parole:-"fatece largo che passamo noi..."-. A buon intenditor... Ad onor del vero se mi avessero detto in tempi non sospetti che la Roma avrebbe vinto nove partite di fila e la Fiorentina sarebbe lo stesso rimasta due punti avanti avrei chiesto dove si firmava, pertanto non mi lamento. Se arriveranno anche la decima e l'undicesima vittoria giallorossa, probabilmente la Fiorentina perderà il suo quarto posto, ma ora come ora, con Milan e Inter a quattro punti sopra e la Roma due punti sotto il discorso potrebbe allargarsi e non essere un testa a testa fra viola e giallorossi. Ieri , infatti, era il giorno del giudizio inappellabile: c'era Inter-Juve, il derby d'Italia.
Quando Del Piero, che ha l'aspetto del seminarista, ha calciato da par suo la punizione della vittoria è stato come pronunciare l'"ite missa est" del campionato. Fino a quel momento, eravamo a due minuti dalla fine, a chiunque non fosse accecato dal tifo era apparso chiaro he la Juventus aveva qualcosa in più dell'Inter. In campo ed in panchina. L'Inter, sia detto chiaramente avrebbe potuto pareggiare quest'incontro, ma la migliore squadra sarebbe comunque apparsa la Juve, non solo per il gioco espresso, ma anche per la quadratura, la certezza nei propri mezzi e nel proprio modo di giocare espressi in ogni momento della sfida. i nerazzurri sono stati a tratti encomiabili per slancio e determinazione, ma, a mio avviso sono stati mal condotti da Mancini le cui decisioni sono apparse, come già a Firenze, prive della "consecutio logica" necessaria a sostanziarle. Quando Veron, tradito dalla propria generosa foga e dal terreno di San Siro, è uscito dal campo, l'Inter aveva raddrizzato la partita trovando l'equilibrio per opporsi alla Juventus partita fortissimo per sorprendere gli avversari e chiudere ogni discorso. A quel punto chiunque avrebbe inserito Pizarro per mantenere quell'assetto che permetteva felicemente di non subire la Juventus e prometteva interessanti sviluppi. Mancini, invece, ha inserito Kily Gonzales che, come a Firenze, ha garantito un aumento della confusione in una zona di campo dove, opporsi alla Juve, è già difficile quando si hanno idee chiare e schemi lineari. L'Inter, com'è tradizione, non ha avuto neppure l'appoggio della dea bendata ed ha opposto alla Juve una coppia d'attacco, Adriano-Martins, attualmente valida solo per la cineteca. Adriano, oltretutto, ha compiuto un prodigio di arte balistica tanto bello quanto inutile, calciando direttamente in porta una punizione di seconda sulla quale, Buffon, stava per fare una bella bischerata sfiorando il tiro del brasiliano e quindi rendendo valido il gol nerazzurro. Va bene la concitazione della partita, ma possibile che nessuno dell'Inter si sia avvicinato sul pallone per toccare ad Adriano ? Possibile che nessuno si sia accorto che l'imperatore voleva battere direttamente in porta e non l'abbia vvertito ? O forse proprio questo voleva fare Adriano cercando una deviazione fortuita della barriera juventina ? Non sapremo mai la verità, ammesso che abbia importanza. Chiuso il primo tempo, giocato a ritmo infernale, sullo 0-0, la ripresa ha visto squadre stanche ed allungate. Normale che prevalesse, a quel punto, quella più equilibrata tatticamente e più dotata nel reparto offensivo. Camoranesi ha servito un pallone al centro sul quale Cordoba e Zanetti hanno messo su una "joint venture" per far passare in mezzo a loro Ibra' che ha fulminato Julio Cesar. Non era facile prendere gol su quell'azione, se camoranesi è stato bravo, Burdisso lo è stato molto meno ed ora che il "pericolo aviaria" si è materializzato anche in Italia un sito sensibile è di sicuro Appiano Gentile, dopo si è visto. Qui la partita è finita una prima volta. Paparesta che è piaciuto a tutti, ma che secondo me ha dimostrato scarsa personalità prendendo solo decisioni facili sul piano disciplinare, ha tenuto in partita l'Inter evitando di espellere Samuel resosi responsabile di una sgradevole aggressione a Ibrà che lo prendeva a gabbo con la palla al piede. Proprio Samuel ha pareggiato per l'Inter, ma la squadra nerazzurra non mi ha mai dato l'impressione di poter vincere, e forse non l'ha mai avuta essa stessa. Il gol della vittoria bianconera è arrivato su una punizione che ha indignato Mancini. Doveva, il tecnico nerazzurro, prendersela con il suo portiere che, dopo aver aggiustato la posizione della barriera con cura maniacale ha poi preso il gol sul suo palo. Per l'amor di Dio, il tiro di Del Piero è da annoverarsi fra le prodezze, ma se piazzi la barriera e l'avversario la scavalca e ti batte sul palo "coperto" è solo bravo lui, se invece ti supera sul "palo del portiere" è stato bravo lui , ma sei passato da bischero anche te. Esemplificativo di questo il comportamento di Buffon sulla splendida punizione di Recoba a tempo scaduto. Il portiere della Juve è volato sul suo palo e ha sfiorato il tiro del Chino, ancora più bello di quello di Del Piero. Se quel fantastico colpo di biliardo avesse colto nel segno o se Burdisso avesse ribadito in rete sulla respinta, nessuno avrebbe incolpato Buffon (o la Seredova) per quel gol subito. Altro discorso il passo in controtempo di Julio Cesar che è sembrato solo approvare il tiro, non tentare di opporvisi. D'altra parte i portieri brasiliani sono l'ultimo grido della moda. Contenti loro... Il Milan, intanto ha vinto ed è ora nuovamente appaiato all'Inter ed in piena corsa per il secondo posto. Pippo Inzaghi ha fatto tripletta a Reggio Calabria ed ora molti si chiedono se non sarebbe il caso di portarlo in Germania, magari solo per farlo vedere ai tedeschi. A parte la bella vittoria della Sampdoria e gli scialbi pareggi fra Cagliari e Lecce, Parma ed Ascoli e Lazio e Udinese, che non servono a molto, va segnalata la caduta libera del Treviso, impallinato in casa dal Chievo e dell'Empoli superato in extremis dal palermo che con Papadopulo ha un passo da Scempionslig. Intanto lo scudetto se n'è andato, presto ritorneranno le Coppe per chi le gioca, ma un campionato già deciso a tredici giornate dalla fine non può piacere a nessuno. Tranne a chi lo vince.
Cinquanta punti. Tanti ne ha conquistati, con la vittoria di ieri, la Fiorentina. Neppure il più sfegatato tifoso viola avrebbe potuto sognare un simile punteggio dopo ventiquattro partite di campionato, a un solo punto dal Milan e, dopo averla superata nello scontro diretto, a soli quattro punti dall'Inter. La Juve lasciamola stare, non è pane per i nostri denti ed ha - come dichiarò anche Facchetti domenica scorsa - "molte risorse". Ieri non è andata male neppure all'Inter, sebbene sconfitta. I nerazzurri, il cui attacco è davvero un problema se Adriano è quello visto ieri sera, hanno limitato i danni grazie all'inattesa battuta d'arresto della Juve in casa col Parma. L'ho definita inattesa, ma dovevo chiamarla "non programmata", non tanto dalla Juventus, ma dalla classe arbitrale il cui comportamento comincia ad imbarazzare per primi gli juventini. Il signor Palanca ha in effetti fatto di tutto perchè Madama potesse lo stesso battere il Parma, regalandole, inventandolo oltre il lecito, un rigore davvero spassoso nel finale, rigore che Del Piero ha avuto la buona sorte di stampare sulla traversa perchè, credo, che vincere una partita in quel modo non possa piacere neppure ai tifosi bianconeri più oltranzisti. Vincere come ha vinto invece la Fiorentina fa davvero inorgoglire. La squadra di Prandelli, perfettamente disposta sul campo, ha sconfitto con merito un avversario superiore sulla carta come esperienza e cifra tecnica. L'Inter veniva da undici vittorie (appena) nelle ultime dodici partite e non ha sbagliato la partita del "Franchi", ha solo avuto contro un'avversaria che non le ha concesso molto e non ha sbagliato nulla. Chi ha sbagliato, e in maniera decisiva, è stato il portiere brasiliano dell'Inter Julio Cesar che sul tiro di Brocchi ha completamente fallito la parata facendosi sorprendere in maniera imbarazzante da un tiro nè violento nè improvviso. Grazie a questa svista "brasiliana" la viola ha trovato il vantaggio dopo appena nove minuti, e l'Inter, pur senza smarrirsi si è progressivamente convinta che questo, forse, non è ancora il suo anno, e , di sicuro, quella di ieri sera non era la sua partita. Lobont, il nuovo portiere della Fiorentina, ha salvato il pareggio su una bomba a colpo sicuro di Stankovic, e la difesa gigliata, incernierata su Dainelli e Kroldrup, non è mai andata in crisi sotto la costante pressione nerazzurra che non ha potuto mai contare su terminali offensivi adeguati. Cruz ed Adriano , a mio avviso, sono stati assolutamente incapaci di rappresentare un pericolo per la Fiorentina e questa, per noi che non seguiamo l'Inter con assiduità, è stata la sorpresa più grossa. L'imperatore ha avuto un solo spunto degno della sua fama: ha seminato quattro difensori gigliati con un affondo in velocità prolungata che ci ha portato il cuore in gola, poi, quando ha tirato in porta, ne è uscito un tiro tanto sbilenco da far temere che avesse uguagliato Pecos Bill Virgili, capace una volta di spedire il pallone in Viale Manfredo Fanti. Stavolta, se ho letto bene la traiettoria del pallone, questo dovrebbe aver preso la direzione di Viale Pasquale Paoli, che fortunatamente non ospita civili abitazioni. Dopo questa azione, Adriano non ha dato altre notizie di sè stesso, se non quando, con una manata più sgarbata che cattiva, ha sconciato il naso a Brocchi. Non che ci fosse molto da sciupare, Brocchi è assai più bravo e coragioso che avvenente. Il giocatore viola ha comunque preso un colpo duro e ha contribuito a renderci fieri dei nostri colori quando, anzichè rotolarsi per terra agonizzante, è prontamente andato a cercare il brasiliano, non per rendergli pan per focaccia, bensì per offrirgli una virile stretta di mano. Sarò all'antica, ma credo che queste cose facciano bene al calcio e non solo alla Fiorentina. Proprio Brocchi, pedina fondamentale oltre che esempio di sportività, è stato a mio avviso assieme al pacchetto difensivo e, soprattutto a Pasqual quando attaccava, il migliore in campo. A me, personalmente, è piaciuto anche Jorgensen. Toni, trovatosi alle prese con ceffi patibolari come Samuel e Cordoba, le ha date e, soprattutto le ha prese, com'è inevitabile che sia quando giochi in un avamposto assediato e con linee di collegamento sempre troppo lunghe per la pressione avversaria sul tuo centrocampo. L'omone si è difeso bene e chi dice che ha fatto poco è ingeneroso con lui che, pur senza segnare, ha impegnato e preoccupato la difesa nerazzurra. Difficile trovare un calciatore deludente fra i viola, anche Fiore, recentemente annunciato sotto tono, ha disputato una prova positiva e da un suo tiro sbagliato (così m'è parso...) è nato il secondo gol sul quale Jimenez ha fatto fare la figura dello sprovveduto a Samuel anticipandolo con un guizzo degno di un attaccante di razza e fulminando Julio Cesar con un tiro a colpo sicuro. Qui, l'Aida interista è sembrata spegnersi serenamente. Jimenez, autore del secondo gol viola, era appena entrato al posto di Bojinov e sono quasi certo che quello del gol sia stato il primo pallone che ha toccato. Qui Mancini, festosamente salutato dal pubblico viola, ha messo il broncio di quando gli altri non capiscono quanto sia grande, ed a mio avviso ha dato una mano alla causa viola (più di quando ne era allenatore, di certo) inserendo Recoba e Kily Gonzales che hanno aumentato la confusione nelle file nerazzurre, più che apportare un contributo reale al miglioramento dell'asfittico reparto offensivo. Mistero sull'intangibilità di Adriano che aveva combinato davvero poco. Un colpo di biliardo (davvero strepitoso) di Recoba ha rimesso in corsa l'Inter cui Trefoloni ha concesso generoso recupero, ma, onestamente, non ricordo nessuna azione tale da giustificare le recriminazioni di Mancini che alla fine ha parlato di "sconfitta immeritata" . Pensi a battere la Juve, meritatamente o immeritatamente poco importa, se vuol continuare a poter dire, scherzando, che i bianconeri sono irraggiungibili. In caso di pareggio domenica sera la sua sottile ironia potrebbe diventare una triste verità. La festa viola è stata "sporcata" dalla vittoria in rimonta della Roma nel gelo e nel silenzio di Rieti. In uno stadio intitolato a Manlio Scopigno, il Cagliari, che con "l'allenatore filosofo" ha vinto lo scudetto, non poteva che meravigliare. Lo ha fatto oltre ogni aspettativa ed ha perso solo perchè gli arbitri hanno una diversa concezione del diritto sportivo a seconda della meglia che i calciatori indossano.I due rigori fischiati alla Roma, il primo in special modo, sono stati poco convincenti a tal punto da farmi credere che mai potrebbero essere fischiati, che ne so, nell'area del Milan o in quella della Juve. Nell'area del Cagliari, e a porte chiuse, sono buoni tutti. Comunque ottava vittoria consecutiva per la Roma e a fine campionato dei rigori di Rieti non si ricorderà più nessuno. La Lazio è stata battuta seccamente a Palermo (3-1), mentre l'Udinese è in caduta libera, superata anche dalla Reggina in casa. Travolgente il Milan (5-0) che ha battuto il Treviso. La vittoria rossonera mi ha fatto ricordare una battuta dell'Avvocato Agnelli ai tempi in cui Maifredi allenò la Juventus. I bianconeri, allora, passavano di delusione in delusione, quando, in uno dei primi turni della Coppa delle Coppe, incontrarono l'Austria Vienna. La Juve, che cambiava spesso formazione alla ricerca dell'assetto giusto, vinse in casa e fuori per 4-0 e, dopo la partita di ritorno, un cronista RAI domandò all'Avvocato se Maifredi avesse finalmente trovato "la squadra giusta". -"Credo di sì "-rispose Agnelli con un sorriso -" E' l'Austria Vienna..."-
Complimenti ad arbitri e segnalinee. Molti stavano già plaudendo alla "gestione Mattei" della struttura arbitrale, con la "designazione oculata" al posto del patetico sorteggio della strana coppia Bergamo-Pairetto, quando è arrivata Juventus-Udinese. Un gol in fuorigioco giustamente annullato all'Udinese, un gol in fuorigioco giustamente concesso alla Juventus. Muntari giustamente espulso per doppia ammonizione, Emerson giustamente risparmiato dal cartellino giallo. Azioni stranamente simili e facili da giudicare, stranamente giudicate in maniera opposta. Inoltre ci sono sospetti fondati su un'azione difensiva di Cannavaro sull'angolano Vidigal che aveva anticipato Buffon "mettendogli il sombrero" (como dicen en Argentina...) e si apprestava a pareggiare. Il capitano azzurro ha spostato l'avversario quanto bastava perchè non ritrovasse più il pallone, ma in maniera tanto decisiva quanto poco evidente. Ad onor del vero il centrocampista dell'Udinese, nell'azione incriminata, si era aggiustato la palla con il braccio, segno che l'arbitro ha sbagliato il doppio. Quando ne avremo abbastanza ? Quel giorno è lontano a giudicare dal fatto che Rosetti e Ivaldi, la strana coppia di Lazio-Fiorentina dell'anno scorso, a Livorno hanno truffato i padroni di casa assegnando al Messina il primo di due rigori in un'azione nella quale l'infrazione era difficile da inventare, addirittura dando per scontata la mala fede. Se a questo si aggiunge il gol valido dell'Inter annullato a Cambiasso, si può immaginare che si è sfiorato il "bagno do sangue" in senso arbitrale se il Chievo avesse pareggiato nel finale. Mancini ha ironizzato sul comportamento di Dattilo a Torino, ma lo stesso Dattilo giudice dei nerazzurri contro il Cagliari, non si era comportato in maniera molto diversa correndo prontamente in soccorso del più potente. Adesso, se va bene, ci aspetta una settimana di veleni prima del "derby d'Italia", ultima spiaggia per l'anti-juventinismo e per chi, più semplicemente, sogna un finale appassionante nella lotta per il titolo. Ho detto "se va bene" perchè mercoledì si replica con Juve-Parma e Fiorentina-Inter. A proposito, speriamo che all'Inter piangendo troppo sui favoritismi bianconeri non finiscano per lucrare qualcosa "pro domo sua" nella sfida di mercoledì a Firenze. Il pericolo è reale: per il bene del campionato e del suo interesse l'Inter non può, anzi non "deve", perdere ulteriore terreno prima del big-match di San Siro, pertanto è bene che la squadra viola si prepari ad "un mercoledì da leoni" perchè non credo che si possa contare sulla benevolenza arbitrale, stavolta ancora meno del solito. Intanto la Fiorentina ha fatto il compitino superando con onesta (e sottolineo onesta) fatica il povero Lecce e Luca Toni ha segnato il suo ventiduesimo gol in una stagione che sarà difficile uguagliare. Il gol di Toni è stato di rara fattura ed è nato da un assist di Jorgensen da sinistra sul quale l'omone viola è riuscito a coordinarsi in maniera perfetta per battere il portiere avversario con un sinistro a girare di efficacia pari alla bellezza. E' bastata questa prodezza assoluta per tenere ancora a cinque punti la Roma giunta alla settima vittoria consecutiva travolgendo, sabato sera, il Parma con i gol di Mancini (dos) e Perrotta, ispirati dal sapiente piede di Totti. Per la viola è stata una vittoria importantissima in quanto la Roma aveva messo decisamente sotto pressione psicologica i gigliati con un'altra prova di forza quasi disarmante, almeno nel punteggio. Un palo di Couto, a dire il vero, aveva negato il pari al Parma, ma la Roma di Spalletti attualmente è una delle realtà più belle del campionato e non sarà facile resisterle e non parlo solo della Fiorentina. Anche il Milan farebbe bene a guardarsi le spalle. Una traversa, oltre ad una Lazio molto accorta, ha fermato ancora i rossoneri all'Olimpico che adesso sono soltanto ad un punto dalla Fiorentina e a sei dalla Roma. In serata Lucky Luciano Moggi, si è palesato alla DS come accade sempre dopo qualche misfatto arbitrale a favore o, ma accade più raramente a dire il vero, ai danni della Juventus. Il Gran Mogol della "triade" bianconera ha subito ricordato la sua stima per l'Inter cui ha, da tempo, assegnato la seconda piazza, poi ha rammentato il gol annullato a Trezeguet nella Supercoppa di agosto e il comportamento tenuto in quella lontana occasione dalla stampa specializzata e dalla "triade" stessa. Se Moggi fosse sottotitolato alla pagina 777 di televideo (ma qualcuno dirà che per lui sarebbe più adatta la 666...) avremmo visto apparire la scritta "siete i soliti piagnoni, noi siamo diversi". C'è del vero, ma la disparità di trattamento fra grandi e meno grandi si è confermata in serata con un rigore negato alla Lazio contro il Milan ed apparso netto a tutti fuorchè a Panucci (romanista). Moggi ha comunque garantito che ad un'analisi attenta delle situazione più controverse in queste prime ventitrè giornate sarebbe risaltato lampante il fatto che la meno favorita delle prime quattro in classifica è stata senz'altro la Juve. Ci fidiamo (visto il presonaggio, il suo carisma e la sua fama di equanimità...) e andiamo avanti. Detto che il Cagliari ha travolto l'Empoli (4-1, 3-0 nel primo tempo), che Reggina e Palermo hanno fatto un bel derby pareggiato con tanti gol (2-2) l'ultimo dei quali, di Paredes, ottenuto "em bycicleta".
Voglio chiudere con qualche parola su due calciatori che, per motivi diversi, hanno vissuto una giornata particolare: Luis Figo e Valery Bojinov. Sono due calciatori agli antipodi nella loro traiettoria calcistica. Figo è ormai alla fine di una carriera straordinaria che lo ha portato a vestire le maglie di Barcelona, Real Madrid e ora dell'Inter ed a vincere tutto quello che c'è da vincere, e magari anche due volte. Bojinov, invece, sta affacciandosi alla grande ribalta con ottime prospettive, ma rischiava di rovinare tutto entrando in rotta di collisione con il proprio allenatore Prandelli e con la Società viola. Oggi, dopo parecchia panca, il giovanotto bulgaro, è stato schierato a sorpresa da Prandelli: non è molto importante come abbia giocato quanto il fatto che abbia giocato. Figo, invece, ha giocato alla grande come gli accade da tempo. Faccio ammenda: pensavo (e l'ho scritto) che potesse essere un problema per l'Inter, invece è un problema per gli avversari ed ieri, oltre al palo sul quale ha segnato poi Cruz, ci ha regalato una "ruleta" da ovazione che in Italia non si vedeva dai tempi di Zidane, uno che un problema non lo è stato mai, se non per chi lo doveva marcare. Figo mi ha sorpreso. Ero convinto che il vecchio drago non avrebbe sopportato le frequenti esclusioni di Mancini ed avrebbe prima o poi detto :-"lei non sa chi sono io" accendendo la miccia dello spogliatoio nerazzurro. Invece a fare i capricci è stato il giovane ed acerbo talento viola che si è ribellato alle scelte, forse discutibili, ma legittime dell'allenatore, lui che nei sogni dei tifosi gigliati era l'uomo della rinascita. Il problema, così, se lo è ritrovato la Fiorentina e non l'Inter, i cui tifosi ora possono godersi i colpi da fuoriclasse di Figo, che ai nostalgici nerazzurri ricordano le veroniche di Corso, e sognare ad occhi aperti un aggancio alla Juve, improbabile quanto si vuole, ma bello anche solo da immaginare.
Potrebbe sembrare una giornata di quelle che di solito vengono definite "interlocutorie" (chissà poi cosa vuol dire ?), in realtà è stata molto importante. Il Milan sembra essere definitivamente uscito dalla lotta per il titolo, non tanto per il distacco in classifica (salito a dodici punti) quanto per quello mentale di una squadra che sembra ormai pensare a tutt'altro come dimostrano le distrazioni evidenti di alcuni dei suoi campioni più celebri e celebrati. Fra costoro il più imbarazzante è Dida che anche sabato ha commesso un errore inspiegabile per un portiere, non dico del suo valore, ma a livello di Serie A. Ho sentito parlare che la causa di questa sua regressione sarebbe imputabile al petardo esplosogli in testa nel derby di Scempionslig lo scorso anno. Se così fosse mi piacerebbe sapere quale ordigno è scoppiato vicino alla testa di chi ha fatto fare a Galliani il tedoforo olimpico.
Resta, quindi, la sola Inter a fiutare la pista della Juventus e, ieri, la squadra nerazzurra ha per la prima volta dimostrato di crederci davvero, nonostante le dichiarazioni (sincere ?) del suo allenatore con sciarpa e capello d'ordinanza. Non si vince una partita come quella di Lecce se non si è dotati di volontà "alfieriana", se non si persegue uno scopo più grande di quello d'inguaiare il povero Lecce. Nel pomeriggio le notizie da Ascoli avevano chiarito quali fossero (e sono) le intenzioni della Juve: in diciassette minuti (scarsi) Trezeguet & soci avevano archiviato la pratica sotto il peso di un 3-0 che ridimensiona Giampaolo, allenatore ascolano, come futuro Clausewitz del calcio. I tifosi dell'Ascoli hanno latrato moltissimo contro le decisioni arbitrali ed il presidente Benigni (omonimo ?) ha addirittura lasciato le tribune dopo mezz'ora per protestare contro Racalbuto. Sinceramente non ho visto nulla di scandaloso per lo standard cui ci hanno abituato le nostre "giacchette nere", ma tanta permissività con i centrocampisti bianconeri stava per ritorcersi contro lo stesso Vieira che per farsi ammonire e scongiurare l'esclusione da Inter-Juve prossima ventura si è dovuto impegnare oltre il lecito. Dicevo delle note positive dell'Inter: aver vinto ieri potrebbe non valer nulla, ma se non avesse vinto sarebbe stata probabilmente la giornata della resa. Il fatto che i nerazzurri abbiano risposto positivamente e con determinazione alla prova di Lecce può lasciare uno spiraglio di speranza agli irriducibili che come me non possono accettare un campionato finito a gennaio. Le prossime partite saranno decisive per stabilire se decisivo potrà essere il big-match di San Siro. Mi sbilancio: se l'Inter non perde terreno sulla Juve nei prossimi due turni il campionato potrebbe ricominciare davvero. In centottanta minuti la Juve riceverà a Torino l'Udinese ed il Parma, mentre l'Inter giocherà in casa col Chievo e fuori con la Fiorentina. Pronostico impossibile, ma il calendario ("tu quoque" verrebbe da dire) sembra favorire Madama, anche se certe ipotesi sono fatte per essere smentite. Intanto la Fiorentina, che ha schierato i suoi due nuovi portieri, ad Udine non è andata oltre lo 0-0, nonostante abbia giocato a lungo con l'uomo in più. Liedholm, in quei casi, sosteneva che "in diece se joca meglio", ma non mi risulta abbia mai tolto via uno dei suoi ai tempi in cui allenava. Luca Toni si è fermato e, senza i suoi fulmini l'attacco gigliato non riesce a incutere timore a nessuna difesa. Oltretutto l'Udinese giocava, com'è giusto, con la forza della disperazione per uscire da una spirale di crisi che la vede precipitare sempre più giù. Dietro alla Fiorentina si profila minacciosa l'ombra della Roma che ha macinato il Livorno con un 3-0 che non ammette repliche. Dopo sei vittorie di fila i giallorossi hanno ora cinque soli punti di ritardo sulla Fiorentina e, di conseguenza, sulla zona Scempionslig. La preoccupazione fra i tifosi viola è diffusa (mi ci metto anch'io) almeno quanto la (giustificata) euforia fra quelli giallorossi, tuttavia occorre fare un distinguo: se la Fiorentina (e Luca Toni) è quella vista con il Messina, allora cinque punti possono essere un margine di tutta sicurezza, se invece il vero volto della squadra gigliata dovesse essere quello mostrato con Sampdoria, Chievo e Palermo non ne basterebbero il doppio. Vedremo. Dopotutto la Roma non potrà vincerle tutte e se lo farà non dovremo essere i soli a preoccuparsi. Presto le legge dei grandi numeri potrebbe chiedere conto a Totti & C. del loro mirabile operato ed allora potrebbero essere utili proprio i punti messi da parte per i periodi di "vacche magre".
Ieri, intento, i tifosi della Sud esponendo uno striscione indegno hanno a loro modo celebrato il "Giorno della Memoria", ci hanno infatti ricordato che gli imbecilli, i fascisti e, soprattutto i mentecatti, non hanno cittadinanza solo in certe curve. Anche l'altra metà di Roma sorride, i "Lotito's boys" in tournée al Nord hanno espugnato Treviso dove, poveracci, aspettano ancora che gli venga accordato il primo rigore a favore in Serie A. Sono nuovi dell'ambiente, e non hanno ancora imparato. Ieri comunque il rigore reclamato da Reginaldo non c'era e il Treviso è stato condannato dal vecchio Ballotta che ha parato tutto. Importantissime le vittorie nella zona calda del Parma (a Empoli) e del Messina (col Cagliari), là in fondo il Treviso ed il Lecce sono davvero alla "canna del gas". E' saltata, al posto di quella di Cosmi come previsto da tutti, la panchina di Del Neri che ha visto il suo Palermo umiliato e sconfitto dal Siena del bomber albanese Bogdani. Il tecnico veneto è al secondo esonero consecutivo e poichè il Chievo ha sconfitto largamente (4-0) la Reggina, viene in mente che quando si parlava di Del Neri come del "segreto del Chievo" si commettesse un errore. Magari era il Chievo il segreto di Del Neri.
 Mi viene in mente un celebre incipit di Gianni Brera ad un suo articolo che avevo avidamente letto da bambino simpatizzante del Cagliari e di un certo Gigi Riva (anzi Gigirriva tuttattaccato !). Non era originale, ma prendeva a sua volta spunto nientemeno che da San Francesco. "Mutatis mutandis" (ove non s'intende un'ovvia cura dell'igiene personale) la faccenda suonerebbe più o meno così: "Laudato sii o mio Signore per Frate Luca Toni et le mirabili opere sue " Le opere sue sono i gol che questo attaccante regala domenicalmente alla Fiorentina ed ai suoi tifosi: con la coppiola di ieri sono ventuno in ventuno partite. Lo straripante ruolino di marcia assume un connotato ancor più lusinghiero se ci si sofferma sul fatto che quella di ieri è la sua quinta doppietta, cui va aggiunta, se non sbaglio, una tripletta con l'Udinese. Pertanto in sole cinque partite, Luca Toni, non ha timbrato il cartellino. La disdicevole faccenda si è verificata nella fetta di campionato che è andata dalla sconfitta in casa con la Juve alla trasferta con la Reggina, cinque turni consecutivi, cui vanno aggiunte le sconfitte per 0-1 a Milano (Inter) e Roma (Lazio). Ieri col Messina Toni ha superato sè stesso: due reti di pregevole fattura, due traverse, un fortunoso salvataggio di zigomo del portiere messinese Storari, un colpo di testa, a colpo sicuro, uscito di mezzo metro quando la partita era già decisa e due pregevoli assist a Pazzini e Fiore nel primo tempo. Serve altro ? Parrebbe di no. La Fiorentina, che con due punte gioca meglio, ha disputato ieri una bella partita, la migliore da qualche tempo a questa parte, trascinata dal suo implacabile bomber. Lo score è emblematico: 11 tiri in porta (contro nessuno), due legni colpiti, sette parate del portiere avversario (miracoloso su Jorgensen nel primo tempo), mentre Cejas non si è dovuto neppure sporcare i guanti. Sembra impossibile che una simile straripante prestazione possa seguire a soli qyuattro giorni di distanza il soporifero, mortificante, impotente secondo tempo di Marassi. L'unica differenza fra le due squadre messe in campo sta nel fatto che Pazzini e Toni hanno giocato insieme dall'inizio e che Fiore e Jorgensen hanno dato al gioco quello che Pazienza e Brocchi non possono e non potranno dare mai.Forzatamente priva di Pasqual, la squadra non ne ha risentito, anche per la scarsa aggressività dei siciliani, mentre l'assenza di Donadel è stata assorbita dall'impiego di Pazienza che se non ha fatto meglio del più quotato assente, di certo non lo ha fatto rimpiangere. Alla ripresa si è anche visto Kroldrup, entrato al posto di Gamberini e di lui ricordo un bellissimo recupero in un "uno contro uno" alle prese con Di Napoli. Vedremo nel prosieguo, così come per Lobont, portiere rumeno per cui garantisce Corvino. Prima di andare avanti vorrei rendere omaggio a Spalletti, visto che non lo fanno in molti. La sua Roma ha vinto ieri la quinta partita "de fila", inguaiando l'Udinese e Serse, suo tifosos dichiarato, ma soprattutto mettendo in mostra una duttilità che ha pochi riscontri nel presente e nel passato. Senza attaccanti di ruolo (Totti assente) ha segnato quattro reti in trasferta con un Mancini apparso, a chi l'ha visto, straripante, e con un gioco col quale ha letteralmente annichilito l'avversario. Sicuramente adesso verranno fuori i commentatori più paludati a raccontare che l?udinese ha giocato tre quarti di partita in inferiorità numerica, ma qualche tempo fa (leggi Siena) in questi casi la Roma perdeva. O no ? Ci sono, è risaputo, degli allenatori che sono nati con la camicia: belli, simpatici, magari col capello (minuscola) cotonato oppure semplicemente con Capello come cognome e ce ne sono altri che non hanno le stesse doti istrioniche nè lo stesso carisma. Uno di questi è senz'altro Luciano Spalletti che a Roma, mesi fa, definivano "triste" e al quale adesso qualcuno dovrebbe rendere atto di aver riportato un certo clima nello spogliatoio e sul campo. A meno che non ci sia qualcuno disposto a credere che tutti i guai del recente passato della Roma non fossero dovuti alle bizze ed alla maleducazione di Cassano. Una cosa vorrei dire di Spalletti: mentre Prandelli, bravissimo e anche andato oltre le previsioni come risultati, ha il suo gioco e vi si attiene rigidamente, Spalletti è capace di fare con quello che ha. A Firenze Bojinov, Pazzini e Toni sono tre punte e Prandelli ne fa giocare al più due, ma non sempre, così come a Parma, fra Gilardino e Adriano, ne giocava uno solo. Spalletti invece adatta il modulo ai giocatori che ha a disposizione e non saprei trovare un complimento migliore. Se poi ricominciasse a perdere qualche punto, Lucianone sarebbe perfetto...
Sugli altri campi solite storie: vincono le prime tre, nettamente le milanesi (l'Inter col Palermo, il Milan a Siena entrambe per 3-0), soffre la Juventus con l'Empoli passato inaspettatamente in vantaggio e poi raggiunto e superato da una doppietta di Cannavaro. Adesso le speranze dei critici si appuntano su questo "vizietto" (lo definisce così la Gazzetta) juventino che consisterebbe nel concedere un gol di vantaggio agli avversari: è successo con la Lazio, col Treviso, a Palermo, a Verona col Chievo ed ieri con l'Empoli. Questi successi, completi o parziali, in rimonta danno fiato ai cantori bianconeri, ma non è un fatto positivo passare spesso in svantaggio. L'Inter ed il Milan, intanto, fanno il massimo: vincono. Moratti si è addirittura lasciato andare a paragoni al tempo stesso incoraggianti (per l'Inter attuale) ed ingenerosi (per quella dell'augusto padre...), mentre Mancini ha preso a gabbo tutta la stampa sportiva dichiarando che per lui "la Juve è ormai irraggiungibile" . Sa che non è vero, il guaio è che lo sanno anche a Torino.
foto da Sports.it
La Juventus si è fermata. Non a Eboli, ma a Chievo. Nessuno lo ha sottolineato, mi sembra, ma da quando i "mussi volanti" sono approdati in Serie A è la prima volta che riescono a strappare un punticino alla Juventus. La cosa merita un festeggiamento particolare, anche da parte dell'Inter che, sempre in Veneto, ma a Treviso, ha continuato il suo inseguimento vincendo "de minimis" contro la simpatica squadra del folcloristico prosindaco. Ha segnato Julio Cruz, detto "el jardinero", uno che quando lo fanno giocare spesso la butta dentro, ma non può segnare stando seduto in panchina anche perchè il gol verrebbe senz'altro annullato. Il Milan, terza forza (sarà contento Galliani di saperlo) del campionato ha regolato per 1-0 l'Ascoli facendo rimpiangere ai propri tifosi il prezzo del biglietto ed il tepore delle proprie abitazioni, perchè certo non ha entusiasmato neppure i meglio disposti fra loro. Ha segnato Pippo Inzaghi per il quale mi sembra valga il discorso fatto per Cruz. Veniamo alle dolenti note viola. Ho visto la partita su "Rosso Alice" e buon per me che l'impegno economico è stato trascurabile, ho sentito da un amico che oggi Pantaleo e soci hanno comprato Kroldrup dell'Everton (relata refero). Se non mi sbaglio Kroldrup, già dell'Udinese, è un difensore e questo conferma che io non ci capisco granchè e che quindi, leggendomi, perdete del tempo. A meno che non lo facciate per amicizia. La squadra da me sofferta ieri sera non mi sembrava avesse problemi in difesa, bensì, e grossi, a centrocampo. Prandelli l'ha schierata come gli piace, con Toni (tornato compos sui, reattivo e combattivo ) unica punta, Jorgensen e Fiore in appoggio, Pazienza, Donadel e Brocchi a fare cerniera a centrocampo, con Pasqual a fare sulla destra quello che Jorgensen faceva sulla sinistra. Nel caso specifico di ieri sera: poco e nulla di buono. Nel primo tempo, quando a far gioco, ovvero a cercare di costruire azioni secondo schemi plausibili, se non brillanti, e non a pesticciare palla al piede, era la Samp, la Fiorentina l'ha pure sfangata (al di là dell'1-3 finale), più preoccupante è stata la ripresa. Quando il centrocampo viola, privato di Fiore per dar spazio a Pazzini, è stato chiamato a sostanziare le speranze di recupero ha mostrato tutti i suoi limiti. Donadel ha sbagliato appoggi banali e non ha doti balistiche tali da poter contare su di lui per lanciare le punte o per concludere direttamente, Brocchi ha cantato e portato la croce ed è già molto che non debba subire un trapianto dei polmoni per tutto quel dannarsi e lo stesso vale per Pazienza, che ha anche meno dinamismo ed è ancor meno votato degli altri due alla costruzione della manovra. Con quello che passava il convento, compresi gli stonatissimi Jorgensen (addirittura irritante in certe movenze) e Pasqual, lontani entrambi dal rendimento cui (specie il secondo) ci avevano felicemente abituati, il padre guardiano Toni e il suo confratello Pazzini in un intera frazione di gara hanno potuto concludere solo una volta (Toni "remate de volo en tijereta" su traversone teso da destra smorzato da Pazzini, parata facile di Antonioli). A questo la Fiorentina può aggiungere solo un "cabezazo" di Pancaro, portato in campo dalle sfortunate vicende di Dainelli e Di Loreto, e una meta in drop di Brocchi. Nel primo tempo, invece, dopo essere passati in svantaggio per un "rematazo em bycicleta" di tale Palombo, i viola avevano trovato il pari su una dormita della difesa doriana che aveva permesso a Toni di spingere in rete di testa un corner sul quale, in precedenza, Dainelli e Bazzani erano passati a vie di fatto dopo essersene dette per i porcelli. La svolta della gara è venuta sul secondo gol della Samp ottenuto da Tonetto con un tiro da lontano per il quale molto è stato denigrato Cejas il quale non può aver morale nelle condizioni in cui viene fatto giocare (-"Ora ci vuole un buon portiere"- ha persino dichiarato giorni fa uno dei Della Valle brothers !). La sfiducia in Cejas trasmessa dai massimi dirigenti alla squadra si è trasformata nell'insicurezza dell'intero reparto che non ha brilato nè sul primo, nè sul terzo gol blucerchiato quando Bazzani ha potuto fare i propri comodi e il pallone ha danzato nell'area piccola gigliata fino a quando qualcuno non si è deciso a buttarlo dentro. Intendiamoci Cejas sul tiraccio di Tonetto non ha fatto un figurone, e neppure sul gol di Flachi è stato impeccabile (se si chiama area del portiere un motivo ci sarà. I toponimi non nascono per caso), ma ha parato un colpo di testa velenoso di Bazzani sullo 0-0 e nella ripresa ha impedito che il punteggio assumesse proporzioni imbarazzanti. E poi è bene essere chiari: quando la Juve perse Buffon (un Buffon pre-Seredova, anche se lui s'incazza quando sente questi discorsi... e allora che dovremmo fare noi ?) prese Abbiati in pochi giorni, non fidandosi di Chimenti, ma non andando a raccontarlo in giro. La Fiorentina deve fare lo stesso: non ci si fida di Cejas ? Allora si prende subito Toldo, o Pagliuca o sereni o chi c... vogliono, altrimenti si cerca di dare fiducia a chi gioca in porta per scelta o per bisogno. Se uno è scarso (ammesso che Cejas lo sia davvero...) quando è in condizioni ideali, figuriamoci quando sente su di sè la sfiducia di compagni e dirigenti. Intanto dietro la viola il Livorno rallenta a Lecce (1-1 e rigori falliti da Lucarelli e Vucinic), mentre rinviene prepotentemente la Roma, alla quinta vittoria di fila con due gol di Totti e con una squadra cui Spalletti ha dato un'ottima quadratura. Adesso i giallorossi sono a sette punti da quota Scempionslig e questo gli dà senz'altro morale, almeno quanto preoccupa noi. In questi casi si dice ci vuole Pazienza, ma io preferirei qualcun altro.
foto da Sports.it
Tempo di numeri. 186 i gol di Del Piero che soppianta Boniperti nel ruolo di "goleador maximo" della storia juventina. 17 (su 19) le vittorie di Madama : nulla di simile si è visto in precedenza. 18 le reti di Luca Toni, tornato prepotentemente al gol (doppietta decisiva) e anche questo è un record che non trova confronti. 5 le sconfitte esterne del Milan, che ha perso una volta su due lontano da San Siro e che ora preoccupa cavallo (Galliani) e cavaliere (Berlusconi). 10 i punti di ritardo dell'Inter. 550.000 (circa) gli spettatori in meno negli stadi. Cifre, forse aride, ma che danno un'idea chiara della situazione. Cominciamo da Del Piero che, dopo essere stato dileggiato dalla stampa nazionale, ora viene incensato in maniera imbarazzante, sicuramente per lui, la cui riservatezza è quasi eccessiva. Sono bastate tre gol alla Fiorentina in Coppa Italia e uno (bellissimo) alla Reggina in campionato per convincere coloro che lo avrebbero impiccato della necessità assoluta di portarlo al Mondiale. Io, lo sapete, lo porterei di sicuro, ma Lippi lo farà solo se gioca nella Juve e non solo in Coppa Italia o quando c'è da festeggiare il sorpasso a Boniperti. A tale proposito si è fatta un po' di confusione sull'argomento: Boniperti, che "Veleno" Lorenzi chiamava "Marisa", ha segnato 178 gol in campionato, Del Piero, nel suo bottino, conta parecchie reti in Coppe e coppette. Per l'amor del Cielo, nessuno vuol parlare male di Garibaldi, ma non sono palmarés comparabili. Dell'ennesima vittoria della Juve c'è poco da dire, anzi nulla. Gioca e vince, Madama, e nulla sembra scalfirla. Restano i dubbi sulla possibilità di sostenere un simile ritmo: dall'inizio della stagione i bianconeri hanno perso due volte (Bayern e Milan) e pareggiato altre due (Fiorentina, in Coppa Italia, e Lazio) poi solo vittorie. Tante, secondo la teoria cara a Gianni Brera, anche troppe. Secondo "Gioann" il "ritmo ottimo massimo" si situava a cavallo della cosiddetta "media inglese" che prevederebbe vittoria in casa e pareggio in trasferta: 39 punti nel caso della Juve che ne ha 13 in più (!?). Secondo Brera chi si discostava troppo da questo ritmo era destinato a "scoppiare miseramente" in primavera e spesso i fatti gli avevano dato ragione. Adesso è un altro calcio, la medicina sportiva (non solo la chimica, "honni soit qui mal y pense !") ha fatto passi da gigante ed il "turn over" fa il resto. Anche casino, come nel caso della Fiorentina nella quale il ritorno al gol di Luca Toni (non ci sono paragoni) è coinciso con l'alzata di scudi di Bojinov che non ha gradito l'ennesima esclusione. Prandelli ha fatto le sue scelte: gioca con una punta e finchè vince ha ragione lui. Tuttavia sarebbe criminale ignorare il fatto che, così stando le cose, il calciatore più costoso del calciomercato viola è destinato a svalutarsi in panchina. Intanto Cejas, che ha giocato "sub judice", facendo la sua parte (la punizione di Zanchetta, rivedendola, non l'avrebbero presa in molti) e ora sente dire che "il bulgaro" dovrebbe andare all'Inter per Toldo come può essere su di giri ? Tornando a Toni è doveroso ricordare che è sì stato cinque giornate senza segnare, ma nelle altre quattordici deve essersi dato da fare a meno che qualcuno non abbia sbagliato i conti. Diciotto reti sono una cifra di segnature ottima in un'intera stagione e per ora siamo solo a metà.
Le cinque sconfite del Milan, mio favorito nel prognostico, sono sorprendenti. Mi afnno un po' sorridere quelli che garantiscono di averlo previsto. Le previsioni a posteriori sono abbastanza facili, ma non so quanti avrebbero preventivato un Nesta così stonato e così a lungo, uno Stam francamente imbarazzante. E' comunque sbagliato focalizzarsi sui singoliù è un comportamento così timido in trasferta da parte di una squadra che negli ultimi due anni era stata incensata proprio per la sua caratteristica di imporre sempre il proprio gioco, la nota più saliente della stagione rossonera. L'arrivo di Marcio Amoroso al posto di Vieri ha il gusto statìo del mercato di riparazione: non sono certo le punte a mancare ad Ancelotti. Diverso il valore dei dieci punti di ritardo dell'Inter che, se non ho fatto male i conti, dovrebbe essere tre punti sopra la media inglese e che, quindi, non ha molto da rimproverarsi se non la folle serata di Palermo. Certo è che con un simile distacco c'è poco da fare se non sperare che la Juve molli i pappafichi. Il numero più amaro è quello degli oltre mezzo milione di spettatori in meno: una Waterloo bella e buona, altro che decreto Pisanu e stadi scomodi. Quando a Firenze c'era Pontello, il Comunale era lo stadio più scomodo d'Italia e non erano migliori gli altri, eppure il pieno c'era tutte le domeniche in quasi tutti gli stadi. Il problema è un altro: si gioca male, ma soprattutto giocano in tre o quattro per qualcosa: il campionato più bello del Mondo era tale per l'equilibrio e la conseguente incertezza. Michel Platini quando arrivò in Italia e beccò con la Juve a Verona, Genova e Ascoli (o in qualche altra provincia dell'impero) sintetizzò mirabilmente il concetto a chi gli domandava quale fosse la differenza fra il campionato francese e quello italiano. -"In Francia il Saint Etienne aspettava gli scontri con il Nantes, il Bordeaux ed il Monaco e le altre partite le vincevamo facilmente, qua ti rompono le palle tutte le domenico" - rispose. E disse "domenico" non "domenica" , perchè era Platini e poteva fare quello che voleva. Ora i tempi sono cambiati e le palle, caro Michel, non te le romperebbe più nessuno.
Sapete tutti che non ho molta simpatia per Roberto Mancini fin dai tempi in cui contribuì (oh, yes...) con molte chiacchiere alla retrocessione (sul campo) della Fiorentina. Le sue colpe furono poi mascherate (ma non mitigate...) dall'ordalìa cui fu sottoposta la società gigliata che pagò con l'azzeramento e la perdita del titolo sportivo la dissennata gestione di Vittorio Cecchi Gori che, ispirato dal suo inarrivabile genio anche in altri settori, da produttore cinematografico, è passato a reclamizzare telefonini. Recentemente l'Inter sembrava essersi rimessa in carreggiata e con una serie di vittorie consecutive si era proposta come la più seria pretendente al ruolo di avversaria della Juve nella corsa al titolo, allora Mancini si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa. Il bel Roberto, la cui dote migliore come allenatore per adesso è la presenza, aveva dichiarato più o meno che :- "se la Juve dovesse perdere altri due punti, sarebbe finita..." . L'idea di Mancini era che la squadra bianconera, appesantita dalle feste, avrebbe potuto perdere qualche colpo a Palermo, dove l'attendeva un Del Neri pericolante, mentre l'Inter avrebbe dovuto allungare la striscia di successsi passando a Siena. Non è andata precisamente così. Il margine di vantaggio della Juve sui nerazzurri è tornato a quota dieci lunghezze, e un punto sopra all'Inter è tornato il Milan.
La smorfia di Moratti immortalata nella foto scattata a Siena è l'emblema del boccone amaro ingoiato dai tifosi interisti. Con qualche facile gioco di parole ispirato dal goleador bianconero di giornata si è parlato di un Mancini che da loquace si è fatto improvvisamente ...Mutu , e i filojuventini hanno ripreso a parlare di campionato ormai assassinato dalla superiorità di Capello & C. Gli sfottò nei confronti del popolo nerazzurro sono ritornati oltre il livello di guardia, specialmente ora che, agli juventini si sono aggiunti i milanisti inorgogliti dal riconquistato primato cittadino. Mi ripeto per chiarezza: ho pronosticato Milan e non cambio cavallo in corsa, la Juve per adesso è superiore ma diventerà imbattibile se i primi a non credere di potercela fare saranno gli inseguitori. L'ultima volta mi ero espresso favorevolmente nei confronti dell'Inter, resto positivamente impressionato dal ritmo nerazzurro che non può essere paragonato a quello della mostruosa Juventus, e soprattutto non deve. L'Inter, più regolare del Milan, deve continuare con il suo passo e poi contare i punti a primavera. Se anche a marzo Madama sarà dieci punti avanti, allora, non ci sarà che da applaudirla, ma sarebbe grave mollare e trovarsi fuori dalla scia bianconera anche in caso di flessione primaverile della compagine di Capello. Lo stesso discorso vale per il Milan, che, tuttavia, appare meno continuo e più legato ad estri individuali, sia nel bene (Kakà e Gilardino) che nel male (Dida). Poche speranze, per ora, vengono da Torino. Sabato la Juve, priva di Buffon, Nedved e Zambrotta, ha sofferto a Palermo ("come a Firenze..." - mi hanno garantito) ma, dopo essere passata in svantaggio, ha fulminato i rosanero con un micidiale uno-due di uno dei suoi bomber di scorta : Adrian Mutu. L'Inter, forse messa sotto pressione dal colpaccio juventino, non ha saputo rispondere a tono nella trasferta senese dove ha giocato senza l'istinto omicida necessario a chi vuol vincere ad ogni costo. In serata è andata meglio alMilan che col Parma ha messo in mostra l'istinto omicida del proprio pacchetto difensivo nei confronti dei tfodi rossoneri. Dida e compagnia cantante ne hanno combinate in numero sufficiente a rendere credibile il secondo tempo di Istambul ed a far segnare tre reti al Parma che, ad un certo punto, sembrava destinato a perdere de "goleada larga". Due reti dei parmensi sono state realizzate da Marchionni cui, dicono, Pantaleo Corvino stia facendo una corte serrata. Intanto la Fiorentina, prima squadra a scendere in campo assieme alla Reggina, ha disputato la sua peggior partita, e Luca Toni ha allungato la serie negativa dopo aver meravigliato con quella positiva. L'omone viola è spesso tartassato dalle difese avversarie e gli arbitri fanno orecchie da mercante alle sue proteste, in qualche caso decisamente legittime. Nel ruolo in cui è chiamato a giocare non ci sono vie di mezzo, non ci sono mai state: o le dai o le prendi. Succedeva lo stesso ai tempi di Schiavio ed a quelli di Nordhal, di Boninsegna, di Riva e di Bobo Vieri. A proposito, dopo Cassano, se n'è andato anche lui: al Monaco. Per una volta l'Inter ha visto giusto e l'incubo nerazzurro di un Vieri goleador in rossonero svanisce piacevolmente. In Italia resta Lucarelli, grandissimo trascinatore del Livorno, autentica rivelazione dell'anno. Ieri i labronici hanno battuto la Samp, a Genova grazie, ad una sua doppietta. Terza vittoria esterna consecutiva (tutte per 2-0 e tutte con la maglia portafortuna giallo-oro) e quinto posto ormai matematico al giro di boa. Dietro insiste il Chievo e danno segni di risveglio Roma e Lazio che hanno regolato Ascoli e Treviso. La vittoria della Lazio è stata molto larga e con gol di ottima fattura , mentre la Roma ha vinto lucrando su un gol di Aquilani e su una grande partita di Totti che ha fatto la prima punta e quasi tutto il resto. All'Olimpico i marchigiani hanno preso quattro gol, ma non hanno demeritato e fra i biancazzurri ha fatto un grande esordio Mudingayi che speriamo faccia ricredere qualche tifoso "lazziale" sul comportamento da tenere nei confronti degli atleti di colore. Sperare non costa nulla.
Buone soprattutto per la Juve, schiacciasassi e Campione d'Inverno, ma anche per l'Inter e le migliori -"dai tempi di Bernardini" - ha detto qualcuno - anche per la Fiorentina. Forse non sono straordinarie per il Milan - che ha tradizionalmente accusato pesanti flessioni prima del Natale - ed ha rovinato quelle, che eccezionali lo rimangono, del Livorno travolgendo gli amaranto 3-0 in casa loro. Per una delle stranezze del calendario, le prime della classe, vale a dire la Juve, l'Inter e il Milan, erano tutte opposte a squadre toscane, esclusa la Fiorentina che ospitava il Palermo. Siena, Empoli e Livorno non hanno avuto scampo. Lo score è stato addirittura impietoso: nove gol subiti ed uno solo segnato. Lo stesso Livorno, atteso con curiosità alla sfida dell' "Armando Picchi" contro il Milan indicata come una sorta di esame di maturità per Donadoni che molti prevedono presto al posto di Ancelotti sulla panchina rossonera. Purtroppo anche a Livorno si è evidenziata la caratteristica più vera e più certa di questo campionato, ovvero il netto divario fra le prime tre ed il resto della compagnia, che diventa abissale quando si scende in classifica. I numeri parlano chiaro: la Juve ha perso solo dal Milan, l'Inter è uscita sconfitta a Palermo, con la Roma in casa e con la Juve, il Milan ha perduto con la Sampdoria, la Fiorentina il Chievo e l'Inter. A parte la Roma, anche per motivazioni non proprio tecniche, le altre quattro squadre capaci di battere la "trimurti" hanno occupato più o meno stabilmente i primi otto posti della graduatoria. Quando le tre battistrada hanno incontrato squadre di seconda schiera è stata una mattanza. Citando a memoria solo l'Ascoli è riuscito a strappare un punto al Milan alla prima giornata, "despues, nada mas" fino al pareggio imposto dalla Lazio alla Juve. L'Inter, nelle due ultime giornate ha vinto per 4-0 a Reggio Calabria e per 4-1 con l'Empoli, il Milan ha battuto per 4-0 il Messina e poi ha strapazzato per 3-0 il Livorno, il cui ingresso ufficiale fra le "grandi" è da considerarsi rimandato, anche se la sua stagione è straordinaria. Il calcio di oggi è questo, c'è anche chi si diverte, ma di fatto dopo un'iniziale tentennamento delle milanesi, assistiamo a tre campionati in uno: la lotta per lo scudetto, quella per il quarto posto e quella per non retrocedere, cui si aggiunge la "terra di mezzo" ovvero quella fascia che interessa la qualificazione UEFA. L'ultima giornata ha visto anche la sudata, ma preziosa, vittoria della Fiorentina contro un Palermo che avrebbe meritato più fortuna e, forse, anche un punto. Ho visto la partita ed è stata una di quelle che, se le vinci, è davvero segno buono. I rosanero hanno "fatto la partita" per gran parte del primo tempo che ha però visto segnare la Fiorentina con il suo uomo meno brillante, Jorgensen, che dopo aver camminato per 40' ha estratto dal cilindro un gol "alla del Piero" con un pallonetto morbido e difficile da eseguire. Il Palermo ha poi colpito il palo del mancato pareggio e la Fiorentina quello del possibile raddoppio con una splendida punizione di Pasqual. Il migliore della Fiorentina è apparso Montolivo che, a parte alcune azioni scenografiche che mi hanno ricordato qualche giocata di Antognoni, ha soprattutto dato coraggio ed equilibrio ad una squadra e sostenuto l'encomiabile sforzo di Brocchi che ha corso e lottato anche per Fiore, dai cui piedi è tuttavia arrivato il passaggio gol a Jorgensen. Toni è apparso fuori fase ed ha fallito un paio di occasioni per il raddoppioche, un mese fa, avrebbe insaccato anche controvoglia. Si parla e si legge che per lui ed i suoi gol cantino le sirene del Barcelona (con una 'elle' sola) al cui fascino non è facile resistere, specialmente contando gli zeri sugli assegni (in Euro) dell'ingaggio. Intanto è sfumato l'arrivo di Vidic che alle lusinghe di Pantaleo Corvino ha preferito la moneta sonante del Manchester United da rifondare. La giornata ha anche vissuto momenti drammatici per due scontri di gioco, a Messina e San Siro, che potevano avere conseguenze gravi, se non tragiche, per il giallorosso Zanchi e per Adriano. Tutto è andato a finire bene, forse anche perchè era ormai Natale.
Giornata grama. La Juventus "che tutto prende", la mostruosa creatura che sta divorando il Campionato, ha pietrificato col suo sguardo di Medusa anche la più bella Fiorentina che io ricordi nel recente passato. L'ingenerosa algebra del calcio non contempla che tre pali facciano un gol, fanno solo disperare. Tanti legni ha colpito la Fiorentina nei suoi generosi assalti alla porta di Abbiati, personalmente ne rimpiango uno solo, il terzo, colpito da Toni a meno di un quarto d'ora dalla fine. Il primo, sempre di Toni, era arrivato dopo 5', il secondo, di Ujfalusi era da lontano e, forse (sottolineo forse), se la palla avesse avuto una traiettoria indirizzata nell'angolo, le unghie di Abbiati ci sarebbero arrivate. Così non è stato e quel magnifico tiro è stato respinto dal legno oltre il limite dell'area di rigore ! Ma il terzo palo della viola grida ancora vendetta. Per quanto ci abbia pensato mi è tornato in mente un solo episodio analogo a questo: Mondiali '74, Mazzola si presenta solo davanti alla porta argentina, tocca rasoterra eludendo l'uscita di Carnevali, e la palla, che sembrava indirizzata nell'angolo basso alla sinistra, esce di un niente rotolando beffarda a lato. Ieri, come allora, il pallone è sembrato subire influssi extraterreni e, anzichè insaccarsi come avrebbe dovuto secondo logica, ha piegato verso destra incontrando sulla sua strada il palo e poi i piedi di in difensore bianconero. Quando ciò è accaduto era da poco passata la mezz'ora della ripresa, se la Fiorentina avesse segnato a quel momento, dubito che neppure la Juve sarebbe riuscita a raddrizzare la baracca in così poco tempo. "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole..." ci risponde il padre Dante, ma non vale a consolarci. Messa nel cassetto dei ricordi (o degli incubi ?) quella dannata palla, veniamo a parlare di calcio. La partita, che ho visto, è stata davvero splendida. Un pareggio, sarebbe stato il risultato più giusto per come l'avevano giocata le due squadre. "Come"- direte voi - "la Fiorentina ha preso tre legni e si parla di pareggio ?". Qui si parla di calcio, si analizza, dov'è possibile, quello che è accaduto e si cerca di spogliarsi delle ambasce del tifo. E' infatti vero che la Fiorentina ha colpito i citati legni, ma è pur vero che sullo 0-1, Trezeguet si è trovato sul piede la palla del raddoppio e l'ha incredibilmente sbagliata. Se potessimo rivedere i gol della carriera di Trezeguet sono certo che da quella posizione non abbia mai fallito. Inoltre la Juve è sempre la Juve ed un pareggio non l'avrei avuto in spregio e, specialmente, nel primo tempo, quando la Juve ha mostrato i muscoli mi è piaciuto il modo in cui ha risposto la Fiorentina, mai in soggezione contro una squadra più potente, esperta e passata addirittura in vantaggio al primo affondo. Analizzando la partita devo dire che i migliori in campo fra i bianconeri sono stati senz'altro Abbiati, Thuram e Camoranesi, nella Fiorentina sono stati tutti su uno standard ottimale, escluso Fiore che non è riuscito mai ad incidere e fornire quel contributo di talento indispensabile a mettere in crisi la munitissima difesa bianconera, notoriamente non composta da dame di carità. Se dovessi scegliere qualche nome anche fra i viola non avrei comunque difficoltà ad indicare Pazzini e la coppia centrale, poco reclamizzata ma, ieri almeno, molto efficace con Gamberini e Di Loreto che non hanno concesso nulla a Trezeguet e Ibrà. Pasqual ha dimostrato di avere più confidenza con l'attacco che con la difesa, mentre Donadel Pazienza e Brocchi hanno dato quello che avevano, e non era poco, contro Vieira, Emerson e Nedved ed il fatto che non ne siano usciti massacrati è già un risultato positivo. L'arbitro ha commesso un solo grave errore, forse decisivo nell'economia della gara, non ammonendo Vieira nel primo tempo per un fallo brutto su Toni. Se lo avesse fatto il gigante d'ebano avrebbe dovuto esporsi,nella ripresa, meno nel contrasto e, forse, la Juve avrebbe sofferto qualche cosa nel suo centrocampo. L'atteso Luca Toni ha duellato con durezza contro Thuram, uno che non teme lo scontro fisico, ed ha pur sempre colpito due legni, quindi poco gli può essere addebitato. Pazzini, se possibile, ha fatto anche di più risultando un'autentica spina nel fianco della difesa juventina e raramente ricordo un Cannavaro costretto ad arrangiarsi con mestiere ed esperienza come ieri. La sconfitta è venuta per una casualità, ma anche qui si può leggere la partita. Le palle gol della Fiorentina sono capitate sui piedi di Brocchi e Pazienza che sono bravi e generosi in molte cose, ma non certo nel goleare, quella decisisva per la Juve è invece caduta sui piedi di Camoranesi che non ha perdonato. Fosse toccato batterla a Chiellini, adesso forse saremmo a discutere di come Frey avesse salvato il risultato o su come la Juve avesse sprecato l'occasione di allungare sul Milan. Tralasciando questo occorre dire la cosa più importante : la Fiorentina ha giocato da pari a pari con la squadra che sta dominando il campionato e non c'è avversaria nella cristianità che possa dare tre legni di vantaggio alla Juve senza pagar dazio, Chiudo con una considerazione : sabato sera ho visto la Traviata (una edizione non memorabile...) e d'improvviso sono stato percorso da un brivido quando ho realizzato che una Violetta che muore alla vigilia di Fiorentina-Juve non poteva essere un auspicio positivo. Ho sperato invano che la malasorte tenesse conto del fatto che la signora in questione si chiamava nel romanzo originale di Dumas (mi pare) Margherita e che fosse francese (come Trezeguet, Thuram e Vieira, che li possino !) invece nada de nada. E a "morir sì giovine" è stata, ahimè, la Fiorentina...
 C'erano tutte l componenti per la terza caduta dei gigliati. Il numero tredici, una tradizione perniciosa all'Olimpico, la legge dei grandi numeri con le troppe vittorie di fila, la lunga serie di gol di colui che non trova paragoni, una Roma con le spalle al muro, ferita ,e per questo ancor più pericolosa e poi c'è sempre quella curiosa caratteristica che accompagna la Fiorentina come una "griffe" attraverso le sue varie edizioni, dalle più riuscite alle più inguardabili. Sto parlando della capacità della squadra gigliata di portare bene a giocatori in difficoltà, di far segnare goleador con le polveri bagnate, di restituire fiducia e ingaggi a stranieri già con le valigie fatte. Non dico che sia una cosa negativa, non è un difetto portare bene nonostante il viola sia il colore del lutto, di certo è innegabile che la Fiorentina abbia questa caratteristica. La sfida con la Roma era difficile per molti motivi, il primo dei quali perchè la squadra di Spalletti era uscita dal tritacarne bianconero con l'orgoglio più ferito dei muscoli e non mi sarei meravigliato di una prova maiuscola dei giallorossi. Poi c'era il rientro di "sua baresità" Cassano che invano avevo sperato fosse rinviato, dopo tanta attesa, ancora di una giornata. i miei pensieri si erano popolati di un gol dell'ex "peter pan" giallorosso trasformatosi da qualche tempo, sentendo la campana di Rosella Sensi, in "capitan uncino". La Fiorentina, anche stavolta, ha invece voluto meravigliarmi. Ha sì incassato dopo 120" il gol di un miracolato, ma non si trattava di Antò, limitatosi a proporre l'assist, bensì di Damiano Tommasi, inseritosi mirabilmente nel cuore della difesa gigliata e arrivato a concludere dalla posizione in cui solitamente opera "l'aeroplanino" Montella, rimasto nell'hangar. La partita poteva essere segnata da questo episodio oltretutto firmato dal Garrone del calcio italiano, il bravo ragazzo tornato a sorridere dopo un calvario lungo che, per indossare ancora la maglia giallorossa ha accettato un ingaggio annuale col quale Ibrahimovic o il suo capitano Totti non riuscirebbero neppure a pagare le multe per le ammonizioni. Poco dopo Cassano, "Frandi in questo paragone Deamicisiano", ha colpito di testa con il gesto di un "naja naja" che morde per uccidere acciambellato sotto una foglia marcia di palma e ha fatto per alzare le mani sicuro di aver segnato il gol del raddoppio. Frey, invece c'era arrivato, e la sua parata è da scrivere nel libro dei miracoli, tanto è stata repentino il colpo di testa di Cassano e imprevedibile lo sviluppo dell'azione. Poco prima di questo miracolo e poco dopo il gol di Tommasi, sempre Frey aveva parato alla meglio un diagonale vincente di Totti e, Deo Gratias, il pallone era finito sui piedi di Taddei che era risucito a tirare fuori, impresa non facile da quella posizione. La Fiorentina ha pareggiato nella ripresa, dopo che la Roma e Kuffour avevano sfruttato il terzo componente del teorema di Sacchi ("il bus de cul" per i meno preparati...) per tener fuori il pallone di Dainelli, regalatogli da Toni cui l'aveva recapitato il portiere romanista Doni con una clamorosa presa mancata. Il pallone era finito sulla traversa e poi fuori seguito dalle maledizioni di molti. Il pareggio della Fiorentina è arrivato per un affondo di Pazzini che aveva preso il tempo e il pallone a Mexés che ha pensato di porvi rimedio in maniera definitiva. Rigore ed espulsione da manuale, come la trasformazione di Toni. Qui si apriranno dibattiti sul perchè la Fiorentina, in vantaggio numerico, sia uscita di scena e la partita da lì alla fine l'abbia fatta solo la Roma. Qualcuno saprà dirvi, io mi limito a incassare un punto d'oro che la Fiorentina ha rischiato seriamente di lasciare all'Olimpico. Vespasianamente concludo che "non olet", esattamente come i sesterzi pagati per mingere, e fa bene alla classifica viola (che resta da sballo,,,) quanto quelli al bilancio dell'impero. Il resto lo sapete. E' tornato "Pippo" Inzaghi e il Milan ha battuto il Lecce quando già albeggiava, dopo aver rischiato di perdere punti e contatto con la Juve che ha vinto soffrendo anch'essa, ma con assai meno patemi dei rossoneri, regolando nel pomeriggio di domenica il coraggioso Treviso passato in vantaggio per primo e rimontato dai gol di Mutu, Trezeguet e Del Piero, ispirati, il primo ed il terzo, dal genio di Ibrà. Genio che ha fatto cortocircuito quando ha scagliato palla addosso ad un avversario che gli faceva ombra. Lo svedese col cognome balcanico si comporta come certi stalloni ombrosi che, seguendo l'impulso ormonale, sono capaci di scartare bruscamente o impennarsi per un niente che li contaria, e contraria loro soli. Non ci sarà comunque ricorso alla prova TV, così sembra. L'Inter ha vinto a Messina con Recoba, tornato titolare dopo l'eliminazione mondiale dell'Uruguay, stranezze del calcio. A Messina si è molto parlato del caso Zoro, avrete modo di leggere molto altrove io mi limito a dire che la penso come Prandelli e Candela: se davvero ce ne frega qualcosa, l'unica è cominciare a sospendere le partite, o, perlomeno avendo i biglietti nominativi allontanare i responsabili di un simile scempio verso l'intelligenza umana. Se poi, i biglietti nominativi non permettono neppure di fare questo, vuol dire che non servono a nulla e che quindi l'intelligenza umana è già stata vilipesa da chi li ha propugnati come la panacea. Chiudo dicendo che ha vinto anche la Lazio a Empoli, dove la vedevo sconfitta (mi perdonino i "lazziali" se possono) e soprattutto il Cagliari di Nedo Sonetti, alla prima vittoria della stagione. Gli isolani hanno bastonato la Sampdoria con una doppietta dell'honduregno Suazo che ha celebrato molto più sobriamente di qualcun altro il primo gol da neo papà. Sapete bene a chi mi riferisco.
Milan a Istanbul, posto che evoca ricordi amari. Stavolta c'è il Fehnerbache che a Milano preoccupò prima che lo domasse Kakà. Fa freddo e piove ci informa il telecronista. Io mi ricordo un racconto di "Mazola" Altafini dei tempi in cui quando correva per l'Europa col Milan di Rocco e Viani :- "A Istanbul, col Galatasaray vincemmo 3-1. Negli spogliatoi ci accorgemmo che non avevamo l'acqua calda ed era così freddo che alla fine del primo tempo facemmo pipì sulle mani del povero Ghezzi che si era intirizzito"- Stasera Dida, se dovesse aver problemi potrà usufruire di tutti i comfort del bellissimo stadio turco: sono cambiati i tempi ed è cambiata anche la Coppa Campioni. Parte bene il Milan, definito "convalescente" dopo Firenze, si fa male Kakà, ma a far male ai turchi ci pensa Sheva alla prima palla profonda, attorno al quarto d'ora. Lo stadio si cheta e rivedendo l'azione ci si domanda chi credevano, i turchi, fosse Shevchenko per marcarlo così allegramente e sì che stipendiano lautamente un allenatore tedesco, uno dei tanti maestri di tattica che si guadagnano il pane in giro per l'Europa minore:Christophe Daum. Milan quasi buono anche in difesa e Kakà lascia il posto a Rui mentre Gilardino sfiora il raddoppio fermato per un fuorigioco che forse non c'è. Dopo il vantaggio il Milan ritorna Milan, mentre i turchi sembrano aver accusato il colpo, mentre il pubblico ricomincia a fischiare mentre Seedorf, per due volte, sembra poter chiudere i conti dalla distanza, ma strozza il tiro. Plateale protesta dell'ex bianconero Appiah verso i compagni rei di tenere la squadra lunga, i suoi compagni lo guardano poco contriti. Il Milan, intanto, domina e Gilardino stampa sul palo la palla del raddoppio, mentre i turchi sembra non ci capiscano letteralmente più nulla. Il primo campanello d'allarme arriva al 38' poco prima o poco dopo: Mehmet sbaglia da brocco come accade a certi tennisti con la pancetta cui viene il "braccino" sullo smash decisivo. Poi alla ripresa solo Milan e un mostruoso Sheva che sembra partorito dalla dea Minerva accoppiatasi con Ermes, il veloce messaggero dell'Olimpo. Strage di rurchi che nemmeno a Lepanto. Quattro gol si contano alla fine e dei secondi 45' non vale la pena tenere una seriazione di avvenimenti. Alal fine anche il pubblico del "Sukur Sarassoglu" ( o come diavolo si chiama questo stadio bellissimo in tutto fuorchè nel nome) si inchina ed applaude i rossoneri e l'uomo chiamato Sheva. Un trionfo inatteso e per questo ancor più godibile.
Foto Grazia Neri da www.sports.it ----
Roma-Juventus 1-4, Fiorentina-Milan 3-1: questi sono i numeri della dodicesima giornata. E per diretta conseguenza aritmetica la Juve ha ora cinque lunghezze di vantaggio su Milan e Fiorentina che, com'era nelle previsioni di tutti coloro che fanno i pronostici con le percentuali, quasi giunte "ad un terzo del cammin del campionato" sono appaiate al secondo posto. La partita dell'Olimpico e quella del "Franchi" hanno avuto poco in comune e quasi nessuno ne aveva previsto esiti così netti a vantaggio di coloro che hanno vinto. Nella partita di Firenze, per dire il vero, si faticava a trovare anche chi concedesse pronostico pieno alla Fiorentina, ed io, per esser chiari, non ero fra quelli. Il Milan, che veniva da otto vittorie consecutive e che aveva l'obbligo di continuare vincere soprattutto dopo quello che aveva combinato la Juve all'Olimpico, aveva lustrato l'argenteria per tutta la settimana di vigilia del match e nulla di buono mi aspettavo, è bene essere chiari, dall'arbitro Rodomonti che invece ha favorevolmente sorpreso . Il dubbio milanista riguardava, beati loro, la scelta dei due da schierare fra Sheva, Gilardino e Inzaghi, in quanto un cavillo regolamentare impone di giocare al massimo in undici per volta. Inoltre l'invincible armada rossonera era stata punzecchiata nell'orgoglio, da Silvio che con un po' di stizza, si era definito "ufficiale pagatore" ed aveva tessuto elogi dela Juventus, più "risparmiosa" a parità di risultati. A Roma molti, fra cui io, si aspettavano un segnale di continuità alla rinascita giallorossa. Dunque siete avvisati: state leggendo le opinioni di uno che non ne aveva azzeccata neppure una; l'unico vantaggio è che lo potete fare gratis. La vigilia della sfida era vissuta fra i soliti veleni e le dichiarazioni concilianti di Rosella Sensi, tanto tenere nei riguardi della Juve da provocare un "alzamiento" dei tifosi romanisti nei confronti del loro Amministratore Delegato. Totti, che si era riposato rinunciando alla Nazionale per la solita bua, non l'aveva mandata a dire a Capello e molti erano pronti a scommettere che "er pupone" sarebbe stato un protagonista assoluto della partita. Fra le battute più velenose citerei quella di Zlatan Ibrahimovic, che io ,per soggezione di quel nominativo da "pulizia etnica", chiamo Ibrà. L'asso svedese (!) aveva dichiarato con poca diplomazia che per lui "era la stessa cosa giocare con la Roma o con l'Ascoli." mancando di rispetto anche alla squadra marchigiana, cui, fino a sabato scorso, la Juventus doveva il primato, avendo proprio l'Ascoli fermato il Milan sul pareggio alla prima giornata. La partita di Roma, da quel che ho capito ha avuto due facce. Prima la Roma ha fatto la sua parte e ha anche messo in difficoltò lo squadrone bianconero, poi un pasticcio di Panucci e del portiere brasiliano Doni, ha permesso a Nedved di portare la Juve in vantaggio qualndo si giocava l'ultimo spicciolo del primo tempo. Qui è morta l'Aida. La stilettata decisiva l'ha inferta Ibrà con un gol in contropiede realizzato in virtù di un controllo che ha meravigliato gli sciocchi, e di una potenza in progressione che ha invece ricordato il miglior Boniek. Con mirabile sintesi, Roberto Beccantini, ha definito così il fuoriclasse bianconero, mattatore dell'Olimpico :- "E' a metà strada fra un ballerino e un bandito di strada..." come non essere d'accordo conoscendone prodigi ed eccessi ? Trezeguet ha piantato gli ultimi chiodi sulla bara giallorossa ancora prima del quarto d'ora: sono state segnature tanto facili da umiliare i tifosi giallorossi. Il resto vale per la statistica: l'espulsione di Thuram e il rigore sarebbero venuti lo stesso se il risultato fosse stato meno netto ? "Hakuna matata", amici miei.
"Les jeux sont fait et rien ne va plus": il campionato è un croupier inflessibile, farebbero bene a ricordarsene anche i milanisti che hanno guaito non poco ( tu quoque, Rui !) per l'annullamento del possibile pareggio di Gilardino avvenuto, secondo il guardalinee Coppelli, in maniera irregolare. Ancelotti ha avuto parole da uomo altamente indignato e lo stesso Gilardino ha vestito i panni della vittima. Mi avessero detto che avremmo assistito a simili scene di desolazione, le avrei ambientate nell'altro accampamento. Persino Galliani, forse in virtù della scoppola rimediata, ha preso coscienza di essere presidente della lega (minuscole adeguate) e nel suo intervento si è limitato a fare gli auguri a Mentana, nuovo conduttore di Serie A. Si trattava, oltretutto, di auguri interessati in quanto Galliani, archetipo del conflitto di interesse, parlava in quell'occasione anche da megadirettoregalattico di Mediaset. L'azione incriminata si è svolta su un traversone di qualcuno che poteva essere Serginho o Cafu, da destra. La palla calciata con alzo inconsueto ha tagliato l'area gigliata e si sono scorti Di Loreto e Gilardino brancicarsi come due amanti in copula. Dopo un breve amplesso, il difensore viola è caduto sulle terga e il centravanti milanista ha incornato la sfera in maniera tanto perfetta da gelare Frey. Rodomonti nulla vide, mentre il suo collaboratore Coppelli ha preso a sbandierare con la convinzione di chi può porre rimedio ad un'ingiustizia. Il poveraccio è stato subito preso a male parole e Rui Costa è addirittura arrivato a strattonare l'arbitro. Siccome sono onesto, e poichè è facile esserlo quando il gol l'hanno annullato ai tuoi avversari, devo dire subito che ho visto convalidarne di peggiori, devo tuttavia far osservare anche una cosa che i moviolisti di Mediaset hanno omesso di sottolineare. Prima di esultare, Gilardino, si volta verso l'arbitro quasi temesse di essere stato pescato con le mani sporche di marmellata. E' un riflesso condizionato un attimo di sospensione, ma, di solito, chi sa di aver segnato un gol limpido non si preoccupa di cercare conforti arbitrali. Prima di questo caso che riempirà le moviole e le gole degli urlatori di Biscardi, la Fiorentina aveva meritato di vincere segnando con Toni (non ci sono paragoni) e con Jorgensen. Sui gol della Fiorentina vorrei soffermarmi per un concetto che da tempo ribadisco e sul quale vorrei sbagliarmi, ma , viceversa, temo invece di essere nel giusto : "ad andare ai Mondiali con questo Nesta ci vuole coraggio". Per l'amor di Dio, non che tutti i mali del Milan siano colpa dell'ex capitano dei "lazziali" (che, a proposito, hanno beccato duro a Marassi...), ma certo sulle prime due reti della viola lui e Maldini hanno fatto ridere e piangere. Sono quelli gol che avevo visto prendere, con lodevole impegno,solo alla Fiorentina e non credevo fosse possibile replicare tanto fedelmente certe azioni della difesa viola dello scorso campionato. In effetti la difesa rossonera in questo ha superato in abilità il "Team Maifredi" tanto caro a Simona Ventuna. Detto poi che Dida mi sta sempre più convincendo di essere un grandissimo portiere quando gioca contro l'Inter, vorrei chiudere il discorso sulla presunta ingiustizia subita dal Milan. Lo scorso anno dopo Fiorentina-Milan 1-2 la squadra viola protestò vivacemente per le mancate concessioni di ben due calci di rigore, apparsie poi alla moviola più che probabili errori arbitrali . Ricordo che allora, Galliani non si ricordò di essere presidnte della lega, e disse che "sono cose che capitano" e qualcuno rincarò anche la dose ricordando a noi piagnoni che "non è giusto soffermarsi a parlare di episodi sfavorevoli, quando sprima si prendono certi gol...", riferendosi ai capolavori di Chiellini capace di far segnare due volte Sheva sbagliando la diagonale . Facendo il paio fra quanto è successo ieri a Firenze e il famoso gesto di Totti all'Olimpico due anni fa ("quattro pappe, zitti e a casa...") si può ben dire che la "legge del contrappasso" si applica, oltre che ai all'Inferno di Dante, anche alla Serie A.
Potremmo parlare di molte cose belle e meno belle in questa undecima giornata. Per esempio del fatto che Luca Toni (per il quale i paragoni cominciano davvero a scarseggiare...) ha fatto 13, o che Gilardino è tornato ad essere implacabile cosa che Trezeguet non ha mai smesso di essere. Si potrebbe parlare dell'allungo deciso di Juve e Milan sull'Inter, ormai ad una somma di punti tale dalla coppia di testa (diciotto punti...) da lasciare le ipotesi di primato solo agli inguaribili ottimisti, oppure dell'incredibile Empoli che, da qualche giornata, ha un passo da scudetto. Sarebbe doveroso porre l'accento sulle convocazioni in Nazionale per Amsterdam dove, udite, udite, potrebbe giocare in porta Abbiati ed è stato convocato Camoranesi censurato nientemeno che da Moggi che ha detto di lui (testuali parole dal sito de "La Gazzetta") "non si comporta da professionista" e che è ai ferri corti con Capello. Potremmo parlare del neo-papà Totti (auguri) o del puerperio della "ilare Ilary" oppure, perchè no, di arbitri ed arbitraggi. Spettacolare Messina capace, all'Olimpico di negare un gol buono alla Lazio e due rigori cosmici all'Inter. Si disserterà a lungo su chi sia stato maggiormente penalizzato dalla direzione dell'internazionale (!!!) Messina, io, modestamente, mi limito a dire che un gol buono non si cambia mai, con quanti rigori volete voi. Notevole anche la prestazione dell'arbitro Brighi capace, in Juventus-Livorno, di riuscire a non espellere nè Chiellini nè Camoranesi resisi colpevoli di due falli da rosso diretto trasformati in un cartellino giallo ed in un benevolo "hakuna matata". Di questo e della rimonta romanista guidata da Mexes (e chi l'avrebbe detto ?) parleremo senz'altro, ma vorrei subito cominciare con "l'affaire Galliani" che ha molto impressionato i conduttori della DS, a tal punto che, oltre al brillante Mazzocchi ed all'ingessata signora Ferrari, anche un opinionista navigato come Tosatti si è sentito in dovere di esporsi . Il fatto è il seguente: Adriano Galliani, presidente della lega, pezzo da 90 di Mediaset e Amministratore Delegato dell'AC Milan, ha espressamente vietato ai calciatori di questa società di partecipare alle trasmissioni della RAI. Qualcuno ha parlato di "conflitto di interesse" per risolvere il quale, nel caso del lucido "de capoccia" presidente della lega, occorrerebbe, tante sono le sue cariche in stridente contrasto col buon senso e il libero mercato, un girone all'italiana. In effetti è arduo ricostruire i fatti tanti sono gli intrecci e le contraddizioni. Esiste, è noto, un contenzioso fra lega e RAI per i diritti TV, che non riguarda il Milan, ma casomai Mediaset che è una diretta concorrente della RAI medesima e che si è aggiudicata l'asta per i citati diritti. Tuttavia essendo a capo delle tre entità lo stesso personaggio, Galliani appunto, costui, secondo la lettura fatta dai giornalisti della RAI, ha disposto dei calciatori del Milan per boicottare le trasmissioni della RAI e, quindi, depauperandole, favorire indirettamente Mediaset. Può essere, ma io la vedo in un altro modo. Galliani è sempre stato l'ariete, l'uomo forte, il duro che si espone quando si tratta di gestire gli affari, non sempre limpidi, di lega, Milan, e Mediaset. Accadde a Marsiglia quella volta dei riflettori, è accaduto anni dopo nella diatriba con "Pier Capponi" Della Valle e accadrà ancora. In queste precedenti occasioni la mancanza di "fair play" del "pelatone" rossonero ha dato poi l'estro al "cavaliere", lui sì dotato in questo particolare campo, di fare un figurone, spendendo poco. Dopo la celebre buffonata di Marsiglia, fu il Berlusca a ritirare il reclamo per avere vinta la partita e le sue parole, pronunciate in quell'occasione vergognosa, sono uno dei momenti più alti della lirica sportiva, da fare invidia a De Coubertin. Mi aspetto che accada qualcosa di simile anche adesso. Un gesto nobile di distensione del tipo collegamento da Milanello, in una delle prossime DS, con il Milan al gran completo in modo da poter dire :-"Noi sì che siamo bravi ad incassare le critiche ed a correggere gli errori, non come qualcun altro (la RAI ?) che prima mette cento Euri (plurale) nella busta delle offerte e poi pretende di fare lo stesso le trasmissioni che faceva prima !"- Spero di sbagliare, ma mi aspetto che finisca così con Mediaset un'altra volta a fare un figurone e noi, coglioni, a pagare il canone per vedere "L'isola dei famosi" ! Parliamo, però anche di cose belle. Il Milan ha sderenato l'Udinese, sfortunata protagonista di Coppa. Dopo il 5-1 di San Siro il presidente Pozzo ha parlato di "undici fantasmi" e Cosmi è andato via sorridendo amaramente quando gli hanno chiesto se la sua panchina corresse qualche rischio. Al "Delle Alpi" una Juventus nervosissima ha piegato il Livorno con due gol in un minuto ed ai "labronici" (così li chiamava Sandro Ciotti...) è rimasta solo la consolazione di vedere Amelia convocato in Nazionale. Nel silenzio di Rimini, la Fiorentina ha fatto al sua partita, ha vinto e ha confermato, con un gol-lampo, che il periodo di "congiuntura favorevole" continua. I prossimi tre impegni in campionato presentano Milan e Juve al "Franchi", inframezzate dalla visita a Totti & C. all'Olimpico. Se fosse possibile firmare per tre pareggi, io non avrei dubbi. La "viola" dà l'impressione di essere una squadra quasi spietata, e, come dicono i francesi, "le tournant" dell'intera stagione potrebbe essere proprio la sfida con il Milan che, se superata senza subire una sconfitta, darebbe un'iniezione di fiducia alla squadra per giocare al meglio gli altri due importantissimi scontri. Intanto il fieno messo in cascina verrà buono per le giornate di vacche magre che, affrontando simili impegni possono arrivare. L'Inter è cinque punti sotto, la Roma, che ha riagganciato il Livorno e sorpassato la Lazio, sette. I giallorossi hanno sbancato Messina e messo in fila la terza vittoria consecutiva, la seconda in trasferta. Alla ripresa del campionato riceveranno la Juve e se sapranno interpretare la partita nel modo giusto, dimenticando Capello, Emerson ed il gol di Turone, la Juve non avrà già in tasca i tre punti. Anche per i giallorossi di "capitan coatto" vale lo stesso discorso fatto per la Fiorentina : la partita con la Juventus può essere la "chiave di volta" della stagione e sarebbe un peccato ridurla ad una stupida rivincita sui "vilains" di turno, siano essi Capello o "er puma" Emerson. Vedremo presto come andrà a finire, per adesso onore al Chievo, quinto assoluto dopo undici gare : in quanti l'avevano previsto ?
Dopo nove giornate è caduta anche la Juve. Com'era logico che fosse, se non altro per la legge dei grandi numeri, ma con un tonfo decisamente imprevedibile nelle modalità con cui si è prima maturato, e poi manifestato. Personaggi che hanno poco di sportivo, se non di giornalista, hanno meso in croce il povero Chimenti per i tre gol beccati in meno di un tempo e, soprattutto per il modo con cui sono stati presi. Moggi, che stavolta non aveva sognato nulla, ha fatto invece i complimenti al Milan ed anche alla Juve, ma, forse, questi ultimi erano complimenti di maniera più che di sostanza. Il "generale" Capello, solitamente il primo a presentarsi, microfonato e con aurilcolare, al proscenio della DS o di Controcampo, l'ho atteso invano, mentre i suoi "farisei" ne giustificavano le discutibili scelte. Ho letto poi che era soddisfattissimo della prova dei suoi, ma sono certo che Ancelotti lo fosse ancora di più. Il Milan ha dato prova di grande praticità : ha concluso quattro volte e segnato tre, subendo il gol di Trezeguet a un quarto d'ora dalla fine senza che si innescasse la "sindrome turca".
Ingenerosissimo addossare tutte le colpe al povero Chimenti che ha responsabilità solo nel terzo gol rossonero, mentre sui primi due è lecito il sospetto che il famoso "straniero virtuale" Culovic, protagonista di tanti scambi di battute fra Moggi e Galliani, sia rientrato al Milan dal prestito alla Juve in questo inizio di stagione. Tuttavia, Culovic a parte (emblematico il "flipper" in area bianconera sul raddoppio di Kakà...), il Milan ha vinto perchè ha giocato meglo, nonostante mancasse del suo migliore attaccante, Sheva, in odore, dicono all'UEFA, del secondo Pallone d'Oro. Certo è che alla Juve faranno bene a fare un pensierino sul fatto che, Inter a parte, quando hanno incontrato squadre di primo piano (o presunte tali) hanno beccato sempre. La partita è stata caratterizzata da qualche rudezza (cartellino rosso per Thuram su Gilardino, secondo il metro usato a Roma per Chivu, Gattuso libero di picchiare e protestare a suo piacimento, falli ripetuti su Kakà migliore in campo ecc. ecc.) ma fra Milan e Juve non sono mai state sfide per educande e Bertini è piaciuto sia a Capello che ad Ancelotti. Contenti loro, contenti tutti. Sullo strapotere juventino, ipotizzato da tutti i "pronosticatori con le virgole", prende forza l'ipotesi che venga confusa causa con effetto. A tal proposito emblematica la storiella di quel vecchietto che va dal medico e gli dice parlando della propria virilità : -"Dottore, quando avevo vent'anni non riuscivo a piegare la mia verga neppure con due mani, adesso lo faccio agevolmente con due dita. Mi dica, dottore, da dove mi viene tutta questa forza ?"- In altri è più consoni termini: erano deboli le avversarie o era sovrumana la forza bianconera nelle prime, trionfali, nove giornate ? Lo dirà il Campionato ancora di più la Scempionslig. Adesso le due grandi rivali sono distanziate dal sottile diaframma di due soli punti e, stante l'attuale condizione dell'Inter, prende corpo lo scenario di un lungo testa a testa biancorossonero, come già accadde la scorsa stagione. L'Inter, intanto, ha di nuovo persio l'occasione di accorciare il distacco, non è infatti andata oltre il pari a Genova, dove la Samp avrebbe, secondo Novellino, addirittura dovuto vincere. Adriano, avvistato dai soliti benpensanti per discoteche (e peggio...) della "Milano da bere", ha fatto molto male e la baracca è stata salvata da Cambiasso e Cordoba, due che, insieme avevano segnato solo alla sciagurata Fiorentina dello scorso campionato. Già che ho rammentato la Fiorentina, mi sembra doveroso parlarne. I viola sono provvisoriamente installati al terzo posto, tre punti sotto il Milan, tre punti sopra l'Inter. "In medio stat virtus" dicevano i latini. Col Cagliari, è bene essere chiari, la Fiorentina poteva perdere da quello che ho visto lucrando una registrazione da un amico e leggendo qua e là sui quotidiani sportivi. Io, tuttavia, essendo un sostenitore convinto che il calcio non sia algebra, credo che sia difficile perdere le partite con uno che la butta dentro ed un altro che la tiene fuori. Lo stesso Sacchi citava spesso la "triade" madre di tutti i successi. Non erano Moggi-Bettega e Giraudo, bensì "Ocio, passienza e bus de cul", e Rocco ricordava l'importanza di avere "Uno che para, uno che segna ed uno che insegna". Luca Toni ha segnato il suo dodicesimo gol, mentre Sebastien Frey ha fatto l'ennesimo miracolo: per i primi due del "Paron" la viola è a posto. Ed anche sul "bus de cul" sacchiano ci sono segnali incoraggianti- Qualcuno, meno scienzato degli altri, comincia a parlare di "anno buono", nel senso di "favorevole". Come dar loro torto quando il tuo portiere commette l'unica papera in dieci giornate nell'unica occasione in cui stai vincendo per 4-0 ? In effetti la vittoria sul Cagliari è stata importantissima, non tanto per la prestigiosa posizione di classifica, quanto per il modo in cui è maturata : lo scorso anno il Cagliari avrebbe vinto 3-1, quest'anno ha perso al "Franchi" come di solito si perde a "San Siro" rossonera, o al "Delle Alpi", ovvero raccogliendo elogi e consensi e lasciando i tre punti. Viva la viola dunque, ma "bus de cul", e parecchio, l'ha avuto anche la Roma che ha piegato l'Ascoli con un gol in fuori gioco segnato da quel Mexes che è stato uno dei principali guai dei giallorossi, anche se non per il suo comportamento in campo. L'Ascoli ha reclamato, probabilmente a ragione, per due calci di rigore, ma la prestazione di Rosetti a Milano con l'espulsione di Totti e tutto il resto non volevate mica che la scontassero il Milan o la Juve ? Intanto mi ha fatto piacere (e tanto) il fatto che sia tornato a giocare Damiano Tommasi. Vi ricorderete che in passato sono stato spesso critico con le sue doti tecniche, ma credo che il momento in cui domenica Damiano Tommasi ha indossato la fascia di capitano della Roma sia stato uno dei momenti, ahimè sempre più rari, in cui il calcio abbia amministrato una sua giustizia morale. La Lazio ha poerso a Reggio Calabria, Udinese e Palermo hanno fatto pari, così come la Samp e queste sono buonissime notizie per la Fiorentina. Bene anche le altre toscane : vince il Livorno con un gran gol di Lucarelli, pareggia, ma fuori casa a Verona col Chievo, l'ottimo Empoli e vince, fuori casa a Treviso, anche il Siena con il 135° gol di Chiesa. Colpaccio del Messina a Lecce : 2-0. Resta da dire poco, credo. se non che della zona salvezza quest'anno ve ne parlerà qualcun altro. E crepi la scaramanzia.
Fabio Capello, "homo pragmaticus", intervistato sul possibile record di vittorie consecutive, , ha laconicamente risposto :- "A me il record non interessa, mi bastano i tre punti..."-. Mentre diceva questo probabilmente si stava grattando quello che non è ritenuto fine esplicitare nei salotti buoni Ha avuto, com'era difficilmente evitabile, entrambe le cose. Madama Juventus ha suonato la "nona", battendo quella che spesso si era dimostrata in passato una delle sue avversarie più ostiche. Nella scia bianconera tiene il passo il Milan, che è, lo ricordo, il mio favorito per la vittoria finale, mentre "rompe" clamorosamente l'Inter sconfitta in casa dalla Roma. Questa è stata ritenuta essere la sorpresa della giornata. Con questa sconfitta i nerazzurri sono precipitati a nove punti dalla Juventus e, nonostante l'immagine vincente che irradia, qualcuno potrebbe dubitare seriamente del "rampante" Mancini destinato, di questo passo, a diventare l'ennesimo "perdente di successo". In nove partite l'Inter ha perso tre volte, lo scorso anno pareggiava troppo: in poche parole cambiano i fattori ma il risultato scarso è lo stesso. I cugini rossoneri hanno invece battuto l'Empoli con la prima doppietta di Gilardino ed il primo gol di Vieri, costoro hanno così risposto all'urlo di Inzaghi domenica scorsa e smorzato molte critiche, invero esagerate. Sia il Milan che la Juve che la stessa Inter erano in emergenza, l'Inter, forse anche per le cervellotiche scelte di Mancini, autore di scelte ponderate che poi lui stesso smentisce durante lo svolgimento della gara. Il fatto che le prime due abbiano vinto e la "beneamata", invece, no la dice lunga, secondo alcuni, sulla diversa consistenza dei sogni di gloria, secondo me, invece, deve ricordare a tutti che la Roma, con undici titolari, può vincere dovunque. Inutile cantare le lodi di "Lady record" Juventus, o del Milan geriatrico capace, con Costacurta in campo, di vincere facile ad Empoli. Dedicherei, al contrario, qualche riga di approfondimento a Inter-Roma e a Siena-Fiorentina. Non ho visto le partite, quindi ogni giudizio tecnico è sospeso, ma ho ascoltato i commenti e le dichiarazioni dei protagonisti e mi è bastato. A San Siro si sono molto lamentati (tutti) dell'arbitro Rosetti che ne ha combinate d'avanzo per i porcelli. Ne ho piacere per chi trattò da "piagnoni" i Della Valle quando lo scorso anno domandarono, dopo Lazio-Fiorentina, se fosse il caso di mandare a giro per l'Europa un arbitro capace di non sanzionare la celebre "parata" di Zauri e di chiederne conto a Giannichedda e non al suo collaboratore. Ieri, il bel Rosetti, che della "testina di vitello" ha anche il look oltre che certi comportamenti, ha cominciato bene riuscendo, dopo 60" scarsi ad ignorare un rigore colossale per la Roma che avrebbe quanto meno comportato anche l'espulsione di Samuel per "fallo da dietro" (roba sempre pericolosa...) tendente ad interrompere una chiara occasione da rete. -"Hakuna matata" - deve aver risposto alle giuste proteste giallorosse il nostro internazionale. Chi ben comincia, si sa, è a metà dell'opera e il futuro rappresentante della nostra classe arbitrale ai "Montiali di Cermania" ha proseguito sullo stesso metro, chiudendo alla grande con l'espulsione di Veron e Totti. Quella di "capitan coatto" meriterebbe che Rosetti ce la spiegasse in diretta TV , magari a reti unificate. Nonostante Rosetti la partita deve essere stata avvincente e la Roma deve aver dato una severa lezione di gioco all'inter per gran parte del primo tempo, durante il quale Totti ha segnato una rete davvero da cineteca con il solito colpo "del cucchiaio" che, quando non viene usato da "coatto" (vedi rigore parato l'anno scorso da Sicignano...), è una delle cose più belle del calcio contemporaneo. Qualche spiritoso ha ribadito che quella prodezza dovrebbe servire da lezione a coloro che hanno escluso Totti dalle "nominations" per il Pallone d'Oro. Come la penso io , lo sapete : bastasse segnare gol all'Inter, Shevchenko ne avrebbe già vinti dieci... La Roma ha poi sofferto quando Mancini ha schierato Adriano e quando il portiere romanista (e brasiliano) Doni gli ha ...donato (et voilà le calembour !) il gol del 2-3. Curiosa la moda italiana di schierare portieri brasiliani, occorrerebbe approfondirne le ragioni di costume, io credo che nella Capitale si trovassero meglio quando in Brasile compravano i centrocampisti. Prima l'imperatore aveva sfoggiato il suo colpo migliore su punizione, ma la Roma era sul 3-0 in virtù del fatto che Rosetti (ma anche Materazzi...) aveva abboccato su una maligna incursione di Montella, bravissimo a cercare il rigore. Il fatto che i nervi della Roma abbiano retto per i venticinque minuti finali è la nota più positiva della serata. A Siena, invece, note molto positive per la Fiorentina. Poichè sapete che sono un cultore della scaramanzia, non dirò altro che : leggete la classifica. Di positivo, soprattutto il fatto che fra i migliori in campo ci sia stato Frey e che la difesa, messa sotto pressione, abbia conservato per la prima volta la propria verginità. -"E' stata una vittoria da Juventus"- ha detto un caro amico romano, ma dal cuore viola. Intendeva che vincere con un paio di tiri in porta e con cinque parate del proprio portiere non appartiene al repertorio tradizionale della fiorentina, ma a quello delle grandi conclamate. Lo scorso anno il Milan vinse così a Firenze. Che sembri un anno buono lo conferma anche il fatto che Mirante, portierino di belle speranze, ha, per la prima volta in un esemplare ruolino di marcia, regalato qualcosa. Su Luca Toni che dire ? E' un centravanti che marcia sui ritmi della Juve : 11 gol in 9 partite è una media da Batistuta, ed oltretutto ha segnato cinque reti in cinque giorni, ovvero un gol al giorno. L'aritmetica di Biscardi, "il profeta dell'ovvio", porterebbe quindi a concludere che quest'anno l'omone viola dovrebbe arrivare a quota 365 reti ! Ci accontenteremmo di molto meno...con buona pace dell'aritmetica. E' già tanto che nessuno ("tocca ferro !") abbia rammentato il "record di Angelillo" una delle cose che porta più sfiga ad un centravanti in serie positiva. Dietro i viola il Chievo continua a stupire e la Lazio l'ha acciuffato all'ultimo tuffo con un rigore fatto ribattere. Il rigore c'era, lo dico per "par condicio" con i "lazziali" dopo gli elogi a Totti, ma prima c'era stato soprattutto il Chievo. Sparisce l'ultimo zero della Serie A con il Treviso che espugna Reggio Calabria, sarà contento lo spassoso "prosindaco" che domenica ho visto palleggiare sul prato dello stadio "Tenni" dove i veneti avevano finalmente potuto giocare dopo l'esilio padovano. Sono contento anch'io perchè il "prosindaco" non lo intervistano più. Adieu.
Qualcuno l'avrà già detto, ma per questa ottava giornata c'è l'imbarazzo della scelta. Si passa dalla Juve dei record (otto vittorie iniziali di fila), alla tripletta di Luca Toni, dal "derbino" di Roma, alle nuove voci di calcioscommesse, dalle vittorie delle milanesi alle splendide provinciali Chievo e Livorno a ridosso delle prime, dalla sfida fra i "Lucarelli's brothers" alle botte di Messina. Io scelgo come titolo della giornata il ritorno al gol di Pippo Inzaghi. In un Milan che schiera Sheva e la coppia di attaccanti azzurri, Vieri e Gilardino, magari sarà proprio lui, SuperPippo, a mettere le cose a posto nell'attacco rossonero. Ieri, intanto, ha segnato un gol dei suoi : fulminante e rapinoso. Non è mai stato fra i miei preferiti, SuperPippo, un po' perchè non ne condivido il profilo etico, un po' perchè non ha giocato mai con la maglia che sostengo, certo è che Filippo Inzaghi è nato per la dannazione dei difensori avversari, dei guardalinee e anche degli arbitri. Ieri ha fulminato un Palermo che, a detta di chi ha visto la partita, avrebbe meritato "molto di più assai" che uscire sconfitto da San Siro. A parte la resurrezione di SuperPippo, un'altra faccenda deve far stare sereni i paladini rossoneri: avete visto il gol del pareggio milanista ? Quelli sono eventi che accadono solo negli anni "pari", ovvero quando tutto gira per il verso giusto: il tiro di Gattuso era sbilenco e sciamannato, eppure ha scelto la traiettoria più letale per gli avversari. Per adesso poche speranze provengono dagli accampamenti juventini. Il Lecce non è il Bayern e Madama ne ha disposto con sufficiente agio, ma inferiore, secondo Baldini, al roboante punteggio maturato nei minuti finali per i gol dei gregari Mutu e Zalayeta. Aveva aperto le danze, col primo gol satagionale, Ibrà che poi ha sentito la bua ed è uscito all'intervallo, così com'è accaduto all'incerto Abbiati poco dopo. 3-0 fuori casa senza Buffon, Thuram, Vieira, Zebina e Trezeguet e, in parte, Ibrà : Capello non si può lamentare. Mercoledì lo aspetta la Samp, che è una delle "bestie nere" della Signora e domenica c'è il Milan a San Siro, gli scenari spaziano dalla "fuga buona" al riaggancio, o, addirittura al sorpasso. Vedremo, basta aspettare. Aspetta anche l'Inter che ha vinto a Udine quando ha perso Adriano e ha dovuto inserire "el jardinero" Cruz che è di gran lunga il suo goleador più continuo, anche se il meno celebrato. Dopo Oporto ci voleva un'iniezione di fiducia e il fatto che Mancini abbia riproposto la squadra più consueta ed affidabile fa ben sperare per i prossimi impegni. Impressione mia è che, all'Inter, stia prendendo quota il "clan degli argentini", che sembra capitanato da Veron, più che da Zanetti, e che ha arruolato anche l'uruguagio Recoba. La Fiorentina, oh che piacere poterne parlare, ha vinto largo e bene con il Parma che ha preso una brutta china. Luca Toni ha segnato una tripletta, e Fiore ha messo il sigillo al 4-1, nel quale il gol parmense, originato anche da un Frey distratto, è servito a non rovinare la media alla difesa gigliata. Peana serali per il centravanti azzurro, paragonato a Batistuta ed a "Pecos Bill" Virgili (che una volta tirò in Via Manfredo Fanti...), molto contenuta, invece , la soddisfazione di Prandelli che ha ammesso il buon momento della squadra e a chi gli chiedeva della prova di Pazienza, ex Udinese inserito nel secondo tempo, ha risposto, fra il serio ed il faceto, che -"Sì, di pazienza ce ne vuole tanta..."-, intendendo però quella con la "p" minuscola. La pensava così anche Arrigo Sacchi che, una volta , in una resipiscenza di genuinità romagnola, mise da parte le cartelline ed il cardiofrequenzimetro ed dette la sua ricetta per le vittorie nel calcio :-"Ocio, passiensa e bus de cul"-. Per adesso alla Fiorentina non manca nessuna componente, speriamo che duri soprattutto "l'ocio" di Luca Toni per il quale non vi sono paragoni. Soprattutto con Batistuta. Infine, tralasciando gli scempi arbitrali di Genova (tre rigori dubbi e, l'unico che forse c'era ed è stato negato ha portato all'espulsione di Flachi), le botte e le simulazioni di Messina (veramente bravo il tuffatore messinese, ora diamogli cinque giornate...), sorvolando la favole del Chievo, dell'Empoli, e quella del Livorno (grande Lucarelli in gol contro suo fratello...) eccoci al "derbino" di Roma. Capello, in compagnia di Moggi, non l'ha mandata a dire : - "Da due squadre così che lottano per le posizioni di rincalzo, che derby poteva mai venir fuori ?"- Questo, in poche e sentite parole, il "Capello-pensiero" espresso davanti ad un calice di "Dolcetto d'Asti". "In vino veritas" . Giudicando dai riflessi filmati è stato proprio un derby povero: il classico "derbino" da centroclassifica. Gol del vantaggio di Totti, qualche calcione, qualche scenata ( e scemata) dimostrativa di capitan Di Canio, ancora qualche calcione, poi il pari di Rocchi (ex centravanti dell'Empoli anche se i "lazziali" non vogliono che si sappia...), il gol della vittoria fallito da Behrami per la Lazio e poi da Nonda per la Roma. Ho dimenticato qualcosa, o forse lo ha fatto la Rai ? Non direi. Se da una parte Di Canio ha ostentato il solito "machismo", Totti ha festeggiato con la consueta sobrietà e l'innato buon gusto, il suo gol, il sesto mi dicono, ai cugini, mimando sulla pista d'atletica dell'Olimpico il parto prossimo venturo della propria compagna Ilary. Oltretutto la scena, che definirei di una mancanza di gusto imbarazzante, si è svolta sotto gli occhi ilari (aggettivo) della stessa Ilary (nome proprio). Francamente ne avrei fatto a meno. Al nascituro/a, tuttavia, i migliori auguri: con due genitori simili non gli dovrebbero mancare nè l'avvenenza, nè i mezzi. Per altre doti, sempre meno importanti ahimè, invece avrà bisogno di un pò di fortuna. Come tutti del resto.
Oporto, stadio "O Dragao" , il dragone, come sempre più bello dei nostri. A Gelsenkirchen lo disse chiaro Galliani, stupito dalla "AufSchalke Arena", stasera ce ne accorgiamo da soli. Terreno splendido, visto in TV, arbitro di lusso : Ivanov. Pioggia sottile che col tempo aumenterà. Fischiato Figo ad ogni occasione e la sorpresa si materializza nell'esclusione di Adriano. Le prime battute mostrano una buona Inter ed un Porto da ricostruire dopo la partenza di Mourinho e dei suoi campioni. In panchina il tecnico olandese, che si chiama Co Adriaanse, sembra preoccupato per sè e pelr la sua squadra. Il primo serio pericolomancato l'Inter se lo costruisce pasticciando un disimpegno su un calcio piazzato da destra ma il sudafricano McCarthy, il più quotato dei suoi, ciabatta ignobilmente alto, da dove può vedere agevolmente il bianco degli occhi di Julio Cesar. Mancini dispone l'Inter con Cruz davanti, Figo e Solari sugli esterni Cambiasso, Pizarro e Veron a centrocampo, dove fa un figurone Marcos Assunçao che Capello una volta fece giocare terzino. In campo due italiani, Materazzi e Favalli; per gli standard interisti non sono pochi. E' il test per giudicare se Pizarro e Veron possano coesistere sul campo oltre che nei sogni di Massimo Moratti che sogna di rivederci i Suarez e Corso di suo padre Angelo e di Mancini. Il Porto non appare a suo agio, ma i suoi calciatori non levano mai il piede. E' ancora a zero punti dopo due partite di Scempionslig, domenica scorsa ha perso in casa col Benfica, che è quasi una tragedia da queste parti,ed ha un presidente con la fama del mangiatore di allenatori (tre la scorsa stagione e del Neri non cominciò neppure...), logico che l'ambiente non sia sereno. Poco prima del 20' "el jardinero" va in bocca al vecchio lupo Vitor Baia (assist di Veron) e sul proseguimento Solari strozza malamente il tiro fuori di un passo da posizione favorevole. Due palle gol sprecate nella stessa azione e sul rovesciamento di fronte Materazzi infila di tallone interno destro il povero Julio Cesar su un cross mancato da altri non meno colpevoli di lui. Solari, nella prima mezz'ora, dà clamorosamente ragione al Real Madrid e Pizarro cerca di fare altrettanto per l'Udinese. Il gioco dell'Inter, già poco fluido prima, si sfilaccia malamente. Sdegnato Mancini per un contropiede regalato al Porto che fortunatamente non ne approfitta, curiosità mia di sapere con chi ce l'abbia . Veron stenta a prendere in mano il gioco e Figo non fa niente per smentire i suoi fischiatori. Le poche volte, tuttavia, che l'Inter gioca palla si dimostra superiore, ma anche leziosa e senza sbocchi con il solo Cruz davanti. Su un ripegamento Veron compie un fallo stupido e sulla punizione Mc Carthy tira sulla barriera e sulla respinta batte Julio Cesar che si limita a guardare: 2-0 e tanti complimenti. Il replay da dietro la porta mostra una deviazione ed un buffo saltelllo del portiere brasiliano che senz'altro tranquillizza Dida per la maglia della seleçao. Figo calcia la terza punizione da destra nei guanti di Vitor Baia e il pubblico gli dedica una sinfonia di sibili irridenti. Pizarro si segnala arrivando in ritardo pe l' "a volo" a sinistra, in una posizione dove non doveva essere lui, ma piuttosto Solari. Mancini, inquadrato, ha il broncino di quando non lo capiscono. Intervallo gonfio di attese per i commentatori TV : al solito hanno ragione gli assenti, come Recoba e Adriano. Si ricomincia con i soliti in campo, dopo tante chiacchiere e Cambiasso prende terra dai trenta metri. Scossone dell'Inter con Solari fermato da una bella parata di Vitor Baia e sulla respinta alza la mira Favalli. Palla gol netta, ma il Porto punge in contropiede. Entra Recoba, per Pizarro, con a disposizione una punizone invitante, ma gliela scippa Figo Anche scalogna nera per Cambiasso che guadagna un semplice angolo e un calcio il testa anzichè un gol che sembrava fatto. L'Inter adesso attacca ed il Porto, che forse rifiata anche, perde palla per qualche finezza di troppo. Cambiasso non può servire Recoba, in fuorigioco da disattenzione, e perde palla, poi "el chino" cerca un gol impossibile, che infatti non arriva. Inter discreta adesso, quando non è leziosa. Ancora scalogna marcia per Figo che di testa coglie il palo da un metro dopo giocata maradonesca di Recoba, se non si segnano certi gol, tuttavia, la giornata è persa. Adriano, forse in purgo come le lumache, entra finalmente in campo e si segnala per due palle perdute, la seconda delle quali genera un pericolo per la difesa nerazzurra. Fortunatamente il pallone sfila alla sinistra di Julio Cesar. L' "imperatore" sfiora il gol su angolo da destra, ma nulla di fatto, poi innesca Recoba per Cruz che non trova il pallone. Ivanov insidia Figo nel primato dei fischi quando grazia Cordoba già ammonito. Confusione in campo, ma la partita adesso è più divertente anche se la pioggia adesso cade con insistenza. L'Inter cerca i calci di punizione per Recoba e Adriano ed a un quarto d'ora dalla fine "el chino" sfiora ancora il gol da fermo. Sotto un diluvio d'acqua e di fischi esce Figo che ha vissuto serate migliori, e subito dopo il Porto sfiora il terzo gol e Mancini se la rifà con la panchina presa a manate. Esasperante la lentezza di Veron che calcia una punizione come se a vincere per 2-0 fosse l'Inter. Cambiasso butta fuori l'ultima occasione, poi è finita.
La settima giornata è stata consumata con la Juve a caccia di record e le milanesi ad inseguire. E' stata anche la giornata dell'imbecille che ad Ascoli ha sfiorato la tragedia che, in modo triste ancor più che macabro, avrebbe avuto la stessa assurda dinamica di quella che ventisei anni orsono è costata la vita al povero Paparelli. Che rabbia constatare che in questi ventisei anni la mamma degli imbecilli, sorta di inesauribile e malevola ape-regina, ha invaso il mondo con la sua progenie della quale, volentieri faremmo a meno. Stavolta è andata meglio, ma non per merito della "legge Pisanu" e della tanto decantata prevenzione: è stata solo fortuna. Adesso che li hanno arrestati vedremo quali misure restrittive verranno prese nei confronti di questi pericolosi imbecilli, dopo sapremo se c'è davvero l'intenzione di farla finita con questa gente assurda e con chi ne asseconda gli estri. Era anche la domenica di Lazio-Fiorentina, maledizione. Zauri, decisamente, non porta bene alla Fiorentina: lo scorso anno fu autore del famigerato "colpo di mano" che costò la vittoria (e poteva costare la Serie A) alla Fiorentina, ieri, invece, ha segnato il gol della vittoria per la Lazio. Lo scorso anno, Zauri, fu salvato dalla testimonianza di quell'esemplare sportivo che si dimostrò nell'occasione Giannichedda, e dall'ignavia di Rosetti, ieri ha sfruttato l'unica indecisione di Frey anticipando di un niente il compagno Inzaghi su una ribattuta. Duole dire che la Lazio non ha demeritato la vittoria e che, se la Fiorentina sembrava aver già portato a casa un punto, è anche vero che la squadra di Prandelli ha dato il meglio di sè solo dopo il gol "lazziale". Purtroppo per i viola e chi ne ha a cuore le sorti, in quei pochi minuti ha dato il meglio di sè anche Angelo Peruzzi che ha dovuto sporcarsi i guanti. Questoi atteggiamento rinunciatario della Fiorentina è la vera nota negativa della gara di Toni & C. La Lazio, dal canto suo, ha messo in mostra quello che ha, e non è molto, inoltre è parsa anche distratta del derby di domenica prossima e, sebbene abbia fatto più della Fiorentina per vincere (anche perchè la Fiorentina non ha fatto nulla...) la compagine biancazzurra era sembrata ben disposta ad accontentarsi di "un punto per uno che non fa male a nessuno". Inutile dire che la vittoria è stata salutata con grande gioia dai fedeli di Lotito i quali hanno tributato un caloroso saluto a Stefano Fiore, che, forse commosso da tanta riconoscenza, è risultato il peggiore dei suoi, che poi sono i nostri. Detto che Madama ha archiviato con un "golazo" di Del Piero (l'avesse fatto Ibrà, ne avrebbero parlato anche ad "Ascolta si fa sera") la pratica Messina, è necessario parlare delle milanesi. Il Milan (mio favorito tecnico, anche se vorrei sbagliarmi con tutto il cuore) ha passeggiato a Cagliari, dove Gilardino ha impiegato poche manciate di secondi per mettere la partita sul binario più gradito a Sheva & soci. I timori per una difesa da reparto geriatrico (deve aver giocato perfino Costacurta, anche se stento a crederci), sono stati fugati dall'inconsistenza del Cagliari, che mi preoccupa poichè "nel cor mi sta" per tradizione. Adesso i rossoneri traguardano le truppe corazzate del "generale" Capello a cinque punti di distanza. Considerando il ritmo della Juve, che è a punteggio pieno, il Milan non si può lamentare. L'Inter, invece, continua a meravigliare. Stritolato l'incompleto Livorno con un roboante 5-0, i tifosi interisti non hanno potuto gioire serenamente per la nuova polemica scoppiata attorno al "caso" Adriano. Costui è rientrato in ritardo dal Brasile, e sembra che la Società avesse subito diramato un tranquillizzante comunicato che giustificava il fatto con un permesso "ad hoc" concesso all'imperatore. A smentire, oserei dire sbugiardare, la povera Inter ci ha pensato Juan Sebastian Veron che davanti ai microfoni ha detto:-“Finchè qui non ci daremo regole non si faranno mai le cose sul serio. E non si costruirà mai all'Inter qualcosa di importante. Il Livorno per quanto mi riguarda vale la Juventus. Ed alcuni giocatori invece non c'erano con noi. Io personalmente sono molto arrabbiato di questo, perchè è una mancanza di rispetto al gruppo. Questo ci deve far riflettere e capire cosa succede. Invece di costruire la tranquillità noi dall'interno siamo i primi a crearci difficoltà. Parlo dei dirigenti, di tutti ma anche di noi giocatori. Le polemiche che si sentono fuori ce le creiamo noi stessi all'interno purtroppo". Complimenti per la chiarezza. E Materazzi ci ha messo il carico da undici. Problemi analoghi, di spogliatoio, ha la Roma che se continua così ne avrà di seri anche in classifica. I giallorossi hanno confermato la loro allergia alle squadre toscane, specialmente quando giocano in dieci. Dopo il Siena, anche l'Empoli ha battuto in inferiorità numerica la squadra di Spalletti. Cassano assente per infortunio, altri presenti solo in ectoplasma, e Rossella Sensi ha annunciato la rottura delle trattative con il "campione di Bari vecchia" ed il suo procuratore. Sono notizie queste che aiutano a ritrovare la serenità in vista del derby, io resto dell'idea che Cassano sa già dove andare (e lo sapeva anche Lapo Elkann se vi ricordate bene) ed il problema, purtroppo, è solo della Roma Grazie al cielo, fra le rivali della Fiorentina per un posto UEFA (escludendo la Lazio) ha vinto solo l'Udinese (a Siena, triplo Di Michele) in una partita che ha visto un clamoroso episodio che ha coinvolto l'ex-viola Obodo ed un volontario della Misericordia colpito al volto dal riottoso calciatore nigeriano che rifiutava di farsi portare fuori in barella. Obodo è stato espulso. Del Neri, col suo Palermo, ha rischiato di fare la fine di Spalletti in un "amarcord" con il Chievo che poteva e doveva vincere (clamorosa traversa di Franceschini sul 2-1), la Sampdoria ha addirittura perso ad Ascoli, dove la rimpatriata riguardava Novellino che da giocatore alla coirte di Costantino Rozzi e agli ordini di Mazzone visse anni entusiasmanti. Potrei dirvi che il Parma ha fatto 1-1 col Treviso o che la Reggina ha vinto col Lecce per 2-0 una partita molto importante per il futuro delle due squadre più meridionali dell'Italia continentale, ma non ne ho il tempo e di questo mi scuso soprattutto con il grande calabrese Nick, che mi vorrà perdonare.
Difficile trovare un filo logico per la sesta giornata del nostro massimo campionato, difficile una definizione. C'è chi la definisce "decisiva", e chi, come gli interisti, tornati per una sera "intertristi" invece considererà con soddisfazione che ne mancano altre trentadue. Per me è stata una giornata incompiuta, nel senso che le cose si sono decise, spesso, in tempi molto inferiori ai canonici 90'. La Juventus ha chiuso i conti con l'Inter in 45', questo è il responso della sfida del "Delle Alpi" nella quale la squadra nerazzurra non ha fatto una bella figura. La sfida fra i bomber in Fiorentina-Livorno è durata un quarto d'ora, poi Lucarelli è stato espulso ed il Livorno, in dieci, è andato sotto di tre reti. Il Milan, infine, ha stroncato la Reggina in meno di un quarto d'ora e poco più ha impiegato il Lecce del neo tecnico baldini a inguaiare seriamente il Cagliari. Per 90' ha combattuto la Roma, ma, a conti fatti, per i romanisti, sarebbe stato meglio se anche in quel caso la partita si fosse chiusa in anticipo di quasi un tempo. Limitandoci alle due sfide più attese, e più importanti stando alla regola aurea della somma dei punti, vale a dire il derby toscano e quello "d'Italia", possiamo senz'altro dire che si sono risolte in una frazione dei 90' e in maniera molto più netta del previsto a favore dei padroni di casa.
Per il resto del panorama di giornata i due più importanti personaggi sono due difensori non più di primo pelo e con lo stesso nome : Paolo. Maldini ha raggiunto un altro record, siglando la prima doppietta Negro segnando il gol del vantaggio senese all'Olimpico ha ottenuto una rivincita morale per quell'autorete "storica" in un derby. vinto da una Roma più fortunata e felice di questa, che gli rese la vita impossibile nella capitale Il fatto poi che tre "ex-lazziali" abbiano mandato all'inferno la Roma è qualcosa che trascende le cose calcistiche e dimostra come, anche nel calcio, "non di solo pane" viva l'uomo ed, estremizzando il concetto, anche il "lazziale". Sicuramente, infatti, la beffa dei giallorossi ha alleviato le pene dei cugini capaci di far risorgere dalle proprie ceneri l'Udinese. Da oggi non ci sono più cenerentole a zero punti, avendo il Treviso pareggiato col Chievo. Torniamo alle partitone. La signora Bedi Moratti, che ha rappresentato l'Inter in assenza del fratello Massimo, ha parlato di "sfortuna" e questa è una cosa preoccupante. Ancora più preoccupante Mancini che, usando il linguaggio degli allenatori moderni, usando termini come "aggressività" e "cattiveria" e ha fatto capire di essere stato molto soddisfatto del secondo tempo dei suoi. Il bel Roberto non ha detto niente del fatto che gli avversari dei suoi prodi hanno perso via, via, Ibrà, Trezeguet e Thuram che non sono proprio "pizza e fichi" La Juve ha colpito sui calci da fermo e con la "vecchia guardia"; Trezeguet e Nedved. Il francese è stato implacabile su una respinta di Julio Cesar (bomba di Ibrà) che poi il ceco ha folgorato direttamente con una delle esecuzione che ne hanno costruito la leggenda. Come al solito la partita è stata gonfia di veleni inespressi che hanno minato le menti dei più deboli fra i protagonisti provocando eventi spiacevoli da vedere e raccontare. E' quindi accaduto, dopo tanta pressione psicologica che Materazzi ha "matato" Ibrà con un fallo che avrebbe meritato l'espulsione diretta e che invece Paparesta ha punito , inspiegabilmente col "giallo". Su questa azione si sprecheranno torrenti d'inchiostro, io mi limito a ricordare che i nostri arbitri quando dirigono sfide fra grandi usano il basso profilo, figlio dell'insicurezza e della mediocre personalità di troppe giacchette nere di primo piano. I risultati sono questi e io non me ne meraviglio. Saltando a Firenze so certo chge se Lucarelli avesse vestito una maglia più affascinante, Airoldi avrebbe avuto maggiore pazienza nei suoi confronti e forse avrebbe giudicato altrimenti anche il caso da rigore che ha originato le proteste livornesi sfociate nell'espulsione del capitano. Tornando al fattore tecnico, l'Inter, a Torino ha mostrato i soliti limiti caratteriali, aggravati dall'assenza di uno dei più bravi (ed anche più tignosi), fra i suoi centrocampisti quel veron che aveva deciso la sfida di Supercoppa. Si sa comunque che una cosa è battere la Juve in una coppetta dimostrativa, altro fatto è farlo in campionato. Forse è meglio se lo ricordi, la prossima volta, anche Mancini. Passiamo ad altro. A Firenze, sembrava fatta già ad inizio ripresa, senza problemi, senza patemi. Un 3-0, bello, rotondo e sodo. Ma questa, signori, è la Fiorentina e così in sessanta secondi gli amaranto (non granata, come ho sentito dire in TV...) hanno segnato due volte. Non ci sono molti altri posti dove questo possa succedere, "digiamolo", e Prandelli è stato bravo a prendersi la colpa, ma la tradizione è tradizione e ho ancora scolpito nella mente un Cesena-Fiorentina 0-3 a un quarto d'ora scarso dalla fine diventato poi 3-3 in un finale da incubo per i viola. Per fortuna, stavolta mancavano pochi minuti alla fine e Lucarelli e così i giri di lancetta sono passati senza aggiungere la beffa al danno di aver sporcato il punteggio. Va da sè che sui gol livornesi c'è l'inconfondibile "griffe" di una difesa viola che, quando ci si mette d'impegno, supera la più fervida immaginazione. Comunque la gara, giocata sotto un autentico acquazzone, ha dato indicazioni incoraggianti. Lo scorso anno il rigore su Lucarelli l'avrebbero fischiato, quindi il bomber amaranto (non granata, anche se lo è stato in passato...) non sarebbe stato espulso e, qualora la partita avessse "girato" dal 3-0 al 3-2 già un pareggio non sarebbe stato disprezzabile in altri tempi. Meno fortunata, invece, la Roma costretta a inseguire tre volte il Siena e capace di perdere in undici contro dieci. La partita dell'Olimpico ha tristemente confermato che i nostri arbitri non conoscono il regolamento. L'espulsione di Vergassola è stata comica in quanto era stato Totti, nell'occasione ad essere stato un piccione non avendo, capitan coatto, chiesto la distanza prima di calciare la punizione con il senese a un metro. Forse però Totti ci ha provato ed il òpiccione è stato l'arbitro. Arbitro che poi non ha fischiato un rigore colossale per un salvataggio in "bagger" di Legrottaglie su una sventoal di Totti dal limite. San Giovanni non fa inganni, verrebbe da dire. Infatti ci pensano spesso gli arbitri.
Schalke-Milan a Gelsenkirchen. Ambiente caldissimo, inizio pirotecnico : due reti in 180", prima il Milan, con Seedorf, poi i tedesconi furenti con tale Larsen, danese. Nello Schalke, che ha la maglia del Como ed è zeppo di brasiliani, gioca un altro danese, quel Poulsen famoso per essere stato la sputacchiera di Totti agli Europei. Lo stadio di Gelsenkirchen ora si chiama Schalke Arena, una volta si chiamava Parkstadion e mi ricordo di aver visto l'Olanda disintegrarvi l'Argentina ai Mondiali del '74 in una di quelle partite che, viste a quindici anni, non ti scordi mai più. Milan confusionario e tedeschi a ritmo alto, quasi ossessivo. Parecchie indecisioni rossonere , gran correre dello Schalke, ma nessun tiro in porta nei primi venti minuti, gol a parte. Nel Milan niente Vieri, dentro Gilardino e a centrocampo dà una mano Kaladze che sembra dei loro e non solo per il fisico possente. Kakà "non la struscia" direbbero a Roma, e sul gol dei "doicc" il replay mostra una colossale stupidata di Gattuso e Cafu, cui un certo Rafinha, "brasiliano di cermania", ha promesso di rubare il posto nella Seleçao. Da quel che si vede, per ora Cafu può stare tranquillo Fra i tedeschi sento rammentare spesso un certo Bordon, difensore di chiere origini venete e, per chi ha la mia età sentire che Bordon gioca con i tedeschi fa un po' effetto. Per chi non lo sapesse, Ivano Bordon portiere dell'Inter negli anni '70, una volta fermò da solo il Borussia parando oltre il lecito (anche un rigore) e passò alla storia come "l'eroe di Berlino." Stasera eroi non sembra ve ne siano nè fra i nostri nè fra i loro, partita bruttarella e di bassa caratura tecnica. Passaggi elementari sbagliati, difesa del Milan preoccupante (per i milanisti) che lasciano una volta solo il bomber Kuranyi che fallisce malamente. Kakà è vessato da una marcatura durissima ed ossessiva di Poulsen, la cui nequizia rivaluta (ma non giustifica) il povero Totti, ma anche Gattuso non scherza. L'arbitro si limita a guardare. Davanti Sheva e Gilardino giocano in due squadre diverse e se l'ucraino non la passa mai, Gilardino manco la tocca. Al 36° scoccato decisamente meglio lo Schalke, mentre il Milan si comporta come chi dubiti della sua sorte e soffre moltissimo il pressing asfissiante degli avversari. Ripresa più blanda da parte germanica. il Milan rifiata, connette, ritrova le sinapsi del suo gioco e lo Schalke mostra perchè non vince lo scudetto da quarantasette anni. I tedeschi esuriscono presto l'inerzia e Sheva li condanna sull'unica giocata in attacco di capitan Maldini che centellina gli ultimi scampoli di una carriera davvero senza pari. Il tremendismo germanico si placa, i nibelunghi sembrano ora ricorrere ad astuzie meramente latine inserendo un turco cosa che contro il Milan mena buono. Sheva ignora Gilardino in contropiede manovrato e, giusta nemesi per la protervia ukraina, proprio il turco segna il pari con un tiro lungo sul quale Dida sembra sorpreso. Gilardino esce scuotendo la testa e nlascia il posto a Vieri, mentre il pubblico si scalda e Kakà si vendica su Poulsen e viene ammonito consigliando Ancelotti a toglierlo per evitargli l'espulsione. Il Milan rischia e Dida si riabilita su una zuccata del colossale Larsen sul quale Nesta non riesce a imporsi obbligando il Milan ad inserire Jaap Stam. Come spesso accade la partita diventa bella quando gli schemi saltano e ogni azione coglie l'avversario spiazzato. Anche il "vilain" Poulsen esce dal campo dopo un cartellino per un colpo a Gattuso. Sheva non la passa neppure a Vieri e rimedia una gomitata al volto. L'arbitro si sincera delle condizioni, ma la sua decisione è "hakuna matata". La grande occasione capita a Sheva e Vieri che si fanno ombra a contatto col portiere avversario e il pallone sfuma assieme alla partita. Pari buono per il Milan che avrebbe dovuto vincere, ma che poteva perdere. Sembra impossibile a molti, me per primo, che i rossoneri siano questi , ma il convento rossonero, ora come ora, passa questo. Questo è il Pirlo, questo il Seedorf, questo il Gilardino e comincia a nascere il sospetto che Dida sia imbattibile solo contro l'Inter. Alla fine Ancelotti ha definito Poulsen un "giocatore codardo". Dei suoi, invece, non ha parlato, ma ha fatto capire che per questo Milan il 2-2 bastava.
"Quando si perde così, non c'è che da complimentarsi con chi ha vinto" Parole e musica di Cesare Prandelli. Poco da aggiungere. Con uno dei due portieri della scorsa stagione (e speriamo Fiorentina) un pallottoliere non sarebbe stato inutile al termine dei 90' di San Siro. Inter bella e sciupona, Fiorentina timida e quasi irriconoscibile (per chi l'ha vista). Luca Toni ha avuto una sola palla gol (sventata da Julio Cesar) e tante botte da Samuel e Materazzi. Lamentandosene nel tunnel degli spogliatoi si è sentito invitare da Veron a "giocare con le bambole" se il calcio gli dovesse sembrare insopportabilmente duro. Beffe oltre che danno. Anche Mancini, rispondendo alle osservazioni sul fuorigioco di adriano che ha "sporcato" il gol decisivo dei nerazzurri, ha detto con la consueta modestia e misura che "se l'arbitro lo avesse annullato, ne avremmo segnato un altro..." Può essere, ma la risposta qualifica il personaggio e una certa arroganza che lo accosta a Lippi e Capello. Per adesso solo quella in quanto il palmarés attuale di Mancini comprende solo Coppe Italia, mentre quello degli altri due grandi antipatici del nostro calcio è decisamente più fornito. Nonostante gli scivoloni dialettici del suo tecnico, l'Inter ha meritato e vinto, onore quindi a quella che Brera chiamava la "beneamata" e per la Fiorentina la consolazione che delle squadre con le quali dovrà fare corsa UEFA nessuna ha vinto a parte Lazio e Livorno. La spietata Juve dello spietato Capello è a punteggio pieno. Ha vinto in modo sorprendente a Parma, prima impastoiandosi con il cervellotico turn-over, poi quando ha schierato le prime scelte, vale a dire Emerson, Ibrà e Nedved , ha vinto con autorevolezza. Questo depone molto male o per le sue avversarie o per il Parma già strapazzato all'Olimpico da una Roma bloccata a Cagliari. Se la Juve è stata spietata con l'avversario, Capello ha fatto altrettanto con Del Piero, ancora fuori squadra a favore di Zalayeta. Ha vinto anche il Milan con Galliani insultato da tutta la Treviso che conta (fra cui il "pro-sindaco" leghista davvero spassoso) dopo il rigore concesso a Gilardino e trasformato da Sheva. Di Gilardino su assist di Gattuso (e allora ditelo !) il raddoppio e un po' di pace per il triste Ancelotti. Grande vittoria anche della Lazio col Palermo che, sul 2-0, ha sottovalutato i Lotito's boys che hanno saputo, con grinta e quattro gol, ribaltare un risultato che sembrava inchiodato all'inizio della ripresa. Tutto è successo in otto minuti, quindi, anche se si è trattato di cose turche, il record d'idiozia del Milan è ancora imbattuto. Hanno vinto tutte le altre toscane (e spesso in quelle città una sconfitta viola non dispiace affatto...). Chiesa e Locatelli (che fa le cose per bene) hanno impombato il Messina e lanciato il Siena verso una bella vittoria, Palladino e Lucarelli hanno fatto altrettanto ed il Livorno entrerà al "Franchi", domenica prossima, potendosi vantare di precedere la viola, cosa che da quelle parti fa un certo piacere. Infine l'Empoli ha steso il Lecce che ora chiude la classifica un punticino sopra il derelitto Treviso. Continua la telenovela dell'Udinese, stroncata dalla Reggina, e la favola del Chievo che ha battuto la Samp a Marassi, grazie al nuovo talento africano Obinna che, come molti altri, è dell'Inter. Per quanto riguarda l'Udinese, vedova Iaquinta, alcuni spiritosi le hanno augurato di rifarsi col Barcellona. Auguri a lei come a tutte le altre.
 Si gioca, per la prima volta, di mercoledì, ma le cose non sono cambiate. Nella sostanza, almeno, poi parleremo delle chiacchiere e delle polemiche che non sono mancate. La Juventus, spietata, ha vinyo ad Udine. Avevo previsto l'esatto contrario, ma è comunque l'Udinese, col caso Iaquinta, uma delle protagoniste comunque positive della giornata. Ne parleremo, come della buca di Ascoli, del ritorno del Milan, che ha impiegato meno di un quarto d'ora per mettere al sicuro i tre punti con la Lazio, della resurrezione dell'Empoli e del Palermo secondo in classifica. Assieme alla Fiorentina che ha vinto per 3-1 a Lecce, nel salotto di Pantaleo Corvino e Luca Toni ha confermato che, per ora almeno, non ci sono paragoni. Grande vittoria, in senso numerico almeno, anche della Roma che ha trovato i gol di Nonda. Soliiti episodi a Udine, dubbi sull'arbitro Airoldi e non solo su come si scrive se con la "i" o con la più esotica "y", più che sui falli presunti o reali di Del piero e Cannavaro. Ha risolto Vieira su assist di Del Piero, che ormai quando gioca fa notizia, Ibrà ha dato spettacolo, trovando modi inediti per sbagliare dei gol Vince anche l'Inter che Mancini ha schierato senza Adriano e con molte seconde scelte, come pretende il "turn-over". Ha segnato il "golazo" della vittoria Walter Samuel, che esordiva dopo la squalifica per lo sputazzo fantasma in Supercoppa a Torino. L'Inter ha vinto facilmente ed il Chievo "ha fatto un solo tiro in novanta minuti" ha raccontato la TV. L'altra milanese, come detto, ha vinto con la Lazio. Ne ho piacere con Ancelotti il cui "posto di lavoro" sembrava destinato alla mobilità. All'allenatore rossonero (uno scudetto, una Scempionslig, una Supercoppa Europea ed una Coppa Italia vinti in tre anni, una finale Intercontinentale e un'altra di Scempionslig perse ai rigori...) dopo la sconfitta di Marassi avevano dato consigli tutti. Avrebbe dovuto far giocare Serginho al posto di Seedorf o di Kaladze, la difesa a tre e Vieri e Gilardino assieme a Kakà e Sheva, poi svecchiare la difesa e rimettere subito in campo la "bandiera" Gattuso. Questo ed altro era stato detto, urlato, sussurrato e scritto perchè Ancelotti si emendasse dalle sue fissazioni. L'allenatore milanista, invece ha detto poche e sagge parole :-"il Milan"- ha detto - "gioca così da tre anni, e ora che siamo in difficoltà giocando come siamo abituati a fare, figurasi cosa potrebbe succedere cambiando e cercando di fare cose che non abbiamo mai fatto !"- Così il Milan ha giocato come sa giocare e ha battuto la Lazio per 2-0 come ha sempre fatto e come ha sempre fatto ha segnato Sheva, amico affezionatissimo delle romane. Il turno infrasettimanale è stato comunque avvelenato dall' "affaire" Iaquinta, che ha dominato tutte i commenti. Il bomber dell'Udinese è stato escluso alla vigilia del "big-match" contro la Juve, quando è diventato palese che il calciatore non avrebbe prolungato il contratto con la società friulana. L'Udinese che ha preteso che i propri calciatori migliori firmassero da ora il prolungamento del contratto fino al 2010 con ragionevoli ritocchi dell'ingaggio, Iaquinta, che sogna altre platee, ha invece chiesto il raddoppio delle prebende e la società lo ha mandato a spigare. E per me ha fatto bene. Era già successo con Pizarro lasciato fuori per cinque partite prima dell'accordo. Resta da stabilire se quello era il momento più adatto per discutere, ma forse è stato il giocatore, sull'onda della recente convocazione in azzurro e della tripletta in Scempionslig, a tirare la corda in vista della "madre di tutte le partite". Vedremo. Intanto parliamo di Terlizzi, uno che "nadie conoce" e che ha segnato quattro gol in quattro partite portando il Palermo al secondo posto dove, credo, non sia mai stato nella sua storia. Assieme ai rosanero e davanti a tutte le altre c'è anche la Fiorentina. Sembra di sognare, tre anni scarsi dopo le trasferte a Poggibonsi e Agliana e la sconfitta interna col Montevarchi. Un tempo la viola passava da 1-0 a 1-2 in tre minuti, adesso accade l'esatto contrario. Il mio "romologo" di fiducia l'ha definita un fuoco di paglia, Vedremo. Domenica c'è l'Inter a Milano, e non saranno solo i viola a doversi preoccupare, anzi il bello è che Toni & C., da perdere non hanno nulla. E da sognare, invece, molto. Bisogna che non diventi troppo e poi, forse, ci divertiremo
Sono contento per la Fiorentina. Una vittoria come questa, larga e spettacolare, contro una squadra come l'Udinese reduce dall'aver espugnato l'Olimpico e strapazzato i greci in Scempionslig, mancava da Firenze da troppo tempo. Così come, da quasi altrettanto, mancava da Firenze un centravanti come Luca Toni. Sono ritornati insieme, vittoria spettacolare e centravanti, e non è certo un caso. Il calcio è uno sport che ha come scopo quello di violare la porta avversaria, evitando di subire la stessa sorte un numero superiore di volte. In questo aiutano moltissimo i grandi portieri ed i grandi centravanti, e molto, in loro assenza, tattiche e schemi. Per dare continuità ai risultati è necessario completare la squadra (si gioca in undici, nel bene e , più spesso, nel male) con altre pedine i cui compiti e la cui importanza sono molto più complessi da capire di quelli di un centravanti che sigla una doppietta. Ma questo è un altro discorso, e lo faremo un'altra volta. La larga vittoria della Fiorentina è passata in secondo piano perchè la giornata è stata caratterizzata da quello che tutte le trasmissioni sportive hanno definito il "crollo del Milan". Brutta giornata per Carletto Ancelotti a Genova, dove Maldini ha fatto 800 partite in rossonero e purtroppo si vedono. Nel secondo tempo, il Milan ha schierato contemporaneamente Vieri, Gilardino, Kakà e Shevchenko e Novellino ha detto "allora ho capito di aver vinto". Curioso il fatto che Flachi sia partito dalla panca "per scelta tecnica" e che a decidere la partita siano stati due onesti gregari : Bonazzoli e Tonetto. Sconfitta di quelle "carogna" dopo un vantaggio ottenuto con Gila che prometteva una vittoria autorevole. Tutto il contrario di quello che è successo alla Juve che nella prima mez'ora ha sofferto parecchio, poi è passata in vantaggio con un rigore molto scolastico, è stata raggiunta dal gol di un esordiente ed infine ha vinto la partita con il primo gol su punizione di Del Piero dopo due anni. Doppietta, quindi, per "Pinturicchio" e si mettono in cascina polemiche sicure per il prossimo ritorno fra gli esclusi. Se la Juve non ha entusiasmato, lo aveva fatto l'Inter nell'anticipo col Lecce : 3-0 e bel gioco. "El jardinero" Cruz è andato ancora in gol, così adesso l'Inter potrà far confusione anche nelle scelte dell'attacco. Fa pensare il fatto che dopo tre giornate le due milanesi abbiano già incassato una sconfitta ciascuna, non dev'essere successo spesso. Raramente è accaduto anche che la Juve abbia vinto tre partite di fila senza poi vincere lo scudetto, che ben tre squadre si trovino ancora al palo dopo la terza giornata, e che, nello stesso periodo, una squadra abbia sempre avuto un tecnico diverso in panchina. Quest'ultima discutibile prodezza è riuscita al Cagliari, e la cosa mi spiace perchè la squadra rossoblù mi è cara assai. Chiudo con qualche considerazione sulle romane. La Lazio va bene oltre ogni ragionevole previsione : ha battuto il Treviso e può godersi tre punti di vantaggio sui cugini. Non ha fatto una grande partita, ma non credo che i tifosi biancazzurri siano così schizzinosi. La Roma, invece, è stata bloccata al "Picchi" dove, grazie a Trefoloni non sono mancate le discussioni. L'arbitro ha prima evitato l'espulsione di Taddei, già ammonito, per un fallo da ammonizione quasi da manuale, poi ha fatto altrettanto con Vargas cui ha perdonato anche un rigore. In compenso ha ammonito Totti che per ben tre volte si era fermato prima di calciare una punizione perchè i giocatori del Livorno non rispettavano la distanza. Il regolamento dà torto a "capitan coatto", il buon senso, invece, a Trefoloni, che, se deve usarli così a capocchia, i cartellini farebbe bene a lasciarli a casa. Come Vargas, il Livorno.
"Giovan Battista Vico potrebbe essere un cronista più adatto dell'enfatico Piccinini per la partita Bruges-Juventus" - questo mi sento di dire dopo il primo tempo della partita, offerta da Canale 5 anche a noi incorreggibili parassiti televisivi non paganti. Non so come andrà a finire per la Juve, ma se finisse male o peggio, non sarei certo io a meravigliarmene. Non ho tenuto il conto delle palle-gol, ma credo che la Juve sia già "in doppia cifra". Il solo "Terminator" Trezeguet ha colto un palo, impegnato il miracoloso portiere di riserva dei fiamminghi in tre parate gol. Il fatto che Madama abbia chiuso sullo 0-0 il primo tempo ha del clamoroso (almeno), ma leggendo oltre l'evidenza, i bianconeri hanno mostarto un po' di accademia di troppo, e sono apparsi troppo compiaciuti di sè medesimi. Ventisette anni fa, quindi un sacco di tempo, una partita simile costò alla Juve di Zoff, Bettega, Tardelli, Scirea e Benetti la finalissima di Coppa Campioni. Anche allora, io l'ho vista quella partita, un dominio assoluto, palle-gol come piovesse e miracoli di un portiere sconosciuto. Allora si chiamava Jensen, era danese e nessuno lo rivide più. Sempre per i corsi ed i ricorsi. Peana per Ibrà grandissimo nel palleggio, molti , incantati dai giochi di gambe dello slavo svedese, continuano a paragonarlo a Marco Van Basten. Per me somiglia più a Zidane. Perchè ? Semplice, una differenza c'è e sapete quale ? Fra Coppe, Coppette e Campionato, o occhio e croce, una ventina di gol. In effetti, oltre a Ibrà, nella Juve tocchettano anche Camoranesi e Vieira, ma la concretezza non veste la maglia bianconera nella prima ora di gioco in questa serata a Bruges, patria del merletto, arte cui si sembrano ispirarsi molti dei fantasisti bianconeri. Le preziose geometrie bianconere, belle da vedere, risentono dello scarso apporto dinamico di Nedved, l'unico capace di accelerazioni brucianti che non sono nel repertorio di Viera e Emerson. Proprio Nedved, il meno brillante, sblocca il risultato con un tiro su punizione. Sembra il trionfo del calcio cui ci dobbiamo abituare sempre di più, con partite spesso decise dai calci piazzati, che nel "dopo Sacchi" abbiamo imparato a chiamare "situazioni di palla inattiva", che fa più fine. Quando Trezeguet ritorna "Terminator" (primo pallone giocato nel secondo tempo) la differenza fra Juve e Bruges diventa imbarazzante e solo la buona stella dei belgi evita loro l'uso del pallottoliere. Ibrà, in due occasioni, sottolinea la differenza in fase realizzativa fra lui e Van Basten e solo grazie a lui e ad Abbiati, il Bruges riapre la partita. A complicare le cose, non tanto per stasera quanto per il futuro prossimo, arriva l'espulsione finale di Patrick Vieira, che colleziona il secondo "giallo". Complimenti a Capello che aveva appena sostituito Camoranesi e Trezeguet, lasciando lui in campo, ammonito e stanco. Giovan Battista Vico, stavolta, ha avuto torto. La Juve, alla fine, espugna Bruges riuscendo a soffrire dopo aver costruito palle gol sufficienti a vincere la Scempionslig, non solo la partita. Adesso tutti lo considereranno un pregio, la storia del calcio direbbe di no.
Quando scrivo queste note, non conosco ancora il risultato di Cagliari-Lazio. Dopo due partite la classifica vede tre squadre a punteggio pieno, e questo moltissimi l'avevano previsto, magari segnalando altri nomi. Se i "lazziali" dovessero espugnare il S.Elia, le squadre a punteggio pieno diverrebbero quattro, ma neppure i biancazzurri erano fra gli indiziati di primato. In testa infatti sono, oltre alla Juve, frequentatrice assidua di molti pronostici con le percentuali, l'Udinese e, addirittura il Livorno, due squadre per le quali i matematici non si erano sprecati. Discutere di classifica è quantomeno frivolo dopo soli centottanta minuti, parleremo quindi d'altro. La Nazionale ha restituito il proscenio al Campionato e la notizia più importante è che l'Inter c'è ancora. Non sto scherzando, l'Inter, la solita Inter non ha abdicato al suo ruolo ed ha perso più nettamente di quello che indichi il punteggio "accomodato" nel finale da una inutile doppietta di Cruz. Mancini non ha rilasciato dichiarazioni particolarmente brillanti, Moratti non l'ho intercettato nei miei svogliati zapping. Adriano, opinione comune, era stremato per le prodzze intercontinentali, ma nessuno avrebbe osato avallarne l'esclusione, men che meno Mancini che quando l'aveva fatto, nell'ultimo derby regolarmente perduto, aveva rischiato la forca mediatica. Per un'Inter tornata nel solco della tradizione, ecco un Milan di nuovo vincente ed una straripante Juventus capace di spianare l'Empoli, poveraccio, nei cinque minuti trascorsi fra il decimo ed il quarto d'ora. La giornata ha comunque fornito altri spunti di discussione. Visto a Lecce il quarto uomo indurre l'arbitro all'espulsione diretta dell'ascolano Tosto, ex-viola. Probabilmente il quarto uomo ha fatto bene e meglio ancora ha fatto l'arbitro a dargli ascolto, però bisognerebbe che questa diventasse una virtuosa abitudine, magari non solo quando a farne le spese sono un carneade come Tosto e una scocietà come l'Ascoli. Nella Roma è tornato Cassano, salutato (radio dixit) da un'autentica ovazione, ma la presenza del protagonista assoluto del "non-mercato" estivo non ha evitato alla Roma una sconfitta per mano dell'ex-squadra del suo attuale allenatore, sulla panchina della quale siede ora Cosmi, tifoso giallorosso dichiarato. Fra i goleador il sempiterno Lucarelli mostra di non aver perso il vizio, ma l'unica doppietta, trascurando quella inutile di Cruz, è stata siglata da Trezeguet nel picnic juventino di Empoli. Alla Fiorentina l'Oscar dell'inettitudine : dopo un comodo (dicono) 2-0, i viola, seguendo l'esempio dell'Inter, sono ritornati nel solco della tradizione facendosi rimontare in cinque minuti dal Messina. Il secondo gol porta la firma di Zoro, probabilmente una zeta con "una ere sola". Su quest'ultima segnatura hanno protestato i gigliati per un fuorigioco "di posizione" di Zampagna, tuttavia è stato molto più chiaro, a mio avviso, l'errore della difesa capace di liberare un avversario anche su un'azione "telefonata". Il resto sono le solite polemiche su chi gioca e chi, invece, guarda giocare, stavolta, con Cassano in campo e Del Piero infortunato, si straparla molto di Gilardino e Vieri per i quali il Milan sembra troppo piccolo. Vedremo come andrà a finire.
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Dopo un'estate di veleni ed altri schifi, è cominciato il nostro massimo torneo calcistico. Non è che certe vigliaccate siano state risolte e men che mai dimenticate, solo che da ieri la parola è passata al campo e non più alle opere (ed omissioni) di certi manutengoli di nostra comune conoscenza. Il campionato non ha fatto sconti ed ha confermato quanto molti sostenevano di sapere, mentre io mi accontentavo di sperare. Adriano sarebbe stato il grande protagonista della giornata se non vi fossero state le esclusioni di Cassano e Del Piero a confermare che in Italia fa più notizia un'esclusione eccellente (anche se annunciata) di una tripletta. Attorno ai due fantasisti è ruotata la discussione dell'intera giornata calcistica, si sono fatte ipotesi di ogni tipo sul loro immediato futuro, oltretutto nell'anno dei Mondiali. Fra le varie ipotesi quella più affascinante prevederebbe un vorticoso giro di scambi che dovrebbe, alla fine, portare Mutu alla Roma, Cassano in bianconero e Del Piero al Milan. Sembra fantacalcio, ma il fatto che l'abbia smentita Lucky Luciano Moggi dà alla notizia una forza che supera la cronaca quotidiana. Altro evento il fatto che il Milan, mio favorito tecnico per motivi di obbligo alla vittoria, non ha battuto l'Ascoli, cenerentola predestinata insieme al Treviso travolto dall'Inter, o, per meglio dire, da Adriano. Adriano Galliani, alla fine, in un reflusso di personalità in libera uscita ha stizzosamente risposto a chi gli chiedeva un giudizio sulla partita di essere solito "commentare solo partite di calcio". Il ghigno belluino con cui, sorridendo come può farlo un Charcharodon Charcharias, ha pronunciato queste parole ha fatto sospettare a qualcuno che Ascoli-Milan non fosse da considerare come tale. Il motivo andrebbe ricercato nelle condizioni del terreno di gioco, inzuppato per un nubifragio. Il povero Ancelotti, che ancora si ricorda di Perugia-Juventus con le squadre che abbandonavano gli spogliatoi su una passerella di sedie, non ha gradito il comportamento di De Santis, appena investito del titolo di "nuovo Collina". A parte la coincidenza curiosa, infatti, De Santis ha deciso di giocare la partita in condizioni estreme basandosi sul rimbalzo del pallone lanciato a quota dieci metri (!) in modo che - secondo Ancelotti - "non potesse non rimbalzare". Comprensibile, quindi, che il tecnico rossonero nel dopopartita abbia detto la sua, in modo come sempre molto più civile della maggioranza dei suoi colleghi, meno tollerabile, invece, che crte frasi escano dalla bocca di Galliani che dovrebbe essere presidente anche dell'Ascoli, oltre che del Milan. A tal proposito, pare che lo stesso Galliani abbia fatto trapelare l'ipotesi di lasciare la lega per "meglio poter fare gli interessi del Milan". Pensate a quanto siamo ingenui noi che pensavamo che Galliani, da presidente della lega facesse già benissimo gli interessi non solo del Milan, ma anche di Mediaset. Veleni a parte grande giornata per Roma e Fiorentina, autentiche protagoniste non proprio attese a vittorie tanto larghe nel gioco, e , la Roma, anche nel punteggio. Curioso, poi, che Galliani non abbia ravvisato che il campo di Reggio Calabria, nonostante la bella giornata, assomigliasse più ad un poligono di tiro della fanteria che ad un campo di calcio. Sarà forse per il fatto che non pioveva e non ci giocava il Milan. Comunque sia ha vinto anche la Juve, grazie a Trezeguet, e senza Del Piero che Capello, con dubbio gusto, ha umiliato facendolo scaldare per oltre quaranta minuti e poi spedendo in campo Zalayeta. Dice che i grandi allenatori debbano comportarsi così, ma io non concordo. Di classifica non voglio parlare: in testa chi ha vinto (fra cui tre delle toscane), secondo chi ha pareggiato (fra cui l'impantanato Milan) in coda chi ha perso e sogna già di rifarsi. Il campionato è lungo e ne vedremo di tutti i colori. A proposito : prima che vi scervelliate troppo il Charcharodon Charcharias è chiamato anche squalo bianco, la cui cattiva fama è dovuta al genio di Spielberg. La fama di Galliani è invece dovuta alle sue opere (ed omissioni) che neppure il genio del cinema americano avrebbe potuto immaginare. A presto, ma non troppo : domenica il campionato è già fermo...
Questo interminabile campionato avrà una coda. Velenosa, come ogni coda che si rispetti. Bologna e Parma si sfideranno per un posto nella prossima Serie A, e la paura di non farcela, abbandonate definitivamente le colline toscane, correrà lungo la Via Emilia. La Fiorentina, com'io non pensava, invece ce l'ha fatta in bellezza. 3-0 al Brescia, risultati regolari in altre partite (in particolare a Lecce, dov'era possibile un accordo, tacito o loquace...) ed a Bologna, dove la Samp è rimasta attaccata al sogno europeo e dove i legni hanno dato una mano a Pagliuca e alle sue genti. Adesso gli esperti dicono che il favorito è il Parma, io dico che vedremo e che non sarà facile per nessuna delle due. Intanto tiriamo un sospiro di sollievo e aspettiamo la "Fiorentina che verrà", ma soprattutto la Fiorentina quella vera, non quell'accozzaglia di nomi che non è riuscita, se non nel finale e spinta dal rabbioso orgoglio di una città, a diventare una squadra. Il "labaro viola", resterà dunque a "garrire" al vento della Serie A, alla faccia di qualcuno e per la gioia di moltissimi.
 Galliani, segno che esiste una "giusta nemesi" anche al di fuori della letteratura romantica, è stato costretto a consegnare la Coppa della vittoria, alla Juve, in un "Delle Alpi" gremito come raramente si è visto che lo ha spernacchiato a dovere. Lo stesso Galliani aveva, forse per dar peso alla sua "rielezione democratica" aveva fortemente voluto, per non dire imposto che pare brutto, questo cerimoniale a metà fra il Carnevale di Viareggio e la Scempionslig. Questa pacchiana festa dello scudetto sa molto di primo-berlusconismo revisionista. Probabilmente era stata prevista per incoronare i rossoneri, che, da quando hanno come presidente il cavaliere (minuscole obbligatorie) hanno spesso peccato di mania di protagonismo e di eccesso di celebrazione. Basta ricordare la seconda finale di Coppa Italia ridotta a avanspettacolo per la festa della Coppa milanista conquistata a Manchester. La Juventus che, a dir la verità, si era sempre comportata in maniera molto più sobria, stavolta ha abdicato al suo signorile distacco arrivando a sfilare per le strade dell'austera Torino su un pullmann scoperto ! "Oh tempora oh mores !" Passando dall'Avvocato Agnelli a Lapo Elkann, le cose cambiano inevitabilmente . Intanto la cosa migliore sulla premiazione resta una battuta al cianuro pronunciata da Del Piero negli spogliatoi : -"In un primo tempo pensavo fosse Teocoli travestito" - ha detto Pinturicchio -"poi mi sono convinto che era davvero lui...". A proposito di Del Piero e Capello e del loro scambio di affettuosi apprezzamenti, Moggi, che ha condotto la DS con polso fermo, ha ribadito che "il caso non esiste" segno che dev'essere normale che un capitano e il proprio allenatore si mandino vicendevolmente a quel paese sulla stampa nazionale. Bella domenica anche per gli interisti. Sulle tribune di San siro è apparso uno striscione chilometrico con la scritta :- "Inter Club Istanbul". Chi la fa l'aspetti, per anni i rossoneri hanno sfottuto i cugini con "Inter Club mai stati a Tokio", adesso qualcuno ricorderà loro che era meglio che ad Istanbul non ci fossero mai stati. In effetti l'ex capitale dell'Impero Romano d'Oriente porta decisamente sfiga ai colori rossoneri. Quattro partite dal 1999 ad oggi: due sconfitte col Galatasaray di Terim , che sono costate altrettante eliminazioni dalla Scempionslig, un pareggio con la Coppa persa poi quest'anno ai rigori col Liverpool, ed una vittoria quasi ininfluente con il Besiktas. Adesso che la stagione è finita, sugli scudi la sola Juventus, per quasi tutte le altre grandi solo amarissime delusioni. Basta pensare che, delle famose sette sorelle di qualche tempo fa, quattro hanno lottato per non retrocedere ed il Parma non ne è ancora fuori. Intanto in B finiscono l'Atalanta, cui non è valso un miracoloso recupero nella seconda fase del torneo e il Brescia, cui qualcuno potrebbe far notare che "senza Baggio" non è la stessa cosa, come a qualcuno sembrava. Festa grande Palermo e ad Udine dove, per la prima volta, potrebbe arrivare l'Europa che conta. L'Udinese giocherà le eliminatorie per la Scempionslig, il Palermo, con la Samp e la Roma, andrà in UEFA e per i rosanero e la Sicilia intera è un esordio esaltante, degno epilogo di una stagione ricca di successi. Titolo dei bomber al livornese Cristiano Lucarelli, sul cui primato pesano come macigni quei sei gol in due partite perse "de goleada" dagli amaranto già salvi. Chiudo con un'ultima osservazione: Lippi, CT della Nazionale, ha escluso dalle convocazioni per la gara con la Norvegia valida per le qualificazioni mondiali, nientemeno che Totti e Del Piero preferendo loro Cassano e Pirlo, apparso molto sulle gambe nelle recenti esibizioni. La svolta, se svolta sarà, è davvero epocale, specie se è vero che Moggi non vuole più Cassano.
"You'll never walk alone"

La Juventus ha conquistato, di venerdì e senza giocare, il suo ventottesimo scudetto. Le era accaduto qualcosa di simile su per giù cento anni fa. Lode alla Juve, quindi, pochi dei suoi recenti scudetti sono parsi altrettanto convincenti e meritati. Convincenti per assenza di avversari paragonabili al Milan di quest'anno, meritati per certe, inevitabili forse, ma certamente non evitate sviste arbitrali che i malevoli configurano come favoritismi. Quest'anno, devo dire, a parte un gol clamoroso negato al Chievo poi piegato dai bianconeri, non ricordo cose scandalose. Certo un solo rigore al passivo, e concesso al 90' con il risultato deciso, testimonia se non altro la inappuntabile correttezza dei bianconeri nella propria area. Della Juve riparleremo in sede di consuntivo: ha tenuto la testa dalla prima all'ultima giornata, ha segnato molto e incassato in misura decisamente minore, non aveva il migliore organico ed i migliori dei suoi sono stati falcidiati da infortuni e dolenzie, ma certo i suoi calciatori sono stati i più positivi per rendimento e determinazione: quando batti la diretta avversaria nello scontro diretto in casa sua in una sorta di spareggio-scudetto, poco c'è da aggiungere, anzi nulla. Capello è stato traslato nel cielo degli eroi su una biga fiammeggiante, aggiogati alla quale vi sono le principali firme del nostro giornalismo sportivo, televisivo e stampato. Qualcuno ha addirittura definito "un'impresa" vincere uno scudetto con la Juventus. I tempi, a mia insaputa, devono essere proprio cambiati. E' vero che questo è il primo scudetto del "dopo-Agnelli" ed è giusto plaudire alla parsimonia della "triade", ma la Juventus "lambsless" (senza Agnelli, appunto) andrà giudicata a gioco lungo e non credo che molti dei suoi freschi campioni firmeranno il rinnovo se potranno prendere più soldi altrove. Intanto hanno ripreso a parlare. Per chi ne sentisse la mancanza anche questo è un conforto. Il Milan, intanto si prepara a giocare la Coppa Campioni. Non vince da tre turni, da Firenze guarda caso, incassa regolarmente almeno un gol a partita e, francamente, sembra alla frutta. Ancelotti, col Palermo, ha schierato, fra i possibili titolari di Istanbul, il solo Crespo. Gli altri a preparare la partita nella quiete di Milanello "con la stampa fuori dai maroni" e la sensazione che non è proprio sicuro che si vinca. Intanto in campionato si è salvata matematicamente la Roma, ma la cosa non ha scatenato caroselli per le vie della capitale. Si è, quasi matematicamente, salvata anche la Lazio cui Rosetti ha dato contro la Fiorentina una grossa mano. Zauri andava espulso e sulla stessa azione la Fiorentina avrebbe avuto diritto ad un colossale rigore in quanto lo stesso zauri si era sostituito a peruzzi per deviare in angolo un tiro a colpo sicuro di Jorgensen dopo rimbombante traversa colta da Miccoli. Maresca aveva portato subito in vantaggio i viola che, tuttavia, avevano tolto d'ambasce la Lazio facendo segnare addirittura Siviglia, omonimo della capitale andalusa. Adesso è proprio finita. Mi dicono che neppure battendo il Brescia la Fiorentina ha certezza di salvarsi. Con gli juventini festanti, i milanisti in trepidante attesa, viola disperati e incazzati neri, romanisti e "lazziali" sollevati, resta da parlare degli interisti. Costoro hanno aggiunto una spina al loro cilicio : nell'anno solare 2005 l'Inter è stata la squadra migliore, ha fatto più punti del Milan e della Juve e, forse, potrà sollazzarsi con la Coppa Italia. Non credo possa esservi di peggio per un tifoso nerazzurro. Intanto Mancini ha inguaiato la "sua" Sampdoria vincendo a Marassi con un gol di Adriano, tornato a segnare su azione. I blucerchiati hanno colto quattro pali ed ora l'Udinese li ha staccati nella volata per il quarto posto. In zona retrocessione si è incasinato assai il Bologna che per salvarsi dovrà battere la squadra di Novellino cui, al contrario, potrebbe non bastare la vittoria. Che altro dire ? Ah, dimenticavo, una curiosità : le squadre dei due principali oppositori di Galliani, Gazzoni Frascara e Della Valle sono in gravissimo pericolo di retrocessione. Entrambe al momento in cui si decidevano le sorti della lega e del suo glabro despota si trovavano in acque tranquille. Da quando i giochi si sono chiusi in maniera sfavorevole ai reprobi e tutto è felicemente rimasto com'era (... e come sempre sarà, amen) le due compagini hanno inanellato una serie di gare... sfortunate. Niente paura, sono solo coincidenze.
La corsa per il titolo sembra archiviata. Nonostante le assidue cure di Trefoloni, sportosi da una metaforica ammiraglia per lenirne le pene al soprassella con miracolosi unguenti, il Milan ha sterzato verso il ciglio della strada rialzandosi quindi sui pedali. E' il segno della resa. La Juve conquisterà quindi, quando anche la matematica le darà ragione, il suo ventottesimo titolo. Com'è tradizione la disamina andrà fatta a bocce ferme, certo è che il Milan sembra ormai aver volto pensieri ed attenzioni alla lontana Istambul ed alla Scempionslig che vi verrà assegnata fra ormai meno di dieci giorni. Gloria dunque a Madama Juventus ed al suo "conducator" Fabio Capello, secondo i suoi cantori capace di "vincere al primo tentativo" . Come altre volte ho detto sono discorsi che fanno riflettere. La Juventus, già prima di Capello, doveva essere già usa a lottare per lo scudetto , e , spesso, a vincerlo; non altrimenti si spiegherebbero i ventisette simboli del primato che si allineano sullo stendardo bianconero. Vincere lo scudetto a Torino sponda bianconera, come al Real Madrid, non è una cosa che debba meravigliare. Onestà vuole che io pensava (poetico) fosse il poderoso Milan a trionfare, in effetti i rossoneri apparivano più roboanti come nomi nella "rosa" e tecnicamente superiori. Invece... Resta viva, anzi vivissima, la lotta per salvarsi dalla retrocessione. Com'è tradizione del nostro calcio, nelle ultime giornate accade di tutto in questa sorta di palude dell'Acheronte che è la zona "calda" della classifica. Quest'anno il Livorno si è particolarmante distinto per aver, una volta raggiunta la quasi matematica certezza della permanenza in A, incassato dodici reti in due partite contro squadre pericolanti ed aver al contempo issato sul podio dei goleador Cristiano Lucarelli. Di sicuro è tutto regolare, ma sarebbe bello poterci credere. In sei punti, tanti ne mancano al finis del torneo, sono comprese 8 squadre ed altre 3 sono appena un gradino sopra. Dalle ultime otto squadre, più probabilmente dalle ultime sei vista la gran quantità di scontri diretti (quelli che Andrea Della Valle, per tirarsi su, chiama "finali"), usciranno i tre nomi delle sfortunate destinate a varcare l'Acheronte e precipitare in B. Le migliori menti matematiche degli ultimi secoli non basterebbero ad elaborare la quantità di combinazioni, non solo numeriche ma anche d'altro tipo meno nobile, che potranno far sì che si verifichi l'una o l'altra delle possibili classifiche finali. Una mano diabolica ha concentrato nelle prossime due giornate sfide come Lazio-Fiorentina, Brescia-Messina, Fiorentina-Brescia, Atalanta-Roma, Roma-Chievo, Parma-Siena, Chievo-Bologna, Siena-Atalanta, per tacere di Palermo-Lazio e Lecce-Parma. Il destino di queste squadre è legato a due domeniche tiratissime, ma anche al fatto che un Brescia-Messina, per esempio, possa essere affrontato con piglio decisamente diverso dalle due contendenti, una delle quali non ha nulla più da chiedere ad un torneo che l'ha già gratificata oltre misura. Se domenica il Brescia dovesse (com'è probabile, non dico certo) battere gli appagati siciliani potrebbe addirittura fare un passo decisivo verso la salvezza. Pensare che i lombardi domenica scorsa, strapazzati dall'Inter, sembravano essere ormai fuori dai giochi. Invece è bastata una vittoria a Bologna, con un Pagliuca (ehm... ehm) almeno impacciato sui gol di Del Nero e Stankevicius (!), per sperare con rinnovata convinzione. Lo stesso vale per il Chievo che ha espugnato Siena, rilanciandosi inopinatamente, mentre il Bologna è piombato nel caos dopo un campionato tranquillo e la Fiorentina, causa anche i risultati delle avversarie, ha vanificato i benefici effetti della vittoria di Verona. Se si aggiunge il fatto che addirittura la Roma potrebbe trovarsi a mal partito in caso di sconfitta a Bergamo, "castrum hosticus" per eccellenza, forse lo scenario assume tinte imprevedibili qualche settimana fa. Sapremo presto, io, intanto, da tempo mi preparo al peggio.
In un campionato normale la XXXV giornata non esiste. L'unica partita giocata da quando sono nato io, trentacinqe settimane dopo il via del campionato era stato lo spareggio-scudetto Bologna-Inter. Anche Milan-Juventus, potenza dei numeri era stata dipinta come lo spareggio-scudetto di quest'anno. Il tempo, anziano galantuomo come, lo dimostrano i Galliani, non ce ne sono più, dirà se Milan-Juve sarà davvero quello che è sembrata essere, anzi, meglio, quello che hanno voluto che fosse. In un San Siro stracolmo ha fischiato, quasi per acclamazione, Kollina. Galliani, in maniera un po' incongrua per un presidente della lega (minuscole obbligatorie), alla fine ha addirittura detto che doveva star zitto per non dire cose che non si possono dire. Se questa frase l'avesse pronunciata, in TV, un qualunque tesserato senza pedigree avrebbe rischiato una squalifica. Di solito di Kollina si era lamentata, in passato, la Juve, che recentemente aveva preso lamentarsi anche d'altro, tanto da dichiararsi in silenzio stampa alla vigilia della partitissima. Alla quale, va detto, il Milan si presentava dopo la partitaccia di Eindhoven nella quale aveva speso tesori di energie, fisiche e nervose, per conquistare la decima finale dei Campioni della sua storia. Detto per inciso il Milan, anche prima di Berlusconi e Galliani, non era una bocciofila. La capacità di recuperare certi stress entra nel DNA, oltretutto, almeno dal punto di vista della "rosa" i rossoneri sembravano nettamente avvantaggiati rispetto ad una Juventus che mostrava qualche ristrettezza, con campioni acciaccati quali Emerson e Trezeguet ed assenze, come quella di Ibrà, che, oltre che aver sollevato polemiche velenose, avevano anche una valenza tecnica. Come tutte le grandissime sfide del nostro campionato, nella storia passata e recente, la partita non è stata bellissima. Come quasi tutte quelle che l'hanno preceduta è vissuta su episodi. L'ha vinta la Juventus e, almeno apparentemente, ha anche meritato di farlo. Oltre alla rete, i bianconeri hanno anche colto un palo a Dida strabattuto, mentre, a parte una occasione da gol capitata a Inzaghi, solo davanti a Buffon nella ripresa, i rossoneri hanno solo lamentato la mancata concessione di due possibili penalties su azioni confuse che hanno visto protagonista Cafu. I moviolisti diranno la loro, per me potevano starci entrambi, ma non contro la Juve. Il secondo, per una strana nemesi, assomigliava a quello reclamato dalla Fiorentina per il "mani" di Stam al "Franchi". Anche in questa occasione, come a Firenze, l'arbitro ha giudicato involontario il tocco del difensore lanciato al tackle, ed almeno non ha concesso, come allora, una punizione al difendente. Il primo rigore, quello che ha fatto arrabbiare Galliani, è stato invece un contatto "galeotto" fra Zambrotta e colui che fu "pendolino". Nel contrasto consumatosi in posizioni da kamasutra, il nazionale azzurro ha strattonato più di quanto si conviene considerare lecito la maglietta al milanista che è "caduto come corpo morto cade". Se devo essere onesto devo dire quello che penso fino in fondo: in un Milan-Lecce quello sarebbe stato rigore. Sempre per onestà intellettuale (qualità che deve essere aliena a Galliani) va anche detto che Nesta doveva finire negli spogliatoi già nel primo tempo per doppia ammonizione e che Inzaghi si è macchiato di un gesto particolarmente odioso nei confronti di Thuram che un arbitro "decisionista" (e protagonista...) come Kollina avrebbe potuto giudicare da rosso diretto, specie in un Lecce-Juventus. Anche l'azione del possibile pareggio milanista, sventata da Buffon e Zambrotta su Inzaghi, era viziata da un fallo del gentiluomo Gattuso su Camoranesi che avrebbe dovuto poi abbandonare il campo. Detto questo va anche detto, parlando di calcio giocato, che il gol bianconero è arrivato da quel Trezeguet che resta, a mio modesto avviso, l'unico bianconero capace di realizzare gol decisivi e su quell'azione la difesa che Ancelotti amava definire "più forte del mondo" non ci ha fatto la migliore delle figure. La madre di Trezeguet per generarlo deve essersi sì accoppiata con un crotalo delle sabbie, ma è pur vero che Stam e Maldini erano lì e, caro Dida, su certe palle s'ha pur da uscire... Gran bella partita dicono abbia giocato Del Piero, buon per lui. Tornando ai superlativi, spesso nel recente passato accostati al nome del Milan, va detto che proprio la presunzione è il difetto più grosso di questa formidabile squadra. L'impressione alla vigilia è che l'ambiente rossonero, dai tifosi ai più alti rappresentanti, snobbassero un po' la Juve che invece era carica di rabbia e veleno come una vipera cornuta appena uscita dal letargo. A Eindhoven il migliore in campo era stato Ambrosini, mentre Pirlo appariva in decozione avanzata come Seedorf, che ,se non potesse sembrareuna battuta di cattivo gusto, direi era parso un pallido simulacro di sè medesimo. Il Milan avrebbe potuto confermare il primo e far rifiatare gli altri due, o almeno uno, inserendo gente col nome di Serginho e Rui Costa non Pergolini, ex interno dell'Audax Rufina, paradigma dell'inadeguatezza calcistica. Il confronto fra le panchine a disposizione di Ancelotti e Capello, era addirittura imbarazzante. Da una parte oltre a Blasi e Zalayeta ecco Birindelli, Olivera e quel che resta di Montero, dall'altra accanto al veterano Costacurta sedevano Serginho, Rui Costa, Inzaghi, Ambrosini e Crespo ! Ogni commento è inutile. Ho sentito plaudire al genio militare di Capello, capace di vincere le battaglie e forse la guerra, con l'umile fanteria. Può essere, certo è che il Milan non ha gestito al meglio le sue risorse. Possibile che si debba attivare il "turn-over" preventivo e non mettere mano a questo dispositivo dopo aver sofferto il Seedorf o il Pirlo visti contro il PSV ? Misteri. Anche la viola, Deo gratias, ha preso una boccata d'ossigeno. Il boccaglio le è stato messo in bocca a viva forza, oltre che da una mirabile punizione di Miccoli e dal primo gol di Bojinov, anche da Dondarini. Costui, la cui designazione era stata accolta dall'ambiente viola, visti i precedenti, alla stregua di una delle piaghe d'Egitto, ha giudicato con occhio tanto benevolo da sembrare foderato di prosciutto, una paio di episodi nell'area viola che, contro altri avversari, avrebbero avuto ben altri esiti. Dispiace per il Chievo, quello che io avevo eletto a mio personale "Cagliari del 2000", ma al Bentegodi si è giocato per non affogare e "mors tua vita mea" non è una frase idiomatica, ma una triste realtà. Da tempi biblici una combinazione di risultati non appariva così giovevole ai colori viola. Oltre alla vittoria gigliata, infatti il Brescia è stato disfatto, in casa propria, dall'Inter su cui non è normalmente saggio fare affidamento. In virtù di questo tracollo delle "rondinelle", adesso la viola veleggia al quart'ultimo posto, e, se il campionato finisse oggi, sarebbe salva (toccate ferro o quello che volete...) E' giusto dire che non tutti, però, fanno il loro dovere con professionalità e spirito sportivo come l'Inter. Sarò maligno ma in un Livorno capace di prendere altri sei gol (in casa) contro il Siena dopo la "mattanza" del Tardini non vedo chiaro. E che dire della Roma giunta all'ennesima sconfitta ,ancora in casa di una squadra in lotta per non retrocedere ? Certe situazioni, c'è poco da dire, falsano nettamente il campionato. A proposito sono solo due i punti messi, fino ad ora, in cascina da Brunetto Conti che non è da ieri l'allenatore giallorosso. Anche la Lazio ha perduto in casa con l'Udinese che ha risposto alla netta vittoria della Samp sul Lecce nella lotta per il quarto posto. Domenica, allo stadio "Friuli", Udinese e Samp saranno di fronte per la sfida decisiva, ma ci sarà, all'Olimpico, anche il derby più triste degli ultimi anni. Roma e Lazio, intanto, grazie ad un irresistibile girone di ritorno, sono appena sopra la zona retrocessione. Intendiamoci il rischio è solo matematico, ma almeno così qualcuno, forse, smetterà di fare lo spiritoso il giorno di Lazio-Fiorentina. Sempre domenica al "Franchi" ci sarà Fiorentina-Atalanta e a noi di fare gli spiritosi la voglia è passata da un pezzo
Giornata d'altri tempi. Risultati anni '50 : 43 reti, record stagionale, un 5-3, un 6-4 addirittura. Gol a raffica a Parma e Lecce, goleador scatenati : quaterne per Gilardino e Lucarelli al "Tardini", triplette per Vucinic e Rocchi al "Via del mare". A memoria mia mai, in una gara del nostro massimo torneo due calciatori di due diverse squadre erano riusciti a segnare, in 90', quattro reti. Qualche simpaticone ha detto che "ci voleva dopo settimane di polemiche e veleni". Male non fa, certo, ma le polemiche ed i veleni non sono superati, nè attenuati. Certi miasmi non si disperdono con una ventata al profumo di gol. La Juve, dal canto suo, ha annunciato il silenzio stampa. Analizzando quello che è successo recentemente, anche personaggi di soliti lontani da certi "atteggiamenti vittimistici", si sentono perseguitati. Mancava al calcio una "Juve perseguitata", questa è davvero una new-entry. La "mandragola", la "medusa", la "salamandra" del nostro calcio si sente, forse per la primissima volta nella sua ultracentenaria storia, davvero assediata. Il suo predominio assoluto nelle stanze del potere, ormai insidiato da tempo, sembra soppiantato da altri poteri, gestiti da altri potenti. Sensazioni ? Può essere. Fini strategie per ottenere vantaggi a breve ? In passato è successo, stavolta però è diverso. Pensiamoci un attimo. Ibrà viene "pescato" in un atteggiamento poco amichevole nei confronti di Cordoba e viene squalificato in modo da non essere disponibile per la sfida-spareggio di San Siro. La reazione di Moggi & C., decisa e quasi isterica, mi era parsa strumentale (come sempre in passato), tesa ad ottenere sconti ad una pena, giusta nel merito, ma discutibile nella forma. Poi è stato beccato anche Dainelli, sempre da una telecamera particolarmente attenta ed anche lui ha saltato Milan-Fiorentina. Infine, curiosamente in un momento topico del campionato, esce fuori un vecchio filmato, dei tempi di Parma addirittura, in cui si vede Cannavaro che si fa praticare una flebo dando decisamente una pessima immagine di sè medesimo e dell'ambiente del nostro calcio. Ammettiamo che l'uso del mezzo televisivo ultimamente sia stato recentemente poco utile alla Juve. Aggiungiamo che c'è poi qualche sprovveduto al quale, inspiegabilmente, quando si parla di televisione viene in mente il Milan. Sciocchezze. Intanto sabato si è consumato l'ennesimo "harakiri" della Fiorentina la fiducia dei cui tifosi è decisamente dura a morire. Un Milan definito da "milanologi" paludati come "non pervenuto" viene preso a pallonate dalla Fiorentina che domina il primo tempo, come neppure il più intransigente "mullah" del tifo viola avrebbe osato sperare e, quel che è più importante, conduce la gara per 1-0 dopo 45'. Nell'intervallo gli stessi "milanologi" contriti e tristi parlano di squadra rossonera"stanca e distratta" per la Scempionslig. Io, che ascolto, decido di spegnere la TV perchè certi "de profundis" portano sfiga spese se intonati da personaggi simili. Tuttavia, anche se non ho visto la partita, la cronaca della gara, almeno nel primo tempo, è impetosa per i padroni milanisti: la Fiorentina ha fatto un gol, colto una clamorosa traversa con Pazzini, una cui imperiosa schiacciata di testa è poi uscita per un baffo di gatto con Dida trasformato in una statua di sale. Il Milan, incredibile a dirsi, non ha mai tirato in porta. Alla ripresa, però, Chiellini si dimentica di dover dare un'occhiata a Shevchenko (che nel primo tempo si è marcato da solo...) e il "caimano" è spietato sulle consuete scemenze della difesa viola. La dinamica dei due gol rossoneri è imbarazzante, o meglio lo sarebbe se la squadra viola non ci avesse abituati al peggio. Il punteggio, rovesciato in pochi minuti, si fissa con quei due tiri anche fortunati, per non dire fortunosi. Nei riflessi filmati, che ho visto con lo spirito dei primi martiri cristiani, la Fiorentina ha sbagliato almeno altre tre palle gol, e il Milan non ha tirato più in porta. Qualche cronista spiritoso ha addirittura parlato di due rigori "pro-viola" ed è stato divertente vedere cosa non sia riuscito ad inventare inventato l'ineguagliabile Pistocchi per "dimostrare" che l'arbitro aveva visto giusto, nel negare e non concedere. Io posso solo ricordare ai fratelli viola che se aspettano che vengano concessi certi rigori, soprattutto in certe aree, allora resteranno spesso delusi. Ho saputo che, dopo la partita, Diego Della Valle ha fatto sapere che "ci salveremo". Una simile professione di fede è encomiabile, ma ho il sospetto che il presidente viola non abbia chiaro il meccanismo con cui si assegnano i punti. I viola adesso sono attesi da un fuoco di fila di scontri diretti che i soliti hanno già definito "finali da vincere". Mentre i viola aspettano di vincere le loro finali, intanto Chievo e Brescia hanno mosso la classifica, per colpa anche di Montella che ha fallito un rigore. Meglio ancora ha fatto il Parma che ha vinto con il Livorno. Per fortuna Atalanta e Siena hanno perso con l'Udinese e l'Inter, ma ciononostante adesso i viola sono penultimi. Domenica c'è Chievo-Fiorentina, la prima finale.. Vedremo, ma io non ci spero più. Naturalmente se venissi smentito sarei molto, ma molto contento. Continua anche il calvario dei tifosi romani: non mi ricordo una stagione contemporaneamente tanto deludente sulle due sponde del Tevere. Di solito una delle due svettava in classifica e traeva sollazzo dai guai dell'altra, stavolta lo scettro della supremazia cittadina si colloca comunque nella parte destra della classifica. Brutta storia, quindi. Chiunque la spunti nella volata per il primto dell'Urbe, Lazio e Roma dovranno essere rifondate. Nel caso dei biancazzurri la cosa era prevedibile, viste anche le traversie della prima parte della gestione Lotito, per i giallorossi, invece, la cosa sembrava teorica. Adesso, con la società giallorossa allo sbando, la situazione si è rovesciata. Due punti in nove partite sono più di un campanello d'allarme e non è giusto che Bruno Conti debba fare da parafulmine. Vada come vada, almeno questi non sono fatti miei. Continua, beati loro, la volatina per la Scempionslig che si è ormai ridotta ad un testa a testa fra l'Udinese e la Sampdoria. A questo proposito un saluto a chi di volate ne ha vinte tante e che ha deciso, in questi giorni, di non farne più: Mario Cipollini, il "Re Leone". Quando uno come lui smette lascia un vuoto In un mondo dello sport tanto povero di personaggi l'assenza del suo carisma si farà sentire. Tifoso interista, ieri alla DS per un omaggio e un saluto, a Cipollini è stato chiesto a quale delle sue 189 vittorie avrebbe rinunciato pur di vedere l'Inter vincere uno scudetto. Cipollini ha fatto la faccia seria ed ha fatto capire che non avrebbe rinunciato a nulla. Per i casi senza speranza, ogni sacrificio è vano.
Giornata numero trentadue. Il Milan aveva piazzato la botta sabato sera: un 3-0 che profumava di trionfo, una partita che sembrava molto più di un ben augurante viatico per l'andata casalinga di Scempionslig contro il PSV, confermatosi poche ore prima Campione d'Olanda. Un gioco tornato brillante e l'assoluta emergenza in cui si trovava la Juventus sembravano promettere, anche per il nostro torneo, una chiusura anticipata. La Juve oltretutto era attesa dalla Lazio che con un risultato di prestigio avrebbe dato un sapore tutto particolare ad un campionato già sorprendente. Nada de nada. La Juventus, dopo aver perso anche Del Piero, è rimasta aggrappata ad un gol di Nedved, fin qui uno dei suoi protagonisti piu' deludenti, arrivato nel finale di gara. Una partita vibrante, tesa, scorbutica e, se si puo' dire, anche scorretta. Secondo i "lazziali" Tacchinardi avrebbe meritato l'espulsione, e solo l'abilita' di Trefoloni nell'amministrarsi la carriera, ha consentito ai bianconeri di chiudere in undici. Qualche osservatore neutrale ha ricordato che Buffon ha fatto, in novanta minuti, una sola parata su punizione da distanza siderale do Oddo e l'unico pericolo che ha corso se l'e' abilmente creato con un demenziale tentativo di dribbling su retropassaggio. Papadopulo, alla DS, ha molto rognato per un rigore presunto su uno dei Filippini, ma gli ospiti non erano dei piu' adatti a dargli ragione : sia Chiesa, del Siena, sia Beretta , del Chievo, non sono abituati alla concessione di rigori quindi sono poco abituati anche a discuterne. Capello e Moggi, intervenuti prima del "Papa lazziale" (non e' una frase blasfema, Benedetto XVI, e' ormai cosa nota, tifa per il Bayern e regalava i suoi libri di teologia, in tedesco, a Trapattoni quando allenava la'...), hanno provocato un picco di antijuventinita' , anche fra i piu' convinti neutrali, con la loro sola presenza. Pare ormai probabile che Milan e Juve arriverranno appaiate alla sfida di San Siro della quale si parla gia' con enfasi degna di ben altro. Buon divertimento, e veniamo a cose meno frivole. La Fiorentina ha pareggiato a Bologna, dove, per la prima volta dopo sedici giornate (!), ha mantenuto imbattuta la propria porta. Adesso, stanti i risultati delle avversarie, i viola sono assieme a Brescia (vittorioso sulla Reggina) e al Parma, un punto sotto al Chievo, due sotto il Siena e tre soltanto sopra all'Atalanta. Sabato, tanto per gradire, al "Franchi" arrivera' il Milan, che ha pensato bene di farsi squalificare tutti i diffidati per poterli schierare, poi, con la Juve. Speranze poche, onestamente. Oltretutto l'ambiente e' in subbuglio. Ieri, un amico mi ha detto che Miccoli ha molto sacramentato dopo la sostituzione. Era stato, almeno a sui giudizio (del mio amico, intendo), il migliore in campo. Il suo sostituto, Bojinov, ha toccato il suo unico pallone a tempo praticamente scaduto dopo aver spostato il suo marcatore con una spinta, quindi a gioco fermo. Non bastasse questo, Dainelli, miglior difensore viola (anche se e' una discutibile virtu'...), e' stato pizzicato da una telecamera mentre dava una zuccata ad un avversario. Per quanto detto qualche riga sopra e per tutto il polverone sollevato sulla squalifica televisiva di Ibra' da Moggi e compagnia, mi sembra normale aspettarsi notizie in merito dalla Giustizia Sportiva. Sull'argiomento se ne sono sentite di belle e curiose. Moggi e Capello, che di solito non commenta, hanno parlato di persecuzione, di un Ibrahimovic scrutato dai molti occhi delle telecamere per poterlo poi squalificare a vantaggio del Milan. Ancelotti, poco opportunamente, ha fatto il moralista scordandosi il fatto che Sheva, nel derby di ritorno di Scempionslig, aveva fatto lo stesso con Materazzi senza che nessuno, al Milan, gli rimproverasse nulla. Aggiungendo a questo anche "l'affaire Gattuso", decisamente, era meglio che Ancelotti contasse fino a dieci per poi stare zitto. Non volevo intervenire su questa storia, ma tutto sommato cazzate più grosse di quelle che ho sentito e letto non potrei dirne, pertanto anch'io dico la mia. Le regole, mi hanno insegnato, buone o cattive, vanno comunque rispettate. Se sono cattive, dopo averle rispettate, si cambiano. Purtroppo i nuovi padroni del calcio pretendono di cambiarle in corsa, prima di rispettarle dopo che altri, meno potenti (e prepoenti) le hanno gia' rispettate. Il primo (oh, sorpresa !), anni fa, fu Berlusconi che, in una questione di "responsabilità oggettiva" e conseguente vittoria per 2-0 a tavolino per il Napoli di Maradona avversario dei rossoneri nella corsa allo scudetto, cercò di far modificare la regola citando addirittura Seneca secondo il quale "l'uso non è legge". Da allora se ne sono viste di tutti i colori, più spesso bianconeri o rossoneri a dire il vero, ed una sorte di vento "giustizialista" ha preso a spirare sul nostro Campionato. Le regole sono diventate un optional a cominciare dal fuorigioco e dall'espulsione del portiere che commette un rigore. Pertanto Moggi e Capello potevano pure starsene zitti, Ancelotti avrebbe fatto meglio a pensare alle testate di casa propria prima di stigmatizzare quelle altrui, e tre giornate possono essere una buona misura per un episodio violento sfuggito all'occhio umano e scovato da quello elettronico. Resta il fatto che la terza delle tre giornate inflitte a Ibra' verrà scontata contro il Milan, società che con le telecamere ha un rapporto, diciamo così, preferenziale. Si è comunque visto e sopportato di peggio ed il fatto che il Milan abbia monopolizzato (in passato anche piu' di adesso) l'informazione non sembra una novita' tale da suscitare tanto clamore. Altro non vale la pena di dire su questa giornata, se non un grazie all'Udinese che ha battuto il Siena . L'avra' fatto perche' le conveniva, ma nessuno (neppure lo stolido Della Valle, spero...) pretendeva lo facesse per la Fiorentina. Perche' i campionati siano regolari basterebbe che tutti, e dico tutti, giocassero sempre per vincere. E se mi chiedete cosa voglio dire, o a cosa mi riferisco, allora e' inutile andare avanti, e quindi vi saluto.
Foto da http://www.sportal.it
 "Calcio, mistero senza fine bello" era solito dire Gianni Brera, magari con la virgola in un altro posto. Nulla meglio di questa frase per descrivere gli accadimenti della trentunesima giornata di questo interminabile campionato. La Juventus, annunciata in crisi post-eliminazione, va sotto col Lecce del nemico Zeman che i filo-juventini hanno ormai elevato allo scomodo (e pericoloso, visti i tempi) ruolo di icona dell'antijuventinita' , mentre il solido Milan gioca a Siena. Facile prevedere la resa della Vecchia Signora e la fuga rossonera. Infatti accade l'esatto contrario. Non e' l'unica stranezza di questa strana giornata. La Lazio, per la primissima volta in questa avventurata stagione, sorpassa in classifica la Roma, mortificante e mortificata dalla Reggina nell'anticipo del sabato. Anche l'Inter, per distinguersi forse a suo modo, vince una gara con un punteggio inglese, 2-0, senza infierire sul fegato e le coronarie dei suoi tifosi. Il segnalinee di Kollina, a Siena, prende l'unico abbaglio anti-Milan della stagione sbandierando un inesistente fuori gioco a Shevchenko che avrebbe portato il Milan in vantaggio gia' nel primo tempo. "Fanno latte anche le galline" - avrebbe detto Gioannbrerafucarlo. Devono essere spuntati rosei capezzoli anche nel pollaio della Juventus, infatti Ibra', che con il Liverpool aveva mostrato la sua desuetudine al gol, segna una tripletta al Lecce, dopo la doppietta alla Fiorentina. Peccato per gli amici bianconeri che ne' il Lecce, ne' la Fiorentina fossero possibili avversari in Scempionslig. Unica costante in questa giornata la pessima condotta degli arbitri e dei loro complici: i segnalinee. Rodomonti, sabato sera, ha seguito lo scellerato consiglio di un collaboratore (meglio sarebbe definirlo per la sua nequizia, "collaborazionista"...) ed a Marassi, in Sampdoria-Palermo ha giudicato da rigore un mani di Grosso su rovesciatina teorica di "campioncino" Flachi. L'idiozia, di tale Coppelli mi pare, e' stata grossa. Da gridare vendetta a cielo e regolamento. Oltretutto si era al novantesimo passato di una partita decisiva per l'ammissione (teorica) alla Scempionslig prossima ventura, e che il Palermo aveva tenuto saldamente in pugno. La sconfitta, maturata in seguito al citato rigore, ha fatto perdere la testa al DS rosanero che ne ha dette di grosse in diretta TV. Di grosse, ma, "digiamolo", anche di giuste. Inutile promulgare leggi "anti-tutto" se poi si consegna il calcio a simili arbitraggi. La violenza va condannata "a priori" non si discute e le quattro giornate a San Siro sono sacrosante, nessuno ha pero' avuto il buon gusto di ricordare senza enfasi che i "bomberos" di martedi' avevano assistito prima di passare alle vie di fatto a una possibile mancata espulsione di Sheva (testata a Materazzi), un possibile rigore su Adriano (sullo 0-0) ed, infine, al misterioso annullamento di un gol buono. Certi cervelli labili non meritano circostanze attenuanti per i loro ignobili comportamenti, ma certo come concausa non si possono dimenticare certe situazioni di tensione determinatesi con la fattiva collaborazione di federazione, lega e arbitri (minuscole obbligatorie...) Non bastasse questo, nella polveriera di Brescia, in quella che era giustamente ritenuta la partita più "a rischio" della prima domenica delle nuove disposizioni "anti-violenza" e' stato provvidenzialmente inviato De Sanctis. Costui ha assegnato l'unico rigore della sua stagione (contro, dicono le statistiche , i dieci di Kollina e Rosetti) al Brescia al novantatreesimo minuto dell'incandescente sfida e, non contento, l'ha fatto ripetere dopo che il portiere bergamasco l'aveva parato. Tanto per essere chiari nell'area bergamasca erano entrati due giocatori del Brescia e due dell'Atalanta, quindi era questa da considerarsi una delle esecuzioni più regolari degli ultimi anni. Non ho avuto notizia di violenze o altri eccessi, certo il comportamento di De Sanctis non può essere considerato fattivo per il fine di portare il bene per la pace. Potrei continuare, ma non ne ho voglia. Troppe facili scemenze ho sentito pronunciare sulla violenza negli stadi. Dal povero Paparelli, a Spagnolo, passando per Heysel, e le molotov lanciate sul treno di tifosi bolognesi da "Pitone", tutte queste ed altre ignobili vicende hanno prodotto valanghe di vuote parole: fatti zero. Sulla Gazzetta ho letto che il fromboliere nerazzurro "giustiziere di Dida" sarebbe lo stesso decerebrato che qualche anno fa lanciò uno scooter dal terzo anello di San Siro. La cosa grave e' che l'ho letto come se fosse una cosa normale. Mi compliaccio con Dida che codesto scemo non abbia pensato di raggiungerlo con un Ape a tre ruote, anziche' con un petardo, ma mi congratulo anche con chi parla di prevenzione : se ha libero accesso agli stadi uno con simili precedenti che speranze possiamo avere di sradicarne la violenza? Tornando al calcio giocato, dunque, la Juventus e' tornata in fuga. La squadra di Capello appare piena di acciacchi e problemi, ma questa inattesa sconfitta rossonera apre nuovi spiragli. Adesso il campionato entra in una fase decisiva : mercoledi' ci sara' il primo responso con Juve-Inter e Milan-Chievo. Capello ha detto di sperare nelle fatiche di Coppa che potrebbero logorare il Milan, Ancelotti si dice fiducioso: il tempo dira' chi ha ragione. Per la Scempionslig l'Udinese ha perso un treno importante ed ora sembra favorita la Samp. La Roma ha infilato la quinta sconfitta su sei partite e la Lazio, che ha vinto a Bologna, l'ha addirittura sorpassata. Neppure Lotito, l'uomo dell'impossibile, avrebbe osato sperare tanto qualche mese fa. Purtroppo sembra che Bruno Conti sia destinato a scontare i peccati di tutti. La Lazietta invece pare aver trovato una convincente quadratura ed ora puo' aspirare ad un sereno finale di campionato (toccate ferro, lazziali). Chi invece non sembra avere diritto a troppe speranze e' la Fiorentina. La squadra di Zoff e' uscita sconfitta anche dal "Picchi" dove ha, come tradizione, compromesso la sua gara per il comportamento scellerato della sua difesa. Due gol presi con la difesa messa male. Stessa storia. Anzi leggermente diversa : da oggi la Fiorentina e' in Serie B. Il fieno messo miracolosamente in cascina si sta esaurendo. Il Siena e il Chievo hanno saltato i gigliati che alle spalle hanno ormai solo Brescia ed Atalanta. Adesso i "se" e i "ma" sara' meglio metterli da parte : mercoledi' arriva il Messina e si deve vincere, sperando che il Palermo batta il Brescia e contando che il Chievo venga spianato dal Milan. Se mercoledi' la Fiorentina non vince, amici viola, sara' bene abituarsi all'idea che retrocedere diventa una triste probabilita'. Oggi in TV ho visto Vittorio Cecchi Gori e un brivido freddo mi e' corso lungo la schiena... A presto, speriamo con notizie migliori.
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La XXX giornata di questo dimenticabile campionato passera' alla storia per la conferma offerta alla legge dei grandi numeri. Il Milan, dopo otto-vittorie-otto consecutive, ha concesso un pareggio al Brescia, ma la Juventus non ne ha approfittato salvando la pelle a Firenze dove, per la prima volta, ha subito più di due gol in un colpo solo Ibra',che non era da tempo segnalato sul tabellino dei marcatori, ha confermato le doti taumaturgiche della Fiorentina (e dei propri sciagurati portieri) segnando addirittura una doppietta. Il Bologna che non perdeva in casa da 10 turni ha restituito il sorriso alla demoralizzata Inter, disfatta dal Milan nel derby europeo, che non ha potuto incrementare il suo record di pareggi anche grazie ad un gol annullato all'albanese Tare. Dunque grande conferma della numerologia applicata al calcio che ha il suo trionfo addirittura in una protesta della Juve(!) per un gol non concesso per questione di centimetri (!!) a Cannavaro. Venendo al calcio giocato le cronache parlano di un Milan "risparmioso" ( "si è juventinizzato" hanno detto alla DS) che ha lucvrato oltre il lecito contro il Brescia che lo ha beffato alla fine con l'ex-romanista Wome il cui nome "non sentia mentovare da lunga fiata". A Firenze i viola hanno allungato la via-crucis dei propri tifosi con una stazione ancora inedita nella quale si contempla il "regalare due reti alla Juve senza uscire sconfitti". Una Fiorentina brillante e aggressiva si e' addirittura portata per tre volte in vantaggio con tre reti di ottima fattura (Pazzini, Chiellini e Dainelli) ed ha subito per tre volte la rimonta bianconera, nelle prime due occasioni collaborando fattivamente agli sforzi di Ibrahimovic e compagni. Imbarazzante il portiere Cejas, specialmente sul secondo dei tre gol. Mi ripeto con simili portieri la salvezza, se arrivera', e' gia' di per se' un miracolo. Sull'ultimo numero di Linea Bianca ho letto un articolo di Tony Damascelli che parla di Sacchi. Direte "che c'entra ?" C'entra, eccome. Nel breve articolo si teorizza il fatto che il pericolo non sia Sacchi, ma i "sacchisti" e credo che sia vero. Non so se ve lo ricordate, ma con l'avvento del "pressing", del "gioco intenso" e delle altre storie sacchiane, il ruolo del portiere perse progressivamente di smalto. Si arrivo' a teorizzare che un portiere andasse scelto, non tanto per il fatto che si opponesse validamente alle insidie portate dagli avversari,quanto per la sua attitudine e abitudine a giocare secondo il nuovo "verbo". In pratica il Milan mondiale arrivo' a rintronare due buoni portieri (Pazzagli e Giovanni Galli) che venivano fatti giocare alternativamente in Campionato (il primo) e nelle Coppe (il secondo). Il ruolo venne svilito, svuotato del suo contenuto "miracolistico". I Cudicini, i Sarti, gli Albertosi, gli Zoff erano ricordati, con sospetto se non con disagio, come alfieri del "primo non prenderle". Presero campo portieri costruiti in laboratorio come Pagotto e altri che mi sfuggono. Un portiere normalissimo come Bucci arrivò in Nazionale scalzando Pagliuca. Poi c'è stata la restaurazione. Guardiamo la classifica e ricordiamo qualche episodio : le squadre con i portieri migliori sono al vertice, e la vittoria milanista nel derby europeo porta piu' la firma del miracoloso Dida che di Kaka' o Sheva. I guai della Roma saranno senz'altrp dovuti ai tanti allenatori ed ai capricci di Cassano che rimpiange Capello, ma credo che la sciagurata stagione di Pellizzoli non sia estranea alla deludente classifica dei giallorossi. Idem per la Fiorentina. Dopo Lupatelli che non tiene chiuse le ginocchia, ecco Cejas. Dio ci liberi. Un portiere e subito ! A scambio di estremi difensori l'Inter non avrebbe perso in Scempionslig e la Fiorentina avrebbe battuto la Juve senza problemi, questo dice la logica oltre al fatto che sulle altre partite non c'è troppo da dire. La Lazio ha pestato il Livorno che cosi', domenica prossima, avra' un motivo in piu' per battere la Fiorentina, la Roma, zeppa di giovani, ha pareggiato 3-3 con l'Udinese e la sampdoria non è andata oltre il pari a Cagliari. Per la combinazione di questi risultati il Palermo, vittorioso contro un ottimo Messina che, viste le immagini, meritava forse un pari, torna ad aspirare alla Scempionslig. Doverosa la citazione dell'Atalanta . I bergamaschi, schiantando il Chievo, ed approfittando di molti pareggi, tornano ufficialmente in lotta per la salvezza dopo tre vittorie consecutive. Benissimo anche il Parma che ha espugnato Reggio Calabria . La cosa preoccupera' il mio amico Nick, calabrese di nascita e di fede. Coraggio, amico, verranno tempi migliori. E, nel caso della Fiorentina, speriamo anche portieri.
La settimana era passata fra polemiche e attese. Il segnalinee di Chievo-Juventus veniva sospeso, mentre qualcuno ricordava che era da carogne scaricare certe decisioni ad un collaboratore, anzi ad un sottoposto. Concetto Lo Bello, ai suoi tempi, era solito ricordare che : -"In area di rigore, io solo vedo, io solo decido"- , adesso è comodo buttare al croce addosso al giudice di linea che è pur sempre un arbitro giudicato più scarso (o inesperto) del direttore di gara. L'Inter aveva ritrovato il suo imperatore, Adriano, tre gol al Porto, e pescato il Milan nel sorteggio dei quarti di finale della Scempionslig. Le due cose assieme avevano vellicato non pochi palati interisti, e Mancini si era dato pena di suonare la carica in vista del derby europeo, sofisticando sul fatto che nell'anticipo il Milan avrebbe goduto di due ore in più di riposo, rispetto all'Inter. Ancelotti e Galliani, nella DS dopo il vittorioso posticipo milanista sulle macerie della Roma, l'hanno preso a pernacchie come meritava. "Per equità sportiva li aspetteremo al casello dell'autostrada, prima di andare a letto" - ha dichiarato l'allenatore milanista. "I miei giocatori hanno detto che li aspetteranno all' 'Hollywood' " - ha invece più carognescamente sottolineato il vicepresidente (o presidente o amministratore delegato o tutte e tre le cose assieme ?) rosseonero Galliani. Questo "Hollywood" è un locale notturno frequantato non proprio da educande e padri stiliti. La frecciata di Galliani era intinta nel curaro di vecchie storie, quelle del periodo in cui, il mercoledì, l'Inter non giocava la Scempionslig e i suoi calciatori giocavano a qualcos'altro. Il derby è ben avviato, ma perderà uno dei suoi protagonisti più attesi. Adriano si è storto qualcosa ad un ginocchio contro la Fiorentina, che invece è storta in quasi tutto, in primis nel risultato. I viola sono usciti da San Siro con un 2-3 che la dice lunga sul vano tentativo dell'Inter di allungare il suo record di pareggi. Cambiasso, Veron e Cordoba, gente che segna di rado, sono andati tutti e tre a segno nella stessa partita confermando la tradizione viola di far contenti i meno celebrati calciatori di ogni squadra. La Fiorentina era miracolosamente tornata in partita per un colpo a sorpresa di Pazzini, ma la sconfitta, nonostante i lodevoli tentativi nerazzurri di trasformarla in pareggio concretizzatisi in un autogol di Cordoba, è chiara e senza troppe recriminazioni. In testa la Juve aveva battuto, nell'anticipo, la Reggina con un gol di Del Piero, poco dopo che il Siena (ahi !) aveva fatto lo stesso contro la Lazio. Questi risultati avevano quindi messo pressione, oltre che al Milan, anche alla Fiorentina, al Chievo e alle altre disperate nel "gurgite vasto" della zona salvezza. . Il Milan ha chiuso il week-end battendo la Roma affidata a Bruno Conti, il quale avrà preso coscienza che non sempre si trovano avversari compiacenti come la Fiorentina che pur di farsi eliminare dalla Coppa Italia ne aveva inventate di curiose. Lo squadrone rossonero ha aspettato, controllato e, "giunto alfin della licenza"ha infine piazzato la stoccata. Crespo, "ex-lazziale", ha segnato il primo gol (complimenti a Panucci) e procurato il rigore del 2-0 (Pirlo). Nella seconda occasione Panucci è stato espulso per un fallo di mano volontario che aveva impedito al pallone incornato dall'argentino di chiudere la partita. Molto hanno rognato i romanisti per un fallaccio di Cafu (vecchio idolo della Sud) su Cufrè che, in quasi ogni altro posto del mondo, magari indossando qualsiasi altra maglia sarebbe stato giudicato da espulsione. Da espulsione, Paparesta, ha invece giudicato uno sgambetto di "capitan coatto" Totti a tempo scaduto. Per la Roma si mette male, buon per loro che hanno fieno in cascina. La Samp, intanto, il suo fieno per la Scempionslig l'ha bellamente sprecato. Ieri ha perso con l'Atalanta che sta riemergendo dal baratro e potrebbe divenire una mina vagante. L'Udinese ne ha approfittato (2-1 al Lecce rimasto in dieci) ed adesso è di nuovo quarta. Il Palermo ha sprecato una ghiotta occasione a Parma (3-3 all'ultimo tuffo, dopo che i rosanero erano passati sul 3-1), della Roma è inutile dire. Pirotecnico pareggio fra Livorno (in dieci) e il Cagliari (3-3 con gli amaranto in vantaggio per 2-0 e poi per 3-2) e bella vittoria del Chievo (3-1) contro il Brescia in uno spareggio salvezza deciso da una doppietta di Pellissier, cui stavolta nessuno ha tolto nulla. Detto che alla Juve, in Scempionslig, è toccato il Liverpool e che Messina-Bologna è finita 0-0, non saprei che altro dirvi. Ah, dimenticavo, alla ripresa ci sarà Fiorentina-Juventus. Serve un miracolo.
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Sembra che il campionato l'abbia organizzato Aldo Biscardi, "rosso malpelo" più che mai. Prima rigori "inesisdendi", poi gol fasulli "gongessi", infine il sogno nel cassetto di ogni biscardiano di buona volontà : un gol fantasma, decisivo, in una partita che decisiva può diventarlo. Immagino la strage di congiuntivi sacrificati sull'altare della crociata intrapresa per la "moviola in gampo", le iperboli spese sulla panacea elettronica a questi scempi arbitrali. Tutto inutile, ahimè, tutto vano, purtroppo. Un moto browniano di parole, nessuno che abbia sollevato la madre di tutte le domande : "ma come possono esistere guardalinee così scarsi ?" Il Chievo ha tuttavia incassato il colpo con grande e rassegnata signorilità. I veronesi non hanno parlato di sensori elettronici, moviole e altri ammennicoli, molto semplicemente il tecnico gialloblu ha dichiarato che "dalla panchina si era visto benissimo che il pallone era entrato..." L'affermazione, seppur espressa con tono pacato, nella sua semplicità pesa come un macigno. Il disagio espresso nel dopopartita da un personaggio salamandresco come Moggi la dice lunga sul punto a cui siamo arrivati. Eccelsi moviolisti hanno cantato la solita canzone "azione improvvisa...ribaltamento di fronte...tiro violentissimo...una questione di attimi che può aver sorpreso il guardalinee..." Fregnacce. La verità è che i nostri arbitri sono scarsi e intimiditi dall'ipotesi di sbagliare "contro", pertanto applicano una semplice regola "in dubio pro maior", ovvero se non vedo bene, meglio che decida a vantaggio di chi può farmi far carriera. Semplice e deprimente. La partita dovrebbe essere ripetuta ? L'equità sportiva dice di sì, ma si scorda il fatto che non sarebbe la stessa cosa: il Chievo, fresco e frizzante, non ritroverebbe più una Juve reduce dai supplementari col Real Madrid, quindi sarebbe un'altra partita, in condizioni e con rapporti di forza diversi. La gara ha anche regalato un finale violento con "el pollo" Olivera, goleador di giornata, resosi protagonista di una brutta reazione su un giocatore del Chievo con l'arbitro che ha posto l'accento sulla sua prestazione espellendo entrambi. La Juve ha quindi vinto segnando a pochi minuti dalla fine e così ha fatto anche il Milan, contro la Samp, in virtù di un gol dello spento Kakà. I doriani hanno retto benissimo e per un tempo sono sembrati in grado di tenere a bada gli avversari addirittura con agio. Il Milan, dal canto suo, è apparso, come la Juve, stanco per la Coppa e, forse, per altro. I rossoneri vincono sempre, da non so più quante partite, e lo fanno senza strafare, col minimo tecnico. Vittorie striminzite che obbligano ad uno stress psicologico notevole, ma vittorie determinanti perchè ottenute in un momento non felicissimo e senza poter contare su un bomber come Sheva, ancora in bacino di carenaggio. Parlere del resto appare futile o inutile dopo simili giornate. La Fiorentina ha colto un miracoloso pareggio a Lecce dopo una prestazione a tratti agghiacciante. Dalla Bona, con la fattiva complicità della barriera gigliata, su punizione e Vucinic avevano fatto paura alla Fiorentina, abbacinata "come certe civette colte dagli abbaglianti di un'auto in corsa" (citazione breriana...). Poi, nella ripresa un gol di Jorgensen ed uno, miracoloso, di Maggio hanno portato una ventata di ossigeno nella camera a gas della Fiorentina che, comunque, non può continuare a dispensare simili prestazioni senza stipulare una convenzione con una qualche struttura che si prenda cura di quel che resta delle coronarie dei propri tifosi. Nella zona pericolosa fondamentale vittoria del Livorno a Brescia e sconfitta del Parma assai più importante della conseguente vittoria della lontana Atalanta e del pari del Siena a Bologna. Importante anche la vittoria del Messina nel derby dello Stretto. In zona Scempionslig da segnalare il pareggio dell'Inter a Roma con la Lazio, e la goleada (5-1 tripletta di Di Natale) dell'Udinese alla "Favorita" dove il pubblico palermitano ha comunque regalato ai rosanero, in segno di gratidudine, una commossa ovazione. Poichè la Sampdoria ha perduto, l'unica seria novità è la netta sconfitta della Roma a Cagliari. Alla fine della partita Gigi Del Neri ha disdetto il residence ed ha salutato la compagnia. Di Trigoria e dei suoi veleni il buon Gigi ne aveva ormai le palle piene, così come di essere definito apertamente dai giornalisti romani "uomo GEA", neppure lo fosse diventato dopo Roma-Juve. Al suo posto Bruno Conti. Dispiace che uno come lui, uno degli ultimi al di sopra dei colori e delle fazioni, metta la sua faccia in una storia così brutta. La Roma appare in caduta libera, domenica il Milan l'aiuterà senz'altro a risollevarsi... magari verso il basso. Auguri dunque a Bruno Conti che in Spagna ci fece sognare un calcio decisamente diverso da questo. E' doveroso fare un passo indietro sul turno di Scempionslig. Il mio favorito, il Barcellona, è stato eliminato dal Chelsea (a anche da Kollina...), le italiane sono passate tutte e due in attesa dell'Inter per un bel tris. I nostri avversari, al solito, sono stati molto più bravi a ricoprirci d'improperi che ad affrontare le nostre squadre sul campo. Il Milan ha regolato con agio gli inglesi del Manchester che a San Siro sono apparsi più simili all'"Esercito della Salvezza" che alla "Red Army". I rossoneri li hanno prima domati con tranquilla determinazione (ossimoro), poi Crespo ha segnato il gol della vittoria. L'unico brivido è arrivato da un palo del vecchio leone gallese Ryan Giggs, mentre i temutissimi Wayne Rooney e Van Nistelrooy hanno combinato pochino. Altra musica al "Delle Alpi". I "vecchi draghi" del Real hanno supposto di aver già domato una Juve poco incisiva ed a una ventina di minuti dalla fine Luxemburgo ha deciso di far rifiatare Zidane. Più o meno contemporaneamente Capello si voltava verso "Lazzaro" Trezeguet e gli gridava un "veni foras" carico di struggenti aspettative. Trezeguet entrava per Del Piero anzichè, come atteso da tutti. al posto di Zalayeta. Alla prima palla utile il satanasso francese ha infilato un gol da grande centravanti su assist di Ibrà e per il Real, a soli 15' dal finis, ha preso a mettersi male. Nei supplementari, dopo l'espulsione di Ronaldo, le cui stupide sbruffonate ("vinceremo con tre gol") hanno garantito una fischio continuo durante la gara, Zalayeta ha segnato il gol della vittoria a poco dal termine, confermando di avere un fatto personale con le grandi squadre spagnole. Arrigo Sacchi, "nuevo Director" delle "merengues", è apparso più ciarliero prima della partita, quando ha stigmatizzato i vizi del nostro calcio, che dopo. La sua "mano" comunque già si nota : il Real Madrid, infatti, non era mai uscito dalla Scempionslig prima dei quarti. Auguri anche a lui, quindi . Buon lavoro e continui così.
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Hanno subito detto che "è stata una giornata nera per gli arbitri". Vorrei me ne indicassero una "bianca", ovvero positiva, ogni tanto. I maligni l'hanno definita "bianconera" alludendo alla vittoria della Juve all'Olimpico, dopo una gara cattiva e velenosa. Avevo dato pronostico pieno alla Roma (2-0), ma forse avevo sottovalutato la carica negativa che ha limitato il potenziale tecnico dei giallorossi che si sono dedicati a piccole vendette personali favorendo la Juve, più tetragona allo scontro fisico e più abituata a gestire certe pulsioni. Oltre a questo ci si è messo Racalbuto col suo ruolino di marcia da mediocre (prima di sabato sera aveva arbitrato diciassette volte la Juve e sedici volte la Roma e nessuna delle due era mai uscita sconfitta...) coadiuvato dai suoi "collaboratori di giustizia", Ivaldi e Pisacreta, che ne hanno combinate "più di Carlo in Francia". Rubo la battutta al grande Sandro Ciotti :-"Ivaldi e Pisacreta: solo i guardalinee hanno cognomi così !". Già, "guardalinee". Ora li chiamano "collaboratori" e li hanno confusi. Prima sapevano che il loro compito era quello, adesso spaziano. E sbagliano. Leggerete fiumi di veleno sull'operato di Ivaldi ("Stimatissimo signor Ivaldi...", comincia così la lettera che è il prologo di "Una ballata del mare salato", capolavoro di Hugo Pratt...) e soprattutto di Pisacreta, alla vigilia definiti i migliori guardalinee, ovviamente del Mondo. Hanno sbagliato valutazioni facilissime (fuorigioco di Cannavaro e Ibrà sui gol bianconeri buoni, segnalazione sbagliata, sempre su Ibrà, in occasione del possibile terzo gol juventino...), azzeccando autentiche finezze (fuorigioco passivo di Montella e un altro in occasione del pareggio di Cassano...). Pisacreta si è addirittura lasciato apostrofare (eufemismo) dai calciatori romanisti (in particolare Montella) in occasione della concessione del rigore per fallo su Zalayeta senza darsene per inteso, segno certo di una coscienza non proprio pulita, confermata da un certo permissivismo postumo nei confronti dei giallorossi (Totti, già ammonito, ha preso a pallonate l'arbitro...Del Piero schiaffeggiato da Cufré...). Un disastro. Della partita non so dire molto. Ho inteso che nel primo tempo il gioco effettivo sia stato limitato a soli 16'. Spero di aver cpito male, altrimenti si tratterebbe di un record, quasi certamente, e di una vergona, di sicuro. Di certo c'è che la Juve ha vinto e, secondo me, il clima da Fort Alamo creato da giornalisti, tifosi giallorossi eccellenti e dotati di grande visibilità, e varia umanità l'ha favorita non poco. Pare che addirittura lo speaker dell'Olimpico abbia taciuto i nomi dei reprobi Zebina e Emerson, oltre che quello di Capello, che da oggi, quindi, può essere manzonianamente definito "l'Innominato". Con questa vittoria, credo insperata, la Juve ha risposto al Milan che ha sudato le proverbiali sette camicie per piegare la cenerentola Atalanta. Anche qui l'arbitro ha dato prova di sè, omettendo di espellere Nesta per fallo da ultimo uomo su Makinwa che ha fatto letteralmente dannare l'intera difesa rossonera. I bergamaschi hanno messo in difficoltà un Milan rimaneggiato per turn-over e nel quale si è rivisto Pippo Inzaghi che, com'è ovvio, ha messo il suo zampino nel gol della vittoria segnato da Pirlo all'ultimo assalto, secondo la recente tradizione della squadra del presidente del consiglio (minuscole volute). Oltre a Sheva, infortunato, hanno riposato Cafu, Rui, Gattuso e anche Kakà che, raccontano, si sia riposato giocando. Passato in vantaggio con Ambrosini, raggiunto subito da Makinwa, il Milan ha fatto il colpaccio con Pirlo quando ormai albeggiava. La squadra di Ancelotti è alla sesta vittoria consecutiva, e la cosa è ancora più importante in quanto, unanimemente, il periodo che attraversano i rossoneri è definito "poco brillante". Lo scorso anno il Milan si era fermato a sette vittorie imponendosi alla Roma nella corsa al titolo, quest'anno la storia sembra destinata a ripetersi. Il resto della giornata è stato favorevole a Inter e Sampdoria, entrambe vittoriose, in due partite decise dagli arbitraggi che hanno fatto uscire anzitempo Zeman a San Siro, in Inter-Lecce, e arrabbiare un personaggio proverbialmente misurato come il presidente Campedelli, negli spogliatoi di Marassi. A Milano l'arbitro ha regalato un rigore all'Inter (che ha comunque meritato) a poco dalla fine, mentre a Genova l'arbitro Din-Don-darini ha concesso un inevitabile rigore al Chievo, poi, una volta trasformato da D'Anna, l'ha fatto ripetere (rara avis) perchè al momento del tiro c'erano otto giocatori in area di rigore. D'Anna ha calciato nei guanti di Antonioli, e stavolta Dondarini ha detto che andava bene, anche se in area erano in millanta, e tutti sampdoriani. Basta così. Dietro, colpaccio del Brescia a Siena, vittorie ossigenanti della Fiorentina con la Reggina e del Parma col Cagliari in una sfida per duri di cuore. Ma ha senso parlare di emozioni e di gol con un Dondarini ed un Racalbuto a piede, pardon, a fischietto libero ?
Potrei cominciare annunciando l'avvenuto aggancio del Milan alla Juve, l'ennesima follia dell'Inter incapace di affrancarsi da sè medesima e dalla sua natura bizzarra anche nel giorno che poteva rilanciarla addirittura verso un derby di resurrezione. Potrei dirvi della doppia vittoria della Roma e della Lazio e di come "capitan coatto" Totti abbia provveduto a farsi ammonire e far scattare la squalifica per evitare il rischio di saltare lo scontro prossimo venturo col suo ex allenatore Fabio Capello. Vi dovrei raccontare della prima tripletta di "campioncino" Flachi e della vittoria del Palermo col Lecce che aprono a blucerchiati e rosanero il diritto a speranze europee "di prima fascia", della vittoria del Parma nello spareggio col Brescia di Cavasin e di quella dell'Atalanta che ha messo fine, nella giornata meno temuta, alla lunga striscia d'imbattibilità del Bologna. Questo dovrei fare per onestà di cronaca, ma quello di ieri era il giorno del "derby" fra Siena e Fiorentina, due città che non sono mai andate troppo d'accordo. Eufemismo. Nella terra dei campanili, quella fra Siena e Firenze è la rivalità più radicata. I senesi, quando il Siena era lontano dal grande calcio, non hanno mai gioito per le fortune viola, anzi si sono schierati apertamente con la grande nemica, la Juventus dalla quale hanno anche mutuato la casacca. Quando, nel 1982, la Juve superò la Fiorentina allo sprint dell'ultima giornata nella lotta per il tricolore, a Siena festeggiarono con convinzione e trasporto. Il giorno dopo su un muro che correva lungo il raccordo autostradale una vindice mano di sicura fede viola aveva tracciato la seguente frase :-"SIENA DI TRE COSE E' PIENA, DI TORRI, DI CAMPANE E DI FIGLI DI P...."-. Naturalmente con caratteri alti un paio di metri. Non bastasse la fiera rivalità fra senesi e fiorentini accentuata da questi trascorsi calcistici, la sfida del "Franchi" (persino gli stadi hanno lo stesso nome...) arrivava anche in un momento topico del campionato con viola e bianconeri in lotta per la sopravvivenza. I giornali locali e nazionali hanno scomodato la storia per parlare di questa partita, attesa e temuta, l'hanno chiamato, senza mezzi termini, "il derby di Montaperti". Settecentoquarantacinque anni fa, in ben più tragiche circostanze, senesi e fiorentini si scontrarono una feroce battaglia, presso il fiume Arbia. Fu una battaglia tanto sanguinosa , secondo il sommo padre Dante, che il fiume si sarebbe colorato di rosso per il sangue versato dai ghibellini senesi e dai guelfi fiorentini. In verità con i senesi combattevano molti di quei "ghibellin fuggiaschi" fiorentini, cosa che ha contribuito a far sì che l'affronto non fosse mai dimenticato nei secoli. La tradizione vuole che in quella occasione decisiva per le sorti dello scontro fu la perdita del confalone fiorentino che gettò scompiglio nel campo guelfo. Naturalmente, com'è loro tradizione millenaria, i fiorentini attribuirono quella sconfitta al tradimento. Non bastasse che il miglior comandante dei senesi fosse allora Farinata degli Uberti, fiorentino, anche la perdita del vessillo di guerra, e il conseguente sbandamento della fanteria guelfa, pare fosse avvenuta per mano di un certo Bocca degli Abati, guelfo fiorentino, che con un solo colpo di spadone troncò l'avambraccio di Jacopo dè Pazzi che reggeva appunto il confalone e raccoltolo passò con tutti i suoi uomini dalla parte dei ghibellini senesi. Le fila guelfe si scompaginarono e la battaglia si trasformò in un proditorio mssacro. Una volta sterminati tutti gli avversari sul campo di battaglia, i senesi portarono il carroccio fiorentino coperto di sangue in città ove lo esposero con la dovuta enfasi. Poi mossero su Firenze, la conquistarono ed i fuorusciti ghibellini si presero la vendetta cacciando i guelfi dalla città e decidendo su due piedi di raderla al suolo. Fiorenza fu salvata solo dall'intervento illuminato di Farinata degli Uberti, vincitore ma non marrano, che durante una "convention" tenutasi nella vicina Empoli si oppose con fiero patriottismo alla scellerata decisione propugnata dai più scalmanati. Questa in due parole è la storia, con queste premesse difficile che fosse una partita come un'altra. Le vesti di Farinata degli Uberti le ha vestite, "com'io temea", l'arcolaio norvegese Tore Andre Flo che ha svettato in beata solitudine (e prepotente elevazione) su un manipolo di zombi in maglia viola. La sua incornata perentoria è stato il potente fendente che ha abbattuto il traballante vessillo viola. Era passato da poco il quinto minuto di gara, il che mi obbliga a ricordare che chi ben comincia è a metà dell'opera. Temevo anche la malignità dell'arbitro, essendo, secondo i bene informati il Siena ben appoggiato dalla GEA, la Spectre del nostro calcio. Invece il signor arbitro ha mostrato solo la sua insipienza espellendo il senese Pasquale per uno scontro con Ariatti che è apparso del tutto fortuito ed innocente. Un golletto di Pazzini su zuccata fortunosamente smarcante di Riganò è stato negato per motivi imperscrutabili, ma è pur vero che la decisione di espellere un senese anzichè Ariatti (come lo stesso viola aveva mostrato di temere), o tutti e due, ha consentito alla Fiorentina di giocare un'ora in superiorità numerica. Un altro ghibellin fuggiasco, l'ex-viola Manninger, un "lanzknecht" passato al soldo dei senesi, ha validamente difeso la porta bianconera dai confusi assalti fiorentini. Il solo Miccoli avrebbe avuto il pallone per pareggiare, ma il "lanzknecht" l'ha confuso uscendo bravamente e, mulinando le braccia come se brandisse uno spadone, l'ha confuso fino a farsi centrare piuttosto bischeramente. Alla fine i senesi hanno festeggiato com'era giusto che fosse e con la spregiosità tipica di noi toscani. L'immagine della curva festante, trasmessa da 90° minuto, mi ha ricordato quel verso della canzone di Battisti "planando sopra boschi di braccia tese". All'epoca Lucio Battisti ebbe noie di carattere politico, vedendo alcuni un'allusione al saluto romano, a Siena non c'era questo problema: le braccia non erano tese ma piegate e nella doccia del gomito batteva l'atra mano ad indicare dove legioni di nonni senesi erano usi portare l'ombrello quando uscivano a passeggio ed il tempo prometteva pioggia.
"Nunc alea jacta est" la Fiorentina è ufficialmente nella m...ischia della zona retrocessione. Immagino la triste transumanza dei tifosi viola sulla superstrada Siena-Firenze, mi immagino gli sfottò di altri nipotini ansiosi di far conoscere le abitudini dei padri dei loro padri, essendo già note , ai fiorentini, quelle delle loro madri. Buon per i senesi che sapranno godere di questo momento. Sono gente arcigna, ma che sa godere i piaceri della vita. Corrono il Palio e non c'è barba di animalista, per quanto convinto, che si attenti a denunciarne seriamente la ferocia nei confronti dei poveri cavalli costretti a spezzarsi gambe e altro sul selciato della piazza più bella del mondo. Quando una contrada vince il Palio festeggia il trionfo con una cena solenne ed a capotavola siede il cavallo, che presenzia anche a tutte le funzioni religiose. Logico pensare che stavolta il posto d'onore sia riservato a Tore Andre Flo e Dieter Manninger, "lanzknecht" nordici cromosomicamente incapaci di comprendere simili mattane e festeggiamenti per una partita di calcio. Che ne sanno loro di Montaperti, Jacopo dè Pazzi e Farinata degli Uberti, che ne sanno loro che in Toscana settecentoquarantacinque anni sono un battito di ciglia ?
Il calcio è un gioco curioso, nella sua specificità, addirittura bizzarro. Accade, a Firenze, che il bomber più in forma del Campionato, tale Gilardino, si liberi dopo appena una trentina di secondi dal via davanti al povero Lupatelli (che nelle ultime settimane aveva subito la calcistica onta del tunnel da mezza serie A) e il portiere viola salvi incredibi lmente un gol che sembrava inevitabile. A Torino, invece, il panchinaro Del Piero viene schierato, inopinatamente per tutti, nella convalescente Juventus che viene da due scoppole consecutive e deve affrontare la poco raccomandabile Udinese, superata poi per 2-0. Il fatto di giocare deve sorprendere anche Pinturicchio che, forse già rassegnato al freddo della panchina , si era messo la maglia a maniche lunghe e se l'è fatte tagliare con le forbici del massaggiatore. A San Siro, Sinisa Mihajlovic. "lazziale" storico del secondo scudetto, si toglie lo sfizio di una doppietta alla Roma, proprio quando molti cominciavano a chiedersi se giocasse ancora in serie A o fosse ritornato nel natìo Montenegro. All'Inter, dove da tempo il contatto con la realtà è un optional, dopo il 2-0 contro i giallorossi , qualcuno ha ricominciato a sperare nello scudetto e a prodursi in calcoli e macumbe tali da consentire teorici recuperi sulla Juve ed il Milan. Questo fa capire cosa si arrivi a fare per campare anche nel grande calcio. Accade infine a Reggio di Calabria che proprio il Milan vinca in ragione di un autogol degno della Gialappa's, perpetrato da Zamboni contro i suoi colori, mentre i colori rossoneri trovano in Dida un sicuro paladino. Quattro flash per sintetizzare la follia del gioco, la casualità dei risultati. Gilardino fallisce il gol dell'immediato vantaggio del Parma, a Firenze, cosa che invece non fa Ibrà per la Juve, a Torino; risultato : la Fiorentina prende coraggio e batte il Parma con un Chiellini non più disperante ("l'ha rigenerato la Nazionale"- ha avuto il coraggio di dire qualcuno) e Miccoli e la Juve vince una partita decisiva con l'Udinese. Semplifico troppo ? Non credo. Una viola sotto in avvio ed una Juve impastoiata e priva di guizzi come quella delle ultime due gare, non avrebbero avuto troppe chanches. Invece Camoranesi ha saputo aggiungere un suo gol (veramente splendido) a quello di Ibrà, sempre in avvio di tempo segno che l'Udinese non brillava certo per concentrazione e Zoff, dal canto suo, ha potuto fare pensieri meno cattivi. All'Udinese, ma sono solo dettagli, è stato annullato un gol buono sullo 0-2 e poco prima (o poco dopo) un suo giocatore è stato segnalato in offside altrettanto inesistente. Questa seconda volta, Buffon aveva già provveduto, precedendo il segnalinee e opponendosi alla minaccia. Forse per sicurezza l'uomo in nero è ugualmente "salito" (come dicono i moviolisti non tutti appartenenti all' Accademia della Crusca), per fermare l'azione. I "se" ed i "ma" urlati dai soliti noti hanno vivisezionato il resto della gara alla luce della mancata concessione del punto ai friulani. I più onesti hanno detto che la Juve ha giocato bene ed ha meritato, ma è anche vero che l'episodio alimenta certi cattivi pensieri che non ha solo Zoff. Anche il Milan ha i suoi crucci. Ancelotti è stato costretto a difendersi come se avesse perso la partita, e l'allenatore Campione d'Italia e d'Europa ha dato misura di grande serenità riuscendo a dominarsi di fronte a una sequela di castronerie con pochi paragoni nel recente passato. Il presidente (del Consiglio) non gradisce vincere in maniera così poco elegante e soprattutto non ama schierare un Milan utilitaristico. Racalbuto, nell'occasione, è stato discreto ed i suoi peccati riguardano una teorica mancata espulsione per Nesta e il non aver visto un fallo di Kakà (manata in faccia all'avversario) nell'azione che poi (e in maniera incongrua) avrebbe dato il gol (!) della vittoria ai rossoneri. Dopo il vantaggio, ecco di cosa viene poco velatamente inquisito Carlo Ancelotti, il Mlian, anzichè sbriciolare la Reggina e "vencer de goleada", ha lucrato badando a riposarsi e a portare a casa i tre punti buoni per la Juventus e la classifica. Tornando agli arbitri è stata una giornataccia. Anzi un'altra giornataccia. Al Messina è stato convalidato un gol in fuorigioco di metri, al Brescia ne è stato dato un altro dopo due tocchi di mano consecutivi da parte del realizzatore , tale Zoboli. Il Siena, avversario dei siciliani, si è lamentato molto (un paio di rigori non concessi oltre al gol irregolare) e la cosa preoccupa in quanto domenica è previsto uno scontro-salvezza con la Fiorentina per il quale il presidente De Luca ha auspicato la direzione di Kollina. Anche il Cagliari, nel dopo partita di Brescia, ha fatto sentire la sua voce, sappia però Cellino che non sempre basta. In zona Scempionslig, la Roma, l'Udinese e la Sampdoria sono uscite tutte battute ed ora la lotta potrebbe restringersi ad un solo posto cui potrebbe aspirare anche il Palermo, che ha pareggiato a Bologna. Grave la battuta d'arresto dei giallorossi, sconfitti in uno scontro diretto dall'Inter e dal proprio portiere, e, soprattutto della Samp, la cui tendenza a compiacersi di sè medesima è stata punita dal pragmatismo del Livorno e dall'astuzia di Lucarelli che ha imbucato la palla sotto la barriera che, aspettandosi il classico "colpo a scavalcare", era saltata come un sol uomo. Quasi mi dimenticavo, dopo aver detto del Lecce (3-0 al Chievo), dei "lazziali" cui un gol di Makinwa ha regalato una poco gradita escursione all'inferno, rimediata in extremis, dopo il pareggio di Bazzani, da un gol di Liverani, noto tifoso giallorosso. Come per la Fiorentina tre punti di puro ossigeno, con un Papadopulo sempre più torvo ed una situazione societaria sempre più disperata. Lotito è talmente alla "canna del gas" da chiedere clemenza al fisco... Auguri, amici "lazziali", ma la vedo brutta. La zona retrocessione si è, se possibile, ancor più intorbidita. Se l'Atalanta è ormai KO ed il Livorno, in virtù di tre punti d'oro ha leggermente allungato, dal Messina (28 punti) al Siena (22) difficile capire chi è messo meglio. Domenica ne sapremo di più : oltre a Siena-Fiorentina sono infatti previsti anche Parma-Brescia e Chievo-Lazio. Chi perde passa una brutta domenica. Garantito.
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Sette giorni fa, sembrava tutto scritto. Persino il "generale" Capello, uomo di proverbiale prudenza, aveva ammesso che gli otto punti di vantaggio potevano risultare "importanti" per l'esito della corsa allo scudetto. Stasera, dopo due turni di campionato "compressi" in una settimana, tutto è ritornato in ballo ed il "Diavolo" è adesso, anzi nuovamente, a due sole lunghezze di distanza. Poco altro da dire: il calcio è questo, fra le poche certezze che ci dispensa c'è senz'altro quella che di sicuro non c'è nulla. La Juve, in questa "tranche" del torneo, ha giocato contro due delle realtà emergenti più belle del Campionato, la Sampdoria di "Monzon" Novellino ed il Palermo del "filofelsinate" Guidolin, ed ha perso due volte nel modo più preoccupante : zero reti segnate e due mancati recuperi con tre quarti e più di gara a disposizione . Il Milan, nella stessa porzione di calendario, ha disposto facilmente del Messina, in Sicilia, e poi ha fortunosamente rimontato la Lazio, a San Siro, giocando a detta dei suoi più affezionati cantori "la peggiore partita della stagione". Volendo "leggere" nelle metaforiche interiora dei risultati direi che è meglio essere milanisti: perdere sei punti in due partite, anche se nelle due precedenti se ne erano guadagnati altrettanti, non è cosa da poco. Questa altalena di rendimento depone male per la condizione di Juve e Milan che, oltretutto, si stanno inguaiando pesantemente con il solito "turn over" in vista anche della Scempionslig prossima ventura. Brutta gatta sta diventando la gestione di Del Piero lasciato a marcire in panca con la Juve in svantaggio ed una sostituzione a disposizione, mentre l'inserimento di Sheva, lasciato precauzionalmente in panchina all'avvio per poterne negare la convocazione alla Nazionale ucraina, ha salvato il Milan. La situazione è instabile, e non la migliorano gli arbitri. Ibrà andava espulso per vigliacca scarponeria a Palermo, e così poteva essere per Stam nell'azione del rigore concesso alla Lazio (ma ci credono solo quelli che pensano che la maglia non conti nulla...), inutile dire che non se n'è fatto di nulla. Potrei adesso parlare delle follie dell'Inter, che per cominciare a giocare deve andare sotto di due reti, del formidabile campionato dell'Udinese, Palermo e Sampdoria (queste ultime citate alla voce Juventus), dell'ennesimo capolavoro di "Carletto" Mazzone che col suo Bologna "sta giocando" -dice chi l'ha visto- "il miglior calcio d'Italia", ma non posso.
Devo infatti occuparmi della Fiorentina. "Pier Capponi" Della Valle, accusato dai "mullah" del tifo viola di troppo oculata amministrazione che i francesi chiamano tirchiaggine e da noi si definisce "braccino", ha smodatamente allentato i cordoni della borsa nel mercato di riparazione. In maglia viola sono approdati, in un colpo solo, Bojinov, Donadel e Pazzini (per adesso quest'ultimo ancora indisponibile). Affidati alle sapienti mani di Dino Zoff questi nomi sono stati sufficienti a risollevare il morale dei tifosi, ma il campo ha risposto in maniera diversa e molto amara per il colore viola. Sconfitta con il Palermo in casa, poi crollo pauroso a Genova. Soprattutto è preoccupante questa seconda partita e l'ambiente in cui essa è maturata. Dondarini, arbitro di provata incompetenza, ha messo fuori dopo soli 8' Bojinov e poi, quando erano trascorsi ulteriori 22", anche Delli Carri. La cosa ha fatto pensare a fatti di campane e trombe persino il saggio Dino Zoff, che ha parlato chiaramente di "cattivi pensieri". Inutile dire che le parole pesanti di Zoff (uno che era abituato a parlare poco perchè ha sempre giocato ed allenato in posti soleggiati) hanno sollevato un vespaio di polemiche, ma oltre a queste, anche una significativa "inchiesta federale". Vedremo se tutto sarà archiviato con un "non luogo a procedere", come ha fatto capire un sorridente Galliani alla DS, oppure se si troverà veramente l'evidenza di un legame fra la lotta di potere in seno alla lega (minuscola voluta) fra lo stesso Galliani e Pier Capponi Della Valle. Parecchi hanno espresso sorrisi di compatimento nei confronti di Zoff e della Fiorentina tutta, lasciando intendere che si può voler credere a tutto, ma che certe scuse da piagnoni non sono eleganti. Può essere. Io da tempo sostengo che l'ottavo posto cui mirare era quello dal basso della classifica, vale a dire il dodicesimo assoluto. A tanto poteva (e può ancora con i rinforzi) aspirare come massimo traguardo un sodalizio che due estati fa non sapeva di giocare in B fino a luglio, e che l'anno scorso non ha avuto la certezza di giocare in A che dopo uno spareggio con le inevitabili conseguenze sulla condotta di mercato. Condotta imputabile non solo alla poca passione viola del conducator marchigiano, ma anche ad oggettive difficoltà di programmazione. Tutto vero. Oddio, la Fiorentina gioca male, escluso Miccoli non ha calciatori di provato valore a livello di Serie A, la sua difesa è una gabbia di matti, il portiere ha incassato ieri per la terza volta un gol con un pallone che gli è passato fra le gambe, ma è anche vero che non ricordo in trenta e più anni di calcio visto e vissuto una doppia espulsione ai danni di una stessa squadra in meno di 10' . E che non me lo ricordi io transeat, il grave è che non se lo ricorda neppure Dino Zoff che qualche partita, a differenza di me, oltre che averla vista l'ha pure giocata. Bojinov è stato sciocco ed istintivo, tampinato da Volpi ha piazzato una spinta col gomito che l'avversario gli ha restituito con gli interessi. L'ammonizione del bulgaro sarebbe già stata una misura già eccessiva per la gravità del fallo, figurarsi l'espulsione. Delli Carri, poveraccio, venti secondi dopo la ripresa del gioco deve essersi lasciato sfuggire qualche apprezzamento sulla moralità della signora Dondarini, ed il figlio ha lavato sbrigativamente l'onta sul blasone materno con un altro cartellino purificatore. Da quel che ho visto mi sono sembrati molto imbarazzati anche i giocatori della Samp, che, forse per senso della misura e carità cristiana )oltre che per cameratismo concittadino come nel caso di Flachi) hanno omesso di festeggiare dopo le segnature. E' questa l'unica consolazione.
Il "generale" Capello si è travestito da Dea Minerva ed ha, benevolmente, restituito, al povero Del Piero-Ettore la lancia persa in duello e costui, segnando il gol del 2-0 della Juventus su un rigore concesso da Kollina ai bianconeri, è tornato nell'Olimpo del Campionato e dei suoi campioni. Le Porte Scee stavolta erano a Bergamo e curiosamente, ma non troppo, per completare l'allegoria la squadra avversaria di Madama Juventus portava il nome della leggiadra e velocissima ninfa Atalanta. Questa figurazione non è mia, l'adoperò, dopo Omero, Gianni Brera per descrivere il gol del 4-3 di Italia-Germania '70. Allora le Porte Scee erano all'Azteca e Gioannbrerafucarlo impiegò questa similitudine mitologica per spiegare come Gianni Rivera, dopo essersi scansato su una cornatina di Muller, si era riscattato battendo Maier per entrare con l'Italia in finale e da solo nell'immaginario collettivo di un'intera generazione. Del Piero avrà meno ritorni immediati dalla scelta del suo allenatore, ed il suo golletto su rigore vellica molto meno i palati dei tifosi di calcio di quel lontano gol messicano, ma anche in questo caso il fatto consiste eccome. Il povero e spaurito Del Piero di sette giorni or sono, il cuneo della contestazione pro-Pinturicchio che sembrava scalfire la granitica sicurezza della Juve di Fabio Capello, adesso è di nuovo tornato un simbolo sorridente di una squadra che veleggia otto punti avanti alla sua grande rivale, quel Milan che è incappato nella seconda sconfitta consecutiva contro una squadra di seconda o terza fascia. Erano oltre quarant'anni che il Bologna non la spuntava nella San Siro rossonera, l'ultima volta l'allenava Bernardini e i rossoblu avrebbero poi vinto lo scudetto. Oggi in panchina dei rossoblu siede l'ultimo grande allenatore "vero" del calcio italiano, un allenatore che non ha mai avuto la possibilità di scegliere, tanto per dire, fra Del Piero e Ibrahimovic, ma che ha sempre tirato fuori il meglio dal quel poco che gli è stato affidato. E' lui il protagonista di questa domenica, ancor più e ancor prima di Capello e Del Piero che occupano la prima pagina di tutte le trasmissioni domenicali. Che per il Milan fosse una giornataccia lo si è capito quando De Santis ha deciso di annullare per un'azione fallosa del tipo che di solito viene fischiato solo contro il Bologna (vedi la partita con la Juve ed il gol di Nedved...) un golazo di Dhorasoo. Il sospetto è che abbia deciso per l'annullamento per non avere il fastidio di scrivere un nome così astruso sul tabellino. "Aspetto che segni Kakà" - avrà detto fra sè De Santis che quanto a stravaganza ha pochi rivali. Invece ha segnato Locatelli - "che fa le cose perbene" - dicono i tifosi rossoblu. Andato in svantaggio il Milan ha attaccato con confusione superiore al consentito ed ha incappato, col povero Sheva, nello stesso tipo di infortunio che costò la finale 1982 a Antognoni. Allora i tacchetti del polacco sfregiarono il collo del piede al bell'Antonio, ieri quelli di Gamberini hanno fatto un buco nel muscolo tibiale dell'ucraino. Perduto Sheva, il Milan ha perso prima la testa e poi anche la partita. Adesso sono otto i punti che lo separano dalla Juve che ha vinto a Bergamo grazie ad un golazo di Olivera oltre al citato punto di Del Piero su rigore. Altro protagonista della giornata è Gigi Del Neri che, zitto, zitto, ha portato la Roma in zona Scempionslig. Dopo una serie di sfottò, non tutti di buon gusto, Gigi ha messo a segno un filotto di vittorie ed adesso è pronto ad agganciarsi al treno che porta nell'Europa che conta. Col Messina la sua Roma è andata sotto 0-2, poi, nella ripresa, Totti, Cassano e Mancini hanno ribaltato il punteggio al termine di una partita che alla Tv hanno definito con aggettivi che vanno dal classico "avvincente" al romanesco "gajarda". Malissimo i cuginetti che, invece, si sono fatti rimontare a Reggio Calabria dove erano andati in vantaggio ed avevano cercato di resistere sulle barricate fino al colpo di grazia del 93mo minuto. Della Fiorentina di Zoff vi saprò dire, intanto i difensori viola hanno preso un altro gol da "oggi le comiche", stavolta segnato per il Cagliari da Esposito. La stessa Fiorentina ho sentito avrebbe meritato il pari ed ha sbagliato qualche possibile gol per tragica insipienza dei suoi avanti, o troppo lenti o troppo scarsi o tutte e due le cose assieme. -"Miglioreremo"- ha detto qualcuno in TV ed alla radio. In effetti peggiorare mi sembra più difficile. Confidiamo in Zoff e nel suo "aplomb", ma c'è poco da stare allegri. Mentre scrivo questo commento l'Inter sta vincendo a Palermo con un gol di Vieri, tenendo conto che l'Udinese ha perso ancora, e la Sampdoria ha pareggiato col Siena per i nerazzurri sarebbe un colpaccio. Ma c'è tempo per pareggiare com'è loro costume. Tempo che è mancato al Livorno col Chievo ed al contestatissimo Brescia che punta le sue speranza sul neo acquisto Del Vecchio, segno che ci si attacca a tutto.
E' andata come doveva andare. La giustizia del calcio ha trionfato di chi, miserablmente, si ostina a credere nelle streghe. Cominciamo subito dalla fine, così ci leviamo il pensiero. "In cauda venenum". La saggia ammonizione latina è stavolta dedicata alla Fiorentina per la quale il posticipo si è rivelato un indigesto cocktail di arsenico e cianuro. Quando ho visto Montella volitare (aulico) come gentil farfalletta fra le vispe Terese della difesa(?) viola ho avuto un "flash" e mi sono reso conto di quanto fossi stato imbecille (nel senso di aver ceduto alla debolezza, e anche nel senso letterale del termine) ad aver sperato che l'Epifania laziale potesse ripetersi in viola. L'aeroplanino-farfalletta giunto al fin della licenza ha toccato la palla fra le ginocchia improvvide di "belli capelli" che, per buona misura, col tacco ha spedito palla nella propria rete. "Raca" ingiustissimi sono piovuti al solo indirizzo di Lupatelli (detto "belli capelli" per motivi di scriminatura larga) come se il far fare il porco comodo suo ad un centravanti nella propria area di rigore ricadesse nei compiti assegnati da Buso a coloro che lui si ostina a considerare difensori. A carico di "belli capelli" il fatto che era recidivo: già nel primo tempo si era fatto sorprendere fra le ginocchia da un fendente teorico di Cassano da destra. Qualcuno farebbe bene a ricordare a Lupatelli, con parole ferme, che stare in porta con le ginocchia larghe può avere delle controindicazioni paragonabili, come esito, al raccogliere la fatidica saponetta in una doccia di Alcatraz zeppa di portoricani arrapati. Buso, con la faccia triste, ha ammesso che la serata non era stata propiizia per i portieri, in quanto anche Pellizzoli ha dato mostra di sè regalando il gol a Maresca dopo aver fatto segnare anche Miccoli cui, ingiustamente, il guardalinee aveva sottratto il punto. Dice che all'Olimpico Pellizzoli lo chiamano "saponetta", dopo averlo visto parare è facile capire perchè. La scempiaggine arbitrale era stata prima pareggiata da una chiamata senza senso per un fuorigioco inesistente di Cassano, ma poi tornata a pesare sul gobbo viola (ossimoro occulto) a causa di un fallo multiplo non visto nell'incipit dell'azione del pareggio giallorosso. Sostanzialmente, tuttavia, sono cazzate, mi si passi il francesismo. La Fiorentina, cui io avevo avuto l'uzzolo di dare pronostico pieno, è poca cosa ormai certificata. Buso, poveruomo, non ha l'esprit necessario a galvanizzare, anzi, con la sua figura a metà strada fra il Dracula di Bram Stoker e "Mister Bean", concorre a deprimere un ambiente già incamminato a ridimensionere le ambizioni alimentate da certi illusori (nel senso di coloro che illudono) ferragostani. La Roma è più forte e lo si sapeva, ma la Fiorentina è anche gestita in modo demenziale. Un esempio : il caso Portillo. Se uno prende in prestito un centravanti dal Real Madrid è logico che poi lo faccia giocare, perchè il Real Madrid, che non è il Peretola, se presta un calciatore è solo per valutarne le capacità. In panchina poteva stare anche a Madrid e le tribune del Bernabeu sono ancora più capienti di quelle del "Franchi". Invece no. Alla Fiorentina si prendono giocatori in prestito dalla più opulenta squadra della cristianità e si tengono in tribuna, logico che il Real Madrid si riprenda il calciatore e logico che costui preferisca fare panchina al Real dove almeno vede la Scempionslig senza doversi abbonare a Sky. Andiamo avanti così che domenica c'è il Cagliari al Sant'Elia. Se i nostri prodi, capaci di incassare sei pappe a San Siro senza nemmeno un ammonito e con lo scambio delle maglie più ambite già dopo 45', scenderanno in campo molli come vesciche ci aspetta una "strusciata" da ricordare. E come disse Amatore Scesa, in ben più grave ora, "tiremm innanz". Il Milan ha perso a Livorno confermando l'ipotesi che i livornesi avevano esposto con mirabile sintesi già all'andata : "Silvio, Dio c'è, ma non sei tu. Rilassati". Lo stesso Milan, secondo molti, ha, come il suo proprietario, presunto di sè medesimo. Nesta l'ha combinata grossa anche sul gol, ma poi si è addirittura fatto espellere ed i fastidi peggiori deve averli avuti Dida, almeno a giudicare dalle sintesi di 90° minuto e della DS. Kakà, l'unico milanista compos sui, ha colto un palo platinesco, ma quello di Lucarelli, poco prima del 90', non è stato meno clamoroso e Vigiani aveva avuto, in apertura di ripresa, la palla per far cadere la bandana al presidente (del consiglio, non più del Milan). Curiosa anche la nemesi che ha voluto un certo Colombo, cognome meneghino per eccellenza, giustiziere del Milan. Sarà contento il mio collega e amico milanese, omonimo del giustiziere di Dida, che tifa per l'Inter. In effetti per gli interisti non vi sono stati altri motivi di giubilo in questa prima domenica di Carnevale. Lo stesso Moratti ha ammesso lo stato confusionale della sua squadra "aumentato"- ha detto il degno omologo di Buso - "dalle scelte di Mancini". Mancini -"Criticato ma non in discussione"- ha subito precisato colui che sognava di passare alla storia come "un grande presidente" ed è rimasto per ora (e per sempre ?) "il figlio di un grande presidente". Per fare inferocire gli interisti basta ricordare loro che, grazie al gol di Oba Oba Martins, hanno comunque salvato l'imbattibilità che è una maniera ottimistica di definire il quattordicesimo pareggio in venti partite. La più bella battuta sull'Inter l'ho sentita domenica in TV :- "Mancini dopo essersi sentito insultare per tutta la partita da un tifoso, alla fine si è voltato verso la tribuna e si è accorto che era Moratti !"- Chi invece non sembra aver problemi di risultati è la Juve che con Trezeguet è un'altra squadra. -"Anche senza Del Piero..."- sibila qualche juventino ingrato. Come Mancini, anche Capello comincia a scoprire gli altarini. Alla Roma i risultati, storicamente carenti su quel palcoscenico, hanno mascherato per qualche anno la mancanza di gioco della Roma del "generale", a Torino, dove considerano fallimentare la conquista della Coppa UEFA per non parlare di un secondo posto, qualcuno comincia già a sospettare che il re sia nudo. Domenica pomeriggio quando al posto di Nedved, che ha rischiato seriamente la carriera in uno scontro con Domizzi, Capello ha fatto entrare il francese delle colonie Kapo, dalla curva bianconera si è inneggiato a Marcello Lippi ed a Del Piero rimasto in panchina per far posto alla coppia Trezeguet-Ibrà.
Pare che "Pinturicchio" sia stufo morto di questa situazione e non fa molto per nasconderlo in quanto "l'interno affanno gli si legge in fronte scritto" e non è un bello spettacolo. Qualche "mullah" del tifo bianconero alimenta la fronda nei confronti di Capello la cui Juve avara non sarebbe certo piaciuta all'Avvocato. Sembra incredibile una contestazione strisciante per il tecnico di una squadra che a +5 sulla seconda ed in corsa per la Scempionslig, ma a Torino non sono di bocca buona, nonostante sopportino Moggi. Per il resto solo considerazioni volanti: benissimo il Bologna di Mazzone, grandiosa la Reggina che espugna Udine (bianconeri alla seconda sconfitta consecutiva dopo una lunghissima serie positiva). Il Lecce fa notizia per aver vinto 1-0, cosa che , con Zeman in panchina, appartiene alla casualità, Bojinov ha segnato da grande. La Lazio sembra aver chiuso il ciclo positivo iniziato con la doppia vittoria del derby e di Firenze. Papadopulo è tornato in pareggio col destino : due vittorie e due sconfitte e Di Canio, "il tigre", ha sbagliato un rigore regalato come quello appannaggio della Samp che però Flachi non aveva fallito. Sfida mancata fra Bazzani e Simone Inzaghi, la cui definizione di "craques" del calciomercato ci rende l'idea di cosa stiamo parlando. Con la vittoria dell'Olimpico la Samp entra nella corsa per il quarto posto e la relativa Scempionslig possibile. Auguri, ma non sarà facile precedere Inter e Roma. Auguri anche al Siena che ha pareggiato sotto la bufera contro il Palermo e al Parma che ha perso anche a Messina nel giorno del sessantesimo compleanno di Carmignani, che di auguri, adesso, ha bisogno più di tutti, fatta eccezione, forse, per Sergio Buso.
Quando ho saputo che la Juventus era stata raggiunta sul pareggio (meritato) dal Cagliari a soli tre minuti dalla fine ho pensato che sarà l'anno del Milan. Aggiungendo a ciò il fatto che i rossoneri hanno piegato l'Udinese grazie anche ad un autogol di Jankulovski e che il gol sardo è stato realizzato con un imperioso stacco di testa nientemeno che da Zola, che è alto quanto Brontolo, ne ho avuta la relativa certezza. Ho sentito dire che Buffon è uscito dal campo con con la gestualità di chi avesse l'intenzione di impiccare Zebina con le budella di Appiah, rei ,l'uno, di farsi anticipare da Zola, l'altro, di perdere palla nella propria trequarti. Capello, invece, è apparso sereno ai microfoni della DS di fronte ai quali si è lasciato andare a dichiarazioni di incauto ottimismo per il futuro bianconero. Meno disteso è apparso il presidente del Cagliari Cellino che ha recriminato sull'arbitraggio di Racalbuto, non proprio contrario alla Juventus. I soliti discorsi che è inutile approfondire, direte voi. Verissimo, ma il gol di Emerson era viziato in avvio dell'azione da un netto fuorigioco di Trezeguet su rimpallo di Nedved. Il ceco è poi andato a crossare dal fondo su sponda del franco-argentino, risultato quindi tutt'altro che passivo nei confronti della dinamica dell'azione, e l'utilizzo dei cartellini gialli è apparso molto conservativo a favore di chi sapete voi. Del Piero non è stato sostituito, ma è direttamente partito dalla panchina (forse "a guadagno di tempo") entrando in campo giusto in tempo per essere chiamato in correità. Adesso la Juve vede ridotto il suo margine a due soli punti in virtù della vittoria rossonera sull'Udinese ottenuta con una rimonta e con l'aiuto della dea bendata, cosa che non guasta mai. Vittoria comunque nitida e grandi feste per Maldini che, dopo vent'anni di Serie A, è risultato ancora fra i migliori in campo. Per i rossoneri, andati sotto molto presto per un "golazo" di Di Natale, hanno segnato Sheva, il futuro rossonero Jankulovski ,che ha accelerato i tempi, e Kakà che aveva sbagliato molto. Dietro, detto dell'Udinese, si è fermata anche l'Inter che ha colto a Reggio di Calabria il tredicesimo pareggio in diciannove partite. Lo stesso Mancini, bontà sua, ha detto che sono troppi. Troppi, speriamo, siano anche i gol di Montella che è auspicabile si prenda una pausa sabbatica domenica prossima quando la Roma sarà di scena al "Franchi", quello di Firenze, dopo aver svaligiato quello di Siena, sia in Campionato che in Coppa Italia. La notizia della settimana è stata proprio la lite di Siena in Coppa Italia fra "capitan coatto" e i suoi tribuni che l'hanno offeso pubblicamente quando ha cercato di calmare gli animi della curva. Totti, che secondo me non aspettava altro, ha fatto sapere che potrebbe cambiare aria a giugno e il più bel commento che ho sentito è stato "morto un Papa se ne fa un altro..." rilasciato ai microfoni della DS da un anonimo tifoso giallorosso. A proposito di Roma e di papi, Papadopulo ha cominciato a perdere. Dopo l'eliminazione in Coppa Italia, la Lazio ha beccato durissimo anche in Campionato col Palermo : 1-3. A tal proposito mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne pensava dopo la partita quel tifoso biancazzurro che prima aveva annunciato, sempre ai microfoni indiscreti della DS, di aver sfidato il blocco totale del traffico e di aver preso "70 Euri de murta, ma chi se ne frega ! Forza 'Lazzio' !" Contento lui...figurarsi Veltroni. Chiudiamo con la Fiorentina la cui difesa sta superando ogni limite. Sabato sera, a Brescia, coloro che, secondo Buso, sarebbero stati deputati a difendere il solco tracciato da Miccoli con un "gol maradonesco" si sono fatti sorprendere da tale Di Pasquale, uno che fino all'altro ieri giocava nell'interregionale campana. Avendo scoperto che razza di difese ci sono in serie A si sarà certo rammaricato di aver perso tanto tempo in serie dove magari ti picchiano anche. E' comunque doveroso avvertire Di Pasquale che la Fiorentina non fa testo. Incoraggiante, per i viola, anche il comportamento della difesa dei prossimi avversari giallorossi, salvati dalla sconfitta a Chievo, dove Del Neri tornava da amatissimo "ex", da due gol di Montella. Il secondo frutto di un'autentica prodezza. L'aeroplanino, che ha ricordato di essersi potuto "riposare molto negli ultimi cinque anni", ha staccato l'interista Adriano ed adesso conduce a quota 16 la clasifica cannonieri. Sappia che non è bene esagerare e personalmente apprezzerei molto si prendesse una pausa domenica prossima anche se, pure se animato dai più seri propositi di astinenza, non credo sia possibile contro una difesa come quella viola. Potrei adesso raccontarvi della vittoria del Livorno col Messina, del pareggio del Siena a Bergamo, e di quello del Bologna ("l'avemo fatta franca " ha dichiarato l'onesto Mazzone) a Marassi, ma non credo ve ne importi molto. A me per nulla. Resta solo da dire che ieri si è chiuso il girone ascendente della Serie A, quest'anno uno dei più lunghi di sempre, e, per chi non è milanista o juventino, anche uno dei più noiosi. O no ?
Madama Juventus è Campione d'Inverno. Gli statistici ufficiali sapranno dirvi quante volte lo era stata in precedenza. Io so che ha vinto ventisette scudetti, ed a Torino sanno che sono quelli che contano, oltre ad avere chiaro che si assegnano quando la primavera sta per lasciare il posto all'estate e non è un titolo preferenziale essere stati Campioni d'Inverno. Anzi è vero il contrario. Cito a memoria : dal campionato 1998-99 ad oggi solo la Roma ha confermato in estate il platonico scudetto d'Inverno. Tant'è, valga poco tanto per effetto della combinazione dei risultati di Palermo-Milan e Juventus-Livorno, i bianconeri hanno nuovamente allungato il loro vantaggio riportandolo a quattro punti sulla squadra di cui non è più presidente il presidente degli italiani. A Torino il Livorno non ha demeritato (era privo di entrambi i Lucarelli) e le cronache dicono che ha messo anche paura a Madama che ha vinto meno largamente e con molto meno agio di quanto potrebbe suggerire il punteggio finale che è stato di 4-2. Del Piero ha fatto notizia più per il gol che per la dodicesima sostituzione in dodici partite. Uscendo i suoi occhi hanno detto molte più cose di quello che troviamo scritto sui giornali. Ibrà ha tolto le castagne dal fuoco quando, dopo il raddoppio di Camoranesi in imboscata, il Livorno si era fatto sotto nel finale del primo tempo, chiuso 2-1 per la Juve. Un rigore, trasformato dallo stesso Camoranesi essendo usciti entrambi i rigoristi ufficiali (Del Piero e Ibrà), ha chiuso i conti dopo un altro colpo di coda degli amaranto che si erano portati sul 2-3, beffando Buffon su un angolo. Totò Schillaci ha parlato chiaro :- "La Juve vista oggi non è da primato"- ha detto, e non doveva essere il solo a pensarlo. Meno ricca di emozioni la partita del Milan a Palermo, dove Galliani è stato preso a pernacchie e peggio dai tribuni rosanero decisi a vendicare i soprusi calcistici veri o presunti inflittii dal despota della lega (minuscole volute) alle società più piccole. Dida ha compiuto un miracolo vero ed assoluto su un tiro a botta sicura di Morrone, mentre Guardalben ha parato un paio di tentativi su punizione di Sheva e un tiro incrociato di Kakà. Finis. Poche proteste rossonere per un abbraccio subito da Crespo in area e Palermo, dicono le cronache, decisamente più tonico dei milanisti apparsi poco determinati. Ancelotti, uomo onesto, ha detto che avrebbe preferito non dover incontrare domenica prossima l'Udinese e Spalletti, tecnico friulano, gli ha scherzosamente consigliato di chiedere il rinvio della gara. A questo punto il siparietto si è concluso col velenoso consiglio di chiedere il rinvio a Galliani, presidente della lega (idem) non proprio "super partes". Fa bene Ancelotti ad essere preoccupato ? A vedere l'Udinese si direbbe di sì, se ha senso essere preoccupati allenando il Milan. I bianconeri friulani ieri hanno stroncato il Cagliari al di là del punteggio (2-0) e si sono rimessi in rotta per la terza posizione, per la quale devono a questo punto essere tenuti in seria considerazione. A questo punto è d'obbligo parlare della protagonista assoluta della domenica, quell'Inter sulla cui follia è ormai inutile disquisire. A meno di sette minuti dal fatidico novantesimo, l'omonimo del Maresciallo che sconfisse Napoleone , vale a dire l'oggetto misterioso Kutuzov comprato come souvenir dal Milan durante una delle sue trasferte nell'ex-Unione Sovietica, aveva raddoppiato per la Sampdoria che sembrava aver chiuso la partita. Molti tifosi nerazzurri hanno iniziato una patetica transumanza per lasciare San Siro, recando seco striscioni e bandiere, e un paio di loro si sono fermati dietro la panchina dove hanno chiesto a Mancini se continuasse a credere nelle possibilità di scudetto nerazzurre. Non devono averlo fatto con modi oxfordiani. Da quel momento in poi è successo il finimondo: a due minuti scarsi dal 90° Obafemi Martins ha segnato quello che poteva essere il gol della bandiera e che è diventato invece il primo urlo della riscossa. In pieno recupero ancora Martins ha fornito a Vieri la palla del 2-2, infine a pochi secondi dalla fine Recoba, croce e delizia del pubblico nerazzurro, ha scagliato un sinistro da leggenda nell'angolo basso alla destra di Antonioli. Non l'avrebbe parato il diavolo quel pallone. A quel punto Mancini si è voltato cercando quei due tifosi nerazzurri per significare loro la sua più viva soddisfazione per il risultato conseguito in maniera tanto insperata. Anche lui non è parso troppo oxfordiano nella forma. Fossi Mancini non mi agiterei troppo, terrei un basso profilo come si usa dire in questi casi, non vorrei infatti che Moratti si chiedesse come mai la sua amatissima Inter riesca ad entusiasmare solo quando gli schemi sono saltati e si gioca, quasi sempre, all'arrembaggio disperato. Era successo con la Juve e, se non sbaglio, anche a Cagliari. Panucci, vecchia lenza, ha sottolineato all DS che non sempre andando sotto di due gol si riesce a ribaltare o recuperare un risultato. Detto delle prime quattro siamo alle dolenti note. La Lazio ha portato la Befana anche alla Fiorentina : 3-2 e nuovo gol di Di Canio, eroe del derby. Naturalmente sarò giudicato fazioso dicendo che il gol di Di Canio (che ci ha fatto grazia del saluto romano) era palesemente viziato da un triplice fuorigioco e che c'era un rigore sesquipedale per la Fiorentina quando Valdez è stato falciato in area sul punteggio di 1-1. Non me ne importa. L'avevo messo in conto. In tribuna l'espressione di "Pier Capponi" Della Valle era quella di chi più di suonare le campane stava ascoltando le trombe degli altri. Infatti ci hanno "trombato", bene, bene. Anche la Lazio, dicono ha recriminato perchè il gol del 2-3 segnato da Miccoli era viziato da un netto fuorigioco di Obodo che "mascherava" il pallone al portiere "lazziale" Sereni, e il gol del possibile 4-2 del ballerino Cesar era buono. Nessuno ha detto che a quel punto l'Aida era già in avanzato stato di decomposizione. Basta così. Della Valle sta riscuotendo quanto aveva messo in banca, c'è da sperare che gli interessi siano bassi, ma non ci conterei troppo. Buso, dicono, abbia le ore contate, poveraccio, chissà come sarà triste. Una sola notazione tecnica : con una difesa così la Fiorentina ha anche troppi punti. Del resto poco mi cale : ha vinto la Roma, contro l'Atalanta, con Montella, che forse non rimpiange Capello quanto dice di rimpiangerlo Cassano. L'aeroplanino è adesso cannoniere assieme ad Adriano, come era previsto dalla Roma che aveva cercato di venderlo in tutti i modi l'estate scorsa. Vincono il Bologna, col povero Chievo il cui sogno è ormai un ricordo e con Campedelli pronto a ritornari ai suoi pandori, ed il Parma che inguaia il Siena. Torna a vincere il Messina, che batte il Brescia e la Reggina fa pari col Lecce. Mi accorgo di aver scritto troppo, e anche male. Peggio per voi.
Era la sera del derby di Roma. Secondo Zeman sarebbe stata "una sera come un'altra", ma Zeman, quando la partita dell'Olimpico stava iniziando, era già uscito da San Siro con cinque reti sul groppone, e non è stata una sera, nè tantomeno una partita, qualunque. La Lazio l'ha vinta, e questo, per i "lazziali" credo sia più che abbastanza. Di Canio e Totti avevano preparato il campo per una sfida giustamente bollente. L'avevano fatto a parole, punzecchiandosi sui giornali già da prima delle feste; battute taglienti, pepate, anche maligne. Sulla carta stampata il match fra i due capitani era finito con un sostanziale pareggio sul campo, poi, "capitan coatto" è svanito di fronte al suo omologo "lazziale" che non credo avesse neppure osato sognare una simile rentrée nel derby dell'Olimpico. Pochi anche i tifosi "lazziali" capaci di immaginare un simile trionfo, credo. La Lazio, appena rifondata dall'immaginifico presidente Lotito, era affidata per la prima volta al "duro" Papadopulo, uno che in campo sapeva farsi rispettare e non ha cambiato metro di comportamento nello spogliatoio. La Roma, tecnicamente favorita, è stata descritta da tutti (non ho visto la partita) come molle e distratta, non si sa bene da cosa. Quel che posso capire è che la Roma aveva raddrizzato con Cassano un derby che la Lazio meritava di vincere, e poi l'ha buttato nel cesso tirando velocemente la catena. Da quel che hanno raccontato, mestamente, alla DS, dove i romanisti occupano i posti di comando, la Lazio ha vinto meritatissimamente una partita affrontata con rabbia e cattiveria, che per un derby sono ingredienti irrinunciabili, ed una eventuale mancata vittoria biancazzurra avrebbe potuto, a posteriori, essere spiegata solo dal maleficio che sembrava accompagnarla nel derby, dall'autogol di Paolo Negro in avanti. Qualcuno ha parlato di gioco duro dei "lazziali", giudicato addirittura intimidatorio nei confronti di Totti. Particolarmente decisi sono apparsi i Filippini, che di solito il giovedì hanno la giornata libera, e che invece questo giovedì sera hanno lavorato il doppio. Altri hanno stigmatizzato i festeggiamenti esagerati dei "lazziali", particolarmente di Di Canio che ha mostrato a tutti il numero tre, strano che lo stesso, in altre occasioni e altri numeri, non sia stato ritenuto altrettanto grave per Totti. La partita è stata arbitrata morbidamente da Dondarini che ha confermato la sua scarsa qualità e, "digiamolo", questa almeno non è una sorpresa. Adesso i "lazziali" giustamente possono festeggiare una vittoria che per loro dev'essere dolce come il miele delle Uri. Egoisticamente spero che festeggino smodatamente per tutto il fine settimana, così da presentarsi frollati al punto giusto fra due giorni al "Franchi". Non c'è stato solo il derby di Roma. Davanti il Milan, travolgendo il Lecce grazie ad una tripletta di Crespo, ha accorciato sulla Juve fermata sul pari a Parma. Del Milan c'è poco da dire. Prima delle feste, a Torino, aveva chiaramente dimostrato di essere la squadra più in forma del Campionato, oltre che la più forte, ieri è stato aiutato dal fatto che Zeman l'ha affrontato come fosse il Panicaglia e ne è stato, giustamente, travolto. Molto più c'è da dire della Juve che, a Parma, ha lasciato per strada due punti pesantissimi in una partita stravinta ai punti, che è l'arte dei bischeri. Una "gialappata" di Montero, un "revenant" direbbero i francesi, ha concesso a Marchionni l'occasione del pari a 5' dalla fine, dopo che Ibrà aveva dato il vantaggio ai bianconeri due minuti dopo che lo spento Del Piero era stato rilevato da Zalayeta. Alla Juventus non sono proprio micchi e qualcuno presto prenderà a domandarsi come mai la gestione di "Pinturicchio" sia rimasta sui consueti livelli di criticità, nonostante l'incantatore Capello. Questo qualcuno potrebbe anche fare due più due e chiedersi come mai le squadre del "generale", così spesso portate a segnare parziali record in campionato, regolarmente lasciano punti in partite apparentemente segnate. E' accaduto diverse volte ai tempi della Roma ed ieri lo stesso è successo al "Tardini" dove, dopo la partita, le mamme degli imbecilli hanno potuto sentirsi fiere delle gesta della loro numerosa prole arrivata a sfidarsi, in coorti contrapposte, addirittura sul campo di gioco ! Tant'è 1-1 è stato ed adesso i punti di vantaggio della Juve sono scesi a due, che sono un margine non proprio di sicurezza. L'Inter ha sorpreso tutti vincendo la sua seconda gara consecutiva, seppur confermando la sua follia che le ha consigliato di sprecare un rigore sullo 0-0. La partita di Livorno è stata legata al ricordo di Armando Picchi, livornese, e capitano di un'Inter migliore di questa e di tutte le altre. Vado di fretta, cito alla rinfusa la vittoria della Reggina sul Palermo, quella, bellissima, del Cagliari sul Messina, con i sardi ,che hanno annunciato il "ritiro" della maglia numero 11 in onore di Riva, proiettati verso l'europa prossima ventura. Fra molte sorprese una sconfortante sorpresa: l'arte della Fiorentina nel risuscitare squadre ormai in deliquio. Puntualmente è successo con l'Atalanta di Delio Rossi, nei panni di Lazzaro che al "surgi et deambula" della squadra viola ha risposto con un gol di Budan, cliente affezionato, che ha mostrato di quali imbecilli è composta la difesa gigliata. Imbecilli, si intende , nel senso di deboli ed inadatti, non come offesa, anche se l'intenzione di offendere è vellicata da simili nequizie pepetrate ai danni del gioco del calcio. Benissimo il Siena (3-1 al Bentegodi) che ha confermato la triste verità: il sogno del Chievo è ormai interrotto, l'isola felice sta sparendo. L'Udinese, che era stata lodata molto, ha perduto, dopo dieci partite, a Marassi dove Flachi ha vestito i panni del giustiziere segnando un gol di rara bellezza. E' buona norma non parlare troppo bene di nessuno, prima della sosta : il nostro calcio da sempre ci ha insegnato che quello che sembra vero a Natale, viene portato via dalla Befana. Chiudo con un pensiero per Mazzone il cui Bologna è stato derubato vergognosamente a Brescia, dove Paparesta figlio ha onorato il ricordo di papà come arbitro, inventando un clamoroso rigore ed espulsione ai danni di Juarez e del Bologna. Che sia l'ora di finirla mi sembra sia altrettanto chiaro del fatto che hanno intenzione di continuare a fare come vogliono. Mazzone lo ha detto in maniera colorita, ma chiara, alla televisione. Buon Anno, comunque a tutti.
L'unico a cui è piaciuta davvero la partitissima del Delle Alpi è stato Fabio Capello. Costui ha schierato una Juventus che, ai bei tempi, l'Avvocato non avrebbe sopportato per più di mezz'ora e sarebbe scappato col suo piumino beige lanciando qualche frecciatina più pepata dei discorsi di circostanza che ho inteso pronunciare dalla juventinità televisiva. Dicevamo che Capello, dopo aver mandato in campo una Juventus in "offerta speciale", è apparso sollevato a tal punto dal risultato di 0-0 da dimenticarsi che la sua squadra ha fatto un solo tiro in novanta minuti, concedendo a Dida una serata di libertà che il portiere brasiliano ha deciso di spendere nel freddo del Delle Alpi solo per un lodevole spirito di servizio. La sua squadra, il Milan, del portiere avrebbe potuto tranquillamente fare a meno. Come se non bastasse, colui che ai tempi della Roma avevo definito "il generale" si è sentito chiaramente dire che era "andata bene" addirittura da Lapo Elkann, presidente bianconero "in fieri", e davanti a qualche milione di telespettatori. E bene, ha ammesso un Capello quasi rilassato, è andata davvero alla Juventus che molti hanno bollato come "la più anonima della stagione". Meno bene è andata al Milan che ha imparato a sue spese che non tutte le difese sono ben disposte come quella della Fiorentina. Anche i rossoneri, per dire il vero, non hanno fatto sfracelli, ma hanno rognato (con stile per dire il vero) per una trattenuta di Zebina su Crespo a ridosso di Buffon, hanno colto un palo esterno (oltre la mano protesa dello stesso Buffon) con il fresco Pallone d'Oro Sheva, infine hanno avuto la palla del match all'ultimo assalto. Il "match-ball" è finito sulla racchetta di Pirlo la cui volée di diritto è finita in corridoio, ovvero ha superato Buffon, ma anche il palo lungo, segno che a tennis i rossoneri giocano meglio con la Fiorentina. Se quel pallone fosse capitato a Sheva anzichè a Pirlo (spesso maschile di sè medesimo) adesso forse Capello avrebbe un sorriso più triste. Ma tant'è il calcio non è una scienza esatta e "vincere ai punti" serve solo ad ammalarsi di fegato. Dietro alle due capolista si è consolidata la posizione dell'Udinese, alla quarta vittoria consecutiva, che ha demolito la Lazio segnando l'inevitabile destino di Mimmo Caso che presto dovrebbe smettere di essere l'allenatore meno pagato d'Italia. Qualche spiritoso ha detto che l'Udinese potrebbe addirittura lottare per lo scudetto, glielo auguro (e il mio amico Gino avrebbe pure centrato un pronostico clamoroso...) , ma temo che ci siano più cose fra cielo e terra (e fra meritarsi uno scudetto e vincerlo allo sprint con Juve e Milan...), di quanto la mente umana possa immaginare... Andrebbe già bene all'Udinese di mantenere il terzo posto e se fossi friulano toccherei ferro e altro. Dietro rinvengono l'Inter, cui è riuscita l'epica impresa di non pareggiare un'altra volta dopo aver fatto di tutto per tenere in partita il Brescia, e la Roma che ha usato la mannaia per liquidare il Parma la cui stagione sta prendendo i toni ed i ritmi dell'incubo. Totti ha segnato una doppietta, sorpassando definitivamente Pruzzo, ma ha anche lanciato messaggi che potrebbero significare che questi prodigi potrebbero essere gli ultimi con la sola maglia che finora ha conosciuto. Cassano ha segnato una doppietta bellissima e il quinto gol è stato segnato da Montella che però, ammonito, salterà il derby della Befana. Proprio per l'occasione, forse confortato dalla mancanza di copertura aerea romanista, Di Canio che parla più di Lotito (o Lo Tito), ha acceso la miccia in vista della partita con cui riprenderà il campionato delle romane :"Se domandi a Totti del Medio Oriente" - ha detto Sir Paul - "pensa che si tratti di una zona del campo"- Vedremo. Intanto ha visto e sentito il Cagliari, travolto dal Palermo già nel primo tempo (0-3) e la Sampdoria ha confermato di essere squadra corsara a Lecce (4-1) dove, tuttavia, secondo i salentini il pirata sarebbe stato l'arbitro Ayroldi. Pari fra Siena e Livorno, con gol del meno aduso dei Lucarelli al vizio di segnare, e vittoria della Fiorentina (2-0) col Chievo. Due parole sulla viola che ha saputo emendarsi dalla vergognosa esperienza di San Siro. Riganò e Portillo (che ha colpito anche un palo bellissimo) hanno chiuso la pratica in maniera tranquilla e serena, forse grazie anche ad un attegiamento un po' remissivo dei veronesi apparsi impegnati più nella produzione di pandori della tradizione che nel gioco del calcio. Detto che il Bologna ha battuto la Reggina (2-0) e che l'arbitro ha disposto il rinvio di Messina-Atalanta ho esaurito gli argomenti sulla giornata. Due parole sul sorteggio di Scempionslig. Le italiane sono state, secondo la nostra stampa almeno, "sfortunate". Gli accoppiamenti sono risultati poco graditi : Manchester-Milan, Real Madrid-Juventus e Porto-Inter. In effetti, negli ottavi, pur non essendo iscritti Sestese e Peretola, si poteva pescare meglio, ma c'erano, è bene ricordarlo anche Chelsea e Barcellona che forse erano peggio di Manchester e Real Madrid e si scorneranno fra sè. Comunque eliminare due volte di fila il Real non è facile, ci è riuscito il solo Milan degli olandesi che però era (e resta) di un altro pianeta. Il Manchester non avrà per un po' Van Nistelrooy, ma quelli di cui dispone possono bastare ed avanzare. E non solo per il Milan. Infine l'Inter ha tirato un sospiro di sollievo per aver pescato il Porto. Qualcuno farà bene a dire a Moratti, Mancini e compagni che i portoghesi sono Campioni in carica (vinsero di misura, 3-0, la finale col Monaco...) ed hanno appena trionfato nella Coppa Intercontinentale (ai rigori, ma dopo aver preso quattro pali ed essersi visti annullare due reti buone...). D'accordo, hanno ceduto il tecnico e qualche giocatore, ma all'Inter potranno confermare che non sempre cambiando allenatore e calciatori le cose cambiano. O sbaglio ? Auguri a tutti, per tutto.
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