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 Foto da http://www.sportal.it Togliamoci subito il dente. San Siro, trasformato come neppure nelle peggiori previsioni mie personali, nel centrale di Wimbledon. Un set "a zero", chiuso senza mai essere in partita : questo è quello che la Fiorentina riporta da Milano, assieme, speriamo, alla convinzione che il Milan è un'altra cosa. Personalmente questa convinzione ce l'avevo già: avevo previsto di perdere da 0-2 in su, ma la realtà mi ha smentito clamorosamente. Non si è trattato del classico "punteggio inglese" che consideravo il minore dei mali, ma di un punteggio inglese tipo "Centre Court". Dio buono, non fatemi vedere la pelata di Galliani che alza le dunlop e annuncia "palle nuove". Povera Fiorentina, poverissima cosa di fronte al Milan di oggi pomeriggio : Pirlo fallisce un rigore (o Lupatelli rimedia, fate voi) ma Seedorf si tuffa e incorna il gol del vantaggio. E' da queste cose che si giudica cosa si debba aspettarci da un pomeriggio. Poi Crespo supera la difesa viola e Chiellini fa autorete anzichè liberare in angolo. Il 2-0 arriva presto. Troppo per pensare che possa essere quello il risultato finale. Riganò illude per un risveglio, ma sbaglia a contatto di Dida ed il primo tempo finisce così. Alla ripresa Sheva, due volte, Crespo e Seedorf danno al punteggio una dimensione punitiva. Le flebili campane di "Pier Capponi" Della Valle sono sommerse da squilli beffardi. In tribuna d'onore probabili sogghigni :-"Che imparino questi pezzenti a sollevare polveroni indesiderati..."- Se Chiellini non ci avesse messo del suo ci sarebbero state tre doppiette rossonere, che Crespo chiede vengano riconosciute. Perchè accontentarsi ? Chi ha visto (oh, fortunato) la partita di Milano ha parlato di una squadra smorta e messa male in campo, con Ujfalusi (detto "oifagioli"), brillante difensore centrale agli europei, impiegato da esterno e con Riganò agile come una puerpera. Il "set" del Meazza brucia come una scudisciata, ma potrebbe avere anche effetti benefici su un ambiente tutt'altro che sereno e che mai ha brillato per equilibrio. Potrebbe averne se venisse letto come un invito a tenere i piedi per terra, sarebbe invece devastante per uno spogliatoio diviso se servisse solo a dar fiato al "partito di chi non gioca" che di solito ha voce in capitolo a Firenze. Domenica ci sarà il Chievo, che non è il Milan, ma che gioca a calcio ed ha battuto il Palermo, cosa da non sottovalutare. Vedremo. L'urlo del Milan ha scosso il campionato, ma non ha scomposto troppo l'Inter, impegnata a farsi del male in maniera che definirei brillante, nè la Juventus chiamata all'impegno notturno di Bologna. Sull'Inter gli aggettivi sono ormai inadeguati. Passata in vantaggio col primo rigore stagionale, la squadra di Mancini ha fatto pareggiare il Siena come solo lei è capace di fare (avversario solo in piena area di rigore su calcio da fermo, un classico nerazzurro), poi ha sprecato un' altra massima punizione (palo di Adriano), infine, naturalmente in 11 contro 10 per l'espulsione di un senese nell'azione del rigore sbagliato, ha trovato il modo di far segnare quell'arcolaio di Tore Andre Flo, autentico fulmine di guerra. A partita chiusa, Vieri ha inzuccato da par suo (almeno da quello che era) un pallone su calcio d'angolo da sinistra siglando il dodicesimo pareggio stagionale. Simoni, esonerato a suo tempo da Moratti per la decima parte degli scempi commessi dall'Inter di Mancini, ha signorilmente fatto osservare che la direzione di Farina era stata inadeguata. Non aveva, Gigi Simoni, visto cosa sarebbe stato capace di combinare Pieri, figlio d'arte, che a Bologna e non da ieri considerano anche figlio di qualche altra cosa. Bologna - Juventus scivolava via sullo 0-0 che una macchinosa Juventus non era stata capace di schiodare, Buffon aveva salvato con un miracolo su Meghni e Pieri preservato giudicando non degni di rigore due sospetti interventi dei difensori bianconeri su Cipriani in piena area bianconera. Quando il pari sembrava cosa fatta, lo stesso Pieri, coglieva un fallo teorico su Ibrà, che non era a sua volta stato a guardare, e concedeva alla Juve una punizione dal centro della lunetta dei sedici metri bolognesi. Nedved trasformava con una botta dritta che rendeva micidiale l'errore di piazzamento di Pagliuca e dell'incerto muro rossoblu. Gol iniquo come pochi altri. Naturale il conseguente silenzio stampa felsineo (Mazzone furente aveva già detto la sua a Zambrotta...) e le conseguenti furibonde polemiche che sentiremo su Juve , arbitri e altro. Curioso (per chi ci crede) il fatto che Pieri non abbia ammonito quasi nessuno evitando quindi tutti i diffidati bianconeri in bilico per la sfida-scudetto col Milan. Solo nel finale, dopo la rabbiosa reazione dei felsinei, il figlio d'arte ha trovato i cartellini dispensandone uno anche a Ibrà, che, tuttavia, non era fra "color che son sospesi" La follia interista e il consueto comportamento filobianconero della classe arbitrale hanno quindi confermato la tendenza: Juve e Milan ormai duellanti, Inter fuori da tutti i giochi per il titolo. Dietro c'è un altro campionato, anche interessante per quelli cui piacciono certe cose. L'Udinese espugna Bergamo e dimostra, quindi, che non era Mandorlini, esonerato, il peggiore dei mali dell'Atalanta; il Cagliari perde a Reggio Calabria, ma resta quarto. Fra le altre vincono la Samp (1-0 al Messina, con gravi errori arbitrali a danno dei siciliani, era l'ora dirà qualcuno !), il Chievo (2-1 al Palermo) e la Roma che nel recupero scippa il Brescia con un rigore giusto ma folle. Pari con tanti gol fra Lazio e Lecce : 3-3 che vede protagonisti Babù e Di Canio, oltre all'arbitro che concede un gol fasullo ai biancazzurri e ne annulla uno buono a Zeman. In coda si fa disperata la posizione del Parma, battuto da un bel Livorno (doppietta di Lucarelli) che ha esonerato Baldini, affidando la squadra a Zoratto, uno che ha vinto a Wembley e con Sacchi andò , come quasi tutti, in Nazionale. Chiudo con due brutte notizie. A Prato è stata sospesa, per umanissimo lutto, la gara di C1 col Pisa. Era morto, nella notte, in un incidente stradale Daniele Del Bello, ragazzo di vent'anni delle giovanili del Milan, che aveva da poco rescisso il contratto con il Prato. Il Milan, per questo motivo, ha giocato col lutto al braccio e la cosa fa onore alla società rossonera. In Messico, stavolta in un incidente di caccia, è morto Daniel Cuciuffo, campione del Mondo con l'Argentina al Mundial messicano dell'86. "Aveva giocato "- dicono le agenzie - "con Talleres , Velez Sarsfield, Boca Juniors , Olympique Nimes e Stade Reims". Non era un campione, Josè Luis Cuciuffo, ma si sa che nel calcio, come nella vita, è importante frequentare buone compagnie, ed a quei giorni lontani su un un campo di calcio non c'era compagnia migliore di Diego Maradona. Accanto a lui, infatti, anche un Cuciuffo qualsiasi poteva diventare Campione del Mondo.
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Vorrei attaccare con i toni giusti questo commento alla quattordicesima giornata di campionato. Milan e Juventus hanno vinto in maniera speculare, nel punteggio e nella dinamica di gara attraverso la quale è maturato, le loro due partite ed hanno mantenuto il ritmo da record che hanno imposto al campionato. Entrambe sono andate sotto di un gol, entrambe hanno rimontato soffrendo per vincere poi 2-1. Il "lazziale" Pandev ha ubriacato la difesa della Juve prima di fulminare Buffon, segnando uno dei gol più belli dell'ultimo decennio (esagero ? Può essere, ma io me lo riguarderei prima di dirlo...), e per la Signora hanno rimediato Olivera detto "el pollo" e Ibrà che pollo non è di sicuro, casomai aquila. Gilardino, milanista prossimo venturo, aveva mantenuto la promessa fatta alla "Galliani & dipendenti" dalle pagine della Gazzetta portando in vantaggio il Parma al Tardini quando mancava abbastanza poco al miracolo, ma per i rossoneri hanno ribaltato il conto Kakà e Pirlo. Assente dal tabellino dei marcatori il "Pallone d'Oro" Shevchenko e la cosa fa notizia. Notizia fa anche la vittoria dell'Inter che pareggiava dai tempi dell'Antico Testamento, ed ancora più notizia il fatto che quella banda di infiltrati che da tempo viene spacciata per la difesa interista sia riuscita a chiudere una partita di novanta minuti senza subire reti. Naturalmente, come nella sua folle tradizione, la squadra nerazzurra non si è limitata a cogliere col Messina una tranquilla e giovevole vittoria. Non sia mai ! L'esagerazione, che appartiene all'Inter come la maglia nerazzurra a strisce verticali e il biscione che divora l'infante, non è stata estranea agli eventi : 5-0, tripletta di Adriano e gol di Vieri, Toldo espulso;Carini, portiere esordiente, che para un rigore. Naturalmente, vista la presenza di Kollina, il rigore è stato ripetuto dopo la prima realizzazione. Una vittoria da Inter, in tutti i sensi. Vince anche la Fiorentina cui qualcuno ha finalmente messo il lutto al braccio per il ricordo di Ferrante e Castelletti, certamente più utili alla causa viola di quanto, per adesso, lo siano stati Per Capponi Della Valle e l'orologiaio Lucchesi. Era il "derby dell'Appennino", ma è stata una partita moscia per la quale più equo sarebbe stato un pareggio. Il fatto che l'equità sportiva sia venuta meno rattristerà senz'altro i bolognesi, i tifosi viola, sono invece certo, sapranno consolarsi. Riganò e Maresca (segnalato come migliore in campo) si disputano la paternità del gol della vittoria, la cui maternità è invece certa nella difesa bolognese immobile come un presepe. Fra le squadre emergenti benissimo Udinese e Cagliari, che oggi come oggi, sarebbero in Scempionslig come largamente previsto alla vigilia. Ad onor del vero l'amico Gino, trionfatore dei nostri quiz, aveva segnalato i friulani fra le favorite del torneo, ma credo sia stato l'unico fra orde di pronosticatori di altre maglie a strisce o della Roma. Grazie ad un gol di Di Natale i bianconeri hanno battuto onestamente il Siena, mentre il Cagliari, complici le magie di Zola e la vena di Langella, hanno fatto saltare il banco al Chievo con un 4-2 che ha riportato al Sant'Elia l'atmosfera dei tempi di Gigirriva. Subito dietro Udinese e Cagliari si posiziona il Palermo che ha inguaiato definitivamente l'Atalanta grazie ad un'autentica "maradonata" di Brienza. Sfida ricchissima di gol fra Lecce e Livorno, con i pupilli di Zeman che al solito si complicano la vita per poi ribaltare la partita a suon di gol. In una giornata di gol bellissimi (Pandev, Brienza, Vigiani proprio a Lecce...) da ricordare quello dell'uruguagio Giacomazzi, tanto bello da indurmi paragoni irriverenti con un altro grande uruguagio: nientemeno che Pepe Schiaffino. E' stata una giornata favorevole agli uruguagi in generale : a Milano Fabian Carini, portiere titolare de "la celeste", ha parato un rigore, a Torino ha segnato "el pollo" Olivera, così come Giacomazzi e Lecce e Abeijon (che in castigliano significa "apone" nel senso di grossa ape...) a Cagliari. Non avendo la Roma, nè la Sampdoria calciatori uruguagi nelle rispettive formazioni, all'Olimpico si è visto un pareggio di quelli che riescono a scontentare entrambi i contendenti. La Roma, per bocca di Del Neri, ha rivendicato un numero di palle-gol da rendere addirittura sconveniente il fatto di parlarne,molte delle quali vanificate da un portiere, Antonioli, che ha vestito tanto bene i panni dell'ex da essere battuto solo su rigore dal suo ex-capitano, Totti. Capitan-coatto, con questa segnatura originata da un rigore che nessuno ha avuto il coraggio di definire risibile, ha così acciuffato Pruzzo in testa alla classifica dei marcatori giallorossi di tutti i tempi: complimenti vivissimi. La Sampdoria, oltre che lamentarsi per la concessione del rigore-burla (ma ce n'era uno, prima e assai più netto, su Montella...) può recriminare sul fatto di non aver saputo mantenere un vantaggio scaturito a pochi minuti dalla fine e di aver colto sull'ultimissima azione, con Flachi, una traversa clamorosa. Basta così. Domenica c'è Milan-Fiorentina, serve che dica altro ?

Foto dal sito di solocalcioe Il Brivido Sportivo

Se ne sono andati assieme, loro che assieme avevano giocato poco. Sergio Castelletti e Ugo Ferrante non ci sono più. Il primo è stato un terzino fra i migliori della sua epoca, con Enzo Robotti ha formato una coppia fra le più forti nel periodo a cavallo fra gli anni '50 e '60, tanto da arrivare assieme a vestire la maglia azzurra. Il secondo, uno dei migliori nel ruolo di libero alla fine degli anni '60, ha vinto lo scudetto nel 1969 ed ha partecipato alla spedizione azzurra a Città del Messico Entrambi erano piemontesi d'origine : Castelletti di Casale, Ferrante di Vercelli, ma erano diventati profondamente fiorentini. Dei due, per motivi anagrafici, ricordo meglio Ferrante. Quella che trovate nel titolo è forse la frase più famosa che abbia mai pronunciato. La gridò piangendo ai tifosi viola che contestavano la squadra dopo la sconfitta interna col Bologna, nell'autunno del 1968. La piazza rimpiangeva Albertosi e Brugnera ceduti al Cagliari e non mostrava troppa fiducia in quella squadra zeppa di giovani. Quando poi le cose si misero a posto, Ferrante lanciò un'altra sfida :- "Mi taglierò i capelli"- disse - "quando perderemo un'altra partita !". La Fiorentina non perse più , anzi vinse lo scudetto e la testa bionda di Ferrante diventò presto un'icona per i tifosi viola, un simbolo vincente. Di quella squadra, molto tecnica, Ugo Ferrante, rappresentava la fisicità. In campo era imponente, quella testa bionda con i capelli lunghi spiccava in uno scenario nel quale la zazzera di Rivera era già trasgressiva. Con Brizi, tecnicamente molto più forte di lui, completava una cerniera difensiva fra le più forti che si ricordino, e non solo in maglia viola. Superchi in porta , Rogora e Mancin terzini, Brizi e Ferrante nel ruolo fisso di stopper e "libero" grande stacco di testa, battuta forte anche in acrobazia, buon senso della posizione. Ferrante era il fuoco e Brizi il ghiaccio. Sul terreno di gioco tanto uno era irruento, quanto l'altro era calmo, metodico e pulito. Assieme erano perfetti, o almeno me li ricordo così. Di Sergio Castelletti, invece, ho solo un ricordo recente. Lo incontrai in un laboratorio di Analisi Mediche, a Firenze, cinque o sei anni fa. Il tempo passa. Spingeva una signora anziana su una carrozzina e lo accompagnava un'altra signora, forse la moglie. Gentilissimo, ancora in forma perfetta, quel fisico denunciava trascorsi agonistici. Era un habituè, salutava tutte le infermiere con garbo, sorridendo, poche parole. Quel volto mi ricordava qualcosa. "Lei è Castelletti vero ?" - chiese un signore più o meno suo coetaneo, accendendo la luce dei miei ricordi. "Sì" - rispose. "L'ho vista giocare tante volte , ero abbonato ! "- continuò stringendogli calorosamente la mano. "Grazie, ma spero per lei che venisse allo Stadio anche per Hamrin e Lojacono"- rispose con un sorriso.
Apro questo commento all'ottava giornata di campionato con un pensiero alla Fiorentina ed a quanto sia, a volte, gramo il gioco del calcio. In quattro giorni i viola hanno attraversato l'Italia lungo la diagonale maggiore, da Udine a Reggio Calabria, ritornando a casa con quatto punti e altrettanti gol all'attivo. Dei due riscontri numerici, il secondo, è se possibile, ancora più sorprendente del primo. Tre di queste reti sono state segnate da Miccoli, la quarta da Maresca. Segno che questo è proprio l'anno della Juve. Durante questa settimana di viaggio, è sceso dal pulmann Emiliano Mondonico, tifoso viola dichiarato, e allenatore vecchio stampo. La guida della squadra è passata a "Buster Keaton" Buso, famoso per non ridere mai. In questo frangente, probabilmente, gli mancava anche lo stimolo. Lucchesi, celebre orologiaio, e Della Valle si sono messi a caccia del sostituto "vero" di "Mondo", mentre Buso si è fatto carico di accompagnare la squadra al "Granillo", dove, ancora una volta in rimonta come a Udine, i viola hanno strappato un successo molto importante contro la Reggina. Al ritorno a casa, dopo la prima vittoria in trasferta, Sergio Buso ha appreso che, poichè l'incontro fra Della Valle e Prandelli ha avuto esito negativo per i noti problemi personali del tecnico, l'ipotesi più probabile sarà quella di un'altra panchina col Lecce prima dell'arrivo di Pin, vice di Prandelli a Parma (?). E poi si domandano perchè Buso abbia una faccia così seria. Allegro è invece apparso Della Valle, per due motivi : la vittoria della Fiorentina e per il fatto che, sia Buso, sia Pin, costeranno meno di altre soluzioni. Passiamo ora ad eventi meno importanti. La Juve è ormai lanciatissima. Ieri, al "Delle Alpi", ha colto la settima vittoria stagionale contro una Roma, battuta per 2-0, cui quasi tutti hanno fatto molti complimenti. Fra i più entusiasti della prestazione giallorossa, oltre ad un triste Del Neri, Lucky Luciano Moggi e il "generale" Capello. Chi ha fatto studi classici farebbe bene a ricordarsi della frase "timeo Danaos et dona ferentes !", in quel caso pronunciata occhieggiando un cavallo di legno dalle mura di Troia, città che richiama alla mente la genealogia, per parte di madre, di alcuni fra coloro che ho citato. Dal coro si sono esclusi Baldini e Boniek, che hanno parlato di "approccio morbido" della Roma contro una Juve non proprio eccelsa. I nove ammoniti e lespulsione di Emerson sembrerebbero deporre per un clima da battaglia, ma l'arbitro era Collina e certe cifre si ridurrebbero di due terzi con altri arbitri meno protagonisti e più allineati. La Roma era dimezzata, senza Pellizzoli, Dacourt e De Rossi oltre a Chivu che, ormai, è da considerare assente "a priori". Inoltre Del Neri non deve averla indovinata scegliendo una difesa più coperta e preferendo Sartor a Mancini, col tridente in campo. Se, però, avesse giocato più scoperto e perso lo stesso, le critiche sarebbero state ancora più feroci. Hanno segnato, per madama, Del Piero e Zalayeta (che l'aveva appena sostituito) entrambi su assist di Ibrà e su dormite colossali della difesa avversaria. Davvero imbarazzante la seconda segnatura, ma anche sulla prima Del Piero è parso libero di comportarsi come meglio credeva. Di Totti si sono avute notizie solo sui calci piazzati, mentre Montella ha impegnato, sullo 0-0, Buffon. Poi più. Adesso la Roma è a tredici punti dalla Juve, fuori dalla Scempionslig e con qualche problemino nello spogliatoio (Panucci, Cassano...). Il DS Baldini, ospite in TV nel dopopartita, è apparso tetro in volto, segno che ad aver poca voglia di ridere non è solo Buso. Unica consolazione per i romanisti il fatto che i due "tradidores" abbiano passato una "mala tarde". Emerson è stato espulso per doppia ammonizione (entrambe richieste da Totti e Cassano, complimenti per il fair-play...) e Zebina si è stirato agli adduttori. Dietro insegue il Milan che con le riserve ha spianato l'Atalanta nella ripresa dopo un avvio definito "emozionante" di Coloccini, all'esordio in rossonero, che aveva permesso molto a Budan. Proprio questa è la grande differenza ora come ora fra Juve e Milan : alla Juve giocano sempre i soliti, con qualche avvicendamento secondario o in corsa, il milan, invece applica un'altra strategia di turn-over, che, a gioco lungo, Ancelotti spera possa essere vincente. Intanto ha funzionato : tre a zero (Kaladze, Tomasson e Serginho i marcatori) e ritardo contenuto in -5 sulla Juve. Meno bene l'Inter la cui follia meriterebbe esami più attenti. rapidamente in vantaggio per 2-0 a Lecce (Adriano e Martins), i nerazzurri sono stati capaci di pareggiare la partita. Il giovane Bojinov ha segnato una doppietta contribuendo a rispondere alla domanda "Perchè Fontana è arrivato a giocare titolare in una grande squadra solo a 38 anni suonati ?". La domanda era sorta dopo il derby di Milano, dove Fontana era stato fra i protagonisti più brillanti. Mancini continua a riscuotere consensi (e lautissimo stipendio), mi domando cosa sarebbe successo se a farsi rimontare un'altra volta fosse stato, ad esempio, Zeman. Dietro vanno alla grande il Cagliari e la Sampdoria, che non pareggia mai. Mercoledì i sardi hanno vinto col Parma, inguaiatissimo, e i blucerchiati hanno espugnato il Bentegodi, rallentando il passo del Chievo. Il fattore campo è stato il grande sconfitto di questo turno infrasettimanale. Il Siena e il Livorno hanno completato l'en-plein delle toscane vincendo a Brescia e Palermo, dove Zamparini sta già scaldando i motori, l'Udinese ha fatto secco il Bologna completando il pokerissimo di cinque vittorie esterne. In casa, intanto, ha vinto la Lazio col Messina. Ha segnato, oltre all'ex-viola Manfredini, anche un certo Sousa mostrando così che, come recitava una reclame di qualche anno fa " i prodigi accadono solo a Cognac" era solo bieco sciovinismo francese. A presto, ma davvero, perchè domenica si replica.
Avevano chiesto all'Inter di salvare il campionato, oltre che sè stessa. In un certo senso, vale a dire a modo suo, l'ha fatto. In soli dieci minuti, schierando una formazione che solo gente fuori di testa avrebbe teorizzato, con in campo tutti assieme Vieri, Martins, Adriano e Recoba, l'Inter sbirolenta e macchinosa che ha portato a limiti estremi l'arte del pareggio è riuscita a rimontare due gol alla rocciosa Juventus. Moggi ha velenosamente affermato di essere contento per gli interisti che alla fine hanno festeggiato il pari come una vittoria, ma non è da tutti essere sotto di due reti contro i bianconeri e pareggiare quando i gioch sembravano chiusi e l'Aida era ormai in avanzato stato di decomposizione. Non so se il mio amico Andrea, interista storico, sia sceso dal personale Aventino su cui si era ritirato -"per non soffrire più per quella squadra matta"- (sono parole sue) di certo, in mezzo alla mattanza di pareggi nerazzurri (11 in 13 partite, sarà record ?), questo spicca come un risultato positivo. Non ho visto la partita, ma mi sono fatto l'idea che i due allenatori (molto quotati entrambi, forse i più quotati delle rispettive generazioni) non abbiano fatto una gran figura. L'Inter ha dato il meglio di sè quando tutti gli schemi erano saltati ed ha un bel dire Mancini, ma non riuscirà facile convincere nessuno che la sostituzione di Van der Meyde e Davids con Vieri e Recoba abbia un fondamento logico, ed ancora meno tattico. Lo stesso vale per Capello che, stratega principe secondo i suoi estimatori, si è fatto sorprendere da una squadra che ha usato l'arma dei poveracci, vale a dire : corsa, ritmo, confusione al servizio di due grandi attaccanti : Vieri e Adriano. Secondo alcuni ha aggiustato tardi la difesa, per capirsi quando l'Inter aveva già segnato, e non è riuscito a tenere in partita la sua squadra, troppo presto convinta di aver chiuso il discorso. Molti si sono detti sorpresi dei quindici punti di distacco fra Juve ed Inter, anch'io me ne sorprendo in quanto avrebbero dovuto essere diciotto. Certo è che l'Inter non ha fortuna (esemplare in gol di coscia di Zalayeta su tiro di Nedved...) ma non ha neppure difesa se riesce a prendere un gol come il secondo con la difesa che sembrava giocasse a baseball con uno schema in quarta base. Comunque l'Inter ha fermato la Juve ed è quello che mezza Italia (juventini esclusi) le chiedeva. Ha vinto il Milan che adesso è a quattro punti ed ha ritrovato i gol di Crespo e un pochino di Kakà. Ieri è tuttavia stato decisivo Dida per battere il Chievo ed ha esordito il francese dal nome difficile : Dhorasoo. Il Milan, mio favorito tecnico, è ancora in piena corsa e potrebbe, presto, fare qualche scherzo alla Signora, specie in virtù di una "rosa allargata" più completa che permette di far riposare qualcuno con maggior agio di quanto non possa la Juve. Vorrei però parlare della Fiorentina che ha mosso la classifica a Messina, dove, senza entusiasmare, ha portato via un punticino. Tutto bene, avrei sottoscritto. Nonostante le nove (?!) assenze lamentate dai giallorossi giudicavo bene il pareggio, soprattutto quando avevo saputo che arbitrava Paparesta. Paparesta è definito "figlio d'arte", per parte di padre. Per parte di madre l'ho sentito definire spesso in altro modo, e , poichè accadeva anche a suo padre, devo dire che la tradizione della famiglia è già notevole in questo discutibile campo. In effetti il rigore comminato contro la Fiorentina è apparso tanto iniquo da giustificare quei tifosi viola che hanno additato l'arbitro internazionale come un avanzo di lupanare. Pari, comunque, giusto e questo consola gli scemi che credono che la giustizia appartenga al calcio. Andiamo avanti. La Roma ha vinto largamente a Siena schierando i figliol prodighi Cassano (quattro assist) e Panucci. Io che per affinità elettiva parteggio per i vitelli grassi (perchè sono grasso, non perchè sono un vitello...) spero che Del Neri e l'anziano presidente Sensi non abbiano ordinato di macellare per il banchetto. Anche perchè, "digiamolo", alla Roma da festeggiare hanno poco. Forse solo il fatto di avere acciuffato la Lazio sedotta in casa dal Cagliari (Zola, Langella ed Esposito i marcatori) per 3-2. Lotito (o Lo Tito ? qualcuno fra i "lazziali" me lo vuole dire ?) è stato ancora zitto; Deo Gratias, era la prima domenica d'Avvento, una buona notizia ci voleva. Potrei dirvi cha hanno vinto l'Udinese a Livorno, il Palermo a Brescia (prima vittoria in una trasferta di serie A dopo trentatrè anni...), la Reggina a Bergamo, e che la Sampdoria ha piegato su rigore a tempo scaduto il Parma, ma non me ne importa granchè. Pari, 0-0, fra Bologna e Lecce, ed uno 0-0 con Zeman in panchina fa sempre notizia. D'altra parte il boemo aveva già vinto, moralmente, in settimana quando il medico della Juventus è stato condannato per abuso di farmaci sui propri assistiti. Molti si sono adontati del fatto che l'Amministratore Delegato Giraudo sia stato assolto. Non si può avere tutto; d'altra parte, come ha detto Boniek, anche Moggi quando era a Napoli non sospettava nemmeno che Maradona prendesse la Coca. Pensava che "tirasse" mozzarelle di bufala.
Adesso è ufficiale : la Juve è in fuga. Se domenica l'Inter non dovesse vincere il "Derby d'Italia" potrebbe essere consigliabile la fuga anche per Roberto Mancini, magari vestito da suora come accadeva agli arbitri nei film "trash" della commedia all'italiana. L'attesissimo faccia a faccia fra la Signora ed il suo grande accusatore, Zdenek Zeman, che ne ha pubblicizzato la fornitissima farmacia, si è concluso come poteva essere previsto in un feuilleton degli inizi del secolo. L'eroina ingiustamente(?) oltraggiata (Del Piero) dalle calunnie ottiene giustizia della propria virtù riconquistando l'amato bene (il pubblico bianconero) che si era da tempo rivolto altrove. Traslato sul campo di calcio questo si traduce nel gol vittoria della Juve realizzato, fra l'altro in maniera davvero mirabile, proprio da quello che fu definito dall'Avvocato Agnelli, "Pinturicchio", anche per non scomodare pennelli più eccellenti. Qui occorre fare chiarezza. Solo io e la mia amica "Viola" abbiamo continuato a dar credito a questo ragazzo patito, comunque sia un gol come quello segnato ieri dalla Juve non avrebbe avuto altri validi esecutori in quelle grame condizioni, nelle quali un cambio di piede richiede padronanza tecnica e coraggio. Molti altri ho visto accularsi fra le pernacchie di compagni ed avversari su campi anche meno disastrati. Delle condizioni del campo, appunto, ha avuto molto a dolersi Zeman che non ha potuto giovarsi delle percussione e della velocità tipiche del suo gioco. Anche di questo dobbiamo essere grati al calcio monetizzato : da quando Kollina fece giocare quel famoso Perugia-Juventus è matematico che in Italia non vedremo più sospendere una partita per impraticabilità del campo a meno che non vi cada un meteorite. Anche De Sanctis, arbitro ormai rappresentato dalle sue gesta, ha confermato che con lui in campo è difficile che la moviola non abbia lavoro. Considerando il suo standard mi sembra che le cose siano andate anche troppo bene. Anche valutando altri standard non mi sono sembrati sorprendenti gli esiti di altre partite. L'Inter, la cui difesa è ormai diventata leggendaria, ha realizzato il suo decimo pareggio in dodici partite. Non sarebbe facile neppure farlo apposta, figurarsi avendo altri e più prestigiosi obiettivi, eppure gli "X-men" nerazzurri hanno trovato un altro modo di pareggiare una partita. Dopo tante rimonte subite, stavolta, al Sant'Elia e davanti ad un bellissimo Cagliari, hanno recuperato da 0-2 e 1-3, grazie, soprattutto, a due prodezze di "ObaOba" Martins. Anche il Milan, grazie al marziano Sheva, ha confermato il suo ruolo di antagonista designato della Juve. Il Siena ha perduto per 2-1 con una doppietta dell'ukraino che adesso è nuovamente capocannoniere assieme a Montella ed Adriano che a Cagliari ha brillato per la sua assenza dalle fasi cruciali dell'incontro. Citato Montella è doveroso parlare della Roma che, ormai, è in zona rossa : nella marmellatona che si è creata nella classifica, è vero che i giallorossi sono sempre a solo quattro punti dalla zona Scempionslig, ma da oggi sono anche a un solo punto da quella che garantisce la retrocessione. A Reggio di Calabria è tornato, ma senza incidere, Cassano, mentre Pellizzoli ha "bagnato" la probabile maglia di titolare in Nazionale con una papera sul gol reggino, confortata poi da una scemenza finale graziatagli da Kollina. Della Roma, almeno nelle cronache televisive, nessuna notizia. "Mala tempora currunt" direbbero i padri latini, mentre di "currere" non se ne danno per intesi troppi giallorossi per indurre all'ottimismo Del Neri. L'altra metà di Roma, invece, ride. Grazie ad un rigore "teorico" conquistato dall'istrionico Di Canio, che sarà stato pure "Mr Fair Play" in Inghilterra, ma qui da noi è tornato ad essere il soilito figlio di buona donna che ricordavamo tutti. Col 2-1 arraffato col Bologna, il presidente Lo Tito (o Lotito ? ) potrà finalmente vantarsi di essere alla pari con l'Inter, che sembra essere la sua massima aspirazione. In calendario anche due derby regionali, entrambi finiti in parità. Brescia-Atalanta è stata la solita guerriglia e stupisce che nessuno se ne preoccupi adottando misure, se non estreme, almeno adeguate. Quali ? Per esempio giocarla ad Addis Abeba. La partita, dopo scene da Falluja, si è chiusa sullo 0-0. Meglio, come ordine pubblico almeno, la sfida fra Fiorentina e Livorno. E' finita 1-1 con il primo gol di Riganò in Serie A, segnato dopo neppure un quarto d'ora dal suo ingresso e dopo forse mezz'ora in totale nella massima serie. Colui che faceva il muratore ed ora è il nostro goleador ha concluso in bellezza una bella azione viola, mostrando a molti ( a me non ce n'era bisogno) che, forse, con lui in campo, Mondonico non sarebbe stato esonerato. Lucarelli ha subito pareggiato per i labronici confermando che chi segna ha sempre ragione. Altri pareggio sono venuti fuori da Parma-Chievo (2-2) e Udinese-Messina (1-1), mentre il Palermo è finalmente tornato a vincere (con due bei gol di Toni e Brienza) contro la Sampdoria. Come considerazione finale viene facile parlare di giornata senza sorprese, quindi, ma se questa assenza di sorprese dovesse reiterarsi, vale a dire se la Juve dovesse battere l'Inter a Milano domenica prossima, faremo bene a trovarci alla svelta qualcosa cui appassionarci. A me piacciono gli All Black ed il rugby, non sarebbe male. Facciamoci un pensierino se Adriano non ci dà una mano.
Tutto è andato come doveva andare. Non è una novità. La Juventus, come al solito senza brillare, ha vinto la sua nona partita sulle undici disputate, l'Inter, sempre per la nona volta, ha, invece, pareggiato. Che la stessa cosa abbia fatto anche il Milan non sarà dispiaciuto a Madama ed ai suoi tifosi che considerano i rossoneri i principali rivali per la corsa al titolo. Sei lunghezze, adesso, separano la Juve dal Milan. "Natura abhorret a vacuo" - scrisse Cartesio, uno che se ne intendeva. In effetti le discontinuità sono inquietanti e la classifica di Serie A ne presenta di profonde. In testa la Juve, in coda l'Atalanta sono staccate e davanti il Milan e l'Udinese (pronosticata in tempi non sospetti dal mio amico Gino) hanno messo in fila il gruppo. Sembra una corsa ciclistica, con il tentativo di fuga si allunga la testa del gruppo che accenna a sgranarsi nelle prime posizioni e nelle ultime, mentre in mezzo è sempre un "pigia-pigia" con i mozzi che si sfiorano. E' inutile far finta di nulla. La Juve ha battuto la Fiorentina, male Milano, malissimo Roma, bene le altre toscane, specialmente il Livorno, diventato il "bene-rifugio" di alcuni "lazziali" di mia conoscenza. Si pareggia assai, si segna poco : in tutto 13 gol in dieci partite, tre dei quali (vale a dire quasi il 25% del totale ) all'Olimpico ed altri quattro (quasi il 33%) a San Siro. Qualcosa mi dice che i romanisti, malmenati dall'Udinese, ne avrebbero fatto volentieri a meno mentre all'Inter non si ricordano neppure più la sensazione che dà il difendere con successo il vantaggio. Il resto sono stati fior di 0-0 e vittorie col minimo scarto come quelle di Chievo, Juventus e Parma. La Juventus ha segnato con Ruben Oliveira (o Olivera ?), che in Uruguay chiamavano "el pollo". Quando l'uruguagio ha spinto in rete la deviazione aerea di Camoranesi (?) capace di deviare di testa (??) un calcio d'angolo la partita sembrava destinata allo 0-0. Se il gol fosse arrivato in altro modo (per esempio su una prodezza balistica o su azione) la sconfitta avrebbe un'altra chiave di lettura, in questa maniera è quasi irritante. Domenica corsa, Adriano, ha potuto colpire di testa la palla nell'area del portiere, dopo un assist aereo, forse di Martins, mercoledì Camoranesi, che è alto come Brontolo, ha spizzato palla e Oliveira si è trovato solo davanti a Lupatelli. Nel finale c'è stato il veleno di un episodio poco chiaro (per alcuni) che ha coinvolto Fantini, arma letale dell'attacco viola, e Thuram. L'All Black della Juve ha placcato il viola sul limite dell'area di rigore senza che Farina se ne dasse per inteso e Portillo ha messo fuori, anche per l'opposizione di Buffon, la palla del pareggio che un fortunato rimpallo gli aveva messo sul piede. Da sottolineare gli equilibrismi dei moviolisti che hanno sottolineato come Farina "avesse concesso il vantaggio" parlando addirittura (Cesari a Italia 1) di "finezza arbitrale". Si è abilmente glissato sul fatto che, non essendosi concretizzato il vantaggio (il fallo era fuori arera di dieci centimetri...), Farina avrebbe dovuto concedere la punizione dal limite ed espellere comunque (vantaggio o non vantaggio) il difensore della Juve. Se vi meravigliate del fatto che a Roma, in un'azione analoga dove addirittura il vantaggio si era concretizzato (l'Udinese aveva segnato il gol del 2-0...) l'arbitro aveva concesso il rigore ed espulso Sartor, vuol dire che non ci siamo capiti. Devono essersi capiti poco anche Mancini ed i suoi giocatori. Due volte in vantaggio col Bologna, l'Inter è riuscita nella titanica impresa di farsi rimontare due volte su azioni nelle quali gli attaccanti felsinei (così li chiamava Carosio) hanno potuto contare sulla fattiva collaborazione dei difensori dell'Inter o almeno su coloro che si spacciano per tali sul prato di San Siro. Il Milan, a Brescia, ha fatto una gara timida che non è piaciuta nè a Berlusconi, nè a Galliani (ahi, Ancellotti...) e soprattutto ha schierato una sola punta (che non era Sheva...). Kakà si è confermato sotto tono, Crespo peggio di lui e un palo ha salvato Dida da guai peggiori, mentre Castellazzi ha fatto tutto da solo, ma senza doversi dannare troppo. La notizia pi clamorosa è che al consueto silenzio stampa dei "lazziali", battuti a Livorno dal gol di uno dei due Lucarelli, si è aggiunto quello del presidente - vicepresidente-direttoresportivo - generalmanager - allenatore e addetto stampa Lo Tito (o Lotito?). La cosa mi ha sorpreso. A tal proposito mi ricordo che anni fa in un paese vicino a quello dove abito c'era un vecchietto che tirava la giornata con una botteghina dove si prestava a piccole riparazioni. La sua insegna riportava la dizione "meccanotermofacchino - verniciosaldatore". Un giorno, dopo aver risolto il mal di denti di un amico con una estrazione...artigianale, aggiunse all'insegna la dizione "e dentista". Lo Tito (o Lotito fate voi) è un po' così, ma mentre lui fa il presidente della Lazio e parla in TV quel vecchietto era considerato solo un tipo strano. Chiudo qui anche se dovrei dire del pari fra Messina e Palermo (al loro primissimo derby in A), della sconfitta della Reggina (ossigeno per il Parma) e di quella dell'Atalanta che invece è alla canna del gas. Ultime notizie per la Roma : Panucci pare abbia fatto pace con Del Neri e anche Cassano sembra prossimo al rientro, ma queste buone notizie sono oscurate da un'altra che getterà i tifosi della capitale nello sconforto : il signor Frisk ha dichiarato che non intende più arbitrare la Roma, specialmente all'Olimpico. Peccato, so che molti tifosi giallorossi lo avrebbero incontrato volentieri.
Del Vecchio, famoso per correre con gli anfibi, ha detto chiaramente cosa pensa del suo attuale allenatore, Gigi Del Neri, che lo aveva tolto dal campo dopo venti minuti. A quel punto la Roma era sotto di un gol segnato da Shevchenko per la cui consuetudine con Roma e Lazio, il sindaco Veltroni dovrebbe concedere la cittadinanza onoraria dell'Urbe. Poichè alla fine la Roma ha pareggiato, Gigi Del Neri ha avuto ragione a togliere Del Vecchio, il tempo dirà se aveva avuto ragione anche a schierarlo dall'inizio. Il gol del pari lo ha segnato Montella che ha beneficiato di due tiri liberi in area milanista, in un'occasione nella quale difesa rossonera non ha fatto una gran figura. A chi l'ha visto il Milan è parso stanco, la Roma ha potuto reagire con la grinta e la voglia di molti giovanissimi, alcuni dei quali potevano essere figli di Costacurta, se non di Maldini. Costacurta è anche entrato nel finale, segno che Ancelotti ha pensato che se è vero che "du is megl che uan", di sicuro un punticino è meglio di nulla. Il risultato è piaciuto molto alla Juventus che aveva perso, come largamente previsto da tutti, a Reggio Calabria. Nel nostro gioco dei "prognostici" il mio romologo di fiducia aveva dato credito alla vittoria dei calabresi. Per quanto ne so io è rimasto l'unico. Chi scrive pensava al pari, soprattutto per la legge dei grandi numeri che ha confermato la sua assoluta validità. La Juve, infatti, ha preso due gol quasi comici: il primo su un rimpallo, il secondo su un mezzo autogol, cosa difficile da vedere. Alla stessa Juve è stato annullato un gol buono e non ne è stato concesso uno fasullo, inoltre Paparesta ha anche ignorato un rigore di evidenza solare a favore dei bianconeri. Anche queste sono cose non proprio comuni sotto questo cielo. Persa la partita, Capello aveva minimizzato sulla fuga juventina che pareva interrotta, forse il "generale" non aveva messo in conto la possibilità che il Milan potesse essere infastidito dalle macerie della sua Roma. Intanto l'Inter ha cominciato la rimonta annunciata dal suo tecnico Mancini pareggiando per l'ottava volta a Firenze, dove la Fiorentina poteva stravincere nel primo tempo e poi perdere nel secondo, dopo essere stata raggiunta dal solito Adriano. Miccoli ha colto un palo clamoroso che avrebbe potuto evitare l'ennesimo pareggio a Moratti e Toldo ha mostrato che non tutte le scelte di Mancini erano oculate, salvando un paio di gol fatti, ma nessuno ha sbagliato un gol come quello di ObaOba Martins, che Dio lo benedica. Mancini, dall'alto della tribuna ha visto forse meglio la disposizione della sua squadra, ammesso che l'Inter ne avesse una nel primo tempo. Sir Alex Ferguson, allenatore storico del Manchester United, era solito guardare il primo tempo dalla tribuna, poi scendere in panchina nella ripresa. Avesse visto l'Inter del primo tempo di Firenze, probabilmente sarebbe sceso direttamente nel garage dello stadio e sarebbe tornato a casa: una simile accozzaglia di svampiti non meritava troppe attenzioni tattiche. A proposito di tattica, decisamente non è stata dominata da queste alchimie la sfida di Lecce che l'Udinese ha vinto per 4-3. La squadra di Zeman è andata in vantaggio per 1-0, poi per 2-1 ed ha incassato pareggio e gol del sorpasso in contropiede. Il boemo, a quel punto, ha tolto Bojinov, autore di una doppietta, e ha inserito Vucinic che ha segnato il gol del 3-3. Sembrava proprio l'anno di Zeman, invece all'ultimo assalto l'Udinese ha conquistato il rigore della vittoria. Rigore della vittoria che, invece, non è stato concesso al Cagliari per ben due volte contro il Livorno. Ai sardi è stato negato anche un gol buono, anzi ottimo perchè segnato nel recupero, così il Livorno, dopo tre vittorie consecutive, ha potuto allungare la sua striscia positiva. Il Cagliari si sarà consolato festeggiando i sessant'anni di Gigi Riva che Sandro Mazzola ha fantasiosamente paragonato ad Adriano. E' comunque un buon momento delle toscane, imbattute da tre turni. Anche il Siena, infatti, ha pareggiato all'Olimpico contro la Lazio. Grazie al cielo il presidente Lotito ci ha fatto grazia delle sue idee in merito, ed io non ho rimpianto il suo silenzio. In coda, il Brescia ha battuto il Chievo, mentre il nerazzurro si addice al pareggio visto che l'Atalanta ha fatto 0-0 con la Sampdoria ed ora è inguaiata assai. Pari anche per il Messina a Bologna, 2-2, e per il Palermo col Parma dove ha segnato Gilardino, ma nonostante i gol del suo bomber i gialloblu restano in piena bagarre retrocessione. La classifica ora è curiosamente sezionata in tre tronconi fra Juventus e Milan ormai staccati in avanti e Parma e Atalanta indietro, mentre in mezzo in cinque punti ci sono le altre sedici squadre. I soloni hanno dichiarato che questo è sintomo certo di livellamento verso il basso, certo è che stride molto il fatto che siano spalla a spalla società come l'Inter e il Livorno, o il Cagliari i cui bilanci sono agli antipodi. Vedremo. Se sono rose
Magath affronta la Juve, stavolta seduto sulla panchina del Bayern. Un lampo ed il ricordo si trasferisce ad Atene, oltre vent'anni fa, ad un goffo tentativo di parata di Zoff, ad un colpo di rasoio che abbatte un delle Juve più belle di sempre. "Magath sindaco" inneggiava vicino a dove lavoro, segno che non fu un dispiacere per tutti. Intanto Ronaldinho ha fatto secco Nesta ed il Milan, anche questo non è dispiaciuto a tutti, perchè un pizzico di veleno nel calcio non fa mai male, come il sale in cucina che si usa anche nei dolci. Dolce anche la serata dell'Inter. Quelli che Bonolis ha definito gli "X-men", dato che pareggiano spesso (per non dire sempre), stavolta hanno fatto uno 0-0 tutt'altro che amaro che li qualifica al prossimo turno. "Superman" Adriano ha abboccato alla kryptonite del portiere Caneira che l'ha provocato fino a farlo espellere per una reazione clamorosa. L'asso brasiliano ha parlato, con comicità involontaria, di "legittima difesa". "Adesso"- ha detto qualche compagno dando l'impressione di averne le palle piene dei discorsi su "Adriano sempre presente" -"si potrà finalmente riposare...". In queste sere resta soprattutto negli occhi l'azione prodigiosa di Ronaldinho. "Sembrava un film accelerato" ha sintetizzato un attento osservatore. Nesta, probabilmente, avrebbe detto lo stesso dopo aver passato una bruttissima serata al Nou Camp. Bravissimo Xavi, regista veloce e grande corridore che avrà toccato un milione di palloni. Per me è stata la risposta giusta agli adoratori di "Ringhio" Gattuso, sempre che vogliano capire la differenza. Il Barça, che non meritava di perdere a San Siro, si è ripreso il maltolto dopo aver subito il solito gol del solito Sheva ed ha giocato, a mio avviso, molto bene. Il Milan è apparso in seria difficoltà "dinamica" contro il giovane undici "azulgraba", così come "Madama" ha subito molto la velocità del Bayern nella prima mezz'ora. Tuttavia il Milan avrebbe potuto vincere la partita se solo avesse sfruttato bene alcune ghiotte occasioni, e forse avrebbe meritato di più ieri, quando ha perso, che a Milano, quando invece aveva vinto. Torniamo alla Juve. A Monaco in quella famosa mezz'ora Nedved e Del Piero hanno vestito i panni dei "desaparecidos" tanto da non aver credito neppure presso l'arbitro inglese Poll, che non ha fischiato mai un fallo a loro favore. Dovendosi affidare al solo Emerson (stanco ?) ed a Camoranesi e Blasi, logico che la Juve debba soffrire e non solo in mezzo al campo. La partita dell'Olympiastadion ha avuto i ritmi tipici della tauromachia: da una parte il toro tedesco capace solo di caricare a testa bassa, dall'altra l'espada bianconero che, più che "El Cordobés" o Dominguin, è sembrato per lunghi tratti il "torero Camomillo". Lothar Matthaeus, grande trascinatore al cospetto di Dio e degli spalti di San Siro nerazzurra, aveva avvertito :-"quelli del Bayern sanno solo correre..." e le prestazioni di Ballack, Hargreaves, Salihamidzic, Frings non gli hanno certo dato torto. Alla ripresa la Juve è andata meglio, Capello ha fatto scaldare l'intera panchina per 45', senza poi attuare il turn-over. Il toro tedesco ha abbassato sempre più la testa, via via che il fiato scemava, scoprendo le scapole un po' troppo ossute per essere quelle di uno dei tori orgoglio di Don Fernando Miura. Negli ultimi minuti il torero Camomillo è uscito dal campo e la spada del matador bianconero ha trovato la strada per recidere la vena cava e far crollare a terra il bovino tedesco. E' bastata una veronica di Ibrà ed una mezza papera di Khan (bella barzelletta quella che sia lui il miglior portiere al mondo...) per dare a Del Piero l'occasione di segnalare la sua presenza. Era il 90'. Analizzando la gara, vista in TV, il migliore in campo è stato il sontuoso Ibrà, ma ancor più di lui è stato decisivo Buffon che è stato graziato a tempo scaduto da "el pistolero" Makaay, uno che in passato aveva fatto male alla Juve. Quattro gol in Scempionslig, quattro vittorie per 1-0 : è questa la Juve del "generale" Capello. Potrà non piacere, ma vince. Adesso la Juve e l'Inter sono qualificate, il Milan quasi. Fuori da tutto, invece, la Roma dopo l'1-1 col Bayer (grandissimo gol di Berbatov e pareggio di Montella) in un Olimpico a porte chiuse. Si è rivisto Chivu e, forse, perso Montella per San Siro. Non so cosa dica il calendario cinese, ma , decisamente, questo non è l'anno del Lupo.
Mi comprenderete se dedico l'incipit alla viola. Seconda vittoria consecutiva, ottenuta contro il temutissimo Lecce, e addirittura per 4-0- Roba da far distendere i lineamenti anche a "Buster Keaton" Buso la cui prima intervista mi ha confortato. Costui, anzichè mostrarsi soddisfatto e pascersi della larghissima vittoria, ha sottolineato che la sua fatica sarà improba e che ha già preso troppi schiaffi nella sua non breve carriera di allenatore per illudersi delle carezze. Parole, grazie a Dio, equilibrate. Citando a memoria l'ultimo 4-0 viola che io ricordi (a favore, ed il Serie A) è targato Terim e venne rifilato al Milan. Da allora, era il campionato 2000-01, miliardi di metri cubi d'acqua sono passati sotto il Ponte Vecchiio. Da allora sono crollate le Torri Gemelle, ci sono state due guerre per la pace ed è cambiata la moneta che usiamo tutti i giorni; mi pare quindi doveroso dare risalto a questo successo, oltretutto (parlo per me) insperato. Potenza del calcio e della sua inimitabile alea . "Pannocchia" Jorgensen cerca da fuori Sicignano e lo infila in un angolo impossibile : a centro area, solo come un appestato, invocava palla Miccoli. Se Sicignano avesse parato il tiro, "pannocchia" Jorgensen si sarebbe preso una infinita sequela di vaffa , invece il portiere leccese ha preso un abbaglio (e soprattutto un gol...) così la Fiorentina è andata in vantaggio e poi ha dilagato. Eroe della giornata è stato il giovane Obodo che ha segnato una doppietta, il secondo gol della quale ha mostrato il grandissimo altruismo di Nakata che ha ceduto al giovane compagno il pallone da spingere in rete. Azione pregevolissima, come è possibile fare spesso contro le squadre di Zeman quando sei in vantaggio. Nel primo tempo il giapponese era stato protagonista di un gesto da Gialappa's, fallendo una deviazione facilissima a tu per tu col portiere: alzi la mano chi non lo avrebbe impiccato su due piedi. Scampato al possibile linciaggio Hidetoshi ha poi compiuto il bel gesto, riabilitando sè stesso e l'intero Nippon. Bene così. Adesso Sergio Buso, detto "Buster Keaton", potrebbe infrangere ogni record. Infatti Diego Della Valle potrebbe presto sostituirlo con qualcuno di più consono alle sue ambizioni e se la cosa avvenisse entro domenica prossima, Buso diverrebbe il primo allenatore sostituito mentre guida una squadra a punteggio pieno ! Chi non rischia niente del genere è invece Mancini che, con l'Inter, il punteggio pieno non sa neppure cosa sia. Nonostante l'impegno di Adriano, che segna sempre, l'Inter riesce comunque a pareggiare in virtù di una difesa per la quale è ormai difficile trovare aggettivi. Contro la Lazio, oltretutto rimaneggiata, l'Inter è riuscita a prendere gol da un certo Talamonti, mai inteso, e che credo neppure molti "lazziali", se lo incontrassero, saprebbero riconoscere. Mancini, furbetto, ha fatto una sceneggiata grandiosa contro Trefoloni, reo di aver fischiato una inesistente punizione dalla quale è arrivato il pari della Lazio. Peccato che nessuno abbia sottolineato che su quella punizione prendere gol è colpa assai più grave di qualsiasi invenzione arbitrale per quanto truce. Il concetto lo ha espresso meglio di me Adriano che ha invitato i compagni ad una maggior concentrazione ed ha lamentato di "dover giocare all'esterno" e non al centro dove predilige, concludendo che l'arbitro non c'entrava nulla e che il settimo pareggio nerazzurro era tutta farina del loro sacco. Cuper, se non ricordo male, fu cacciato per molto meno, ma Mancini sta nel cuore di Moratti che ancora non si è forse reso conto che la sua Inter è a dodici punti dalla Juve ed a sette dal Milan ed ha gli stessi punti della Fiorentina che incontrerà domenica prossima. Juve e Milan fanno la loro corsa, implacabile. La Juve, costretta al turn-over, ha battuto il Chievo più nettamente nel punteggio che sul campo. Zalayeta ("che nun se po vede..." ha dichiarato il mio romologo di fiducia) ha segnato ancora, poi hanno arrotondato Nedved, con un golazo, e Ibrà con un gol da centravanti grande. Con questa vittoria la Juve ha rimandato a cinque punti il Milan che, sabato pomeriggio, aveva battuto la Sampdoria a marassi grazie al neo-papà Shevchenko, mandato in campo a gioco in corso e capace, come al solito, di piazzare la botta giusta. Il gol, a ben vedere, era viziato dal fuorigioco di Serginho che si trovava a ridosso dell'ultimo sampdoriano che non è riuscito a svellere la palla di porta. Inquietante non tanto la concessione del gol (il segnalinee deve essere stato ingannato dal fatto che il portiere blucerchiato era fuori porta e che il giocatore che apparententemente teneva in gioco serginho, era in realtà l'unico difensore fra il milanista e la linea di porta...) quanto le alchimie dialettiche di pistocchi per dare ragione all'arbitro. Il moviolista di Mediaset è arrivato ad inventare il "fuorigioco dinamico" ed il fatto che nessuno lo abbia mandato a quel paese preoccupa assai. Preoccupante anche la dichiarazione di uno spaventoso Galliani che ha raccontato di essere stato fra i primi a vedere (e quindi ad essere visto...) il bimbo di Sheva. Immaginatevi il povero bambino, già provato dallo stress post partum, vedersi di fronte Adriano Galliani ! Torniamo a noi. Ancora imbattute le toscane : vince il livorno in rimonta e pareggia (anche lui in rimonta con un prodigio di Chiesa) anche il Siena. I rimontati sono stati il Brescia ed il Bologna, così come è stata rimontata la Reggina nel "derby dello Stretto" appannaggio del Messina. Il Livorno (Ciampi sarà contento) è al terzo successo consecutivo in una settimana, roba da overdose, mentre il Messina è tornato a vincere dopo tre sconfitte di fila. Ora è in crisi il Palermo, battuto ad Udine (gol di Mauri, calciatore segnalatomi dal grande Gino...) e non se la passano bene Parma e Atalanta che hanno pareggiato con gol (due di Gilardino, Budan e Montolivo). Si è ripresa anche la Roma. Contestata pesantemente dal pubblico, la squadra di Del Neri ha segnato prestissimo con Traianos e raddoppiato presto con Totti su rigore. Poi, il Cagliari del neo-baronetto Zola è tornato in partita (almeno numericamente) con un golletto di Suazo (complice Zotti) e la Roma ha corsoi qualche brivido teorico per l'imprecisione dei suoi. "Capitan coatto" ha anche fallito un altro rigore prima che Perrotta togliesse d'impaccio le coronarie giallorosse e che Montella, entrato nel finale al posto di Cassano, desse al punteggio la veste di "goleada" issandosi in cima alla classifica dei cannonieri. "Cinque a uno, non fa male a nessuno" verrebbe da dire, ma non credo che i miei molti amici sardi sarebbero d'accordo. A chiusura del commento doverosi complimenti ai "lazziali". No, non mi riferisco al brillante pareggio di San Siro, ma al presidente Lo Tito. Ma dove l'avete trovato ? Il suo intervento alla Domenica Sportiva passerà alla storia. La sua disamina sulla costruzione della squadra ("ho comprato nove giocatori l'ultimo giorno, che ce vo'...") meriterebbe di diventare un cult del trash calcistico, così come quando ha definito (oh grande dote la diplomazia !...) l'Inter una squadra "senz'anima" attribuendo invece il pareggio della Lazio al fatto che i suoi ragazzi "sono allevati nel culto di altri valori" . Pensa te. Teniamolo d'occhio, Vittorio Cecchi Gori potrebbe aver trovato finalmente un erede.
 Apro questo commento all'ottava giornata di campionato con un pensiero alla Fiorentina ed a quanto sia, a volte, gramo il gioco del calcio. In quattro giorni i viola hanno attraversato l'Italia lungo la diagonale maggiore, da Udine a Reggio Calabria, ritornando a casa con quatto punti e altrettanti gol all'attivo. Dei due riscontri numerici, il secondo, è se possibile, ancora più sorprendente del primo. Tre di queste reti sono state segnate da Miccoli, la quarta da Maresca. Segno che questo è proprio l'anno della Juve. Durante questa settimana di viaggio, è sceso dal pulmann Emiliano Mondonico, tifoso viola dichiarato, e allenatore vecchio stampo. La guida della squadra è passata a "Buster Keaton" Buso, famoso per non ridere mai. In questo frangente, probabilmente, gli mancava anche lo stimolo. Lucchesi, celebre orologiaio, e Della Valle si sono messi a caccia del sostituto "vero" di "Mondo", mentre Buso si è fatto carico di accompagnare la squadra al "Granillo", dove, ancora una volta in rimonta come a Udine, i viola hanno strappato un successo molto importante contro la Reggina. Al ritorno a casa, dopo la prima vittoria in trasferta, Sergio Buso ha appreso che, poichè l'incontro fra Della Valle e Prandelli ha avuto esito negativo per i noti problemi personali del tecnico, l'ipotesi più probabile sarà quella di un'altra panchina col Lecce prima dell'arrivo di Pin, vice di Prandelli a Parma (?). E poi si domandano perchè Buso abbia una faccia così seria. Allegro è invece apparso Della Valle, per due motivi : la vittoria della Fiorentina e per il fatto che, sia Buso, sia Pin, costeranno meno di altre soluzioni. Passiamo ora ad eventi meno importanti. La Juve è ormai lanciatissima. Ieri, al "Delle Alpi", ha colto la settima vittoria stagionale contro una Roma, battuta per 2-0, cui quasi tutti hanno fatto molti complimenti. Fra i più entusiasti della prestazione giallorossa, oltre ad un triste Del Neri, Lucky Luciano Moggi e il "generale" Capello. Chi ha fatto studi classici farebbe bene a ricordarsi della frase "timeo Danaos et dona ferentes !", in quel caso pronunciata occhieggiando un cavallo di legno dalle mura di Troia, città che richiama alla mente la genealogia, per parte di madre, di alcuni fra coloro che ho citato. Dal coro si sono esclusi Baldini e Boniek, che hanno parlato di "approccio morbido" della Roma contro una Juve non proprio eccelsa. I nove ammoniti e lespulsione di Emerson sembrerebbero deporre per un clima da battaglia, ma l'arbitro era Collina e certe cifre si ridurrebbero di due terzi con altri arbitri meno protagonisti e più allineati. La Roma era dimezzata, senza Pellizzoli, Dacourt e De Rossi oltre a Chivu che, ormai, è da considerare assente "a priori". Inoltre Del Neri non deve averla indovinata scegliendo una difesa più coperta e preferendo Sartor a Mancini, col tridente in campo. Se, però, avesse giocato più scoperto e perso lo stesso, le critiche sarebbero state ancora più feroci. Hanno segnato, per madama, Del Piero e Zalayeta (che l'aveva appena sostituito) entrambi su assist di Ibrà e su dormite colossali della difesa avversaria. Davvero imbarazzante la seconda segnatura, ma anche sulla prima Del Piero è parso libero di comportarsi come meglio credeva. Di Totti si sono avute notizie solo sui calci piazzati, mentre Montella ha impegnato, sullo 0-0, Buffon. Poi più. Adesso la Roma è a tredici punti dalla Juve, fuori dalla Scempionslig e con qualche problemino nello spogliatoio (Panucci, Cassano...). Il DS Baldini, ospite in TV nel dopopartita, è apparso tetro in volto, segno che ad aver poca voglia di ridere non è solo Buso. Unica consolazione per i romanisti il fatto che i due "tradidores" abbiano passato una "mala tarde". Emerson è stato espulso per doppia ammonizione (entrambe richieste da Totti e Cassano, complimenti per il fair-play...) e Zebina si è stirato agli adduttori. Dietro insegue il Milan che con le riserve ha spianato l'Atalanta nella ripresa dopo un avvio definito "emozionante" di Coloccini, all'esordio in rossonero, che aveva permesso molto a Budan. Proprio questa è la grande differenza ora come ora fra Juve e Milan : alla Juve giocano sempre i soliti, con qualche avvicendamento secondario o in corsa, il milan, invece applica un'altra strategia di turn-over, che, a gioco lungo, Ancelotti spera possa essere vincente. Intanto ha funzionato : tre a zero (Kaladze, Tomasson e Serginho i marcatori) e ritardo contenuto in -5 sulla Juve. Meno bene l'Inter la cui follia meriterebbe esami più attenti. rapidamente in vantaggio per 2-0 a Lecce (Adriano e Martins), i nerazzurri sono stati capaci di pareggiare la partita. Il giovane Bojinov ha segnato una doppietta contribuendo a rispondere alla domanda "Perchè Fontana è arrivato a giocare titolare in una grande squadra solo a 38 anni suonati ?". La domanda era sorta dopo il derby di Milano, dove Fontana era stato fra i protagonisti più brillanti. Mancini continua a riscuotere consensi (e lautissimo stipendio), mi domando cosa sarebbe successo se a farsi rimontare un'altra volta fosse stato, ad esempio, Zeman. Dietro vanno alla grande il Cagliari e la Sampdoria, che non pareggia mai. Mercoledì i sardi hanno vinto col Parma, inguaiatissimo, e i blucerchiati hanno espugnato il Bentegodi, rallentando il passo del Chievo. Il fattore campo è stato il grande sconfitto di questo turno infrasettimanale. Il Siena e il Livorno hanno completato l'en-plein delle toscane vincendo a Brescia e Palermo, dove Zamparini sta già scaldando i motori, l'Udinese ha fatto secco il Bologna completando il pokerissimo di cinque vittorie esterne. In casa, intanto, ha vinto la Lazio col Messina. Ha segnato, oltre all'ex-viola Manfredini, anche un certo Sousa mostrando così che, come recitava una reclame di qualche anno fa " i prodigi accadono solo a Cognac" era solo bieco sciovinismo francese. A presto, ma davvero, perchè domenica si replica.
Che qualcosa stia cambiando me ne sono accorto quando "Lucky" Luciano Moggi, intervistato in merito a "l'affaire Cassano" , ha definito la Roma - "una società amica" - . Poi il sospetto si è acuito quando "Bandana Joe" ha fatto apertamente i complimenti all'Inter dichiarando (con scarso stile se mi è consentito...) che "erano tanti, tanti, tanti anni" che non vedeva i nerazzurri "giocare così bene". Neanche, il presidente (del consiglio, purtroppo, altro che del Milan) parlasse dell'Inter come della bocciofila dei tranvieri, da quest'anno passata al calcio. Su questi due argomenti : la Juve (e Cassano) ed il derby della Madunina, vorrei impostare il commento della giornata, ricco anche di altri fatti importanti, quali la prima vittoria del Livorno (sul Bologna), il secondo posto del Lecce (vittorioso a Messina), il crollo della Lazio a Parma e il pareggio con reti (quindi imprevedibile...) della Fiorentina ad Udine. Luciano Moggi è di Monticiano, paese di 1412 anime (fonte ISTAT) in provincia di Siena, città dove la Juve si è recata sabato per l'anticipo, poi regolarmente vinto, della settima giornata. Logico che in una terra bianconera (leggi juventina) i compaesani abbiano intitolato al famoso (o famigerato, dipende...) concittadino il locale Juventus-Club, altrettanto logico che abbiano pensato di premiarlo in una serata conclusasi, mi hanno detto, con una colossale mangiata. Meno logico che, a margine della stessa, Luciano Moggi abbia fatto sapere che Cassano interesserebbe anche alla Juventus che, tuttavia, non intenderebbe interferire con "una società amica come la Roma" trattando direttamente col calciatore. Tre possibili ipotesi : 1- Moggi ci prende in giro. 2- Moggi aveva bevuto troppo. 3- Il figlio di Moggi diventerà il prossimo DS della Roma. Mi fermo qui. A voi ogni conclusione. Sopra ho detto che a Siena la Juve ha "regolarmente vinto", in realtà ha sì vinto, ma in maniera inusuale. Ha infatti segnato una doppietta nientemeno che Del Piero, da tempo un "desaparecido" dei tabellini. Tre a zero e sesta vittoria in sette partite, non contro le grandi, è vero, ma pur sempre partite vinte e i punti contano. Ventiquattro ore dopo sono scese in campo la due rivali designate dalla critica, vale a dire le milanesi. Un derby atteso come la "guerra dei mondi", presentato alla stregua della "festa del gol" con in campo Adriano e Sheva, Vieri e Kakà. Pronostico incerto, ma garanzia assoluta di gol e spettacolo. Invece "nada de nada". La montagna ha partorito (dicono perchè niente vidi) il topolino dello 0-0. Da parte nerazzurra Adriano ha avuto uno spunto degno della sua fresca leggenda quando ha messo "el sombrero" a Nesta, sbagliando poi la conclusione; Vieri, invece, ha fallito un paio, se non tre, possibili palle gol nel primo tempo. Da parte rossonera Sheva ha sbagliato un'incornata che di solito non perdona, e Kakà ha fatto ammonire mezza Inter mostrando di essere tornato quello dell'anno scorso. Migliori in campo, Fontana nell'Inter, ancora preferito a Toldo (scelta definitiva quella di Mancini ?) e, appunto, Kakà nel Milan. Partita definita divertente da tutti, dal Berlusca a Valentino Rossi, da Moratti a Van Basten, ma pur sempre finita 0-0, un risultato che, per adesso, diverte soprattutto la Juve schizzata a +5 sul Milan e addirittura a +8 sull'Inter. Mancini, tanto lodato anche da "Bandana Joe", nel finale si dev'essere ricordato che il Milan non è il Valencia ed ha preferito non rischiare le tre punte, come molti lo ritenevano capace e come sarebbe stato logico per chi volesse provare a vincere. Anche Ancelotti ha ragionato con logica conservativa : privo di Stam ha preferito la coppia centrale Maldini-Nesta, col secondo che ha ballato un po' (dicono) e davanti ha rispolverato, un po' a sorpresa, Crespo. Mossa dimostrativa, mai il Milan ha mostrato di volere la vittoria ad ogni costo, anche se, per onestà va detto che nel finale l'ha sfiorata più di quanto abbia fatto l'Inter, che era partita meglio. Forse. Detto di Juve, Milan e Inter, ricordiamo anche che, come era largamente stato previsto, la principale antagonista della Juve è il Lecce di Zeman che ha travolto senza mezzi termini il Messina in trasferta. "Zemanlandia" ha riaperto i battenti, il "Luna Park del calcio" ,dove "anche se non vinci ti diverti", si è trasferito a Lecce. Il boemo fa segnare Bjelanovic come fosse Van Basten e nessuno più, a lecce, si ricorda di Chevanton, ora che hanno scoperto Vucinic. Miracoli del calcio di Zeman per il quale, finchè non deve amministrare prime donne, i calciatori sono davvero "tutti buoni perchè tutti uguali". Non so se durerà, mercoledì c'è l'Inter al "Via del mare", ma se durasse che bella favola sarebbe mai questa ! Brutta storia, invece quella della Fiorentina e di Mondo. Dopo il 2-2 di Udine, risultato non disprezzabile, il tecnico ha detto di voler togliere il disturbo perchè sente che l'ambiente non ha fiducia in lui. Di sicuro non ce l'ha chi gli paga lo stipendio, vale a dire Della Valle, che ora insegue sogni proibiti anche in campo, oltre che in lega. Se Mondonico andrà via, ne verrà un altro, ma credo che i mali della viola siano molto più semplici da capire che da curare : troppa gente nuova e l'assenza di schemi che non contemplino Riganò, sono due facce dello stesso problema. Ci vorrebbe tempo, invece hanno fretta. Come me, che vi saluto.
Che l'Inter fosse una squadra "strana" lo si era intuito, ma quest'anno sembra che i nerazzurri vogliano ancora meravigliare chi li considera, quantomeno, eccentrici. Dopo un primo tempo "fisico" (così recitano le cronache), con Toldo, eroe al Mestalla due anni fa e anche tre, lasciato in panchina e finito 0-0, quella che Brera definiva la "beneamata dei milanesi" ha segnato cinque reti in quarantacinque, indimenticabili, minuti. "Mestalla nunca falla" è il motto dei tifosi del Valencia, poco avvezzi a perdere in casa, stavolta davanti al mostruoso Adriano, a Stankovic ed al risorto Vieri ha "fallato", e di brutto. Chi non "falla" sono Milan e Juve, avaramente vittoriose contro Barcellona e Bayern, entrambe battute col minimo scarto dai gol di Nedved , Pallone d'Oro in carica, e di Sheva , Pallone d'Oro "in fieri". I "blaugrana" avrebbero meritato il pari, ma due traverse hanno stoppato i loro tiri-gol e Sheva non è uso fare sconti sui traversoni dalla destra. Milan, Inter e Juve veleggiano, quindi, felicemente a punteggio pieno verso la qualificazione, la Roma invece dovrà uscire e sarà già tanto farlo con onore. A Leverkusen il Bayer le ha rifilato tre Aspirine. Preoccupante il fatto che la squadra di Del Neri abbia mostrato debolezza di carattere al limite dell'isteria, chiudendo in 9 contro 11. Che sia sempre colpa dell'arbitro, comincio a ritenerlo un fatto improbabile anche se lo striscione esposto all'Olimpico contro l'Inter ("Frisk dacce er resto !") lo ritengo uno dei capolavori di questa prima parte del XXI secolo.
Il campionato, fino ad oggi pessima reclame dei suoi cantori, ha celebrato la sua sesta giornata riportando i valori a quelli largamente previsti alla vigilia. Per la prima volta hanno vinto contemporaneamente le prime quattro dello scorso torneo e sono uscite sconfitte le due siciliane, fin qui imbattute , costrette a lasciare il posto di candidate al ruolo di outsider assolute al Lecce di Zeman e al Chievo, quest'ultimo un vero miracolo calcistico che riporta l'orologio indietro di parecchi anni.
 Se la restaurazione è il tema di questa giornata, ogni restaurazione impone che ci sia un monarca da incoronare. Pochi dubbi che costui sia Adriano, le cui autentiche prodezze hanno consentito all'Inter, nonostante le sue consuete follie, di battere l'Udinese, contro la quale è anche tornato al gol (che gli mancava da aprile...) "Bobo" Vieri. Toldo, pagando per tutti le stupidaggini di Roma, è finito in panchina. Curioso che Mancini prenda simili decisioni lasciando poi immutata la disposizione difebsiva che definirei sempre incoraggiante per gli avversari. Il secondo gol di Adriano è stato splendido, ma reso facile dai tentennamenti della difesa Udinese, ma a me ha impressionato di più il primo con quel proietto che, come avrebbe scritto Brera, "ha lasciato un segno scuro nella retina". Il Milan, che aspetta l'Inter per il derby, ha fatto meno spettacolo (in ogni senso, anche a favore degli avversari, intendo dire) ed ha vinto a Cagliari, dove non gli riusciva dal '96, con un gol di Pirlo, magistralmente lucrato, con un'attenzione che sfiora l'avarizia, da una difesa costruita attorno a Costacurta. Ancelotti ha fatto riposare Kakà, inserito solo a fine partita, e ha tolto via Sheva apparso sottotono, condizione questa strombazzata in tutte le trasmissioni specializzate. Fossi l'Inter non mi fiderei del presunto calo di colui che più di ogni altro è stato fedele distruttore dei sogni nerazzurri che i milanisti con un celebre striscione hanno dichiarato di saper realizzare. Vedremo, intanto la Juve è davanti. Ha battuto il Messina nonostante le assenze di Trezeguet e Del Piero, grazie ad un altro gol di Zalayeta, il secondo consecutivo, ed ad una prestazione definita brillante di Nedved. Mutti, allenatore dei sogni del Messina (7.000 tifosi al seguito), ha ammesso che c'era poco da fare, fra i siciliani ha brillato il solo Zampagna che ha segnato ancora, come con Roma e Milan, ma che stavolta è riuscito soltanto a complicare l'ultimo quarto d'ora di partita dei bianconeri. Capello ha parlato in difesa di Buffon, condannato dalla critica dopo la partita del Tardini nella quale non è apparso a suo agio con la luce artificiale. Certo è che se i problemi della Juve si annidassero fra i guanti di Buffon, la concorrenza è messa male. La Roma di Del Neri ha conquistato la prima vittoria e la squadra del presidente Sensi, nuovissimo sostenitore di Galliani alla lega (minuscole volute), ha chiuso la partita con la porta inviolata evento questo recentemente passato nel novero di quelli con probabilità prossima allo zero. A proposito di eventi strani, il coro dell'Armata Rossa ha cantato venerdì scorso nell'aula Paolo VI, credo che se qualcuno l'avesse previsto venticinque anni fa avrebbe suscitato, a seconda dell'idea politica dell'interlocutore, o preoccupazione o entusiasmo. Pare che i cavalli dei cosacchi non si siano abbeverati alle fontane di piazza San Pietro sollevando i vigili dell'urbe dal fastidio di elevare imbarazzanti contravvenzioni. La Fiorentina ha pareggiato il derby col Siena e le è andata anche bene. Chiesa e Graffiedi potevano stampare il gol dell'ex, ma il cielo ha voluto altrimenti. Non si segna neppure per sbaglio, questa è la triste realtà. In compenso non si fanno neppure le scuse a Galliani e questo è un buon segno. Il Chievo ha battuto la Lazio all'Olimpico. Sono i "mussi volanti" anche quest'anno la rivelazione, gli unici avversari dell'Impero pronto a colpire ancora, la speranza di coloro che sognano un calcio più umano. Sia detto per inciso : il Chievo ha giocato in dieci per l'intero secondo tempo, per un'espulsione "teorica" di Tiribocchi ed il fatto che Lotito sia al tempo stesso un fervente sostenitore di Galliani ed il presidente della Lazio mi rende la vicenda particolarmente grata. Per i "lazziali", pazienza. A proposito : come largamente previsto alla vigilia, oggi il Chievo ed il Lecce sono al terzo e quarto posto. A parte il mostruoso Adriano, il risorto Vieri, il sorprendente leccese Vucinic, che ha segnato la doppietta che ha steso il Palermo, è stata anche la giornata di Montella che, col sesto gol in sei giornate (non so se disputate per intero), è diventato capocannoniere. Qualcuno ha parlato del fatto che si "comincia a vedere la mano del nuovo tecnico" Per piacere. Del Neri , semplicemente , si è limitato a fare quello che spesso molti allenatori non fanno: a Livorno ha schierato tutti i suoi calciatori migliori. Cassano, Totti e Montella tutti assieme, non si vedevano da tanto tempo e la Roma ha vinto bene. Il coraggio, spesso, paga altre volte no. Lo dimostra la vicenda professionale di Zeman, che stavolta ha vinto senza troppo merito. Il Palermo, per parlare chiaro, ha avuto sfortuna. Una sfortuna che si esemplifica in questo semplice fatto : Pinardi, schierato nel Lecce come spalla di Bojinov, si è fatto male dopo mezz'ora e Zeman inserisce Vucinic che era a sua disposizione anche prima. Lo slavo segna due reti poi, come se non bastasse, con una simulazione plateale, fa ammonire un avversario ed infuriare Guidolin che viene espulso ! Detto che Brescia e Bologna hanno vinto in rimonta contro Parma e Atalanta, mi sembra difficile dire altro che non sia banale, se non ricordare che in settimana torna la Scempionslig con serate di gala come Milan-Barcellona, Valencia - Inter e Juventus-Bayern ed una gara da ultima spiaggia per la Roma a Leverkusen. Vorrei però chiudere con un'annotazione di costume. Mentre a Torino si sta svolgendo il processo contro il disinvolto uso di prodotti farmaceutici da parte della Juve che i più maligni, facendo fare sangue amaro a Moggi, Bettega e Giraudo, osano definire doping; Mutu, asso rumeno del Chelsea ed ex-stella del Parma è stato trovato positivo ad un controllo antidoping a Londra. Direte -"che c'entra ?"- -"Per c'entrarci c'entra" - vi risponderebbe Vittorio Cecchi Gori. In questi giorni, viste le condizioni di Trezeguet e Del Piero e il concomitante dissidio fra Mutu ed il tecnico Mourinho, si era parlato di un possibile passaggio dell'attaccante rumeno in maglia bianconera. Che Mutu non volesse farsi trovare impreparato ?
Adriano Galliani ha preteso subito il proscenio per sè. Ha detto di non aver visto nulla sul gol, annullato da Trefoloni per un fallo su Nesta visto da lui solo, "perchè non guarda mai le punizioni contro il Milan" che quest'anno "prende sempre gol su palla inattiva". In compenso Adriano Galliani ha concesso a Facchetti, presidente dell'altra squadra milanese, la libertà di votare per chi vuole, ma ha confermato di non avere nessuna intenzione di mollare la presidenza della lega (minuscole volute). Poi ha stigmatizzato le dichiarazioni sinistrorse di Cristiano Lucarelli, che ha ipotizzato una persecuzione del Livorno perchè espressione di una città da sempre all'opposizione. Queste parole devono essere apparse "sinistre" alle orecchie berlusconiane del potentato Adriano che non ha esitato a definire la scemenza di Lucarelli come "dichiarazione gravissima", spendendo poi molte parole minacciose sull'argomento cosa che, non fosse per l'enormità della faccenda, indurrebbe a pensare che ci possa essere del vero. Intanto la Juve, battendo con un gol di Zalayeta l'Udinese ha accennato alla fuga. Il gol dell'uruguagio è arrivato dopo che la Juve aveva perso per l'ennesimo infortunio alla spalla Trezeguet, che adesso potrebbe essere costretto ad operarsi e restare lontano per mesi dal campionato. A Udine Farina ha imitato Trefoloni riuscendo a non vedere un testata da espulsione di Ibrà sullo 0-0. Poi l'Udinese ha anche rognato per una irregolarità palese di Nedved, rientrato in campo senza autorizzazione dell'arbitro, nell'azione che ha causato l'angolo sul quale Zalayeta ha poi segnato il punto decisivo. A parte questo la Juve ha vinto bene, convincendo più di quanto abbia fatto il Milan con la Reggina battuta solo grazie alle prodezze di Sheva, mostruoso, e di Trefoloni addirittura prodigioso. I milanisti sono apparsi, a chi li ha visti, molto fumosi. Dopo un primo tempo dominato, quando la Reggina ha preso a correre il Milan si è mostrato stanco ed appannato, con un centrocampo imbottito di fantasisti incapaci di fare un accettabile filtro. All'inseguimento della Juve, com'era largamente previsto alla vigilia, c'è il Messina di Mutti che ha travolto il Siena, ed il trionfo della Sicilia è completato dalla vittoria del Palermo che ha battuto il Bologna di Mazzone. Tuttavia il protagonista del weekend della quinta giornata è stato il Chievo che ha battuto il Lecce di Zeman imponendosi ancora fra le protagoniste del campionato grazie ad una coppia di interni, Baronio e Brighi. recuperata al grande calcio dopo quella che sembrava un'eclissi irreversibile. Il Chievo ha vinto con le sue armi che sono sempre quelle solite : umiltà, ritmo, corsa, schemi puliti e facili. Sabato ha vinto anche il Cagliari col decisivo contributi di un gol di Zola, uno dei vecchietti terribili del nostro calcio. La Fiorentina, pesta e acciaccata, ha resistito a Parma anche in inferiorità numerica portando a casa un punticino d'oro e confermando la sua preoccupante sterilità offensiva: cinque partite giocate, quattro delle quali senza reti all'attivo. I più perspicaci hanno già individuato nella fase offensiva il punto critico della squadra di Mondonico ed i più spiritosi lo iscrivono già nella fedina del tecnico cremonese. Riganò sul quale erano costruiti gli schemi offensivi della Fiorentina è ancora assente, Nakata & C. non riescono a supplire all'ex-muratore che è diventato il goleador più continuo della recentissima storia viola; questa e non altra mi appare la colpa più grossa di Mondo. Qualcuno storcerà la bocca, per adesso va bene così. Stesso discorso per la Lazio che ha salvato la cotenna a Bergamo. Il posticipo che si stava ancora giocando mentre scrivevo di getto queste note opponeva la Roma di Del Neri all'Inter, la cui follìa prescinde da chi si prende la responsabilità di allenarla. Ho seguito la partita attraverso il racconto della trasmissione filolombarda "Diretta Stadio". Per chi non la conosce questa trasmissione affida la cronaca del posticipo a due cronisti, ognuno schierato per una delle contendenti, ed agli interventi sul tema degli ospiti in studio, ex-calciatori e opinionisti di parte. La formula potrebbe anche essere valida, purtroppo gli interventi sono spesso sopra le righe, per non dire peggio. Per tutto il primo tempo il cronista filo-interista ha maledetto il giorno in cui Moratti si è invaghito del "Chino" Recoba trasmettendo la sua insana passione ai suoi allenatori, non sempre disinteressati nell'assecondare il proprio presidente. Il cronista di parte giallorossa, dal canto suo, ha detto peste e corna di un Totti definito prima deprimente e poi indisponente. Montella ha aperto le marcature, com'è inevitabile che accada quando è in campo la difesa dell'Inter, Inter che ha poi pareggiato all'ultimo assalto del primo tempo grazie all'ex-madridista Cambiasso del quale non si ha notizia avesse mai segnato prima in presenza di testimoni. In apertura di ripresa, com'è nella tradizione di questa sfida, si sono aperte le cateratte del gol : Veron (con la collaborazione di Mexes), Recoba e Totti hanno segnato nei primi minuti portando il punteggio sul 3-2 per l'Inter in piena crisi di follìa. Il mio amico Andrea, interista viscerale, alla viglilia mi aveva partecipato la sua preoccupata aspettativa per questo scontro che ha definito, senza mezzi termini, "decisivo per la stagione dell'Inter". La sua "entusiastica preoccupazione" (ossimoro) derivava dalla personale certezza che "...la Roma non sarebbe stata come l'Anderlecht..." . In effetti Mancini (quello interista) doveva pensarla diversamente dal mio amico Andrea schierando una squadra poco disposta a tener conto dell'avversaria. Quando De Rossi, che per me resta il miglior prodotto del nostro vivaio negli ultimi anni, ha segnato il gol del 3-3, qualcuno in studio ha fatto i conti in tasca alla difesa (?) interista segnalando che quello era il decimo (?!) pallone finito alle spalle di Toldo in cinque partite di campionato, il chè garantiva la poco invidiabile media di due gol subiti a partita. Analogamente a quanto accaduto per la Fiorentina, anche qui i più perspicaci hanno cominciato a dubitare che il baco dell'Inter si annidi nelle circonvoluzioni celebrali di quei giovanotti che si spacciano abilmente per i difensori della celebre società milanese. Vedendoli giocare il sospetto che si tratti di ultras rossoneri appare decisamente fondato, il grave è che si tratta di professionisti scelti con cura maniacale ai quattro angoli della cristianità, profumatamente pagati e schierati secondo quelli che vengono definiti addirittura "schemi difensivi". Quel che appare certo è che l'Inter non è sicura di vincere neppure segnando tre reti in trasferta, la cosa dovrebbe preoccupare seriamente. Andrea mi aveva detto da interista colludato al peggio -"andrebbe bene anche un pari, sai..."- Mi piacerebbe sapere ora cosa ne pensa.
Ho potuto seguire poco della quarta giornata del massimo torneo di calcio. Giornata di conferme, alcune confortanti, altre meno. Quali ? Eccole: - Anche quest'anno, come tutti gli altri anni, non ci sarà nessuna squadra che vincerà tutte le partite. La Juventus, indiziata di potere tanto da diversi "laudatores", non tutti disinteressati, ha impattato faticando col Palermo che ha sfiorato l'impresa riuscita quattro giorni prima al Messina, felice eversore del Milan. - "Sheva" ha confermato la sua simpatia per le squadre romane, in particolare per la Lazio cui ha segnato il quinto (!) gol stagionale di una stagione appena iniziata. Questo ukraino ha dimostrato di considerare l'Olimpico alla stregua della sua "garçonniere".
Secondo gli statistici della DS e di Controcampo quello di ieri è il decimo gol del fuoriclasse milanista nello stadio della capitale. Considerando che vi ha giocato iin tutto una decina di volte la media è da definire interessante.
- La Fiorentina, secondo la sua perversa tradizione, ha rilanciato la Sampdoria, che era ancora a quota zero, ed ha riportato al gol, dopo Montella, anche Bazzani. - L'Inter da parte sua ha tolto pericolose illusioni ai suoi tenaci tifosi : quest'anno si divertiranno, ma non si illudano; la loro squadra è ancora pervasa da una tenace vena di follìa e la loro difesa, pur cambiando i nomi, resta sconsigliata ai cardiopatici. Ma quel che è peggio, quello che è triste è la conferma che il calcio è malato e non guarirà domani. Ad Udine il Brescia ha lucrato una vittoria in maniera che fa rabbrividire gli scemi, dei quali io sono il portabandiera, che attribuiscono ancora inportanza al valore della sportività. Rudi Voeller ha mollato i pappafichi dopo un'agghiacciante partita della Roma a Bologna e soprattutto, dopo il comportamento di alcuni calciatori giallorossi nell'ultimo allenamento a Trigoria. Il "tetesco" ha deciso di andarsene, probabilmente consolato dallo stipendio che continuerà a correre certamente di più di certi suoi incerti campioni. Che il calcio sia malato lo dimostra una notizia che ho letto sul "La Nazione" che, dopo la sconfitta della Fiorentina contro la Samp ha titolato con grande evidenza "Mondonico confermato dalla Società". A parte il conflitto logico fra l'utilizzo della maiuscola per un sodalizio che spende una conferma per un allenatore dopo appena quattro giornate non tutte infruttuose, sono io che sbaglio oppure la paranoia è ormai padrona di troppi cervelli ?
Cosa pensare dopo l'autodifesa dei bresciani forse pentiti di aver affondato le dita nella irresistibile nutella del primo risultato positivo ? Non è forse figlio delle pesanti critiche alle rondinelle quel tiro degno di Maramaldo scoccato da Mannini, mentre Francesco Ferrucci, incarnato dal portiere udinese De Sanctis, giaceva ferito sul prato dello stadio Friuli trasformatosi, quattro secoli dopo, nel campo di Gavinana ? Dove siamo capitati se neppure dopo la partita, a mente fredda, non possiamo che produrre gente capace solo di biascicare la scusa di non aver visto, non aver sentito ed altre inqualificabili panzane ? Non era preferibile che qualcuno dicesse : "abbiamo sbagliato, rigiochiamo." La cosa, lo sappiamo, sarebbe impossibile, con i calendari intasati come sono , ma non averlo neppure detto è peggio. Il calcio giocato ci regala la crisi ormai conclamata di Del Piero, crisi di fiducia da parte della Juventus, più che di gioco da parte di "Pinturicchio" che, leggo, non è stato disastroso. Domenica l'ha rilevato Trezeguet ed Ibrà ha messo la pezza a colore sul vantaggio di un Palermo disinvolto e meritevole. Qualcuno sta già meditando di risolvere la questione cedendo l'ex ragazzo prodigio al miglior offerente, ammesso che ve ne siano. In crisi ormai definitivamente accertata, e forse ancora più profonda, anche Christian Vieri, inviso alla SanSiro nerazzurra peggio di Gattuso. Domenica all'ennesima bordata di fischi l'ex-bomber ha addirittura chiesto alla platea : -"Perchè mi fischiate ?"- Sarebbe interessante conoscere la risposta, intanto Obafemi Martins ha segnato una doppietta proponendosi definitivamente come partner di Adriano. Mancini, da parte sua ha mostrato di aver già conosciuto i suoi polli quando, dopo il secondo pareggio del nigeriano, si è rivolto ai suoi difensori con una mimica chiarissima :-"Vediamo di riprendere subito un altro gol da imbecilli ! è sembrato dire in maniera colorita, ma inequivocabile. Altra conferma, stavolta buona, Zeman. Il boemo "che non si discute, si ama" ha portato il Lecce dove osano le aquile. Alla cosa non è stato dato troppo risalto, ma i salentini sono secondi, a due punti dalla Juve, assieme al Messina ,un punto avanti al Milan, due all'Inter, con il doppio dei punti della Roma. Qui è utile fare una riflessione. Qualche anno fa il tecnico delle Isole Tonga ai mondiali di rugby prima di affrontare la Nuova Zelanda, dichiarò di non preoccuparsi del risultato -"La mia gente sa benissimo" - disse - "che la nostra federazione ha un budget inferiore alle spese di lavanderia degli All Blacks !"-. Con le dovute proporzioni è questa la situazione di Zeman rispetto alle corazzate del campionato. Se il calcio si accorgesse di questo, invece di pensare a licenziare allenatori e a comprare bidoni miliardari, sarebbe già sulla via della guarigione, invece c'è chi parla già di comprare Roberto Carlos dal Real Madrid, ora che è vecchio, dopo avercelo mandato otto anni fa quand'era giovane. Vedremo anche questo ? Forse e non ci meraviglieremo. Intanto ci resta il grande Mazzone che potrebbe regalarci Meghni che è l'ultima speranza di chi crede che per le strade nasca ancora il calcio migliore. Quello che, un po' ottimisticamente era definito il "nuovo Zidane" , ha segnato due gol alla Roma, auguri anche a lui.
Al terzo giorno, secondo le scritture, si sono verificati i primi botti. Fragorosi anche. Il Milan ha perso a San Siro col Messina che vi ritornava dopo quasi quarant'anni di assenza.
 L'ultima volta ne erano usciti sconfitti, anche se con onore, per 2-0. Per il Milan avevano segnato Amarildo ed un ventitreenne già affermato: Gianni Rivera. Ieri il pubblico di San Siro ha scoperto la squadra rivelazione del Campionato, capace in appena quattro giorni di sconfiggere le indiscusse protagoniste dello scorso torneo e di consegnare al nostro calcio un nuovo personaggio, il centravanti Zampagna, che in mezzo a tanti fighetti è quasi una boccata d'ossigeno. Sono così i Giampà, gli Zampagna (un gol ciascuno con Roma e Milan) gli inattesi protagonisti del torneo, un torneo che, grazie anche al Palermo, parla decisamente siciliano. La Juve ha vinto a Marassi dove, senza incidere sul risultato, Dondarini ha dato spettacolo, combinandone di tutti i colori e per tutti i palati. Paradossale che possa seriamente diventare internazionale. E preoccupante. La "corazzata di Capello" ha vinto mandando a rete tutti i suoi attaccanti (Del Piero su rigore) e mostrando una solidità difensiva, la cui assenza lo scorso anno era stata il "leit-motiv" dell'intera stagione bianconera. Novellino in TV ha dato l'impressione che volentieri avrebbe emulato Monzon, cui deve il soprannome, passando a vie di fatto con Capello e col cronista che gli frantumava i marroni commentando la vittoria bianconera, poi, per mettere fine allo strazio, ha ammesso che "la Juve è una grande squadra", ovvietà paragonabile all'affermazione "Cicciolina non è vergine" . A Palermo la Fiorentina è stata salvata, checchè ne dicano i tribuni viola, dai pali e da un grande Lupatelli, capace, all'ultimo minuto di una parata "alla Banks" su un colpo di testa a botta sicura di Toni che stava già esultando. "Gordon" Lupatelli , a quel punto, aveva già parato un calcio di rigore a Corini e numerose altre cose, meglio coadiuvato dai legni che dai prpri compagni della difesa nell'occasione del rigore addirittura irritanti. Naturale il gioco di parole dei tifosi viola che a chi gli rinfacciava le prodezze del proprio portiere, rispondevano parafrasando una nota reclame dello stracchino : -"Lupatelli fa le cose per bene !"- . Per la fortuna di chi ha difese inguaiate, c'è sempre quella dell'Inter. I nerazzurri sono stati capaci di complicarsi la vita fino alle estreme conseguenze, poi, il solito Adriano (forse aiutandosi con un fallo...) batteva Taibi per la terza volta con la fattiva collaborazione del portiere bergamasco. Il 3-2 finale ha reso euforici i nerazzurri che farebbero bene a ricordarsi che quella di Bergamo è una vittoria importantissima, ma è pur sempre la prima ed è stata conquistata mettendo in mostra le consuete follie ormai connaturate con la tradizione nerazzurra che mal si contemperano con una marcia da scudetto. Vedremo. Le romane proseguono il loro cammino divergente. La Lazio ha confermato il suo ottimo momento espugnando Brescia, gol di Rocchi, poi espulso e Couto (che andrebbe espulso sempre). La Roma, restando sui suoi livelli recenti, ha pareggiato in casa (2-2) col Lecce. Contro i salentini altre volte le era andata peggio e, poteva andarle malissimo pure stavolta. Totti ha fatto una figura da stronzo gigante di fronte al portiere leccese Sicignano che, sul "cucchiaio" tentato da "capitan coatto" per trasformare il rigore del possibile pareggio ha bloccato la palla senza neppure doversi spostare. Lo scorso anno i telecronisti filogiallorossi ad ogni prodezza balistica di Totti ne proponevano la candidatura al Pallone d'Oro, stavolta sono io che lo propongo per il Tapiro d'Oro. Quello e' più facile che glielo assegnino. Gravissimo e senza attenuanti il comportamento di Totti che è sembrato voler prendere a gabbo gli avversari, oltretutto in un momento nel quale la Roma sta soffrendo ed avrebbe bisogno di un capitano capace di dar coraggio e coesione alla squadra anzichè fare simili cazzate. Gettare ai maiali (tanto per essere chiari) un rigore sullo 0-1 denota una preoccupante condizione psicologica, altro che trascinatore. Grandissimo, invece, il gol di Cassano : un'autentica prodezza, la sua. Degna di Maradona, per chi sa di cosa parlo. Detto che il Bologna ha battuto il Parma, che il Chievo e l'Udinese hanno pareggiato con l'unico 0-0 della serata e che Siena e Livorno hanno perso mi resta solo da salutare.

Stavolta consentitemi di cominciare con la Fiorentina. Vittoria sul Cagliari, la prima in Serie A dopo tre anni a veder vincere gli altri. La prima contro un avversario "vero", anche se compagno di viaggio in quell'esodo epocale che ha portato sei squadre tutte insieme in massima serie.

Una vittoria piena, soddisfacente, senza quel retrogusto di C2 o di B che toglieva molto sapore nel confronto con "quelli che vincevano davvero". Non era facile. Per quel che ho capito la Fiorentina ha vinto bene, senza troppi patemi. Le hanno sottratto un rigore nettissimo su Portillo e se ha avuto un po' di fortuna sul gol di Miccoli, ha poi saputo meritarsela. Mondonico può respirare ed io con lui. la marea di infortuni che ha investito la Fiorentina poteva indurre sconquassi terribili. E' andata bene. Meno bene è andata alla Roma e all'Inter che hanno avuto parecchi problemi contro le due squadre siciliane, matricole terribili, peggio ancora alla Sampdoria, ancora a zero punti che mercoledì dovrà vedersela con la capolista Juve, secondo gli esteti e i filogovernativi, già in fuga per la vittoria. Male poteva andare anche al Milan,invece è andata male al Bologna con Mazzone che ha fatto capire che di perdere in quel modo "nun glie stava bene". Benissimo è andata al Lecce di Zeman, trionfatore del Brescia, al Siena ed al magico Chievo che ha reso amaro il ritorno di Ciampi allo stadio di Livorno. Così così invece la Lazio che può trarre soddisfazione nel pareggio con la Reggina solo dal fatto di aver potuto trasformare un rigore senza l'intervento della forza pubblica a separare i pretendenti e da uno sguardo a quello che è accaduto di là dallo stretto dove erano impegnati gli amatissimi cugini. Andiamo con ordine. La Roma ha trovato il modo di perdere la partita a Messina, e , "digiamolo", non era facile. Montella ha segnato tre reti, i difensori giallorossi sono stati capaci di prenderne quattro, alcune davvero imbarazzanti. Sapendo che la notte scorsa nella capitale si è celebrata la famosa "Notte bianca", ci sarebbe da pensare che i vari Mexés, Panucci, Candela e compagni ne abbiano approfittato per recuperare il sonno perduto sul terreno del "San Filippo" (oh curiosa omnimia col mio "romologo" che si era detto dubbioso delle fortune gialorosse capitoline...), il nuovissimo stadio di Messina. Se adesso tutte le attenzioni non fossero concentrate sulla gestione di Cassano da parte di Capello, verrebbe da chiedere lumi su come veniva gestito, dallo stesso allenatore, l'attuale capocannoniere del campionato... Trezeguet, intanto ha segnato una doppietta all'Atalanta contro la quale ha fatto coppia con Ibrà, Del Piero plaudente. "Pinturicchio" è stato fatto scaldare a lungo da Capello, poi sono entrati Camoranesi ed altra paranza e il compagno dell'uccellino si è mestamente rivestito. Tosatti ha comunque tranquillizzato le turbe juventine preoccupate da tanta abbondanza di attaccanti di chiara fama garantendo che -"Capello è uno specialista nel gestire quelle situazioni"- Se lo dice lui noi ci limiteremo a sperare, invano, che qualche cosa non vada proprio a fagiolo nel perfetto meccanismo di "turn-over" messo in piedi da Capello alla Juventus. All'Inter, invece, le cose vanno benissimo, ma la squadra non vince. Lo scorso anno,Cuper, a punteggio pieno, era criticatissimo; Mancini, quest'anno dopo due pareggi, "sta facendo bene". Certo che il calcio è strano. Adriano, col Palermo, non è bastato. Un gol, il quarto in otto giorni ed una traversa ciclonica non hanno piegato la squadra rosanero che, grazie a Toni, ha colto un meritato pareggio. Vieri, visto sorridente in panca con Mihajlovic, è entrato nel finale, Recoba non è stato neppure convocato (pare). Forse Capello, maestro in certe cose, ha già il posto in caldo ? Intanto, così per buttare un po' di peperoncino nel sedere del Campionato, è infuriata una polemica velenosa e sconveniente fra Totti e Capello. Veramente deprimente il livello raggiunto. Totti ha accusato il suo ex "generale" di aver concesso troppo a Cassano che adesso è diventato ingestibile. Capello ha risposto in maniera cifrata, e un po' omertosa se mi è consentito, citando, senza spiegarli, non meglio identificati fatti accaduti l'anno dello scudetto nella trasferta di Napoli. Scandaloso che la critica "appecorata" di fronte al potere, così come con Galliani dopo Milan-Livorno, anche con Capello abbia tenuto un profilo basso. La condotta del "generale" è stata semplicemente inqualificabile. Come quella di Totti che, o è scemo, o non ha capito che il capitano di una squadra in certi frangenti deve evitare di alzare i toni in un contesto nel quale già urlano in troppi. Per Capello c'è l'aggravante dell'età, dell'esperienza, della scuola di comunicazione Mediaset, e della sbandierata capacità di gestire uno spogliatoio. Gravissime certe dichiarazione, mai smentite dallo stesso Capello, che ha detto di aver consigliato a De Rossi "di seguire l'esempio professionale di Emerson, piuttosto che quello di Totti e Cassano" Si riferiva forse al consiglio di accasarsi "in qualunque posto fuorchè alla Juve" per scelta di vita ? Nessuno vuol ricordargli che stavolta nè la predica nè il pulpito sono inappuntabili ? Torniamo a noi. Juve in fuga, il Milan resta in scia all'ultimo tuffo, Inter già a quattro punti ; questi sono gli argomenti che troverete sui quotidiani. Noi parliamo d'altro. La Roma è inguaiata. Sarà fatta fuori dall'UEFA, Cassano rischia di diventare un problema ingestibile, Totti sembra inadatto ad aiutare Voeller a venir fuori da questo difficile momento. E' tutto vero, ma non è corretto sbattere i problemi romanisti sulla pietra del lavatoio pubblico, oltretutto se le lavanderine (Capello e addirittura Ancelotti e Mancini, mi dicono) sono tesserati di altre società. Fra tesserati certe cose una volta portavano alla squalifica, adesso è l'ambiente che tollera certe cadute di stile ad essere squalificato senza rimedio. Dovremo abituarci anche se è difficile.
La prima partita di questa Scempionslig, concessa a noi "telespettatori non paganti" quindi quasi saprofiti televisivi, parassiti dell'etere, comincia male per la Juve . Dopo 1'45" l'attaccante belga-olandese Sonck colpisce una traversa clamorosa e sfortunata con Buffon battuto. E' questo l' "incipit" di Ajax-Juventus, un "classica" che fra i suoi precedenti vanta anche due finali della massima manifestazione europea. Fra i motivi di ulteriore interesse di questa partita anche l'esordio europeo di Capello sulla panca bianconera ed il ritorno di Ibrà sul terreno dell'Amsterdam Arena. Ibrà ha bagnato la sua partita strozzando da broccaccio un tiro-gol su servizio di Del Piero, era quello dopo 5' il primo pallone giocato dal costoso svedese. L'Ajax, come sempre quando affronta squadre italiane, note nell'intera cristianità per la larghezza di mezzi e di vedute, ha lucidato l'argenteria schierando una pletora di ragazzini pronti ad essere gli Ibrà, i Seedorf, i Davids (ma anche i Van der Meyde ...) di domani. Stavolta i nomi sono quelli di Mitea, rumeno, Sonck, belga, Grygera, ceco, Maxwell, brasiliano, Van der Vaart olandese e, dicono, nemico del cuore di Ibrà. Inutile dire che battere la Juve, con questi ragazzini sarebbe per l'Ajax un'importante operazione economica. Al cospetto di questa velocissima banda bassotti, i trentenni bianconeri, onusti di gloria ma anche un po' logori, hanno provato ad amministrare fiati e partita, lasciando a Blasi il ruolo di intercettore di palloni ed avversari. Per mezz'ora scarsa Ibrà non ha tenuto una palla e Nedved ha tanto rognato, dopo un mezzo rigore "all'italiana" negatogli da Urs Meier, da consigliare l'arbitro svizzero ad ammonirlo addirittura. Qui, per la gioia dei tifosi bianconeri, il telecronista ha ricordato come fosse lo stesso Meier ad aver comminato al ceko il famoso cartellino giallo che sarebbe costato a lui la finale di Manchester e, forse, anche alla Juve. Il primo tempo è così scivolato via, un po' stancamente anche, con qualche isolato tentativo, teorico e anche velleitario, di Del Piero e Camoranesi. Ibrà non pervenuto, Nedved e Emerson avari nello spendersi in affondo che le gambe ancora non gli consentono. Capello è sembrato cosciente dei limiti bianconeri, contingenti o strutturali lo scopriremo assieme, ed è sembrato preferire la gnagnera al rischio delle fiammate olandesi cui avrebbe potuto esporsi spingendo maggiormante. All'improvviso un lampo di Del Piero e Camoranesi ha fornito il pallone a Nedved che ha realizzato quello che in linguaggio musicale si chiamerebbe "cavatina": un colpo d'esterno sinistro ha appoggiato la palla nell'angolo alto alla destra di un portiere olandese pietrificato, più che sorpreso. Nell'intervallo si sono sprecati i peana per Madama Capello, anche se, onestamente, non mi sembrava il caso. La buona notizia per i bianconeri veniva soprattutto dalla coppia centrale della difesa, non proprio nuovissima, Cannavaro-Thuram. Alla ripresa l'Ajax è parso rinfrancato e la Juve ha confermato l'appannamento dei suoi più illustri campioni. Per un quarto d'ora i bianconeri non hanno letteralmente tenuto un pallone. Buffon è stato graziato in un paio di confusionarie occasioni, poi uno dei ragazzini terribili ha giustiziato Nedved, già sbilenco di ginocchia per le botte rimediate nel primo tempo. Fisicamente la Juve ha perso quota come è inevitabile quando si hanno dieci anni di differenza nell'età media degli schieramenti, Camoranesi con le sue finezze leziose è apparso addirittura irritante e Olivera, sostituto di Nedved ha faticato a trovare la posizione. Dopo qualche sofferenza di troppo il "generale" ha sottratto Del Piero ad un melanconico spegnimento inserendo Appiah e spostando avanti Olivera che in cinque minuti in fase offensiva ha combinato più di quello che era risucito a "Pinturicchio" nell'intera partita. Quando i giovanotti olandesi si sono spompati per la Juve è stato, se non facile, almeno comodo controllare gli ultimi minuti giocati anche in debito d'energia. Questa vittoria, che si aggiunge a quelle di ieri, del Milan a Donetz e dell'Inter a San Siro, serve a portare acqua al mulino di coloro che prevedono un'era "a strisce" in Europa e, soprattutto, in Italia. A noi non resta che sperare altrimenti. Intanto la notizia riguarda i "Galacticos" del Real Madrid "spianati" a Leverkusen.
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E' cominciato il campionato...paraponzi ponzi po. Venerdì avevo detto che un inizio l'11 di settembre avrebbe potuto essere presago di sventura per le due milanesi, indicate come le "torri gemelle" di questo campionato. Con mia grande e malcelabile soddisfazione la cabala che evidentemente sovrintende alle umane e calcistiche cose ha dato ragione a quello che era, per me, poco più di un auspicio. Le due squadre milanesi hanno pareggiato con identici patemi ed identico punteggio : 2-2 ha fatto la mattissima Inter che cambia allenatori, ma non indole, a Verona col Chievo rischiando di venire seccamente battuta, 2-2 ha fatto il Milan col Livorno i cui tifosi si sono presentati a San Siro (in undicimila ! e di cui abbiamo una diapositiva ndA) indossando la bandana che è divenuta un irrinunciabile accessorio di abbigliamento specie se si deve incontrare il primo ministro del governo di Sua Graziosa Maestà Britannica. Se dall'Inter è logico aspettarsi di tutto (e di più...) il fatto che il Milan non abbia battuto il Milan ha sorpreso tutti, tranne il presidente amaranto Spinelli, che invece si è sorpreso che il Livorno non abbia battuto il Milan. E si è incazzato da morire con i suoi. In effetti l'andamento della gara di San siro è sembrato tale da far apparire una vittoria amaranto più che possibile. Passati celermente in vantaggio i Campioni d'Italia (e candidati ad esserlo di parecchi altri posti) si sono trovati a dover giocare gran parte della partita in inferiorità numerica quando Pieri, lasciando costernati i milanisti, ha deciso di applicare il regolamento fischiando un rigore al Livorno e cacciando Dida come fosse il portiere della Lucchese, invece che del Milan. Questa cosa ha fatto imbestilire Galliani, offeso da tanta sfrontatezza in un suo sottoposto e Spinelli che non perdonerà troppo presto ai suoi centrali di difesa di aver fatto fare due gol uguali (ed ugualmente scemi) a Clarence Seedorf. Se badasse a certe cose Moratti si sarebbe da tempo gettato dal terzo anello di San Siro ed agli scempi perpetrati dalla coppia Materazzi-Mihajlovic ha solo abbozzato un mesto sorriso. Tant'è : Lucarelli ha risposto a Seedorf e Adriano ha provvidenzialmente trovato la botta del pareggio, prima che un palo salvasse ancora l'Inter. La Fiorentina, all'esordio in questa sua stagione di rinascita all'Olimpico, ha perso una partita che avrebbe potuto pareggiare per colpa di un gol di Montella, che con la maglia viola ha un conto aperto. L'espulsione di Cassano (che ha pareggiato quella del viola Viali) per un'autentica sciocchezza e il gol dell'aeroplanino giallorosso sono entrambe figlie della partenza di Capello ? Vedremo. La sconfitta (onorevole, Portillo aveva sfiorato il gol prima di Montella) all'Olimpico non è tragica, adesso è bene che qualcuno se lo ricordi. Ho inteso che qualcuno ha già criticato Mondonico perchè, quando i viola si sono ridotti in dieci, ha tolto Riganò per inserire Piangerelli. E che doveva fare ? Forse indurre i dieci superstiti in maglia viola a segnare alla svelta quei tre gol che avrebbero chiuso la partita ? Curioso come funziona il cervello di certa gente. La Juventus ha vinto a Brescia, dove Capello ha usato l'artiglieria pesante e sono andati a segno i tre stranieri di maggior prestigio : Nedved, Trezeguet e, poi, Ibrà. Facile, dicono. Del Piero, sempre dicono, è andato forte e credo che non siano pochi i tifosi bianconeri che sanno come sia questa la cosa che può cambiare davvero il volto della Juve. Del resto che dire: hanno vinto il Cagliari (che domenica verrà a Firenze), il Palermo, mentre hanno pareggiato il Lecce di Zeman con l'Atalanta e la Reggina con l'Udinese che ha pianto per l'arbitraggio e per l'arbitro. Grande equilibrio (escluso a Brescia...), pochi gol (escluso a Brescia) dopo l'inizio pirotecnico di sabato, complici le difese milanesi, miliardarie e sciagurate. In serata la Lazio è scesa a Marassi senza schierare nessuno di quella schiera di sudamericani senza passato e dal dubbio futuro comprati in stock all'ultimo tuffo del mercato. Quando chiudo questo commento sta vincendo per 1-0 con un rigore di Di Canio, segno che davvero ci sono più cose fra cielo e terra di quanto siamo soliti immaginarci. L'ha detto William Shakespeare l'inglese più famoso fino all'avvento di Wayne Rooney.
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