La storia del calcio ha anche questo tipo di personaggi, calciatori che non sono stati fuoriclasse, forse neppure campioni, ma che sono destinati a restare, a vario titolo, negli almanacchi.
E’ il caso di Ole Madsen, danese, che entra a buon diritto in questo ristretto novero il 18 dicembre del 1963.
Ole Madsen sta per compiere gli anni, è nato infatti il 21 dicembre di ventinove anni prima, a Copenaghen.
A Copenaghen vive e gioca, da semiprofessionista (molto semi), nella squadra dell’HIK.
Quel pomeriggio scende in campo con la maglia della nazionale danese, della quale è capitano, in una partita storica : all’Olympiastadion di Amsterdam, la Danimarca si gioca la qualificazione alle semifinali della seconda Coppa Europa per Nazioni.
L’avversario è il modestissimo Lussemburgo, che , tuttavia, ha costretto i danesi allo spareggio in Olanda dopo due avvincenti partite, ricche di reti e dall’andamento quantomeno rocambolesco.
A Lussemburgo, due settimane prima, tre reti di Ole non sono state sufficienti a garantire la vittoria danese, e nel ritorno, all’Idraetsparken, stracolmo di quasi 40.000 tifosi entusiasti, uno sconosciuto difensore lussemburghese ha gelato l’entusiasmo di tutta la Danimarca, pareggiando a pochi minuti dalla fine.
La
partita è terminata 2-2 ed ancora lui, Ole Madsen, aveva segnato tutti e due
i gol per la sua squadra, rimontando il gol iniziale degli avversari.
Poul Petersen, il CT danese aveva scosso la testa, ma si era detto sicuro che la vittoria nello spareggio non sarebbe mancata, confermando la decisione di lasciare a casa i professionisti, banditi dalla sua nazionale.
Adesso, nello stadio di Amsterdam, ancora lui, Ole Madsen, sta guidando la Danimarca all’assalto della porta lussemburghese difesa da un certo Schmitt, che sembra cavarsela bene, le poche volte che viene impegnato dall’attacco avversario che sembra poco ispirato.
Ole non ha un buon ricordo dell’Olanda, il giorno del suo esordio in Nazionale, a Rotterdam, gli olandesi hanno rifilato cinque reti alla nazionale danese.
Il cammino dei danesi è stato fin qui sorprendente, anche nella sua facilità.
Nel primo turno hanno superato il facile ostacolo rappresentato da Malta, saltata di slancio con un parziale di dieci reti a due, quattro delle quali segnate da Ole Madsen.
Poi è stata la volta dell’Albania, battuta nettamente in
casa e vincitrice platonica della sfida di Tirana sul terreno di tufo dello
stadio Qemal Stafa, il
campo più piccolo d’Europa.
Anche in questo doppio confronto c’è la firma di Ole su uno dei gol
danesi.
Con le cinque rifilate al Lussemburgo, sono quindi dieci le segnature di questo calciatore che, per ora, cerca invano di segnare il gol più importante, quello della qualificazione.
L’arbitro è l’olandese Dommer,
semisconosciuto, e la partita sembra destinata a restare sullo 0-0
all’infinito.
Il primo tempo sta ormai finendo quando, su un attacco della Danimarca, la
palla scivola verso il centro dell’area lussemburghese.
Su quella palla la difesa del granducato perde di vista Ole
Madsen che scaraventa in
rete il pallone ed esulta per quello che resterà il gol più importante della
sua carriera.
Da quel momento la qualificazione alle semifinali è cosa
fatta.
Poul Petersen può mantenere
la sua promessa e vincere la sua scommessa: qualificarsi senza i tanti
professionisti danesi che giocano in Europa, come il bolognese Harald Nielsen, che sta vincendo
lo scudetto in Italia.
La Danimarca, che ha raggiunto a Roma la finale Olimpica
quattro anni prima perdendo solo contro la fortissima Jugoslavia, si avvia
quindi a sfidare, priva di ogni possibilità reale, tre
potenze calcistiche quali l’Unione Sovietica, l’Ungheria e la Spagna padrona di
casa.
Ma se la Danimarca è destinata a fare da comparsa in quelle semifinali, Madsen ha già in tasca, con le sue undici reti, il titolo
platonico forse, ma prestigioso, di capocannoniere
indiscusso della manifestazione.
Il suo record resterà a lungo imbattuto.
Per trentadue anni addirittura.
Sarà solo uguagliato, otto anni dopo, dal grande Gerd Muller, e nel 1992 dal
francese Papin , per poi essere superato da Davor Suker nell’edizione 1996,
con 15 reti segnate, disputando, però, ben 14 partite.
Mentre i danesi si abbracciano festanti sul campo di Amsterdam, sognando una vacanza a Madrid, l’unica cosa
certa è che il nome di Ole Madsen
resterà per sempre negli almanacchi in virtù di quel gol.
Solo per questo gol, al di là di una carriera comunque
onorevole con 51 presenze in Nazionale e 42 reti, infatti, si trova traccia di Ole Madsen nella storia del
calcio.
E’ la triste regola per i goleador; campioni o giocatori
normali che siano, sono destinati ad essere ricordati sempre e solo per quell’attimo elettrizzante in cui la palla entra in rete, quell’attimo capace di far diventare bella qualsiasi
partita.