Se Dio avesse voluto che giocassimo al
calcio fra le nuvole,
avrebbe messo l’erba lassù.
Quando era un centravanti fra i più temuti del campionato
inglese, "Wild" Bill Shankly,
il leggendario manager che ha inventato il Liverpool,
disse di lui :- "E'
peggio della pioggia a Manchester, almeno quella ogni tanto smette".
Brian Clough invece di segnare non smetteva mai.
Era il classico centravanti britannico, conosceva
abbastanza i fondamentali e per niente la paura; botte da orbi e gol a dozzine.
Un tiro micidiale, un colpo di testa che non lasciava scampo, una velocità che
in tempi di WM puro lo rendeva un flagello nell'uno contro uno
che era la situazione di gioco al tempo più comune.
All’epoca non esistevano le Coppe Europee a propagandare certi bomber e se i numeri di Brian Clough da calciatore sono rimasti poco conosciuti al di fuori dall'Inghilterra lo sono, eccome, quelli da manager che non hanno semplicemente paragoni.
Brian Clough, da allenatore, nel campo dell’antipatia ha raggiunto risultati anche migliori di quelli ottenuti con il Derby County ed il Nottingham Forest, alla guida delle quali, fra l'inizio degli anni '70 e i primissimi anni '80 ha vinto due titoli nazionali , due Coppe Campioni, quattro Coppe di Lega ed un certonumero di tornei minori.
Scostante, intrattabile, permaloso, arrogante : questi sono stati gli aggettivi più comuni per descriverlo anche negli anni migliori di una carriera leggendaria, ma Brian Clough ha meritato anche il titolo di “soccer genius”, perché è stato realmente un manager geniale, un allenatore che, in un calcio legatissimo alle tradizioni come quello inglese, portò realmente delle novità e seppe imporle con i risultati.
Solo tre manager in Inghilterra hanno vinto il titolo con
due squadre diverse : il leggendario Herbert Chapman (Huddersfield Town e Arsenal a
cavallo fra gli anni ’20 e ’30), Brian Clough e
infine Kenny Dalglish (Liverpool e Blackburn Rovers); ma il caso di Brian Clough
è diverso : in entrambe le occasioni ha portato le sue squadre, il Derby County nel ’72, ed il Nottingham sei anni dopo, a
conquistare il primo titolo della loro storia, che nel caso del Forest è anche rimasto l’unico.
Per far mente locale nel calcio inglese degli anni ’70 Derby County e Nottingham Forest
avevano al momento in cui Clough ne prese le redini
la caratura di Atalanta e
Brescia in quello italiano, e forse esagero.
Ma Brian Clough, fu capace con quelle squadre storicamente lontane dal grande giro, ad inventare, letteralmente da zero, due serie vincenti.
Una più incredibile dell'altra.
Clough vi riuscì, in entrambi i casi, basandosi su calciatori da lui scoperti e lanciati o recuperati quando sembravano destinati a malinconici finali di carriera, e sempre partendo dalle posizioni di retroguardia della Seconda Divisione.
Molti anni dopo si riferirà al periodo dei suoi successi come a quello “in cui camminavo sull’acqua” e proprio “Walking on water” è il titolo che sceglie per la sua autobiografia uscita nel 2002.
Quando Brian Clough lascia il
calcio agonistico a causa di un grave infortunio deve
ancora compiere 28 anni.
E’ il giorno di Santo Stefano del 1962.
Gli inglesi lo chiamano “Boxing Day” perché è
tradizione in quel giorno scambiarsi i pacchi natalizi, purtroppo in quello di
Brian c’è una brutta sorpresa : un terribile scontro
col portiere del Bury mette fine alla sua carriera
nella quale, giocando nel Middlesbrough e nel Sunderland, ha messo a segno 251 reti in 274 partite.
Dopo inutili tentativi di ripresa dell’attività agonistica, diventa, a soli trent’anni, il più giovane allenatore del Regno Unito e nell’Hartlepools United inizia il suo sodalizio con Peter Taylor, ex compagno di squadra al Middlesbrough.
I due si intendono a meraviglia.
In quattro anni di quarta divisione costruiscono una squadra pronta per la
promozione che arriverà quando entrambi saranno già
passati al Derby County.
Proprio a Derby, davanti alle anguste tribune di legno del
"Baseball Ground", Brian Clough mette i primi mattoni nella costruzione del suo
mito.
Il Derby County è una squadra decisamente
di “secondo piano” anche nella Seconda
Divisione inglese dove vivacchia a metà classifica, ma Clough
quando arriva, dà uno scossone all'ambiente.
Il suo calcio è quello tipicamente inglese, ma con qualche sostanziale
modifica, come la ricerca ossessiva del gioco a terra :-
“Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio fra le nuvole”- è solito
dire- “avrebbe messo l’erba lassù”.
I suoi campioni si chiamano Archie Gemmil, uno scozzese tarchiato e mai morto, Kevin Hector un bomber di
recupero, il centravanti gallese Walter Davies, un
lottatore senza paura, ma soprattutto la sua squadra ha grandi qualità in
difesa, con la giovanissima coppia centrale Mc Farland - Todd , scoperta da lui
e strappata alla concorrenza convincendo la dirigenza del Derby a polverizzare
i record di spesa della società per l’acquisto di un calciatore, e nell'estroso
attaccante Alan Hinton, un
mancino alla Corso che ha il vezzo di calzare scarpe bianche.
Ai calciatori non fa sconti :
pretende disciplina, obbedienza, sacrificio.
A John Mc Govern, destinato ad essere uno dei suoi pretoriani fino dai tempi dell’Hartlepool, la
prima volta che lo vede raccomanda :- “Stai
in piedi dritto, tieni su le spalle e tagliati i capelli. Il resto verrà da sè”-
Chi segue le sue direttive ha anche grandi riconoscimenti, toccanti attestazioni di stima:- “Ha più classe lui nell’unghia di un piede, di quanta ne abbia mai posseduta io in tutto il corpo”- dichiara una volta a proposito di John O’Hare, uno dei calciatori che stima maggiormente.
Punta molto sulla preparazione atletica, sceglie
personalmente gli allenatori e, tradizionalmente, le sue squadre saranno famose
per il ritmo e per dare il meglio nel finale della stagione.
Attorno alla sua figura carismatica la squadra prende corpo, tratta
personalmente l’acquisto dei giocatori, sia giovani che affermati, l’unico
parere di cui tiene conto è quello di Peter Taylor, ma l’ultima parola, quella definitiva, è sempre e
solo la sua; inevitabile che spesso vi siano attriti con il “board” del Derby County, in particolare con Sam Longson.
La squadra risponde agli stimoli anche se
le polemiche non mancano certo e dopo un avvio faticoso arriva la promozione al
massimo campionato.
Il Derby County è una squadra "tignosa"
come il suo allenatore, ma è anche una squadra capace di interpretare al meglio
le caratteristiche tipiche del calcio inglese e scozzese fatto di velocità,
aggressività, ritmo, alle quali Brian Clough, senza
snaturarle, riesce ad associare anche un certo ordine tattico.
I bianchi di Derby diventano la rivelazione del calcio inglese e scalano la classifica della Prima Divisione giocando un calcio che li rende spesso imprevedibili.
Al "Baseball Ground",
davanti ad un massimo di ventimila spettatori, riescono ad intimidire qualunque
avversario, il loro ritmo travolge, stordisce, la loro
disposizione tattica disorienta.
Nella prima stagione i “Rams” strabiliano
raggiungendo il quarto posto, l’anno dopo finiscono noni, ma ormai, dopo anni di anonimato, il Derby County
torna a lottare per il titolo che centra
al terzo tentativo.
La stagione campionato 1971-72 è forse la più combattuta
della storia del calcio inglese ed il Derby County si
laurea sorprendentemente campione in una stagione nella quale fioccano le
polemiche cui contribuisce non poco la lingua di Brian Clough.
Dopo un’appassionante volata i "Rams" chiudono il loro campionato battendo il Liverpool e scavalcandolo in classifica con 58 punti contro
57, ma tutto sembra inutile perché il Leeds, che affianca al secondo posto i “reds” e il Manchester City, deve recuperare una partita
rinviata per permettergli di disputare la finale della FA Cup.
A parità di punti risulterebbe decisivo il quoziente reti, largamente
favorevole al Leeds che quindi, anche solo pareggiando al “Molineux
Ground” contro il Wolverampthon,
si laureerebbe Campione d’Inghilterra.
Come se non bastasse il fatto che i
“Wolves” non hanno nulla da chiedere al Campionato,
la sfida di recupero è situata fra le due finali di Coppa UEFA che vedono il Wolverampthon opposto al Tottenham.
E’ l’8 maggio 1972 quando al Molineux scende in campo
il Leeds che due giorni prima ha vinto la Coppa d’Inghilterra superando in
finale l’Arsenal.
Nel frattempo Cloughè in vacanza ed i calciatori del
Derby County sono in tournée in Spagna. affidati alle cure di Peter Taylor , nessuno infatti pensa che il titolo possa sfuggire
ai bianchi di Don Revie.
Invece accade l’incredibile : in una partita passata alla storia anche per
alcune decisioni arbitrali almeno discutibili il Leeds perde la partita per 2-1
ed il Campionato per un solo punto !
I calciatori del Derby apprendono la notizia a Maiorca e Clough avrebbe più tardi dichiarato di non averci creduto fino a che non sfogliò i giornali del giorno dopo.
Sulla partita c’è anche un gustoso aneddoto che vale la pena
di ricordare.
Bobby Charlton, il prestigioso calciatore del Manchester United
ormai a fine carriera, commentando la partita per la BBC dichiara senza dubbi
:- “Il Leeds realizzerà il ‘double’.Non c’è modo che i Wolves possano fermarlo.”-
Questa dichiarazione pungola a tal punto l’orgoglio dei calciatori del Wolverampthon da far loro trovare le motivazioni e la
carica per battere il Leeds.
Così, forse grazie anche alla poco diplomatica uscita di Sir
Bobby Charlton, i “Rams” possono festeggiare il loro primo titolo in 88 anni
di storia.
E’ un trionfo che supera ogni immaginazione, ma Clough è scatenato e vuole di più, la sua ambizione lo
porta a pretendere subito il trionfo
europeo.
In Coppa Campioni, l’anno dopo, i "rams"
raggiungono le semifinali dove incontrano la Juventus
in due partite memorabili per intensità e per il vespaio di polemiche che sono
destinate a sollevare e delle quali Clough è anche abile regista.
Accade che, a Torino, nella partita di andata vinta
dalla Juve per 3-1 l'arbitro Schulenburg
ammonisca Archie Gemmill e Mc Farland, che sono glà diffidati, e li escluda quindi dalla partita di
ritorno.
A fine partita Clough è una furia
.
Le sue esternazioni sono decisamente sopra le righe ed
imbarazzano non poco l’UEFA e la Football Association
in particolare quando afferma che :- “Dentro lo spogliatoio dell’arbitro
c’erano gli italiani, prima della gara e durante l’intervallo !”-.
La dirigenza juventina non risponde alle provocazioni, ma nasce lo stesso qualche attrito nei corridoi dello spogliatoio ed all’uscita della Sala Stampa, quando un Brian Clough sempre più furibondo viene sorpreso ad urlare: “Fucking Italian bastards !” , una frase che non smentirà mai.
Non bastasse questo a fine gara Peter Taylor cerca addirittura di
assalire l’arbitro, ma la polizia lo blocca, nasce un diverbio e Taylor rischia addirittura l’arresto.
In effetti il comportamento dei due manager è tutt’altro che inappuntabile e attira sui “Rams” gli strali della stampa italiana che dipinge Clough come un personaggio ai limiti della decenza.
Già questo fatto innesca parecchie polemiche attorno alla partita di ritorno,
preceduta da una lunga serie di dichiarazioni bellicose che, sotto l’abile
regia di Clough, servono a surriscaldare l’ambiente
del “Baseball Ground”.
Il tecnico inglese sa che, specialmente dopo le assenze di Mc
Farland e Gemmill, la Juventus è tecnicamente superiore e punta tutto su una gara
nella quale la furia agonistica dei “rams” riesca a
rovesciare la situazione.
La partita è durissima, giocata senza esclusione di colpi, con un ritmo
elevatissimo ,ma il Derby County
cozza contro il muro italiano fino al momento in cui si presenta la grande occasione
sotto forma di un rigore che l'arbitro, il portoghese Lobo, gli concede.
Lo calcia lo specialista Hinton e lo sbaglia mandando
fuori la palla assieme
alle speranze deluse di finale europea.
Nel finale il nervosismo la fa da padrone, il centravanti Davies
viene espulso ed il Derby County
eliminato, ma qualche giorno dopo, intorno alla gara scoppia un caso clamoroso.
Trapela, infatti, la notizia
che l'arbitro Lobo abbia denunciato un tentativo di
"ammorbidimento" da parte di un faccendiere ungherese, un certo Szolti ,ex arbitro, legato ad Italo Allodi
fin dai tempi della Grande Inter.
Brian Glanville, il celebre giornalista inglese,
monta un dossier, ma alla fine la cosa non avrà seguito.
Venticinque anni dopo Brian Clough
parlando di quelle due partite continuerà a dichiararsi convinto della malafede
dell’arbitro di Torino, il tedesco Schulenburg,
ripetendo le clamorose accuse lanciate nell’incandescente dopo partita quando aveva accusato il tedesco Haller,
connazionale dell’arbitro, di aver “suggerito le ammonizioni giuste”.
Clough, nonostante gli ottimi risultati, è
profondamente deluso della situazione in cui si è venuto a trovare, infatti,
dopo un paio d’anni esaltanti, attorno al club non avverte più l’entusiasmo di
un tempo.
Clough, che ha creato il Derby a sua immagine e
somiglianza ed ha bisogno di sentirsi “padrone”, entra all'improvviso in rotta
di collisione con l'ambiente che lo circonda, e dopo l’ennesima lite furibonda
con il "patron" della squadra, Sam Longson, pianta tutto su due piedi e se ne va assieme al suo
collaboratore Peter Taylor.
Alla base di questo feroce dissidio c’è la strategia del “patron” che vuole puntare ad un incarico nella potente federazione inglese e teme che il comportamento del suo manager, spesso in aperta polemica con la Football Association sulla stampa ed in televisione, possa danneggiarlo, ma soprattutto c’è la gelosia di Sam Longson che ,ogni volta che ne ha l’occasione, sostiene: - “Il Derby County l’ho costruito io, non Brian Clough !” – ed è sempre più insofferente verso le attenzioni, anche ossessive, di stampa e televisione per il suo manager e per Peter Taylor.
Comincia l'unico periodo buio della sua carriera : prima allena in Terza Divisione a Brighton, poi ,afine stagione, accetta le proposte del Leeds, appena laureatosi Campione d’Inghilterra, che cerca un sostituto a Don Revie divenuto CT della Nazionale, ma lo lascia dopo solo 44 giorni di continui litigi.
Clough entra in rotta di
collisione soprattutto con Billy Bremner,
lo scozzese capitano del Leeds.
Il carattere difficile di entrambi complica le cose e fra i due si apre una
frattura che non si sanerà mai più .
Anni dopo, a proposito di questa vicenda che ne aveva ferito l’orgoglio più di quanto il suo carattere
gli consenta di ammettere, Brian Clough dichiarerà :-“Billy Bremner mi fece sentire un
intruso, un clandestino ad un veglione di Capodanno.Non
credo abbia mai capito quanto mi abbia fatto sentire male. Comunque
se fossi rimasto fino all’aprile successivo, avessi o meno vinto qualcosa, anche
Billy Bremner si sarebbe
convinto che ero un manager all’altezza di Don Revie,
anzi migliore.”
Intanto il Derby County vola in testa il campionato e la
favola di Clough sembra finita quando accetta le
proposte di un altro club di secondo piano, oltre che di seconda divisione : il
Nottingham Forest.
Invece è proprio qui che ricomincia la storia.
Il Nottingham Forest, per
usare un eufemismo, attraversa un periodo poco felice.
Dopo aver sfiorato la vittoria in campionato nel 1967, superato solo dal Manchester United, il Forest si era progressivamente allontanato dalle prime
posizioni, fino a retrocedere in Seconda Divisione tre anni prima, per una
curiosa coincidenza proprio nell’anno del trionfo del Derby County.
La squadra è povera di giocatori di talento e attorno ai
“rossi” non c’è entusiasmo.
Le tribune del City Ground non ribollono
certo di tifo ed il clima che si respira è quasi di rassegnazione.
E’ questo l’ambiente ideale per Clough che chiama
subito due dei sui più fedeli calciatori dei tempi di
Derby: John Mc Govern e John O’Hare
per porre le basi del “suo” Nottingham Forest.
In questa “ricostruzione” il mattone più importante arriva nel luglio 1976
quando il suo “alter ego” Peter Taylor
lo raggiunge ricomponendo la coppia dei tempi di Hartlepools e Derby.
Con Taylor arrivano calciatori di qualità come Martin O’Neill, l’attaccante Peter Withe ed il roccioso
difensore Larry Lloyd che
il calcio inglese tende ad emarginare per i più svariati motivi, dal difficile
carattere di Withe alla supposta “timidezza” di O’Neill.
Con questi rinforzi e con l’innesto di giovani come Viv
Anderson, che diventerà primo calciatore di colore a
vestire la maglia della Nazionale inglese, e Tony Woodcock
ed il recupero di un talento come lo scozzese John Robertson, forse la migliore ala dell’epoca in Inghilterra,
il Forest raggiunge la terza posizione in classifica
e viene promosso alla Prima Divisione.
Il gioco del Nottingham ricalca quello del Derby County
di qualche anno prima.
Il Forest utilizza molto le fasce laterali, pratica
un football aggressivo in ogni zona del campo ed ha, in ogni ruolo, calciatori
capaci di applicare alla perfezione le indicazioni di Brian Clough
che affida i ruoli chiave ai suoi fedelissimi Mc Govern e O’Hare.
L’ambizione di Clough è chiara: dopo la promozione,
il titolo.
Per dare sostanza alle sue aspirazioni, Clough chiede ed ottiene l’acquisto di un altro dei suoi fedelissimi dei tempi di Derby: Archie Gemmill, e, soprattutto, convince la società a spendere la cifra esorbitante di 270.000 sterline, all’epoca record mondiale per un portiere, per acquistare dallo Stoke City il portiere Peter Shilton.
Sarà, quello di Shilton,
l’acquisto decisivo per il salto di qualità.
Il Forest diventa una fortezza inespugnabile: alla
fine della stagione la sua difesa avrà subito solo 24 reti, addirittura 20 in
meno della stagione precedente in Seconda Divisione.
Shilton riesce a mantenere inviolata la sua porta per
23 gare sulle 37 disputate ed è grazie ad una sua superba prestazione ed a una
parata rimasta negli annali del calcio inglese che, pareggiando per 0-0 a
Coventry, il Nottingham Forest si laurea campione a
quattro gare dalla fine precedendo i Campioni d’Europa del Liverpool
e l’Everton.
Il torneo del Forest è stato superbo, ma massacrante, durissimo soprattutto a livello di
tensione nervosa in un’ambiente che, Clough a parte, non è abituato a gestire certe situazioni :proprio dopo la
gara decisiva di Coventry Brian Clough lascia capire quanto sia stata dura quella conquista
:- “Sono talmente stanco”- dichiara ai microfoni della BBC mentre
festeggia la vittoria- “ che faccio fatica a sollevare questa coppa di
Champagne”.
Fatica a parte quello del Forest è’ un trionfo
assoluto, senza discussioni, ottenuto con largo margine (sette punti) e subendo
solo tre sconfitte.
Solo il Leeds, nei tempi moderni, ha fatto meglio,
subendo nel 1968-69 solo due sconfitte in 42 partite, e solo Alf Ramsey, con l’Ipswich Town, era riuscito a vincere il Campionato subito
dopo essere salito dalla seconda Divisione.
Il Forest diventa la squadra del momento, arrivando
ad offuscare la gloria del Liverpool due volte
Campione d’Europa, contro il quale trionfa anche in Coppa di Lega vincendo,
all’Old Trafford, per 1-0 la ripetizione della finale
terminata sullo 0-0 a Wembley.
Brian Clough diventa il personaggio più in vista
dell’intero calcio inglese, nonostante il suo carattere e la sua
spregiudicatezza lo mettano pesantemente in urto con la federazione.
Clough consolida la sua fama di antipatico, le sue parole tagliano come rasoi, la sua
diplomazia è pari a zero e difficilmente usa giri di parole per esprimere i
suoi concetti: facile comprendere come nel calcio inglese abbia molti più
nemici che amici, nonostante i suoi successi lo pongano su un inattaccabile piedistallo.
Proprio nel 1978 l’Inghilterra subisce una delle sue più pesanti umiliazioni : per la seconda volta consecutiva il calcio inglese, che
domina a livello di club, non sarà rappresentato alla fase finale dei Mondiali,
in programma in Argentina.
Una parte della stampa specializzata pone la candidatura di Clough
per rifondare la Nazionale, ma la Federazione preferisce confermare Ron Greenwood che ha preso in
mano la selezione quando la qualificazione era compromessa dai pessimi
risultati di Don Revie.
Ai Mondiali Clough si sente comunque rappresentato,
nella Scozia, infatti, sono
selezionati Gemmill,
Robertson e Burns, tre dei suoi pupilli.
Come ai tempi di Derby, Clough ha l’ambizione di imporsi a livello europeo e stavolta è deciso a tutto pur di trionfare.
Per l’attacco decide di lanciare un altro giovane, Gary Birtles e ottiene un altro
sacrificio dal suo presidente : l’acquisto ad una
cifra record per il calcio inglese di Trevor Francis, l’attaccante considerato il miglior prodotto del
vivaio nella seconda metà degli anni ’70.
Il venticinquenne talento del Birmingham City viene strappato alla concorrenza
per una cifra che supera, per la prima volta nella storia del calcio
britannico, il milione di sterline.
Una follia, oltretutto contro la logica della “costruzione” dei giocatori
provenienti dal vivaio e del recupero di calciatori in crisi, tipica del sodalizio con Taylor .
Clough, tuttavia, sa che il Forest per restare competitivo ed affrontare la sfida europea, ha bisogno del talento di Trevor Francis, ed oltre al sacrificio economico, pur di ottenerne la firma sul contratto, scende a compromessi impensabili per un “duro” come lui.
Arriva addirittura ad accettare che il talentuoso attaccante giochi d’estate, ben remunerato, nel campionato USA.
Il trasferimento viene tuttavia
perfezionato solo a stagione iniziata e in Coppa dei Campioni Trevor Francis non può essere
impiegato fino alla finale.
Intanto Clough ha già ottenuto il primo successo: a Wembley un Nottingham sfavillante
ha travolto con un inappellabile 5-0 l’Ipswich Town
nel Charity Shield.
Il Nottingham è lanciatissimo
e passa da un trionfo all’altro.
Nel primo turno della Coppa Campioni il sorteggio ha
opposto il Forest ai campioni d’Europa del Liverpool, in uno scontro senza precedenti.
La prima gara si disputa al City Ground e quella sera
del settembre 1978 nasce la leggenda europea degli “arcieri”.
Non potendo disporre di Francis,
Clough conferma in prima squadra il giovane Garry Birtles, la sua ultima
invenzione, che ne ripaga la fiducia con un gran gol.
Il Liverpool appare frastornato dall’aggressività del
Forest e non riesce a reagire, poi, a pochi secondi
dalla fine, un altro calciatore inserito a sorpresa dall’inizio, il difensore Colin Barrett, batte Clemence per la seconda volta e ipoteca la clamorosa
qualificazione.
Qualificazione che arriva grazie allo 0-0 difeso da Shilton
e compagni ad Anfield Road due settimane dopo : il Nottingham Forest diventa
così una delle favorite alla conquista della Coppa Campioni.
Clough non si smentisce, la sua sete di successi è
quanto mai viva.
In campionato il Forest lotta per il titolo, ma l’arrivo ritardato di Trevor Francis dà un netto vantaggio al Liverpool che prende il largo, il Nottingham si conferma solidissimo in difesa e subisce solo tre sconfitte, ma pareggia troppe volte ed alla fine chiude ad otto punti dalla vetta.
Frattanto, in Coppa Campioni gli “arcieri” superano ottavi e
quarti ed arrivati in semifinale si trovano di fronte l’ostacolo più duro: il Colonia.
La partita di andata è destinata ad essere ricordata come una delle più
avvincenti della storia del prestigioso trofeo.
Sul terreno pesantissimo del City Ground, flagellato
da due giorni di pioggia che fortunatamente dà tregua per lo svolgimento della
gara, le due squadre si affrontano a viso aperto, senza tatticismi, anche
perché sulla panchina tedesca siede un maestro del calcio spregiudicato ed
offensivo : Hannes Weisveiler.
Entrambe le squadre sentono che questa è destinata ad essere la vera finale del
torneo alle cui semifinali partecipano quattro squadre che non appartengono al
gotha europeo e non hanno mai vinto una manifestazione internazionale.
Dopo appena 20 minuti i tedeschi sono in vantaggio per 2-0
ed appaiono padroni del campo; il sogno europeo degli “arcieri” sembra
definitivamente tramontato ed il Colonia sembra sul punto di poter dilagare, ma
proprio nel momento più difficile il Nottingham Forest mette in campo le doti di combattività trasmesse dal
suo condottiero.
Birtles accorcia le distanze ed alla fine del primo
tempo il gioco si riequilibra, ma dopo l’intervallo i
padroni di casa si scatenano letteralmente.
La porta tedesca, difesa da Schumacher, viene assediata, il Forest,
galvanizzato, attacca a folate in preda ad una sorta di furia agonistica
entusiasmando il pubblico del “City Ground”.
Prima Bowyer, con un gran destro in mischia, trova il
pareggio, poi, poco dopo il quarto d’ora, John Robertson conclude a rete un’azione corale con un gol di
testa, una rarità nel suo repertorio.
Il “City Ground” esplode, l’entusiasmo è alle stelle,
ma nel finale i tedeschi sfruttano l’inevitabile calo atletico degli arcieri
dovuto all’immane fatica sopportata su un terreno ai limiti della praticabilità
e ottengono il pareggio con un gol del giapponese Okudera.
Il 3-3 sembra l’anticamera dell’eliminazione :come sei anni prima col Derby
l’avventura europea di Brian Clough sembra destinata
a chiudersi in semifinale.
Al ritorno non sono in molti a concedere i favori del pronostico al Nottingham, solo Clough si dimostra ottimista al limite dello sbruffone, ma sul
campo il Forest gli dà ragione.
Gli “arcieri” disputano una gara tatticamente perfetta, un
capolavoro di concentrazione e disciplina.
Tanto la gara dell’andata era risultata aperta, tanto
quella di Colonia risente dell’importanza del risultato, nettamente favorevole
ai tedeschi, che cercano di portare a casa il pari aspettando che gli
avversari, obbligati a vincere, si scoprano.
Il Nottingham, tuttavia, non casca nella trappola.
Nonostante la presunta scarsa esperienza internazionale, gli “arcieri” sono
gelidi nell’amministrazione della gara, il Nottingham
non rischia nulla e passa in vantaggio con Bowyer a
poco meno di mezz’ora dalla fine: il Forest è in
finale.
Clough “sente” che è fatta, nulla
potrà più opporsi al Nottingham che, per la partita
decisiva, disporrà, per la prima volta in campo europeo, del decisivo apporto
di Trevor Francis.
In finale approda il Malmoe, allenato da un inglese
Bob Houghton, una squadra ordinata e poco brillante
che non ha stelle ed è arrivata alla finale eliminando a sorpresa nei primi
turni la Dinamo Kiev.
All’ Olympiastadion di Monaco si
prevede ancora una gara tattica, ma Clough sorprende tutti schierando tre punte, Birtles, Woodcock e Francis, senza rinunciare a Robertson,
e lasciando fuori Gemmill e O’Neill.
La partita la gioca solo il Nottingham, gli svedesi si difendono con sempre
maggior affanno fino a che, dopo un’ubriacante azione in dribbling sulla
sinistra, Robertson serve a Francis
il gol della vittoria, proprio all’ultimo minuto del primo tempo.
La gara si chiude qui, nella ripresa il Forest
conferma la sua superiorità e coglie un palo con Robertson
prima del meritato trionfo.
Dopo questo successo Clough viene
celebrato come il miglior manager d’Inghilterra, nonostante le sue
dichiarazioni urtino, come al solito, più di una suscettibilità.
Il Nottingham ha chiuso imbattuto la sua campagna europea ed ha conquistato anche la Coppa di Lega battendo a Wembley il Southampton in una partita nella quale Clough compie un gesto di rara generosità : nella finale lascia che a guidare la squadra sia Peter Taylor per dimostrare quanto sia importante il suo contributo nei successi del Forest.
Forest che diventa un “caso di
studio” per l’intero calcio europeo che si interroga
come una squadra che in oltre ottant’anni di storia
aveva vinto solo una Coppa d’Inghilterra, nel lontano 1959, e che quattro anni
prima era arrivata sedicesima in seconda divisione, sia riuscita a centrare, in
tre sole stagioni, la promozione in Prima Divisione, la vittoria in campionato,
la conquista di due Coppe di Lega ed infine il trionfo europeo in Coppa dei
Campioni.
Il ”fenomeno” Forest viene vivisezionato: il modulo è
semplice, ricalca il classico 4-3-3, ma viene corretto grazie alla duttilità di
alcuni elementi ed alle scelte innovative che
Clough ripropone costantemente fino dai tempi
di Derby.
Davanti a Shilton i due centrali, Burns e Llloyd, formano un bastione insuperabile, sulle fascia destra c’è il fuoriclasse Anderson,
a sinistra l’esperto Clark che, nonostante le
trentacinque primavere, funge da propulsore offensivo.
A centrocampo Bowyer, che si sgancia spesso per concludere, Mc Govern
e Gemmill (oppure O’Neill)
sono spesso affiancati da Woodcock, che pendola su
tutto il fronte offensivo, garantendo supporto al filtro ed al pressing.
Davanti Birtles e Francis
si scambiano spesso di posizione per sfruttare gli sfondamenti di John Robertson che agisce da ala classica, mantenendo costantemente largo il
fronte di attacco del Forest.
Brian Clough porta semplicità, con pochi ritocchi, con sottili aggiustamenti, riesce ad adeguare il modo di giocare inglese al calcio moderno e di questa sua convinzione fa una bandiera , un credo.
“Il Nottingham gioca un football
al passo coi tempi” – dichiara spesso Clough- “la
Nazionale inglese no, per questo il calcio inglese è meglio rappresentato dal
Nottingham di quanto non lo sia dalla Nazionale”
Ma non vuol sentire parlare di tattica :-“Sono i calciatori che perdono le partite e sono sempre i calciatori che qualche volta le vincono. Quelli che parlano tanto di tattica scambiano il calcio col domino”
Sono di questo tenore le esternazioni di Clough che chiaramente ha sempre meno amici.
L’anno dopo il Nottingham Forest si ripresenta al via con poche novità e qualche
problema.
Tony Woodcock, uno dei calciatori chiave della
precedente stagione, sta trattando il suo trasferimento al Colonia, gli arrivi
non sono di prima qualità né di primo pelo : Stan Bowles, Charlie
Gorge, ma soprattutto Frank Gray,
un terzino sinistro ancora giovane, ma già esperto, destinato a raccogliere
l’eredità di Frank Ckark,
ormai trentaseienne.
Clough capisce che la squadra non è più in grado di
lottare su più fronti, specialmente dopo la partenza di Woodcock,
e concentra le sue ambizioni sul bis in Coppa Campioni, mentre in Campionato la
squadra si attesta nelle posizioni di rincalzo.
I primi due turni non rappresentano un problema per gli
“arcieri”, forti ancora di un Woodcock scatenato, ma alla
ripresa primaverile il Nottingham subisce, al “City Ground”, la sua prima sconfitta europea contro la Dinamo
Berlino.
Sembra finita, ma al ritorno Clough realizza un
capolavoro tattico e psicologico.
Il Forest entra in campo a Berlino, letteralmente trasformato : Trevor Francis,
che disputa forse la miglior partita della sua carriera, segna una doppietta e Robertson trasforma un rigore : già alla fine del primo
tempo la qualificazione è al sicuro.
Il trionfo mitiga la delusione per un Liverpool ormai
irraggiungibile in testa al campionato e convince tutto l’ambiente che la
riconquista della Coppa è possibile, Clough, come al solito, si dichiara apertamente certo del trionfo già
prima di disputare la semifinale con l’Ajax e
soprattutto calca la mano sul fatto che i rivali del Liverpool
sono già fuori.
Intanto il Forest, che ha
rifiutato di giocare la finale Intercontinentale in due partite contro
l’Olimpia di Asuncion,
conquista la Supercoppa Europea battendo il Barcelona
grazie ad una rete del redivivo Charlie George al “City Ground” ed a un
pareggio autorevole in Spagna.
Clough è buon profeta : l’Ajax è superato e per la finale di Madrid si qualifica
l’Amburgo che elimina il Real evitando così al
Nottingham l’insidia di una finale nella tana del lupo.
Ad una buona notizia,tuttavia, come accade spesso, ne
segue una brutta: alla vigilia della finale Trevor Francis, che sta attraversando un momento di forma
eccezionale, si infortuna gravemente al tendine d’Achille: è un brutto colpo
per le ambizioni del calciatore e del Forest.
Francis è costretto a saltare gli
Europei e resterà assente per sei mesi dai campi di calcio, il
Nottingham perde la sua arma più temibile, l’uomo che con il suo
gol ha firmato il trionfo nella Coppa
dell’anno prima.
L’ago della bilancia dei pronostici comincia a pendere decisamente
dalla parte dei tedeschi che dopo l’infortunio di Francis
diventano i favoriti della finale per tutti, ma non per Brian Clough che continua a proclamarsi sicuro della vittoria.
I campioni di Germania , sulla cui panchina siede una
vecchia volpe come Branko Zebec,
accanto ai nazionali tedeschi Hrubesch, Kaltz, Jakobs ed allo jugoslavo Bulijan, schierano anche il capitano della Nazionale
inglese Kevin Keegan e di
questo Clough approfitta per caricare i suoi.
La gara, attesissima, si disputa il 28 maggio davanti ad un Bernabeu gremito.
Come l’anno prima col Malmoe,anche stavolta la gara si preannuncia molto tattica.
Le due squadre si temono e si conoscono.Il Nottingham schiera,
accanto a Birtles e Robertson, l’irlandese O’Neill
che riesce a imbrigliare le avanzate di Kaltz, e
sostituisce Francis con un giovanissimo
centrocampista, Gary Mills,
che con 18 anni appena compiuti diventa il più giovane protagonista di una
finale europea.
Dopo meno di venti minuti, Robertson si libera sulla
sinistra dell’area tedesca e stringendo al centro lascia partire un rasoterra
che batte il portiere tedesco : il Nottingham è in
vantaggio e grazie alle prodezze del suo portiere Shilton
ci resterà fino alla fine.
Nonostante i disperati assalti tedeschi la difesa del Forest resiste imperniata su Kenny
Burns che Clough definirà
:- “Il miglior giocatore che abbia mai avuto con me, capace di far segnare
dei gol, di segnarli lui stesso e di difendere come un gigante !”
Alla fine il Forest
trionfa e diventa l’unica squadra europea ad aver vinto, nella sua
storia più Coppe dei Campioni che titoli nazionali.
Per Brian Clough è un’autentica consacrazione, ormai è considerato dall’opinione pubblica il miglior tecnico del Regno Unito, ma nonostante ciò, dopo la deludente prestazione della Nazionale inglese all’Europeo la sua candidatura a Commissario Tecnico non viene sostenuta dalla stampa e osteggiata da influenti personaggi della Federazione.
Intanto l’ambiente attorno al Nottingham Forest comincia a mostrare qualche insofferenza verso l’ingombrante personalità del suo leader indiscusso che ha la tendenza di agire come un despota assoluto.
Garry Birtles,
una delle sue “creature” lascia il Forest per
approdare al Manchester United,
è un trasferimento importante, ma soprattutto è un altro pezzo della squadra
costruita da Clough e Taylor
che se ne va: in due anni si è dissolta la coppia delle meraviglie formata da Woodcock e Birtles.
Anche il sodalizio con Peter Taylor
si incrina.
La squadra appare logora e, sempre priva di Trevor Francis, esce al primo
turno dalla Coppa Campioni contro i bulgari del CSKA.
In campionato le cose non vanno meglio, alla fine il Nottingham sarà settimo a
dieci punti dalla testa della classifica e neppure le altre
Coppe,l’Intercontinentale a Tokio e la Supercoppa col Valencia portano fortuna
agli “arcieri”.
Nella prima ad un Nottingham stanco e frastornato e anche a causa del “jet lag”,
non basta il recupero di Francis, ed il Nacional di Montevideo lo batte
per 1-0, mentre nella doppia sfida europea contro il Valencia è fatale agli
inglesi la regola dei gol che fuori casa valgono il doppio: dopo il 2-1 al City
Ground è ancora fatale il gol di un uruguagio, Fernando Morena, nella gara di ritorno.
La squadra che aveva abituato i propri tifosi a sei finali consecutive sempre vittoriose (fra Coppe di Lega, Coppe dei campioni, Charity Shield e Supercoppa) entra in una spirale di sconfitte mortificanti.
I nuovi acquisti, fra
i quali l’italo-svizzero Raimondo Ponte, fortemente
voluto da Taylor, e gli attaccanti Ward e Wallace, non si
inseriscono e la proverbiale affidabilità del gioco del Nottingham viene fatalmente meno.
Il grave infortunio di Francis ed il suo recupero
solo a Campionato già iniziato ha contribuito non poco
a peggiorare la situazione e nonostante alcune grandi prestazioni del
centravanti anche nella Coppa d’Inghilterra il Forest
viene eliminato dall’Ipswich al sesto turno, dopo la
ripetizione dell’incontro .
La stagione successiva comincia male.
Trevor Francis, dopo due partite di campionato viene ceduto al Manchester City, anche il suo rapporto con Clough si è deteriorato nell’ultimo anno.
A fine stagione Peter Taylor, il suo assistente, annuncia il ritiro dal calcio “per gravi motivi di salute” , poi firma per il Derby County e si porta con sé John Robertson dopo una cruenta battaglia legale.
Il sodalizio che sembrava destinato a durare in eterno cessa di esistere.
I due non si rivolgeranno più la parola fino alla morte
di Peter Taylor, nel 1990,
e da quel giorno Brian Clough vedrà peggiorare i suoi
problemi con l’alcool.
Il “vecchio testone”(Big Old ‘Ead,
come lo chiamano affettuosamente i tifosi del Nottingham) si sente accerchiato
e tradito, ma reagisce.
Costruisce una squadra di giovani tanto da affermare, prima del campionato: -“Quest’anno nel Forest l’acne sarà
un problema peggiore degli infortuni”-
Vengono ceduti, oltre a Robertson, anche Trevor Francis, e soprattutto Peter Shilton che “rompe” con il tecnico e con l’ambiente, mentre da tempo se ne sono andati Martin O’Neill , Larry Lloyd e John Mc Govern e sta per lasciare Nottingham anche Viv Anderson.
La squadra si comporta bene :
quinto posto nell’82-83, terzo posto l’anno successivo.
In quell’anno il Forest
torna alla ribalta anche in Europa raggiungendo la semifinale della Coppa UEFA
dalla quale viene eliminato dall’Anderlecht non senza
polemiche su un arbitraggio quantomeno discutibile:- “E’ stata una partita
‘storta’ con un arbitro ‘storto’”, ma questa era una competizione che avremmo
potuto e dovuto vincere lo stesso”.
In effetti dopo la vittoria per 2-0 al City Ground il Forest perde per 0-3 al ritorno in Belgio incassando la peggior sconfitta della sua storia europea.
E’ anche l’ultima occasione per Clough e per il Nottingham di brillare sul palcoscenico europeo.
L’anno successivo, nel 1985, gli “hooligans” del Liverpool provocheranno la tragedia dell’Heysel, causando 39 morti fra i tifosi della Juventus nella finale di Coppa dei Campioni, e l’UEFA metterà al bando dalle competizioni europee i Club inglesi.
La squadra, intanto, ha giovani interessanti, come Hodge, il terzino Pearce (detto Psycho), il difensore centrale Des Walker, il centrocampista Neil Webb e mette sul terreno l’entusiasmo tipico delle squadre giovani, ma fatalmente le mancano esperienza e cattiveria.
Dopo una delle tante mancate vittorie a causa dell’inesperienza il manager, stanco di dover rispondere a domande sull’ingenuità dei suoi calciatori ai microfoni della BBC, taglia corto :- “ Ascoltatemi bene” -dichiara- “la nostra ‘rosa’ è tanto giovane che parecchi di loro credono ancora a Babbo Natale, ed io non ho il cuore di dire loro la verità…”
Intanto arriva alla soglia della prima squadra anche il figlio Nigel, centravanti come il padre, che per un gioco del destino (forse pilotato dall’abile regìa di Brian Clough…) esordisce in Campionato, a soli diciotto anni , proprio nel “Boxing Day” del 1984, ovvero nello stesso giorno che era stato fatale alla carriera del padre ventidue anni prima.
Rapidamente Nigel diventa un titolare, ma nonostante le indubbie qualità della “rosa” la squadra risente degli alti e bassi e della discontinuità dei suoi giovani : due noni posti, poi un ottavo sono quanto riesce a raccogliere in tre campionati anonimi, oltre a tre brucianti eliminazioni nei primi turni della FA Cup.
La caduta nell’anonimato del Forest fa tornare a galla il sogno di “Old Big ‘Ead”, quel sogno la cui mancata realizzazione brucia più di quanto sia mai riuscito a confessare: diventare Selezionatore di una Nazionale.
Tramontata definitivamente la possibilità di sedere sulla panchina dell’Inghilterra, anni prima gli era stata ventilata la possibilità di quella dell’Irlanda e ,infine, nel 1988, arriva l’offerta di diventare Commissario Tecnico del Galles.
Clough ne è
entusiasta.
E’ convinto di poter portare Hughes, Rush e compagni
ai Mondiali di “Italia ‘90” e la trattativa va avanti
arrivando vicino alla conclusione, quando il “board” del Nottingham Forest blocca le
aspirazioni di Clough rifiutandosi di lasciarlo
libero dai suoi impegni con il Club.
E’ un brutto colpo, ma Clough sa assorbirlo bene.
E’ un professionista e conosce il valore di un contratto, ma soprattutto sa di avere altri sogni e ancora la voglia di qualche “passeggiata sull‘acqua” per mano ai suoi “arcieri”
Clough sa che la squadra è giovane e può crescere, ma si rende conto di dover selezionare gli obiettivi : quello principale diventa la FA Cup, l’unico trofeo che sembra stregato per lui e per il Nottingham che non lo vince dal 1959.
quindi, nell’87-’88 e nell’88-89 due terzi posti.
In questi ultimi due anni la squadra sfiora la Finale della FA Cup.
La prima è addirittura una cavalcata irresistibile : dopo l’Halifax ed il Leyton Orient il Nottingham elimina, sempre in trasferta, anche il Birmingham e l’Arsenal, poi nella semifinale di Sheffield, ad Hillsborough, si arrende al Liverpool che vince per 2-1, nonostante un gol del figlio Nigel,ormai titolare fisso del nuovo Forest.
Per Clough è una grande delusione, ma l’anno dopo, ancora in una semifinale di FA Cup, ancora ad Hillsborough ed ancora contro il Liverpool, sarà molto peggio.
Quel 15 aprile 1989 sarà una giornata destinata a segnare profondamente la vita di Clough e forse anche ad accorciarne la carriera, infatti da quel giorno Hillsborough, lo stadio dello Sheffield Wednedsday, evocherà il ricordo di una delle più gravi tragedie della storia del calcio.
Meno di quattro anni dopo l’Heysel,
mentre l’UEFA discute la riammissione delle squadre inglesi alle competizioni
europee per club, sulle tribune di Sheffield trovano la morte 96 giovani tifosi
del Liverpool schiacciati contro le recinzioni del
terreno di gioco.
L’opinione pubblica inglese è scioccata, Clough
rimane sconvolto e dopo la tragedia rilascia pesanti dichiarazioni contro i
tifosi del Liverpool cui attribuisce la
responsabilità dell’accaduto.
Le parole di “Big Old ‘Ead” hanno un effetto dirompente.
I tifosi del Liverpool lo
individuano come il nemico numero uno, anche i “tabloid” ne fanno al tempo
stesso un “opinion maker” ed un bersaglio, usano le
sue dichiarazioni a caldo e poi lo accusano di cinismo ed insensibilità.
Quando Clough si accorge di aver sbagliato è troppo tardi : è
diventato il “nemico pubblico numero uno”.
Non parlerà mai più di quella giornata maledetta, ma secondo alcuni da quel
pomeriggio “Cloughie”, come lo chiamano i tifosi, non
sarà più lo stesso.
Nella ripetizione, programmata all’Old Trafford, il Nottingham Forest, che fino a quel momento ha eliminato Ipswich, Leeds, Watford e Manchester United senza subire neppure un gol, forse frastornato dalla vicenda più ancora degli avversari,viene travolto per 3-1 dal Liverpool.
Per gli “arcieri” però la stagione più tragica della storia del calcio inglese segna anche il ritorno alla vittoria: battendo in finale il Luton Town per 3-1 conquistano la terza Coppa di Lega negli ultimi dieci anni.
Le coppe di Lega diventano quattro nella stagione successiva, ma il Forest scende al nono posto ed in Coppa d’Inghilterra si arrende subito al Manchester United, futuro vincitore del trofeo.
Intanto fra i giovani più interessanti arriva alla prima squadra anche un irlandese duro come l’acciaio che mostra, già da giovanissimo, una personalità eccezionale: è Roy Keane che diventerà il capitano del Manchester United e della Nazionale irlandese.
La squadra ha diversi calciatori di valore assoluto, Stuart Pearce e Des Walker sono titolari fissi in
nazionale e risultano fra i migliori ai Mondiali dove
l’Inghilterra ottiene il miglior piazzamento dopo la vittoria del ’66.
Hodge e Nigel Clough sono ormai colonne portanti e puntando su di loro il
Nottingham parte all’assalto della stagione successiva con grandi speranze.
Il “vecchio testone” punta sempre di più e sempre più apertamente sulla Coppa d’Inghilterra, ma stavolta lo aspetta una delusione se possibile ancora più cocente.
Dopo una sofferta qualificazione al debutto con il Crystal Palace battuto solo dopo tre partite, il Nottingham supera il Newcastle ed il Southampton ancora dopo una partita di spareggio, poi batte il Norwich City ed approda alla semifinale.
Al Villa Park lo aspetta una sfida insidiosa con il West Ham, ma il Forest sfodera una prestazione fra le più brillanti del recente passato e trionfa per 4-0, approdando così alla finale di Wembley per la prima volta dopo 32 anni di interminabile attesa.
Per Brian Clough è l’attesissima
prima volta e deve affrontare il Tottenham Hotspurs che nell’altra semifinale ha eliminato l’Arsenal in un derby combattutissimo
giocato proprio a Wembley.
Il pronostico è quanto mai incerto, il Tottenham
schiera Paul Gascoigne il
calciatore più fantasioso che il calcio inglese abbia mai avuto dai tempi di
Best, ma il Forest appare più organizzato, più
solido.
Oltretutto proprio “Gazza” ha deciso con un colpo di classe
la sfida con l’Arsenal e il 18 maggio tutto Wembley lo aspetta.
Il tifo è ovviamente per gli Spurs, che giocano in un
certo senso “in casa”, ma dalle Midlands
arriva un gran numero di tifosi: è un’invasione con pochi precedenti, un esodo
che supera quello delle finali europee e surclassa le presenze di tifosi dei reds nelle finali di
Coppa di Lega degli ultimi due anni.
Il “vecchio” è in grande forma e
non lesina dichiarazioni bellicose, oltretutto l’avversario in panchina è
stimolante : Terry Venables,
uno col quale in passato non sono mancati scambi di opinioni molto accesi.
Per chi lo conosce bene, tuttavia, è chiaro che “Cloughie” vive troppo
intensamente la vigilia della partita, forse anche perchè “sente” che sarà l’ultima occasione per
vincere quel trofeo, l’unico che gli è sempre sfuggito.
La gara è intensa e diventa drammatica quando, dopo un quarto d’ora “Gazza” Gascoigne nel tentativo di contrastare un attacco del Forest al limite della sua area commette fallo e si procura un terribile infortunio al ginocchio, tanto da far temere per la sua carriera.
Mentre il Tottenham perde il suo calciatore più forte ed il Nottingham l’avversario più temuto, gli “arcieri” passano addirittura in vantaggio con Stuart Pearce che trasforma la punizione concessa dall’arbitro.
I tifosi dei rossi sono in tripudio e lo stesso Clough fatica a contenere l’entusiasmo.
La gara resta saldamente in pugno ai rossi fino alla fine del primo tempo, “Big
Old ‘Ead” ha fatto le scelte
giuste, il giovane Keane risulta fra i più positivi e
in difesa accanto a Pearce, galvanizzato dal gol, Walker è un baluardo insormontabile.
Al rientro delle squadre dagli spogliatoi sono pochi quelli che scommetterebbero su un risultato diverso dalla vittoria del Forest che sembra anche favorito dalla sorte, ma, improvvisamente, il Tottenham pareggia dopo pochi minuti di gara.
La partita diventa equilibrata , il
Nottingham è meno sicuro di sé, mentre sia in campo che sulle tribune il Tottenham prende coraggio.
La sfida diventa appassionante, ma entrambe le squadre
evitano di scoprirsi, temendo la beffa e il ricorso ai tempi supplementari
diventa piano, piano una certezza.
E la beffa, crudele come non mai arriva per Clough e i suoi proprio all’inizio del primo “extra-time” : Des Walker, forse il migliore degli “arcieri” devia alle spalle del proprio portiere il pallone che manda il Tottenham in paradiso ed il Nottingham all’inferno.
Brian Clough in panchina è
pietrificato dallo sgomento, la squadra, come svuotata, cerca una reazione, ma
il tempo trascorre implacabile e “Big Old ‘Ead” sembra invecchiare a vista d’occhio.
Quando alla fine l’arbitro decreta la fine dell’incontro
l’uomo che stringe la mano a Terry Venables è un Clough svuotato di
energia ed entusiasmo, un Clough che non reagisce
alle domande velenose dei cronisti e non attacca né avversari né arbitro dopo una sconfitta tanto beffarda da
essere atroce.
La delusione dell’ambiente è enorme, ma quella del “vecchio”
è troppo grande perché riesca ad esprimerla, tanto da arrivare ad annunciare il
suo ritiro dal calcio.
La dirigenza del Nottingham e soprattutto i tifosi
riescono a convincerlo a tornare sulla sua decisione, ma il Clough
che siede sulla panchina del Forest nelle ultime due
stagioni della sua carriera non è più “Big Old ‘Ead”.
La morte dell’ex amico e collega Peter Taylor, avvenuta senza che si rappacificassero dopo sette anni senza rivolgersi la parola, la tragedia di Hillsborough, le polemiche e le denunce che erano seguite alla vicenda, il veleno che gli era piovuto addosso dopo che aveva espresso la sua opinione sulle responsabilità dei tifosi del Liverpool, e soprattutto il dolore per la morte di quei 96 giovani giovani tifosi lo avevano provato forse più di quanto fosse disposto ad ammettere anche a sé stesso.
Con un Clough irriconoscibile e rassegnato, le ultime due stagioni al Forest si concludono con la retrocessione in Seconda Divisione che arriva dopo un campionato disastroso concluso all’ultimo posto della graduatoria e con il suo abbandono della panchina, quando ha compiuto da poco il cinquantasettesimo anno d’età .
Le cifre della sua carriera sono quanto mai eloquenti : in ventotto anni ha collezionato 1319 panchine, di cui 907 solo a Nottingham, vincendo due campionati, due Coppe Campioni, la Supercoppa Europea, quattro Coppe di Lega, il Charity Shield ed una quantità di tornei minori.
“Old Big ‘Ead” diventa una sorta di opinionista, il suo carattere non è migliorato, la sua lingua è tagliente come ai tempi dei “rams” e del “City Ground”, la sua prestigiosa carriera lo mette al riparo dalle critiche quando esprime giudizi senza appello.
Per qualche anno assiste alla trasformazione del calcio inglese; critica la moda dei calciatori stranieri superpagati, le sue analisi risultano sempre lucide e spietate e le sue battute sono spesso condite con l’arsenico.
Quando l’Arsenal ingaggia l’allenatore francese Wenger e diversi calciatori d’oltremanica, come Henry, Petit e Pires, Clough dichiara alla BBC, che gli chiede un pronostico sulla Premier League :- “Una cosa e certa : nei prossimi mesi gli spogliatoi di Highbury puzzeranno più di aglio che di olio per i massaggi …”-
Purtroppo trovano conferma anche le voci sui suoi problemi
di salute dovuti all’alcool, e le sue apparizioni pubbliche diventano sempre
meno frequenti.
Nel 1998 suo figlio Nigel, che lui aveva
lanciato nel Nottingham Forest e che poi aveva
avuto un ricco contratto con il Liverpool, segue le
orme paterne cominciando ad allenare il Burton Albion .
Per un curioso gioco del destino sono la stessa squadra e lo stesso posto
occupati, trentaquattro anni prima, da Peter Taylor che poi avrebbe raggiunto Brian Clough
all’Hartlepools.
Le condizioni di Clough sono preoccupanti, viene messo in lista d’attesa per un trapianto del fegato, come accade a George Best.
Prima di venire operato rilascia una dichiarazione toccante:- “Se dovessi morire non vorrei un epitaffio glorioso per le vittorie che ho colto, mi basterebbe sentir dire che ho contribuito, e sarei contento di essere piaciuto a qualcuno… “-
La storia di Clough deve ancora aspettare per diventare leggenda, viene operato e dopo il trapianto la sua vita, la vita di Brian Clough, torna lentamente alla normalità.
Con la moglie Barbara si prende cura dei nipoti, ama ancora parlare di calcio, della sua fantastica avventura a cavallo della tigre e, soprattutto, dei bei tempi quando con il Derby e il Forest “camminava sull’acqua” .
Nella sua biografia, uscita nel 2002, confessa il suo
rammarico più grande : non aver finito il lavoro
iniziato con Peter Taylor a
Derby, dove avrebbe potuto raccogliere gli stessi successi di Nottingham ed
ammette che “lasciare il Derby County è stato il più grande sbaglio della mia vita”
Il suo libro, non a caso, ha una dedica particolare e
commovente : -“Agli
amici che non ci sono più, quelli che ho perso e che mi mancano così
tanto”.