Homenaje a Sandro Ciotti  di Francesco Parigi   
  

Sandro Ciotti ...ventilazione inapprezzabile...

© www.postadelgufo.it by Francesco Parigi

Molti di voi, forse, si aspettavano questo "ricordo" quando Sandro Ciotti ci ha lasciati.
Lo scrivo solo adesso.
Allora sarebbe stato sommerso dai poderosi servizi della stampa specializzata, dalle clips dei Telegiornali, dalle commosse interviste rilasciate da personaggi che, solo rivedendoli, capisci quanto tempo è passato.
Sandro Ciotti, invece, non era invecchiato.
Il motivo è il più semplice: la magia della radio che ci mandava solo la sua inconfondibile voce, forse più bassa e roca di un tempo, ma che esprimeva, sempre in maniera elegante, concetti chiari e limpidi.
Se sono diventato un appassionato di calcio la colpa è sua.
Quando ero un bambino lui era già una voce, anzi, "la voce".
Lo era anche Enrico Ameri, cui era affidato il "campo principale", ma in un altro modo, lui raccontava la partita, descriveva le azioni, ma sapevi al più se lì pioveva, o c'era il sole, o tirava vento, ma non ti raccontava com'erano "quella pioggia", o "quel sole" o "quel vento".
Sandro Ciotti, invece, parlava di "temperatura ideale per una partita di calcio", di prati "con erba smeraldina", di giornate con "ventilazione inapprezzabile", di pioggia "intensa e persistente" , e di un sole "formato cartolina illustrata" .
Con lui giocavano il "centromediano metodista", correva "il mediano a sostegno", le mezzeali diventavano "interni" e le difese particolarmente dure venivano definite "arcigne", così come le trasferte difficili diventavano "ostiche" e, grazie a lui, Boninsegna una volta andò a segno con una "estirada".
Non so se dobbiamo a lui anche quel "clamoroso al Cibali !", diventato un "cult", un'espressione idiomatica sinonimo di sorpresa massima, di avvenimento imprevisto e imprevedibile, di certo gli viene attribuita e lui stesso, anni fa, si prestò in televisione a simulare quello che è senz'altro il brano di radiocronaca più famoso della storia di "Tutto il Calcio minuto per minuto".
Di Ciotti e su Ciotti è stato detto di tutto, i più bei ricordi che ho di lui sono radiofonici, ma anche la sua conduzione della DS resta, a mio avviso, insuperata.
I suoi giochi di parole, garbati e intelligenti, come il saluto iniziale "amici miei e non della ventura, buonasera" quando faceva coppia con Simona Ventura, le sue definizioni argute che trasformavano Maria Teresa Ruta ne "il sorriso che non conosce confini", entravano nel lessico degli sportivi per restarvi.
Fate mente locale : vi ricordate adesso come Caputi dà la buonasera ai pochi coraggiosi che seguono la DS ? Un ricordo personale, particolare, è legato ad una partita della Fiorentina giocata al "Franchi" quando ancora si chiamava "Comunale".
Era una giornata di primavera, tiepida e ventilata, si giocava "davanti a spalti gremiti in ogni ordine di posti" – raccontava Sandro Ciotti alla radio.
Io ero allo stadio e avevo la radiolina accesa e seguivo la sua cronaca, infarcita di citazioni, di termini tecnici (pensateci bene da quando ha smesso lui nessuno ha più impegnato il portiere calciando di "shoot sinistro"), quando, ad un certo punto l'arbitro fischiò un calcio di punizione dal limite a favore della Fiorentina.
L'infrazione, se c'era stata, era molto dubbia e l'arbitro già in precedenza aveva diretto in maniera molto approssimativa.
Era un periodo nel quale le polemiche arbitrali infuriavano, ed i radiocronisti erano spesso stati nell'occhio del ciclone per qualche giudizio sulla direzione di gara di questa o quella "giacchetta nera".
Per evitare problemi, quindi, l'ordine di scuderia era "astenersi dai giudizi sulle decisioni arbitrali", ma a Ciotti, forse senza volerlo, scappò una frase che suonava come:- "Il signor tal dei tali ha concesso un calcio franco punendo un fallo che ha visto solo lui…".
Poi, dopo una pausa , riprese dicendo :-"Anzi no, mi correggo, l'ha visto anche il guardalinee.
Sono in due e pertanto è fatto salvo il principio dell'equità sportiva …"-
Adesso che se n'è andato resta il dubbio su chi fosse la sua squadra preferita.
Gli veniva attribuita una simpatia per la Lazio, dove aveva giocato da giovane, ma voci altrettanto attendibili affermavano avesse un debole per i colori giallorossi.
Forse ai tempi del Cagliari di Scopigno le "affinità elettive" (buone letture, buona musica, amore per le ore piccole) con quel grande allenatore, lo avvicinarono ai colori rossoblu, ma fu (se lo fu davvero) un'infatuazione passeggera.
Di sicuro le sue cronache erano esemplarmente equidistanti ed i suoi giudizi precisi e taglienti come quella famosa volta che, per l'appunto, il Cagliari di Riva era stato battuto all'Olimpico grazie ad un arbitraggio infelice e Ciotti chiuse la sua radiocronaca dicendo che Lo Bello aveva arbitrato la partita "davanti a 80.000 testimoni".
Finisce con lui un modo di vedere e descrivere il calcio, un calcio fatto di "porte sguarnite" e di "calci franchi", di "fraseggi a centrocampo" e "trame di gioco nitide" .
Nessuno avrà più l'arguzia di definire un malinteso clamoroso accaduto fra Albertosi e Niccolai, sfruttato da Anastasi, come "il classico caso di mia, tua, mia, tua …sua!" nè userà più termini come "campo per destinazione" e "l'offside" tornerà, fatalmente, ad essere il fuorigioco.
Adesso che il calcio è in mano alle TV a pagamento, che la DS è diventata una trasmissione secondaria e che "Tutto il Calcio minuto per minuto" è un happening per irriducibili nostalgici, forse non era più il suo tempo.
Lui la sua stagione l'ha vissuta in pieno, fra rimbalzi di linea, interruzioni per comunicare il gol di questa o quella squadra (storico l'urlo "CEREZO !!!!" con cui annunciò un gol della Roma che riapriva virtualmente il Campionato e che fece imbestialire Boniperti) e noi, solo adesso che ha ceduto definitivamente la linea, ci accorgeremo di quanto eravamo fortunati.

San Piero a Sieve 12 agosto 2003