Premessa
Questo racconto si aggiunge ad altri che ho già scritto su filone del "fantacalcio".
In passato ho parlato dell’affare dei "ROLEX", società produttrice di cronografi particolarmente graditi alla classe arbitrale italiana e che pratica particolari sconti (la ROLEX, non la classe arbitrale anche se Moggi non è di questa idea NDR) alla A.S. Roma e di "PASSAPORTOPOLI" dove ha trionfato la giustizia e Veron "è stato assolto dall’accusa di essere calabrese [1]"
Stavolta parlo della Fiorentina e della sua disgraziata situazione, di solito viene in questi casi usata la formula di rito che suona più o meno così :
"il contenuto del racconto è frutto della fantasia dell’autore ed ogni riferimento a fatti realmente accaduti od a persone realmente esistite è da considerarsi assolutamente casuale".
Nel caso della Fiorentina ritengo inutile questa precisazione in quanto nessuno crederebbe mai che quello che le è successo sia reale e che sia esistito davvero un personaggio come Vittorio Cecchi Gori a paragone del quale Roger Rabbit appare credibile come Gandhi.
Per concludere ritengo anche che, alla luce di quanto realmente accaduto, risulti credibile anche il contenuto del mio raccontino che spero diverta chi non tifa per il colore viola e dia a coloro che invece tifano per la squadra del giglio la speranza di un futuro migliore.
[1] "Relata refero" la sentenza di assoluzione, fulgido esempio di equità e di giustizia, fu così annunciata nei titoli di un telegiornale.
STORIA DEL CALCIO IN ITALIA
Libro terzo – Tomo terzo
Il Campionato 2001-2002 e l’avvento di un nuovo "Campionissimo"
La Fiorentina prima di quel Campionato 2001-2002 visse un’estate travagliata; una profonda crisi finanziaria attanagliò la squadra, il presidente Vittorio Cecchi Gori, illustre produttore cinematografico con il debole per il risotto alla milanese, cedette a prezzo di realizzo tutti i più quotati fra i suoi calciatori ed a lungo la squadra fu sul punto di non iscriversi al campionato.
Miracolosamente i soldi necessari all’iscrizione saltarono fuori all’ultimo momento, scremati dagli introiti per la cessione di Rui Costa al Milan e di Toldo all’Inter e viceversa nel senso che, per ottenere un maggiore profitto, l’astuto general manager Luna aveva ceduto entrambi sia all’Inter che al Milan pensando che, specialmente i secondi dopo l’affare Redondo, non si sarebbero dati peso di non vedere mai in campo un calciatore acquistato pagandolo a peso d’oro.
Le cose andarono diversamente : in realtà sia Rui Costa che Toldo giocarono nel Milan e fu l’Inter a non accorgersi di niente in quel crogiuolo di razze in cui si era da tempo trasformato Appiano Gentile.
Come Dio volle la squadra, dopo ogni sorta di vicissitudini legate alla campagna cessioni che inutilmente fu gabellata per campagna acquisti, alle tribolazioni della società legate ai debiti che le furono regolarmente rimessi (come insegna il Padre Nostro) ed ad ogni altra sorta di impiccio giudiziario e amministrativo, partì per il ritiro.
Scartati per ovvi motivi i costosissimi luoghi solitamente sede della preparazione estiva delle squadre di Serie A, la Fiorentina trovò posto a Moscheta, sull’Appennino Tosco Romagnolo, dormendo in una galleria in costruzione dell’Alta Velocità.
Anche il Pullmann Air Conditioned era off-limits per la nuova gestione e, vista anche l’esiguità della "rosa", la squadra partì per il ritiro sulla Multipla di Di Livio, che l’aveva ricevuta come premio partita "punitivo" dall’Avvocato Agnelli dopo la seconda finale di Coppa Campioni persa consecutivamente, e sul furgoncino di un cugino di Mancini, che faceva l’ambulante e batteva i mercati della zona vendendo frutta e verdura, e che con la magnanimità dei grandi aveva ammesso che "carciofo più, carciofo meno" portare in giro quel che restava della Fiorentina per lui non era un problema.
Mentre la Juventus, l’Inter , il Milan, la Lazio e la Roma nei loro opulenti ritiri in Svizzera e Austria riempivano le pagine dei quotidiani sportivi, i viola correvano sugli impervi sentieri appeninici e consumavano pasti frugali assieme agli operai del Consorzio Treno Alta Velocità.
La sera, prima di ritirarsi nelle brande allestite in galleria, talvolta scendevano a valle dove il massimo svago erano le partite a scala quaranta con le anziane villeggianti. Proprio Mister Mancini e capitan Di Livio, barando biecamente e facendosi i segni, riuscivano a lucrare alle avversarie qualche decina di migliaia di lire necessarie per acquistare da qualche pastore una forma di formaggio.
Pierini e Amoroso si erano specializzati nella costruzione di trappole a laccio con le quali catturavano scoiattoli, lepri ed altra selvaggina che poi veniva consumata attorno al fuoco da tutta la squadra e cruda da Repka i cui gusti erano conosciuti come singolari.
Mentre Vieri appariva sulle prime pagine dei rotocalchi sportivi attorniato da splendide e discinte fanciulle, Nuno Gomes per far tirare avanti la disastrata Fiorentina era costretto a prestazioni da gigolò con tedesche ottuagenarie ed anziani pederasti che infestavano le pensioni del crinale appenninico.
Dopo venti giorni di ritiro passati a pane acqua, formaggio pecorino e selvaggina correndo su e giù per i tratturi di montagna i calciatori gigliati tornarono a casa con dei fisici tiratissimi e talmente ossigenati da risultare pericoloso avvicinarglisi con fiamme libere.
Dopo le notti passate all’addiaccio in galleria il loro fisico era temprato a qualsiasi prova e gli stratagemmi che aveva dovuto mettere in atto per sconfiggere a scala quaranta anziane e preparatissime signore avevano fatto di Mancini uno stratega perfetto.
Inoltre la Società viola, costretta a fare di necessità virtù, aveva preso a battere sentieri di mercato da tempo abbandonati e; ricordandosi che Miguel Montuori era stato segnalato da un sacerdote missionario una nuova attenzione fu rivolta appunto alla pista delle Missioni che, viste le deplorevoli condizioni economiche della Fiorentina, avevano anche fatto delle offerte in denaro così come avevano fatto Mani Tese e la FAO.
Arrivarono in Italia molti ragazzi di belle speranze che, viste le scarse attitudini calcistiche, finirono quasi tutti in Seminario finchè non giunse dal Cile (come Montuori !) anche Josè Ricardo "Beep Beep" Coyote Acevedo Ruiz Gomez Rodriguez Moggi.
Luciano Luna, che, essendo stata pignorata la Palazzina di Piazza Savonarola e messi i sigilli alla Cecchi Gori Communication, riceveva ormai all’angolo delle Logge del Porcellino (scelta influenzata anche dal fatto di poter così, nelle pause di lavoro, sottrarre gli spiccioli lanciati dai turisti ai piedi della statua bronzea del celebre suino), vistosi presentare il giovane sudamericano disse -"Facciamogli un provino: uno che si chiama Moggi in Seminario non dovrebbe finirci e poi già che abbiamo Ezequiel Gonzales possiamo anche prendere uno che si chiama Beep Beep e Coyote che almeno facciamo i cartoni animati…"-
Il provino fu fatto nottetempo allo Stadio Franchi, visto che l’accesso alla struttura poteva ormai avvenire solo clandestinamente in quanto anche il Comune aveva da riscuotere mesi di affitto arretrato, ed al chiaro di luna per evitare di essere scoperti dalle pattuglie di vigili urbani che l’amministrazione aveva scatenato all’inseguimento degli insolventi viola scegliendoli fra i più irriducibili juventini.
Il giovane fu schierato nella squadra delle riserve assieme ai soli Mijatovic e Torricelli contro l’undici titolare visto che in tutti, escluso l’ultimo arrivato, erano rimasti in tredici.
Fra i pali fu messo Wilma, un travestito brasiliano amico di Mancini, il cui impiego non era un problema vista la nuova regola che non limitava più a tre gli extracomunitari fra i quali da tempo era considerato anche Moreno Torricelli.
Il giovane cileno strabiliò.
Lui, Mijatovic e Torricelli vinsero contro l’undici titolare per 10-1, il nuovo arrivato fece otto gol (tre di destro, tre di sinistro, uno di testa e uno su punizione) e, cosa ancora più strabiliante, fece segnare una doppietta a Predrag Mijatovic che dopo il secondo gol si addormentò accanto alla bandierina del calcio d’angolo lasciando la squadra in inferiorità numerica.
Mancini disse che alla Lazio aveva visto di meglio, ma che poteva andare e il cileno fu acquistato per seicentocinquantamila lire che lo stesso Mancini si incaricò di rimediare barando alla Tombola di Ferragosto della Misericordia di Dicomano;, dal canto suo il nuovo acquisto dichiarò che "giocando di giorno o con i fari accesi" avrebbe potuto fare anche di meglio.
Fu così che Josè Ricardo "Beep Beep" Coyote Acevedo Ruiz Gomez Rodriguez Moggi, venne regolarmente tesserato per la Fiorentina anche se, per brevità, la Federazione chiese alla Società viola Fiorentina di rinunciare a qualche nome e la Fiorentina acconsentì ammaestrata dal brutto ricordo legato a Socrates Sampaio Brasileiro Vieira de Souza de Oliveira .
Il ragazzo quando gli fu chiesto il perché avesse tutti quei nomi rispose "Non sono nomi, sono tutti cognomi tranne Coyote.,La mia mamma non era sicura chi fosse il padre fra tutti quelli che frequentava solitamente e quindi mise i cognomi di tutti anche se diceva spesso che ‘quello che ti frega sempre è Moggi’ "
"Ed aveva ragione – convenne Luna – ti chiamerai Coyote Moggi che suona anche bene !"
"Contenti voi – disse Coyote Moggi – quando si comincia ?"
"Da subito – concluse Luna – ingaggio il solito che per gli altri :nulla. Se ti va bene è così altrimenti ti rimandiamo in Cile."
"Va bene – disse Coyote Moggi – per me i soldi non sono importanti, basta un posto per dormire, qualcosa da mangiare e un posto per giocare al calcio "
"Per dormire ci sono tanti ponti sull’Arno che se siamo furbi e riusciamo a non farci scoprire cambiando posto tutte le notti dovremmo essere a posto, per mangiare possiamo arrangiarci alla mensa universitaria ed a quella dei Ferrovieri vicino a Campo di Marte, per giocare al calcio non c’è problema, lo Stadio il Comune non ce lo affitta più, ma il calendario è stato già fatto : giocheremo sempre in trasferta e quindi siamo OK anche qua."
"E gli abbonati ? – intervenne Antognoni che era ancora permeato di nauseante onestà – come faremo con gli abbonati , dovremo restituire tutti i soldi …"
"Antognoni, per piacere – lo zittì Luna – agli abbonati non diremo nulla e nessuno se ne accorgerà penseranno, vedendo la Fiorentina in trasferta , di aver sbagliato domenica e poi a chi vorrà trasformeremo l’abbonamento allo Stadio in uno a Stream con mezzo schermo venduto alla reclame e saranno tutti felicissimi !"
Il 19 agosto la Fiorentina cedette l’onore di partecipare alla Supercoppa Italiana al Parma in cambio di centocinquanta forme difettose di Parmigiano Reggiano e di duemila litri di latte Parmalat.
Ovviamente, per non smentire il fiuto per gli affari (che sempre ha caratterizzato la Società viola) il latte fu scelto fresco con le ovvie conseguenze.
Cominciò il Campionato ed alla sesta giornata la Fiorentina era a punteggio pieno, nel senso che aveva ancora zero punti; Coyote Moggi languiva in tribuna e durante gli allenamenti (a porte chiuse e luci spente per paura dei creditori) era arrivato ad affrontare da solo la formazione dei titolari strappando quasi sempre il pareggio, la prima volta che riuscì a vincere Mancini decise il suo impiego a Torino contro la Juve, e Coyote Moggi fu straordinario, anzi "stupefacente" come dichiarò l’Avvocato Agnelli senza l’intenzione di indulgere in doppi sensi.
La Fiorentina vinse 6-3 e Coyote Moggi fece cinque gol, il sesto lo segnò su rigore Antognoni che da tempo giocava di nascosto al posto di Rossitto ceduto al Venezia.
Da lì in poi fu un trionfo.
La Fiorentina con l’innesto di Coyote Moggi divenne una macchina da gol, inanellò dieci vittorie consecutive e il suo gioiello divenne capocannoniere battendo il record di trentatrè reti, detenuto per quarant’anni da Antonio Valentin Angelillo, già alla prima giornata del girone di ritorno, lo stesso giorno in cui, segnando sette gol all’Atalanta a Bergamo, superò anche quello detenuto da Sivori e Piola del maggior numero di gol in una sola partita e da Kurt Hamrin relativamente a quelli in una gara in trasferta.
Coyote Moggi era ormai il nuovo fenomeno.
La Fiorentina, che continuava a giocare sempre fuori casa, poteva anche contare sulla splendida forma fisica degli altri titolari e sulle geniali intuizioni di Mancini che, allenato dalle partite a scala quaranta con le anziane villeggianti tedesche, sapeva leggere nello sguardo di qualsiasi allenatore le mosse tattiche con un quarto d’ora d’anticipo.
Alla terza di ritorno la Fiorentina espugnò l’Olimpico giocando in casa con la Roma e Coyote Moggi segnò il gol decisivo definito stavolta "stupefacente" oltre che dall’Avvocato Agnelli (abbonatosi alla Fiorentina ed iscrittosi al Viola Club Fancelli sotto falso nome per partecipare alle trasferte e poter così ammirare Coyote Moggi) anche da Vittorio Cecchi Gori e Maradona considerati, a torto o a ragione, due autorità in materia.
Accadde che Coyote Moggi calciò un angolo tagliato e corse ad incornare la parabola sul primo palo anticipando Antonioli, cosa facile, ed al contempo spostando Mijatovic che vi stava dormendo appoggiato contro dove era caduto stremato dall’aver raggiunto l’area di rigore avversaria al venticinquesimo della ripresa dopo aver battuto il calcio d’inizio.
La vittoria in casa dei Campioni d’Italia lanciò la Fiorentina decisamente in corsa per lo scudetto e Coyote Moggi divenne ancora più il personaggio del giorno.
La società viola ricevette offerte da tutte le squadre di Serie A e due volte dall’Inter che si offrì di comprare Coyote e Moggi anche separatamente, arrivarono offerte dal Manchester United, da tutti i Real di Spagna (dal Real Madrid alla Real Sociedad passando dal Saragozza al Valladolid ed anche l’"infanta" ci fece un pensierino), l’Ajax si dichiarò disposto a fare follie investendo tutti i soldi ricevuti negli anni dal Milan che a sua volta rilanciò per voce del suo Presidente (che, ohibò a pensarci bene è anche il nostro…) arrivando ad offrire in cambio il ricavato derivante dall’istituzione della "Tobin Tax" .
Berlusconi spiegò che la cosa era regolare in quanto questo denaro era stato destinato dal G8 ai poveri del Mondo fra i quali era appunto da annoverare anche la Fiorentina.
Fecero la loro offerta il Genoa Football & Cricket Club ed anche il Genoa Social Forum che non offrì soldi ma dichiarò comunque che alla Fiorentina erano fascisti e che quindi Coyote Moggi avrebbe fatto bene a venire via.
Però Coyote Moggi resistette e la Fiorentina ne cedette la sola immagine con i diritti della quale riuscì oltre che a pagare tutti i debiti della gestione Cecchi Gori anche a noleggiare un Fiat Ducato con il quale affrontare le trasferte senza dover più usare al Multipla di Di Livio sedendo a turni di sei all’interno e facendo correre gli altri al seguito.
La cosa rasserenò lo spogliatoio in quanto Mijatovic pretendeva di non partecipare all’alternanza poichè sosteneva, con una certa ragione, che se Di Livio aveva ricevuto la Multipla come "premio punitivo" il merito era suo che aveva segnato il gol della vittoria per il Real Madrid in quella finale di Coppa Campioni.
Con qualche difficoltà la Fiorentina saldò anche gli ultimi debiti con i ristoratori e gli alberghi fiorentini e potette smettere di dormire sotto i ponti con massima disdetta di Nuno Gomes che aveva allacciato una affettuosa amicizia con una pantegana di due metri molto disinibita, ma che, grazie agli ottimi risultati della squadra, ottenne il permesso di portare in ritiro.
Come sempre il Campionato si decise nelle ultime giornate.
Coyote Moggi segnò il suo sessantaseiesimo gol alla penultima di Campionato e Mancini finalmente ammise che il suo innesto era stato "abbastanza importante nell’economia della squadra anche se lui avrebbe preferito Sinisa Mihajlovic".
All’ultima giornata la Juve e la Fiorentina erano appaiate ed entrambe per uno scherzo del calendario avrebbero dovuto giocare l’ultima partita in trasferta : la Juve a Perugia e la Fiorentina a Brescia.
L’epilogo fu clamoroso: a Perugia la Juve vinse per 1-0 con un gol di Trezeguet al 3 minuto di gioco dopo il quale l’arbitro Collina sospese la partita sostenendo che era il golden-gol e poiché si trattava del miglior arbitro del mondo e del più famoso realizzatore di golden gol nessuno ebbe seriamente da eccepire.
A Brescia venne invece un nubifragio spaventoso sin dalla sera precedente.
Nel primo tempo il terreno "resse" poi, alla ripresa, il campo franò dalla parte della difesa delle "rondinelle" inghiottendo tutti in una voragine in fondo alla quale si scorgevano le maglie viola .
Solo al novantaquattresimo la Fiorentina, con una cordata guidata da Di Livio alla luce delle torce, tornò in vista dell’area bresciana, ma prima che i viola potessero concludere a rete arrivò il fischio finale di Racalbuto che, rimasto isolato sulla traversa della porta gigliata, era stato appena salvato da un elicottero della Protezione Civile .
Alla Domenica Sportiva Luciano Moggi disse che andava bene così e che "come era accaduto a loro due anni prima nella stessa Perugia che oggi li salutava vincitori" bisognava accettare il verdetto del campo e che "la Fiorentina era stata troppo rinunciataria non meritando più del pari", poi ringraziò Mazzone per la sportività e disse anche che "era giusto che lo stesso allenatore che ieri con il Perugia aveva sottratto alla Juve uno scudetto oggi con il Brescia glielo avesse in qualche modo restituito due anni dopo"; Luciano Moggi ebbe otto minuti di applausi e Maurizio Mosca al Processo di Biscardi lo propose all’attenzione della Santa Sede perché si avviasse una processo di beatificazione ed il fatto che dicesse "a suo carico" non fu ritenuto un lapsus freudiano .
E Coyote Moggi, nuovo asso del calcio mondiale, si consolò con il record di gol in Serie A, con il fatto che sarebbe passato alla Juve in cambio di Birindelli e con la consolazione che aveva ragione sua madre : -"chi ti frega è sempre Moggi".
Treno dei pendolari 25 luglio 2001